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Full text of "Varietà nei volumi ercolanesi. (GFilodýmou perì mousikŷs@ d'@. Filodemo su la musica iv)"

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4/. 



^ 



\ 



NBl 

PEL 

CATAZJEBE lOBERZO BIANCO 

fOCIO COBBlSPOnbBlITS I)£IL* ACCADEMIA SEGLt 

MVTÈum IH SAamniAT 0,1)1 qi^ella te* 

BlSOBGtVTI in osino E DI ALTBÈ. 

Bavot snm con Oedipoi. 
Tennu Aod. 1. II. )3. 



^OZ. /. P>/A z 




1IAPOIII9 

DAllA StAMPEHlA Dt ClUSCtOtO* 



1846. 



é^:i. 




. VL Vò 



A SUA ALTEZZA REALE 

IL SEREMISSIMO PRINCIPE EREDITARIO 

MASSIHILIMO GIUSEPPE 

DI 



Altezza Reale 

I papiri Ercolanesi han formato me^ 
rìtamente oggetto di disputa tra gjli ar- 
cheologi. Or siccome ad onta delle cure 
praticate dalV Accademia Hrcolanese per 
la esatta inierpeirazione di essi , moU 



te conghietlure si sono inani/estate dcC 
profondi stranieri antiquarii , i quali 
spesso hanno dovuto sospendere le inda- 
gini *y sul riflesso che non poteano a loro 
helV agio osservare gli originali de^ sup- 
plementi in quistione ; ho credulo ren- 
dermi accetto a questi eruditi qualora de- 
scrivendo minutamente gli originali de^ 
papiri pubblicati avessi paragonati i sup- 
plementi col testo medesimo , esprimen- 
do bene spesso talune mie idee tendenti 
a maggiormente dilucidare que^ porten- 
tosi rotoli delV antichità. 

Il sacro dovere di riconoscenza per 
la bontcì con cui sua Maestà' il Re suo 
padre con pregiata lettera del di i() Lu- 
glio 1844 scrivendomi da Palermo cor- 
tesemente gradi la offerta che io gli feci 
di talune mie opericciuole archeologiche ^ 
le quali di già trovauansi approvate 
da molte accademie di Europa : e 
la fama letteraria la quale diunita ad 



infinite altre virtù rende oltremodo chia- 
ro il nome delP Avvezza vostra mi han 
persuaso a dedicarle queste mie varietà 
ne* Volumi Ercolanesi. 

Spero che scusando il mio ardimen- 
to vorrei accettare e far plauso cu miei 
desidera sol perchè è del tutto nuova la 
idea di una tale opera e le qualità che 
adomano /'Altezza vostra son tali da 
perdonare le mancanze che commettonsi 
da chi può dirsi. 

Dell' Altezza vostra 
Nàpoli ^ Fehbrajo 1846 



Umilissimo servidore 

Ca^j Lorenzo Blanco 



-^ AGENZIA GENERALE 

DI SUA. MAJEST V IL RE DI BiLyiE{l« 
NEL BEGnO DECtB DUS SlQJJSi 



Signor Catalieue 

£ji riscontro ad una lettera da Lei 
in data del 4 dello scorso mese di Feb^ 
hrajo diretta a sua Altezza Reale ilPrin* 
cipe Ereditario Massimiliano di Bavie- 
ra, con rescritto di Gabinetto in data 
di Monaco 1 5 Marzo 1846 vengo inca^ 
ricalo a manifestarle che la prelodata 
Altezza sua ha con piacere accettata la 



dedica della opera di Lei^ Varietà ne* 
Volumi Ercolanesi. 

Nel passare a sua notizia tale oe» 
^a, me le riprotesto. 

I^fifpoli 4 Aprile 1846 



là A.gente Generale 

Bi saa Mabsta' il Re di Baviers^ 

Giuseppe Eann^anuele Bellotti 



Il SigUpr 

$jg. Car^liere Q. Lorenzo BUuco 
in Napoli 



Ul 



PaEFAZIONE 



Ju desiderio^ che taluni colti ingegni 
hao mostrato per la esatta diciferazione di 
qneì classici e vetusti rotoli ercolanesi , 
ci ha persuasi ad imprendere un lavoro, 
per mes^zo di cui , cni che sia , senza es- 
ser costretto ad osservare gli originali 
de' papiri pubblicati , può stabilire con 
certezza di ogni pagina il vero supple- 
mento, 6 manifestare le conghietture a 
suo giudizio più idonee. 

Ecco il soggetto delle presenti Fa- 
rietà. 

Non ignoro esservi decP invidi Ari- 
starchi, i quali senza ponderare minu^ 
(omente il valore di questa opera, dica- 



no a prima vista esser dessa non solo 
inutile y ina anche offendersi con qaesta 
la nicmoria di quei dotti interpctri y che 
ogni papiro illustrarono. Se tale precoce 
giudizio non fosse praticato fin da^ tempi 
remoti, per modo che al dir dello Svetonio 
e del Donato un Terenzio per essere in vili 
arnesi venne spregiato da quel Cecilio od 
Acilioy il quale poscia gli tributò grandi 
onori(i),nonc'intcrterremmo alla fallacia 
di cosi fatte obbiezioniXostoro alFopposito 
nella lettura delle nostre cose dovrebbero 
al certo compiacersi che minute ricerche 
su^ papiri pubblicati si pratichino da noi, 
dopo la eciiziouc de' papiri fatta inOxford 
e riconosciuta erronea da' chiarissimi scrit- 
tori tedeschi; I],ler hoJVk der Unterschied 
zwischen den Copien der En^ànder 
und N'eapolikmer nicht genug /est gè- 
halten werden ; es ist letzteren das Juob 
cu ertlicileny d^ciss Sie mlt besonderer Gè- 
naziigheil den Abdruch dea Textes lei- 
ten {si) ; e dopo le tante critiche annota- 
zioni di molli illustri forestieri archeologi • 
Ed in vero quante osservazioni non 
sono state fatte dal chiarissimo signor 

(lì P. Terenl. vìi. 4. 

(1) Gelchrr. Anieig. der K. Bayer, Akadetn. der 
WkMcuacbtft. deu 9. Sept. 1841 Q«^ t8o. 



V 

GoeHÌing pel papiro su' VìzU pubblicato 
nel V."* volume Ercolanese? Quante dot- 
tissime dilucidazioni non ha date i' illu- 
stre professore Montanari del frammento 
latino nel II."^ volume ? Quante non ne 
ha dette il sig. Spengel ? Quante il Pe- 
teraen? Quante lo Schutz? Quante TOrelli? 
Quante il Kreyssig? Quante FHuebner? 
C quante varie supposizioni in fine non 
sono state sostenute da enorme numero 
di profondi antiquari? 

In mezzo a tante e diverse conghie t- 
tute y le quali spesso legger farebbero dif- 
IVrentrmeote moltissimi versi de' papiri 
puhUicalì y non credo che sievi una ope* 
ra che maggiormente conformasi al fine^ 
per coi l'accademia ercolanese fu stabi- 
lita , quanto la presente. 

Pedissequi però del grande Orbilio, 
il qual^ ^enza dechinare alla stima ^ che 
doveasi al famoso fondatore del teatro 
Romano , non cessò di dettare ad Orazio 
i versi di costui e mostrarne gli errori, 
affinchè ne avesse composti migliori : 
N'ori eqiddem insector delendaque car- 
mina léivi 
Esse reorj memiru plagosum quae mi/U 

parvo 
Orbilium die tare; sed emendata videri 



VI 

Pulchraque et exactis minimum distan- 

tia miror (#); 
abbiam creduto che per mezzo di una 
esatta e minuta descrizione degli originali 
con maggiore facilità dichiarar si possa- 
no le idee contenute in quei rotoli » per 
la interpetrazione de^ quali questa illustre 
Società trovasi fondata* 

Né incontrandoci bene spesso in sup- 
plementi^ i qruali mal conformansi non me- 
no alla qualità de' vóti ^ che alle varie 
teoriche ammesse dalle sette a cui i fi- 
losofi de' papiri apparteneano ^ ristarem 
noi dallo scusare r mterpetre ; che il pri- 
mo dilucidò cotali tenebrosi scritti para- 
gonandolo ad Ennio , di cui V antichità 
lodò le opere se bene fossero di stile ol- 
tremodo rozzo ; Ermium sicut sacros 
vetustate lucos adoremus, in qwbus gran- 
dia et antiqua robora jam non tantum 
habent speciem^ quantum religionem {^). 

£ quantunque nella esecuzione del 
presente lavoro non avessimo dovuto ma- 
nifestare verun supplemento de^ vóti noi 
papiro ; ad oggetto che meglio i letterali 
potessero riuscire nelle ricerche : abbia- 



li] 



Hot. Ep. II. T. %• 
QttiaiiliaD. Ioti. Orai. X. i. 



▼15 

ino osalo di sotiomeltor loro talvolta ie 
conghietturCy che inaggiorineute adattans» 
alle qualità materiali delle lacune , no» 
clic alla idea ivi espressa ; consentanea- 
mente a quella sul proposito ritenuta d^^ 
ciascuna antica scuola di iìlosofia. 

Che se poi ad onta delle cure du- 
rate per compiere il lavoro che presen- 
tiamo , vi saran delle cose da noi trascu- 
rate ; contenti dell' aver per la prima 
Tolta resi avvertiti gli antiquari della ne- 
cessità , che i papiri hanno di miglio- 
ve e più adequato supplemento , ci au- 
guriamo di trovare appo i dotti scusc^ 
di tali mancanze ; che la materia di cui 
trattiamo è di per se stessa di tanto dil* 
ficile indagine, per quanta ne meno fu 
esaurita da un accademia ; la quale, e per 
lo numero degF individui di cai è coni- 
posta, e per )a profonda erudizione di es- 
si, rifulge ormai nella Repubblica delle 
lettere. 

Laonde , comunque sarà desso ese- 
guito , speriamo che ne venga almeno 
lodato il pensiero ^ e si dirà di noi co- 
me di colui che 

Quanto più può col buon volar s" aita 



vili 



AVVERTIMENTO 



N. b. Siccome non ostante 1' attenzione* « 
con cui abbiam badato alla esatta stampa della 
presente opera vi sono corsi degli errori , pre- 
ghiamo il leggitore a tener presente le correzio- 
ni , che della più parte di essi diamo alla fine 
del volume ^ esortandolo a scusarci per quelli che 
forse saranno sfuggiti alla nostra attenzione. 



«lAOAHMOX 

mn uomon 

FIIiODBMO 

SD I.A MUSICA 

ir. 



xt 



NOZIONI PRELIMINARI 



Agitata fra' Retori fa la quistione su 
r utile e su la necessità delle prefazioni^ 
11 celebre Paolo Pelisson Fontanier dopo 
essersi scagliato contro l'uso di qualsivo- 
glia prefazione^ allorché pose a stampa 
le opere del suo amico Gian Francesco 
Sarasin^ non mancò di preporvi lunghissi- 
mo prologo^ soggiugnendo che questo era 
cimile alle pompe funebri , le quali è me- 
stieri trascurar per sé stesso e prenderne 
cura per gli altri. 

Ad oggetto di evitare il più che fos- 
se possibile qualunque critica, rìserban- 
doci di esporre in altra categoria talune 
particolarità necessarie per la facile in- 
teijigenza de' papiri e del sistema che 
rol. 1. Ti 



3CII 

nerberemo per la dilucidazione di essi , 
ci limitammo nella prefazione a dare un 
cenno generale dell'opera : Nam nisi fai- 
lor ipsae praefationes , et Uhentius nos 
ad tectionem propositae materiae perda- 
cunt y et duni eo venerimus , ejus ei^i-- 
dentiorem praestant intellectum (/)• 

Affinchè poi più regolarmente pro- 
ceda l'ordine delle idee che esponiamo 
divideremo le seguenti nozioni in due 
parti y di cui nella prima diremo le par- 
ticolarità riguardanti il papiro ed il suo 
autore , e nella seconda narreremo il si- 
stema seguito per la maggiore dilucida- 
zione del testo. 

I. 

Benché avessimo nella nostra Epito- 
me dichiarato aver Filodemo sortito i 
suoi natali nelF Attica, crediam nostro 
dovere avvertire che per un tal vocabo- 
lo lungi d' intendersi quella regione, sotto 
al cui nome comprendcasi pure Atene , 
denotammo certo territorio di Gadara 
nella Decapoli detto pure Atti, 

Persuaso Pinterpetre che fosse quel- 
la terra abitata da' popoli dell'Attica ivi 

(i) Dig, L. I. 5* ^' ^^ Orig. Jor. 



trasmigrati , e elle ]4 /ossero invalsi usi 
ebraici ; si avvisò che Filodemo spessa 
si comportasse alla Ebraica , o sia non 
serbasse costumanze del tulio greche (j). 
LuDganiente siffatla quìslione fu di* 
battuta in un artìcolo inserito nel fasci* 
colo 5i del giornale jinnali Civili 1841 
pag. 16 e seguenti ; ma siccome cosi fat- 
ta indagine tuttora incompiuta tende a 
stabiìire la qualità dello stile di un e- 
pigramma di Filodrmo rapportalo dal 
Brunck , né riguarda il papiro ; lascian- 
do uà a\lr\ cotale esame (a) , avvertiamo 
che il seguente trattato su la musica sem- 
bra essere stato scritto con logica epi- 
curea ^ e con istile modificato all'Attica 
De' tempi, in cui l'autore di quello tratte- 
ueasi negli orti di Epicuro. 

Ammettendo di fatto che i sensi , le 
anticipazioni y e gli affetti costituissero 
i mezzi per giudicar della inerita , e che 



(1) Pnef. Iniprpr. 5. VI. 

(a) Lunga in queU'arlicolo è la ricerca sol sita ^ e 
lai oumero d«lle varie Gadare \ accurata è la dilucidazio* 
De data ai coslonie di seppellire i cadaveri in arca lapidea 
ami di mele; minuto é il discorso sui canto dell'ape; ade- 
quata è la versione del passo in cui Cicerone fece parola 
di Fiiodemo ; gioconda è la iilusli fazione del gusto che i 
looiani aveano in mangiar la te/fa pofcina \ lìia dovendo 
qaeil' ariicolo iraiiarc c&//a vita^ e delie opere di Filtde- 
m r Epicureo^ aiaa^ tniioit nel desiderio di ciò conoscere* 



XIV 

le attenzioni della mente emanassero da^ 
sensi e che queste si formano in quat^ 
irò modi , o immediatamente come quel- 
le di un uomo presente \ o in virtù di 
una proporzione , se conservando le im- 
magini delle cose la cui impressione si 
è ricevuta si accrescono o si ristringono 
le dimensioni deir oggetto percepito : o per 
analogia se si fa sorgere una immagine 
simile ; o in fine per composizione allor^ 
che da più immagini precedenti si for- 
ma un tutto perfettamente nuovo[i) ; non 
tralasciò Filodemo nello intero trattato 
ili mostrare i pochi effetti della musica , 
dichiarando : come la melodia di per sé 
stessa poco si adattasse alle combinazio- 
ni ^ la proporzione all' analogia ed alla 
composizione, per effetto di che giusta 
Epicuro può la mente essere spinta come 
la ragione a quella riluttasse : e come le 
anticipazioni non dipendessero dalla mu- 
sica ; opponendosi in ciò a Diogene Stoi- 
co j il quale giusta le massime della set- 
ta da lui seguita grandi opinioni avea 
circa i buoni effetti dell' armonia (a). 

fi) Diog. Laert. X. XX. 3i. 3a. 

{a) ErroneamcDle nella nostra Epitome confondem* 
4no Diogene Stoico con Diogene Cinico; ma ciò fu perchè 
il secondo era più noto del primo ^ e perchè entrambi 
^qiieai filosofi accano le medesime opioioai su la musica. 



Laonde Filodemo , a seconda del- 
le ommoni da lui professate , dichia- 
rò cuc \a musica non sia di sua na- 
tura capace ad immegliare i costumi ; 
e che se fosse idonea a produrre colali 
effetti , questi si sperimenterebbero dal 
solo sapiente. Né si fatta idea è contra- 
ria alle rceole di retta ragione ; poiché 
distinguenao il canto , il quale per V ar- 
monia delle varie note non mostra i va* 
ri affetti di ciascuno^ da quello che pei: 
la modulazione della voce giunga ad espri-- 
mere eVi affetti che si desiderano conci- 
tati o depressi , conchiuse che di questi il 
primo é mutile per qualunque scopo^ ed il 
secondo lungi di raffrenare vale talvolta a 
maggiormente esaltare gli animi : ou5i ycf.^ 
utTJXBtfuwis eri ^osfV é^tq/xsc , xae (JuygKiyowro 
um(ytts ac^ekeuOsfOv^ y ^pencovcfxs Ss rois npovpLixan^ 
aiitfois x«e rais /tieX^jty (i) : Nam accumben-- 
tìbus non sufficiébat clamare et plaude-- 
re ; sed plenque tandem etiam prosilue^ 
runty et una motus illiberales ediderunty 
isUs numeris et carminibus oonvenienles. 
Consentaneamente al* sistema, che gli? 
Attici aveano di- scrivere le loro opere 
in modo^ che fosser fornite dt tale armo- 
nia da far credere , giusta TAlicarnassea, 
peesia ciòcche in realtà era prosa \ k) sti- 

(i) Phrarck. CoDf . VII, 5> 



xri 

le del papiro, la brevità de' versi:, non 
che rarinoula di taluno di essi fecero si^ 
che essendoci noi a caso impegnati in 
una disputa, agevohnente sostenemmo es« 
ser poetico il trattato su la musica , in 
maniera che anche nella presente opera 
indicammD i ritmi di taluni versi del pa« 
piro paragonandoli a quelli de' metri co^ 
noscmti. 

E se bene cosi fatta nostra proposi- 
zione non meritasse critica^ poiché non 
solamente le opere conversi di manifesto 
metro; ma anche i trattati stessi in prosa 
vennero a buon diritto detti poesia da^ ve- 
tusti scrittori : nxXxì (ih ai ^oii^c(&ts ifi^^d- 
TSfxi • ovyòip iv cU(rxyyde{y\y fccii^cseis hris Xi- 
yajy • 3ca^epou(yc ii k*tÌ to'jto iaSKi^t» iXXyiXflpv» 
on rò (À6 *Hj>o5orov kóXXos ikxfóv è<sxi ^OjSepòy li 
To QovìiiSiSou (^\) eleguntlssimae i^u/zt utrius- 
gue poèses : { non enim verebor poèses 
eas appellare ) sed hoc uel maxime a se 
invicem dijferunt quod constructio Uero^ 
doli hilaris liorrìhilis vero illa Tliucydidis\ 
rivocandosi in dubbio la nostra opinione 
vi fu chi leggermente combattendola asserì 
che il papiro su la musica non potesse esse* 
re in versi, poiché non é chiara la divisio- 
ne tra r una linea e T altra ; aggiugnendó 

(t) DioQ. Haljrc. Ep. ad. Gu. Pomp. i4* 0t Ciò. 
Orator. 49- 



xrii 
che se s\ volessero supporre poesie ^ delle 
qaaU noo vi fosse, una norma sicura ^ aU 
lora \e opere delio stesso Cicerone potreb- 
bero credersi poemi , e dividersi in vario 
ritmo. 

Che se ooi non conoscessimo che co- 
lui il eguale siffatte cose ha dette ha fame 
di profondo archeologo^alFudir queste ob- 
biezioni diremmo al certo che cotale oppo- 
sitore non ha famigliarità co^ classici scrit- 
tori. In effetti, qualora si ammettesse Tar-- 
gomentar di costui, per ragione contraria 
uneudo i versi di Anacreonte, quelli di 
Pindaro , quei di Orazio , quelli di Ar- 
hitro, eie* potrebbe per tal mezzo dirsi 
che i mentovati classici fusser prosatori 
e non già poeti. 

Che anzi ci è forza supporre che que- 
gli, il quale tal sofisma ha manifestato, noa 
ricordavasi del sistema praticato da' gram- 
matici allorché indagar debbesi qual fosso 
lo stile di un' opera di recente scoperta,, 
e chi ne fosse 1 autore. 

Nell'esame di ogni scritto antico, i 
grammatici si han presa la cura di osser- 
vare le opere degli scrittori contempora- 
nei e posteriori a quello, cui vuoisi lo 
scritto attribuire ; e cosi per le citazio- 
ni esistenti in quelle conoscere non solc^ 
eoa sicurezza se le loro conghiettuLe &Ì£t^ 



xvm ' 

no regolari , ma anche per siffatta gui- 
sa assicurarsi se l'opera in disamina sia 
in prosa , o pure in versi. 

£ che sia cosi^ non è già che lo 
opere di Tallio , di Livio , etc. si fossero 
credute in prosa , perchè i versi ne' co- 
dici non eran divisi tra loro ; ma ciò è 
accaduto perchè, conoscendosi a pieno 
le vite di cosi fatti scrittori, è stato fa- 
cile il decidere se i trattati a costoro at- 
tribuiti fossero in verso od in prosa. 
E però dagli accurati tipografi a talu-* 
ne edizioni di classici non solo si è 
preposta la biografia dello scrittore ; ma 
anche vi si è aggiunta una lunga lista di 
passi di altri autori , ne'quali veniva ran>- 
mentato quello che producesi. A cosi tal- 
to elenco si è dato il nome di testimonia 
auctorum. 

Mi si dirà che delle opere di Filo- 
dem3 rinvenute ne' papiri non trovasene 
menzione alcuna in altri autori. Di co- 
stui per altro ne conosciamo da Cicero- 
ne, e òid^ antologia greca tanto, quanto 
basta. Ed oltre a ciò ne giova qui il no- 
tare che Foratore romano encomia Filo- 
demo solamente per la dimestichezza, che 
questi avea con la poesia (i). E xx^W an-^ 

(i) Y^di la aostra lettera ad G. Gulw'g* 



XIX 

tologia inoltre osservansi talune compo- 
sizioni delF Epicureo sufficieutì a coin^ 
provare esser egli stato poeta. Laoude 
con tali testimonianze^ ancorché il pa- 
piro non offrisse tutti i versi di ritmo 
conodciuto , pare doversi dire che gli 
scritti di un poeta , che spesso preseu- 
tauo r armonia metrica esser dovessero 
io versi , più tosto che in prosa ; poi- 
ché difBcil sembra che colui , il quale è 
trasportato a comporre versi abbando- 
nasse il suo poetare ^ e scrivesse in 
prosa la più parte delle sue opere. Le 
congViietture nostre pajon rendersi più 
pro/;ci/;ili allorquando scorgesi esservi in- 
terpolatamente tanto nel papiro su la 
Musica , quanto in altri , de' versi so- 
miglianti a' metri poetici conosciuti. 

Ne tacciamo che molte altre coso 
diremmo j se non fossimo sicuri che un 
(aie sentimento fu con noi parteggiato 
da' dotti compilatori della Guida di Na- 
poli composta per gli Scienziati del Vii. 
congresso, dove leggesi esservi taluni pa- 
piri di poesie non più conosciute (i) (a). 
Laonde rimettiamo i curiosi alla lettura 
della nostra lettera archeologica diretta 



(i) Napoli e eoe viciMoze Voi. II. pag. i^*] 
(a) Ci duole eiaerai tcambiaii i vocaboli di poesia e 
di vcnL 



XX 

al Gudwig y dove a lungo esaininainino 
tale questione. 

Premesse tali cose prima di comin- 
ciar Pesame delle pagine papiracee^ non 
sarà fuor di proposito esporre talune no- 
stre idee , per mezzo di cui si può a pa- 
rer nostro con più facilità raggiungere il 
senso di quelle colonne. 

£ però primamente è da osservare 
qual fosse Fuso del punto ne^libri degli an- 
tichi. Ne^ papiri trovasi usato il punto a 
triplice oggetto ; e ad indicar quelle lette- 
re superfluamente scritte ; e a dichiarare 
che in taluni versi V amanuense non avea 
lasciato quegli spazi denotanti compimen- 
to di determinati incisi o di perioai (i) : 
e finalmente a mostrare che nel luogo^ so- 
pra del quale esso era posto , vi mancava 
o lo spazio atto a separare un inciso dal-- 
r altro , o pure denotava che ivi si fosse 
tralasciata qualche altra lettera necessa- 
ria per la lettura de' corrispondenti vo- 
caboli (9). 

Per Io primo è inutile addurre esem- 
pi ; poiché è una tale dottrina comunal- 
mente conosciuta nella ofiìcina per lo svol- 



(1) Vedi il nostro Saggio tu la Semiografia 1 parte U. 
eap. II. 

(a) Col. XXXII. r. 35. 



XXI 

gimeDto de' papiri^ e costantemeDte ser- 
bata dagP ìnterpetri di essi. 

Per gli altri poi basta ricordare non 
solo gF indicati luoghi; ma pure il verso 
2';'. della colonna XXII , ed il verso i3. 
della colonna XXIII. del papiro su la 
Musica ; non che molti altri dichiarati 
nel corso delle presenti varietà , ne' quali 
non immediatamente su le lettere , ma 
a canto ad esse un poco al di sotto del- 
la linea superiore vedesi un punto. L'in- 
terpetre del mentovato papiro , se bene 
i\oB avesse nella illustrazione rammenta- 
lo di questo segno, pure nella interpe- 
Ivaz'ìune tal volta fece cominciare novelli 

f)eriodi da quelle parole^ a fianco alle qua- 
i evvi il punto. 

Né è da tacere che se in vece del- 
l' obelo truovasi la diple accompagnata 
allo spazio (i),ciò è perchè forse dopo 
aver segnata la linea ripassando con la 
penna velocemente su di essa, se ne scris- 
se un'altra più breve, la quale diede 
forma di diple a ciò che dovea essere 
obelo. 

Ma eccoci air esame di un' altra qui- 
stione y che quantunque pare oscura da 
principio ^ pur tutta volta diviene evi- 

(i) Col. XXXIII. r. 32. 



XXll 

dente /allorquando si pon mente al siste- 
ma seguito da' elassici greci , ed al modo 
come osservasi ciascun^ originale dei pa- 
piri. Essa consiste nel sapere se quella di- 
visione in capitoli 9 e que^Yi argomenti po- 
sti dagr interpetri a canto alle colon- 
ne^ si leggessero o pur no negli scritti 
di Filodemo. 

Circa una tale questione è da osserva -^ 
re , che gli argomenti interpolatamente 
scrìtti ne' papiri tra^ono origine dal de- 
siderio , che quei dotti comentatori eb- 
bero di rendere il più che fosse pos- 
sibile chiara la inteUigenza de^ perio- 
di. Laonde non può credersi che Filo- 
demo siesi servito di argomenti a fianca 
ad alcuna delle sue pagine , tra perchè 
eli scrittori greci e i latini raramente 
han praticato questo metodo ; tra perchè 
nel testo greco non vedesi alcun mdizio 
di simigliante sistema. 

Ciò premesso perchè tal volta nel pa- 
piro eranvi parole ^ le quali mal confa- 
ceansi alle idee delF illustratore ed allo 
comuni nozioni di lingua greca ^ quel chio- 
satore ammettendo che nel testo vi fos- 
sero errori , ne incolpò Y amanuense. Or 
siccome veggonsi in questo molte cor- 
rezioni apposte a' luoghi erroneamente 
scritti ^ fummo di parere che siffatte^ 



XXIll 

mende, se vi fossero, non sarebbero al 
cerio sfuggile all' occhio eli colui che ri- 
loggea il papiro ; e dihicidainmo per niez* 
zo del dialetto Attico ie parole, ohe più 
diftìcilniente adattavansi alle generali no- 
zioni della lingua. Tanto più che essendo 
le correzioni scritte col carattere slesso 
del papiro , è facile che l'autore medesi- 
mo avesse avuto se stesso per amanuense 
e correttore di quella scrittura. 

Ad oggetto per altro dì dare un cen- 
no generale su la qualità dell' alfabeto 
de^ papiri greci sino al presente svolti , 
avvertiamo che in questi tutte le lettere 
^ODO in forma majuscola , e che di esse 
il solo sigma allontanandosi dall' usuale 
rassomiglia il C maiuscolo degl'Italiani: 
e se bene tutte le parole fossero unite tra 
loro y per modo che sieno solo disgiunte 
ne' luoghi in cui par che cominci novel- 
lo periodo , nel principio de' versi dove 
vi è cambiamento nella idea veggonsi le 
varie cifre, le quali a seconda de^ casi 
diunita allo spazio ne costituiscono la 
punteggiatura. 

Né finalmente omettiamo che Filo- 
demo seguace degli scrittori attici , per 
effetto del sistema da costoro serbato ^ 
avesse tralasciato dì sottoscrivere il iota 
nelle voci, cui questo avrebbe dovuto ap- 



XXIV 

fiorsi^conlentaadosi di scriverlo iofinodM^ 
a parola stessa. Per dare spiegazione di co- 
tale costumanza Tinterpotre in più luoghi 
della illustrazione , stabili che Filodemo 
era solito di scrivere in fine de' vocaboli 
quel iota, che avrebbe dovuto sottoscri- 
versi. Egli però accortosi che tale lette- 
ra fu pure aggiunta a quelle parole, che 
non avrebber dovuto averla sottoscritta, 
menò forte gridp contro V amanuense ; 
che erroneamente Tavea scritta, soggiu- 
guendo nel verso i5 della colonna XXXV. 
che il correttore di ciò avvertito non 
tardò guari a cassarlo con punto al di 
sopra. Convinti non pertanto che il iota 
sia aggiunto pure a molte voci , le quali 
non avrebber dovuto averlo sottoscritto: 
che questo in tali casi non fu mai cas- 
sato : e che lo stesso punto ravvisa- 
to nella citata colonna svanisce allor- 
ché ben osservasi il papiro ; opinam- 
mo essersi Filodemo per effetto di due 
ben diverse venustà attiche in siffatta 
guisa comportato , non sottoscrivendo 
cioè il iota perchè que' popoli eran por- 
tati per simile omissione, ed aggiungendo- 
lo in fine delle voci perchè costoro ama- 
vano simile paragoge , al dir de' gram- 
matici, (i) 

(i) veH. su di n\h la nostra RUoluMione i^f fuesiU 
tireheoiog, ad E. Gudwtg. 



Dopo BTer discórsa la qualità dello 
stile, non che gli altri particolari del pa* 
pire e del suo autore, non sarà fuori prò* 
posilo se ci facciamo ad ammonire i leg- 
gitori del sistema da noi serbato nella di- 
ciferazione di quello. 

IJ. 

Spinti dall'esempio di molti illustri 
antiquari stranienti quali non han cessalo 
ponderar le conghietture manifestate dai 
Napoletani su la interpetrazione de' pa- 
piri di Ercolano , e mossi dall' inclinazio- 
ne , e per dir cosi passione, che abbia- 
mo sortila per la diciferazione di quei 
portentosi rotoli dell' antichità ; ci accin- 
gemmo a comporre un' opera, per la qua- 
le venissero non solamente riscniarate con 
gli originali le varie conghietture sino al 
presente manifestate sopra di essi , ma 
pure non rimanessero in obblio le idee, 
che noi dopo penose ed accurate fatiche 
abbiam su quelli concepite. 

A tale oggetto in ogni pagina ab- 
biam fatto imprimere il testo greco y 
giusta i supplementi su di essi prati- 
cali : dividendo quindi le varie tra- 
duzioni in due colonne ^ abbiamo nella 
destra tradotto in italiano con la mag- 



XXVI 

gioro esattezza e fedeltà possibile la il^ 
lustrazioae latina^ che ogni interpetre e 
diede di ciascun papiro ; e nella sini- 
stra parte vi abbiamo scritta la tradu- 
zione italiana che emerge dalle nostre 
conghietture ; in pie di pagina finalmen- 
te abbiam collocato le note , nelle quali 
si descrive T originale, e si assegnano le 
ragioni, che ci han persuasi a manifesta- 
re le idee dette nella traduzione posta a 
man sinistra della pagina. 

Acciocché poi meglio discerner si po- 
tessero le lettere che leggonsi negli origi- 
nali da quelle adottate per gV interpetri, 
dopo aver paragonati i supplementi col 
testo abbiam le prime fatte imprimere 
co' caratteri greci della forma comune- 
mente detta minuscola , scrivendo pero 
in minuscolo anche le lettere originali 
con cui cominciano i periodi ; e per le 
seconde abbiamo usato di quella maju- 
scola. Che anzi affinchè più agevolmente 
possan da^ dotti confrontarsi i passi del- 
le presenti varietà abbiamo noverata ogni 
colonna greca secondo la divisione fat- 
tane dagl' interpetri ne' volumi ercolane- 
si : ed abbiamo alla fine di talune colon- 
ne scritti gr indizii in majuscolo per mag- 
giormente adattarci alla forma in cui veg- 
gonsi negli originali ; ponendo nelle la- 



XXVII 
Ctine un nimiero di punti corrisponden- 
te al inassimo delle lettere piccole che 
ivi capir possono ; in guisa che se pei' 
esempio in un vóto riportato con cinque 
pQutì si leggesse un m in vece dee rite- 
nersi esser quello capace di quattro e 
non cinqne lettere ^ e se tra queste si 
supponesse pure un òd^ in vece di ^uatti^a 
deboono ritenersi tre lettere. £ ciò per- 
chè queste occupano maggiore spazio. 

Taluno ci dimr.ndera quale norma 
abViam noi seguito nella dìciferazione dei 
iraru vòVi nel papiro. A costui risponde-^ 
remo che ci siamo siudiaii di eseguire a 
puDtÌDO i det;ati delF illustre Grozio e^- 
sprcssi nella opera su le leggi , cui debbe 
assoggettarsi ogni inlerpelre. 

Questi vuole che Tinterpetre si sfor- 
zi di raggiungere il più che è possibile 
jl senso esposto nelle lacune ^ ed imita-* 
re anche auegr idiotismi e quello stile 
«erbato dalrautore^che imprende ad in- 
terpretare : ad haec ingenio euo mode-- 
rari possiti sesegue ad allerius aìòUriupt 
Uà componat , auctorisgue formam ita 
inducat , ut ictus ipse, sub aliena specie 
delitescat; et guccunque cculcs lectcr 
vel perspicacissimus intendente auctcrent 
cernati ipse interpreà nusguam oppa* 
Tgat. Sic itaque paratus > animum ad 

FoL r. ^ 3 



XXVlll 

interpetrancli studium fidenter appellai 
tum singulas auctoris sui partes ac pe- 
riodos antequam memhratim exponat lo- 
cum oninem repetita lectione pertentet 
et perspiciat , et postquam cani attenta 
cogitalione senserit ^ verba idonea seli- 
gat i(5oSvyfi[jL% i(JÓffpoitx , vel iis quam prò- 
xima : ea delnceps in quadrum et ordì- 
nem prò linguae facuitate siniilem com- 
pingat{i). 

£ quiDdi nel manifestar le nostre 
conghietture abbiam posto mente non 
solo alla grandezza ed al numero delle 
lettere, che capir possono in ogni rosionej 
ma anche al senso esposto nella intera pa:- 
gina^ove le determinate mende osscrvansi. 

Affinchè poi perfettamente sieno di- 
lucidate le obbiezioni, che si potrebbero 
tare , avvertiamo aver dimostrate le teo- 
riche del papiro col papiro stesso e con 
le nozioni, che quali sposilori abbiamo ri- 
petuto delle sette , a cui quei filosofi ap- 
parteneano. E siccome alcune voci parche 
non combinassero condottami grammaticali 
^ col significato ad esse assegnato dagli an- 
tichi greci vocabolari: cosi, fermi nella idea 
che il papiro fosse corretto negli errori, 
opinammo che tali apparenti irregolarità 

{i) Grotitti de optimo genere iuterpreUndl Cip. IZ, 



XXIX 

di sintassi fossero rtlTctlo di qualche al- 
ticismo ili cui Filodemo era incorso , o 
che perciò tali parole fossero state usate ia 
sensi non registrati ne'dizionarii.Nè andam- 
mo nella nostra idea delusi ^ perchè spes- 
so svolgendo i classici scrittori abbia- 
mo osservato aver costoro adoperati quei 
vocaboli in senso confacente al papiro e 
trasandato da'migliori antichi vocabolarii^ 
tra'quali non è da tacere lo Stefano di vec- 
chia edizione. 

Che se qualcuno ci si scagliasse con- 
tro , perchè a comprovare il senso di 
nn vocabolo adottato da Filodemo citam- 
mo fai volta Omero seguace del dialetto 
Gionico per lo più, risponderemo aver noi 
cosi praticato e perchè, Filodemo adottò 
idiotismi di varii dialetti (i), e perche è 
noto appo i letterati esser T antico atti- 
co lo stesso che il Gionico (2). 

Affinchè poi la nostra versione latina 
meglio si raggiugnesse air originale lungi 
da stile sublime ne abbiam serbalo imo 
rozzo e sommesso, il quale senza le venustà 
necessarie, valesse ad esprimere la idea 
di Filodemo ^ introducendo nella puntcg- 

(1} Col. XXXIII. Sa. 34. XXXVI Sg XXXVIIl •#► 
(%) NoU in Mocrid, Alt. pag. 101, 4o5, 40^9 <^ 
1m§^. Bat. i^Sg^. 



già tura solo qiiei cambiamenti, ido* 
nei a rendere maggiormeote chiara la 
idea dell' Epicureo , e proprii del genio 
delle lingue in cui traducevamo. 

NoQ ignoriamo esservi dì colo-^ 
ro, ì quali pedissequi delie vetuste costu^ 
manze , diranno che riguardando una ta- 
le opera cose di antichità avrebbe dovu- 
to scriversi in latino. A dir vero non ci 
saremmo ristati dal seguire una costu- 
manza iqvalsa fin da re^Jiotissimi tempi» 
se non ci fossimo convinti che la favella 
che usia.uo occupasse distinto posto tra' 
)e odierne lingue di Europa. Che anzi la 
tema di oltraggiare la lingua, che parla- 
si dagli abitanti guI suolo dove giacca-^ 
no i papiri allorché si rinvennero ^ e la 
volontà di rendere alla intelligenza di 
tutli quei rotoli , i quali per la liugua 
in cui furoqo inlerpelrati haa potuto in- 
tendersi da profondi eruditi, ci hanno 
Ìndot-:;o a scrivere in italiano le presenti 
FarÌ3tà , senza trascurare di presentare 
alla fìae di ciascun papiro la iraduzio-* 
ne l^tiuet eiaergente dalle nostre coìighiet-^ 
ture. Pria per altro di compiere la nar-' 
razione del sistema da noi toauLo nella 
intera opera, è da osservare che il dot^ 
to interpetre del papiro su la Musica j 
«d Oggetto di preseaUW ft* leggitori UO 



trattato^ di cui anclie le idee toeììe lagtr- 
ne fossero , dopo i supplementi , reodu- 
te iDtelligibiIi a tutti ; oltre di aver poe- 
sia UDC traduzione sua a cauto a cia^ 
acuna coloDoa, volle alla fine del volu^ 
rae riunire ciò , che difiusamente avea 
gcrìUo nella illustrazione delle colonne. 

Quell'archeologo però ebbe intuen- 
te di esporre alla fine del tomo le idee 
nel modo, cùme avrebber potuto leggersi, 
se quei papiracei volumi si fossero svol- 
ti pria ai essere andati guasti per la eru- 
zione Yiilcartica. 

Inebriato quindi da uu tal divisamentò 
vpI rapportare le parole di ciascuna co- 
lonna non curossi di paragonare ciò, che 
narrava alla fine del papiro con le idee 
da lui antecedentemente esposie , che pur 
ha fatto sembiante di perieltcmcnie co- 
piare« Di qui ^ se si ha riguardo al testo 
greco da lui supplito ^ ed alla traduzione 
latina marginale , spesso non pare che 
talune opinioni fossero state da Filodemo 
esposte nel modo, onde Y interpetre ha in 
ultimo dichiarato. 

Ciò posto, se bene nella traduzione 
italiana noi avessimo il meno possibile 
alterata perfino la giacitura stessa delle 
parole di questa sposizione deirinterpe- 
ire, pchfe «ila fine delle nostre varie- 



poAsan -questi con maggior sicttresM oc« 
cuparsi nel rintracciare ne' libri ercolane* 
8i il senso più probabile ,■ e che meno si 
allontani dagli indizi e dagli altri parti- 
colari ^ di cui sono essi forniti. 




i 



COLONNA I.^ 

/greci peusatori chia- 

fflaroiio fdcoltà il caU 
Ciliare con aggiustatezza 
•Igni evento clella vita, 
e»l il non farsi troppo 
^glio^eie da qualche ca- 
suale o fortuita combi- 
Laiione trista. 
Diogene il Cinico per 

Tm;:i»iormente sublimar 

la Qiusica , airermò esser 

qaeMa idonea a proccu- 

rarr* la facoltà di dare 

a c'xH-seua avvenimento 

il conveniente peso. 



TRADUZIONE 

SECONDO L* INTERPETRE 

Ninna esser la musica ido-^ 
nea ad influii^ sugli ani" 
mi (a ). 



Diogene afferma per 
la innumerevole quau- 



.1 /di proposizione TEpi- tità delle modulazioni , 
cereo osserva che 1* ar- per la quale gli odierni 
jujaia non influisce pun- uomini quasi invaghiti 

(a) 11 testo latino dell' intcrpeire è : Nullam esse mu- 
si' 7/72 , quae ad animos i/t/òrmandos sii idonea : niuna 
must e a poter influire sugli animi. 

.N'>n sembra che sia questo il soggetto delle prime tre 
(cl'jiinc ; perchè lo stesso Filodemo non ha perfettamen- 
te Dt:&r;ita a' concenti armonici la facoltà di commuovere 
fi: animi. 

Ld in vero , secondo i supplementi deirinterpetre^ 
l'Epicureo disse, che tutte le orecchie degli uomini godono 
eli renalo voluttà , e the da' vari generi di musica bisogna 
Mf^liere quelle cantilene che maggiormente dilettano 1 o- 

Tcciliio ( I )• 

Pt-r tali ragioni noi nella uoslra Epitome ritenemmo 
e*i€r«i in quelle tre colonne esaminato se la musica avesse 
e no in/lut^nza su If animo. 

(0 Vfdi h traduionc Jtll' intcrpeire , in seguilo. 

P'ol. 1. a 



3 

ptouoTfxouj re kai ^iXOfJLoy- 

lo all'acquislo della mea- ed ubbrìaclii stupirò - 

tovala virili (a). no (1)) , i professori di 

E però tanto i musici, musica , e tutti quelli , 

quanto coloro che non che attendono alla mu- 



(a) Abbiam creduto aggiugnere questi primi tre periodi 
nelln nostra versione , e per maggiormente render cliiaro 
quello che segue e perchè potrebbe credersi <be nelle la- 
gune degli altri anlecedenli perfettamente rosi, l'ossero ma- 
nifestate queste idee necessarie per la facile intelligenza 
di quelle poscia a lungo narrate. 

(b) Se bene dal coniincianiento della prima colonna 
interpetrata non emerge con chiarezza quale sia il sog- 
getto di che r Epicureo ivi occupasi, pure T interpelre 
volle perfettamente dichiarare il pensiero che da Filodemo 
forse fu esposto. 

Or siccome quell' erudito archeologo ne' suoi supple- 
menti non volle trascurare la interpetrazione de' primi 
versi della pagina ; cosi per dare una idea maggiormente 
chiara delle cose comprese nel periodo in esame , nella 
sposizione latina di tutto il papiro, alla fine del volume , 
ci , facendo sembiante di ripetere la sua traduzione latina^ 
vi aggiunse molte parole di cui per le lagune non è dato 
vederne almeno gl'indiziì. 

Ciò posto^ dal supplemento stesso per l'ìnterpetre fatto 
imprimere a canto a questa colonna , non sembra potersi 
con certezza afllermare che l'Epicureo rammentasse di un 
pensamento di Diogene : tanto piii che questa pagina co- 
mincia con due voci che dall' interpetie sono state ri te* 
nute quali dativi od altrimenti ablativi latini , ehrietatt 
et satietate fisdy) xak icXr^^fxovri. Da tali parole mancami del ' 
rimanente del periodo antecedente cui rapportavansì, non ' 
pare che si possa dedurre se ivi Filodemo facesse parola di ^ 
Diogene , se esponesse un suo pensamento , o finalmente '^ 
se si occupasse di altre cose diverse affatto dalle opinioni • 
filosofiche epicuree ,o ciniche. ^ 

Di qui siccome sembra che tali voci accoppiar si doves- 
sero a' periodi antecedenti perfettamente rosi , così abbiam \ 
cominciate le nostre conghietturc dal verso secondo di \ 
questa pagina. \ 



1 



3 

ptGvos r£ Xftc fOj'rexia^ xe- 

professano questa disci- sica (a) molto aflTaticar- 

piiua debbouo raollo tra* si accioccliè trovino caa- 

cagliare per acquistare tìlene alle quali la com- 

quel giudizio raffinato mozione bella , e nobi- 

Eer mezzo di cui si può le , od aspra, e molesta; 

en giudicare di ciascu- delTaniuio propriamente 

'a) Le parole dall' interpctre rese muaicos et musi^ 
cje iindiosos sono fioiMixoT>$ rs xai ^).o{ao'J90^>$ 

Per la illustrazione di questo verso non crediamo a* 
Tfr^i a |>f.r mente aì/ac simile fatto imprimere nel voJume 
(iiibbl'.calo « perchè è desso differente dal greco papiro. 
IL che s\a così, nell'originale greco , lungi dagl' indizìi 
idonei a tar supporre le parole di xai ^iXofioutfovs da quel 
doffo iupplìic y osservansì con chiarrzza tre altre lettere 
dopo dA tri cioè S9« • e quelle di <p(>o mancano del tutto 
Df «apirebbero «elio spazio che ivi si osserva: però po- 
trebbe sapporsi che la parola di ^iXofAoixyous avesse da leg- 
gersi diversamente. 

Pare quindi che , senza alterare la lettura dell'ori- 
gìuale , poisa questo verso con maggior probabilità Icg- 
^i rsi ; K «fx<r>a<r>« , musicorutn modulontm imperitos. 
haenendo un tal supplemento sarebbe forza conchiudere 
4ver in questo luogo Kilodemo dichiarato: che tanto i pro- 
fessori di lausic.'iy quanto coloro che non sono eroditi di ta- 
le disciplina debbano faticar molto per acquistar quel 
giudizio raffinato per mezzo dr cui si può ben giudicar 
di ciasiuoa cosa. 

Taluno ci dimanderà di qual metro fosse il verso 
che lesesi : |«rj<i«ov« f« « «fA(w. Potrebbe questo paragonarsi 
a quei ver»! di Orazio tia' quali 

Ao/» ebur ueqné aureum ctc. 
Kon trabes hymeitiae ctc. 
Xon T* ha dubbio che sicvi chi non persuaso di lai 
confronto , dica che nel verso latino la sillaba antcpcnul- 



na cosa. Nel mentre die corrisponda (a); ma ciò 

lima è lunga nel mentre che r«s greco dovrebbe essere 
breve; ma uer confutare così fatta objezionc basterebbe ri- 
petere quella regola grammaticale , onde dicesi che : wo- 
nosylbzba brevia , hoc ipso quod monosyllaba sunt , prò- 
ducuntur saepe a poélis (i). Ci piace in vece avvertire 
^he anche nel Ialino le voci derivate dal greco serbano 
la quantità delle loro radici : per esempio troes ha la pri- 
ma sillaba lunga perchè derivato dal greco r^5$. Ciò uosto 
fc \% voci serbano tal volta la medesima quantità ad on- 
ta che fossero adopratc in differenti lingue, con maggiore 
probabilità può supporsi che la preposizione «s atticamente 
usata per <($ fosse della stessa prosodia della parola di 
cui sostiene le veci. 

(a) Non è da tacere la dubbiezza dalla quale fui 
prest) , allorché mi accinsi ad esporre questa parte del papi- 
ro ; imperciocché le due traduzioni latine ed il testo gre- 
co dell interpetre offrono idee totalmente differenti. 

Ed in ▼ero , le parole della sposizione sono ; più» 
rimum insudat-e ut certos invenianl modulos , quibus vel 
pulchra et decora ^ vel aspera , et molesta animi commotio 
proprie respondeat. La traduzione marginale poi è conce- 
pita cosi ; labore , et molestia adfici y ut adsequantur tum 
pulchram et decoram animi motionem , tum etiam aspe^ 
ram et molestam , quae sit propria , et temporibus op' 
fortuna e/c. 

la fine dopo lunghe ed accurate osservazioni sul te- 
sto originale , mi determinai ad esporre quella a fianco 
«1 supplemento greco, in preferenza di questa messa alla 
fine ael papiro j e ciò per le ragioni che seguono: 

1. Perchè non sembra esservi nell'originale greco alcu- 
na parola per la quale potrebbe con V interpetre suppor- * 
si la frase ut certos inveniant modulos , quibus. Non ' 
per tanto r interpetre con molla libertà rese in latino le * 
parole greche d'o<x<t«s v«'flipxo^n« , per quelle di quae sii \ 
propria et temporibus opportuna. ^ 

Noi, senza immergerci in inutili e vaghe conghietture ^ 

|i) Grclscr. Iiislit. Ling, Gracc. lib. IH. éip. ao. ' * 



5 
orS' miSefjLictv sufia^eii^ 

orraoK, Tixi J^ouSriy gptnoi- 
ovaoLy a^ar* ovSe auve^eX- 
xofjLsyny Ta4 *TXA^ Si» 

Tcruncomponimentomu- che è lo stesso non (a) 
ticale può iogenlìlire gli vuol confessare (b) niu- 

na musica certamenle 
trovare la quale valga 
a formar negli animi la 
nobiltà de' costumi, co- 
sì che ne a bella posta 
la musica non contene- 
re o rilasciare gli aui- 

al»\>umcTediilo che si possano esattamente chiarire cosi fatto 
paroìp con \a scoria del romano oratore. Costui nelle 
questioni accademiche renùc iquocl accomodalum ad na- 
ff^^m appareat , ciò che i Greci ochsiov dicono. 

Polrebbero quindi le voci wvteias y4f»pxo^<3'V|5 tradursi 
quae secundum natunim est ^ od altiimenli accomodata 
ad naturam. 

(a) La parola 0^$' fu resa dall' ìnterpctrc nella espo- 
sizione per non. 

^'eir illustrazione di un tal vocabolo quel dotto non 
badò all' originale greco ed al fac simile inciso ; poiché 
da entrambi appare doversi leggere oSs non già ov$s. 

£d in vero l'Epicureo col relativo o$< indicar volle 
quale idea fosse simile (Avrtctfpocpoy ) alla precedente. 

(h) La traduzione a canto alla colonna non rende 
ail'iriiutlo la idea nel modo come Tiutcrpetre si espresse 
alla iitìc dei papiro. 

In fa tu' dalle parole registrate nella colonna non os- 
•ervausi in modo alcuno i verbi di fateri rvcusal , di 
queir accademico. 

Laonde in \ eoe di ritenere le idee di questo secondo 
inriso , come ia parte principale del ptriodo ^ nella quale 
vi dovcano essere espressi di bel nuovo il uominativo > 



6 

T3y «TirrjirrM^Ta-v 'jjIl 



animi , e ffrlezioDaiwe mi ''i;. o c"»n quiUiv-i- 
J^i intelligeuza. glia altro mol> j».>tere 

commuo vere la mu>ìi:a, 
la <]u<j le Cline otiìm^s- 
uieiile di ^l'Utd Lpicui o è 

ed il rt-iLojfj fciiifnfi p"u io?to indolii a coli ««ìiìei tic ijuc- 
*Lai pfoyomiotn: <.orji« iiiiii-<»tf diiv a dfJl' arilectdcLiU'. 

Tale opinione noi portidiijo , perche io <^uc>t-> caso 
Ì4 ir4bv Xf-'t' <rj ?o jDfTffTi^^wji' in vece di corr:>j-ijlcrf a 
«jU'rlU «leJi* inlerpelre cJj òCfi qnod aequipvliet ^ dovrcb- 
//!,' anzi Iraduifti in iuliano : rm airìncontro non. 

Tjinlo pjìi che il nome «yr.^r^owH sì può remiere \>CT 
faequi/jfi/Ienh dell' intcrpetre aiioicijè è in conju^itìs. 

Ouiiidi il scuso nel quale è u»ala qrjesla parola iJa 
]-'iIodenio non è lo sle»>o nchieslo da vocabolaii f:rt*cl per 
potere »pi''^ar6Ì ])ei aeqni/X)liens. Da ulti mo nella traduzio- 
ni', rintcrpeirc, per accoUiodare Je parole dei Icslo al hi iilea 
die ei^li volea esporre , trascuro Ja inlcrpch anione diU'.iv- 
veibìo nef^ativo fv non , scrilto a canlo al suo f/fy////'o/- 
lens j e <;o»i R-ce diventare proposizione aireiiuiittva «julI- 
Ja che era negativa. 

Mossi (la io»i falte ragioni abbia m resi i vocaboli in p.i- 
rola per f/uod simile est ,iy »ia (juod non contrari 'f ni r >/. 

(.'ij Le paiole clic dalIVrudilo intfrpt-ire soin» n! -l • iv.l 
<onii'nto alla lì ne espresse: ìLtque neque Hidt opcr • > ,'. ■?■■.* 
tonircthere, sono dal rncde!iìnio nella traduzioni- si...> «ì 
volf^arizzate cosi : et proinde nec quae aninios conir.if:i:re 
valeal secuntlnm opportunità tes, 

£ da credersi che quei dolio Accadcm-cn ad oì^ì»lIIo 
di r'iidere vie nM^j^^iorniente cliinr.i la int-ìlij^rnza «blla 
sua illufttniKione , non curossi della lra*e di sccnnduni o/;- 
jìorlnnilnteH. 

Per»uaio egli della superfluità A\ (|U(;sta proposiyio- 
iic, poco dopo l'è conchiudenr a Filodcino ilie: ncqtte 
aiio qiiovié pacto adjicct^ /Msse musicami cnucliiudioni.^ 
die uou «eiiibra esser consenluucu al ioggeUu ùi che l'au- 



k. 



una cosa brutale ed irra- 
ludi Filudemo couFoD- gionevolcy la quale uon 
lirridf» la musica con la ]>i:òtocOrircse nou il scii- 
[iMr^i;!, esamiuò la origi» so,ed indi iu lìiuu uiodo 
ne dflle due discipline, arrivare aijli animi (<i). 
Jichijirò esser le idee de' £d iu vero (b) tanto la 



l(T di'l papiro occupasi ìd questa colonna ; perdio qui è 
Aé su[>por»i elle Filodemo avesse mentovata la dillicoiiù 
di oJt-nerc quella prerogativa onde ognuno dà il peso coii- 
>cuteQte a ciascuna faccenda. 

Ciò posto noi non sappiamo scoi'gere alcun nesso tra 
Uba tale premessa , e la con.seguenza onde , secondo l'in- 
tm^iclre y dichiarasi che la musica non possa l'are impres- 
i-odi* ;ilcuna , o sia dicesi che la melodia non eccitala 

MfJ^J/ioili. 

(a) E veramente lodevole J* interpetre per aver con 
ÌJ >ua sagacia dichiarato con certezza il senso intero del 
hiii^o pcrioflu di cui pur non usservansi se non die IVain- 
ni' riti di qualche parola dell'ultimo verso che lo com^ 
}K.irie. • 

(L) 11 mvera dalT interpetie fu nel hi traduzione mar* 
ptn.ile espresso per ilaqiie. iNel greco per altro l'avverbio 
vz'.s, Ifggesi con tanta oscurità da potersi ben rivocare in 
dubbio. 

Pur non di meno è da osservare che l' interpetre 
nel mentre che nella traduzione a canto alla colon- 
lij di>se che le invenzioni de' musici e de' poeti ripeter 
si dovessero dalla facoltà che hanno i sensi ( interno 
ed esterni forse ) di percepire le qualità che gli si offro- 
no d' inoanzi , non che le molestie da ()nesle cagionale \ 
alla line del papiro per facilitare l' intelligenza della 
medesima proposizione cosi genericamente esposta , aQer- 
mò: che queste scienze si sono inventate per mezzo della 
f.icolià che liaQQo i sensi di percepire le qualità sensibili^ 
i diletti , e le molestie , che da esse son prodotte. 



ray €7r£TyiAETM\Tay ovSk 



animi , e pcrfezionarwe mi (a), o con qiialsivo- 
la intelligenza. glia altro modo potere 

commuo vere la musica, 
la qua le come ollima- 
niente dì sputa Epicuro è 

ed it verbo, ci siamo piìi tosto indotti a considerare c[ue- 
sta proposizione come dinioslraliva deli' antecedente. 

Tale opinione noi portiamo , perchè in questo caso 
la frase «XX' oy ro ùofxtirpotpov in vece di corrispondere u 
quella deli' interpetre di sed qnod aequipoUet ^ dovreb- 
be anzi tradursi in italiano: ma alL*iiicontm non. 

Tanto più che il nome «vfi^r^o^o? si può rendere per 
Vaequipollens dell' interpetre allorché è in conjugatis. 

Quindi il senso nel quale è usata questa parola da 
Filodemo non è lo stesso richiesto da vocabolari greci per 
potere spiegarsi per aequipoUens, Da ultimo nella traduzio- 
ne, l'interpelre, per accomodare le parole del testo alla idea 
che egli volea esporre , trascurò la intcrpelrazione dclTav- 
verbio negativo o*^ non , scritto a canto iil suo acqui/fol- 
lens y e cosi fece diventare proposizione aiferniativa quel- 
la che era negativa. 

Mossi da cosi fatte ragioni abbiam resi i vocaboli in pJi- 
rola per quod simile est , o sia quod non vontrariiim est. 

(a) Le parole che dall'erudito inlerp(!tre sono si;itt; nel 
contento alla line espresse; iUique neqne data open aniffjoH 
contrahere^ sono dal medesimo nella traduzione nwnyn ȓ(; 
volgarizzate cosi : et proinde nec quae aninios cotilra/icre 
valeat secundum opporiuniiates. 

E da credersi che quel dotto Accademico ad ogf^etlo 
dì r.ndere vie maggiormente cliinr.i la intcllii'niza chi la 
sua illustrazione, non curossi della irase dìsecnndnm op- 
portunilnles* 

Persuado egli della superfluità di questa proposi/io- 
ne , poco dopo l'è concliiudere a Filodemo che : lìvqtte 
alio quovis pacto adjicere posse m nsicam \ eonchiusi(»no- 
ciie uon sembra esser consentauca ai soggetto di che l'au- 



UDa cosa brutale edìrra- 
ludi Filodemo coiiFod- gionevole, la quale tion 
ilondo la niìisica con la puòtoccHrese non il scii- 
pMeM», esaminò la origU so,e(i indi in niuu luodu 
ne (Ielle due discipline, arrivare a*;!» animi («i). 
dichiarò esser le idee de' £d in vero (b) tanto la 



lor del papiro occupasi in questa colonna \ perdio (pii è 
(U &u[>porsì die Filodeino aves:ie incnlovala la didicoiiù 
di ottenere qii(*lla prerogativa onde ognuno dà il peso coii- 
Veniente a ciascuna faccenda. 

Ciò posto noi non sappiamo scorgere alcun nesso tra 
una tale premessa , e la conseguenza onde , secondo rin- 
tristire , dichiarasi die la musica non possa lare inipres- 
s\oiir alcuna , o sia dictsi che la melodia non eccitala 
Mrij >azion/. 

(a) E veramente lodevole l' interpelre per aver con 
ia >ua Sagacia dichiaralo con certezza il senso intero del 
lurido periodo di cui pur non osscrvansi se non die IVam- 
ni'-nii di qualche parola dell'ultimo verso che lo com- 
|K>iie. • 

(b) 11 mvera dalT interpetre fu nelKi traduzione mar- 
ginale espresso per itac/ne. Nel greco per altro l'avverbio 
•"izi leggesi con tanta oscurità da potersi ben rivocare in 
dubbio. 

Pur non di meno è da osservare che 1* interpetre 
nel mentre cJie nella traduzione a canto alla colon- 
iij disse che le invenzioni de' musici e de' poeti ripeter 
5i duvcssero dalla facoltà che hanno i sensi ( interno 
ed esterni forse ) di percepire le qualilà che gli si offro- 
no d' innanzi , non che le molestie da ()ncste cagionate \ 
alia line del papiro per facilitare T intelligenza della 
lutdesima proposizione cosi genericamente esposta , aQcr- 
niò: che queste scienze si sono inventate per mezzo della 
r:icolfà che hauno i sensi di percepire le qualità sensibili^ 
i diletti j e le molestie , che da esse sou prodotte. 



eETjjyiTOI fJiZfi TA TE MOV- 
2$1K0T XJtC Tflt TTOlHTOU AMA 

ano S'iVxfÀSQcs 7r6j>e tyiv 
altBRcnv H»TaXa/:x/3avE- 

oflAt T«5 TTOCOTYirfltd a?N AV 

re y^»ul3xyoyroii xjtt tas ri- 
rx9 jr xvTAy TY)? ptsv auro- 

Inusici , e de' poeti prò- musicci , quanlo la poe- 

dotle da quella stessa fa- sia diconsi essere stale 

colla per la quale for- nello slesso tempo in- 

mansi delle idee degli ventale col soccorso di 

oggetti esterni. quella facollà che i seri- 

Questa facoltà poi è si hanno di percepire 

in parte data a ciascuno cioè non solo le qualità 

fin dal nascere, e parte sensibili, ma anche le 

si acquista per mezzo voluttà , e le angosce , 

delle applicazioni, V una che da cfsse traggono ori 

cioè riguarda la confor- ginq : la quale facoltà al 

mazione de' sensi che certo in parte è ingeni- 

niaterialinentc avverto- ta a ciascuno, e parie 

no ciò che loro si pre- $i ottiene a forza di ajr- 
seuta , e la idoneità del- 
l' anima a poter giudi- 
care delle idee che ottie- 
ne da' sensi : e l'altra ri- 
guarda le considerazioni 
che r anima esercita so- 

Pcr altro su tal punto potrebbero rivocarsi in dubbliy 
l'illustrazione greca e Ialina drll* iiitcrpeire e ritenere 
come di difficilissima intcrpelrazione «jnesto periodo perche 
luaucante della maggior parte de' vocaboli. 



pfa ciascuna sensazione, plicazione (a). Ed al cer- 
Soggiugne in oltre lo (b) per quella parte 
V Epicureo che il per- the è ingenita (e) <id 
cepire la forza di cia- 
scun componimento mu- 
sicale dipende dalla di- 
sposizione naturale de' 

(a) Dalle parole del leslo greco non emerge con clila- 
rczia la idea nel modo come si è dala dall' inlcipelre. 

VA in vero la Onsc greca è concepita cosi tr.s f**» 

Or siccome l'articolo ri>5 è seguilo dagli avverljt 
|tó>f Zìi cosi è da supporsi the siensi ne' periodi anlecc- 
derili lammeiitate due cose di cui T una e prov veniente 
dalla n;iiuTA e l'altra si oliienc dalla scienza. 

Laonde se bene per non manifeslare congliiellurc vn-^ 
^he abi>i.iiiio lilenuta la opinione dell' iiileipclre ; pure 
o*>ervi.injo non potersi in alcun modo aninullere il sup 
f«/tni/iìlo in parola, qualora si esamini il senso del pi- 
riodo liloingicainente e per arie critica. 

in falti r articolo prepositivo in numero singolare 
suppone esservi anlccedenlemenie scritto un nouje dclloi 
Mis>o numero cui ha rapporto. L'inlerpilre ciò con<»- 
<iciidf) vi ha scritto quello di qìialìlulis , facendo di v cil- 
iare genitivo singolare quel ffoiorr^raj da lui già spiegalo 
lume n<cn>atìvo plurale. 

V^:\ poter credere che Filodemo avesse rapportato il 
/•••ititivu di tffi all'accusativo «coioryjrjt? sujjponcndolo di 
l>ii nuovo in singolare , si dovrebbe dire clic T epicureo 
a\Ci>e usalo ò'\ una di quelle figure grammaticali indica- 
le to' nomi dì zeugma > e di sillessi. 

.Ma chi jjon conosce potersi ri ni race ia re queste ret- 
tnricjje figure ne' periodi ne' quali il senso è chiaro e 
i!on capace ó* inlej petrazione diversa da quella per la 
'{uale si deLhono supporre libertà colali ? 

in quanto alla idea poi, Tinlcrpelre par che dica: che 
1* iìicoiià clic i scu."»i hanno di percepirò le qualità sexi- 



»o 

sibili sia parte ingenita, e p:uto si hi dalla isti-ii/.ione e 
dalla occupai^ione. Indi stMnbru che dichiari che la l.u'ol- 
là di percepire gli oggelli eslerni si ollcn;^a con enUan»- 
be queste due mentovalo parti , se bene prudolla piìi con 
Jc luize ingeij.ie che con le acquisite. 

All' incollilo ci sembra che le cjnalità delle cose so<^- 
gcllc a' senii avveilonsi esclnsivamenle prr la i'acoUù 
naturale che questi hanno di ricevrere le sen;>a£Ìoni; e non 
già ^ comu' l'interpetre , dipendono dalT intelletto il quale 
non può esercitar i suoi giudizii se prima non ha rice- 
vute le impressioni per mezzo de' sensi. 

Laonde o deesi conchindere potersi diversamente in- 
lerpetrare questa ultima proposizione del periodo ; o pure 
bisogna convenire che Filodemo antecedenlemenle a\c>>e 
nominata quella cosa cui rapportar volle la facoltà onde 
ragioniamo sopra ciò che ci si para d'innanzi, ed ora men- 
tovasse di quella riguardante le facoltà fìsiche de' sensi. 

Ciò posto benché, secondo noi, è diilìcile il (ar con^^hiet- 
ture circa l'idea esposta nell'intero periodo, pure ritenendo 
quella parte del supplemento dell'interpelre, nella quale 
ei rammenta dell'origine della poesia e della musica, vo- 
gliamo far osservare che forse Filodemo abbia ragionato del 
modo come svilupp.insi le idee in noi : dichiarando che 
le due mentovate discipline sonosi inventate come tulle 
quelle altre , che oltre della fantasia ^ che si svilup- 
pa per opera delle facolià ingenile, che proccurano le sen- 
sazioni y han mestieri del soccorso delle regole , che si 
acquistano eoa lo studio che si pratica sopra ogni sen- 
sazione. 

(b) Ad oggetto di spiegare ciascuna voce scritta nel 
papiro, l'interpetre nella sua traduzione non trascurò la 
versione dell'avverbio yx^ per al cerio. Pare all' incontro 
doversi in questo caso una tale particella credere o conte 
posta per rendere il periodo maggiormente sonoro, o tra- 
durre si dovrebbe per autern poi \\\\ modo da non indi- 
care che il periodo che segue serve come pruova delle idee 
esposte nell'antecedente; poiché se si ammettesse Topi* 
iiione dell' interpetre si dovrebbe conchiuJere aver Filo- 
demo dichiarata la origine della musica e della poesia, 
con assegnar il mezzo onde meglio avvertesi la forza de' con* 
centi arin:>nici. 

(e) i\cl supplir questo periodo F interpetre, ritenendo 



If 

sensi i quali ricevono irragionevole , afferma 
Virapressione di ciò che polersi meglio dlscerue- 
loro si oflTre ; più toslo re la forza di questa fii- 
che dd' ragionamenti o colta che da quella par- 
che Fìlod e mo affermasse cj>ser duplice l'origine vlella fa- 
lolù che hanno i sensi di percepire U' r/ualìiàfCÌoè ingenil;i,* 
tdacc^uisUla , ìia opinato clie il uoalro filosol'u pretendesse 
ihe la forza di tal l'acollù pos^a meglio avvertirsi da quella 
parte che è innata^ die da quella die vieu prodotta daHa 
scìenia. 

Benché nella esposizione di questo periodo ci fossimo 
studiali di fare , il piii che era possibile , una traduzione 
Icdtlc senza alien laiiani in alcun modo dalla esposizione 
Uiina dcVr intcrpetre , pure (|uedla traduzione può suscitar 
d;\i:rsi dubhì nella mente del filologo. 

iJutNio p«:rior1o nel lesto greco è mancante di buona 
parte delle parole di cui dee esser comporto. Laonde òc 
*j anjnjcf(e>se perfettamente il supplemenlo deirinterpetre, 
aJtTniarr pur si dovrebbe che Filodemo avesse l'atto ns«» 
«icl verbo finito xpivarxi ^ opinalitr ) senza soggiugnervi 
J'iiilinilo col quale dicea die cosa mai si opinasse. 

Potrebbe quindi supporsi esser (|ue5to periodo con- 
M'pilo cosi .• nftyszsu nxWov xpsrrii flfjrtj? 'JT)/hv cpjnviiv nf)ìn(iftrr 
/• tìfis vìrtiite isliun robur elucet-e in vece di V'^*'** ^*^ ' 
•«/ r, xfiTT^s x^jrr.i \>fTXtS- 

Cult tale luterpetrazionc il senso sarebbe: che quegli di 
• disi era parlato antecedentemente , opinava potersi avvcr- 
l'ie la l'orza de' concenti musicali per mezzo della ingenita 
cJ irragionevole facoltà de'sensi, piii toslo che dalla scieu- 
tillca o sia dall'intelletto, il quale avverte la melodia 
f-.T mezzo de' sensi, che materialmente glie la tramandano. 

Questa conghieltiira sarebbe probàbile qnal'ora si os- 
serva ; J.'clic di queir Yj vax«5 non v'ha indizio di sor- 
ta , perchè il papiro non offre alcuna lettera in quelhi 
{jrte delia [lagina ove dovrebbero essere scritte colali voci; 
I1-*f)erciiè l' intcrpetrc slesso nel hi sua traduzione a canto 
-IL r*ilonna è slato costretto di considerar come accusativo 
i^'cloufue clic ci avea supplito per nominativo (v5x»$ robur). 



la 



EntCTTYlj/OV(KH^ NOMIZO- 



giudizii praticati su'con- 
ccnli armonici ; uella 
supposizione cbe ule 



te che ha rapporto coti 
la scienza, poiché la ere* 
de pia evidente (a) ^ 



r; 



(a) É veramente oscura la intelligenza di questa frase 
lerchè a primo sguardo è difficil comprendere quale sia 
a cosa più evctlenle , e più facile ad acquistarsi. 

Seguitando le nostre congluetture , potrebbe ritenersi 
clic Filodemo abbia dichiarala eoo queste parole la forza 
musicale che da alcuno si alFormava avvertirsi danseusi 
non già dairinlelletto , poiché es«a dipende dal modo, co- 
me scntonsi i tuoni» 

Nella nostra conghietturra, le voci di «v tor? •yoipysaiy 
dovrebbero rendersi in evidentia. Ne e' interterremo a <ii- 
inostrare perchè abbiam detto le voci di «v «xs $y»pysfJiT 
spiegarsi in evidentia iu vece di in evidentiis , giusta la 
traduzione dell' interpetre a canto alla colonna , poiché i 
classici scrittori spesso hanno scambiato i plurali ca'sin* 
golari. 

Per meglio comprendere il senso come Filodemo usa 
delle parole sv tots «y«j)y5(jiy non sarà fuor di proposito 
l'esporre la idea , onde i filosofi servironsi della voce di 
fo «yj^yy^s ( evidentia ). 

Da alcuni pensatori vien definita la scienza come una* 
certa serie di proposizioni evidenti di sensazione , o di 
dimostrazione ec. Scientia est series quaedarn propositio^ 
nunt evidentia ni vel intuitionis^vel demonstrationis eie. (/). 

La principale qualità perciò della scienza è la evi- 
denza. L'evidenza può etksere o così detta intelligibile , o 
sensibile , o morale. 

Per la evidenza intelligibile »' intendono gli assiomi, 
e le dimostrazioni di puro intendimento , quali sono le ve- 
rità geometriche , aritmetiche , e metafìsiche. 

L' evidenza sensibile «od altrimenti fisica , nasce dalle 
sensazioni, allorché per mezzo di esse osservasi con chiarez.- 
sa qualche cosa , o si dimostra qualche verità. 

L' evidenza morale poi consiste nella fede che si presta 

(i) GcDuens. logie, instìt. Uh. III. %, 



MEVOU (JLCfXkoy SINAI EW 

T015 gva^ygaiy kai maA- 

operaiione dipenda so- più snedifa e più facì- 
praluUodalle hensa/io- le (aj ad acquistarsi* 

air autorità «li qualcuno; per cui non produce scienza. 

Eiidertiìa ali leni, aut inteUigibilis esi , aul sensihìiis , aut 

moraiis. InleUi^ibUis evidentìa habelur in axicmaiiòus , et 

dtmonstraiioniòtis purae inteUectìonis , gualis reperittir in 

Ceometria, ^rìihmetica , Alelaphysica. Phisica se u sensi- 

ifUis evifienfia oritur a sensibus^ ut cttm dare aìicjuid intue^ 

mur, audimus , ianginius , e/c. aul cu ni ex his òensaiioni- 

hu% ti txperimeniis aliquid necessario demonstramus. Evi- 

denlia moraiis ( quae improprie evidentia dicUiir ) exsistit 

eh auctoriiaie : itaque Jideni progignit , non scientiam (/). 

Ciò podlo sembra nel caso nostro che Filodcnio con 

la voce di ty9py«(7(y indicasse quella evidenza che nasce da' 

sensi , o sia a\cr egli rammentato del modo come avvertesì 

ciascun oggelio da' sensi ; ed aver detto cLe il giudizio sa 

Ja forz^ dì ogni componimento musicale dipende da'sensi 

i r^ua/i debbono avvertirlo nel modo come è dato loro di 

osservarlo. 

(a) É veramente lodevole r interpctre perchè spinto 
dalle sue conghictturc , ad onta delle innumerevoli lagune 
che os5crvao5Ì in questa parte del papiro, ha voluto sup- 
plire intero il periodo che ivi era scritto. 

Or siccome poche son le lettere di questo periodo ca- 
pei di esser lette ^ cosi noi, guidati dal supplemento 6tesso 
dell' interpetrCy non possiamo non manifestare alcune nostre 
osservazioni fondate su le regole di critica e su 1' esame 
del senso ivi esposto. 

In fatto non sappiamo indagare perche l'i n ter pctre ab- 
bia supplite \e voci di x«i pi»l nel mentre che pare <1)C 
Doo possano tali parole supporsi nel verso di cui teniam 
cagiona mento : 

I. Perchè «e si osserva il numero delle lettere compo- 
acati gli altri versi vedcsi che questo spazio anziché di sei 
Ofia dixju {i*^ f è capace di non mcn di dieci lettere. 

il. Perchè nei verso seguente nel quale l' interjictrc 
0) Genuens ihid. Ub. IH rap. a. 



«4 






ìu. Però Ha alcuni si ere- Queslo poi ii*lvi^ionevo- 
clftle che la melodia fosse le (a), è lanlo faci- 
lina cosa lanlo indipon- 
denie da' raziocini! e tan- 
fi:! sapposto il rimanente della voce (axXXov o sia Xov, in 
luogo del lambda vedesi con chiarezza un' aslu che può 
dirsi indizio di ni. 

Di qui potrohhe con piii probabilità supporsi fAtv 
«KTOofASvov. Che anzi, siccome neil' intero periodo non sì leg- 
ge alcun nome che possa servir da sostantivo all' aggettivo 
«'poxstpor«rv}y ; cosi , senza trascurar in modo alcuno le leggi 
di ogni esatta interpctrazione , sarebbe da supplirsi inve- 
ce 4rpoxetpor«r«$. Senza dimostrar nella interpctrazione di 
ciascuna parola quale sia la idea die emerge dal nostro 
f»upplemenlo dell'intero periodo ci ri»crbiamo di ragionarne 
nelle note seguenti. 

Ta) Le parole dell* inlerpetre sono aufnm inrationale 
et aaeo expedilum , (luod evidens esse ait , vulgo recipitur. 
11 dolio interpctie ha opinato che dalle voci di f«Xoyov 
fosse cominciato il periodo che seguiva , ritenendo che 
il r avesse dovuto spiegarsi per xò; per cui ha reso queste 
voci in In lino Hoc aulem irrationale. 

Ma una tale conghiettura può rivocarsi in dubbio^ e 
perchè nell' originale greco non iscorgesi alcun segho dal 
quale desumer si possa cominciamento di novello capi- 
tolo : e perchè sembra che il r dovesse tenersi per r« , 
particella che unisce V aggettivo aXoyoTf irragionevole al 
rimanente del discorso. 

A dimostrare che il t» non mai può esser contrat- 
to in modo da essere scritto con 1' apostrofo , e che al- 
l' opposito il xs, per lo pili truovasi cosi usato j basta 
osservare i vocabolarii greci» da' quali emerge non mai 
essere stato il ro' da' classici scrittori unito alla paro- 
la seguente in modo da essere apostrofato ; ed al coq« 
trario la particella r< quasi sempre essere stata scrit- 
ta da questi nri modo stesso come ne usò Y autor del 



i5 



pov o OTij^v cvjtprcj eiyxx 

lo soggelta a* sensi per le (a) che lo crede evi- 
quanto fn inriicata col dente è ammesso dal- 
nome di eviclentt» o sia l'universale. Imperoc- 
dì una cosa che natu- che quelli che sono qna- 
ralmente vien da' sensi si nrlT opinione medesi- 
presenlat.i ali intelletto, ma (b) di questo Sloi- 

Ciò uoa per tento i 
filosofi cbe adottavano 
quasi le opinioni ni(de- 
sime di quei pensatori 
di già confutati da Fi- 

^aij^uo. S\ potrebbe objettare die se si ammettesse il no- 
stro snpplemtriilo il perìodo eominciarebbe cou un e/. 

3fa i/a quali ragioni l' interpetre ha dedotto che da 
quesin iaogo cominciasse un periodo novello , nel mentre 
fhe gJi scriUori de* papiri ercolanesi servironsi della linea 
ad indicare espressamente il cominciamento di ogni periodo? 
L'inlcrpctre forse Cu indotto a tale opinione dall'os* 
serrare una linea trasversale a principio del verso che 
s^^ue. Ma questa linea per lo luogo in cui si legge non 
può essere se non un indizio della ])rima lettera del verso 
cui è preposta , ne può ritenersi come quella denotante 
principio di periodo (i). 

(a) Nella interpetrazione di questa voce , l' interpetre 
B^n solo vi supplì utia parola greca, la quale non <on»bina 
ci»l numero delle lettere conveniente allo spazio che vi è 
Bfirorìginale/ ma anche nelle due traduzioni sue latine , 
al^Tinò due cose diverse. Noi per maggior chiarezza ci oc- 
cupif rmo pria delle versioni latine, ed indi esporremo le 
conjjfiielture che potrebbero farsi su l'originale. 

Quel dolio ritenne quai sinonimi i vocaboli òì pafen.t 
e di expedilum credendo con tali voci di tradurre esalta - 
Beote iJ ^po-^ii^v da lui supposto nell'originale. 

É vero che ciitraiube colali parole convengono al- 

(i) yt^ sa^g**^ 9u la Scmiografìd pail. H cip- I. 



i6 

l'aggettivo (li «'poxst|)ov : ma "on è iiicii vero clic non 
possono questi! usar&i indilTorentcìnente nello sli!Sso sen- 
so ; poiché il <lcliriii*e una cosa pulente è divcrio dal di* 
cbiurarla spedita , pronta , o tacile. 

Ma secondo le regole di ogni accurato supplemento, 
può nel verso in parola supporsi il nome «poxs'pov ? 

Prentlendosì norma dal numero delle leltere onde 
sou composti i versi della intera colonna , lo spazio di 
c|ucsto è capace di cìn([ae o al piìi selle Icflcrc. Ciò posto 
non sembra pot rsi in questa liguna supporre le lettere di 
toii *rpox«i pei che oltrepassano il numero indicato. 

■Laonde avendo riguardo all'originale^ sarebbe da Icg- 
gf^rsi rov 5yi. Che anzi siccome il verso seguente manca del 
lutto della prima lettera , potrebbe credersi che fosse 
<ju(:sta un lamda \ ritenendo cosi la parola JyjXov ( niani^ 
j eslum ). 

Premosse tali idee , la interpctrazione dell' intero pe- 
riodo secondo \t\ nostre coni^hictlurc sarebbe: xjtt ji((}dopt,<ivoy 
^^oxn^oza-'x; x' aXoyov Si yat rorjo-Jxov SyjXov, o (prisiv s>»|3yi5 stvjtt» 
étkriKTXL fucUUrne suh sensuni cadens irratiuticUti et adco 
niiunfesium quod dicìlur evidens esse. 

Senza interteaerci a dimostrare come questo supple- 
mento combina col senso delle parole antecedcntemcnie 
supplite; ci piace far osservare che la idea del periodo 
supposto dair interpelre non connette in modo alcuno 
col rimanente della colonna. 

Ed in vero è difficile il comprendere quale sìa la cosa, 
«ccondo Pinierpetre, irragionevole, patente, facile e 
evidente, ricevuta dal comune. Anche perche questa frase 
nel modo come ò scritta , supporrebbe 1' esame di una 
altra cosa cui risponder potesse quell'Aoc aute/n , o sia 
dovrebbe nella colonna esservi un illud: per far conchiu- 
dcre aver Filodemo fatto parola di cose, di cui Tuna era 
torse ragionevole , e ì' altra irragionevole facile , patente, 
ed evidente. 

(b) La parola nelToriginale greco resa dall' intcr- 
l>eire per la hase di qui in eadeni ferme sani haeresi è 

La idea per ia quale trovasi usata questa voce da 
^Ui^ici scrittori si è quella di aJTme , p/x>ssimo , c/ie si 
'Mi/orma a qualcuno etc. 

^caibra quindi non potersi con certezza dedurre aver 
l*ilodemo dichiaralo erronea la opinione di cui era per 
far parola. 



'7 
ouoOh^N nunea rav SiaOa* 

lodemo afiTerinaYanoiche co non solo non con- 
te differenti sensazioni di Cessano (i 6) secondo la 
ciascuna cantilena fosser 
prodotte dalle varie ma- 
niere onde successiva- 
mente i tuoni vengon dì- 
Pria per altro di compiere la presente nota è da 
osservare che ben si avvisò rinlerpetre facendo comìn- 
citre un novello periodo dal vocabolo ^tapcL^tXyfnot ; poiché 
al di sopra della prima letlcra di questo^ o sia tra il 
ioU d' ukiittxaa ed il « di ^apoL^XrpKH , evvi nell'originale 
un ponto. Colui che rileggea il papiro di esso usò ad 
oggetto d' indicare che l' amanuense non avea tra quelle 
due ^to\e lasciato il conveniente spazio. 

Taluno ci dirii che non può da queste voci comin- 
ciare altro periodo , perchè sotto al cominciamento del 
Terso ooo Tcdesi nel /ac simile inciso l'obelo neces* 
tàtìo ad indicare principio di periodo, il papiro per altro 
è talmente guasto nel luogo ove dovrebbe esservi l'obelo, 
da poter far supporre di esservi stato scritlo pria. 

(16) 11 vocabolo supplito dall' interpelre si è w(yOti<nv. 
Le ragioni due ci hanno indotto a manifestare di questo 
verso un supplemento differente di quello deirinterpetre, 
riguardano il modo come osservasi il papiro ^piii tosto che 
la parte filosofica di esso , o sia trageono sopra tutto ori- 
gine dacl' indizi che veggonsi delle lettere , e dalla lar- 
ghezza della laguna. 

Nell'originale greco le lettere che compongono il ver- 
IO osserva usi nel modo seguente. 

11 verso è mancante della prima lettera , ìndi osser- 
vasi un indizio che potrebbe dirsi di A o di ^9 e le let- 
tere di i9d sono seguite da una laguna dello spazio di quat- 
tro altre lettere. 

Ciò posto, se si ammettesse il supplemento deirinter- 
wtre , si dovrebbe ritenere che il verso cominciasse dal- 
Valfa y e che la prima lettera di esso non fosse slata scrìtta 
^oscrittor del ispiro nella linea stessa di quelle de' versi 

FoL /. 3 



l 



tv ovx òri fÀS)f nONYyov to 

sposti , e che il cambia- propria clìsposizione (a) 
melilo di uno di e>si sia il senso soggetlo inaLi- 
quello che rende diversi 
i concenli armonici. 

Soggiughendo chela 
varietà di ciascuna can* 
tilena dipende dal cam- 
lùamento de* tuoni che 
la compongono; non già 
dal cervello il quale per 

anlccedcnli ; il che si oppone per fetta meo te alla costante 
esperienza di tutti ì papiri svolti fin' ora , dai quali emerge 
che le prime lettere di ciascun verso cominciano nel me- 
desimo luogo delle antecedenti , quasi come se gli ama* 
nuensì pria di scrivere il papiro avesser fatto od segno per 
serbar la simmetria di ogni linea. 

Or danaae , dovendo sapporre altra lettera pria del 

9 o di », di cui appare indiaio^ potrebbe supplirsi la 
parola e9(arOv)<Miv ( eonienderunt ). 

Per esser per altro probabile ciascoa supplemento 
fatto a' papiri , non bisogna solamente supporre parole che 
per lo numero delle lettere corrispondano esattamente agli 
spazii che osservansi negli originali ; ma anche è mestieri 
di supplire voci che rendano idee convenienti a quelle 
di che è discorso. 

Ci si potrebbe quindi dimandare se la parola da noi 
supposta combinasse col rimanente del periodo. 

Su tal punto è da considerare che non solo la spie* 
gazione di essa connette con le altre parole componenti 
questo periodo; ma che ancora con Tuso di un tale vocabo- ■ 

10 può rendersi in latino la particella oa (^/io/iiaira) scritta i 
all' ultimo verso > di cui V interpetre nella sua tradusioae \ 
non si die briga. ^ ^ | 

Nelle sue traduzioni latine quel dotto fu costretto di ^ 
non render questa particella in modo alcuno , poiché do* 
▼ette rapportare la prima frase del perìodo a quel verbQ , 
che avca relazione cou la seconda di esso. ^ 



Crediamo di non avere a trattenerci maggiormente nei- 
retarne del senso delle prime parole di questo perìodo, 
riierbandoci di esporlo con maggiore chiarezza nella nota 
alU pagina sef^uente. 

(i) L' ioierpeire ritenendo il significato della voce 
di liabM^ per c|nello di disposizione ( disposiiio ) lo 
ba rapportato al sostantivo di Ai(yOv)(Jcy da lui supposto, e 
quindi non solo Iia ammesso ne' sensi una disposizione , 
ieoza la quale, secondo lui, questi non possono avvertire le 
leosaiioni ; ma anche ha con tal supplemento negata la 
esistenza di quelle verità dette sensibili , da noi esposte 
Bella nota a alla paeina 12 : o sia ^ T interpetre nel 
dire la congh iettava in disamina non ricordossi che l'essere 
affetto dalle sensazioni non dipende solamente dalla strut- 
tura fisica de' varii organi a ciò destinati , detti pcrò^/i- 
iorii dal comune. 

Laonde pare die questo vocabolo lungi dal rapportarsi 
a' sensi indicasse 1' ordine come dispoogonsi i diversi 
tuoni componenti ogni melodìa. 

\jk ^oce Sc»ds<n5 in falli fa specialmente usata da^ clas* 
liei scriliori sllorchè costoro parlarono delle particolarità 
rignardanii qualche oggetto. Di che chiara pruova ne 
foraisce Vitruvio e Cicerone^ de' quali il primo, dichia- 
nado che cosa gli antichi intender volessero con la 
parola disposizione dice : disposiiio aiitem esl rtrum opta 
eoUocatio elegansque in eompositionihus qffeclus operia 
eum qualitate (/) \ ed il secondo determina quale sia la 
dìfereoxa tra i verbi disponete , e dispensare : inventa 
non 9olu¥n ordine sed eiiam momento quodani judicio di- 
spensare ac disponete (>). 

Air incontro non sembra potersi la voce disposi* 
sene rapportare a' sensi ; poicnè dir si dovrebbe che 
vi ibssero filosofi i quali affermavano che l'avvertir eia* 
scooa sensanone in un modo piii tosto che in un altro 
dipeedesse dalla disposizione fisica deeli organi sensiferi; e 
qaindi aver malamente Filodemo indicato questi filosofi 
col nome di 4taL^aM\rfiwi , quasi che le opinioni di costoro 
poco si allontanassero da quelle degli antecedèntemente 
mentovati ^ i quali sosteneano idee opposte a quelle dei 
pnaL 

(0 Titniv. ilrcbitects i. 

Ca) De stalor. lab. k 3i 1 t4a. 



20 

COLONNA II.» 
le sensazioni di simil le (a) , osa (b) anche 



In fatto , ì primi affermavano che i sensi naturai* 
monte sono spinti ad avvertir le sensazioni ; sapponendo 
iiie il percepirle in diffcrctiti guise dipendesse dal grado 
come riccvonsi , e d&Ue altre qualità di cui gli oggetti 
esterni son forniti. Le quali prerogative sono diverse in 
ciascuno oggeXto che si presenta ai sensi , e vengono da 
questi tramandate al cervello per mezzo della struttura 
naturale ed inalterabile , che essi hanno a percepire lutto 
ciò che loro si offre. 

1 secondi poi ammisero , giusta V interpetre , una di- 
sposizione ne* sensi ; e per conseguente o non ritennero 
che questi naturalmente avvertono le impressioni degli 
oggetti esterni , o pure opinarono che la disposizione inal- 
terabile , se bene naiarale , degli organi , potesse sog- 
giacere a cambiamento prodotto da cause accidentali. 

^i8) Le parole latine delF interpetre sono : Eienim 
qui in eadem ferme suni haeresi^ non modo sensum^ quan* 
lum ad suam adiinet dUpositionem nequaquam innabiie 
suhjecium fateniur. 

E veramente difficile che cosa mai Tinterpetre abbia 
voluto intendere con la voce suòjectum facendola preee- 
dere dall'aggettivo infiabUe ( «rovripov). 

Senza intertenerci ad esaminare anale sia la idea 
che emerge dal supplemento latino dell' internetre , os* 
serveremo che diversamente queste parole potreobero sup- 
plirsi nel testo ereco. 

La voce dall' interpetre resa per inhabUe si è «"oviipoy. 

Neir originale greco lungi àoìVeia preceduta da la- 
guna idonea per tre lettere o sia per «roy, osservasi con 
chiarezza un alpha che vien dopo ad una laguna nella 
quale potrebbero in vece supplirsi due lettere. 

Tra le voci greche che potrebbero terminar in «^, 
e che prima dell' alpha non hanno piii che due lette- 
re , vi è la parola «)uyo5 ( cereòrum ). 



ai 
Folrcìbbe quindi fupporsi là voce «xa^jov io luogo dei 
€0ti0af ammesso dall' interpelre. 

Miri forse apporrà che se «ha^ov è maschile non può 
eoncordarc con l'aggettivo neutro to v«rox<i(A«yoy. Ma è da 
rifleliersi che 1' articolo prepositivo di genere neutro r<f 
itrebbe quello p«r cui dichiarar si dovrebbe v^oxscfMyov 
neutro e non già maschile. Or siccome questo articolo è 

rfettamenle sopposto dallinterpetrc e nell'originale avvi 
spazio anche per tre lettere , cosi potrel/bedi in vece 
creder to» masobilee non giii fo neutro. 

Premeste tali idee la lettura dell' intero periodo , 
secondo le nostre conghietture sarebbe : ^atpx^fXr^atoi yap 
«^oib)tf«> nmrm npf Si»(^«^y ovx on ff<y axApoy roy THCoxetfA^yoy o/io- 
W^wo» ; proximi enim prò disposiiione contenderunt quo- 
mam cereòrum non subjeclum JatenUir i o sia cfdoro cht 
a questi jf av¥Ìcinano si avvisarono per la disposizione 
ée' tuoni i poiché sostennero chs U cervello non fosse il sog- 
getto o- la eausa procMicitrice di essi. Dichiararono , cioè, 
che V avvertire in un modo od' in «n altro ciascuna me- 
V>dia dionèa dall'ordine come i tooni- componenti Tur^ 
monia ven^no dal musico autore disposti ; poiché le scn^ 
^zioui noti enaanano dal cervello , il quale non ha al- 
ena rapporto con queste , ed è tanio indipendente da* 
•on poterle in modo alcuno produrre. 

Kà in veso se un componimento musicale contenesse 
la anione di tuoni tra loro discordi | non si potrebbe con^ 
qualunque ragionamento filosofico persuadere ^li uditori t 
che sia desso da ri potarsi buono a fornito di raihnata me- 
lodia. 

Non vogliamo dimostrare maggiormente il nostro^ 
pensiero , perché fonditto sopra verità filosofiche tul- 
mente famigerate e sode , che meritamente nomar si posv 
sono assiomi di filosofia piii tosto che semplici nozioni. 
Tale è la difiEérenza tra le sensazioni e 1' intelletto , ed: 
il pregressa come i sensi tramandano aU' intelletto ciascu- 
■a loro pen;ezione. 

(h) La interpetrazióne dèlia intera frase potrebbe 
esser dì^fersa. diserbandoci dì manifestar le nostre con-^ 
gbietCure nella ultima nota su questo periodo , voglia- 
lo solameuce qui esporre con accuratezza le traduzioni l;r- 
ine. 

Ih esse afipare di aver V interpetrc durata grandL* 



d3 



aiN ^ eia' ox^'^P^s ^ ri e^iuf- 
"jeoos EX et Jtflt^a-yoiicrcy 



fatta dipende dalF or- 
dine come vien disposta 
V armonia* 

Su tal punto vi era- 
no degli altri filosofi i 
quali facevano quistio* 
ne se la musica commo-^ 
vesse piace voi ifien te I o 
dispiacevolmente. 

Costoro pei* altro di-» 
chiararono che il giudi*^ 
210 sopra un componi- 
tncnto musicale dipende 
dal modo come i tuo- 
ni sono disposti dal pro- 



Io (a) stabiliscono per 
criterio (b) della musi- 
ca , sebbene (e) fosser 
discordi fra (d) loro , 
se (e) alcuna volta (f) 
piacevolmente^ o dispia^ 
cevol mefite da determi-* 
nate cantilene V udito 



fatica per presentare a' lettori una idea (|aa1ilnqiie ; pet 
cui egli in ciascuna sua Yersione non solo ha cambiato 
1' ordine delJe parole del testo da lui supplito , ma ye ncf 
ha puranco aggiunte delle altre. 

Sa tale punto però noi ^ setiza òccdpatci minuta» 
mente di ciascuna parola delle traduzioni ib esame ^ 
ci limitianbo a rapportarla entrambe ; ed acciocché me' 
glio si possa giudicar di cjtiesto supplemento narreremo 
i' intero periodo ^ clie comiticia dalla colotitia antece^ 
dente: Éienini qui in éadem ferine èunt haeresi ^ non 
modo sensum , quantum ad suam adlinet disposiiioneni 
nequaquarti inhabile suhjectum fatentur ^ in èo uno auiem 
discrepani , num jucunde aut injucunde resonei , sed 
etiam eumdem Sènsum musices criterium, tonstituunt. 

Dubitando l' interpctre che il periodo cosi conce- 
pito l'osse oscuro , ordinò , nella sua esposizione a list 
fine del yolume , diversamente le parole , che aecon*» 



:?3 
io \m > ne componeano la seconda parie , e V espres- 
se così : Eienim qui in eadern ferme, sani haeresi , ac 
ttoicus isie , non modo sensum secundum ptopriam di- 
$po$UionenB nequaquam inviabile fafenlur suò/eclum , sed' 
etiam eunulem prò musices criierio cotistiluunt , quan^ 
tumvU in eo inier se discrepent , num- alienando iu* 
cunde^ anr iniucunde a certis cantilenÌ9 aueSius adficiatur, 
(a) LfC parole greche dell'intero periodo giusta l'in- 
terpetre tono : 4r«^««'XT)<n<N y»p aidéiQdiy ic»r« rvjy diftde(Tiy oììx 
•n |A«y «rowi^oy ro iHroiM(fi«yov ofAoXoyoOtfiv , «i^ oxXvi/x»^ tj e^fc- 
tiftftos nxw » dMi^»vaotfiy aXX* «nv «vnjv «fo«wvf« xpi<f(y. Credia- 
mo inutile di trascrivere la traduzione latina di questo pe- 
rìodo , secondo V intcrpelre ,. perchè- essa può- osservarsi 
nella oola antecedènte. 

Nella sua tradazione rapportò quell? erudito il prono- 
me ni» «vTtiyal nome «(J^yjwv* e quindi lo rese etimdeni- 
teruum. 

Or siccome nella nota a a pag. 17 abbinm dimostra- 
to potersi \n luogo di «adij<jiv leggere sZfSÙvifSxv , rosi 
«\iie^io pronome par che si riferisca alla voce di ^taOsjcy- 
( d''s/}osùionem ). 

Ln tal pensamento è concorde con le altre nostre 
con^/jjcdortr intorno a questo periodo. 

Ci riacrbianio intanto di esporre il senso di esso , 
secondo il pensar nostro , dbpo esserci occupati di tulle 
le altre parole ehe lo compongono. 

Che se la Inno si avvisasse , poctte dover esser le altre 
Bote al periodo in disamina perchè questa parola la parte 
dell'ulti mo inciso di esso , noi gli faremo avvertire di non 
aver potuto occuparci delle differenti parole con 1' ordi- 
ne medesimo come leggonsi in greco , perchè ahbiam do- 
vuto seguire la esposizione di tutto il papiro dall' intcr- 
petre fatta alla fine del volume , nella quale quell'acca» 
demico ne collocò diversamente le frasi. 

(b) La voce greca x^k^k si è voltata in. latino per quel* 
k di criterio ( criterium ). 

È veranenle lodevole ht sagncia onde 1' interpctre 
espose questo papiro ,uoichè egli^ a render maggiormente 
facile la inteUigenza di ciascun periodo spiegò ogni pa- 
foia co* vocaboli che meglio dichiarassero le sue idee^ se 
^lie questi poco si conformassero al senso onde quelle 
^vsBsicostanU'fiiente adoprate da' classici. 



s4 

Egli in vero nelle sue traduzioni non volle assegnare 
a qaesto nome di vdtg alcuno di que' significati ne' quali 
usato venne dagli aniichi scriUori. 

Tali sono le spiegazioni di : judtcaiio , judicandi 
actio f judicium, causae diciio , accusatio ^ lisf contro • 
versta, cririten ^ decretorium belli praelium^ e finalmente^ 
appo i medici: soUUio morbi ^ vel repentina ut meUus aui 
delerius mutaiio. 

Senza! fermarci ad investigare che abbia mai voluto 
J'interpetre intendere pon la voce criterio , dichiareremo 
solo di aver secondQ le nostre conghietture assegnato al 
nome di che è parola il significalo di Judicium , ammes- 
so da infinito numero dì scrittori. 

11 senso t>oi che si ottiene cfall' uso di un tal voca^ 
bolo allorché si spiega in latino judicium sarà da noi 
esposto nella nota a della seguente pagina. 

(e) Nell'originale greco non sembra esservi alcuna 
voce che possa rendersi in latino quantumvia. 

Noi per altro ad oggetto ai presentare a' lettori una 
esatta traduzione italiana ddfa sposiziònc dell' intero pa- 
piro y abbiam creduto di volgere questa particella latina^ 
per quella di se bene. 

(d) Il verbo greco ^toi^^ovovorry è stato trudolto dal* 
1' iplerpclre per discrepanl. 

Or siccome non pare die FiloJemo avesse minuta- 
mente dichiara tutte le ragioni che dimostrano le idee 
su di che vi era diversità di pensamenti , perciò ab- 
biam creduto di dare a questo verbo il significato à\ far 
quistione ; anche perchè il dissentire altrui con parole supj 
pone il quistionare : i^iii<pd>y«r(yda(i dicitur aliquid de qua 
aliqui inter se non consentiunt , sed dissident : vét breviuéf 
quod controyersum est \ e perchè , giusta là traduzione 
dell' in terpetre ^ il senso del periodo è alquanto dùbbio. 

(e) L' avvei-biò greco cte dalK interpctre Si è ren- 
duto per l' italiano di se è s(^«. Questa particella suppose 
l'interpetre che fosse ih un luogo del papiro nel quale per- 
fettamente mancan le lettere né evvi di eSsé indizio al- 
cuno. 

Guidati noi dalle còngliietture stesse dell' in terpetre^ 
abbiam supposto oiés con 1' omicron in luogo di s(^< con 
r epsilon , assegnando cosi alito nominativo al verbo 

(fj Fedeli tradattori della sposinone dell' in terpé-^ 



tati i^fiCfty. Kan &ici fjLsy ye tow- 

te&s(Mred\c\ucsla scienza, fosse a (Tello (iG). Ed in 
Poscia r ilodeiiio la 



(re abbialo trasp<n'taU la voce di al/quando in quelle di 
alcuna volta* 

Or iiccorae tiel testo gferd» nOii Jeggen parola da 
cui emerger possa l'idea di qualche volta [^atiqiiando J; 
coti nel la versione italiana a seconda delle nostre con- 
^iiietiure , abbiiiiii per lei la men le trascurato cosi l'alto a<- 
Tcrbio. 

(^) Conseofanei di nostro proposito , prima di far 
parola del modo in che osservasi l'originale vogliamo rauh» 
menur delle traduzioni latine date dall' intcrpelre al 
•00 sopplemenCo greco. 

Su tal punto è da notare cfie la idea la quale 
emerge dalla sposisione alla fine del papiro è differente 
da queWa che r ioterpetre slesso ha apposta a canto alla 
colonna. 

Ad og^eflo i\ floii iniertenetd a lutìgo in tale esame 
roghamo trascriverne le parole, rimettendone così il giu- 
dizio agli eruditi lettori. 

Ed in fatti leggeti tclla f)riaìfl2 quantumvis in eo 
ifiier se diacnpent , nuni aUquando jucunde an inìucunde 
a ceriÌM ccuUilenU audi4u$ adficiatur ^ nella seconda : in eo 
uno aui^m discrepante num jucunde vel injucunde resomi. 

La troce greca fesa dall' interpctre per quella di 
resonetsì è i|X<< ; ed il verso greco dove evvi questo verbo 
è concepito cosi ^m nx^ diA^asvovcnV. 

Or siccome dopo il ( del ^oai vi é una laguna , cosi 
rinterpetre sicuro cne in essa poteausi scrivere due lei* 
icre vi suppose quelle di yit- 

Nell'originale per altro | anzi che lo spazio per due 
lettere « evvi quello per tre , dì cui la terza dee esser v 
perchè osservaosene gì' indizii. 

Laonde noi abbiam supplito ^ovsi ( commovet ) in 
luogo ài nx^ , ( resonet ). 

Premesse queste idee potrebbero le proposizioni che 
(Isir ioterpetre itiron credute dichiarative delle anlcce- 
feou Itg^ersi cosi : otV oxXtjpoa? ìj €^iì9^»ì ^<mt , Ji«9»vav- 



l 



a6 

difTerenza Ira la causa vero(a) , per eia cbe Fi- 
che pratluce le sensa- 
zioni, e l'etTiilto de'eon- 
cerili armoDici che aT- 
vertonsi per mezzo del-- 
le orecchia. 

Egli dichiara per la 



«y o^\a njy «urri^ «ofouyrac Hp((MK: olii autem fucunde au€ 
injucunde commoveai coniendunt , aed ipaam ( disposilio- 
ncm) constitiiurU /udicium. 

In tale guisa conghieUuraixlo^pap clic si» da ritenerli 
Filodemo aver voluto in questo perioda esporrre le opi- 
nioni di dae diverse specie di filosofi. 

£ volendole ordinatantonte narrare (& egli parola , 
prima di quelle sastenute da' filosofi cbe pei loro giadiiii 
meno si allontanavano dalle dottrine della setta , di cui già 
esposte avea le idee , o sia che consideravano Teflctto delle 
sensazioni musicali con>e in ragion diretta della disposi» 
zione de' tuoni ^ e ritenevano la musica come una cosa 
perfettamente 8<^getta a' sensi ; ed indi rammentò della 
proposizioni degli altri pensatori ^ indicandoli col nome 
generico di altri. 

Parlando de' secondi, il nostro Epicoreo dichiari^ aver ' 
costoro levata quistione se la musica commovesse pia- 
cevolmente o dispiacevolmente ; ed avere stabilito cbe il • 
giudizio su r effetto buono o cattivo di ciascuna compo* ^ 
sizio'ne musicale dipendesse dal modo come i tuoni yen- ^^ 
gono disposti 



(27) Volendo V interpetre rendere in latino ciasca- ^ 

na parola scritta ncU' originale greco , spiegò puranca ^ 

in questa frase tutte quelle particelle dette da' grammatici ^ 

riempitive ( 4r«pflni'Xt|p«|*«nx« ). ^ 

Tali sono v^v y« separatamente scritte. ... J| 

Intorno alla inurpetrazione di esse varie objezioni ci t 

si potrcbb ero proporre. ^ 

Di qui , taluno ci dirà non doversi cosi fallr^' 

\ 



27 

,chc il difTerenle guarda questo (a), arr- 
come fu da priii- cade spesso (b), che tra 
disposta la com- loro sien discordi (e) 
)nc dall' autore di- gli uditori ; ma ciò non 
nenie la avvertir altronde che da .nileco- 

denti disposizioni dcgVi 
animi (d) trae origi*^ 



cdle rUcticre come superranec ; poiché da^classict 
i uov&usi usate quali riempitive allorquando il yt 
cde \l iM^t e quindi potessero in tal modo spiegarsi 
lacAXc cmaU ora il papiro fosse in versi e soggetto 
tSb mW^ Viceiìze di cui tervironsi i varii poeti greci. 

ìSe ai ammettesse tale objezione ; siccome non evvi 
'jtn alcoD esennpio ne' prosaici scrittori per lo quale 
itfie essersi il t^ preposto al pUfV , ed avendo queste due 
livelle ne' Yocabolarii quasi Ja medesima interpetrazio- 
eod per spiegarsi ydovf ebbero replicarsi due volte la me* 
iaa parola quidem quidem / o pure si dovrebbero con- 
enr come riempitive poste dall'autor del papiro per 
dere pili sonoro il dire< 

All' incontro non sembra che nel periodo di cui è 

{larola la idea fosse tale da richieder particelle , cosi 

1t,eopul(Uivé o ùomprovaiive j quale è quella di qui- 

I a te il )^# ysy si volesse spiegare in latino* 

Laonde non crediamo doversi queste spiegare , e per 

tniovanfl talvolta da' classici in questo modo usate; 

ercjiè la Inter petrazione ^ che ad esse potrebbe darsi , 

pare che convenga al rimanente del periodo. 

(a) AbbiaÉO creduto di combinar cosi le due trada- 

i oeir interpetre > di cui nell'una egli considerò il 

^ Cùme genitivo plurale di ovros, avni , xwxo ^ e lo 

te ferree; nell'altra lo repulò forse genitivo singo* 

e Jo spiegò per /ioc. Ignari perciò noi del nome plu- 

o singolare cui rapporta vasi la voce /iaec od /toc del- 



r ÌDterpetre , abbiami ritenuto V ^i foiiT<»y eome corrispoir- 
deute alla frase italiana su tal punto. 

Ov poi^bè y'ilodennK) fin qui avea esposte le divertr 
opinionr de' filosofi riguardanti 1' efi&*tto prodotto dalla 
Taria c'oTnbtnnz.ione de' tuoi)!; perciò- è* da ritenersi che eoa 
le parole <^c rovra»y TEpicureo voUe indicare cbe egli erar 
per m^an: testare la sua opinione su tal punto ^ o sia su la 
Composizione de' tuoni; rammentando quindi della struttura 
d'cirorcccliio e d'e' cambiamenti che accadono in questo> 
neir avvenir ciascuna melodia , Mri de f«>y mcoa»y C>)* 

(b)' Per maggiormente render facile la intelligenx» 
delle idee esposte nel papiro, Vinterpctre spiegò- per fa» 
cUl ad actcadert quelle cose che Filodemo ave» dichit^ 
rate possibili. 

Di fatto egli , mfentre che nella traduzione al mar* 
gioe ave» resa la voce vtt^vfjiXM fieri potesl , nella so» 
esposizione poi alla fine dei papiro la intcrpetrò^ evenS^ 
saepe. 

Noi in tal diversità d' espressione abbiam seguita la* 
versione marginale , perchè consentanea ai modo on- 
de costantemente i classici scriuori adoprarono il verb^^ 

(e) Quetta ffa«e nella iradu^ione dell' interpeCre 
al margine della colonna è concepita in modo da far 
supporre un' idea differente da quella cbe debbe dedor* 
si clalla esposizione che egli ha fatta in fine del volume. 

£ che sia cosi \ nella marginale ci disse: fieri poteaf 
Ut discrepantes et^adant auditione»^ Dell' aUra^ eveni < 
Maepe ut discrepent inter se auditore»* i 

Una tale alterasione di senso nasce da che nella 
dsposizione in fine del volume l' interpetre non badfr I 
in greco esser la voce differentes indicata con un nome l 
di genere femminile e di caso accusativo plurale. \ 

Se egli avesse a ciò posto mente , avrebbe al certo ^ 
rapportato questo differentes alle auditiones ( tir'Anirn^sfs J^ ' 
né vi avrebbe aggiunto quell' inter se audUores , (rasa Hi 
ohe mostra di aver esso riferita al morale , o sia alle H 
opinioni diverse degli ascoltanti , un idea che riguarda ^ 
il fisico o sia Tatto nel quale avyertonsi le sensauon» \ 
musicali . 

(i) Vedi in seguito noi* 



2Q 
U% cbe mai l'interpeirc intender volle con la vo* 

ce oudiiìones (^ »ma,i^oviaAis ) ? Senza dilungarci nel racco^ 
ifkit Uftùmonianzc fìlologiche di classici , vogliaino cob^ 
\m\xn le idee conietiule nelle note dell' interpetre al 
focibo\o «««.monasts , con la mentovala esposizione. 

Da laV conironio concbiuder deesi che per er- 
for tifK>^raQco 6Ìe5Ì atampaio audilores in vece di audi» 
<KMei ; poi^è i' iuLerpelre nelle noie al verso 9 della 
colonoa li , per iapiegare maggiormenle il senso in cui 
ft oso Fìlodemo del nome «ir«xoif)/y<cs , ha trascritti inna- 
Bereroli pasti di vari scrittori , ne' quali si dichiara come 
icctda la sensaiione dell' udito , o sia come lo strepito 
n ivverte e giagne all'orecchio degli ascolian-ti , secondo 
la dottrina epicurea. 

Ciò posto se per cir'Axoiitfst^ gli Epicurei indicar vo- 
leaoo quel momento nel auale il rimbombo , secondo es« 
My nnendosi e combinandosi co* differenti atomi pervie- 
ne ali* orecchio ; come mai poi è da credersi che eoa 
Mrranyms Filodemo avesse mentovato il giudizio che si fa 
daìVanima sonra ciascuna sensazione , dopo che questa le 
vien tramanaata da' sensi , i quali né meno possono far 
che queJia immediatamente ne giudichi .* JLe mot ipéx 
esprime une cAose que personne , /'ose le dire , n'a 
enccng Uen empiiguée. Cesi pourquoi on dispute sur soie 
origine. Une sensaiion rCestpoint encore une iaèe^Umt qu^on 
ne la conjùdhe que comme un sentimeni qui se home a 
mod^kr fame. Si feprouve actuellement de la douleur, 
fé ne dirai pas que fai l'idée de la douleur ,Je dirai que 
jela eens (1). 

(d) Lia frase tradotta da noi: ina ciò non altronde trae 
vigine , e concepita nella sposiiione : ^ed id non aliunde 
eriginem irahit^ non sembra essere in modo alcuno indi- 
cata dall'i nterpetrc nella traduzione marginale o nel suo 
uno greco. 

£d in fatti nell'una leggesi : seeundum quasdam prae* 
noM animorum dispositiones fieri potest ut discrepantes eva^- 
iani auditiones jC nell'altro: «^«^ fivftS «po^caOMSis tv^sx^^^ 
efùXnrto99M eof^fiwmof s^ctmoffl^iu 



(1) CoDdillac. Eatrait. da trait. dcs Mnsalioni. 



3o 

(seis j B^t Ss T«v atxoa^v ov- 

ciascuna cantilena. ne (»). luìpcrocclic (b) 

Per la seconda os- 



(a) È veramente difficile l'indagare perchè 1' m- 
teqpetre abbia nella sua esposizione scrina la parola 
animorum ^ nel mentre che non è dessa mcnomamenlc 
indicala nel teslo greco. 

Credelle forse quel dolio che con la voce «po^c^Oswcs 
avesse V autore del papiro dichiarata la intera frase /^r^/e- 
vias cutimorum dhposiliones. 

È da avvertire per altro che col ^poJuOs^sis L 
greci scrillori non solo intondeano un' antica aifczione 
{pristinoroffectio ); ma anche qualunque disposizione che 
anleccdenleiDenie praticasi di pi i cose particolari ten- 
denti ad una alesso fine ; anlecedens dUpositlo. 

Ciò posta, »e bene questo vocabolo *^t»d«of«f5 inter* 
•petrar sì potesse moralmente e fisicafaente, o sia per le pas- 
sioni delr animo di evi si è afictto prima di ricever qual- 
che sensazione che con esse abbia rapporto, e per la dispo- 
sizione delle particolari qualità che unite producono una 
sensazione > pur nan pare che questo passo adoprar si 
possa nel primo significato ; poiché dal senso dell' intero 
periodo emerge aver Filodemo ivi esaminato Y effetto di* 
verso prodotto ncir organo dell' udito da' varii concen- 
ti armonici. 

Laonde non psossi all' accusativo di «^oJiaOs^v ag- 
gitignere il genitivo di animomm \ perchè volendo ac* 
coppiare a questo accusativo qualche aggettivo che mag-* 
giormente valga a render chiaro il senso del periodo do- 
vrebbe supporvi» in vece quello di tonorum od altro che 
•9L questo mag^rmentc cont'orn»asi. 

(b) L' interpetre nella sposizione ha espressa il pe- 
riodo che segue come se l'osse dimostrativo dell' antece- 
dente , e lo ha fatto cominciare con un nam ( impefoc* 
c/i^);ncl mentre che nella sua versione marginale quel 
dotto ritenue essersi nel periodo in parola esposte idee 
riguardanti un soggetto diverso da quello mentovato nel 



3i 
5* eanv oX(3os Stoi^OfOL ris jtX- 

serva l'Epicureo che lut- tra le orecchie perfetta- 
te le composizioni mu- niente niuna dìSeren- 
sicali che hanno ira lo- za (h) vi è, ma tutte le 



perìodo aDtecedente ; dicendo quantum ad aures , o sia, 
perciò che concerne alle ot^cchia. 

la tal varielà d'interpelrazione abbiano risolato j nel-- 
U Tcrsione da noi fatta secondo le nostre conghietlure , 
di espriaiere dììì Costo la traduzione marginale , si per* 
che non semora «m $« t<sa> «xoooy potersi rendere nam 
inler aures j si perchè questa proposizione ha rapporto eoa 
r aotecedeute t**! rovrd»y. 

Di modo chp è da ritenersi che volendo Filodemo 
manifestare i propri pensamenti , prima rammentò delie 
^aiie dis^osiuoDi de tuoni di cui era parola (<«i rovfd»^ 
tu dicih)^^à indi occupossi deirimpressione che 1' or* 
gaoo deli' odilo riceve da ciascnna vibrazione armonica. 
Che se in fine giudicar si yogiia della verità delia no- 
stra proposizione avendo riguardo ali* originale, si Tedrà 
esser 1' s«ii ^ «dN» AKMDVy preceduto da uno spazio , usato 
per far soprassedere colui che legge , e per indicare che 
troTann ivi esposte idee il cui soggetto è alquanto di- 
Terso da qaelio innanzi esposto (i^. 

(a) Dal senso appare doversi intendere la voce ^w^o^ 
per la difiTerenza delle antecedenti disposizioni de' tuoni 
«^oSiaóstfccs. (3) 

Potrà aitrì credere che Filodemo abbia pih tosto 
dello : che le orecchie sono sempre indifierenti , o sia che 
r <vgano dell' udito è sempre lo stesso. 

Ma se ciò fosse , avrebbe dovuto esser due volte in« 
dicala la parola Axoon^ ; e per dichiarar che da quel punto 
l'Epicoreo rammentava di un tale organo^ e per la parola 
>M y y ^ la anale senza esprimersi il sosuntivo di«xo<»y, 
io nioQ modo può a questo rapportarsi. 

£ come mai il sosuniivo 9t«?opft sareehbe da rappor« 

(1) Vttfi il nortro saggio della Scmiografia parte li. cap. i^ 
W Vedi fe ^^ antwedRiUi. 



la 

Xji nrxfSOLi ras oim^ìck T(ry 
optoKSjy pteX(S?y «vtiAH 

ro simiglianza nella di- orecchie (35) degli uo* 
sposizioiic de' t(ioDÌ, ec- mini egualmente sono 
citano uguali sensazio* 



tarsi al nome dì «kcmov ? O sia , come mai Filodemo po- 
tette ivi esaminar se nelle orecchia vr fosse differenza \ 
nel mentre che dalle parole che seguono appare che 
l'Epicureo nel periodo che ci occupa abbia discorsa la 
differenza de' concenti e la simpatia che vi è tra* varii 
tuoni ? 

Che se vi è chi negherà di aver Filodemo da poi 
rammentato della simpatia de' vari tuoni , diremo che 
nelle note susseguenti per noi si dimostrerà quale sia 
la intelligenza da darsi alle parole componenti questo 
periodo: intelligenza dall'i nterpelre meglio ricordata nelle 
note y che nella traduzione e nella sposizione. 

(35) 11 testo greco si è oXXa «mm xa-i o|ao(a$ t9sii0 oynHom 
(mXosv «ynXnlsis m<Myj¥raLi. Fu questo nella traduzione mar- 
ginale ipieQ^lo: sed omnes aurea similes aimUium ccuUio* 
num perceptione» habent \ e nella esposizione: sed omneB 
aeque hominum aures simiUòus cantibue adfieiuntur, 

L' interpcire quindi in queste due varie traduzioni 
ha credulo doversi l' aggettivo «*««» rapportare al so- 
stantivo oLULOBu {ciures). 

Pria di presentare le nostre osservazioni è uopo richia* 
mare alla mente delF erudito lettore poche nozioni gram- 
maticali. 

Tali sono che fenati è nominativo plurale di no nome 
aggettivo y il quale necessariamente dee rapportarsi mA 
un sostantivo , e che il nome sostantivo cui ha rela- 
zione ciascun aggettivo può essere o espresso o sottinteso; 
espresso allorché è una parola che non può supporsi dal 
senso dell' intero periodo , sottinteso allorquando è desso 
un nome che costituisce il soggetto del periodo e qualche 
volta anche dol discorso. 

Ciò posto^ non può il pronome itamu rapportarsi al 



3J 
4€trf ^otowrai y nati rxs y)Jó- 

ti , e producono quasi afTetlc da canzoni (a) 
lo slesso diletto ; forse simili, e godono di simi* 
perchè stuzzicano eguaf- 



rsy flmoasy sotti Dtendeirdosi di nuovo qtlcsto YionTe in casor 
Domiaattvo plurale ^ perchè il nome coìoóhv fa parie di 
VD inciso affa Ito estraneo al soggetto principale. 

Laonde pare che un tal pronome debha riferirsi aT 
sostantivo di *poJtaO«(j«i« ( /jraè di^positiorles ) *, pcrclièr 
il soggetto di che Filodenio si sta uccupando è T esame 
dcir vlTctlo prodotto dalle varie DisposraitiNi de' tuoni (i). 
Per cui dichiara che tutte le composizioni musicali che 
rassomiglia nsi tra loro nella melodia j producono iroprcs- 
siom sìiniVì. 

Premesse tali idee, non crediamo di doverci intcrte- 
nere folP esaibe delle parole aéqué hominuih^ perche sou 
per/etUnenté supposte dairinlerpetre nella sua esposizio- 
Be , uè Indicate in modo alcuno nel testo grecò o óella 
traduzione Marginale. 

(a) Non v' ha dubbio che con la voce fisWg i Greci 
cfpriineano l' idea di c(iitlsivoglid melodia o canzona a 
tuon di mosica. Nfa non è m'en vero essère stata questa 
voce adopfatà ad indicare pefr fino i tuoni e le altre spe- 
ciali parCicolarilà componenti Una melodia. 

Da' musici antichi però' laccasi differenza tra il 
r^{Mv ed il fA<Xos ; il primo consistea nella m'odala zio nd 
pili o nieoo forte 9 e denotava 1' altro la disposìziouc 
de' tuoni : riunieros murice haòél duplices in v'ocibus et 
in corpore , ulriàsq'ué énim rei apluà quidam modué dé^ 
ddtraiur [ji). 

Che anzi con la voce (a'cXoV dichiarar VoFcasi pu- 
nmco la simpaCia nausicale tra 1' uu tuono e 1' altro e 
qaalcbe volu anche la stessa armonia: Per melos Geilius 
fiic indicare vidéturéam musicéé parìént , fjfuae vcieriòìts * 

(0 Vedi noi- fcgoen. 

(«) Fabric. liB^ » «OP- «o. 



31 



[jioyio\j , xflu tris )^pxuLxri%r\9 

SlX(^SfOnXi 0\) XfltTflt TY)V 

aloyov sirjtKoyiarev . aiXX» 



iwcnle Tudilo. 

Loonde i>o» è già che 
le cantilene con stile 
cromatico ed enarnio- 
iiico diversamente in- 
fluissero sulla sensibili- 
tà di ciascuno ; poiché 
le une e le altre sono 
composte da' tuoni me- 
desimi. 



le voluttà. Tal che i ge- 
neri enarmonico , e cro- 
matico distinguansi non 
dairijrragiouevole udito;, 
ma per le idee di già 



Harmonice dicltur , quaeque in sonis perpendU adi- 
ium et grave sic enim Plolemaeus : Apf^ownij 9vy«fMf i<rci 

Harmonica est f acuita s apprekendena sonorum dijfferen-- 
iias radane acuminis et gravitatis (f). 

Laonde pare cke la voce f*«X«y iti vece d*^ esprimer 
le canzoni (^ cantio/ium ) , denotasse la disposizione si- 
mile de' tuoni componcnli diverse cantilene: o altrimenti , 
confondendo T effetto della disposizione de' tuoni con la 
disposizione slessa ^ potrebbe con funesta intendersi 1' ar- 
monia medesima. 

Tanto più che questo genitivo rapportasi alT accu- 
sativo di «ynXn4^e« {sensationes)\ e le sensazioni non prò. 
duconsi che da' varii tuoni. Che se poi ci si dirà ehe l'^ft- 
XYiIfiw non va tradotto per sensationes , avvertiremo , che 
Tintcrpetre stesso , se bene avesse confuse le voci di per* 
ceptio e di sensatiop'^MVQ nella nota al verso Xll. di questa 
colonna a lungo ha provato essere stata la parola di «m- 
MW^ usata a denotare il sentire ciascuna cosa che s' offre 
a' sensi: ddcipere enim e. g. sonum,eumdempercipere idem 



CO A. Tliys. io AGcIl. NocU Àtt. XVl- 18% 



39 

Quindi una tal difie^ formate (a). Imperoc* 
rema vi«n prodolU dai 
modi diversi di pensa- 
re 9 per coi non tmova- 
tasi dal comune coucor-^ 
demente stabilito quale 
diversità vi fosse tra di 
esse. 
Ed in vefo quelli ciief 

iml^ esi ^ nec /usi metapliysice sensus percepfio a sitìi* 
jAìci adceptione distinguUur. 

(a) La traduzioue esatta delle parole del testo sa* 
rebbe : iiaque et enamtoniae ei chronialicae non ab in* 
rulionali audUu disUnguunluT\ scd ex opinion ibus, 

L^ioterpetre nelle sue traduzioni ha creduto di aggiu« 
gDere »II' opùuoni6ua V aggettivo di praeconcepiis. 

Riieoendosi le parole di praeconcepiis opinionibua, e 
dificiie il (MMDpreiKfere che oiai Filodeoio avesse voluto 
eoo esse inSendere. 

Di iaito y la prima idea che emerge d^a tali espressioni 
si è che abbia Filodemo dichiarato dipender la differenza . 
delle canzoni di genere Cromatico e delFEnarmonio dalle 
idee che antecedenlemente si sono concepite di esse. Ma 
come mai si può formar giudizio sopra composizioni mu- 
sicali non ancora ascoltale ? 

Che se vi ha chi per criticarci dicesse noi medesimi 
aver aluove aoHnessa tale teorica quando nella Epitome 
dichiaranuno che FiIodenM> aveva ailermato che ìs aen^ 
naoni nmaiùali van dietro ed uniformansi a' pensieri da 
quali urna oeeupaii coloro cui vien largita la melodia (i )^' 
a castoé boi risponderemo che per non dire con l' inler- 
pcire che ai possano avere delle idee e formar giudiaii 
wpra conposiuoni SMisicali non ancora sentite , ci slam 
^^vMeniaii di asitfguare; alla voce ^« non solo il signifi- 

0)Cip. r. ^ 



3C 

iCSp oc TOUTdù nAfX^\r\CftOfi , 
TYIV jWEN 9«^KOyT55 £(V3tc 

più si coiirormavano al che coloro die tengon per 
pensameli (o del Cinico, V enarmonio come gli 
diceauo esser la prima stoici (a) , dicono èsser 

questo genere di musica 



calo di opinhy ma anche quello di idea, riserbandoci di 
esporre il tulio nella presente opera , da noi allora gijt 
immaginata. 

Per il che sembra che Filodemo , a maggiormcnle 
dimostrate che le varie melodie dilcltano nella stessa guisar ' 
le orecchia e producono quasi lo stesso piacere , dichiari 
che i generi di musica cromatica ed enarmonia se bene 
si credessero differenti , pare una tale varietà era pro^ 
dotta dalle diverse opinioni in cui teneansi questi ge« 
neri , ma non sussisteva in realtà ; poiché le cantilene d^ 
entrambi i generi influivano egualmente su 1' organo del- 
l' adito. 

(a) Le parole della esposizione dell' interpetre sono : 
li enim qui stani prò Enarmonio quemadmodum stoici. 
La traduzione marginale dell' interpetre è concepnta co- 
si : quippe alii ( quemadmodum qui in eadem isiius suni 
haeresi) 

Ot siccome il testo » greco supplito dall' interpetre 
c;M (Mv oo6*9p ot xvor^ «jipA«Xv)a(oy cosi noi abbiam tradot- 
to : alii quemadmodum qui huio proximi. Si dimanderà 
perchè abbiam reso proximi la voce «'«(j«*Xtjmov. 

Su di ciò è da avvertire che questo vocabolo è pre- 
so da laguna e »cir originale greco leggesi «wv**^*^ • ^ 
siccome nel periodo non evvi alcun nome che potesse cre- 
dersi sostantivo e che regga l'aggettivo «»(»««'Xti<Jwi' , cosip 
abbiamo invece supplito «'«pA«cXv]a(oc rapportandolo al rt« 
laiivo •< ( qui) scritto nello stesso versor 



AnAyiv , x«f KAe<xp<xy , thv 

fXEN «uJTYipjty xjic ^Eanorc- 
yriv UfoootiOMo^ayTes' cum- 



57 



semplice e maestosa , e 
U seconda efieroinata , 
e piena di afieUazioDe« 
Altri sostennero la pri- 
ma imperiosa ed aspra, 
e la seconda dolce, e 
molle. 

Di costoro per allfo 
entrambe le sette altri- 
huivuno a questi generi 
ài musica c][uaHt» clie 



grave , e nobile , e sem- 
plice , e puro ; il croma- 
tico airopposiloefrenii- 
nalo , pieno di affetla- 
zione , ed illiberale : al- 
tri pei che combattono 
per lo cromatico cliia^ 
man questo dolce, e fles- 
sanimi;, come al contra- 
rio criticano- quello aa*- 
siero, ed imperioso : en- 
trambi per altro quelle 
idee che essi stessi so- 
gnano (39), non già quel* 
le che realmente hanno 



(59). U \ctho sognare non sembra essere sialo usaiQ 
da Filodemo. 

tn quanto a questo per aluo fa mestieri di confrontare 
le due traduzioni dell' interpetre con V originale greco j^ 
stabilire che la traduzione marginale è piU esatta. £d 
in Tero nella traduzione alla nne del volume legge- 
sì : uirique tamen ea , quue ipsimet somnianttir , /zoa 
mae ipsis generibus revtra insunt , in medium proferunL 
Nella traduzione marginale : uirique vero ea , qnae nulli, 
iffarum revera insunt j proferunt in medium. Nel icslo. 



^ 



6(1X1 N , E*e^£fOyT€$- oc Se ^v««- 
JWTAToe YB irpo5 «Konv 60 i 



non gli competODo. 

Allri poi opinando 
con maggior aggiusta- 
tezza, sosteneano che bi- 
sogna scegliere dalle va- 
rie cantilene cromati* 
cfie ed erf,armon^e cip 



i mentovati generi, me- 
nano in mezzo. Ma colo- 
ro che conobbero più ben 
addentro delle cose la 
natura (a) , come gli 
Epicurei (b) , in quan- 
to al diletto delle oreo- 
jcbia (e) credono di do- 
irersi godere di entram- 
bi i generi di musica » 



(a) La parola spiegala dall' inlcrpetre con la frase 
gui rerum naiuram penUius noveruni è ^pwiiwr>r*roi. Se be- 
ne da' vocabolari greci apparisca essersi il nome f^»T^o$ 
adoprato ad iudicare la idea di naturae indagalor seu 
investigator rerum naturcdium , pure sembra doversi i» 
questo luogo d][ versameli le tradurre. 

In falli dal papiro di Polisttalo sul disprezzo non 
merìiaio, emerge cbe gli Epicurei nominavao Fimoi-ooia 
quella scienza che avvezza a far uso di esatti ragiona^ 
menti ed a capire quaU effetti naturali sicn da accadere,^ 
e quali benché creduti dal comune ed immaginati da' poeti 
non possano affatto succedere (/). 

Ciò posto è da ritenersi cbe Filodemo avesse indica- 
to col UQme di /^\xycx9s colui che ha acquistato questa scien- 
za^ o sia che sa ben giudicare di tutti gli avvenimenti e 
di tutte le idee credute dal volao. Laonde nella nostra 
versione abbiamo affermato che Filodemo con questa voce 
denotasse coloro che pensano con aggiustatezza. 

(b) Questa idea è perfettamente supposta dallMnter- 
petre , perchè non leggesi in modo alcuno ne nel testo 
greco supplito, né nella traduzione al margine. 

(e) Le parole della sposizione delT interpetre sono: 
^t qui rerum naiuram peniiius noveruni , epicurei sci^ 

(i) Vedi Epitome pag. iji e scg. 



39 

vr\s v^fAt^oyr&s. TotS'av Se- 

^oKTAi XBce enei my j>uejbta*y 

SAI j^AOirofiAN. Kjci nj'o- 
cbe maggiormeate piace a caeisa dicessi non at- 
per formarne delle me- tribuiscouo a ciascuno 
lodie che poleano esser genere secondo la naiu- 
graie a coloro che le ra , veruno di quei beni 



ascoUaTano; poiché que- 
sta differenza (ra il si- 
stema cromatico ed e- 
narmonio io realtà nou 
esUie . 

Eraa Farie pu ranco, 
le opinioni criticlre in 
riguardo a' ritiri ed a 
coloro che li coni pò- 
Deano. 



che dalla «nagijior parto 
de* filosoG , e degli aili- 
sii si assegnano alla mu- 
sica. Nello stesso modo, 
variisono paranco i pen- 
sa menti che diconsi cir- 
ca i ritmk j e le melo- 
jwjc (a) die parimente 
nascono dalle opinioni 
autecedctUe mente con- 



iare/ quoièium ad aurium oòlectationem , ulrovis musices 
genere fruendutn centetU , quod isU niUlum eorum bono- 
nun guae mu&wae , a plerisque vel pfùlosophia vel ar^ 
iìficibuB adacriòuaiur , aUcui ejus generi secundani na - 
turam puianL 

Or siccome questo intero periodo nell' originale è 
concepito con maggior chiarezza , così nella noslra ver- 
ftiooe abbiamo s^^uita la traduzione posta dail' intcrpelre 
I canto alla colon na. 

Questa è : cU qui naturam peniiius noveruni , ex utro" 
que Musicea genere , quae auribus ainl suaiHora decerpere 
Ìabeni:quippe cum iUàliutn eorum bonorum quae muslcae 
mùenóaniur , aiicui generi auapte ipsius natura con • 
mxum puianL 

(a) Nelle dac sae illustrazioni M iutcrpcirc lia vo- 



4o 



cepite. Imperciocché (»), 
come è chiaro , la musi- 
ca quantunque si con- 
ceda esser di sua nnlu-- 
ra varia e multiforme; 



luto offrire a' leUori piii tosto la dichiarazione delle idee 
contenute nel periodo , ciie una traduzione esatta. 

£ che sia cosi ; ne' $uoi conienti alla fine del papiro ei, 
mostrando di riandare le parole di Filodemo , disse : Ro- 
dem ferme pacto variae aunf etiam ssnieniiae , quae ciroa 
rhytrìKìs i et mehpoeias , feruntur ; quaeque Uem a pra^ 
conceptis oriuntur opinior^iùua. Nella traduzione marginale 
poi : Hujusmodi sunt eltam de variis rhytniis^ et melopoeiis 
àpinionés. 

Benché avrebbe potuta esser differente la versione 
^cl testo greco supplitp dall' interpetre , pi^re noi osser* 
■viamo ipirita^e ali re conghietti^re circa |a inJcrpetrazioqjB 
di questo periodo* 

Che se taluno ci dimanderà perchè abbiam letto 
iA8>o«rof«y ( moduiandi scientiam exercens ) e non già 
fA«Xo4C(>(i(vv ( scriptio et moderatio oarn^inum lyncorum ), 
risponderemo esserci noi indotti a tal conghieltura per- 
chè nell' originale osservasi con chiarezza 1' q( seguitQ 
dall'indizio di « ; né e da iinaginare che nell'originale 
sienvi scritti due ( di seguito ^ come supposto a vea l'in* 
tcrpetre. 

(a) Non abbiam creduto di esporre nella nostra ver- 
sione questo periodo , perchè di esso non veggousi che 
pochi indizii delle lettere che lo compongono. 

£ quindi da lodarsi abbastanza la sagacia dell'in - 
(erpetre per averne dato compiuto supplemento. 

Potrebbero esser diversi i supplementi di questo pe« 
riodo , poiché dagl' indizii che osserva nsi sarebbe agevolq 
di comporre altre parole .* e perchè di alcuni versi osser- 
vansi pochissime lettere ^a lagune per le quali diiUcìl 



TA ♦T:SIN,0T Ty lCfQ(Sw6cf,i 
APKTYj ra-y hOìv Eni^Aast^ 
oxjoa 'Kore mimh(7£C. • , . • 



non pjerò i^uesita condiitv 
rà alla virtù, e prender^ 

, • la simiglianza de' coslu- 
p mi , né potrà commuo- 
vere uiai e piegare gli 
animi , che non mai ri- 
mangono nello stesso star 
io , ma ora s' iufìamma^ 

^ . no , ed or^ raQrr^d4aa* 



sembra assicnrnre qualunque conghieUura ; e gì' indizi 
de/ia terza Cfiioniia , suppliti dall' iiilerpclre in modo 
da servire al seuso d«;l periodo cominciato nella fine della 
I feconda , scorgonsi nel l'origli naie in modo diverso da quel- 
lo supposto dall' ipterpeti'c ^ cpme oarrcrcoip nella nota 
die segue. 

Vogliamo non per lanlo trascrivere le due traduzioni 
acciocché si possa da* lettori conoscere quali sieno le pa- 
role perfetta mente i^ìmagjnate dpiriQterpetreiequali quel- 
le supplite con alquanta libertà. 

INIella esposizione a)la fine del popiro ei dice : ete* 
mm y ut palei , musica , quantumvU varia , et mulliformis 
nst suapie natura pofiqedaiur, non idcirpo ad virtutem con» 
ducet , et morti m similitudinem adsumei, nec unquam 
commouere , el flectere anìmos poterit^ qui numquam in 
iodem ^taiu permanent , sed modo inflammanlur , modo 
frìgtfcual ^ modo indignantt^r ^ modo quiesciunt. Nella 
traduzione al margine \ piUel igitur Musica m , licei ma^ 
%ime fnulti/ormem fpr^ na(uraliter concedamusy uon id" 
circo morum forrruis vii^^^ti adcedenles unquam iifiitatum 
Ut frigescentes , sive indignante^ , sive quiescentes. 



42 

COLONxVA III. 

4'^OMEVX5, Ì7s xrxyx 

si (a), ora si adirano, 

ed ora placansi. E per- 

Premes-ie lalì ideo se ed ora placausi. E par- 
poi talari musico prò- ciò allorquando il mu- 



(a) 11 verb» greco tradotto dall' ìaterpetre p2r la 
voce frlgMcsntes è |'>x®;ì.sv»5. Di questo noia; vegijoQji 
neir originale poche delle lettere clie lo compongono. 

Lioude sen^a dilungirci ad esporre il suppleiii::nto 
vogliarn^ dcscrive^re minataminte il modo coin; osser- 
vansi uelToriginale gP indizii disila parola in disamina. 

N:l papiro leggesi un ^'}x^ indi la m incanii di una 
lettera^ seguila da un indizio cbe potrebbi? dirsi pili tosto 
V, e piscia evvi la mincanza di quattro lettere fino al >*»• 

Dil che risulta che non sia in questa luogo da sup« 
pi «re 4'>XOf*-5>'*? ; perchè il fA nell' originale sembra con aU 
quanta prob.ibililà v, e perchè dopo di questo v o p^, che 
vogliam dire , vi è lo spazio per tre lettere , uon già per 
un «, come ha supposto rinterpctrc. 

Or avendo noi altrove dichiarato essere difficile , a 
parer nostro , per le innnmrrevoli lagune , combinare il 
senso delle parole scritte in questa parte della colonna se- 
conda , così ignorandosi V intero periodo ^ come mai pos- 
sono conghietturarsi le ultime parole di un senso perfet- 
tamente sconosciuto ? 

Laonde varie opinioni che altri produr volesse po- 
trebbero oppugnarsi da' critici con quella franchezza stessa 
onde affcrmansi^ perchè non derivanti da alcuno esatto ed 
adequato ragiona minato. E però noi conchiudiamo questa 
nota con avvertire solo a' lettori dover esser differente il 
•applemcnto dell'interpetrc perchè aoo fondato sa le osser- 
vazioni dell' originale greco. 



43 

5uyy;(jgTflt( Siauytvoicfìisiy 
fltt ^ocfltc Td?y ai(}dr\(3e(XfV 

fessore volesse (per toez- sico cerca quella «ciea^ 

IO delU sua scieqza ) za cou la quale distin^ 

acqufslare quella facol* guer possa come certe 

^a onde può stabilirsi tali aflezioni de* sensi 

lordine come succedon- idouee a commuovere 

si le varie sensazioni ; gli animi (a) possano 

costui al certo va in eccilarsi^va in traccia di 

cerca di una di quelle una scienza che non(b) 
scienze che non csisfo- 



(b) Lt parole latine ammU eomrnovendU idoneae 
oca leggomi in modo alcuno Dell'originale greco o uelia 
irMÓutione latina. 

Di qui la esposizione dell' inlcrpctre è concepita 
fftsì : jEì proplerea , cum Afuaicus quaerit taìem scien- 
tiam f qua poMÌt di^oscere , quo paolo oeriae qiiaedam 
aenstuan ad/eciiomes anit^U comntovendis idoneae exci' 
tari queani, soimUian^ quae nusquam exsistU , verta» 
tmr,et/rusim inuiendùf pmecepiis insudal. La traduzione 
poi al margine : J3i pnopterea cum quaerit musicus talem 
tcieaiiam qma fiìgnoscere queai , quomodo cerlae quae- 
dam 9enuiam oi^ectionts siatim disponantur , rerum 
non exsUteniiuifi scientiam quaerit et inania ad id prae- 
cfpta tradii. 

Nella nostra versiane finalmente non ci siamo occupati 
delle parole anitnis commovendis idoneae perchè non son 
desse Del tesfo dell'* Epicvrco^ e sembrano indurre mng* 
gior confusione bIìsl facile intelligenza del periodo. 

(b) ZVeiia traduKÌone marginale Tinterpelrc rese la 
fra» greca «v» m^ìr^ttLf^^^" ««rMrnaf^ny Cv per quella ù\ re* 
f^un non existen/iu^n ^ieuliam quaerii. 



44 

rei , xjce t* icfos rovvo Hsvofs 

DO. Che anzi soao imi- esiste (a) ed iautìlcnea- 
tiii gli avveriimeiiti che 
ciascun niu:>ico vauU 



Sa tal punto V ìnterpetre stesso nella sua cspositione 
in fine del volume ha tradotto queste parole per scienUam 
qtiae ntésquam exstslU vencittir ; rapportando cosi ad altro 
sostantivo 1* ng-jouivo di 9ot}^Ap%x^^ ( inexùlerUium ). 

(a) Siccome da \iitonio A.gostìno Ti) e da Efestio* 
ne (2) si dichiara che col segno dalV obelo ^ distio- 
gteyasi T un periodo dall'ai tro^ cosi Tinterpetre del pa« 
l'ro in esame ritenne che i perìodi avessero cookpiiaenta 
n^* versi cui era apposto questo segno : e poiché questa 
cifra trovasi scritta tra due versi , cosi eì la rapportò al- 
l' inferiore di essi. 

Noi inUnto , seguendo le nostre coghietture, abbìam 
supposto ^ elle V obelo in quistione rapportar si do vessa 
al verso superìore non già ali* inferiore , e perchè co* 
stantementc osservansi ne^ papiri Ercolanesi le cifre di 
lai fatta scritte sotto a' versi cui rapportansi , e perchè sa 
fi ritenesse esser le cifre indicanti la fine di un perioda 
od altro scritte dair amanuense al di sopra de' versi cai 
rifcrivansi , si dovrebbe conchiudere che gli scrittorì greci 
si occupassero di apporre la punteggiatura alle parole da 
essi non ancore scritte^ 

Ci si dirà : che non sia da ammettersi questa conghiet* 
tura , perchè nel caso presente il periodo comincerebbe 
con un T^H (^ety 

Or tra' significati di una tale particola essendovi 
quello di aeque ^ perinde / potrebbe credersi di essere stata 
questa usata per indicare una tale idea e corrispondere al** 
V italiano a similmente , dei pari» 



(1) Vedi Saggio ra la Semiogr. Pari. II. cap. h 
(a) in Uoincr. ViUotioii edit 178^ p«p. LIX» 



4^ 

per Tacquisio dì una tal te si affatica a dar (a) 
conoscenza ; perchè tioa precetti. Poiché (h) 



(a) La esposizione dell' interpclre è espressa cosi et 
/nutra tradenais praeceptis insadàt. 

Per potere dichiarare con certezza quale di questef 
fosse la Uadfixione piii fedele^ ci è ibrza trascriver puran- 
eo le parole della \ersioDe e quelle del testo greco. 

La traduzione latina è concepita in questi termini; 
etinania ad id praecepta tradii : il testo greco supplito 
dair interpclre si è : k«i ra «c^os rovro )«>&<•$ ^»^zZ\Zva\it. 

Ciò posto, benché nel testo greco non vi l'osse ripe* 
lata la voce fiOv<nx»$^ pur tuttavia abbiamo stimato di ri- 
peterla y per la pia facile intelligenza del periodo. A^ 

\^ Bair interpetre si è afTerniato clic da questo 
punto cQBiiuciasse un novello periodo. 

Tgli s'indusse a tal penssirncuto forse perchè si a c-^ 
corse eaet h parola ntstZr^msp ( quandogtiidtm ) pre« 
ctàuU da sno spazio. 

Ma se dall' osservare lo spazio T interpetre 6a coA- 
cbioso che da questo verso cominciasse un altro pe- 
riodo, noi per la medesima ragione ci siamo indotti a rite- 
acr qoesf o spazio come atto ò. far soprassedere colui che 
Icjgge (i)9e quindi Tabbiam consiaerato come T odier- 
nù pifn/ó e virgola. 

Che anzi qualora si pon mefite* al senso esposto itf 
questa parte del periodo, conchiuder dcesi , che lo spa- 
no non denota cominciamento di periodo, né può contoh- 
dersi con quello di ctii gii antichi servi v ansi assieme eoa 
la hnea. 

Di fatto^ nell'intero periodò Filodemo per dimostrare 
Riessere inutili quei precetti che da' musici davansi pei* 
pocarare Isl facoltà di conoscere 1' ordine come succe- 
«•osi le sensazioni (d) , osserva di cosi opinare : poiché 

(0 Tedi saggio so la Semiografia parte II, cap. r. 
(3) Vedi oolL «ntcccdcDt pg. 4» 



46 






tanzona per mezzo del- 
r armoni» die non è 
fornita di ragione, non 
j)ub re^^olare Y anima 
che è mossa dalla sola 
ragione, e dall' uso dì 
quelle di<?cipline le qua- 
li di questa son dotate. 
Conchiude quindi Fi- 
lodemo che la musica 
non può eccitar in ve- 
run modo V anima , né 
t por sua natura capa- 



niuna melodia , purcliè 
è nuda melodia (a) , 
cioè (b) una cosa irra- 
gionevole e brutale non 
ecciterà (e) l' anima 
quieto ed immobile e 
stimolerà (d) ad acqui- 
stare costumi più ido>- 



niuna modulazione per V armonia , che è una cosa nóii 
fornita di ragione può eccitare l' anima. 

Laonde pare che la proposizione xm rjt ^^ 
twta %9v»s «ap0tS($<jD<iiy unir si dovesse col perìodo che se- 
gue, e non già con l'antcccdeDle/ tra perchè lo spazio che 
intercede non è unito alla linea , tra perché la propo- 
sizione: che erano inutiU le prescrizioni dettate dcC ntu^^ 
ci , pare che non dovesse dividersi da quella in cui eum 
yìcn provata. 

(a) Fra' sigivi fica ti della voce (mXos vi è quello dr 
Carmen fyricum. 

Non crediamo di dimoslrare la verità di questa nostra 
infcrpctrazione , s> perche Tinterpetre stesso nella colonna 
antecedente rese la voce fMX«y per quella di eantiomun, 



47 

y f^<rchc abbiamo a bastanza esfM>slì ì bfgnineati di tal 
vocabolo nella nota a pag. 33. 

Or sii e «me dalle voci nulla wodulalio guatenua nuda 
WHMÌu!atio noo emerge con cliiarezza che inai abbia avulo 
Filodcmo in tiieole di dire , cosi doì abbiam reso Je to- 
ci greche o'J^fiv \Lt\o% %aò* o fulos nuìlum Carmen fyrìcufn 
( nulla con Ho )pi:r modulalionem inraiionalem licei ^ ani-- 
tnam. eie. 

(b) Qoesla particella non evvi in mrdo alcuno ne 
nel testo greco, nò nella tradazione al niaigine; per cui 
non ci siam curati di tradurla in latiAo 

(e) bell'originale il verbo reso dall' interpetre nella 
fm esposizione per excitabii è ty&i^u 

Sembra all'incontro che dovesse questo verbo tradursi 
per lo presente excifat , non già pel futuro excitaòii* 

(d) Forse per error tipografico s' impresse urgebit 
io vece di zr/^fe/; poiché il verbo greco «yec è terza per- 
u»^A singolare del presente dell'indicativo attivo di o.ytr^, 
^OD pei tanto potrebbe questo corrispondere al latino 
di foìmare, rns/i/u ere ;fOHhè pare che la traduzione essitia 
di un u\e inciso sìsk : ef /brmat aecundum naturam (natu* 
t^liUr ) d/spositionem in affectibus, 

Af/ significato di Joìmare fu il verbo ay«iv usato da 

parecrJii classici scrittori, tra' quali Luciano e Teof'rasto. 

In fine non sarà fnor di proposito il rammentare delle 

^oe traduzioni di questo inciso date dall'interpetre. Nella 

esposizione alla fine del papiro ei disse : et urgebit ad 

capes$endoa marea naiurae magia /doneoa.'^eììSL traduzione 

poi a canto alla colonna : ei inducit ad capessendam in 

moriòua diapoaitionem , quae naiurae sii magis consona. 

Or siccome il testo greco supplito dall' intcrpctre è 

Ut M 7<i «Tf OS TfHif KAr* ^V0iy cv rfiai Zie Osaiv , così non sembra 

esiervi nelle parole greche alcuna voce che equivalga alla 

lìasc Ialina : auae naturae sii magia consona. Forse quel 

dolio ripeiè le mentoTate tocì dalle greche cspiessioni 

di MA fft fuoiy ; ma con fai vocaboli pare che V Epicureo 

•Tcsae voluto dichiarare altre idee. 

Ed in vero non v'ha dubbio che tra' sìcnificati della 
ytrola f«ois evvi quello di natura \ ma alionbè questo 
aoae tmovasi preceduto dalla preposizione xAf«^ esso va 
todollo per naturae raiione^ naturae inatinctujuxfa nor- 
Majif naiurae. Laonde noi abbiam reso nata ^vao» yfii natura. 



4^ 

j>OMeyTa? flrPO^ETi òyi irorfi 
-jrpfltTvse, xotc sig if\psfÀi»y x»- 

OCOV E^TIy , OvSs TYJV l^7r*j>- 

te di regolare le passio- nei aUa (a)nalura ; nei 
rti di essa , con depri- mentre ancora ferve ed 
mere,e(la( crescere queU è agliaio, giammai kr 
feda cui Taftima èrao- conterrà, e lo renderà 

tranquillo ; ne lo pie- 
gherà da una in una al-^ 
ti^a propensione; ne var-^ 
rà ad accrescere o dimi- 

(a) Quantunque nélF antecedente noti cf siamo db* 
enppli dciridea in cui vennero dall'Epicureo usate le 
parole di oysc xftrAfTKTtv; pur nondimeno siam costretti dr 
nnovo ad intertenerci su questo passo , perchè l'interpctre 
Aclla sua esposizione alla fine del papiro non credetir 
esprimere in Ialino la voce greca 5i»d«^y ( disposilionem );• 
A prima vista non si comprende quale possa* essere la dr<> 
^osrziune di ctli pària Filodemo ; ma uii tal dubbio sv»* 
DÌsce ailorquabdo considiei'asi l' idear esposta nel cominci»*^ 
mento di questa 111. colonna. 

Bd iu veroyivi Filodcmo fa parola deHa sciente pèt' 
la qiìale conoscere puossi 1' ordine delle sensazioni , o 
sia y il modo onde è l'acile sapere con quale norma i vari: 
Organi avvertissero le sensazioni. 

£d essendo così ,■ con la voce di StftOstfiv Filodcmcr 
per cerio dicLhrar volle il^ vario ordine come soccedoiisV 
JC sensazioni 9 affermando che ia melodia per natura non 
{tuo' recare una disposizione negali aflfetti, o sia non* può far 
sentire ciascuna cosa con un' ordine ed una regola diffis- 
iV*nie da quella^ onde naturalmente gli organi hanno W 
peri-e/.ioni. 

Scjiibia qiiirtdi a Vci'e espresso l'EpicuiV^o con' le Voci A 



49 

mentancameinte affetta. Duire l'attuale inclina* 
Ne la musica Im al- zìone di lui (a). Ne poi 

»y« cpcJs tTiy naxd ^^cv «v i^d»» Jiademv, che nJuna canzona, 
per mei£0 delia melodia, reca dì sua natora disposizione 
■elle sensazioni , od ordina le affezioni. 

Kè sembra che in questo periodo la voce rfist debba 
con r inlerpelre tradursi per morióus, poiché Filodeino 
con quei vocabolo intender volle deWarii affetti. ' 

Che se ci si dirà non essere stato giammai da'clas- 
àci usalo r i^oi a denotare le passioni da cui si è affet-^ 
to ( qffecius)'y noi risponderemo che oltre agrinnume- 
reToii passi rapportati da' principali vocabolari greci , an- 
che Quintiliano fa parola di un tal significato assegna- 
lo air anzidetto vocabolo. 11 romano retore dice : a/fe^ 
ram Graeci «r»0o5 vocani , quam nos verientes recfe 
ac proprie ^tfectum dicimus : alleram rfi^s , cujus no-- 
mine , ut ego quidem sentio , carei èermo romanua ^ mo- 
a£s appeUanlur : alque inde pars quoque iila philoao- 
pàiae ii'An^ , mobalis est dieta* Sea ipsam rei naturam 
spedanti tniki , non tam morss significari videntur^ quam 
Momirx QUJKDAM FROPB1ETA8 .* ruim ìpsis quidem omne^ 
haòttus mentis continentun Cautiorea , voluntcUem com^ 
fiketi , quam nomina interpretrari maluentnL jéffeet^a 
igiiur hoe concitalo^ , ilios mites atque compoaitoa esae 
dixeruni : in attero vehementer commotoa , in altero leneai 
denique hoa imperare , illoa persuadere : hoa ad pertur* 

iaitonenij illoa ad benevolentiam praevalere quin 

iBud adhuc adjicio ^itoi atque i^éOo$ esse interim ex ea» 
dem natura , ita ut illud majua ait , hoc minua ut amor 

««•0$ , CHARITAS ifi^i (/). 

(a) Siccome in questa descrizione 1' Epicoreo di- 
dùara la dirersa impressione che i concenti armonici prò* 
daeaoo oell' animo , cosi abbiam creduto di reassumere 
la intera descrizione indicando questi effetti con le ra- 
mh geisetmti di regolare Vanimn* Anche perchè gli efitetti 
che qntnpetonsi dair armonia tendono a far vedere V in- 
ineosa' della oiuiica su T animo. 

(1) (^frìfiltafr. VI. II. 

Fai. I. 5 



^o 



CI yoLf MCjUYjrtHov r^pLOu- 

j^UTTOVOrcv^ Ou5"a^ OUT05 i 



cunt relazione cou leva- la musica a stuzzicar 
rie virtù , come alcuni le (a) orecchie solo desti- 
sognano : né , come lui nata , è una cosa imita- 
<^ina| Teffetto de* con- tiva (b) , come alcuni 

sognano ( molto meno 
come questo nostro, che 
non asserisce essere imi- 
tative le varie modu- 
lazioni desmodi musi** 
cali (e) , che costituì* 



(a) La idea di auribus titillandìs anice desiinaia è 
perfeltaroente supposta dall' interpetrc^ poiché oon scor* 

{;esi in modo alcuno indicata né nelF originale , né nel* 
a traduzione al margine. 

(b) Per la intellisenza di questa parte del papiro e 
da premettere che volendo V Epicureo esaminare mina- 
tamente se la musica fosse realmente fornita delle facoltà 
che da' suoi fautori venivangli attribuite ; rammentò di 
quelle proposizioni con le quali da' lodatori di questa in 
essa ravvisavasi un ammasso di qualità, ed affermavasi«che 
fossero desse idonee ad eccitare alla magnanimità ed al- 
l' avvilimento , alla modestia ed all'audacia etc. 

Con ciò quindi intende Filodemo ohe la musica non 
imita od eccita le qualità di cui son fornite quelle Tirili 
che dichiara in appresso *, in guisa da infondere queste nel* 
l'animo di ehi ode la melodia. 

(e) 11 testo greco supplito dall' interpetre è o woc^ 
TJ^rat rfiwf «v fM|AY)nK«f Xcyai. La traduzione greca al margi- 
ne è concepita cosi: qui morum musicorum qualitates non 
quidem imiiairices assen'i.h^ sposizione finalmente dell'in* 



ni 
%rnno un determina Co 
sistema di cantilena (a) 

irrprirc e : qui varias modorum muaicorum concinnatio- 
nes , quae ceriutn eaniUenae morent «Ve genium consti" 
Uiunt. 

Senza darci briga dì far confronto tra le dne versioni 
^ell'inlerpetre. Togliamo descrivere esattamenle come nel- 
l'originale osservasi la parola ^owtr^xmu 

Di essa mancano molte lettere^ ed altre veggonsi con 
itttla cbiaresza da non lasciare dubbio cbe la parola es- 
ser debba tutl'altra anzicbè qacUa di «ocorifjrAs. 

Ed in vero^ il verso incomincia con un fto cbiarissimo, 
sanilo da una lacuna capace di tre leltere, della prima 
delle finali osservasi una asta dritta da potersi credere iola 
od iadizio di Kappa, Questa linea è unita ad un età il 
^oale ancbe è seguito da una lacuna idonea per quattro 
lettere in somma MG. . . CH. . . Ciò posto siccome non %cm'- 
ira cbe possa la parola qui scritta leggersi ^owxy^xas 9 così 
aoi l'abbiamo inlerpetrala pLffo^Mfi xatì. 

Or, poicbè nella nota 27 della colonna 111. V in- 
krpeire dimostra cbe con la voce di yfioi gli scrittori greci 
a muùcM indicavano l'andamento ed il modo come succes- 
lÌTamenle snonati ciascan tuòno ; perciò noi senza allonta- 
atrci da tali erudite osservazioni dell' interpetre gabbiani 
resa la Toce M^ P^i* quella di moduìaiionum , tonorum : 
il cke essendo , il testo greco pare cbe debba leggerli 
PRMor^ xm/i tifmiw 99 fiffninzaf Xs^n qui iUaM ( dispontione» ) 
tonorum ( o pure modorum ) muuces, non imitatrice» aa- 
mU. 

Toftwe CI si dimanderà percbè abbiam sottinteso il 90- 
staaiiTo di iuitMVf a cui rapportiamo T articolo r«$ , in 
vece di unire «jnesto articolo al seguente sostantivo iroro. 
*va«y cosse ba supposto l'interpetre* 

Noi abbiamo creduto questo articolo debbasi rap- 
partart a] some 9ia#MiH e p«rrbè qui è parola delle va- 
ne disposiiioni de' tuoni , e percbè se si ammettesse 
^opiaione dell' inlerpeire sarebbe forza concbindere , cbe 
^ikd^io arestfc espresso il relativo ad un antecedente 
^aocora acriifO' 

(•) Le parole : qitae cerfum cantilenae momn $ive 






53 

<rflt^ XaN Hdai/ -TTOtOTYlTfltS f . 
.riRPlVél TOCOttiTfltJ , 6V CWJ f- 

ari ME7*A0'»rpEn65 , xac ra-rec- 
yoy , xae AvSpoohs xac oc- 
yftySj>oy, nae xo^Mtoy noce 
* flpaav ) //AAXoy ri^ep ti ptw- 
7€Cj>cxia. AiOTTgj' ovSe %ffff 

centi musicali è tale o genio; ma (a) fut- 
da ispirare la magnani- ti (b) perfettamente fa» 
mite, ravvilimenlo , ed li , che in se contengano 
altre simili virtii; poiché e la magnanimità e l'av* 
il diletto deli' armonia vilimenlo e la virilità., 
può paragonarsi al gusto e T ignavia , e la mode* 
prodotto dai sapori delle stia e Taudacia ) non è , 
varie vivande, sia che la dirò , imitativa più che 

r arte di cucina, che ec* 
cita i sapori con lo stuz-- 
zicare il palato (e). E 



gtnium non sembra che sicno menomamente indicate nelU 
tradazione al margine ^ e nel testo greco supplito dall'i d« 
terpetre. 

(a) Benché l' interpetre nelle due sue tra'dasioot 
avesse reso l'avverbio greco 9« per la particella latina-aefif, 
pur non di meno^ nella nostra versione , abblam tradotto 
questo Z9 per auiem {poi). 

(b) Siccome l' originale greco e concepito ^taytont )•• 
itMe^i r«oy vjOdoy woiorritois ««cixpivci roiftvr»; , cosi l' esprimiamo 
per omnino auitm omnea tonorum ( o modulorum ) gua^ 
iiiates statuii talea eie. 

(e) Quantunque il testo greco fosse iaaUov r^fap «) |Mi« 
yftpiKY) ciò non dimeno non possiamo non applaudire infi- 
nitamente V interpetre, il quale indagando Tidea delt'aa- 
tore ha egregiamente illustrate queste parole. 



53 

melodia fosse composta perciò è da conchiudd« 
Ja un sol genere di mur ve (a) , la musica ero- 
sica , &ia che entram- matica. e enarmonia non 

per se (b) esser diffe- 
renti , né per la scam-» 

(a) Le parole coìtclmlendum est non irò v ansi afiaUo 
Mpreise nelP originale , e nella traduzione marginale. 

(b) 11 testo greco supplito dall'i nterpetre è: dioirs^ ovda 
Mi'ctfr» fcy«: ^^«^0^495 latinizzato così nella traduzione al 
uiargÌDc : quapropler neque per se esse cantilenas Enarmor 
niivtl Chromaiici generis differentes. Le voci tradotte dal- 
l'' ioterpetrey7er-5e> sono «aO' «vt», scritte cosi neirorigi- 

Oc siccome le correzioni £aitte dagli stessi autori de' 
papiri- debbono rapportarsi a quelle lellere sopra di cui 
sono tcritte , così pare che dovessero^ ritenersi per can- 
ceiijfr quelle lettere su le* quali sta T alpha ; o sia pare 
cbc DOD abbia da tenersi conto dell' oc e leggersi xaO' Avrai. 
Talun seguace del supplciuento ci dirà che non può 
ciò anioiettcrsi , poiché non poiea scriversi l'alpha in mo* 
do da comprendere tre lèttere , cioè ocf. in tal- caso colai 
che cassar voka Voti avrebbe dovuto scrivere un seguo 
tale sul sigma da farlo comprendere cassalo puranco, 

in questa supposizione abbiamo rapportato il xftO* avr«{ 
al sostantivo di ^taòitsts ; tanto perchè questo é il sogget« 
lo della intera colonna , quanto perchè qui Filodemo ram<%. 
menta delle varie maniere di ordinare i tuoni secondo i 
sistemi cromatico , ed' enarmonio. 

Premesse cosi fatte idee , siosoma , giusta il supple- 
mento dell' interpetre , questa proposizione del periodo, 
pare che non avessa il verbo nnìto a cui riferir decsi 
r.in&nilo «yac; cosi noi abbiamo stimato che si potesse 
diversamente supplire la laguna nella quale l' interpetre 
li| letto questo infinito. 

Per la illustrazione di quel verbo è da premetter* 
li che nell'originale osservasi uu «inseguito uà un' al- 
Wa ast4 dritta > mancanta d«l limaneute^ in modo da 



H 






be le specie di musica 
cromatica , cioè , ed 
enarmonia vi venissero 
trammischiale;nel men- 
tre che tal diflcrenza dei- 



bievoliì miscela di esse, 
ne avere scambievolmen- 
te opposte qualità tr.i lo- 
ro (a), per ciò che ri- 
guarda il senso delle 



credersi indizio di Hi e clie la laguna nella quale ve* 
desi quest^ asta dritta è tale da poter supporre una Ict* 
tera grande o due piccole. 

Laonde abbiam letto ^(«» dixii. In questa supposizio- 
ne In lettura della riferita proposizione sarebbe did^rsp ov3«* 
x*d' diTjts ( ^tciòsfsiti ) incB itdtfofi^s quare neque per tpsas 
ÌDispo3iTiosEs)dixil c/^^r«/2/er ; che regolarmeli ic si leg- 
gerebbe quare neque dixil differenter per ìpsas dispositio- 
nes, 11 che puossi voltare in italiano : per la qual cosa 
non disse ( avvertirsi le compoàicioni musicali ) a seconda 
dei/e medesime disposizioni. 

(a) Nella esposizione T interpelre si es'prcsSe cosi: 
neque opposiias inler se invicem ìiabere qualitales\ nella 
traduzione a cauto alle colonne ; nec oppositas esse inler se 
invicent earum dispositiones : nel testo greco supplito: ov^c 
r«$ svAvrca; «XXyjXas ^ixòia$ts» 

In questo luogo è da notare^ che nel testo gt-cco noti 
evvi in moJj alcuno quelTe^^e posto nella traduzione al 
margine; e che con l'aggettivo di «>«yn«« PEpicuteo in- 
tender volle che con la miscela' delle musiche cromatica 
ed enarmonica trammischiavansi due sistemi contrarli. 
Laonde prima rammentò le varie disposizioni de' tuoni , 
poi fé parola della scambievole miscela di essi: final- 
mente s* intertennc su 1' uso simultaneo delle regole di 
questi sistemi opposti. 

È da avvertir finalmente in comprova di ciò che 
iibbiamo asserito alla noia antecedente che se bene Ta- 
luanuensc avesse scritto «v^vrio^s ; pure dall' interpetre si 
lesse «vAvriA^ perchè su J'oi leggesi un «scritto come sa 
V a\)r»i c^anìinatu nella imla antecedente. 



5S 
air TAAE TAF (Àové^y ecfrtv 
SyifjLtoJfVaff. 9, Se "keyei -r/o? 
To jUHN UAPitToLodoLt HevH^ey 
xAI TOT AOrOT ^TNoXov BINAI 
TfOmiN OfJLOlùiV ET! AIK)- 

l'effetto prodotto dai va- .orecchia. I soli artisti 
rii generi di musica ero- poi conoscono queste di- 
malica ed enarmonia , verse affezioni di esse 
sole avvertasi da'com- come se l' immaginaro- 
positori di essi. no (a). Quelle cose poi 

Per ciò che concerne che il nostro stoico di- 
goi la idee noanifestate ce per ciò che le can- 
tilene incitino gli uomi- 
ni alla fetica ^ e di mo^ 
do che in generale sie- 
no più commoventi del 

(a) Le parole che tegaoiio immediatamonte a quelle 
nmiDeoUte nella noia aiilecedenle meritano anche 1* al- 
teoziooe del cortese lettore. 

Mei trascriveremo esattamente le versioni latine del« 
rinterpetre , non che il. lesto greco dal medesimo sup- 
plito. 

L' esposizione delPinterpetre è : quantum ad aurium 
muuìn spectat Htis enim diversas earum adfeettones , 
udì ariifices ^ prout aiòifinxeruni , adgnoscunt. La tradu- 
nooe al margine àlee : quarUum . ad aurium pereepiiones 
(éiinei'j has enim differeniiaè' taniummodo ariificés norunL 
Il testo greco in fine supplito dall'i nterpetre suona: oow <«c 

Or poiché neir originale dopo il v di «««laOviiAMny 
osservasi un d»^- seguito da indizio di v).; indi una lacuiu 
idonea a quattro lettere, per questa ragione abbiam opi. 
sato che possa leggere a»*)èv) ri ^ o sia sema dialetti pfrfiii^ 
9ffirmavii). In questa ipotesi ecco la traduzione latina : 
luantum ad sensationes quae habentur in aucUtum ^ a$- 
'^i , saUifn arlificum 9uni. 



dal Cinico sugli cfteUi discorso stesso , come 
prodotti dalle modula- un sirnil costume di can- 
tare fin oggi dura jMJr an- 
co appo gli operai (a), 



(a) U ìntcrpetre nella sua sposizione dice : Quaé 
atifem sloi'cus noBfer praedicat de eo , qiiod homines 
ad laborandum incitenl cantilenae, atque adeo generaiim 
sermone ipso sùit magia commovenies , quippe apud opt- 
rarios similia canendi mos adhuc perduret, nella sua tra- 
duzione al margine : Quae aulem dicU de eo quod caniu» 
modulationes commolionent exciienl , et generatim ser- 
rhone ipso sint magie commoventes , simiUòua adhuc ma- 
nenlibus. il testo greco poi da luì supplito è: « 9< Xsyer 
4^i>os xo fAviv ^x^iftxoLfsbai xiVYj^iv HAI fou \oyv\} jvvoXoy su^du x^oiro¥ 
ofAOittv sxt a«oH«(fA<yoy xivririxdDrs^. 

Ma siccome quasi tutte le parole componenti il perio- 
dò son fornite di supplementi , cosi potreobe V intero io • 
<*iso assoggettarsi ad altra inlcrpelrazipne. 

Noi per altro stante la pochezza dogi' indizi] e delle 
lettere che quivi osservanti , per non emettere conghiet- 
ture del pari dubbie e sempre disputabili , diciamo che 
le parole greche di fpo<i»v optoio^v ( similiùus moribua ) pò- 
tteobero diversamente leggersi , poiché lo spazio della la- 
cuna tra l'odi vo^4)> ed il fA di ofAOcasy è di sette od otto let- 
tere ; non già di quattro , come Tinterpetre Ha creduto. 

Aid oggetto poi di non presentare a' leggitori la sola 
traduzione delie ultime parole di alio loco videbo abbiam 
supposto la idea di modulazioni diverse del canlo, £ sicco- 
me non cvvi nessun ragionamento atto ad assicurare cosi 
fatta nostra supposizione , preghiamo T erudito lettore ad 
occuparsi per indagare altre conghictture che potrebbero 
tarsi sul passo in disamina e così meglio raggiugncre la 
idea dairEpicurco esposta , se fia possibile. 



^7 
COLONNA IV. 

.4 

«XXo} TO^Td} xgiTOf 0ME9A» 

liont diverse del canlO| ne parleremo (à) altro^ 
ne parlerò altrove. ve in seguito. 

Il Cinico air incontro 

CAPO IL 

Se la musica ad adorar la 
divinità per ae tiessa sia 
idonea (b). 

(i) La parola greca rmduta dall' in lerpetre per quel- 
la di vtdèbimus è xaro^ofisOdl. 

^e\V^on«inale osscrvansì soltanto le lettere di H»to| , 
trguue da laguna capace di cinque al ire lettere ; abbiam 
quindi iuppo»lo che il verso legger si debba atticanaen- 
te . dììm TÓ^tw Mirt^ofiAt. è , alio loco expUcabo. Ule etc. 
Supponendo l'articolo mascolino ^ nel verso in di- 
. samirìa , si rende al periodo seguente il nominativo che 
De costi niisce il soggetto ; senza di che , sarebbe mestieri 
iODchittdere che in esso Filodemo omise d' indioare il 
nomi nativo-, e che i'interpetre nella sua latina traduziouf 
fspresae il- nominativo perfettamente taciuto nel supple- 
mento greco (r); 

(b) Consentanei a quanto abbiam detto a pag. VI 
della prefazione , circa gli argomenti de' capitoli , non 
abbiamo nella nostra tiaduzione scritto alcun segno in* 
dicaote novello capitolo; 

Filodemo di fatti affine di mostrare che egli avrcb* 
be da qiiesto punto esaminalo l'effetto della musica diato- 
Bica nelle sacre cerimonie y contentossi di scrivere il segno 
indicante punto e da capo (a), e di esprìmere, nel primo 
iociso del periodo, ch'egli di tal proposito occupa vasi per 
leguire il sifleroa dal cinico serbato nell' opera che avea 
impreca a confutare. 

(O Vedi noi. ai rag. ««"ct.'fnt. 

(i) Vedi li nostro Saggio su la scmiogra fi j; patte II. cap. 1. 



58 



TTeft rotine m^ hx rCM MOt- 
atxooy Tou deeoii T[MHt EiPH- 



ora fa parola della ma<^ 
fica Diatonica nelle co* 
se sacre. 

E sebbene sufficien- 
temente di ciò avesse 
egli parlato neir inno 



Già poi del modo (a) 
come la divinità^ (b) è 
onorata (e) pe* musU 
ci (d) a bastaaia-ne pai**' 



(a) Le parole della sposizione , tradotte cosi dà noi, 
•ono : lam vero de Aónore quo per masicos dwinitas affi"' 
citar, 

Riserbandoci di manifestare nelle seguenti note aleu* 
ne delle conghietlure che far si potrebbero circa la inter- 
petrazione di questo passo % ci limfteremo qui solo ad os^ 
servare che , secondo- ii supplemento dell* interpetre » 
sembra nou esservi alcun nominativo a' cui rapportar ti* 
possano i verbi che leggonsi in questo perioda* 

Dee all'incontro necessariamente supporsi nel pr ini» 
Terso il nominativo in parola , poiché tra le due prima 
righe vedesi l' oóe/o' o* sia quel segno onde dagli antichi 
indicavasi il cosi deMo puntole da capo (i), né può cre- 
dersi che vi sia oo periodo intero- senza il suo nominati vo.« 

Ciò posto, nella laguna potrebbe supporsi T articola 
prepositivo <^ j ed allora il verso potrebbe leggersi : «XVoir' 
té^w ^M.t6\o{iM • d ^^ e te. E- cosi^ q^iesU parte del pe- 
riodo che è del tutto separata dall' antecedente , non 
mancherebbe di quel nominativo del quale nel supple* 
mento dell' interpetre j è perfettamente priva. 

In fine sembra potersi anche diversamente tradurre 
la parola rocvuv voltata dal T interpetre per quelle di ianè* 
vero » e rendere in latino per pro/eclo uiique ctc. 

(b) La voce greca espressa dall' interpetre per cfiw* 
nitati è rvD Oeiot^. 



(i) Tedi il nostro Saggio sulla seroiografia de' toI. Ercol. part. 
cap. 1. 



59 

Ora> siccome la lei^mioasion di onesta voce è di ^c- 
aiìivo plorale, così pare doversi riferire al ^« r4rv fA«9tf(«»y 
da cui è preceduto , anziché considerarla come nominaiivo 
che regge la frase. 

Ma che mai ha voluto Filodemo in qtiestb caso in- 
dicare con la frase di p^Jìmsnf «ro ù$to^. Ad una tale objc- 
lione ci riserbiamo di rispondere allorché nelle noie che 
seguono ci occuperemo della varia spiegazione che polt-eh- 
be darsi all« parole di tèw ftaTi^xc^y. 

Aé imputar ci si debbe ad oscitanza se noi abbiamo 
prima esaminato il ^^ 0«wu, nel mentre che diverse osser- 
vazioni possono farsi circa la interpetrazione delle parole 
di fti Tvp (ia\MS(né^ da cui il tw Ùtt&o k preceduto. €i slam 
noi cosi comportati per seguire l'ordine dato dalF inlerpe- 
tn alle varie parole nella esposizione. 

(e) Abbiamo tradotto cosi ii' verbo latino ajfftcilur , 
|k>iché questo rapportasi all'ablativo de honom quo. 

Ciò non per tanto é da notare che nell' originale 
in vece di leggersi njf osservasi tiu ta$ : e dopo di questo 
^ }*S^«^ •wf seguito da una laguna nella quale possou 
capirefioo ad otto lettere; che presumibilmente sono «««5 
l«w, ie quali' dinnita alle aiitecedenti leggonsi 8tar<w«s V^% 

Ma è poi lecito di supplire ne' papiri Ercolanesi vo-r 
emboli che registrati liòn trovansi ne* dizionari greci? Nel- 
l'afiermaiiva , che mai significar potrebbe questa parola 
di Jiafo»t«$ secondo le regole di greca Filologia ? 

Per la prima y la scoVerla de' papiri Ercolatìe&i è 
posteriore a* tempi ile' quali vissero gli autori de' princi* 
pali diaiotiari greci , e quindi è facile che avessero £li 
Krìltorì dì quelli fatto uso di parole le quali , beuché 
tton adóprace dagli altri classici , a buon diritto ritener si 
debbono tira Voci greche \ perchè formate secondo le re- 
gole di filologia e di perfetta grammatica greca. 

Per la seconda quistione poi osserviamo che da* clas* 
liei scrittori emerge aver questi usato de' sostantivi termi* 
nati in m allorché denotar voleano le proprietà astratte 
di ciascuna co%9l auòsiantiva in la quaUtates seu proprie-^ 
totts abstraciae uniuscujusque rei sive penonae deno^ 
fani , v.g. ^Xo5 amicus 9<XVa amici lia, dpyà^ otiosus «t^tV 
iiifrlia. 

E poiché sembcit die con la voce di^t«fo>©v intendcs- 



So- 

dà lui composto, ed lumina (u) negli antece^ 

sero questi quel genere di musica che era tonis capioauni^iyf 
cosi potrebbero col sostantivo di diirovia indicarsi le prò* 
prietà astratte o sia le particolarità del sistema diatonico.- 

Ci riserbiamo di ai mostrare nt^lla nota uhima del 
periodo in esame , quanto per cosi fatta conghiettura re- 
^olar fosse il senso delle idee da Fiiodcmo qui esposte. 

(d) Alla frase greca òtX'tùsv (Ao^>9fx«)» fu fatta corri* 
«pondere dall' in ter ptarc la latina di per musico». 

Oé siccome nelk^nota antecedente abbram lungamen* 
té ragionato del supplemento diverso che potrebbe farsi 
alle lettere di dtftr ; cosi* nclk presente nota , ci occupia^ 
■10 solo del significato delle parole tàa»f fAou^xd»y..- 

A primo sguardo pare che potesse questa voce essec 
solo genitivo plurak dell' aggettivo ixovorixo;^ ma se si 
considera che può^Ua esser paranco genitivo plurale del 
sostantivo fioumuv) ; allora in vece di professori di musica^ 
le parole fAOJatxjov fou O«coi> renderebbonsi per musiche sa^ 
ere , o sia quelle musiche usate solo nelle cerimonie^ in 
•onore dei Munii; 

Non per tanto , secondo te nostre conghiettnre , it^ 
tener puossi l'uno , o l'altro supplemento ^ poiché è proba* 
bile che facciasi qui parola di quel sistema diatonico adou 
tato da musici dedicati alla Divinità ; ed allora ammetter si 
dovrebbe clie vi fosse una classe di musici adoprata priiw 
cipalmente nelle funzioni religiose: e con pari, probabilità 
può supporsi che qui si rammentassero le qualità del si« 
•tema diatonico nelle musiclie della Divinilà^o sia. nelle 
musiche sacre. 

(a) Forse T interpeire nella sua esposizione noa m 
ricordò di aver supplito in greco un verbo di terza persona 
«ingoiare \ per cui lo rese per la prima persona plurale. 
In fatti sebbene nel supplemento greco leggasi sipnrM e 
nella traduzione al margine sia tradotto c/iW///is es/^ pure 
nella sposizioae vedesi questa voce espressa per la parola 
dìsputavimus. 

Sembra non per tanto potersi diversamente supplire 
questa parte del papiro. 

(i) Marliaa Capelli hb. IX cap. de genei. teki .choid. 



6t 

11 -verso nèFl' originale greco « : ^imì^v rov Ocicv tjj -, 
iodi evvi uQa laguna capace di sei o selle leftere. 

11 chiarissimo interpetre lo lesse così : 0tv((uy rov Oiiov 
«<««;< f|i^ Per seguire quindi le sue congbietlure, lu costret- 
to quel dotto a metter del tulio in non cale la lettera epsi- 
hn che vedesi dopo del tau di rifiorì; e legger ti ciò che 

« fSI. 

Paragonando- non solo-Io spazio della laguna , ma os< 
lervando anche x|ualche indizio ne' luoghi meno rosi di 
essa > ahbram noi suppostolo lettere pisXsc r^%, che diunila 
alle antecedenti e susseguenti offrono tei(A«X6i nx^»* 

Ma che mai Filodemo intender volle con un tal ver- 
bo? É facile che egli , facendo uso del dialetto atlico 
che <|iiasi per Decessila non dovea esser da lui del tut- 
to obbliato(i) f cambiasse Vela del verbo rr^^iSUoi in 4i , 
per cui scrisse xnysUi in vece di rriyXkti ; per la stessa 
ragione per la quale gli Attici dicevano Tu(f\)lQi per kv 
f^ eie 

lunso poi della particella fov nel verso posteriore fa 
credere che in questo finir debbesi quel comma che viea 
provato Delie parole che seguono. 

Per cui r intero inciso potrebbe leggersi cosi : SXy^ 

ifX^ fMÌvelc. alio loco videboi iUe tamen itague cir^ 
ca OIATONIA8 numinìn ( sive sonos ) versaiur \ hynmo qui- 
égm dixii eie. 

Or poiché il verbo di «ystv trovasi usato anche nel 
lenso dì coniare^ hymno celebrare-^ però, nella nostra ipo« 
lesi, è da conchiudersi che il Cinico avesse esposte le sue 
i4ee in ptii opere, di cui una era in versi ( costume usi tato 
dagli antichi , come emerge dall'opera del tanto famigerato 
Lucrezio , il quale espose in versi epici tutta la filosofia 
epicurea ). 

Ci si opporre forse che , ammessi i nostri supplemen- 
ti f %X^^ è passivo e quindi non possa tradursi attiva- 
Beote secondo la nostra versione. 

A tale ohjezione per noi è facile rispondere : che Filo- 
demo scambiò il passivo con l'attivo si perchè gli attici 
in generale usavano del passivo in preferenza dell'attivo; 
come perchè nel medesimo periodo ancbe il nostro £pi- 

(0 Vedi la nostra letteM ad E. Cudwig. 



6j 

acTflte ^ T» Se xoscmxx Xs^gar^ 

•ntecedentementcneira- denti (a), e di l)cl iio©t<> 
pera in disamina ; ora ora si olFrona altre co- 
di bel nuovo di lai sog- se a dire (b) ; poche 
g^ello rammenta. Dica per altra che sono di 
pure a suo bell'agio co- gran rilievo ne piace ora 
$\ fatte iinpor(uitli ra- 



€UTC(f ncrvhiì di una cosi faita licenia , come dioaosCre- 
reiQo uella note segucuti. 

la fiae ci piace conchiudere aver noi mantfeslata 
questa conghìettura a solo scopo di non celare ai curiosi 
qtsalunqae anche menoma iK>stra osserrazione. Che se 
5i rivocasse in dubbio il suppleutcnlo da noi fatto di 
questa parte del periodo , potrà il lettore vedere neirori- 
(finale gì' indiali delle lettere da doi »upplite,e cosi mcglia 
assicurarsene. 

(a) Le parole ic« «^«p*»^ latinizzate dair inlerpette 
nella traduzione marginale per et superius , furono dal 
medesimo espresse nella »posizio>ue per in anlececlenii6u9^ 
Egli peraltro non coros^i ivi della particella luu prima 
della parola *goxtge¥. 

Noi quindi seguendo le nostre conghiettnre abhraia 
ritenuto v antecedente ae^trtufun con^ del tutto separalo 
dal seguente xac w^^im^ ed abbiam rapportato qacslo col 

La interpetrazione di questi incisi sari da noi data 

nelle note seguenti. 

(b) L'intero inciso è concepito cosi m greco: «ai 
m9iief tì9% grfit^ttnu'L^ quali parole furono dall'intcrpetre re* 
9^ nella traduzione marginale: et infra rursus aliqua décen» 
tur ; e nella esposizione et rursus dieenda aliqua mox 
^ceurreni. 

Non v' ha dubbio che la terza persona plorale del 
fntoro primo passivo del verbo ti'^ debba voltarsi in la* 
tino col vocabolo dicentur ^ ma non è men vero che 
nel caso presente sia da tradursi diversauMutc la paroU 



63 

gioni ; poiché la dWi- manifestare (a). La DU 



ftfirflètsi , la quale è terza persona singolare del futar« 
prìoio passivo del verbo «r^. 

Ne è facile il comprendere se il verbo dicenlur^ deirin- 
terpelre , debba riferirsi a Filodemo , o pure a Dioge* 
De. In allrì termini, con dir Filodemo fv) Ivìotitm^ me/7ions • 
hUur ) y volle dichiarar che se ne sarebbe parlato in ap- 
presso nella soa operai o in quella del Cinico da lui par* 
titaraenie confatala ? 

Sembra all'ineontro che questo verbo debba intendersi 
di un' opera delCinico , e non già deirautor del papiro ; 
poiché se si ammettesse che col verbo in disamina Filodemo 
rammenlò della presente sua com posizione , dovrebbero 
luche a lui riferirsi gli altri verbi passivi dello stesso 
numero e della stessa persona , che leggonsi nel medesi* 
mo periodo. E quindi i «enza ricordar dell' «ifijtw t od 
^rm du voi discosso nella nota a pag. 6i ) non devrebbe 
il verbo Xiytsém del verso seguente rendersi dìcal , ma eU^ 
Cam, goal' ora si ritenga che Filodemo parla di se. 

Intanto, siccome neironginale con sufficiente chiarez- 
a osservausi le lettere componenti la parola ^vfirpitan, cosi 
eooehinder dcesi che il verbo ffir^stan fosse stato da Filo- 
demo formato dall' antiquato verbo fm , e che TEpicureo 
tresse scambialo la forza del significato del passivo con 
^nella dell'attivo ne' ire verbi componenti quest'inciso; 
per la ragione stessa per la quale .* j4Uici utuntur passi* 
m prò activU (/). 

(a) Le parole del testo greco supplito dall* intcrpetre 
SODO r» ^ rotfavfA \%y€(A^ ^ che nella traduzione margina- 
le ^li espresse in latino per : haec tamen tanti momenti 
^iam nane iibet riicere : e nella esposizione alla fine del 
Pipiro per : pauca tamen guae magni sunt momenti ìiòei 
^9c dicere. • ^ 

Ciò iioo per unto atteso che la terminazione in m^« è 

(0 Jojon. Cramma tic. de Dialect. Attic. Et Jacob. Zoinfer. 
^^ialect. Ad. Scapai, edit. hugd. i663. 



C4 



/:;i«v ds ^uorcHoy gartv auro 



iiità non etirasi de' va- 
ni onori che se le tri* 
liutano : nel meni re che 
a noi per natura è pre- 



vi nila al cerio (a) non 
ha bisogno di veruni 
nostri onori mentre po4 
la natura ci suggerisce 
esser questa veneran- 



f ropria deli' imperativo passive , e facile che quivi Fi* 
jodcmo usando del passivo per i' attivo (i) avesse coti- 
chiuso : di'cai quae tanti momenlL 

In tale supposizione par che la idea risultante dal- 
l' intero periodo giusta le nostre conghietture sia che Filo- 
demo ahbia detto che ei si occupava deircffetto della mu- 
sica nelle cose sacre per seguire il sistema stesso serbato 
dal Cinico nell' opera presa a confutare. Fa intanto os- 
servare TEpicureo che Diogene serbò poco ordine nelTope* 
ra in esame, poiché in due luoghi diversi di essa tenne di^ 
scorso dello stesso argomento, soggiugnendo: che mol tiplicar* 
ne i ragionamenti non valea a confutare la opinione degli 
Epicurei su di ciò; poiché egli era persuaso; che la divinità 
non ha bisogno de nostri onori , né di questi curasi qua* 
lunque essi sieno : il Cinico nel suo inno si occupò tietle 
facoltà del sistema diatonico nelle musiche sacre: a òasian* 
jta egli ragionò di tale materia antecedentemente \ di 6$l 
nuovo ei di ciò parlerà. Dica pure traeste ragioni che se* 
condo lui sono di gran rilievo, poiché e te. 

In fine non é da trasandarsi che forse per error tipo* 
grafico s' impresse nel greco supplemento X«7«9tdo io yece di 

(a) Il testo greco fu dairin ter petrc espresso nella tra« 
duzione marginale .- Divinitatem sciUcei nostris honoribnm 
non indigeLNeMìi esposizione alla fine del volume; Z>s- 
vinitas prqfecto nostris non indiget honoribus» 

Or siccome nel testo greco vi e la parola ore ; così pare 
che da questo luogo Filodemo dichiarar volle perché egli. 



(i) Veci. not. ant^eed«Dtr. 



1 ^^ 

Krilto di venerarla, pri- da (a) primameote ia 
lUiiiDenle per le opioio- vero per mezzo dei San- 
ni cbe si hanoo y indi ti impulsi (b) dell' ani- 
ma I i quali sentiamo 
per r ispirazione dello 
stesso nume, (e) ìndi, 

disprezzando quasi le propotìzioni del Cinico , avea ante- 
cedcnlrniente concfaioso r«^f X99wxa,l9y§90m^ 9tì dica pur^ 
e A che vuole f poiché 

(a) Le parole della esposizione dell' interpetre sono: 
cum auiem natura noòis eofn venerandam esse diciet, 
le quali faroo poi così espresse nella tradozione: nobis ve» 
IO natura imUiant esse eam colere. 

Or siccome TinOnilo greco ^H^ leggesi nelF originale 
sema il iota soUoscrìItOy cosi rarie esser potrebbero le con- 
^bieHare circa la ragione per la quale 1' amanuense del 
pspiro seriase qaesla parola con ortografia diversa affatto 
dall' ojoale 

Può quindi sapporsi che Filodemo per amor di bre- 
Yii^ nel manoscritto che conservava presso di sé avesse 
iralascfalo il soia } o pare che osasse egli di cosi fatte 
breviacore perchè aitici iota non subscriòuni (#). 

Si oppiorrà alla seconda di queste ipotesi che l'in- 
fiailo regolare del verbo fifiM» è fifAMO » e che quindi 
essendo tw"' contratto da xiytMo^ , difficil sembra che 
PEpicareo scrivendo fif«ay senza il iota sottoscritto j avesse 
tgpnnta alla libertà di contrazione la licenza attica. 

Nel caso presente all' incontro sarebbe da credere che 
Filodemo senza ritenere Tacol iota sottoscritto, breviatora 
M verbo tfymu9, considerò ttf^or come terminazione primi« 
^▼a ; e cbe ne tolde il iota per la ripugnanza che , già* 
Ka Giovanni Grammatico , gli Attici aveano col sistema 
^i lolioscrrverc il iota (i). 

(b) Le parole grecne p^hartt fuv oouui t—li^mp furoD 

(i) Jacob. Zmnpx. de di^Icct. Attic. •d Scapai. />» 
(i) De dialect. Attic. 



€6 



tot? ncurx 70 'TCxrfiov ^n^xf^a- 



KOCTOC fJLEVOS j yiOXJ' 

' per le cerimonie a eia- adoriamo anciora per 



scuno dalla patria litur- 
gia tramandate ; né la 



mezxo delle cerimonie 
dal rito patrio a ciascu- 
no parlicolarraente (a) 
tramandate : la musica 



' rese dall' ìnterpetre nella tradazione marginale : in primis 
quidem aanctis animi impulsibus divinitas inspiratis ; 
e nella sposizione alla fine del papiro : in primis quidem 
per sanctos animi impulsus , quos Deo ipso adjlanie per* 
seniiscimus. 

Noi ci limiterenio a dare una descrizione minuta del 
modo come leggonsi nell'originale le lettere componen- 
ti la parola supplita dall' interpctre per quella di No. 
- Xv)44(r(y ( impulsibus ). 

Neil' originale osservasi un' :ma dritta che si può 
dire indisio di un ypsilon; questa è seguita da un« :indi 
leggesi oXi||«tfiv. 

Pare dunque che in vece di tiv\t[\%(nv legger si do* 
Tesse o*o\y4w«v ( opinionibus ) 

In tale ipotesi Filodemo indicar volle la causa prò- 
dacitrice della esecuzione delle diverse funzioni sacre. 

£i però diase che ognuno assiste ed esegue le ceri-* 
monie sacre per seguire le idee religiose cui crede ^c per 
osservare quel -sistema praticato da' maggiori. 

Ed in vero se gli Egiziani non fossero siali persuasi 
della verità di ciò che diceasi circa la loro Iside e non 
avessero conosciuto esser stata questa divinità onorata aoche 
da loro antenati ; non avrebbero al certo per tanti anni 
scrupolosamente fatti sacrificii alla mentovata Isid^. 

(e) La frase tradotta dall' interpetre per quos JDeo 
ipso adflanie non sembra esservi nell'originale greco. 

(a) Le parole latine della esposizione dell' interpe** 
tre sono: iride etiam per ceremonias pairio riiu unicuique 
singiUaiim traditea coUmua, Quelle della traduiione mar* 
gì naie sono : deinde vero etiam ceremoniis patrio ritu uni* 
cuique singiUatim traditis. 



o^irsj^ ovSe ^vxysrxj ro rois 



6j 



melodia è in esse co- poi (a) in niun modo 
«naudaia. Per la qual tra queste cerimonie co- 
cosa non de.ducesi esser mandala trovasi. Per 
dessa utile a ciascuno ^ la qual cosa malamente 

indi s' ingerisce la mu- 
sica , quantunque talo- 
ra accompagnasse que- 
ste cerimonie (b) , esser 



Senza ìntertenerci so l'esame deir intera proposizio- 
ne , c'\ Wmxiereino ad esporre alcuni nostri pensamenti in- 

xwuo a\ Mippleraeulo dì quella frase greca (x«r« (xspaO 

re» dall' ioterpetre per ùngiilaiifn. 

Or siccorae le parole di M«r» fA&fos sod precedu- 

^ dal datÌTo taimttt^ ; cosi se si ammeUesse il supplemen- 
to dell'i nterpelre^ concbiuder si dovrebbe cbe inutilmcn* 
te Filodemo aTesse usalo della frase KAtÀ fMp(^ poicbè erasi 
aniecedeu temente servito di un vocabolo (cxisuyrciH unicuique) 
denotante nel caso presente la idea medesima delle voci 
di xsrs fupog ( singtll<Uim ); per la ragione stessa per la 
quale ciò che è tramandalo a ciascuno individualmente 
per necessità dee essergli detto singolarmente ( k»^' «Kaorrov). 
Maocandovi quindi nelToriginale greco la lelleia tra 
Vèpèilon e 1' O7nicron\ abbiam supplito un X in vece del p 
ed abbiam letto kat» (mXo^ in luogo di ni^r» \^^o%' 

In quesu ipotesi , Filodemo dopo aver dimostralo 
essersi le fansioni sacre usate fin da' tempi remotissimi , 
conchinse : in quanto alla melodia , la musica non trovasi 
pntcrilia nella celebrazione di tali cerimonie. 

(a) La particella resa dall' intcnrpetre per ifero può 
eonsiderarsi anche come riempitiva ; perchè e un ^« con 
l'apostrofe. 

(b) L'inlcro inciso efsi tas ceremonias aliquando 
1 ^mifefur non leggesi nell' originalo greco ; per cui T in- 



08 

'quantunque convenisse utiVea ciascuno; se pnre 

ne eccettui (a) le stesse 



4«rpetrc stesso nella traduzione marginale con altro carat- 
tere inaprimcr fece le parole indicanti questa idea. 

(a) Le voci latine della esposizióne 'dell'i ri te fpètre 
tono : si modo ipsa? puMlcas pnces qiiae cum carUu 
pro/eruntur , excrpìas. La -traduzione marginale è conce* 
pila cosi : st^ polius ptèòUcas preces^ 

Per meglio comprendere il senso di queste poche pa« 
ròle della traduzione marginale non crediamo mutile di 
trascrivere 1' intero periodo latino nel modo come è con- 
cepito. È desso scritto cosi: Quapropier non inde coUigi" 
tur musicam , licet eas ceremonias <x)mitet0r i^Lia^ANDO 
9Ìngulis esse ulilem , sed potius puòlicas preces» 

Senza aver riguardo alla intelligenza di tradusioni 
cotali , ci Tacciamo solo ad osservare doversi diversamen- 
te supplire le parole greche lette dall' interpclre «>X*<i««p 
ifftf rivy ^fAO<9td9v; atteso gì' indizii di queMo verso efti&teoCi 
ncll* originale. 

Nel papiro in fatti dòpo T «p manca una lettera, 
indi leggcsi x^\ \ e nella kguna osservasi Un alfa scritto 
su la lettera che pria eravi nel verso. Di modo che 
'la lettera che di presente ma nra non era quella che re- 
golarmente scriver doveasi dopo dell' «p : perchè qae« 
gli elle esaminò il papiro intero , o 1' amanuense stesso la 
corresse mettendovi sopra la lettera che realmente do- 
vea esservi. Per siffatte osservazioni ahbiam noi letto i^a 
r4>f, in vece di «pa^ tttv. 

Ma combina poi questa intcrpetrazione con le regole di 
'filologia greca , non che col senso esposto «nella colonaa 
intera ? 

Essendo due le voci che ci occupano , e' kiterterremo 
|>ria sul verbo «p» , ìndi sul fdof. 

Da^ greci vocabolari emerge essere sUti gli Attici soliti 
a contrarre i verbi che nella terza persona singolare del 
presente dell'indicativo terminano in mi , per la semplice « 
lol iota sottoKriito. 



69 

Jle feste popolari, pubbliche .piegbiere(a). 

Di modo che non reca- le quali- si profferiscono 

uuonore al u^me tulli i. col canto, (b) E (e) 

pi^rciò (d) è . chiaro (e) 



Per aDa tale ragione la teraa persooa />si ngolare del 
f>rescote deiriodicativo di «pa«> « in luogo di scriversi «f««c 
psò iarsi s^fi^. £ quindi o si vuol supporre che Filodemo 
per scrivere V »f* yì avrebbe dovuto sottoscrivere il iotai 
pure cbe egli avesse dovuto porre questo >io/;flr , in fine 
dcUa parola , io vece di sottoscriverlo ; per Io sistemai 
d« costui pratic|itaiielle4>aroU , le quali debbono averlot 
sottoscritto. 

Nella prima, ipotesi, è da credere che non si sotto- 
scrivesse il ioia perchè j4t{icijota non suòscriòunt (f). Nel- 
la seconda , è da richiamarsi alla mente dell'erudito leg- 
gitore quel costame ^lUìco «per: lo quale questi, popoli, 
erao §olitì distogliere, il. io /c| alle parole iacui esso eravi i 
aò/a/iónesU/efae JQia Atlicotumjmnt propna»,[a). 

Premesse cosi Xatte idee .non crediamo esaminare di 
vaqtaggip i vocaboli anzidetti,, poiché questi osservansL 
Dell'originale in piQdo da^nonpptersi ri vocare in. dubbio. 

(a) Quai cosa, dichiarò Filodepuo. colle, voci di t(^ 
h^^09unf ? Queste, parole- sottiotendono i loro sostantivi , né 
mica l'ariicolo t^/può rapportarsi al dvìfto^ia^v- La sintassi 
regolare di£3se sarebbe. f<i9 {ììUi ^r^y^^wy tigo^vt musicai j?o^ 
plenum 9acror^m^ 

(b) Le parole di qua^^ cum canta ptìoferunÉur noa 
leggonsi da FilodeiQo esposte, n^l greco papiro. Per tal 
motivo conchruder deesi. che T Epicureo con le voci di 
^ ^offidoy. f«fa>y intender volle tanto quelle feste nella 
quali accoppia vasi acconcio canto a regplar melodia; 
qoanto quella in cui o le grida popolari costituivano pii^ 
tosto frastuono strepitosa > a cantayasi jBenza musicale. ac-{ 

(t) Vtdi le noie anfecedenti. 

(s) GraminaUc. d<L dialcct. Attic. bit. et Coùntl». de eod. ad 



ojmpagnameuto , o fìnalmciUe di queslo usavasi senza 
òhe alcun mollo si proaunziasse a luuu di musica od au- 
che a voce piìi alla, 

(e) Polrebbe la parlicella km rilcoersi come riempi- 
tiva , e perchè supervucua et x«f conjunctis apud eos : 
€i hiijus infinita exempla est invenire , slatini in tertio 
est videre hoc utentem Thucididem^ aitenim eie. (»); e 
perchè quesla supposizione maggiormenle combina con le 
rimanenli parole del periodo 

(d) La parola greca rendula dall'inlerpetre per ideo e 
rovr®. 

Or siccome ne' vocabolari greci leggesi che gli scrii- 
tori di quesla lingua usavano r«vrif) in senso di Sia rovro(ea 
de causa y eam w rem,^t» xomto) cosi forse rinlerpelrc ri- 
tenne che la parola in disamina fosse malamenle scrilUj 
e però confuse il rour<u del papiro col ravr») dei dizionari j 
traducendolo per ideo. 

Essendosi per aliroFilodemo nel papiro giovato solo 
di quelle licenze di cui servi vansi gli Anici , e non lrov«n- 
dosi Ira queste indicato alcun caso dal qaàle poiesse de- 
dursi che si adoprasse il roor<p come il rAvrfi^ael signiGcalò 
della proposizione di ^*' ro^to } -cosi ' difficil sembra il ere - 
dcre che l'Epicureo avesse scambiati cosi falli -dativi. Né 
può imaginarsi che per error dell'amanuense fosse scrino 
per ornerà ciò che esser doveà e/a; porche il papiro legge- 
si correli© ne' luoghi dove era n vi errori. 

Che se ad onla di tali osservazioni sr ammeitèsse con 
l'inlerpelre , che la voce róvr» fosse dalivo singolare allora 
fnrem noiare che se Filodemo avesse voi ulò servirsi del 
dativo avrebbe scritto TÒ}>t6)t e non fo^xó^'^ poiché ifeirintcro 
papiro quando adoperò un dalivo cui comuneoCiènlè sot- 
toscriver solcasi il iota; segnò in vece questa lettera alla 
fine della parola Y. g. taoc ^vro(Aà>i (a}«- 

Or siccome gli Attici solcano togliere 1' ultima conso- 
nante a ciascun caso , se era questa un v .* per ««tóko^yiv ii^ 
terae ^ ut »X\o prò «tXXof x«Xo' prò k»Xo)» etc. ; quindi è 
facile che il nostro Epicureo in vece di scrivere fOì>f»v scris<^ 
se ToOf» profittando di cosi fatta libertà degli Anici. 

Laonde in luogo di rendersi ideo polrebbe la parola 

(i) Corinfh. de dialect. AtUc. Zuioger de codéni. Ql 

(a) Vedi Col. XXIV. 36 ed altrove; e la no>lra lettera a Ludwig. 



71 

oov icore, ^icoLpAXAMBaye^ 
rxi Sioi'icèiCQiHuevay //*- 

pregiuilìzii sopra dì que- ne ciascuna specie (a) 
sia; e quei cosUimi che di musica , né ciò che 

una Tolta per tradizione 
conoscemmo (b) esser- 
si frequentemente, (e) 

rnci» tradursi laiorum rapportandosi al nome di dv)fAocr(«>y. 

Ci riserbiamo di presentare la inura traduzione del 
periodo compiuto nella nota ultima di esso. 

(e) ?ìclroriginale e nel supplemento (|;reco non sem« 
Ita potervi essere alcuna parola corrispondente al paUi 
deli' iQlerpetre. 

^^) La. voce «i^os.fu resa dall'interpetre per speciem. 

Da' cìaisici greci emerge che i diversi sistemi mu- 

cicali erano indicati col nomedi^/i0r< di musica e non 

fiÀ di specie ; per cui potrebbe assegnarsi altra interpe- 

taziooe al vocabolo «(^. 

^'on v' ba dubbio che questa alle volte fu usato da 
quegli scrittori a denotare species ; ma questa voce indica- 
va talvolta IDIA ( c^A. seu «i$s»). E però Aristotile chiamò 
<(^n quelle forme delle cose che dirsi possono^ secondo lui> 
enempii d^ simulacri e delle imcigini : m s(d««i luu ra fané 
ons» w9faZétyyLakx*exemplares rerum formas quas idecaap" 
pellani, velati simulacrorum.exempla imaginumque, 

lo seguito di queste osservazioni sembra aver Filo* 
demo rammentato le opinioni o le idee che si ban da cia- 
Kuuo circa gli effetti. prodotti dalla musica praticata nelle 
cerimonie popolari. 

(b) Al verbo greco «'Ap«X«(ij3ayer»c l' intcrpetre nelle 
Jue sue traduzioni fè corrispondere la frase latina ; tra^ 
diliorte acoepisse. 

Nel rigor del termine, pare che dovesse quel verbr> 
considerarsi come terza persona del presente dell' in- 
dicativo passivo, e rendersi per accipitur a majoriòus. 

(e) La l'rase greca ^ix^^^o\y\\i.i)fm jawX» fu tradotta 
AàìV inlejpelre i>er factiUtJum* 



72 

deesi crede re essere pra- fatto dagli anticlii (a) 
ticati non da tutti , ma 



Neirorigioale all' incontro in^ vece di (&«' leggesi con 
chiarezza aX. 

(a) La voce greca supplita dairintcrpetre in questo 
verso è «r«X«»y. 

Cosi ialto supplemento potrebbe rivocarsi in dubbio, 
auarora si avesse riguardò «igi' indizi che leggoosi nel* 
iVoriginale. h* intero verso nei papiro osservasi coti : Im^ 
manca una lettera ; indizi* di un iota o di lui ypsilon , 
asta dritta che dir si potrebbe di tappa., di iota , o indisio 
dì V ; mancano tre lettere \ «Mryy mezzo omega , manca 
mia lettera oltre del mezz'cinema j. ed. in fine gì' indizi »di 
kappa seguiti da at. 

Ci^ posto, giusta le nostreconghiettnre ritengbiamo che 
dica l'Epicureo; a^X* finoTo^s Snor^iv tmu ovxt 9ea ut rationi 
consentaneum est loquens , non. ete» 

Varie obiezioni potrebbero farsi aLsupplemenlo di 
ciascuna di queste parole, che noi parti tamenic esamina!* 
remo nella presente nota. 

Or siccome le lettere componenti la parola «XX* co» 
chiarezza osservansi neirorìginale perciò nelle, nostre osser* 
vazioni ci occuperemo del solo sigoificaio da. assegnarsi a 
cfuesta voce» 

Non v' ha dubbio ' che da' Greci usa vasi-' 1'* avverbio 
oiXXa nei senso medesimo nel eguale i latini . servivano! del* 
rovverbio temen , quamquam^ nou e> meavero peraltro 
che nel periodare Attica superfluamente« usa vasi dell' «XX» 
abundat ergo •saepius aXXa/ ut'apud u^ristopkanem etc. (i)^ 
Per altro con ambe le traduzioni T avverbio *XX*.cona« 
bina con le nostre conghietture» 

In quanto all' si«ord9f : dagl' indizii che 8corgon«i pò* 
trcbbe , a parer nostro , supplirsi puranco ovk oiah non as* 
militer. se non che questa seconda cooghiettura non com* 
bi na col senso esposto dall 'Epicureo ne' versi p^ecedeoii e 
seguenti. 

(i) Ziiiogcr de dialect. Aftic. Q.> 



-^ viro ir»yra5N AAAi viro t«- 
ycov; xtf(^ov$ ) xae mh9( yuy. 



7?' 



solo dj pochi Greci , ed ( non pure (a) dà luU 
il determiiiaie occasioni, ti| ma da alcuni gre* 
e che ora si . eseguono da ci , ed in certi detenni- 

nati tempi (b) ) e-cio' 



ih qaaiito al ^^^, di cui iielF originale osservasi l^t: 
» Beta' o/vftfjfa non è da tacere che quantunque da' vo- 
cabolari greci apparisse esservi il verbo Xiiya>i pur lotta-* 
Tolu per maggiore cbtareeaa del senso siam ricorsi aduii- 
Aiticismo. 

Coi verbo Xnr»', giusta i migliori dftionarii greci, di-, 
chìarar voleasi ciò che i Ialini diceano cesao^ cesaare/hcio, 
Ì€imo. Or sìocome un tal significato noti pare che conibi- 
tia>ie col senso esposto nel rimanente della colonna ; cosi 
noi abbiao ritenuto cbe la- oMog rafia degli Attici facea 
uMre M^euo dell' eia- in.queicasi ne' quali regolarmente 
trrebbe dovuto «ori versi VepsUon ^. g. iqJì^j^v per «^«fAn^ 
etc. (i); ed abbiamo però considerato il verbo ^^/«v come 
osato da'Fitodemo in vece di ^yw dicens. 

(a) 11 Tuut pare che no» dovesse tradursi^ perchè a3«i»- 
ili Moepùu- apud'Aitieoa^ 

Kella presente-DOta- non crediamo essere fuori propo* 
lito per maggiormente asti curare che Filodemo usasse dei 
àakito Attico 1' avvertire che costoro solamente scrivea- 
00 wf^ per oo ^ iwqgf > per* yM..{a) etc . 

In fine ci sembra- che nell'originale non vi fosse air 
tao segno dì parentesi , come l'in^erpetre ha snppostOi e 
cbe nei papiro e* nel supplemento greco dell interpe- 
tre non sievi alcun vocabolo -corrispondente al lamen della 
tposiiione d^ lui. 

(b) Le parole «*t» syiouf aaipov» furono tradotta dalt 
i'iaierpetre certia temporibuè, 

(t) Zttfflger ibid A- 

(?) Zaioger. ibid.. Mi . 



uomini che per buscar che (a) ora si fa • (h)-; 
c^anaro adaltano i tuoni da mercenari uomi-'- 

ni (e) e eoo voce moU 

Ciò non pertanto j noi siam di opinione che qoesta < 
proposizione dovesse rendersi propler quasdam occasiotiea ; 
poiché Filodeino sembra che avesse voluto dichiarare in - 
ifiiesl' inciso: che se bene si dicesse che ne' tempi andati ii> 
adoprasse la musica nelle cerimonie sacre ; pure serviroo- 
%\ di essa pochi Greci ', i quali la praticarono , perchè •■. 
costretti da cirttostauze imperiose cui eglino non potette- 
re opporsi. 

(a) Sembra che in questo luogo fos»» lecito di uoti tra • 
durre il xjr sì perchè il seuso è maggiormente chiaro in tal* 
supposizione « come ancora per lo ragioni espresse nella . 
nota a a pagina antecedenlcf. 

L'interpetre per altro dopo del km supplì jaV'»' e li 
spiegò , per quodque,' Neil* originale dopo del wu evvi 
lo spazio per quattro lettere , p^r ctiiaboiam letto «>«tv^ 
od oùdu,- 

Or siccome nella prima supposizione non vi sarebbe 
spazio per lo iota clic Filodemo scriver solea alla fine 
de' dativi singolari ; cosi amiumo meglio di attenerci alla 
secouda nostra congbiettura ; e però potrebbe la particella « 
»9xi rendersi per iici ut , quemadmodum ^ ui quidem etc 

(b) 11 perfidiar della sposizione dell' interpetr^ non > 
evvI neir originale e ne' iuppiemsnti greci. 

(e) 'Per ben giudicare - delie varie coughictture che 
iur si potrebbero su la parola dà supplirsi invece di mifòp»^Ma^' 
tf mestieri di por mente agi' indizri che veggonsi nella la- 
l^utia ed all'ampiezza dello spazio che vi si osserva. 

Neir originale dopo della parola (A(aOd»ra»y leggesi un 
al/a scritto nello spazio tra questo verso ed il superiore) . 
in modo da potersi dfr correzione della lettera scritta dal- 
l'amanuense del papiro dopo del mentovato v; evvi poscia 
la mancanza di duo altre lettere , qual' ora l'oiser queste 

(0 Zuingcr ibid. Q* 



75- 

]HCCole, o pure di una graDcle ; indi scorgesi un indizio di 
tnezz' alfa o di lambda ; poscia un' asta da potersi dire 
pure indizio di alfa o di X; poscia a?»' ; quindi un omega 
corretto sulla lettera immediatanientc dopo dei «e ^ la 
quale ora manca ; ed in fine Jeggesi un yy 

Ciò posto, allontanandoci dalla supposizione di avdpdD^fdjy 
perchè prima deli' omega l'indizio non è di p ma di alfa 
cfò'ìlamòdà , molte parola possono supporsi io tale nozione 

Tra le varie voci vi sarebbero quelle di «AflKw^rajy. 
(i>U«4. aspeciu splendidus), «yaMTA^y ( Mysoitos caprlnos 
hahem ) , mi^»^fàsif ( «ìao»*^ aanguinarius , sea sangui- 
iteum aspec£i4m hctòens ) , aliuo^ti» ( a\M>ftù>^ erro canta 
oculis) ai^XaMemp ( ««Xdjwtf»? fistulae instar oculos haòens) eie. 

Se bene ciascuno di questi vocaboli beu combinasse 
col rìmaiieote del periodò, perchè ognuno di essi dichiarar' 
|)otrebbe ana qualità df cui cosiffatti mercénarii eran 
ùr aiti , pare noi abbiamritcnutÀ in preferenza l'ultima 
dtile ricordate parole , perchè il nwnero delle lettere che 
U compongono maggiormente adattasi con lo spazio della 
coloiraa , e corr l' indizio che atitecede Vomegci , il qua*» 
le è con maggior probabilità di X che di alfa* Ammes- 
sa questa conghiettura creder si dovrebbe cl*e Filode- 
mo avesse dichiarata che quelli che adunavano i tuoni 
2Ì\e parole erano inerCenarii e che questi aveano-glt oc-- 
chi di apparenza diversa dagli altri uomini. 

TaoCo piìi-'che gli antichi per offendere altrui solcan- 
ti assegnare qualche epiteto cor cui deridevasi la cou- 
Ibrmazione degli occhi.- 

Arhillé^' i irla Iti per' vilipendere Agamennone , appo 
Omero y lo indicò *coÌ*nomc di uomo che avea gli occhi 
come quelli de' cani ( aw'*)** (i) ). 

Vi sarii non per tanto chi argomentasse là insussisten- 
u della sopraccennata rrostra congHiettura , dacché non 
ubiamo nella nostra esposizione italiana espresso 1 '^oX-w^rwv 
da ooi supplito. Abbiamo trascurato all'incontro di volga- 
nzure in italiano l'aggettivo greco in parola ; poidié que- 
Mo Qoo è ciie un epiteto di disprezzo, di cui usavano i gre* 
^ ne' domestici discorsi, e reso in italiano non ha quella 
Sergia e quel scoso del greco parlare. 

(i) Ì\l9é, A verso iSg. 



fi»s Y,»rx Toy A07oy .iTjXKJ it^ 

aVeiiUoifinli che prof&rU to lùiisureggiaate (a) 

periti a strepitare (b) 
induiTe ragionevolmen- 
te (e) ad adorar la divi- 



(a) Lab parole mulium kucivierUì voce para che non 
potessero in modo alcuuo supporsi aell' origiDale e nel 
•ttpplemento greco.* 

Che anzi siccooia la parola greca tradotta dall' inter« 
pctre per nuUtum è «fì^X*", cosi qualora questa , seguendo 
r-.]'nterpctre | considerar si volesse come- avverbialmente 
posta, ci sembra che unir si dovesse al verbo x%^nlwtt 
tenia rapportarsi a' sostantivi non espressi nell'intera co- 
lonna. 

Finalmente Tinterpelre spiegò T f (ie^sipiAf per /»e/t/ot. 
Siccome questo è genitivo singolare di un nome tostanti* 
vo; l'ùbbiam però spiegato per periiia.- 

(b) L'interpetFC nelle sue traduzioni espresse il verbo 
f«ftnC<n^ per lo latino persirepere^ £i per altro nello sue 
note dichiarò -che questo verbo venne* adoprato da' Greci 
musici cum eumdem aonumpluries iterarsìU j sive cum 
o/« cancreni {quod proprie \uk\e{u^¥ adpellaòani ) sive^um^ 
organa pulsarenL Ciò posto se con essa dichiara vasi il 
ripetere ciascun tuono , un lai replicare non sembra po- 
tersi indicare, per io latino di pereirepo i poiché eoa 
quel verbo da' latini dichiaravasi il xomorio senza regola^ 
non già quel. suono procurato dalla dolceaza di^ben or«* 
dinata moiodia.- 

(e) Le parole greche che corjpispondeoo alla latin» 
di raiionabiliter è uafW'^oyoy* 

Non v'ha dubbio potersi questa frase render nel qiodo 
ritenuto dall' intorpetre ; ma non è poi men vero che può 
essa non considerarsi avverbialmente \ ed allora è da tra- 
dursi aecundu/n sermonem. 

Laonde siccome nell'originale greco le voci in esame. 
Ifggonsi prima del verbo T^ypytiY , cosi potrebbe il .>i*t^>. 



77 
sconsi.Per cui essendosi nità: e principalniente(a) 



lit)^ rapportarsi alF inciso antecedente ^ e precisamente 
ti verbo M^nC«ai 

Io questa ipotesi iIhata Xoyoy sarebbe da rendersi se* 
tondo ii discorso \ e col verbo antecedente cosi Filo- 
demo ebbe io mente dicbiarare che quei musici sape* 
vano additare a ciascuna parola il tuono musicale pik 
proprio. 

(a) La voce latina di praesertim non sembra essere 
indicata nel testo e nel supplemento greco per IMnter- 
petre stesso a canto alla colanna. 

Forse egli credette di dover cosi tradurre il {mXìm» 
«tritio al comHiciametito del verso ; ma sembra che aiior- 
f^uando il comparativo di cui è qui parola, trovasi -ac- 
t:oppiato a\ dativo "«roXX^» va tradotto per /ni/^o magis e 
per lo pia oca tale frase vien seguita da akro compara- 
tivo ^f), coa»e nel caso presente. 

Taion -ci objctterà 1." che , per tradarsi secondo que* 
sta conghiettora , il m^Wp dovrebbe precedere il iaaXXov, 
^l.'che il «roliXi» non è perlettamente scritto in segaela 
del fuiIXov , poiché per meato sonovi le particelle o^s x^r. 
Per la prima è probabile ^be atticamente Filode* 
mo cambiasse 1' ordine regolare separando e trasponen- 
do parole che differentemente ayrebber dovuto esser col- 
locate : acddii quandoque , ul ki , quod praecedentU 
mtmhri fuissei , posteriori nuUa , sui parie mulatum, Ai^ 
Hee inseraiur : ut ttc. {si). 

Per la seconda, le voci ys ^ debbon considerarsi co* 
me inutilmente replicate perchè gli Attici : mirum in 
modum amasse '^fó^Asatìf rov y< (3) e »m saepius ahunda- 
^t apudAiticos {4)* 



(t) Thesaor. ling. Graee. Bear. Ylepli. voc. f/taXXov. 
(a) Zoingfr de diakct. Attic. «S*. 

(3) Zoioger. de dialect. Attic. /• 

(4) Ibid. Q. 



ovo$ d-yi^s ytyfOfAcTiug j Tixt 

xYjj y\óY\ nPos ys rx iepjc 

costoro rendili! più ve» essendo (a) oggi (b) sìa 
nati si èhaiidìta la musi- molto ina<miore la ve* 
ra dalle cose sacre , in naiilà degli uomini (d) 

e costantemente già ab- 
biano (e) caccialo l.i 
musica dalle cose sa- 

A 11*1 neon (ro se bene (ìloiogicanoente qacsla interpe* 
Irazìone del moX\» paja probabile > pure non io è cosi ai* 
loiquando si pon mente ai sislepia serbalo dali' ama* 
nueiisc del papiro. 

Da cosi la Ilo esame emerge che nello scrirere il daliro 
singolare in vece di inellervi il ìola sottoscritto, costai io 
pose alla fine della parola ; per cui non dee ritcocrsi che 
>1 «roXXa^y senza il iola in fine, fosse dativo > essendo tacile 
ilie sicsi tolto il V per «#<>xo«irjy , e siesi scritto *o\}m 
per ^o\^(rv , in questa supposizione è da conchiudersi che 
Fìlodeino, rammentando dell'ingordigia di alcuni musici^ 
avesse dichiaralo che per la venniilà di molti , la masi- 
*isi si rese comune e si disusò dalle cose sacre. 

(a) il participio yivoy^yr^i fu tradotto dall' interpeire 
cum 3ÌL 

potrebbe questo nome rendersi per /oc/a conside- 
randosi come ablativo latino e rapportandosi all' <i»vfjK 
suo sostantivo. 

(b) La parola fiorlie non sembra trovarsi ne' testi greci, 
(e) Poiché nei supplemento greco e nell'originale 

non leggesi alcun nome dichiarante T idea di iu>ntini% 
perciò non può assicurarsi ,se Filodemo avesse affermata 
esser cresciuta la venalità degli uomini in generale \ o pure 
avesse rammentato de' musici particolarmente. 

(d) La parola latina è repudiala , espressa in greco 
per quella di «'^pi^nfjfavyj?. 

Pria di passar oltre è d' avvertire che a causa del 
sìstrnia Attico di non soltosrriverc il iofa , nell'originale* 
non trovasi questo sottoscritto alla parola in disaniiu.'ì. 



79 

modo di Terso affaUo da ere, e non Ja rkeva- 
qucllo praticato negli no se non negli spet- 
speltacolì. Che anzi an- tacoli (a). E (b) ne- 



(a) La «sposizione dell* interpetre è coDcepita cosi , 
et nannisi in spec/acuHs recipiant. 

Forte quei dotto tradur volle 1' odov per et. É da 
oiiervare però che qua l'ora omv rinviensi unito al fitj,deb- 
boDo queste voci rendersi per dumiaxat non , eo excepto 
quod non ( non così ). 

li verbo rtcipiont non leggesi ne* supplemct.ti greci 
e nelU traduzione marginale : pare che r interpetre per 
maggior chiarezza T avesse aggiunta nella sua esposi - 
ùoue. 

Ole te altri ci dimandasse perchè ci siamo nella 
nostra iradozione troppo dilungati ad esporre la idea che 
emerge dalle parole componenti questo periodo , noi 
riipooderemo che ci siam cosi comportati perchè dovendo 
narrare in italiano le proposizioni da Filoacmo manifestale 
io greco abbiam voluto presentare a' lettori le idee con la 
maggior chiarezza possibile ; riserbandoci poi di dare unu 
traduzione latina esatta dell' intero periodo secondo le 
brevi isonghietture da noi manifestate nella presente opera 
in fiue della illustrazione del presente papiro. 

(b) La espressione latina e della sposizione dell' in- 
terpetre è atqui. Le parole della traduzione marginale 
SODO imo ettam, 

Ma> se non ti vogliono ritener le particelle di aX>» 
^^ KA come riempitive ne* periodi Attici , ci sembra che 
debba a queste* corrispondere la proposizione guìn tm- 
'no ( e^e ant^s ) , giusta la spiegazione che di tutte e tre 
QDite assieme ne danno i migliori vocabolari greci. 

Finalmente ci piace conchiudere la presente nota 
con avvertire che sotto al cominciamento del verso vede* 
*iì'o6e/o. Per cui osservando il chiarissimo interpetre che 
^'avverbio «>X« è preceduto da uno spniio a bella pò- 
*^* rimaiovi dall' amanuense > egli ha ritenuto che da 



5 



a 



ti irXffjrri 5oacs ouxi tììn fie- 

iicaniente il massimo gli aRliclii lempì )a 
sfo^vgio de' più celebri massima parie (a) an* 
sjMsUacoli non consistea cbe (b) eie' più illu- 
stri (e) spetlacoli (d) 

•qarsto punto incominciasse uh novetlo perìodo che in 
ilaliano dir si dovrebbe punto e da capò ft). 

(a) Le paròle latine della s posizione dell* in terpetre 
sono celeòerrimorum etiam spectactslorum maxima pan 
rtpquaquam in cantiòus et insintmeniorum co/tcenfiòU9 
conafaixiL 

Sul proposito che non usava»! mollo la ransica nelle 
fanzioni classiche i'ìnterpetre con «oa sua crtaaione ri* 
chiama il lettore all' esane di ciò che egli wem disoo- 
strato nella nota al verso L della colonna X. In qnetta 
si dice : die il poeta spesso introdusse usi nonetti ndU 
cose musicali ; perclìè ridusse in forma di ditirambo quei 
\^rsi giambici che fino a' suoi tempi soleansi raf^jrssen» 
tare y ed adottcntdo la cantilena assegnò nuovi Uiom di 
musica a tale componimento, 

rSelIa nostra versione abbiam reso la voce greca toon 
per Guella di sfoggio ; poiché sembra che con late parola 
Filodemo indicare volle quelP operasione con cui gli al- 
tori di ciascnno spettacolo offrono le varie rapprescmUiio» 
ni o le differenti giostre {praeMto(2) y 

(h) Non pare che a canto al nome celebrioFUm vi 
fosse ne' Cesti greci e nella iraducione marginale una voce 
indicante V etiam della sposizione alla frne del volanew 

(e) Siccome le lettere componenti questa parola greca 
sono infinitamente rose ed oscore; cosi noi limitandoci a 
tale osservazione abbiam seguito la opinione dell' inter- 
petre in qnesta parte della colonna. 

Ciò non per tante ci piace avvertire che forse par 
error tipograBco invece d'imprimersi «o^\>fftyi)r«»y ( multans 
decantatoram ) si scrisse ^o\\}\pr^xm9 dall' editore. 

(i) Tedi saggio m ìm Seniografia Pari. II. cip. !• 
^a) Vedi Tradvxiooe BBargioalc dclf intcrpctrc. 



a:$ KAI Tov dévpaiv , KAt to\j eE- 
ATOT ^ X0CI TOT egAxpOT , Kfltt 



ne carmi e nel suono 
degli istramenti . • • 
Or siccome a* tempi 
del nostro Cinico nei 
pubblici spettacoli usa- 
tasi della melodia^ così 
è probabile die Dioge* 
ne colesse dimostrare le 
virtuose qualità di es- 
sa sfacendo vedere che 
in quelli vi fosse qual- 
che cosa di maestoso. 
E quindi è facile che 
egli credesse di provare 
una tale verità col di- 
chiarare che le parole 
greche indicanti tea^ 
rio {peciirfw)e spetta^ 



non consisteva (a) ne* 
canti e ne' concenti de- 
gli strumenti , così (b) 
che &£(3^fSty osservare^ 
e di &£xro\j , spettato- 
re , e di teatro ^ e si- 



(A) La parola speetacidorum fu dall' interpeire nella 
tradoxioDe margiaale ÌDdìcata p«r la voce di agonum* 
Entrambi uli vocaboli non leggonsi ne' testi greci. 

(a) Essendo l'interpetre persuaso che Filodemo ser- 
vissi del dialetto Attico dopo nn ou vi aggiunse le let- 
^e XI E così sappose V attica locuzione di o^xc spesso 
asau da Filodcmo. 

(b) h9L voce latina itaque fu dall' interpetre nella 
tndiuione marginale indicata per ita ut. 



82 



COLO ( OèOLfji») derhasse- miti nomi impano alca- 
ro dalla parola Osiov ni dal nome ®i05 de» 
{divino) \ quasi che per rivano acciò che pro- 
questa ragione i teatri^ vino la musicarla quale 
e gli spettacoli avesse- da prima servisse alcul* 
ro alcun che di divino, to divino ne^soli iempj^ 

allor quando poscia si 
fosse introdotta né* tea-- 
tri fabbricati , aver ad 
essi comunicata il no- 
me divino. Imperocché 
ben (a) potrebbe dir- 

E poiché nell'intero periodo non osserva n si che po- 
chi indizii di talune lettere ; cosi molte possono essere 
le conghiclturc tanto sul rimanente del periodo ^ quanto 
su la interpclrazionc dell'US x«(« 

(a) Tutto il periodo antecedente e le due prime pa- 
role di questo in esame si son supposte dall'intcrpetre 
negli ultimi tre versi della colonna iV> ciascuno de' quali 
non può esser supplito da un numero maggiore di ventu- 
na lettera tra cui alcune costituir dovcano parte delle par- 
ticelle riempitive Attiche adoperate da Filodemo quasi ad 
ogni verso. Per cosi fatta laguna noi seguitando le nostre 
conghiclturc abbiam creduto esser altra la idea esposta 
ne' tre versi in parola. 

Abbiam quindi opinato: che Diogene > appo Filode- 
mo I avesse dichiarato che i pregi della musica conosconsi 
principalmente quando si osserva che questa si adatta a 
que' componimenti <5he rappresentansi in luoghi i coi 
nomi derivano da quegli onde nomansi le divinità o ckò 
che loro si riferisce, per esempio Osar^ov ( /eff^M)L.)je..^nK 
( spettatore ) da dfio$ Dio. 

In riguardo alle due prime voci del secondo periodo di 
che ci occupiamo queste non Icggonsi nell'originale greco , 
per cui possono rivocarsi in dubbiose ritenere che in realtà 



83 
COLOiNJVA V. 

£na;yo/xaad«x( ♦riaer aw ris , 

Se taluno credesse che si (a) dal verbo ®Bty, che 
dal TcrboOfitv derivi flfio)- suona co/rc;re , essersi 



Doo si sia per epiteto dato l'avverbio di recie airetiraologia 
delie parole Ssarpoy eie. dedotta dal verbo 6siy. In quanto 
al Terbo 9i)««c j giusta il supplemento dell' interpetre , 
naocante di nouiinativo, abbiam creduto che Filodemo 
io questo luogo rammentasse delle proposizioni del Cini- 
co^ poiché tale teorica era sostenuta da Diogene , secon- 
do ciò che l' interpetre a lungo dimostra nelle sue note 
al verso primo della colonna V. 

(^a) Le parole greche rese dall' interpetre per alguì 
posset aJUquis dicere eiiaTn sono: e^osvoyLaaòau ifrrflit «v. Se 
liba riguardo all'originale pare doversi differentemente 
ioterpelrare le voci di f*i(sst «y. 

£d io vero nelT originale dopo di fl«ro5vo(i«tf6«i osser- 
vasi «n^;ìndi l'alfa corretta ad «i, perchè questo dittongo 
è immediatamente scritto su 11' alla ; poscia un indizio di 
omicroD o di e e fiualmente ri$. 

Sembra quindi potersi leggere ofv]tf«i 6 vi. Ma , ci dirà 
taloDO, il futuro primo attivo del verbo oiod e otas) non 
giàanyxd», come si pretende. Non v'ha dubbio che da' 
vocabolarii greci emerge essere il futuro primo d' of*^ octfa» 
e non già enfi». Gli Attici all' incontro eran solili di 
formare il futuro primo di ciascun verbo dclto barilo^ 
no come se il presente di esso fosse circonflesso; v. g. 
scrìveano il futuro del verbo OsX^) OsXY)(7a» non giù òeXan ^ 
il futuro di AX«gdD «Xsgvjtf» dall' inusitato aXiì^iQo etc. In 
quibusdam baryionis formatur AUìce fulurum more cir- 
cumflexorum : vel quod ipsorum praesens quondam fuerii 
eircumflexum (A 

Gò posfo é iaoile supporre che Filodemo avesse scritto 
il futuro primo d' oios l'ormandolo dall' antico ws®. Tanto 
pia che Ja esistenza d' un cosi fatto verbo antico fu ri- 

0) Zotofcr. de dialect. Al tic. « 



^4 

HflK Toy 6ÉaTY\y, k»c to 6«*^ 

f fty I egli non si allon* fatta Qeoofeiv (a) ^ oj. 

servare^ e ©eanfiy jpe^- 
^a/ore , e Se»rfoy^ (b) 



conosciuta anche dagli altri scrittori greci , iti guisa cbe 
la maggior parte de' tempi passivi del verbo in quisUo- 
ne trovasi formata da oteoyim non già da otoyiM^ 

Del resto non crediamo interteaerci maggiormente s« 
le parole ot*r\^tt 6 ri*$, poiché queste osserva nsi nell'originale 
in modo da non potersi riyocare in dubbio. 

(a) Se V intero papiro non fosse corretto da pili per- 
sone bisognerebbe conchiudere che l'amanuense erronea- 
mente avesse scritto r$»p9ty col f in vece di scriverlocoll. 

Or poiché nell'originale osservasi un omicron con 
una lineetta attaccata alla circonferenza della parte sa* 
pcriore, in maniera da ritenersi che da principio vi fesse 
scritto un omicron^ il quale poscia fu corretto a tau^ però 
è facile che ciò si sia praticato da colui che rilesse l'ope- 
ra , perchè : jétiici mutanl in f ui xoXoxuvr» prò koX«- 

Né può opinarsi che diversamente abbia da leggersi la 
parola 6«(»p<iy perchè è questa chiaramente espressa nel 
papiro originale. 

(b) 11 supplemento delle parole dichiarale dall'i»- 
terpetre per um xo Otarpov è tale da suscitare diverse 
conghietture in quanto che sembra che il /ac simile nel 
volume stampato, il supplemento greco dell' interuetre 
e r originale Ercolanese sien perfettamente discorai tra 
loro. 

Noi però descriveremo pria le lettere incise nel fac 
simile ed indi discorreremo l' interpe trazione dell' origi« 
naie. 

L' intero verso nelP inciso leggesi : xoc fov dsuniv ; 
manca una lettera , poi o^ro ÒUtt ; e quindi potrebbe 
leggersi H^ rov 8«arv)y »' amo (or* a^to ) .dX«a. 

L'interpetre supplì xai rov òsanjy xm ro d<»; trascuran- 
do assolutamente il lambda inciso prima dell'alpha. 



85 

Ifeir ongimle dopo del òt»rrfif manca una Ictlcra ; 
mdi due ìudÌMi di alpha ài Jamda o di della ; manca 
id' altra lettera , un v , omicron , ed indi un lambda se- 
raito da laguna nella quale possono supplirsi una o due 
ktlere> perchè il verso può noire un poco prima od uà 
poco al di là^ 

Laonde noi abbiam letto xom «v o\w ; perchè sembra 
che lo spazio ed il numero delle lettere > giusta un tal 
■ostro supplemento ^. ben combina con lo spazio e col 
senso del periodo. 

In ouesta supposizione sarebbe dà ritenersi l' tv posta 
tTferbialmente cum variis dativis locum adverbiiobUnet{\) 
fotrebbe supplirsi oXdJj ed allora dovrebbe ritenersi -, es- 
ter stata qaesU preposizione adoprata in vece di a^^ (3) , 
id esprimere l'avverbio tfyyo>«5. Ma nell'uno e nell'altro 
caso fa tradlizione è sempre di omnino , in summa. 

Ma quale sarebbe la interpetrazione delle lettere di 
<lpw w di cui le prime compongono la parola 6«flirpn»' se- 
condo V inlerpetre ? 

Or necome nell'originale osservasi t^o} indizio di «> 
t»; abbiam» quindi supplito rpofr'ov in luogo di f|3oy ov. 

A creder nostro la lettura di questo inciso sarebbe 
w f> olds rpo^w (^omnino autem tropi sunt od est). 

Ciò posto come dovrebbe i Perpetrarsi la voce ffow'oul 
Senza dilungarci in superflue indagini y vogliamo spiegar- 
la con rapportare le definizioni stesse dategli da' classici 
scrittori, tra' quali Cicerone e Quintiliano. 

Di costerò il primo> rammentando della parola fpo«ro(^ 
conchiude: Omari orationem graeci putant ^ si verborum 
tmmuialioni^ua utarUur , quas appellant rpóirous , et sen- 
ttnUarum , oralionisque f or mia , quae vocant 9%y\yL»xtk (3) 
e/c. Ed il secondo : Tropus est verbi vel sermonis a prò» 
pria significcUione in aliam cum virtìile mutatio efc. (4) 
Di qui volendo il filosofo ercolanese opporsi alia ett- 
Bologia prodotta dal Cinico ed a quella proposta da'Pla^ 
looici y i quali assegnavano a' numi le facoltà d'illustri 
e di un moto continuo: Aio r4 iUv 'Imv ««Xouen ^ttfd to' IE46AI 

(1) Scapol. voc. sv. 

(3} Vide Henrio. Stephan» Thcsaur. liog» Graec. edit. Lond« 
iBsS TOC. «y e tfuy. 

(3) Cicer. Brut, seu àt dar. oratorib. XVU. 6^ 

(4) Qafutilion. loft, oial Vili. 6. 



86 






nrrebbe al cerio gran 
fritto da coloro i quali 
deducono cosi falla eti- 
niologia dal nome daeov 
più tosto che dal ver- 



speitacolo ( imperoc- 
che gli antichi spetta- 
coli consistessef-o nel 
corso (a) ) ; non (h) 
poi (e) // nome &sioy 
ha un che più comune 
con questi vocaboli^che 



Ov ycHp é<su rowoyix /Sxp^aptxòv ckXìJ òxficsp roTs deofs «^tftv dmd 
2u57v 7^«(AfAÀrfi)y roO Ò6xto<} xai' xov òdoytòi i^xi^ ovopiA xoiyòy(i)f 
Ilaqtie iiU hidis nomen est Jactum quod scienter profi- 
clscatur atque proceda t quippe motus cum sii animatus 
ac prudens. Non enim òaròaricum est nomen , aed sicut 
omnibus diis a theato et tu£ont£ ( id est spectabili et 
currente ) nomen tueos indiium fuit \ è facile cbc avesse 
dichiarato esser queste dedotte con sagacia , ma in realtà 
non sussistere , e così nei mentre lodava così fatti pen- 
satori platonici , rigettò le loro idee. 

(a) Tutte le parole nella parentesi racchiuse non 
leggonsi indicate ne testi greci e nella traduzione margi- 
nale , perchè supposte dalP interpelre , forse per maggior 
chiarezza del periodo. 

(b) Non sembra potersi ritenere 1' avverbio cw| 
perchè , secondo le nostre conghietture manifestate nella 
nota a pagina 85 , queste due lettere unir debbonsi alle 
altre antecedenti^ per comporre una sola parola. Né / met- 
tendo in non cale il nostro supplemento, può ritenersi l'av- 
verbio ov; perchè Filodemo nello indicare un tale avverbio 
vi ha aggiunto atticamente sempre ilx' 9 dicendo ovxi iu luo« 
go di o*j o di oux. 

(e) Circa il y«p potrebbe supporsi che superfluameo- 
tc fosse da Filodemo scritto ; perche i periodi attici di lui 
abondavano (a). Potrebbe pure credersi che fosse que- 

(i) PUitarc. de TmcI. Et Osirid. 1"^, LX. C. 
("j) Ztiiiiper ihid. (). 



8; 
KM r» Oe^fjLùLT» cfvifoLyeadoLi 

rr\s rtfif\g gygx* ^AyAAEAH- 

^dxt roDy 6ew ^ *XX' ov tyiv 

ìo&4ty ^ e dicono che il verbo ^ew. A tali co- 
gli spettacoli procaccia- se (a) potrebbe aggiun- 
no oflore , perchè ripe- gersi, noi (b) ai Nu- 
dasi da' Nomi. mi riputare grata la pro- 
posta degli spettacoli 
nelle sacre solennità 
a causa del loro onore 
(e) non (d) poi la mu- 



^ toWocftto con nn ordine differente a quello, onde re- 
goUrmentc avrebbe dovuto venir segnatoio sia in vece di 
porsi dopo dell' ««rt*otV(»y«i essere staio espresso prima. 

(ai La particella greca xae fa resa dall' interpctie 
per ad haec. A. noi sembra che sia da tradursi per pe- 
linde giusta gli esempi riportati da' migliori vocabolarii 
greci. 

(b) Le parole posset addere nos non sono in modo 
alcuno^ indicale ne' testi greci. 

(e) L' intero periodo, potrebbe fornirsi di differente 
Tersione. Pria di manifestare le nostre conghietture voglia- 
mo presentare agli cruxliti leggitori le parole delle due ver- 
>ioDÌ deli'intcrpetre. 

Di queste la marginale è concepita così: ad haec addì 
po$sei nos acceptum referre diis rnorem spectacula indU 
f^wdi eorum /lonoris gratia. L'altra: ad /laec addi pos- 
sei nos DiU adceplam referre spectaculorum indiciìonefn 
in sacris solemnitatiòus eorum honoris graiia. 

Or poiché l' interpetre nelle sue traduzioni non ba 
erbato l'ordine medesimo col quale nel greco leggonsi i 
▼arii incìsi f però abbiam creduto di esaminare in una sola 
Dota (fuesto periodo j ad oggetto di non recare maggiore 
Confusione alla intelligenza dell'originale greco. 



88 

Le [jarole greche di ftyivfi s>s%x ^xfi*\8Xif^M tdov òsa» 
furoii da costui rese : Dìis re/erre eorum honoris gralUt. 

Non vMia dubbio che Tavverbio «vcha costruir debbesi 
col genitivo ; ma talvolta può questo unirsi col verbo 
infinito , il quale fa le veci di genitivo y come gerundio. 
Taluno ci dirà che V infinito per essere in luogo di ge- 
rundio dee venir preceduto dall' articolo prepositivo in 
caso genitivo \ ma su di ciò può ritenersi che atticamente 
o poeticamente si fosse tolto T articolo dinanzi al ««^*- 
XeXT)^a«r. E supponendo cosi , la frase greca > corrisponde- 
rebbe air italiana , a causa del ripetersi da' Numi. 

In quanto alla voce 0<«fA«tft pare che questa fosse 
un accusativo ^ e come tale avesse da tradursi. 

In quanto alle parole «uv^y^jOat rvi$ rt^cns è da osser* 
vare che il verbo awjiy» trovasi da' Greci spesse volle 
usato per indicare le idee ad esprimer le quali gli anti« 
chi servivansi dei verbi augeo ^ conduco y compeilo (^i). 

Ci si obbiettcrà che il verbo in parola non vien se- 
guilo dal nome in caso accusativo. Non v' ha dubbio che 
il verbo cruvoy» richiede un accusativo , ma nel caso pre- 
sente può assoggettarsi alla regola grammaticale onde di- 
cesi che i verbi di emendi, copiae et inopiae , consequendi 
eie* reggono il genitivo. 

Potrebbe nondimeno ritenersi che atticamente si fosse 
cambiato l'alpha iiv età , scrivendosi ti{% tipnos per t«5 ri|Mi$^ 
o sia per tale causa è facile che si fosso data la termina* 
ZTone di genitivo a quel nome che era accusativo. Sen- 
za ricorrere a cosi falla licenza, è lecivo pure di credere 
che Filoderao avesse scritto il genitivo in luogo dell' ac- 
cusativo y poiché Silice usurpatur genitivus prò accusa^ 
tivo (i>). 

L' intero periodo potrebbe quindi cosi tradursi et sps' 
eiacula ììonorem augere ( afferre, comparare )propter quod 
a Diis repetuntun 

(d) Le parole greche ùùX w sono slate dall' interpe» 
tre tradotte per nec vero. 

Or siccome T avverbio mW» vien definito qual co/i- 
junctio adversativa ; cosi opiniamo che Filodemo da que- 
sto punto opponendosi alla opinion di Diogene fin'ora ma* 
nifestala^ avesse cominciato ad esporre la sua. 

(i) Henr. St«ph. TLcs. cdit, Lcnd. i8i5 \oc o'iVflty». 
(a) Zuingcr. ib d. T- 



La musica airincontro sica , la quale unicamen* 

non impera sopra chi le appartiene all' udi- 

a^colta ciascuna cantile- lo. (a) Che anzi (b) è 

na , pia di quello che più (osto da dirsi (e) , 

(a) Nell'originale in luogo di axo'Mrixv)y wv Icggonsi 
con sofELcieute chiarezza le lettere di axov<Trr,yuy. 

Quantunque per la regolare orlografin avrebbe dovuto 
icrìfersi «wwrv >«>' j è facile pure che Filodemo scrivcs- 
lean solo y; perchè : filici demunt in fine per ««'oKo«'ifiv 
lUtra y ut mXko prò «XXov etc, (lì. 

In quanto all' v«ftf x<'^^«y è da notare che l'ypsilon 
potrebbe anche essere un alpha; ma siccome ci sembra non 
esservi in greco alcun veroo che legger si possa ««"«i^x» > 
cosi è necessario conchiudere che 1' ypsilon losse a pitu- 
ópio scrino in modo da doversi dire alpha corretto nd 
ypùlon. Volrebbe però credersi che fosse desso un verbo 
negativo formato da Filodenio; secondo noi per altro non 
pare a%'ersi cosi ad interpctrare perchè un tal vocabolo 
ianbbc del tutto nuo vo, ed al di la delle regole di gre- 
ca fìloiogia. 

Ma quale saria la interpetrazione da darsi alla vo- 
ce di iHrafxovtf*" ^ Non v' ha dubbio che il verbo 
M*!^» raramente va tradotto /^/lae^e/i^ sum; non è rnen 
tero per altro che questo verbo corrisponde al latino im^ 
pero , imperitim gero : o pure può rendersi nella slessa 
guisa onde unito cou le parole di /3f«s ed i$('x(v;s presso Plu- 
Urco ed Erodoto , indica prior vUn infero , prior injariam 
infero, 

È inutile che io m'intertenga ad indicare il modo 
come la ultima spiegazione appropriar potrtbbesi al passo 
dcir Epicureo, tra perchè il sagace leggitore p(«lrà al 
certo conoscerne immautinenti i rapporti^ tra porcile nella 
oosira versione abbiam adottato il siguifìcato d' impero eic^ 

(b) r^Tel testo greco non osservasi alcuna parola cor* 
rispondente alla latina di quin. 

(e) L' avverbio (*«Uo> può rendersi polius) ma pu- 

(•} Zuuì%er. iócm A. 



3^«» rfOTryofe-j^dsti t»ut*. 

« sensuJi impera^ gli spettacoli (a) es^ 
i gli ocelli e sa la ser cosi chiainali(b) poi- 
e. che si osservassero co- 

gli occhi e colla mea- 
le. (e). 

GAP. m. 

Se la musica giovi agii En^ 
comii. Imenei^ Èpiiaki' 
mii j, Erotici , Trom ?' 



traJucesi per lo latino di magis. E le parole dictnr^ 
esi della sposìiiouc dell* intcrpctre Don Icggonsi in 

alcuno indicale pe' lesti greci e per la Uadusione 
inale. 

a) La voce latina di speciacula nemmeno vedcsL 
ico espressa. 

b) 11 verbo greco di «*f©«in^of«w0«i fa reso dall' in- 
ire per eafuisse dicia. Dal senso di queste parole pare 
'infinito «r|X>jr,/opsv3djKt sia da tradursi per diceòatur 
Uur. 

[e) Le parole ««^o rou tmì (4«5iy o^fv xac i^ dcdivoc^i non 
ra che potessero tradursi per qiwd ium oculis et menie 
irettir ; poiché il guod non è in modo alcuno da 
3rsi nelle parole greche. 

Giò posto avrebbe il periodo a tradursi in modo che il 
I sia; magia quam dicilur illa ( quae senaua reapiciuni) 
i oculis et mente: Ne la muaica impetri aopra P udito 
nii di quello onde diceai alcune coae avvertirai con 
*chi , e con la mente. 



9« 
^^Kct ࣠x'sro'jfp&vrói's X3tc ri- 
pe rov Slot (jLOvaiKtis xoLiSève- 

Avendo sulBcientemen- Avendo noi dun- 

(t* discorsa la influen- que (a) sufficienleraente 

za della musica a proc- già dispulaio della isti- 

turare la inclinazione tuzione degli animi (I») 



(a) Le parole s^et Zs furon voltale dairìnurpetrc nella 
traduziooc marginale per quoniam vero ^ e nella sposi- 
liooe latina cum ergo. 

Non v' ha dubbio che 1' avverbio ««'se da' classici irò* 
vasi asato ia senso di quoniam e dì poslquam ; msL nel 
caso presente non pare che potesse questo tradarsi qiw^ 
niam ; poiché , se cosi fosse , nel periodo che segue do- 
vrebbero dimostrarsi le idee espresse nell'antecedente , 
o sia la proposizione cui appartiene V s^et dovrebbe esser 
ulc da meglio dichiarare e maggiormente provare le idee 
di già espresse. 

Or siccome quell'accademico nella traduzione al mar- 
gine si avvisò che la proposizione cui appartiene Vt^st aves* 
•e a servir da introduzione allequistioni che eran per trat- 
tarsi in seguito , però sembra che in vece di un poiché 
dovesse adoprarsi il posiquam , dopo che. 

(b) Il verbo greco «f«5«vwO«i fu dall' interpetre reso 
per insliluo. 

Se bene non potesse rivocarsi indubbio che da' vo- 
cabolari greci appare doversi il verbo «'aid«u«) rendere in 
latino per quelli dì doceo, insliluo; non è men vero per 
altro che non debbesi adottare esattamente quel significato 
assegnalo alle parole greche da' dizionarii ; qualora vcdesi 
che il senso , onde viene ciascuna di esse usata da' clas- 
sici scrittori Don è applicabile a quello esposto dall'autor 
del papiro. 

Laonde se bene non truovasi uè' greci dizionarii im- 
piegalo iJ verbo mtuZt»» in altro senso oltre a quello d' in* 
fiiiuo'y non può nuUadimeno questo adottarsi nella tradu- 
licoe dei passo i n disamina : poiché se ciò si ammettesse, do- 
Trebbesi pur conchiudere che Filodemo avesse nelle colou- 



§0»t 'kik6Kr»i^ nsfi ro^v £ir. 
OZI xjce uno 700 V icoiy[(ASf.rooy 

Mrtù , applichere- per Va musica , diciamo 

e medesime idee le stesse cose degli En*^ 

Torza dei componi- coraìi (a), cioè (b) ehe- 

i in. lode di qual- gli Encomii , e le lodi 



*ccJérjtr rammentato dèlia istruzione degli animi per' 
7 della musica , di che non pare che abbia leoato di- 
». 

«coudo noi all' incontro pu^ ben raggiognersi ilT 
dell' Epicureo y qualora ai traducesse il verbo ««i- 
:on^ la scorta di taluna de'varii siguificali del suo* 
Ho 4^M$</»y* 

Questo sostantivo tra l' a llro fa da' Greci usato 
enso di insliluiio in bonns artes: qui veròa lalintt 
\nt his probe tisi sunt human itale m non id esse volue^ 
juod vuigus existimnt, quodque a Graecis 9iX»yO^«»«/«c 
r,et significat dexteritatem quamdam òenevoleniiam* 
rga omnes homines promiscuam,- sed kumaniiaUm' 
lavei'unt id propemodum quod Graeei «r«fds««y uo« 
, nos eruditionem inslitutionemque in bonas ariei 
ìus: quas qtii sinceriter cupiunt appeiuntque hi auni 
\aximi humanissimi ( i ). 

B però se il sostantivo corrisponde tal volta ad ùu 
zione a conoscenza delle arti buone ( o sia delle 
), il verbo J3uò crederai usato- a denotare l'ottenere 
tale- inclinazione od una tale conoscenza: tanto piito 
ielle colonne antecedenti si è esaminata l' influeuta 
oncenti armonici su T animo. 

[a) 11 nome greco di «yuajfwov fu dall' interpclre voK 
zato per encomiasticis cantilenis la prima volta , e 
ìncomia la seconda volt». 

Forse per error tipografico s'impressero nel volumt 
lanese le patole ai enco-miasticis e di encomia ^ nti 

[r) A. Geli. Noct. Att. Ub. XIII. cap. i6v 



tyiWTo^ «XX' 01^ Ulto rw ^mw 

C11U0 ; poiché io colali degli eroi contengafisi 
componiflaenti , se pur ne^ carmi del poela (a); 
ti fosse utile , il giova- 
mento oltiensi dalle idee 
esposte Bei versi , non 

mentre che entrambe queste voci non veggonii in venim 
modu osate da' latini scrittori 4 quali ad indicare Je lodi 
che diccansi akrui , servironsi in vece della parola di 
ftmeconiuwi . 

Nulla di manoo al caso presente la parola f^nt^fiunr 
|Mir che denoti ie iéee in lode di qualcuno ; ma non è 
da credersi che con queOa fosse indicata la melodia che 
ad esse accoppia vasi; poiché per esaminare analilicamen^ 
te U fona di cosi fatti carmi sembra che Filodemo aves- 
se dovuto prima rammentare i -componimenti in generalC|e 
poscia partiumeote discorrer T effetto prodotio da' verii 
€ dalla melodia che li componea. 

(b) Le particelle on x« furon dall' in ter petre nella 
Ifaduiione al margine rendute per nempe quod\ e nella 
sposizione alla £oe del volume per quod seilicet Noi per 
altro persuasi che il xai più volte fosse superfluamen- 
te scfitto dall'attico Filodemo \ abbiam solamente spiega* 
to r avverbio on con la voce latina di quoniam. 

(a) Le parole mco xwt /froni)|iara»y fyivtto furon dall'inter- 
petre sella traduxione marginale spiegate : per poemata 
funi y e sella esposiaione alla fine del papiro : poeiae car- 
mùubus ooniineaniur. 

Senxa cnrarci di paragonare i varii sensi che emer- 
gono dalle due mentovate trad^uoni , ci piace discorrere 
tlquanto la spiegazione da darsi alla voce ^wriftMtts». 

Gli scrittori greci per metto di essa non solo deno* 
tarono quelle composizioni de' poeti comunalmente appel« 
late poemi ; uul aache ebbero in mente d'indicar quei versi 
detti extempore , i quali da Ateneo furon pur chiamati 
•'na diA «'ooyuiris perchè credeasi <« ^M^^ i^*^ ^ ^^'* 

#S,(l). 

(i) ISb. II. IMpaosoplntt. i 



94 

fxevYiv xat i;^' exgcvay eu- 

già dalla mnsica che a i carmi poi non offrano 
questi accoppiasi. ciò , perchè han connes- 

sa la musica (a) , di cui 
ora parliamo (b): a c|ue- 



Per tali ragioni andiam persuasi che col vocabolo dì 
^mriiuttooy Filodemo parlar volesse dei versi che compoDea- 
no ^lì encomiaattci y non già degli encomiastici in gene- 
rale. Di fatto siccome questi cran forniti de' versi e della 
melodia ad essi adattata , così Filodemo , dopo aver di- 
mostrato che egli era per esaminare l' effetto prodotto da 
tali componimenti , dice che : i versi di cui in essi faceasl 
uso , non già la melodia , recar potean giovamento. 

(a) Le parole greche et}X owl i>«ro tù»y x«rA fMVtfmviy faron 
dairintcrpctre nella traduzione marginale spiegate: /lo/i vero 
ah his quantum adnexam habeni musicam \ e nella spo- 
sizione in fine del volume carmina vero id praesteni ^ 
quia adnexam habent musicam etc. 

Senza intertenerci ad instituir confronto fra le meo- 
tovate due varie traduzioni che V inlerpetre ha dato del 
testo greco in disamina ; ci faremo ad osservare ^ che dal 
modo onde è concepito il papiro pare che Filodemo avesse 
dichiarato che l' effetto che vantavasi , otteneasi per le 
idee esposte ne' carmi , non già per la melodia onde qae« 
sti pronanziavansi. 

(b) Nella esposizione italiana secondo le nostre con- 
ghietture, ci siamo per poco allontanati dal testo greco; 
e per la piìi facile intelligenza delle idee esposte da Fi- 
lodemo abbiam creduto di dover diversamente tradurre 
le voci di n)y yuv «(«r«(o(ityv)^ quae nunc recerwelur^ secoli* 
do l'ìuterpetre. 

Non v' ha dubbio che il significato principale del 
verbo fS«ra(fd» sia examino , acrutor etc.^ ma non è meo 
vero che talvolta con cjuesto verbo gli scrittori indicaro- 
no queir esame che si la di una cosa paragonandola eoo 



9^ 

tAo?^ , xflM ocyoYiTd?^ roti e- 

iCAC TOjy piarofe Kocy ectti kai 

Dimodoché, taluni; e ste cose i carmi di tal 
gli scrittori retlorici so- fatia sovente cosi scri- 
pra tatto , a cagion de' versi , acciocché sieno 
wrsi , sciocca mente lo- di niun momento ^ e po- 
daTaDosimiglianti com- co intelligibili, a colo- 
ro , che lodansi (a) : il 
c[uale vizio per verità 
non è solamente de' poe- 
ti , ma anche agli orato- 
ri (b), e a tutti giiscrit« 



mU coUocaiuni exaniinart et perpendere. 

Dì ((oi nella versione italiana con alquanta libertà 
abbiam rendalo rftE«r«Cofii«yiiy per la proposizione che a que* 
9ii accoppiasi ; persuasi che Filodemo con le voci di v«^ 
s(iri(ojMy^ abbia voluto dichiarar che egli rammentava 
di quella melodia il cui effetto esaminasi diunita a quel- 
lo prodotto da' carmi encomiastici: e quindi riteniamo 
che l'£picareo indicasse quella musica la quale accop- 
piar soleati all« poesie luttuose di cui si parla. 

(a) 11 testo greco è luu v«'*«xtcyd9y $}}tslmi^yLM «yoY)r«)$ rocg 
f«A9Q-.i{uy«c$. 11 testo latino della traduzione marginale è 
ei quidem ita fiunt , ut nullo pretto nuUoque intellectu 
uni ìaudaiis viris. La sposizione alla fine del volume 
è ad haec ejusmodi carmina ita plerumque scribi ^ ut 
nulUus sini preiii , et ipsis qui laudantur parum inteU 
ligiàiiia. 

Qualora $ì pon mente alle parole dell'originale gre- 
co dee coBchiudersi che debbano queste tradursi in uà 

^ modo differente da quello onde lo furono pel nostro in- 

l terpctre. 

': (b) La proposizione h«c rovro km f»y fy^xofi)ióày san k« 



96 

not^oy. èig Ss rovs Tx^jloT^ 



posizioni. Ioli fa) comune. Pcr- 

Ncllc nozze j)OÌ v'inlcr- ciò che concerne poi i 



carmi nuziali (b) , «liu> 
ai conviti nuziali (e) 



%aò* olov rsB7 tfuyy^ftfMov Koivoy fu dairinlcrpetre nella tra* 
dazione marginale voltala in guod vitium ei onUoriòuè ei 
università scriptoribus est commune ; nella sposizioue poi: 
guod quideni vitium non poelarum aolummodo est , 9ed 
etiam oratoribas et universia scriptoribus commune. 

Tralasciando ognr coniVonlo fra il senso che emerse 
dalle due differenti traduzioni > diciamo che il perìodo 
greco potrebbe diversamente leggersi. 

Di fatto se considerasi 1' originale , scorgcsi che 
il terzo HAI non è nel testo di Filodcmo , e che lo apa- 
zio della laguna è capace di due lettere non già di tre; 
per cui potrebbe supplirsi nn ^ ^ se non si voglia sup* 
porrcyche il verso aboiasi a leggere senza avverbio di sorta} 
poiché r ultima lettera di Mxt è scritta in modo da par 
dirsi r ultima dei verso. 

È da osservare in fine che il vocabolo pritofrmoBnf sem- 
bra sìa aggettivo, non già sostantivo/ poiché oel papiro 
non Icggesi ^yiropȴ , ma pritoptTMav. 

Ci riserbiarao quindi di esporre nella nota che segoe, 
come questo inciso del periodo sia da interpertarsi secondo 
le nostre conghietture. 

(a) Le voci greche di xmO'o^oi' rd»y fpy/Ypa/^vi» farom 
tradotte dall' interpetre : universis scriptoribus. 

11 senso di queste parole potrebbe esser differente da 
quello dell'interpetre, se considerar si voglia che neirori- 
ginalein luogo di xAd' oXoy Icggesi con cbiarexza «a<^'oloo 
\in universum , in summa ). 



97 

Or siccome Della noia anlcccdcQtc abbiam dlchia. 
nio che quel km non evvi ncll' originale , e può supporsi 
che il verso Onisse col verbo san • cosi la lettura del- 
l'intero inciso, a nostra mente, sarebbe x«( ro^jro xac xoi>v pv)- 
toftiUBDf im x»d'oXoo raw* a'jyypat,ips»y xocvov et hoc rheiorico* 
rum est in universum scriptorum commune. 

In tale supposizione è da credersi che Filodemo , 
dopo avere asserito che i retori eran sicuri che i versi deU 
le poesie nuziali producessero meravigliosi effetti , e che 
fossero questi profìcui per dilettare coloro che alle leste 
intervenivano ; dichiari che malamente costoro si avvi- 
savano, poiché né i versi ^ né la musica poteano al certo 
esser graditi a' cuochi ed alle cupedinarie che alle feste 
nuziali assistevano. 

£d essendo cosi , par che Filodemo per trasmuta- 
zione avesse preposto al seguente inciso quel non 0)% 
che rapportar dcesi all'antecedente; e però le parole 
«anr^Mif» stftty ovx v) iuo/wuìlìì abbiano da tradursi poema» 
ia aui musica non sunt ; poiché con tale conchiusio*^ 
ne Fiìodemo dir volle che i carmi e la musica che a 
questi onivasi non recavano alcuna utilità: tnutantur au- 
ttm nonnulla ab j4Uicis , in orationis sfructura qualenus 
ta quae cohaerent , diversa sunta commune usu ralione 
wriinis f qui invertitur^ ut poster iora prius , priora poste- 
nus coliocentur , irique cum ejus quod tranajertur ma- 
t^tione nulla, yéccidit quandoi^ue ut id quod praeceden- 
^ memori fuisset , posteriori nulla , sui parte mutatum^ 
Altice inseratur ; sic negativa quandoque particnla non 
dalur suo verbo ut ììoUvm ó^} voyiiZoyyaiìf prò vopuj^ou'jiy oùx 
ùir'iy»! (1). 

Laonde secondo le nostre conghietture leggiamo co- 
si il periodo : xai rovro km tói>y pvjroptxd'^y tati x«6'oXoo rosv 
f^pm^svif ìunyoy su 9s rows y«fxous x«t fA»7<(pO( x«c jY)fxcoupyor, 
^ipsXxftfiMHjoftau XAf rx «'0(T)fiAr« «ornv ovx 1) piov<y(xvi r» rYjv eiprij 
{•«VT^ v«' avro'j «r«pexo|^<yA XP«'*>'- ^t hoc rhetoriconim est 
omnino scriptorum commune. Ad nuptias vero coqui et 
cffpedinariae advocantur et carmina non sunt aut mu* 
iica quae diclam ab ipso utilitatem afferunU 

Che se altri a cosi fatta nostra conghiettnra si oppo- 
i^Me, allora sarebbe forza il dire che Filodemo fosse 

(0 Zmnirrr. ibid. «S*. 

Fot. /. 8 



loDlrodcliccnlc a so stesso; ]iOKliè n<:l nuiiilce che anlccA- 

dt'iilcincntc dichiarò scioccali coloro i^uali a c&giou della 

poesia lodavano l'uso de' carmi encomiaslici ^ poscia i^s- 

serisce che l' utile di tali componimenti si abbia da rì(t> 

tere dalla poesia , non giù dalla musica. 

(b) Le parole greche 6c$ $« tous y^fious furon dall' iii- 
tcrpetre fendute nella traduzione marginale : ad nupliah^ 
vero ce/eòri/aies j e nella esposizione al fine del volume: 
guocl vero ad carmina nupUalia spectat. 

Senza brigarci del confronto delle due traduzioni 
latine dell' iuterpetre col testo greco ^ ci piace di far os- 
servare che nella nostra esposizione italiana abbiam vo- 
luto seguire la traduzione marginale dell' interpetre , rite- 
nendo , per maggiormente rendere chiara la intelligenza 
del lesto greco , che l'avverbio ^« dovesse tradursi per in 
falli , tra perche jéllici parlicula 8« prò 3*1 saepius uiuri' 
lur(t) , ti a perchè pare che Filodemo dopo esauiinato 
genericamente T effetto prodotto da* carmi e/icomiaslici^ 
discorrendone poi partitamente avesse rammentato de- 
gl' imenei , degli epitalami eie. 

E però egli ^ asserito che niuno effetto producessero 
tutti i componimenti che tendeano a lodare ^jualcuno, 
imprende a maggiormente dichiarare una tale verità ^ 
e cominciandone T esame dice : alle nozze in vero eto. 

Ciò posto crediamo inutile d'intertcnerci su la signi- 
ficazione del nome yApu^s , poiché chi che sia conosce aver 
questa due soli siguilicati , ed essere stata usata da'clas* 
6Ìci ad indicare le lìozzc { nupliae ); e da Omero talvol- 
ta essere adoprata ad esprimere i banchetti e le leste 
che l'aceausi per occasione di nozze. 

ÌNou essendovi quindi esempio in cui questo vocabolo 
fosse scritto a denotare le canzoni che diceansi in caso 
di nozze > noi abbiam seguila la trathizionc latina dell'in- 
terpetre, e rendiamo le voci eis ^^ rou$ y»yLoy)i ad nuplialei 
sane celeòrilales, 

Qc) Le parole ajo ad nuptialia convivia non osser- 
vansi in modo alcuno espresse nella traduzione margi- 
naie e nel testo greco di Filodemo. 

Non v' ha dubbio che 1' intcrpetre qneste parole vi 
aggiunse nella sua sposizioue ; perchè poco dopo vi ics* 

(i) Corinth. de dialcct. Attic. 



99 

Mat (Axystpoi , nxt 3/)ueOTP. 

yoi 7CXfxk%;jL^3xvo'/:%r xjtr 

Teoivano i cuochi, e lanlo(A) i cuochi, qnnn* 
quelle donne comunaU to ancora le vivandie- 
mente delle cupedina- re (b) solersi chiama- 



le le VOCI di pLayetpOi e di irnuo^jpyoi coqui ei cupedi-» 
nariae. 

Se »i volge Io sguardo all' originale per altro vedcsi 
che non può sapporsi V ajo perchè il primo verbo nel 
perìodo è finito, non già infinito; e che de' cuochi fé mcn- 
none Fiiodeoio non perchè venissero invitati ne' conviti, 
ma perchè eran costoro tenuti in grande stima appo gli 
tuùchi , di modo che quelli che una tale arte coltiva* 
vano eran reputati come personaggi degni di qualsivoglia 
rispetto (i). 

(aj L'avverbio xai fu dall'interpetrc nella traduzione 
marginale spiegato per etiant e nella sposizione ^ev tum. 

Or siccome 1' avverbio x«u non può ritenersi per 
iUam ( ancora ) , poiché cosi dee spiegarsi solamente al • 
Icrchè serve di copula ^ o sia allorquando congiugnesi un 
periodo che segue all'antecedente; però abbiam seguito piìi 
tosto la esposizione dell' interpctre ^ nella quale traduce* 
si per ium ;se bene atticamente nelle proposizioni dove 
ervi due volte il xoi debba questo solamente spiegarsi la 
seconda : nonnunquam ubi ponituf bis tantum , prius 
abundat^ ut Xenophon xà fA^v *^05 xo^ ^«oO$ 4«ys^<>s t^v ^ 
«•iw xju Xiysav sic etiam latine etfaciebat et dicebat , prò 
faciebat ei dicebat. 

fb) ì^on v'ha dubbio che a primo sguardo sembra 
che le voci di cuochi e di vivandiere ( cupedinarie ) 
000 ben combinassero col subjelto in che Filodemo si 
occapa%'a ; poiché ninna relazione evvi tra la cucina e 
l'effetto delle canzoni encomiastiche. Ma se si pon mente 
^ pregio in cui teneansi dagli antichi quelli che colti- 
ti) Vedi not. «esucnti. 



lOO 

vuvano la cuciua ; vedcsi aver Fìlodemo rammentalo de* 
cuochi per mostrare la sontuosità onde celebravansi tali 
Teste nuziali e quanto illustri fossero le persone che v'ìih 
tervenivano ; e per cotesto mezzo poi dimostrare che sic- 
come negl' imenei eranvi di si distinte persone , cosi -que- 
ste non potcano commuoversi clie da' nlosofici e ben ra- 
gionati discorsi. 

Per vie maggiormenle dilucidare le ìdee<la noi sup- 
poste non sarà l'uor di proposito il narrare l'eccellenza 
ed il lustro in cui teneasi anticamente l'arte della cu- 
cina. 

Taluno dirà non eséer la cucila molto stimata 'da- 
gli antichi né poter sussistere il nostro pensamento ^ poi- 
ché Livio , quantunque dichiari che sotto i consoli Spu- 
rio Postumio Albino e Quinto Marcio Filippo, la cucina^ 
dcnnita prima qual ministero, fu reputata come -arte, ed 
i cuoe4)i creduti fino allora cose vilissime , incomincia* 
rono ad essere in grande stima ; dà non per tanto, alla 
cucina il nome di arie : iunc psalériae Mamùucù/riaequaef 
el convivalia ludlonum oblectamenla addila epulis :.epulat 
(juoquc ipsae et cura et sumptu ma j ore adparari coC' 
ptae : lum coquua ^ et vilissìmum anliquis mancipium 
et aeslimaiione et usu in praetio esse ; et , quod minisie» 
ritmi fueral ars haberi ooepta , vix tamen illa , quat 
tutu conspicieùantur , semina erant futurae luxuriae (/). 
Molto lodevolmente all' incontro lo storico parla della 
cucina allorché dice che nell'anno di Roma 568 questa 
si cominciò ad estollere ; e dichiara che alloia la mento- 
vata disciplina venne considerata come arte , e colloca- 
ta tra quelle dette nobili o buone che coltivavano i pili 
illustri personaggi (2). La eccellenza in fatti di quest' arte 
non solo pruovasi con l'osservare che in Roma- persone 
distinte la fomentarono ma anche deducesi lo splendo* 
re di essa ; allorché avvertesi che costoro giunsero in fine 
a menar vanto di avere immaginate vivande novelle. 

Molti illustri Romani in verodcdicaronsi all'arte della 
cucina: tra costoro rammenteremo di Lucrezio, di Varrone, 
di Mazio , di Fiacco, di Celsinio , di Frontone , di Passc- 
nio ; degli Imperatori Vitellio , Commodo , Didio Giulia- 



(1) Tit. Liv. XXXIX. cap. 6. 

(j) Vedi Agcil. luogo ciUt. lib. XIIL 



10 I 

My Vario ; ed* in fine Eliog;iba1o da privato e da Piiii- 
cipe coltivò COSI fatumente quest'arie , che nelle luvole 
da lai apprestale come Iniperatorei per soggclto di discor- 
so de' coiivilati f imponeva loro che avessero immaginale 
nuove imbandigioni : F'arium vero Htliogabaluin hanc 
artem. coquifuiriam.s tamquam novum quemdam instaU'^ 
raiomn , imprimis extulisse , e/ privatum et Caesareni , 
diicimuM ; eienim cum privatus esset^ae J^picium esse di- 
wrti'-y cum vero Impermior, etiam coenas yUellii et jépicii 
vkii f proponeòatgtle quasythemala convivis , ut juni 
mooa dapùfus condiendU invenirent , maximo praemio f /). 
Di gaisa che su tal punto gli annotatori Baldo e Romano 
Dea isd^oarono di affermare la dignità de' cuochi in 
Eoma essere stata in modo da uguagliare quella dcgl' Inir 
peiatori : BaìdùB eUiomanus coca Imperaion's. d ignita - 
1em.tribuuni (9). 

Che se taluno dirà che tali coslamanze Ialine di (Ti* 
dlmenle poleano adotUrsi da Filodemo il quale era di 
naiiìooe diversa affatto da' Eomani; a costui noi risponde- 
remo che i Greci de' tempi rammentati egualmente giudi- 
carooo dolia cucina ^ poiché Plutarco afferma che la mu- 
fica e Ja cucina possano collocarsi tra le arti àW iv 
imtèsm %(^^i» %m àrdasi <\ly3ovX(a r($ étu'y, r^v piov(7(xii)y viAlovat 
ut «f^* Aftvaof a|9)y iqv fA»yefp(XYÌy ovopijij^opisy ; est quaedanv 
in intendi» remitlendisque fidiòus prudenti^ y quae musi" 
ta diciiuri esi in apparendis ciòis , qua^ culinaria di- 
cUnu9{3). 

Premesse tali idee ad ogcetto di esaurire le varie sup« 
posiaiooi che si potrebbero lare , ci piace avvertire che 
^oai'ora da' critici, si rivocasse in dubbio la opinione da 
noi tanto a- lungo dimostrata , per lo modo onde è con- 
cepito il passo in esame, potrebbe pur credersi aver l'Epi- 
sureo dichiarato che i cuochi e le cupedinarie non di« 
letuvansi delia musica ncgl' imenei \ poiché non avcan 
y«reccliio si. raffinato. 



(0 Liffcik praefat. ad' Apio. Cocl. cdH. i7i9« 
(a) Calrini Icxicion juridic. voc. cocus, 
(3)«uurc. de forlun*. 91^ C. 



1 



Ì02 

rie ; cui ne le idee espo- re (a) ; qual inamvi}»liaj, 
ste in versi uè la mur se ì musici (b) ? Indi- 



sica poteano recar* di- 
Utlo. 



tre (e) i poemi , clie- 
c-antansi (d) , non la mu- 
sica , sono , le cose die 
recar possono V utilità,, 
che questo nostro dice;. 



(a) 11 verbo greco <r*paX«fi;3»voyfiM fu dall' inlerpctre, 
nella traduzione marginale voluto in advocantur e nella 
sposizione in solere aivocarij 

Senza brigarci dell'esame delle dòe versioni , d?remo 
solo cbe a fine di tradurre più esaitamente il senso del 
testo greco , abbiamo nella versione a seconda delle no- 
stre conghielture seguita la marginale in preferenza della 
sposizione alla fine del volume ercolanese.- 

Tb) Le voci di quid mirurn si mitsicos , non Yedonsi 
in rooQO alcuno indicate nel testo greco e nella trada- 
zione nKirginale^. 

(e) L' avverbio H«f f u dall' interpctre nella traduzio- 
ne marginale renduto per aigue etiam è nidìlsL esposizione 
per praelereai. 

Or siccome pare che nell'inciso cui è preposto il ««« 
vi fosse la conseguenza delle idee premesse in quello an- 
tecedente; cosi ci slam persuasi a rendere l'avverbio in 
parola per. prntinus^ idèo etc«-. 

Ci piaxrc per altro avvertire che il xMt, giusta i mi- 
gliori vocabolari 'greci (i) , non mai fu usato ad indicare 
contemporalmente le particelle cUque eliam od a deno* 
tare il praelerea de' latini^. 

(d) 11 nome greco fA «on^jiArji- venne dall' interpetre 
nella traduzione marginale spiegato per poemaia qu;ie 
adcinuntur. 

JVon v'ha dubbio che talvolta il vocabolo greco di 

(i) H'^ur. Sl«i>liin. r<I illri» 



£y roti vfjLcvxiois Kxt /3yj6- 

ta descrizione delle imperocché (a) negl'I- 
menei anlìcamenle (b) 

*o:r^ixrxrfu tr.idotlo In latino per quello dì poema : thn 
uon è men vero che il significato onde da'lalini opravasi 
W poema è meno esteso di quello usalo da' Greci. 

Ed in vero i Greci scrvivansi del nome poèma a dicltia- 
rtre qualunque componimento in versi t'ornilo di finzioni 
poeticlie ; nel mentre clic da' Latini col nome poema inten- 
(Icasi )a anione, di que' Versi composti a denotare un l'atto 
storico o mitologico qualunque : *oi'iripi» plernmque de poe- 
tat operae seti pgmento vox latìnis quoque usifalissima ul 
apud Plautuni neque fictcm unquam neque tutum neque . 
iCHiPTUM IN PoÉMATis. De quorum origine Quintìlian. Uh, 
IX, cap, 4 et Plinius Uh. VII cap. 56 ^ j4e$chin, contra 
Citsiphont: frofirjpi«r« 'Htfc'oSòu (/). eie. 

Ot siccome sembra che negl'Imenei raramente da' poeti 
sì recitasse un numero di versi tale da potere formare un 
poenu qualunque ; così fondati su le testimonianze de' 
ciassici scrittori dal mentovato Stefano raccolte , ci siam. 
perso.isi a rendere il -^ocrHi^f» - per lo latino di versus ; tra 
perchè questo vocabolo spesse volte trovasi dagli autori 
greci così usato^ tra perchè pare che in siffatta supposizio-. 
ne il senso di esso meglio si conformi al modo onde 
Tengono descritte le composizioni dette negl' imenei. 

Per ciò che concerne la idea di questo periodo che si 
la da' nostri supplementi , il leggitore potrà osservare la 
nostra nota a pagina 97. 

(a) L'inlerpetre spiegò il H*r greco per enim. Bisogna 
«lire, che egli perchè si accorse the il >i*J nel caso presente 
fosse superfluamente usato , lo rese per enim , sul riflesso 
rbc da' latini il mentovato avverbio leniva talora inu-, 
tilmente posto. 

E dcbbonsi ora il x« e V enim ritener inutili; 
poiché se si pon mente a' varii significali del latino e/?///?, 
"vefìcsì che dì questi il solo senso siipcrvacanco ( inlcr- 
(il/m redundal ad ekgantiam) può adattarsi al senso tUL 

(0 Henne SirplKin. voc. *ot'r,fAji. 



io4 






l>»cvi primizie del sesso tessessi (a) certa (F))» 
coiUenuta negP imenei breve genealogia (e) de- 
|»Mea ricreare alcuni Ira gli sposi (d). laollFe (e) 



greco papiro. Che se maggiormente voglia esaminarsi il 
significato (Mi' enim , oltre dell'esposto quallro altri 
a questo ne vengono dal Facciolali aliribuili ,■ che Don- 
possono adattarsi al senso crcolanese. 

Questi sono I. conjunctio causalis, imperocché Wpro 
atitcm usurpature poi HI. vim affirmandi prò emmuero 
IV. Non cauaam sed effecium significai ^ prò idea. 

L'inciso cui è preposto non è dichiarativo perchè 
contiene idee che noti han vcran legame con le di già 
i^spostc: 11- non è aficrmativo poiché in esso non appro- 
vasi o disapprovasi cosa ] Ili in questo non comprende^ 
si descrizione o dimostrazione qualunque in modo da 
poter esservi un aulem poi; per esempio Pìelm cammi- 
va Paolo poi siede V og^i è buon tempo domani poi piove- 
iw etc. in fine l' inciso di che è discorso non può dirsi cou- 
scguenza perchè in esso non evVi concliiusione di sorta. 

Premesse tali cose pare che Filodemo avesse usato 
del xM a causa che gli Àttici spesso di questo servi vansi 
inutilmente. Di fatto il nostro lilosofo dopo aver generi- 
camente dimostrato niuno esser 1' utile recato da carmi 
delti encomiastici y rammentandone indi i principali , fa 
parola prima degl'imenei, ed indi delle poesie luttuose, 
p sia di que' componimenti in cui forse per alleggerire il 
dolore a' congiunti loda vasi il defunto. 

(b) Non abbiam potuto scorgere nel testo greco la 
parohi resa dall' interpctre nella traduzione margiuale per 
aò ini/io e nella sposizione per o/im, 

(a) 11 verbo greco «yoflro fu dall' iuterpctrc spiegalo 
per lo latino texefxilur. 



i#ì5 

E potcliè ti a 'significati dei verbo yivofMu non evvi 
^iehi«nilo qaello di dieo^ oraUonem iexo eie. ; cosi credem* 
«A di non andar errali dandolo IradoUo per in spem 
Qfidiico , eoniingo eie. 

Non e' inlcrlerrenio a dimoslrare qaanto le sopra 
esposie illa^lraziom convengano al greco 71'vofAM ;■ poi- 
ché r erudito lettore si rieorderà di quel passo di Tu- 
cidide ytyéoùau «V <r«pofS aliis innitij in aliis spem colloeare^ 
e di quelli di Plutarco i^ A«rido$ yhsaòon in spem adduci^ 
'iivi^wwf i¥ mixlqk *pÓ9 M in crimen adducti e te. 

Se si pon mente per aliro all'originale Ercolanese 
rliiaro apparisce che il verbo yiyofiac nel caso pre:»culc 
Lorrisponde anche al latino effectum produco. 

Né vaie i' apporre che il dello verbo da' vocabo- 
larii non venne in siffatta guisa illustralo. Clic se col 
^vofMu indicavasi da' Greci l'accadere o sia ii suciudore di 
qualsivoglia evento , da costoro polca pure usarsi il verbo 
in parola a denotare ciò che in italiano %ì'\cqs\ predurre ejffel" 
io , perchè ognan conosce che qualunque siesi cosa Hon 
paò cHeunarsi,! te non sia proceurala, oin altri termini se 
non venga prodotta dalla sua causa. 

Potreòie in fine il orIV«<y^«^ spiegarsi per lo medesima 
contine \eÀ allori il senso sarebbe che le primizie del 
sfsso o %\^ la descriaione de' primi piaceri del sesso ac- 
udcva ed effettua vasi in alcuni e non in tutti \ poiché 
gii sposi eran ({uelli che al certo poscia ne gustavano le 
dokciie. 

Ci risevbjattia in fine dì esporre nelle note seguenti 
ii senso che emerge dalle nostre conghietlure \ per ucu 
irplicare inulilmenie le idee medesime. 

(h) Sul riflesso che \\ pronome t<% talvolta ha da 
tradursi per quidam si avvisò 1' inlerpetre di rendere il 
*' di Filodema per quaedam. ÌL da osservare per altro, 
Hie nel caso preàcnie non pare che il senso fosse di ^uiaa 
indeterminato da dar luogo al pronome quaedam <» sia 
(trla , aliquis eie. , poiché , ammessa per poco la inlorpc-' 
trazione di qucll' accademico , la genealogia che dieeasi 
i^f^r Imenei sarebbe stata sifl'allameiile scunosiìula da in* 
d tarsi col pronome cerla , alcuna eie. 

£p|)erò a parer nostro debbe il rcs come Atl'cismo con- 
asciarsi quasi inutiliuentc posto: significatio aliena esf pe- 



ih eo qnod dici debel : ut si addatur xì% o^of- nl'Ko^. 
^li graiia apud Ijucianum «'otos di n's iati prò fro?o$. 

etc.(i). 
^) Le parol-e greche ««*px^ tcw y^vou; furon dall' in- 
re nella traduzione marginale spiegate laudalio ffB" 
e nella sposizionc nubentium genealogia, 
upponendo che i'accadeniio avesse spiegata la pa- 
^9-^X^ con le parole di geneahgia e- di laudaLio ^. 
:o'^ ysvoy? per quelle di nubentium e di generis ^ nel- 
!senlo nota ci occuppreuii»solo del sigoiiìcato ondo 
'Xn us*'^^o venne da Filodeino ; riserbandoci nella 
Ile l'esame delle voci di ron-y^vovif^ 
Di qui 9 siccome tra' significati del nome ««^«^n. 
»vvi né il lauda tio , né il ^/ie<?ib^/a dell' inlcrpe- 
;osi'abbiam nella nostra versione fenduto 1' ««AipxnQ 
» latino/:?n'/72iV/ae ; . significazione principalmente dau 
I tal vocabolo da' classici, che perdeltamenle combina 
oriodo creola ncse , come dimostreremo nelle segueu* 
te. ^ ^ 

accortosi quindi l'interpctre di esserdifficile a com< 
dersi clic mai egli inlendesse co' vocaboli di làuda^ 

di genealogia , pensa di farne 1' illustrazione nelle - 
col ricorrere ad un passo d«ll' Alicaruasseo in coii 
o scrittore parla di talune- leggi cui assoggettar do« 
si coloro che scrivcano poesie ncgl' imenei. 
[Questi però dichiara che i compositori delle poesìe* 
[tanno da trascurare di lodar ne' loro versi gli spo« 
che se costoro fossero illustri per legnaggio , gradi* 
li ctc. allora debbono i carmi cominciare con le- 
zioni di tai pregi degli sposi ; sa poi non.meritas<« 
così fatti encomi-, allora le lodi abbiansi a porre io; 
Jclle composizioni. 

Ciò posto, se bene nelle poesie nuziali vi fossero le- 
degli sposi , non è già che queste formassero il solo* 
tlodi ogni composizione; poiché gli encomi dogli spoti 
erano se ìvon che una delle tante cose coiilejule in* 
iivoglia poesia in occasione di sponsali, nò roggctio» 



(i) Zuingcr. ìLid. Q; bis^ 



ìrOy 

principale di- esse era quello di mostrare lo particolari 
(jualità di cui i conjugi andavan forniti. 

{2S) La parola xw y§vov9 fu dall' interpeire nella Ira- 
dazione marginale spiegata per generi» e nella sposizione 
per nubeniium. 

Senza esaminare le due traduzioni vogliamo solo no» 
tare che tra i significati del sostantivo greco y^^of non 
e?TÌ quello di sposi , nubenlium. 

lo quanto poi al generis della versione marginale 
ikcciam riflettere che siccome a parer nostro tal signili- 
cato Doo combina col senso da Filodemo esposto , co>ì 
abbiaro creduto rendere il greco ysvos per lo Ialino di 
uxiis : tpc'roy ydyo^ f<*w Mp»*90if Mpóywoy tertius sexus ho • 
minum mar if emina e te. ( I'). 

£d in tal caso , la intcrpetrazione dell'intero inciso 
lecoDdo noi sarebbe : in hymenaeis breves primUiae sexus 
in spem adduceb'ant ( seu conti ngeba ni ) quosilum de. 
£ per essa Filodemo dimostrar volle la inutili- 
\k de' carmi nuziali con far vedere che quella descri- 
liooe deWe brevi primizie o sia de' primi diletti proccu- 
rati dal vario sesso non toccava o dilettava che pucliis- 
limi dc^ii uditori , che anzi secondo Filodemo poteano da 
questa solamente eccitarsi gli sposi. 

Con siffatto sistema IXpicureo intese dimostrare la imi- 
tiitià delle feste nuziali dichiarando che la musica in i-bstc 
adoperata non prodùcea veruno effetto e che le poesie 
erano tanto superflue da commuovere solo gli sposi : se 
par non si avesse voluto conchiudere che 1' amore non 
Tiene fomentato da' carmi y ma producesi da più impur- 
laati cause (a)., 

(e) Il xae fu dall' inlcrpetre nella traduzion margina- 
le reso per et , e nella sposizione , per p mele rea. 

Non sappiamo rintracciare il. motivo per lo quale l'intcr- 
petresi persuase a far cominciare dai nel un novello peno- 
<io)iiel mentre che è desse da ritenersi non solo come 
ÌDQtile ; ma di piti- la proposizione cui e preposto > a pa- 
f« nostro rapportar deesi al verbo «yivaro , che la precede. 

Laonde , abbiamo opinato che il xai fosse fit*r si- 
^ma Attico inutilmente posto (3), ed abbiani <^ataalie 

(1) Plat. Sjrmpos. a48. 
W ^ledi; not<^ »<!-'iicnli. 
(3) Zui.igcr i ti Q. 



oiv ^ ouxi %M rois oXaois. et 

Ultori , cioè ecci- appo alcuni (a) , noni 
olo gli sposi. • presso (b) tutti (e) so- 

no in uso (d) : final* 
niente (e) ai soli (f); 
conjugi , non poi ad aU 
tri giovare (g) posson;. 



chesegaono la interpeirazìone nel modo come espor-^ 
iella noia seguente. Non omettiamo per altro di 
ire che il xai potrebbe rendersi per e/; qualora. 
!sse considerare il «ftp» come verbo in luogo di 

.(.). 

) L' interpetre rese le parole «"«p» rrarcv per quelle* 
id' quosdum, 

prima vista pare che nella nostra versione latina» 
no con molta libertà spiegate le voci «'»p* rc«y per 

di qnoedam ; ma la nostra traduzione si sostiene , 
irie ragioni poiché quel «^«p« può considerarsi 9 o- 
avverbialmente posto , o come in vece di ««pc^rr-, 
le preposizione. 

fella prima ipotesi il «up» corrisponderebbe ad syyvf- 
; ma cosi fatta traduzione non par che molto coin" 
ol senso da Filodemo esposto. 
Iella seconda supposizione , potrebbe rendersi per 
dalur y facultas esi y poiesl eie. , quasi che Filode- 
iresse dichiarato chele poesie nuzìsLÌìcommovesserOf. 
ssero commuovere alcuni tra gli uditori, non già tutti: 
tiae sexus in spem adducebant et possimi in spen» 
?ere quoadam eie. Et dovrebbe così supporsi che l*lipt- 

pcr non ripetere il verbo yiyoyMi antecedentemcn- 
ritto , si fosse contentato di porvi solo il finito , si- 
che il leggitore dal senso immantinenli indagasse rin«» 

Ycd. nota scgucnlc. 



^o9 

fioiio yiv»<Jt>«t , ^el cai yccbo già erasi «usato V imperreiio. 

Finalmenle qualora Yotesse n'guardarsril «^ come 
preposizione, si avrebbe da tradarre per ie latine di tn/ra 
dì in : «r«p* iénvp infra se etc, Demos/Aenea prò cobon: 
À Vov» Ì9n Tutt MOLf' «fW «$ itiw€[ft» toiAvnj uli dicere pò- 
kmt iv «V*o« * sed et cum alio getieie dativi prò i^ ex 
Ptutarci etc. Ed essendo cosi Ja traduzione acll' inciso 
sarebbe primitiae texus effectum producebant in quiòu" 
tdam non in omnibus 

(b) Xa preposizione apud fu perfettamente supposta 
dsir interpetre , forse per la maggior chiarezza del suo 
i«o periodo. 

(e) il dativo aff'aorcy pare che dovesse rapportai»! 
alla prej)Osizione •«'«^a di già esaminata. 

(d) Le parole sunt in usu , non veggonsi in modo 
alcuao scritte nei lesto greco , e nella traduzione mar- 
ginale. Posson quindi ben rivocarsi in dubbio. 

(e) L'avverbio greco non iù dall' interpetre al mar- 
cine reso per et , e nella sposizione veane tradotto per 
deni que. 

Se sì ba riguardo alla traduzione marginale non 
pare che suppor si potesse una copula nel caso in cui è 
nÈetiieri di ona pauicella equivalente all' e/iùn de' la- 
tini , imperoccJiè : o sia in un luogo nel quale Filodemo 
con Je parole seguenti di toi$ ^^fiovoriv oux^ "n^on xtHf aXXocC 
<licbiara quanto fosse inutile l'uso delle canzoni spousa- 
lizie , per maggioimente dimostrare la proposizione end' 
(gli avea iletto cbe la descrizione de' piaceri venerei po- 
tesse produrre effetto in alcuni , non in tutti ; e però cbe 
cosi latta descrizione fosse efficace solamente negli animi 
^i sposi , non in quelli degli altri. 

lo quanto poi alla sposizione dell' interpetre yCi pia- 
ce osservare non potersi ritenere il denique {finalmente )\ 
poicbè non compiesì nell'inciso cui è desso preposto l'esa* 
■e del soggetto di cbe a lungo è parola. 

Premesse tali cose , crediamo doversi in questo caso 
il lai rendere per le particelle latine di atque adeo, o 
ptr dir megUo , ideo , perciò , ed altri simili. 

MelJa prima Je parole del testo sarebbero k primi- 
m dei sesso producono effetto in alcuni, non in tutti, 
^ferdirmeguo negli sposi , non in altri., nella seconda le 



I IO 

imperocché esortano 
questi all' amore scam- 
bievole , alla fede , ed 
alla perpetua concor- 
dia éella vita (a). 



primizie del sesso producono effetto in alcuni ^ non in flutti ^ 
negli animi degli sposi però , e non in altri. 

(i*) li vocabolo solìs fu dalT interpcire scritto nelle 
traduzioni latine forse per la pi i facile intelligenza delle 
idee esposte nel periodo ; perchè di esso non vedesi veru- 
no indizio nel testo greco. 

(g) Accortosi r interpetre del senso espresso nel pe- 
riodo , avendo egli reso V «yiv«ro per texebatur , volle 
nella sposizione scrivervi le parole pmdesse possuni ^ 
come se fossero nel testo greco. £ cosi ^ illustrando piii 
tosio il greco scrittore , accomodò la idea cjuasi nel modo 
da noi affermato. 

(a) Nel testo non evvi in veran modo scritto auesto 
inciso ; poiché è desso perfettamente supposto dall' in- 
terpcire) e nel volume fu impresso con que' caratteri delti 
corsivi. 

Non omettendo quindi di esporre le nostre osserva* 
zioni circa il passo in disamina y osserviamo che col suo 
supplemento quell'accademico affermò: che negl' imenei 
esortavansi gli sposi all' amore scambievole alla fede ed 
alla perpetua concordia della vita e che a tale suo pen* 
samento V internetre ebbe attenzione di apporvi una ci* 
tazione con cui aice di aversi a por mente alla nota scritta 
al verso 5i della colonna V. in dove fa supporre di avere 
tutto comprovato. 

Facendoci noi ad esporre la nota dell' interpetre ^ of • 
serviamo che è questa alquanto copiosa ; se bene in essa 
nulla sievi d' importante , eccetto tre passi y de' quali due 
di Dionigi d'Alicarnasso e l'altro di Proclo appo Fazio. 

Non crediamo ii ter tenerci a sopraccitati luoghi del* 
r Alicarnasseo tra perchè in questi non dicesi che !• 
scopo principale che doveano prefiggersi i compositori 



Ili 

-tltJk caotoiit Imenei ikye$sc da essere.!' «ccitare gli sposi 
Mìa Mrambicvole affezione , Ita perchè questi riguardano 
Jc Ic-gi da «erbarsi per gli Epilaiamiì ., noo già per gii 
liurucl. 
Il passo in fine di Proclo nella nota Icggesicosi E^ttùalatu» 

àxÌJULvy r^oy. Jy^atoy ^s «y yaiioti qtòsaùau ^ otfi x«r« «'oOov hai 

od»' oc' 9s HAT» fifxv)y rov Arnxov Tfuvofoi)* rovrov 70^ ^duyi di4o- 
iang, m^lA(SÒJu wJpm Arrixas Xv)(yr«}y. £y«> d« ocfiAi /Scou nyo€ 

TifMTi wxyìS9yc«y ^uta ffiXo<sro^i»s aioXixv) fr«p««'Xcxoyr» fvjy S'i>X'^¥ 

àMÌMiLT» » oi'oy Vyouiy , xjn ò(Aovo«iy rovrois mi òpMós |A«yoyx0c$ : 

Epithalamìa nov/s nuptis thalamum jam ingresais jave» 

nes simul ti verginea thoro adManles adcinebant, lìyme» 

naeum vero in nuplialiòus cehbritaiibus decaniari ajunt 

propier deMderium ini^òtigalioNenique Hymenaei Terpsi- 

^horae filii , quetn ducta UMore evanuisse ajunl; aiti vein 

in honorem Jéitici Hymenaei, quem iatrones perseguulum 

rapios virgine» uéitiema liberasse memorante Ego iferofelicis 

viice adclamaiionem esse puio , praesentibusque fidam 

maUimonii socielatem cum mutuo amore comprecari , 

Aeolica voium dialecto ailexendo , quasi v^«yflii«iy et opj(h 

nM» una Aaòiimre et eadem concorditer viventes sentire. 

Non sembra ali' in contro che col rapporlato luogo 

di Proclo il nostro accademico fosse pervenuto a dlmo- 

itrare c^c oegP imenei esortavansi gli sposi all' amore 

scambievole , alla lede , ed alla perpetua concordia della 

tila ; poiché «on le parole di comprecari fidam matrimo" 

nii socieiaiem <:um mutuo amore tfwv«vx««^*» ^po$ y^ur$ 

wtammx» f^stm f^Xoatùpyttui Proclo dichiarar volle che agli 

sposi augorav^si la concordia ; non già, nello stretto rigor 

de' vocaboli , si disse dall' autore greco che costoro esorta* 

vansi alla pace scambievole ; per la ragione stessa per la 

qoale ognon conosce che gli augurii son differenti dalle 

ctorlaxiuoi. 

Premesse tali idee acciocché meglio comprender si 
possa la differenza tra gì' imenei e gli epitalami! , non sarà 
Inor di proposito il rammentare alquanto de' varii generi 
àr nuxiaJi cofDponimenti , e cosi viepiù dichiarare le 
upposjzioai da noi antecedentemente manifestate. 



1 Ì2 

Gli Aulichi furon solili di celebrare le feste noiiali 
con cena pompa ^ la quale nello stesso tempo solca som- 
ministrare innumerevoli ammaestramenti agli sposi. 

Di qui le varie composizioni praticate da' Greci , e 
da' Roiniiiii. 

Di fatto le canzoni nuziali usate da* Q feci erano di 
due specie : imenei cioè , ed epitalamii y»f^iiXi« hai S4rt<^«. 
XenyLtxì se bene per altro Imene veniva invocato non solo 
nelle prime canzone , ma ancbe nelle seconde. 

GV imenei erano le poesie clie diceansi da un ragazzo 
coronalo di bianca spina e di ghiande , avendo in mano 
una cesta piena di pane , e cantando : ^(pvyov xJMÒy «d^ 
^pisivov, vitavi malum Inveni melius ; per indicare il passag- 
gio clic fecero gli uomini dal primiero cibo di ghiande 
a quello di frumento , e dimostrare quindi la felicità che 
gli sposi procuravansi col novello stato (i). 

Queste recita vansi appena che la sposa era condotta 
in casa del marito , o sia mentre cseguivansi le ceremonie 
usate ne' uiatrimonii. In esse il poeta dovea esporre i 
piaceri dello slato matrimoniale ^<p«{n( i^ttytty xf4 ^ ^^^ 
r»)$ <pì>(Tfi«$ Xóyov , ìL»ì 6ti rouro àforris spyw y xo ytyyaaf rs iute 
xvt<jH«y (a) : deinceps de natura sermonem inducere oporiet^ 
et de opere ìstius , gignendi et ooncipiendi, ; o sia i com- 
positori di queste dir doveano i diletti recali dalla prole, 
conservatrice della propria discendenza ec. : hai' n)S «om»- 
yi«S 4rftyY)7opovfA^V(Dy, iv Si ro^rt]» X4C(^ r« rfis» ^vif^xv) up^e^xsf» 
i^yeaòxi , fiiq dyytMf s^* «x^raSv tyxppxivoyiiyoDy, dXkà ixóyrs^ nai 
xo"^ flWfi^jtjoriyupi'foyr»? %xt xok (jyy«wjppflMyo,x«yovs «'«75»5 « Tual 
yvyftTxfff , mi xojs «XXous (wyysyaTj : et communionem AoTm 
tantiòus. In hoc et necessitas suavitates jucundiorea osienm 
dendt non ipsis ex seipsìs laetUia affkctis sed àaùenù'iuM 
illos qui panegiricum dicunt , et coUaudantes JUios , uxo* 
res , et alios cognatos. 

Gli epitalamii da taluni furon confusi con gl'imeoeiy 
poiché di entrambi le strofe solean termi uarc con le parolo 



(0 Potter Arcliacol. Gracc. IV. ii. 

(-') D ionia. Ualicarnass. r<XvV). MsO. Vxy^ 



m3 
» hynten fiymenate , ff (tymenaee Ayme» : JHjmenée en un 
ifioi, répitfuilame dam sa naissance nélail auti^ chose 
&ue etile chanson , ce c/uint , celle accia malion rejìétèe 
f/ nvMES o HYMENÉE et nous en Irouvons torigine dans . 
tfùsloùe inléressante d' Hymenée,jeune homnie d yllhe- 
wu , w iV^rgos (#). 

Riserbancioci di esporre in appresso le varie coslumap- 
U romane su di ciò , diremo solo che i Greci Cecero dif- 
ferenti Ka le canzoni delle neil' eseguirsi Je ceremonic 
toiiali 9 e quelle pronunziale vicino ai Jello de^i sposi. 
Eui DonHoarouo epiutamii quello canzoni recitate nella 
Manxa nuziale od allo ingresso deirappartamenio : or leu 
GncM mntnrerenl ainsi kur ckant nuplìal , parce qiC ils 
appeiloieni tiàXiiiùs V apparlement de V époux ; et qu" 
après ia mÀeniniié dufeslin , et lorsque les nouveaux ma^ 
riés »* eiaient relh^s, iis c/iantoient /'ìpithalame à la porle 
ie cei appatrlement, (^>^ 

Tm\e canzone diceasi dopo clie le nt>2zc eran com« 
pìule i«f« twiWjijAdli'ois tof§ yipwMs X«yófi«vo« ov«>« propler tfu- 
piias qaae perficiunlur dictus ipse {3). 

in qaesla dcscriveansi i dilcltf prorcutati daìla con^ 
eordia e ^11' amore onde scambievolmente trattar deb- 
loosi f eoB)agi 9 clic i poeli doveano sperare per le 
Tirtii di coi sii sposi eran foi'QÌti. Cont4iiudcano in 
fine ogni epitalamio i verseggiatori 9 con T augurare ot- 
tima e fiiHDerosa prole , lusingandosi di poter col 
tèmpo recitare ai fì||li quelle canzoni medesime delle 
ti loro genitori «fr» Ì«r* rovr<M$ i^iyw» étt ^ayx«rof ò ^opco? 

ji^ d^fi Ì9 roti iieMyoii %ai toT^ iynfi^yMit'i tmu «'po- 

t^Mni «5 ^^^^ ^«^ fftfiWDutfi itfòs rè (Hto^j^ùÌst9 itipì fllXXilXoys 
■«' &fàjovoi,iy ori fmkusTX %*t òaa iy»di a* fii? foiflcvnjf éptowH^s 
tm fìkioi cjwyxv) <9VfA^duv«iy e te. (4) deinde de his dictnd^m 
fumiam necessariae nupiiae su/li hominil*us\ sahésconju* 

gnmi et quanta bona innuptias de laudibus et encomiis 

tshortatio quaedam sit mubentibus ad operam nayandam 



(0 Dtòérof, ▼. ffr"*^"^^'' 

CO Wcm. Y. EpiAaiame, 

(3? Dioni*. iialicam. Ttìx^ Mid#^ 'E^ted*'/;*!*» 

(i) lbi<lem pass. 

m. j. 9 



»'4 

et ad concorditer vweir guoniam praeseriim qtiania Ae>- 
nn ex tali concordia et amie il ia necesse est evenire. 

1 Greci in fine scrviionsi ticlic nozze di <:ei*io com- 
ponimento chiamato Ameheo; Graeci vero jémoebaeum car» 
tnen in nuptiis, moduìatis vocibus canere, solemnefuii (/). 

Questo per allro non alionlanuvasi dalle sopracspo- 
sle composizioni, se non pel modo de' suoi versi, differenti 
aiiatto dagl' Imenei e dagli Epitalamii» 

£d in vero questi J^meòei erano o in dialoghi • 
pure contenevano la divisione di pii» cose in uno stes- 
so verso : genus car minia in quo , qui canuni , utun* 
tur acquali numero versuum, et ila se habet ipaa reBptm- 
sio y ut aut majus , aut eontrarium aliquid dieai ul ni 
apud yirgil Bucol : eclog\ ITI. 

j4b love principium Musae , Iovìm omnia piena. 

Jlie colit terras eie. (-»). 
Fu cosi delto tal componimento dal verho greca 
Àynìfiaa alterno , vices reddo , succedo , permuto etc. j ov- 
vero da certo Amebeo celebre ceterista aleniese. 

Tu iicet et Thamyron superas et Amoebea canti» 

Non erti ignotae gratia magna fyrae {3), 

i Romani celebravano le leste nuziali con riMnor na-* 
mero di canzoni di quello de' Greci. EsM per altro co« 
nobbero in vece una specie d' Epitalamio ; trascurando 
pcrtcUamente la greca disiinzionc tra quelli che canta* 
vansi vespere addentante , e l'altra detta mtUutina che 
tliceasi al i'ar del giorno : idem testatur Epithaìamiwum 
duplex genus fuisse, j^lia quae canuntur vespere adtmn^ 
tante , et vocantur w^xi^ 9iimya[tvftà , àxw» Imi \U^% ywfOf 
Ì,lo^3<n* Alia quae vocantur matutina ; quoniam mane ea- 
neàantur , «v» «« ( inquit interpres ) ifàft» , • W «poMy»- 
fftv«r«i ^wyepriìLÒi (4)* 

Oltre de' mentovati conn-ponimenti i Romani nia- 
ronodi quei Carmi detti Fescennini , cos» nomati o per 
che dall' antica Fesceinio furono adottati , o perchè 



(i) Alex, ab Alex, grmal. Dier. lib. II. cap, V. 
(:») Facciolat. voc. Amoebacus. 

(3) OviH. Art. Aroand. 111. $99 vid etiam Serv. ad Tirg. A%^ 
Kaii Var. Hist. Ili 3o, et List, anmal. VI, t. Et d. 

: i) AobcrtcUut ad Catull: 6a Jul. a Mail. EpìthalaoK «dit«^ 



M3 

Clic se i componi- IikR (a) »iK:oi*tIi'c (b) 
menti nuziali fossero ea^ 



ffleHi crescasi che fosser contrart al F'ascino : P'escennini 
vemu , qui ettntòantur in nuptiis ex uì-òe F*escennina di" 
tuniur odiali \ vel ita dicti gaia Fascinutn credebanlur 
onere (i)* 

Di questa genere Ì l^uadfecinro dfe' componi Attinti Hi 
Qattdimo ^ a nap il secondo carme da costui composta 
per le notte Cra Onorfo ^ugttslo e certa Maria, l'n csst 
con massimi libertà descriv eansi le società e i diletti' 
coniugali ; ea ^uiJent faerunl procacia él lascivia , li^ 
teriiia conjugaii , in nuptiis decanlari salila per ludurti 
jocumque , ^mores ,■ grcUicn ,■ et nnixtos leporibus lususf 
tontinenlia (^. 

\2Ì) Le particeffe greche «(^v[ x'A'f furon dall'^inter- 
pelre nella traduzion marginale voltate ia et sane , e nella 
•posizione lation «ell\avverbio pOrf^f. 

Or siccome ne' vocabolurii greci non evvi esempio in 
cai sì ibsse il iCA accoppiato alle particelle sidi) , così nor 
considerando il x«^ come riempitivo Attico , ci occup/cr% 
ao solo del significato dà darsi all' m ^r^. 

Pria di esporre k iiosire conghictiure , ci piace osso4'- 
Tare che l'ìnlerpctre ^ in vece di spiegare simultanea- 
>KiCe tai ìy)caboli a guisa di frase , li volgarizz'ò scpa- 
faUmente. 

U nostro accadcnaìco pere eon le parole di et sane 
A ^^edalóerio, fa sirpporre che nel periodo seguente 
il * comprovassero idee esposte nelF anlK:cedentc j mentre 
^ ÌD esso Filodemo produce solo una ulteribrc pitiova 
^r dimostrare la inutilità delle feste aruxiali in gcae- 

(i) rrnhhtm. a'f Catiill ilìKl. 
C^) Alex, ab A\cx. ibid. 



ii6 

flov av Xsyotro ^ vuv ò*h5h 

paci a produrre un de- concedessimo (a) le noz- 
terminato effetto; essen- ze (b) potersi dire (e) 

assolutamente (d) un be« 
ne (e) , ora al cerio (f) » 



In quanto poi al significata della roce porro ed al 
modo come fu dall* inlerpetre collocala nel perìodo, H- 
tucttiamo i curiosi alla lettura dc^ vocabolarìi latini , dai 
quali tea V altro appare essere un tale avverbio usato da 
classici come particella soggiuntiva , o sia che raramen- 
te gli scrittori V han preposto alle frasi cui appartenea» 
Per tali considerazioni abbifrm renduto per lo latino di 
guin immo V vZni dell' originale. 

(b) Prima del vocabolo nupdae nella traduzion nar^- 
gtnale leggesi un si p e nella sposizione un etiamsi ; e noi 
seguendo la opinion dell' intcrpetrc , abbiamo nella no- 
stra versione creduto di tradurre per si 1' «v preposto al 

(a) Nella sposisione alla fine del volume troirau li 
parola dederimus» 

Questa non vedesi in modo alcuno scritta nella tra- 
duzione marginala , ne nel testo greco. Laonde per siffiittà 
ragione nella nostra versione ne abbiamo totalmente tra* 
scurata la spiegazione» 

(b) Al nome greco joLy^ fu dairinterpctre dato per 
equivalente nuptiae. 

Non è da tacere che l' intcrpetre ad un tal yocal>olo 
accoppiò una eruditissima , se ben concisa , nota ,. circa 
quel pensamento onde gli Epicurei diceano che ad un sa* 
piente non convenga il matrimonio^ e che non debba <|ne; 
sri occuparsi nel procrear figli* 

Noi invero non siam gran fatto portati a credere che 
Filodemo avesse voluto esaminare se Je nozze fossero con* 
siderale come buone , o se venissero riprovate da varil 
fiiosofi , nel tempo in cui egli occupar doveasi a dime»» 
strare la utilità od iimtilità delle feste che accompagnar 
Si>lcano i malrtmoiiu- 



»»7 

Fcr ammellei-e quindi ciò , farebbe mesiieii dire che 
Fflodcino dimeniico dell'esame della forza di quei carmi 
dtiii imcneiy di che occupavasi, avesse ex abrupto dimo- 
itralo cha le nozsc fossero un malew 

Ad oggello peraltro di non allontanarci dal senso espo- 
sto da Fiiodcmo y rendiamo la voce y«f*o« per €^leòrUales, 
nupiiaicM , coiftformaadocì cosi alla interpetraiiooc daUi 
(bl Baxoes oX verso 336, dell'Odissea ^ di Omero , ia 
dove quel vaie usa la voce TT^pio; ad indicare le feste nu- 
litli. de pur non si voglia il presente ys^iLo^ spiegare per 
carmi Daziali o per gli stessi Imenei. 

(e) Il rerbo 3L«>.«ira fu dall' interpetre nella tradu* 
aione niMgiiMile- vollaia la dici possane e nella sposiuona 
io dici passe* 

Scussi brigarci di entrante cosi fatte traduaionii ci 
puice condùudere die può il X^ywro o ritenersi come 
impersonale o credersi rdtodal nominativo r'iu's. Laon- 
de il periodo latina sembra che esser dovrebbe o: si 
modo ei cdémiaies nuptiales absolute Itonum dicatur^ 
e pure : si mudo el celebriiatess nupUalss aùsdata ùanum 
iscoisiur. 

(d) A fine di presentare st" leggitori una traduzio*- 
ne che dir si potesse più chiara di quella dello stessa 
interpetre , abbia m reso V absolule p<ir lo latino per se i 
sicuri che quel dotto cosi usò dell' avverbio mentovato : 
9^'ii9^ sinspÙciier id est per se- siile adj eclivo quod el ab3o«- 
Lure dicil vuigus ,. pracserli/n, quum tracUuUar grans/^ 
malica C()- 

(e) Non ^' ha dubbio clw al nome oyoiOoy per lo pivi 
corrisponde il latino bonunt ^ quantunque nella nostra 
Tcrsione latina gos> 1' abbiamo tradotto \ pare nella ^ita^ 
liana abbia m reso il bonum per utile. 

A prima visln^ pare che fosse questa tma diversità , 
ma in realtà nella versione italiana non. ci siamo allon*- 
Uoati dalle espressioni latine. 

Nel caso presente Filodemo con dire che le canzoni 
iHiiiali erano buone^ ha voluto dichiarare che fossero que- 
:'t Mr proficue per lo scopo cui tisavansi. Tanto più che tra' 
B^ ^^^'ù dei acme «y^Ooc evvi quello di ulUis. 



(0 ?lLTr. Stcpli. Thc5. lin^. GracCi toc. AitXsh» 



ii8 

closj ora lì.iiìdili f;li «pi- essendosi già quasi pros- 
tahuuiì, perdio iiiui non so tiilti anDull<'ìli (-i) 

gli Epitalaiuii (b))UÌik- 



(f) 11 èane cUe dall' inlcrpelrc nella spositioAC f« 
soi'iuo dorpo del ///me non Icggcsi nella traduzione ialina» 
fn quanto alPr^n , lo abblann trascurato ; perchè può que- 
sto dìunìta al vuv ritenersi come riempitivo: addii auiem 
inveairi ^x «'apaXXtiXa* positu <H et vw (iX 

(a) Trndtici.'imo cosi /' antiquata dell' intcrpeire , 
poit l:c dal Facciolati si dà al verbo antiquo la significa* 
rione italiana di annui/are ; avendo quel dotto ali' in« 
contro con tal verbo Jorse avuto io. mente di readcrv 
ctò cke nella sua traduzione era espresso per afjolUa , 
:ibbiarn volgarizzalo il »«rAXeVu^y#iA per andati in di* 
suso , banditi clt. 

rb) Pare clic le noure asserva«1oni presentino alciua 
cbcf di contraddittorio ira loro , poicliè dopa aver neiie 
note antecedenti dicbiarato cbc con la voce di epitalami 
s' inlcndeano quelle canzoni dette vicino alla stanza nu- 
ziale ; ed avere inoltre affermato cbc tra gli epiialamil» 
o gì' imenei vi sia differenza \ ora Filodemo conlojidc que*» 
.sti vari componimenti rammentando degli epilalaniii od 
mentre clic e discorso degl' imcncL 

A meglio dilucidare le teoriche da noi esposte nelle 
antecedenti noie osserviamo che il vocabolo v|*«y«©« de* 
Greci avea un senso speciGco ed un altro generico. Col 
prinio indicava esso quel componimento detto pria cbc gli 
sposi entrassero nella stanza nuziale , con 1' altro deii<H> 
tava <]uesto e quello , comunalmente detto Epitalamio; 
perchè in entrambi invocavasi imene.* hoc Carmen^ a«- 



(i) Man V(»c. Hivj. 



fT¥Ì iilcuno che con e- no forse (a) allribui* 
B'Tj^ia li I icbidiucisse iu là (b) quelle cose , cbe 
u.^auza / ora (e) crodicimo di mi- 

uore importanza (d) ^ 



fre ere religua , dicehatur <)[Uìfxioi in quo sponsi el span^ 
ut lande* volaqut foelicia decantaòaniur , proui elici 
pntui ( caeterÌM praiermissis ) ex Heienae epithalamio seu 
UiiL Xf'I/I. apud Tkeocriium eie. (i) 

Co poftio y Filodemo per dinvosirare la inutilità di 
Hlb quei carini compresi ocgl' imenei , non credette fuor 
di propoùto 1' osservare che gli epitalamii a' tempi suoi 
tnn disusati 9 né vi era chi ne comenUssc gli effetti. 

(a) È dii&cii comprendere qual fosse la parola del 
lesto greco y dall' ìoterpeire. renduta nella traduxione- 
■jf^'oale per sane ; • nella sposiziooc alla due del vo- 
iuoie yer fhrsa/u 

Persuasi peraItro>.che nel testo greco non vi fosse una 
tale pariicella p ne trascuriamo nelle nostre traduzioni la 
ialerpe tra sione. 

(b) L' ìnterpetre roltò 1' «««dm) nella versione mar- 
ginile resiiiuere saiagei j e nella sposizione odlritmeL 

Or aiccome de* due mentovati signiCcati il primo non 
Irorasi in alcun modo ad *«odid»>fu assegnato da' dizio- 
aahi , ed il secondo non combina col rimanente senso 
4a Filodemo esposto; cosi crediamo che all' a«« Svi; in 
tu«e corrisponcla il latino efuoro , explico , de re pro^ 
potiia dissero etc. 

In questo caso la idea del periodo sarebbe che/Fl«^ 
Udcmo tra gli argomenti stimasse tanto inutili le can- 
«oai comprese col nome d'Imenei , che talune di es- 
ic, andate in disuso , non erano ncanclie rammentate 
eoa lode a' tempi suoi. 

(e) Non v' ha dubbio che quel nunc della spo- 
liùone renderebbe piìi Taci le la intelligenza del perioao ^ 

<0 PflMcr. Archaenlo^ Ortu:, IV. IL 



I50 

^. . . . pioprio (a). Già poi 

ma qucBlo non leggcsi nel lesto ^rcpo uè nella Iraduzione 
al margine. 

(d) Le parole grccbe j*t to^a^ttoy sxof^fv o sia r^ ro 
€\»txo> exopay furono dall' interpetre nelle versioni va- 
riamente volgarizzate^ poiciiè uf Ha spiegazione margina- 
Te quel dotio 1* espresse per quibus nos clestiluimuì , e 
uella sposizione per guaò nune minoris ducimtis. 

Senza rnterteii«rci su la traduzioni: marginale , os- 
serviamo solo che Q€Ua s posizione voltò il favX«rroy tsfi^* 
Iffiv a guisa di frase in minoris (lavimus. 

r^ullft di meno a parer nosAro V ù^tnxxw sx^ity nel caso 
presente o noii dee spiegarsi come frase, o pure, così con- 
siderandosi, le due parole sono da tradursi per minus da* 
viniu» , non già per minmris ducimtis. 

Se poi queste voci reputar non si vogliano come frase, 
avrebbero da latinizzarsi minas adhibemus dovendosi in 
tale supposizinne dare all'^x^ il significato di habert 
mliquidpTX) mitilo* 

In questa seconda ipotesi ri mhtus potrebbe essere od 
un minorativo ^ o «a negativo. IMel primo caso sarrbbe 
da opinarsi che Filodemo avesse indicati gli epitalamii 
come composizioni adoperate nelle nósze molto raramen- 
te , e meno delie altre ; o pure cbc gli epitalamii veni- 
vano reputati meno degli altri antichi riti nuziali. 

Qualora poi volesse darsi alT tXjitfoy una intcrpetra- 
zione allatto ialina , potrebbe questo rendersi per JL'ar- 
vvrbio non \ per la ragione stessa onde gli scrittori lati* 
Yìì usaron talvolta il tninus in senso negativo :fteqmeni^ 
ter etiani accipitur p/o nen Cic. prò ÀncH. quo m** 
ìues manuum nosirarum tela parw^neiint , eoatìm .ffh' 
r/am famamque penetrare ( t ) , e sarebbe cosi da ritcnern 
che Filodemo abbia affermato che gli epitalamii non erano 
pili usati , ne venivano stimati. 

(a) Le parole nuptiis veluli quid proprium adiri" 
òuei sono dei lutto supf)ostc dall' interpetre j forse per la 
maggior chiarezza del periodo, secondo lui , poiché ^uc* 
ste non Icggonsi nell'originale. 

(i) '^acc'c'Ial* ?#rf. Iirig. Culep. voc. thinus. 



|2H 

yiXi tjrry TO Ti ^j>ir ?coy icxt 
Oo^ OTILAtOJfOy, 0L})kA ^APA- 

riiffezion del ramare non 

•- . « pure cosa saaUt, rna 

più (osto seijza rci^ola^ 

e feconda, di. ddillit (a)^ 



La ioicppct ragione Iclter^ale ohe a parer nosUo emei^ge. 
dall' incero perìodo piiò«dal curioso liquore u3servarM aliai 
tioe del progenie papifo. 

(a) L' iocìso gi*eco tum yaiv t9, ys t^^turti^oy «'«Oos o^Mt». 
Ho:ft«v «lU «'A£« w|^ov fu dichiaralo. dair iiUerpelie nella. 
Uaduùone marginale per cUqtus elianif amoris passio mini" 
iwe mancia iedlej^nLviolalrixi e nella spedizione i^qt jUn^ 
vero amom adfeclio non quidem, sancia nes. e^t seti por 
iius aòmarmisr Briminmnqu» foeminikté 

Molle sacebbero le o«servazioiii critiche e filologiche- 
da iàrsì sala Uadiuiooe deli' inU:rpetre d^ll' iuciso proy^ 
postoci ad esame , e «uL senso ohe da questo emerge. 

Or poiché nell' originale poche son. le parole cl^ 
veggoosl con cbiareaca y per. non mani 1*66 la ce conghieUii-^ 
re vaghe che si. potrebbero creder del^e per v.ocUa di 
l^seoUre novelle iutei;pelra%ioui , diremo che nell' or.in 
ginale in vece del ^ componente «^otfiQ)' l^gge^t assai di:<- 
ftioumente un iau. 

Il primo pensiero cha? ci surse fu quello che IMnlec* 
pctDc cisccbossi di avvertire cosi fatta varietà in <|ual.-i 
Cina delie sue note ; né saremmo andati errati in colai 
pcosamenlo se quel dotto non avesse dimenticato di prC'- 
KQiare nelle pagine seguenti una nota, da Ini aniece- 
dcDtemente promessa nella osservazione al verso ^3 d.el.- 
la V. colonna , dove dice odN' «qpo<Aoy quo Jta^c speicteiU vi" 
Jtadnotaia ad coL XIL v. io. 

Avendo peri) immanlinenti noi lette le note dall' in* 
krpelxe «ciille alla colonna XII , non rinvenimmo in esse 
osservazione di sorta che riguardasse il verso io*, e du- 
iulando di i^ualcbe menda lipog^ri^a nella cLuzionc^ 



I»> 



acciò che ta musica 
debba eccitarsi , né co- 
nosciamo esser quella 
K soa^e (a) ^ lua poi pia* 

ossee van(h> le altre notie deli' interpetre , al verso la 
della colonna XUI ne trovamjma una i a cui egli esa- 
mina se la passiooe dell' amore possa o ao dirsi 
i^^ocHov ( sancia ) ^ e dopo avere minutamente esposte le 
teoriche antiche cicca la auistione se la passion del- 
l' amore l'osse lodevole a di vituiperlo y concliìude cos^ 
il suo dii^e : ex his auiem omnibus liquet , cut et supt" 
rius col V. V.. 42. 4^* legimus : xù> Ep»rmoy «mOos «»» 
«f>09cpy , ftXX« ^^|)»yofApy amoris. passio^ mxnime s^ncta , SBO. 

L.EOUM VIOLATRIX PRONUSCIET , ti nUfiC ÙerUm MALVM BT 
QUIDAM MAOKUM ESSE AMORrS ADFETITUM Ui perUtUS advtT' 

sarii opinionem explodal. Sì enim viiiosa res est suapie- 
natura amor quo paclo eum^ musica òonum efficieL 

L' amore non pei? fcanlo non sembra che sia causa di 
delitti per coloro che lo regolano» con ragione. 

(a) Le parole di lU mugica excilari debeat ncque» 
mavem illam esse novimus sona pertettamente immagina^ 
te ; e però nel menare che iuron dall' accademico fata- 
te imprimere eoa caratlcci corsivi ,. a confermure cosi 
fatto suo supplcmenlo , vi appose una nota che leggesì 
oort/er, quae ait col, XUI , et quae ibidtnk adnotavtmus. 

Dopo una accurata osservazione di tutte le note ftcrìlte 
alla colonna tredicesima dobbiamo dire cbe forse l' intec- 
petre ebbe in mente di comprovare il supplemento 11^ 
esame nel 1' ultimo periodo, della noia al verso dtecimo da 
noi poco fa rammentato. Esso è concepito cosi : ài enin^ 
viiiosa res est suapfe natura amor y, quo.paoto eum mw^ 
sica bonum ejffìoiet. Ma «e si ammettessero Le citate con- 
ghieuuxe di lui y dovrebbe ammettersi parimenti che Fi* 
lodemo , nel luogo, di che ò discorso y senta verona 
conchi.usione di repente dall' esaminare se gì' imenei pro- 
ducessero o no effetto. suU' animo degli sposi , avesse im.- 
preso a parlare contro la passion dell' amore. E perchè 
nelle lagune non potrebbe aapporsi espressa La ccoahÌH* 
sionc delle antecedenti dimosirauoni ? 



COLONNA Vi. 

XaV , 0VT6 /SOYltìfitTOte dCi^, 

E però tultì questi ef- anco da questa snssisècre» 
kui meravigliosi die infinite tuiboicnze (a), 
vantavaosi y non si ol- Ne però , q^»M^gli eflTetti 
K'ogoDO dalla melodia.;, che egli Rumerà , yro- 

cJuconsi dalla nausiica ^ 
ma più loslo da' poe- 
mi (b); ne indi dalla 
a)usica., e dalla po«^ 



(a) te paw>l"e greche Xflti 5rj x«e v^ toxou t«pax«iS«^ 
MT» furoo dall' ìnLerpelrc nclJa iradqzion marginale r«se 
quia imo propierea lurhulentuin esse , e nella sposiuoiie 
aed vero, eiiam ab ea turhas quamplurinias existere. 

Dalle sopra r.ìrer.it£ parolo greebe non acmbra che 
lìa con certezza da dedussi cfae con esse Filodemo abbia, 
dichiaralo cheramore produce turbolenze; perchè non pos- 
sono q^oeste capponarsi al cosluoic degP imenei , e nou; 
paò. ccedecsi che Filodamo avesse d^Uo. essere gli imenei 
caasa di disordini e di confusioni. ? 

Del sima Dente le conghietture da farsi sopra questo. 

r riodo sacebbeco^ secondo noi ,per qunnlo innnmcrcvo- 
, allreltanlo. vaghe ed oscure. Ad oggetto di evilac 
le cridcbe de' mordaci aristarchi y abbiamo nelle nostre 
kiduaiooi traftandalo questo primo ycrso della colonna 
sreca. 

(b) La voce greca *oiY«x«ra(»v. fu dall' inlerpetre nelle 
traduzioni voll^l^ in poemalis. 

Avendo noi a lungo di già favellato de' vari! sìgni:^ 
tetti di queslo vocabolo greco y diremo «olio che sic- 



uh (la versi ^ ne Tamoc su (a) t apioie ajutar 
viene proccuralo datia 
«iu$ica y e dalla poesia y 



come tea' sìgnidcatì dt^l noute «roivjfi» evyi quello dì vefh 
silfi qiù ex tetn^ore fianl\ cosi per la più tacile ititclJi- 
gema del periodo y apponemmo Nella noMra. versione latina, 
qI *r.o«ìj|A»f»v la voce carmihibua. 

\\\ quanto poi all'^^X^ir crediamo che Bel cMo pre-^ 
sente non debba questo spiegarsi , poiché non ternbra, 
che r >H»o XV» <o(v)(fpir<»y abbia ad, esser diviso dall' antece** 
4cnte in.ciso I con uAa delle paiUcelIe cosi dette avver- 
sative ^ mia^ 

Pi fatto Fllodemo dir volle con V^i9^,X9»t movr^f^f» che- 
que' meravigliosi effetti cbe vantavansi, non poteano ot- 
tèueiisi da' versi e dalla iQnsica a questi accompagData. 

(a) In laogo di ^wr^f^v^ nel testo leggest ^oijtwnj. 

Bue osservazioni possono, liirsi nella lettura del vo- 
«abolo greco i 1' una. cioè riguai:daQte la or.tograCae L'al- 
tra il signifìcato.. 

Per La prima è da crcdìcrsi che Fllbdemo atticamenH 
avesse tolto il iota dal, dittongo ed' avesse scritto #oi)ct«i)f 
ifi. vece di «'otTQfxtij ; non come dice l' in ter pe tre che i 
Greci spesso senza ragione toglicvaao ii iota dnUe paro- 
le ; potuÌ89e prò lubitu on^iUi ( i). 

Per La seconda è da notare che PllY>d\smo col 
#oiv)ri)ir|f con accorgimento non volle rammentare della 
poesia in astratto; ma djclte varie venustà di cai dee 
essec fornito ciascun verso: P art poeii^ue- peui éire iié* 
fili Ufi ree unii de préceples pour imiler la naiure tJP une 
maniere- qua plaise à ceux pour qui an /bii ceiie iimiOf 
iion (i). 

Laonde Filodemo dichiara che l'amore non può esser 
prodotto ne dalla musica , né da qualsivoglin bea ordì* 
nato compooimcAlo. 

(i) Voi. Hcrc. Iiiterpr. ScboL ad^ col. VI. r. «; 
(i) Oidi.Tot. voc. Poeii^ttc* 



>25 

aXX' uro Tflpy ^Xeicrwv , k»c 

TOIS irXglCJTOlS 6RXflt6T3ir mOLt 

m» e desso eccil;i!o in si , in.i molte sono le 
moltissime persone col cese ^ che lo fomenta- 
concorso di occasioni no (ri), come inollìssinic 
mollìplicì. son le ragioni, da cui 

è anuiiato (b) : e quel* 



(a) Nel leslo greco Icggcsi «itxjisr^i in luogo di «xx^israr. 
L'inlerpclre rileiicinlo che nel p.ipiro vi l'ossero erroii 
^iscriltura, tra questi noverò I' cxxAsroi scritto in vece 
4i cxmaisfot. Non è da ammettersi cosi latta conghiettura^ 
perchè il papiro vcdesi corretto degli errori commessi 
dai! suo amaauense. Ci si dimafiderà la ragioure per la quale 
1' Epìcorto %ksò di una tale libertà. Se rron temessimo di 
▼eder svoTcrct contro infinito nomerò di critici lettori , 
àìremmo «ssersi scritto <KXM:r«c in luogo di sxxftt^ot , per- 
chè l'autore bisognava di una sillaba hvcve , rendendo 
hriere un dittongo. 

Potrebbe puranco credersi ehe Filodeme ptfr qualclie 
Atticismo a noi perfettamente sconosciuto avesse scritto 
ttuirw per «ixaurA cssendori in eiò l'autorità di Senofonte 
il quale spesso scrisse fi verbo km» in luogo di H«(a9. (i) 
(b) Le parole «^^' ««*o xobv ^Imtsrmy nai f«s mUiarots 
«nuur«c furon dall' interpetre nella traduzione margina- 
le latinixzale per sed pluribus rebus ei muliimode ad* 
ttndiiur\ e nella sposizione sed multa sani quae illum 
fomentante uii plunmae aunt rationes quibus adcendiinr. 

Pare all'incontro che abbiano differentemente da inw 
terpetrarsi le voei viro xst» ^X^ìntxviTf x«i rocs «X^torrocs, poi- 
ché i Greci con la preposizione inr» indicavano il meizo 
onde producesi una cosa qualunque. 

Tanto piti che^ per prestar fede alla traduzione mar- 
gioale^ non dovrebbe esser due volte scritto lo stesso* no- 
me aggettivo vX<i9r(K e nel medesiine grado di compa- 

(i) Xenophont. Expcd. Cyr. Uh. ili, lib. VQ. Hist. »ih III, 
KK IV^pass. lib. V. bis ^ hh. VI» pass. If cmofahil. lib* I, et lih. V* 



Ì2ÌJ 

TX ymodxt i'sv rùtg sf^ri* 

Di qn), le cose che se- le cose stesse > die cri 
coiitlo lo Stoico produ- chiama negli amori dei- 
cono efielli negli animi la mtisica ^ e della poe-> 
loro, consistono nella di- sia eScUi) cause son piò 

tosto diJr una e drU 
r altra (a) cosa , in- 



razione ; o pare , seguendo l' iuterpetre avrebbe dovalo il 
9cX&{(SrfAs essere pure geuilivo pluiale da rapporlarsi alla 
blessa preposizione uWq. 

Sembra peraltro cheFiloctenio con Te parole in disanfinai 
die lìiurar volle tanlo il numero di coloro che poscono ve- 
BÌrc eccitati all' amore ^ quanto il nuu»cro delle cause 
.producitrici di es90. 

La traduzione qnindi del periodo in esame sarebbe 
ncque per musicam et poelicatn adjavatuf^ amor ; sed 
per ptures causas muUos incendit, 

(a) In questo incisa poche sono le varietà tra il 
testo greco ^ e le dite traduzioni dell'inlerpetre. Noi quìmlt 
di poco, nella nostra verskme ci aiam discosta ti dalla Ira* 
duzione dell' accademica. 

Ad o^^tto poi di piti ctiiaramenCe discifrare la fdeai 
di Filodemo^ diciamo cbe costui nel presente passo afferma 
che tanto gli amori non possono essere eccitati dalla nm* 
sica y per cfiianto questa vieu procurala dalle identiche 
eaosc produttrici de' primi; cuAsi-derando entrambi coma 
effetti di una medesima causa. 

Diverse sarebbero le difficoltir (ilosoGclie riguardanti 
la quistione se la musica sìa a paro deiramorCi e se queste 
feudenae i'osscre prodotte da sìnnglianti cagioni. Innumere- 
Yoli furono ì pensamenti sostenuti dalle sette de' varii 
filosofi antica sai modo come definire l'amore ; pe' quali 
può osservarsi quello tra gli oposceli di Plutarco detto 
^Jmaioria. Ifoì per altro avvertiamo che il nostro Kpi« 



• 27 

MCFOu Jf Su 6EPT , KOLt rxyrx- 



Hìosìzione nalurr'il« n€- lervenendo (») a! c^r- 
eessaria , |>€r quelli cke lo Dio (b) , come in 
coltiTaoo la musica , la 
poesia , e qualviique al- 



coreo ceiiMderò 1' a «ore e la musica non in quanto agli 
fietli che producoDO ^ na rammenlò del ^olo inroie a 
trasporto Dec€S6ario per eccitare alla masica ed all' amo- 
re y cke nelle cose poetiche vien chiamalo estro. 

(à) La parala a^tfrftintfvoi^ fu dall' iulerpetrc iCenduta 
per lo ialioo di interveniente. 

Dovrebbe non per lanlo, secondo noi V itfl^xoM^Af^ spie 
gsiTÙ per irr^/i/e, per la ragione stessa per la quale Uuo- 
vasi tal Yolta cosi usato il verbo d^iatayLcu, 

Il senso delle nostre supposisùoni verrà dichiarata 
ielle note che seguonow 

(b) Le parole greche giusta le opinioni dell' inter- 
pelre sono ^ ^ 0«av quidem JDeo. 

Uu tale supplemento non può sussistere, tanto se pa- 
ragonasi alle lettere ed a' voti che sono nell' originale , 
<|uanto se 61osoficaiiiente esaminansi le idee emergenti 
dalle coDghietture dell' interpetre. 

^el papiro, dopo del << in luogo di un altro l leg- 
gcsi no onùcron, indi evvi la mancanza di due lettere > 
osservasi poscia un oo mancante del happa di cui scor- 
gesi qualche indizio. 

Che se tale descrizione si rivocherà i» dubbio, per^* 
che non corrispoi/de al fae simile inciso , invitiamo co- 
loro che non prestano lede alle nostre osservazioni ad 
esaminare ocularmente nell' originale ciò che qui asse- 
tiamo. 

11 sopplemento a parer nostro potrebbe essere J« o^{>^\ 
Ci riserbiamo di esporre il senso (;he da esso emerge , 



fjtrpa aver dello di alcun'j obJo^Unii clic poCrebbcro sve- 
gliarsi in menic di coloro clic leggono le dilucidazioni 
tulle dall' inlerpelre. 

La idea che ci si presenta dairaccademico ò che; la 
musica e la poesìa per prodursi han mesi ieri della eoo* 
pera itone del Nume , la quale è necessaria in ógni cosa. 

Quel discifratorc per dimostrare la regolarità de' 
suoi supplementi esaminò in una delie sae noie quale l'osse 
la origine dell' amore. Ei però produsse un passo di Plu- 
tarco , in cui dicesi che l'entusiasmo degli amanti ha 
uìcstieri del patrocinio od assistenza di od Nnn>e , e 
che la divinità proteggitrlce degli amori era quella stessa 
che da per ogni dove adorasi our« «dccfttfros ò t&iy «pdjyr«y 
«vdo'Mtatfpiof itti , oyfi aX>oy ix«t 0«oy <iri(yrJirY)V km ijvioxoy « i| 
foyrov , ^ vw •opwCopisy luu <)x>ofA5> : enthusiasmus amcmtium, 
ìieque divino adflatu caret , ncque aiium habet £)entn 
praesidem et auriga m , quam eum, cui nane rem sacraci 
facimns , diemque festum celebra mus (/). 

Crcdelte però rinlcrpclre cai rammentato passo di ave* 
re a pieno dimostrata la opinione delTErcolanese; ma ben 
tosto appare il contrario allorquando si considera che Fi- 
lodemo era epicureo , e che Kpicuro insegnava su tal 
punto una dottrina |7erfcllani€nte conlraria a ([nella degli 
Accademici coi appartenne Plutarco. 

E che sia cosi , Epicuro disse che l'amore non enw- 
ila dalla Dirinifà c^«* ft«oV«pi«froy «y«i roy «^s)rA n€gùt a 
Dea i/nmissum esse amorem (a). 

Wè FHodemo potette affermar che ì' amore si pro- 
vocasse col soccorso della divinità; poiché Epicuro as- 
seriva che gli Dei non influissero in alcnna delle laocea- 
de riguardanli i merlali e che per tale non curanza fos- 
sero l'elici : iVa-? au/em óetttam vitam in animi secii" 
riiate , et in omnium vatatione munerum ponimus (3) ^ 
e Locrezior : 

Omnis enim per se Divum natura necòsse^si 

Immortali aevo summa cum pare fi^iatur^ 

Semola ab nostris rebus sejunataque Umge. 

Nam privata dolore omni , privata periclis , 



(i) Vd. Kcrc. Intcrpr. scfioT. in col. Vi. t. 

(j) IJiog. Lacrl. X. scct iiS*. 

CT) riremiT. ile nat. Dcov, hb. f. e.:p.. ac 



lOr 



tVÌQ 

Jpsa suis poUens opiòus , hihil ìndì/iTd nostri , 
fs^ec bene pmtnerilis capitar nec lan^itur ira (/). 
Epicuro quindi soslcnea tulle le azioni umane dipen* 
ètte dalle varie combinazioni degli atomi ^ è dalla scam- 
l^icrole e successiva unione di essi \ di modo che secon- 
do Epicuro non solo ie sensazioni , ma afichc le varie 
passioni , ed i diiFercnli dileUi di ognuno sono j/iodoiii 
dalla differente unione degli atomi^senza che la Divinità se 
ne brigasse in modo alcuno ; tu denique Epicure y Deuìti 
inermem /acis : omnia iUi tela ^ omnem detrtixisti fiotèn- 
tiam .... hunc non habes quare verearis , nulla UH nec 
tribuendi ntc nocendi materia est , , . atqui hunc vis vi- 
t/eri cfdere , non aliter quam paientunt : grato , ut opinar, 
animo : aui si non vis vide ri grafus , quia nulla m hahes 
iiliiàs òeneficiunt y sed te atomi et iétae micae tuae forte aò 
temere conclobaverunt ^ cut colisi Propter ritaje^tatem , 
iiufuisp efite exinuam , singularemque naturam. Ut con-» 
cedam uhi : nenipe hoc facis nulla spe , nullo pretto indU" 
biuM* E9i ergo aliquid per se expeteridum , cujus te ipsa 
tiàf^tiiiuB ducit : id èst honestum (2). 

£ iìoalmente in particolare questo lilosofo .^o^tcnevà 
che sj è stimolato all'umore ptr elFetro de'simolacri che 
commovooo l'animo di colui ehe innammorasi: 
£x hominie vero facie , pulchroque colore , 
Nii fiatar in corpus praeter simulacta fruenduni: 
Tenuta , quae vento spes raptat saepe , mi sella ( J). 
^ul riflesso quindi che non può Glosofìi-amciite e uia- 
terìalmeulc ammettersi il conghielturar dell' interpreto , a 
parer nostro la lacuna di cui è qui parola potrebbe Icg^ 
gcrsi ^ oprxo*j impetu. 

Ad oggetto di vie maggiormente dimostrare un tal 
sapplcaì«:nto come abbiam promesso^ lo esamineremo fiio"* 
logicamente e filoso fica mente. 

In quanto alla fìlolo^ra, vi sarà' al certo qoalclie critico 
pt^daute^ il quale ci dirà che il vocabolo opfio$ in greco 
T'in indica impetus\ che i greci scrittori di questo us.u 
rofio a dichiarare ciò che i latini dissero monile , sal^ 
t(»it\»/irs genuS f sibilio naviuni , e che la int* ipel •.•7Ì<u:'» 



^^. 



(1^ Lucret. 1, 57 




(0 Scfiec. de b-ncfìc. L. IV. ìQ. 




{^) Ljiacf. IV. i8u7 vi«i. <t ibtd. 


I025 et 


yoi. /. 


IO 



i,3o 

vJn noi data alla voce o^ti(ki $\ convenga solo alla parot* 
offiv) dillcrcnlc du (|uclia. 

Nella inler|)cu azione di qualsivoglia classico di rc<*> 
ccDtc scoperto , non bisogna illustrare «>gni parola co» 
le sole spiegazioni dalc ne* vocabolarii a' passi di clas* 
sici già mollo tempo inn^inzi conosciuti. 

In fatto non v' lia dubbio clic sembra esservi no- 
tevole differenza tra le due parole opfios ed off*r^; ma quest» 
diversità svanisce allur quando si considera che non solo 
TojifiXK è derivato dal verbo dedotto da of(i4 > ma anche 
le terminazioni di entrau>bi qaesti nomi è facile che si 
fossero scambiate tra loro, poiché gli Attici di cosi fatte 
licenze spesso scrvivansi. 

Tra gli altri signidcati del nome opfAos evvi quello 
di Mttationia genita. Come mai può credersi che questo 
significalo non si fosse attribuito al mentovalo vocabolo , 
per lo rapporto che esso aver potea col verbo og{M> deoo^ 
tante movimento y molo ? 

Gli Attici poi terminavano in n que' nomi che finiTtn^ 
regolarmente in (K ) mutandone anche le declinazioni , cfe- 
clinaUo ailicorum a communi forma diversa est raiiontr 
casuum omnium ^ qui in aliam declinationis speeienf 
transjeruniur , terminaiione nominativi diversa quam ito-' 
vam consti iuunt ^tiei: exempli gratia i ut ^^Ì9^ prtr 
|A«0>tos saepius utiiur jéristophanss etc. (i) 

Or se gli Attici cambiavano T o$ in v| , perchè ma* 
tar non poteano l'v). in oi^ tanto piii che attici prò foetni" 
ninis mcisculinorum nominum utuntur dictioniòus ui 
Homerus icXuròs ^m^^i[iMCk prò Hiurvi \>KfroS«(Atfa etc (a) ? 

Col nostro supplemento però sarebbe da ritenersi che 
Filodemo avesse dichiarato che la musica e Tamore si produ* 
cessero dal desiderio di esserne fornitole che questo de- 
siderio fosse proccurato da quella inclinazione naturale » 
necessaria non solo per acquistai» le mentovate cose , ma- 
anche indispensabile per intraprendere lo studio di qualun- 
que scienza e di ogni disciplina: natunilem enim appetì' 
trim, qrtam vocant opy^ny itemque officiumetc,{Z) Mquv 
ui memora noòis ita data sunt ut ad at»r*rulant rf?.f'09itm' 



(i) Ztiingcr. H» 

v«) Coriiitii. de d'alect. »(tic. 

C3) Ciocr.M, de fiiib. IV 14. 3^ 



Vivendi daia e»s€ appanni : sic appeliiio ahtnii qùae òpyLri 
graece vocatur , non ad quodvis genua viiae , aed ad 
quamdam formam vivendi videtur data : itemque et ra- 
tio et perfecta ratio (/). 

La sopraesposta teorica su la muMca t V amore combi- 
nerebbe cou la dottrina degli Epicurei^ i quali auuui&cro 
quella disposizione naturale in noi , per la quale siamo 
ipioli a sentire ed a fare qualunque cosia. 

Di(:o animo noairo primum aimulacra meandi 
uccidere , aique animum pulsare , ut diximua ante 
Inde voluntaa fit: neque enimfacere incipit ullanh 
Rem quiaauam^Quam Alena providit, quid veliti ante. 
Al y quoa providet ^ illius rei constai imago (^). 
£ io stesso 

Nee diciis arare priuà , q'uarn lingua creata^ si 
Sed potius longe linguae praeceaait origo 
S^rnument , ntultoque créatae aunt prius aurea 
Quam sonus est audituff : et omnia denique memhra 
j4nie fuere l ut cfpinor ) eoruni quam forel uau$ (J?). 
Cbe joxì i filosofi/ grà mentovati, in conformità dello 
éeoricbe narrate sosteueano efare l'ambre fosse prodotto 
daiio sriioppo ài ciastutio , e dal coùcófso di determioati 
itomi che seolonfSi da ognuno in determinata età : 
Tfdm quibus aetàiis fraeta priniitua insinuantur 
Senien ubi ipsa dies menibros natura creavit ; 
Conoeniunl aimulacra Joris e corpo re quoque 
ifuiuia praectari volius , pulchrique coloris (4}. 



(1) Idem ibid'. HI 7» «"^ \ ^'^- ^'^ **« ®®<5- ^'' ^ ) »S ^"^ "^''' 
Dcor. IT. 33 , 58 ; He Finib. V. G. 
(1) Lucrct IV 879. 

(3) Wm IV 835. 

(4) \àtm ì\\ ioaS; 



Tix^i. xfltc Toi>5 ePHvovj uev 



scienza. tutti gli affari della (d) 

componimenti Ini- vita. I Ti eni (b) poi aa- 
i poiyè noto che coq- 



[a) Le parole greche it»c «ravr»**» furon dalF iuler- 
nella traduzione marginale voltate nelle latine seJ 
I omntóus , e nella sposiziune in qaeste altre :fi/iVt 
òus vUae negotiis, 

Vello stretto rigor de' vocaboli do^vrebbero tali voci 
irsi et omnibus. 

3i qui , siccome la traduzU>ne letterale dell'inciso sa* 
fovcnlulerque urgente naturali indi natione , et omni» 
o sia la idea sarebbe , che Filodemo abbia dichiarata 
! cause che diceansi giovare agli amori , eccitjivana 
alla musica , purché sievi in coloro che amano tali 
la dovuta inclinazione naturale $ siccome Filo« 
col nome di cause producitriei dell'amore e del* 
isica intendea forse quel trasparto o f4irore che vo- 
dire, chiamato estro da' poeti \ cosi disse che questa 
ogna puranco in tutte le altre cose; poiché seusa il 
rto non può intraprendersi alcuno studio^ 
ersuasi qumdi di tali teoriche , ad oggetto di ren- 
>iù chiara la intelligenza del senso esposto da VU 
o •; ahbiam tradotto il ii«i ^avxtMeoM per et ut omni6u$k 
») U vocabolo greco ^v^vo*^; fu dall'interprete nella 
ione marginale spiegato per epicedìa , e nella sposi- 
per Threno». ! 

r siccoor>e i Greci , secondo le note dello stesso inler-* ' 
i) y par che facessero differenza tra gli Epicedi i ed I ^ 
poiché i primi doveano recitarsi presente il cadavere^ ^ 
dia nostra versione latina abbiam reso il (^pn^'o^ pef 'S 
^ a fine di non dipartirci dal senso esposto da Fi* ?^ 

r non usar di un vocabolo non ricevuto qual'é il ^ 

dell' illustratofe 1' abbiamo espresso per componi^ \ 

utluosi, \ 

Col. VI T€t. IJ. ^ 



C510 greco è HAI ro;$ dpY)yo<j{ yitv tot. La tradu-^ 
cale deli'inlerpetre : è enimvero epicedia\ la- 
espressa : Threnoa vero eticim, 
tendo affermar con certezza quale norma 1' in- 
;sse seguito nella spiegazione delle particelle 
che son desse in ciascuna traduzione variamcu- 
e ; diremo che siccome pare cUe Filodemo abbia 
La ìnutiiilà de' componimenti luttuosi , usaa« 
e ragioni da lui esposte antecedentemente a pro' 
'imenei \ così è probabile die il periodo in esa- 
ir non potesse con un enimvero^ ven^verum, eie. 
sembra che avesse da esservi una di quelle par- 
servono od a sospendere il senso , o ad as- 
ione di proposizione antecedentemente esposta. 
nella nostra latina traduzione considerammo 
ftao e sj^icgammo il f^vrot o per /jorro o per 

biam reso per si conosce il constai deirinler- 

1 nome greco it^oftiiL»:%, fu questo dall'accademico, 
r póemala. 

«mente col vocabolo di poema indicavasi la spo- 
pra di finzione poeticst. qualunque-, nelle poe- 
! lodavasi il defunto con pocbissime finzioni o 
elici ; abbiamo quindi spiegato il ^otTHAxx* per ver^ 
ìftesso clic i componimenti luttuosi in parola. 
no versi e non poemi. 

Ile tali cose, Filodemo dopo aver detta la inefE- 
:anni adoprali negli imenei , usando delle ragioni 
;ià d.'i. lui dii'liiaraic , conchiude , che per le stes- 
ioni i componimenti luttuosi, se bene in versi , 






i34 






in niun modo allevias- 
sero il dolore de* con- 
giunti del morto , die 
però se bene t«l volta 
frenassero questi le pas- 
sioni ; piq spesso poi 



sti (a) , quanti ne sono, 
jla^ musica cioè, e la poe- 
sia insieme priesa {h)j 
pare non poter (e) me- 
dicare alla tristezza. Im- 
perocché talvolta la re» 
primono (d) per alcun 
tempo (e) , spesso poi 



(a) Le parole ^^ foc5 olo^s fmon dall' interpclrc nella 
traduzione marginale voJgarizz«Ue atque ea , e nella spo- 
sizione atqite €08, 

Non pare all' incontro ^ che il foi$ o/pjs rapportar «i po- 
licssc al Ofr)V(wj e reggere rinnnilo lar^eysiv; poiché in tal caso 
dovrebbe essere accusativo uou già dativo plurale « e «pie- 
garsi per omnes od eo9* 

Siccome non evvi n parer nostro alcun sostantivo al 
qunl potesse irlferirsì il 10(5 oXoi^ , abbiani credulo doverlo 
avverbialmente ronderà ]>er omnino : t<j? o^ et roti oa»ì 
««"stJiì ToU ^).o?$ y.rrA^d*! iyóyLiì^oy omnino se devictos esse rati^ 
seti prorsiis superaios ( i ). 

(b) L' incisQ quanti sunt , musica scHicttl 1^1 poesi 
si nini su ni pia non sassiste nell' originale. 

(e) Alle parole greche o'^sv tOLrps^Jsiy vennero dall' Inter* 
petre nella iraduzion marginale sostituite le Ialine niAil me- 
eferi , e nella sposizione mederi non posse apparcL 

Ad oggetto, di esporre con maggiore Icdcltà il testo gre- 
€^0 , abbianio pclla. nostra versione seguita la traduzione 
niarginalc. 

(d) Le voci «aX* fviqr* Mfl« furon nella tradiizìonc mar- 
ginale spiegate sed quandoque eam , e nella sposi zlonecfrff» 
4/1/m a/iquando. 

Per ben diihiararc la intcrpctiuziunc da dqrsi a queste 

(i) pi.maM!». ri»il»'|>p 3. 



i35 

parole in disamina è mestieri the ci facciamo a cotisiderare 
ciascuna di esse. 

L'o^^A seguendo le nostre conghielture potrebbe rendersi 
per imo vero , quìn imo : *XV 6Xtj5 6v(Jt)5 ««^as r^5 ax^<HroX«®s 
xA^iTTflì fTjip» njv adY)yiy «/jnixey j l' eviorfi avrebbe più tosto 
da spiegarsi quandoque \ ed in fine il hai dovrebbe tra- 
dursi eisi. 

Tutte le mentovale particelle quindi secondo noi 
sarebbero da leggersi imo etiam efsi, o pure quin imo eisi. 
fé) li vocabolo latino di dd iempus non è espres- 
so nel testo greco e nella traduzione latina dell'inter- 
pctre^ perciò è d^ concbiudersi cbe fu da luj perfcttamea- 
U supposto. 

È da notare non per tanto che nelLi spositione V in- 
terpetre nou espresse la idea nel modo come venne da 
Filodemo dichiarata j. e 4.9 lai stesso nella versione mar- 
ginale concepita. 

Dì latto dal testo greca, e dalla traduzion margina- 
le emerge V idea che Filodemo disse : che i componì- 
roeott latioosi talvolta mitigavano la tristezza de' parenti 
del defaolo, se bene spesso maggiormente aumentavano il 
dolore nell'animo de'congiunti deLmorto;e nella sposizio- 
ne dichiarasi : che i componimenti luttuosi se bene repri- 
messero per qualche tempo la mestizia , spesso poi mag- 
giormente r accrescevano. 

L* iotisrpetre ad: oggetto di confermare le sue 
opinioni y produsse un passo di Plutarco concepito 
cosi:ffitf«r«p ^ O^ytpdiA. 1UU ««'{HTjSftps «vXqs e¥ apx^ «aOos nast^ 
nfn $»x^*joy sufiakXii, , «pojiyoy 9i_ rrpf 4vx^^ *iS otxroy «ovras tul* 
ff» fiotfoy «{jupfi « ««f «yA)4<yx8f ro.Xv^^rixoy : sicui iuguòris 
cantilena , et tibia funebri» iniiio animum commovet , 
iacrymasque extmdil , animo autem ad miserationem 
inducio f paulatim deinde abolet dolore m (i). 

Non debbe supporsi che Filodemo fosse slato in 
ciò esatto s^uace de' pensamenti di un. filosofo di setta 
differente, guai' era Plutarco; e vedesi inoltre che la 
espressione del testo greco è tale da presentare una idea, 
diversa affatto da quella detta dallo scrittore citato : e 
però noi, persuasi di dovere esporre le idee di Filo^ 



(i) Lb- III. conviva!, qxpcsì. ^Ill^ 



i36 

maggiormciilc le fouìon- maggiormcnle (ii) Tac* 
Ui^o. Laoude gli sciit- crescono (b) : e |mtò , 

siccome (e) gli scriUoii 



dcjpo , non ^ik quello di Plutarco , abbiam voluto seguire 
la traduzione marginale pi i tosto ^ che la sposisionc. 

Laonde a parer nostro Filocleino non disse che solo 
per brievc tempo potcano cosi falle composizioni dislorre 
d;«l dolore coloro cui diceansi ; poiclic egli senza ricor- 
rere alla durala doireirello de' carmi luttuosi , indelcrmi- 
imlamonte dicliiarg che questi di rado oiteoer faceano 
quello scopo onde vcnivan pralicati. 

(.1) uv. non conoscessimo ckc ]' inlerpctre alla fine 
g-.'l volume ebbe in menle di presentare ai leggitori una 
ti,jìosiziijne di'pensamenli manife&iati neirinten» papiro su 
ir musica , daommo al certo che le parole da lui con vir- 
gol>; notale non presentano la traduzione esatta di Tìlode- 
ilio ; poiciiè in (|uesu , ora agi^iuugonsi parole che dauuo 
mij^'^ior foraci, al dire , ed ora trovansi esprqsse voci the 
diminuiscono aflnllo l'espressione del papiro. 

In lalli se da Aristarco volesse spiegarsi questo passa 
in rigor di vocabolo sarebbe da soslenersi che quell'a^- 
/)/ius In peiicllamente supposto dall' in tcrpetre -^ perche il 
verbo eft'.TSiv» va, solo tradotlo per io latino d' éa/efu/o, 
au^eo. 

(b) Abbiam creduto di cosi rendere V el quidem 
deir inlerpctre , x«i. Stj di Filodemo. 

E da osservare per altro che raccaderaico ansioso di 
offrire j^i leggitori periodi latini di facilissima iutelligonzay 
nella traduzion n^argipale dall' e/ lece cominciare una pa- 
renlesi , nella quale ei comprender volle tutle le parole 
dove avea spiegalo 1' inciso greco xai 5»^ ftpos xq^xq xs». 
7P«9oyr»v jtpiiXXopi«y«y. Tale parentesi non leggesi nel testo 
greco e nella sposizione da Ini falla alla fine del volume. 

(e) Abbiam cosi voltato il cu/n della esposizione. 
Quanto esso non combini col rimanente periodo sarà 
da noi diilo nelle sigucnti noie. 



1^7 
Ta?y aMiAAa*jCA€vrv tu- 

Inrj sostennero non ot- di Treni (-ì) a gara coa- 
lenersi ^u^U' aggiusta- tendano a far ciò (b) j 



(a) H nome greco ypA^ovroiy fu d?»ir inlerpetrc nclbi, 
tradauoae marginale spiegalo hcriptorìbus , e nella s poni- 
li one ìJj^nom/if scriploresi. 

Non leggendosi tra' signiflcaU del verbo /paUpw quello, 
di ihrtnos scriba » abbiam volgarizzalo il 7p«4foyf«|y per 
io ^eoericQ <|i serìpiorJlm^ 

^on y' ha dubbio che vi è clii sostenga doversi 
nel ca»o presente il 7^aipoyr«y. intendersi per tJrrenorurn, 
scnf>/onftci«-,poijclié, essendo questo il soggcuo del periodo^ 
FilodeiOP condire y^jr^o^/rdiy, rammentare volle di coloro, 
cbe aveir^iio comporlo oppre riguard^-ìnli V-eiTeUo prodollo, 
da' carmi iulUiosi. ' 

5a<tì éìb. in priiuo lijogo è da osservarjB che il tht-enontm^ 
lageoilivo plurale a. primo sguardo ffi intendere gli autori, 
'Iwllc poesie delle treni '^ non già. gli scritlopi che ayean, 
,>arUlo dem efficacia ed^ ineifìcacia distali componimenti, 
poichè.aocbe in italiajio con. óivc/a^iiscriééori tli poemi pre^' 
sentasi qji' idea, ben diversa dagli scrìUarii ritorno ai poemi ^ 
Vt-rchè con la prima indicansi i poeti autori , con la se- 
ioiida coloro. cl^e sa di essi dan precetti e rcttoricamente ncv 
!.3«ionaiip, 

lo secondo luogo Filodemo col* vocabolo ypflt<povr«3K, 
non tè parola degli scrittori che avrano rx proposito csjiini- 
nati i treni'^ ma cammentò. di tulli coloro che nelle pinprie. 
'•prreod ììì digrcssione.o di proposito aveano dichunalii 
\ eflctlp dtclje coqDposizioni di che qui e discorso. 

(b) Le parole «Tfos foyro rdov 7^ «9ovr«>v apiiXX*^|x«V(Hv fu- 
^>no nella |/^uduzJoné marginale spiegate ad id certalini 
^ontendcnti^us scriptoriitiis il nella sposizione certa tini con" 
ttndant t/irenormn. scripioìvs ad id pera/^a/idnfn, 

in quanto al cenai im delT int«Tpetie ; se be- 
"<• pe* vocabolari] greci Icggcsi «fieX).«*pi«i «fpos reno. 
W/fir a4 hoQ, certa tif^ contando ad hoc ; pur 114)11 di 



iS^a 



NHN fc'k'TnuTXlN fjLil\ ^AP*- 



tiezza , e quella fortezza e chiaro (a) poi non 
lucile avversila^ dall'oso polcr&i (I)) conseguire 
delle canzoni in parola; da quelle la composizione 
clic anzi esòeado&i la nii^- dell' anii)io(c), e la con- 
veniente perfezione (d) ^ 
allorché (e) ^1 contra- 



incno non serpi) ra die nel passo in esame poteste usarsi 
il cerialiin ( a ffar/a ) \ poiolic? non pare the Qella dimo* 
atraziunc delie varie tcoriclie degli clFelli delle poesie 
luttuose potesse esservi gara tra gli scrittori. 

In quanto poi al coniendunt ; è da osservare che Fi - 
l.odcmo con 1' AffiXXsJiAffvo^espr liner volle la idea italiana 
m di ciò altercandosi ( o sia sostenendo con qaislionc ) 
gli scrittori ; non ottenersi da quelle P aggiustatezza etc. 
L'iutcrpetrc all'incontro. risolvendo V qky^tkU^[i,$y»if ypeufoytoajt , 
ha fatto supporre die nell'inciso che ci occupa si espri- 
inessc una causa per cui otteneasi l'aggiustatezza detta 
nel seguente inciso.: et auidem.^ cum. ad id peragendutn. 
qerlatim ihrenorum scnptores contendant ; animi auiem. 
Qompositionem , decentenique kabitum ex illis consequi 
non posse patet che in italiano volgesi ; ed in vero sicco* 
me gli scrittori de' tre.vi a gara contendono a far ciò , 
cosi è c/tiara non poterai QO(iseguir dft quelle la composi ^ 
zione delVanimo etc, 

(a) Perchè apparenlemenle nell' inciso che ci occupa, 
manca il verbo finito che regge l' iiJtoXov^icy T interpetre 
nella sua sposizione vi scrissp tin/7a/e/ > di cui nel testo 
non avvi indizio di sorta. 

Or siccome a noi sembra, che T iHioXovO«iy vicn retto 
dagli antecedenti genitivi greci , od ablativi latini ; cosi- 
non pare che suppor si potesse altro verbo finito ^se- 
parando in due periodi parole che ne compongono un solo*. 

La proposizionequindi, secondo le nostre conghiettare» 
dpv.rebbc leggersi Ki^f diQ fC^s royro .rt»y yj}x^oyr«y iifi^VXt»(At)«n» 



i3g 

f*'; xwXa-iòiw clcf ei de àoa it^ìfjorums conlenrlentibttn noty 
fonsequi eie. 

(b) \\ posse fu pc^fcUAmpnti» supposto poiché non Irg- 
f;p$i nell'originale; w FiJodcmo volle esaminar filosofica- 
iiicnic la €|ujstJoiJc e dirq essere impossibile cl^c qnalsi- 
v'oelia conoposizionc lullcposa prodqcesse effetto ; poicliè. 
dal fenso appare che l'ÌEpicureo giudicando <]al modo co- 
nve esegmvan«i i cosi dettj treni ^ dice che gli scriltpii che. 
di essi rammenta va no. sosteneanp ^he questi non produces- 
sero Tcrniio effetto. 

(e) L' ìntierprel^ iqppU la parola e^irjtl^flty.spiegand^l.'t, 
neUa lunazione per jfiodfsiiaì^ ^ e nella sposizione aninìi; 
compositionem. 

Diversi potrebbero essere i dubbi che sorgono tanto. 
sul volgarizzamieDlo, quanto sul supplemento di •^xa^f^, 
Noi per maggior chiarezza e' iniprtcrremo aid esamina- 
re p^ia le varie iradu^oni di lui ed iqdi esporremo. 

V C9ra(iay, nell'originale. A^^mmessn il siippl<»mcnlo greco, 

V «•¥«!» ▼! tradotto per mocleraiio , consta niia yr\o\\ %\\ 
fer compoùtiOf Che anzi siccome i Greci, col vocabolo dì^ 
<irj^ ludica va no la moderiìzioDC in generale ; c.psl pei^. 
potersi un Lai vocaboli) applicare alle irose iq particolare, 
Itan doyutp gl^ scrittori esprimere pu ranco il sostantivo, 
«tii volevano adattare il nome generico di moderazione. Di, 
r|ui moderatio ciòorum «yr*^» t^of^r^ , modera f/o qnifvi^ 
ntaJfym d'J|Aoy.etc. 

In quanto poi al papiro è da osservare qhe il vor 
cabolo «yf«^«y è scritto in due versi, q.sia T ey com- 
pone le ultime due lettere del ventesimo verso della co- 
lonna , ed il rimanente della parola «yrflt^«v^o sia t*&«v,.la. 
dairinl^rpret^suppQstp npl cominciamento della srgnenle. 
linea, 

Npl verso, originale manca la prima IcUer^ , in<lÌ7Ìo, 
di ni , manca uìia. jota , indi «t^ per cui non è da sup- 
por»i il xm^Mt^ poiché in vece 4| J^V It'^^V'*^ prima dil it'ta 
d^bbon supplirscr^Q ^\\e^ 

Premesse. tfjj, iflec dopo aver minutamcnlc esAUiinalp 
e ponderato l'tjriginale , abbiam credulo poter usare della 
voce twitof^oriìtudinem, in. adJfìicJhniUis. 

l'otrchbe dirsi che un tal supplemento non possa 

ritenersi , poiché ne' vocabolarii greci poh evvi il so>tan.- 

.tivo da noi supplito. Iq essi per altfo leg^csi ev«>«o« c<»>i 



spu'^:tit) ó pi r, ài VI* *vc'5?ff«vo5 , «pM; , ftnt/;ino$ id tal qui me» 
dentfe (foloresjerl , mifis y monsferuft. Se quindi evvi il 
Donur augelli vo , può da .picsto iacilmenlc loi inarsi il so- 
«^lanlivo, ed usarsi puraiico, se la significazione di esso bea 
combina col senso esposto <la Filodeuio. 

Con tal supplemento l'Epicureo dichiarar volle che 
molli scriUori soslenoero. nou. otlenersi dalle composizio- 
ni luttuose i^uol coraggio nelle avversila, a sia quella mo- 
derazjonc in so.|ìporia,re i dispiaceri ^ per la quale usavansi 
1 cosi delti treni, di cui questi esaminava la forza. 

(d) li iioiae greco s*JO%riyi,o,TJìrrfif lii nella irajduzion mar- 
girjale reso pai ani/ni decenlìam , e nella &posizione per 
lieceateni habitum. 

l^a signilìcazione dallo Stefano assegiuta all' «V<nc>i- 
Ror^vTj si ò quella di speciosUas, ^ decor. 

Questa non ben combinerebbe col senso da Filode- 
nio esposto; riniracciandouit; la intelligenza dalle idee onde 
Uuovasi Usalo il suo aggettivo di 4^xr)(w^^. composUas-, 
oìriinalus,\ abbjam reso 1' fvcrxy)pi.Q(yv)nr) ptv composilìonem. , 
in conformit^i, delle espres^ioui nella sposisùone dell' in- 
VJrpeU-e. 

i>a ultimo nella traduzione ilalisma, da noi faua della, 
aposizioiie deirinterpelre, ad oggetto di presentare ai let- 
V*ri un senso. suffiLcienlemenle chiaro , abbiamo reso la 
parola hpòilua,pev perfezione ; sicuu chp T illustratore di 
essa usò perchè da' latini filosofi talvolta questo. non\p. 
rapportasi alT anin^p , ed ijidica la perfezione in qualche 
cosa : a p/iìlosop/iisfere. de animo dicilur el definitur coni^ . 
staNS^ , et aòsoltila in aliqua re per/eclio,^ guae/raequenr 
i^ùus ac^ioniòusi comparala est ni sani virlutes omneseic, 

(e) La particella greca ^XU fu dall' ii)(erpetre spier 
gala per cum, 

Mclla nostra versione abbiam.reso l'avverbio in pa- 
i;ola per sed , poiché un tal significalp ip^lio coiub^aii, 
col scn^o esposto da Filod^mp, 



t4i 

f:ov ciS UTTcfnAeElAy i'/.' 

sica bandila da cosi falle rio (a) essi neìV eccesso 
composizioni , non può del dolore (b) distrag^ 
dirsi che per cfTello di gano gli afflitti , ninna 
essa si eoiumuovesiiero parte in ciò prendendo- 
gli animi de' congiunti ne la musica (e). Per 
del inoVlD. 



(a) La parola supplita dall' ìnferpetre è tfr)ycivn(]9. 
Questa nell'originale osservasi in modo diverso da (quel- 
lo onde fu immaginala. 

Di fatto nel papiro dopo dcgrìndiiciì componenti 
)'«1X« ftcorgesi mez^o tau, un omicron,un indialio di àlpiiar, 
OD ni, ed un alpha iola. Irt vece di twyjivrtov dovrebbe leg- 
ger*/ ftf «ysirioy guod in causti non est cur aliquid fiat eie. 

in questa supposizione la proposizione ro avAiney m 
**<^Adtfiay «xx*X(n>fA«yao9 avrebbe da spiegarsi in causa 
non esi ut ad ma^nam commolionem elicianlaK 

Or siccome pare che il t<r «v«ir«0v ma-ncassc del so- 
stantivo cui rapportar deesi , così potrebbe rilehersi che 
ii {«>-i«ntij$ Z9 wV Biti^i%t>[k%yf[i fosse ablativo assolufo lati- 
i)o,|)er libertà attica scritto dopo dell' ihciso cai avea 
rapporto. 

La costruzione quindi del periodo sarebbe «XX» fAo\^ 
f^^i» ds ovd' emf{^%o^nti ro avAcnov et; v«'«p«'ftO£ffty sxxdiXoupis- 
'^'^ sed musica non recepta , haec causa non est ut eli- 
iiantur ad fnagnam cammotioneni, E cosi il xo sufoitith^ 
rapportar debbesi al sistema di non usar pia della musica 
uelle canzoni luttuose. 

(b) Abbiani cosi Volgarizzate le parole ipsi in dolòris 
excessunr adjlicios evocent, 

\\\ quanto all' ^wspirflt^irfv non pare (he per questo 
pf»ic*sc indicarsi T eccesso del dolore ( doJorÌ9 excessum ); 
l'rnUe trovandosi V vifsp^ctòoo solo adoperato in senso di 
*' if(i^ (tfficio , valde conimoveo\ ben può dn quelito con- 
cbiititr»! che il %vt9 derivalo v«<pira^c« quaniuiu^ire noa 



i4* 

sktii »r^ vocabolari i rcgistri^to , non è da spiegarsi diver- 
samente che in senso di maxima common'o, maxima a/- 
fectià^ 

JNè può diversantenfe dichiararsi' l' v^ep^-atOffiay , poi- 
ché Iraliandosi dclT eiFcUo de' componimenti usati a di- 
strarre r animo de' congiunti del morto , non è da riCe- 
persi che maggiormente afittiggcssero. 

Su' poi /' evocare in passioni^ excessuni dir voglia il 
richiamare dall'eccesso della passione^ dovrebbe conchia^* 
dersi che Fiiodcnro contraddicente a se stesso , nel nicii- 
tre che negava qualsicsi cfietto delle cotnposilioni lutttfo* 
se y loro attribuisce senza veruna eccezione la facoltà di 
potere richiamare dall'eccesso delle passioni. 

Vokndo l'intcrpctre rendere più tacile la infelligenur 
del genitivo Mx»Xo\)(Afvddy lo spiegò nella traduzione margU 
pale per ea evocent aggiug^iendo pure la parola animos ,■ 
é nella sposizione per ipèi ad/liàtos eifoceni, 

ISoi osserviamo esser probabile cheFilodeiho scrisse 
r «xxaXoufASVdvsv senza il corrispondente sostantivo ; perchè' 
era (|uesio il genitivo plurale del éoir,fft« gi4 di sopra 
espresso. La idea però, secondo noi^ suiebbe che rEpictf« 
reo dopo di aver detto > niuno esser 1' cfietlo de' carmf 
luttuosi f conchiudv che se ad onta di tale opinione ^ vt 
era chi sostenesse essere moha utile l'uso de' componi- 
luenti luttut>si ^ cosi l'ateo utile non polca ripetersi dai- 
)a melodia y come quella che a' tempi di lui crasi per<- 
fettameute bandita dalle l'nuzioni in parola et sane de tuiò 
écripioreé coritendetuni foHiludinehi in adfliciionibus ei 
tomposiiionem non consegui ex ipsis sed musica non ré* 
eepia non efficii ut eiiciantur ad ma^nafn comtnoiionem. 

In tal supposizione dovrebb«: ritenersi che la musica 
a' tempi di Filodenio fos^e decaduta dall' antico lustro 
in cui teneasi \ in mod'o da esser banditia da colali 
componimenti. 

Ad attestare un fai dispregiò della riuélodia potrà leg- 
gersi il trattalo su la musica di Plutarco , in cui i}ue- 
sti dichiara elie gli antichi usarono della musica nel 
modo conveniente alla eccellenza di cosi l'atta disciplÌDa, 
a' tempi di Im poi, avendo questa perduto l'antico splen« 
dorè, in luogo della perfetta ed armoniosa melodia , ne' tea- 
tri prnduceasi musica guasta e garrula : i%frfl9,¥xo d*«>h4 oi 
^a^acol' xar* r/jv Jtgi'fliy *?tf«r«p x«i' xoU AXois ifevxrfii'j^sui mMcr 



AX fJLTy lìlàC9» KAI nsfi TTi* 

r[*s «rporE^pflt^TAi , taxa 



.4i 



Or siccome anteceden- eiò (a) dte concerne poi 

temente Diogene espose a quella^ che diccsi aju- 

le varie cosluinafue su tare la virtù guerriera, 

l'utile prodotto dalla inu- a bastanzd ne dispulam* 

sica oelle cose militari; iik> negli antecedenti (b)^ 

yiH 1 ^ dea^rMrc'as « ««(* 0«o<$ ^ l'Xvjs mtrfiayuTay , vìolì iMorc'Xv^y ^s 
«« lidir^ «oftyovtff- rotyóproi «k^rd^y 4*y r<i0 rp/rf) r^$ «oXcWaf 
t-jaxffflwW rg focffjq} If outftxj (1^: prisci porro ea , ut dignum 
fuU usi %unt f ut et reliquia omnibus instila fis, Nostra 
aetate , majestate ejus émissa , prò tnascu/a ilìa et divina 
confraciam et garrulam in thtatra indueunt musicata ; 
quam Plato tertio de JRepublica libro vituperai. 

(e) 11 fioyeifitirjj Is o«i' Mri98X0M«>^$ fu dair interprete 
più tosto con parafrasi indicalo nullam in eo pariem su-^ 
Kipiente musica. Per le ragioni esposte Bell' aiìtcccdenfe 
nota il (»«^^itY}$ >» «od* eiriSsj^ofièvijf sarebbe a tradursi mu^ 
itca non admissa o pure non adcepia > non recepta eie. 
Dovendosi ritenere cne Filodeiuo con la proposizione \tk 
esame dichiarar volle che ninno esser porca rotile dalla 
musica nelle composizioni lullaose perchè a' tempi suoi 
fra onesta del tutto allontanata da simigMante usanza. 

(a) L' «>1^ |Avpr fi^ dairiutcrpetre nella spiegazione 
marginale discifrato per fam pero e nella sposizione pei 
fuod vero. Noi l'abbi ani Ka dotto per at vero. 

(b) La sposizione latina deiraccadeniicu è qùód vero 
ed illam adtinet^ quae bellicam virtutem adjuvare fertur^ 
satis in antecedentiSus disputavimus. La traduzione mar- 
finale poi è : Jam vero de eo , quod Musica bellicam 
rirtutem adjuvet y eatis multa superius dieta snnt. 

Le mentovate due traduzioni non possono dirsi esatte; 
perchè anche ammessi i supplementi dcir inu r|.)clrc : il 

CO D€ musica 11 36 *,• 



144 

i ..., greco sarebbe «U* fi/jv ixav* xjtc «f«,3c xrf Wfoi i&)i èé» 

Or siccome iicli' ori^tiialc ulunc delle parole sap- 
pliie di versa me N le le^^oiiti^cosi nella pre&eulc uola espor* 
Icilio non solo cosi laUc varielk; ma anche il senso cbe 
da' suppleiheuli praticali in conlohnilà di esso , ollieibi. 
Nel greco papiro in luogo della mancanza di tre 
lettere o sìa ««i dopo d' cicava vedesi con chiarezza mi 
cU seguita da laguna di tre leltcre , cui vien dopo «pr. 
Due congbietiure l'ar si potrebbero sopra un verso ilio 
^osi leggesi. Sarebbero cioè a suppotvisi le parole "^^ ««p»» 
o pure quelle di r,df, «-spù 

Nella prima ipotesi la idea sarebbe aver detto Fi« 
lorfenio; ma molle doléezte antecedenleménle scrisse déiki 
ut il ila dèlia musica nelle cose di guerra ; nella seconde 
conghicltura:m(Z mòlle coslunianzeanlecedentcmente serie* 
se circa la ulililù della musica neUé cose di guerra. 

A.d oggetto di mostrare ogni nostro pensiero ci sa* 
rà permesso che irella picsente nota esami ere remo le va- 
rie parole componenti l' rnciso che ci occupa. 

Non v'ha dubbio che 1* «XXa va tradotto al %mro^ 
ma il senso è tale , a parer nostro , da far Supporre 
cbe Filodemc atticamente avesse taciuto la particella orr 
od 0X8 quoniam\ perchè l'inrciso die segue pare che fosse 
conseguenza dell'antecedente: at vero quaniatn multof 
mores ante scripsit de cooperatione ad Mia ; de his nane 
adversus alios philosophos memorai. Tanto piìi che de» 
ficiuni quia etiam ^ittica consuetudine in otxtlianis con" 
Sex tu , patles oralionis (/). 

Supplendosi quindi altro vocabolo in luogo del %n 
Y (XftVft sarebbe retto dal- nome sostantivo ^do; tos o pure 
da quello di r^- 

il <Sivsfy&'.x<i poi da noi si è tradotto per adjumentufn^ 
óooperatio \ poiché deriva dal greco verbo 9^s^ys» adju^ 
vo , prosa fn , con fero, 

k meglio dichiarare In idea in cui F'ilotlemo usò 
del ay)v9fy6ixi crediamo avvertire , che da' greci filosofi 
di credette che la poesia e la musica potessero influire 
ad recitare a talune fatighe ; poiché per mezzo di cs- 
^ poteausi descrivere al vivo i vantaggi proccurati dal- 

(O 7w:zrv. TP. 



i45 

le varie iDirapTCse. G>ialì facoltà della mosica e della 
poesìa si dissero imitative , come se le descrizioni poe* 
tiche o musicali fossero tanto somiglianti all' oggct* 
to od alle cose che indicar si voleano , per quanto 
queste fbaser da quelle imitate. Di qui, le varie concioni 
narrate dm Omero , e le descrizioni de^ luoghi a buon 
diritto dir si possono imitative: iy 9i ra» roiour<p »s eorxey 
riv^ cf MAC* 01 ftXXot «'ornrof' 9i« fiCfAiiorsos trflf $iiQyiri4(y «CoiovvrMCi), 
in hoc igitur ^ ut videtur , et ipse , et reliqui poètae per 
imiiatMonem narrationem componunt, 

Ciò posto, perchè le composizioni musicali aggiugner 
poleano maggior forza a quelle idee nelle canzoni guer- 
riere, con che descriveansi i diletti che in se stesso pruo- 
vs ogni militare che ha riportate innumerevoli e gloriose 
vittorie, e perchè ogni battaglia per cominciarsi era me« 
stierì che a suon di bellica e consueta melodia si con- 
vocassero i soldati pronti alla guerra; da' greci pensatori 
h aaaegiiata alla musica certa virtii delta guerriera ( «"o- 
U|Mn« oel 0o«Xios. ) Che anzi da taluni filosofi attribuen- 
dosi alla mosica gli effetti prodotti dalle canzoni militari, 
ù disse che questa imitava l'incesso de' soldati valorosi 
e di qnelli che con coraggio imprendono qualunque fatiga; 
aggiognendosi che la musica imitava puranco la voce e gli 
sooenti di coloro che in guerra son piagati da mortale 
Cmta o patiscono qualsivoglia detrimento : àWà. MaraX(«'s 
iwinft rjy m^yMfitiv ìJ sv rv} «roXfpux«] itpd^n óvros 0iy$p«('oT> hai' ^v 

9èèimi noi A^ovox'^vros , 4 «'$ tpODjyLOLX» i^ òxyiroyjs , fóvros i^, 61*^ 
ny« mìX^ ^o^upopiaf laaóvxoi , cy mSai rourois mmpatxsrovyyi^ifn 
ui wtft9fvhttmi dfi^)>ofUyoy) trpf rvx»|v ; (2) sed eam relinque 
harmoniam , quae ut decet , imitatur fortiter euntis in 
praelium , et ad quodiiòet negotium violentum viriiiter 
m gerentis uoces atque accentua et peìicliiantis , sive in 
vulnera sive in mortem irruentis , 9ive in aliam calami^ 
taiem, incidtniU , in omniòus istis foriunam constanter 
aique viriiiter propuìsantis. 

Laonde Filodemo col vocabolo di tfvyfpyeift$ ratnmen- 



(1) Platon, de Republica III. 
(^} piatoli. ij[>id. 

^o/. /. li: 



l 



aXXotj ^tXoao^OT^. ro 

COSÌ , ora parla contro ed ora pur anco contro 
le teoriche de'fiiosofi clie gli altri filosofi altre co- 
ad esso oppongonsì. se disserteremo (a). 



far volle de' vantaggi che i fautori della musica assegna- 
vano alla melodia usata nelle cose di guerra. 

Finalmente essendo il ^fpoyéyfOMteu terza persona sin- 
golare dei perfetto passivo di «r^ypA^o»; pare che do- 
vesse rapportarsi allo Stoico o sia ad una persona diversa 
da quella di Filodemo , né potesse rendersi per dùpU" 
iavimus , come l' interpetre nella saa sposizione. 

A parer nostro però r£picureo volendo assegnare ra» 

{ione perchè nella sua opera, dopo dell'esame della mel- 
odia negrimeuei e uè' carmi luttuosi ^occupavasi dell'ef- 
fetto deli' armonia nelle azioni belliche*, dichiara di «vere 
ciò fatto perseguire l'ordine stesso serbato dallo Stoico ne! 
trattato di cui avea impresa la confutazione; affermando che 
Diogene se bene antecedentemente avea detti i vantaggi 
della musica nelle cose di guerra , dopo aver rammen- 
tato degl'imenei e de' cosi detti treni , ritornando di bel 
nuovo su lo stesso soggetto^ esaminò le ragioni e le opi- 
nioni de' filosofi , con cui nega vasi alla musica la facol- 
tà di produrre effetti meravigliosi in azioni militari. 

(a) 11 testo greco supplito dall' interpetre a rage* it 
aai la).Yì(^iQtfer« «rpos «XXou( ^iXmo^ous. Questo nella trada- 
aione marginale venne spiegato : eifoi^s&e infra dicenUir 
aduersus alios pfùhaopkos , e nella sposizione : ei moM 
0iiam aduersus alios phdoaopkos , alia disseremuM» 

Non sembra che potesse supporsi un xax»%/or8an,ciió, 
velociier nel periodo in esame , poiché non pare che Fi- 
lodemo avesse potuto usare di particella dubbitativa in 
un perìodo che servir dovea da introduzione alla qaiatio- 
Me ai che era per occuparsi ; e perchè neli' originale , do- 
po del ta di «rpoysypfturrai vi è laguna nella quale non 
sembra che potesse supplirsi parola composta di un nu- 
iBcrp minora di sei lettere. Noi quindi in luogo di r*x» 



'47 
CAPO IV. 



Velia musica , che a' ludU 
eri giuochi servisse , che 
cosa J osse da opina rsi{i)9 



/WiOfiyftUaaino nella laguna cLe osservasi sujpposto il pro- 
nome tAMSàkn^mnniÌ9iius. Con lai supplemento la tradutioue 
deU'ìmero periodo sarebbe , secondo le nostre conghiet- 
lure , ai vero qtàoniam muUos mores de udlitate in bella 
màf Mwaminmviif ieiius loquiUtr adveraus alios philosophos» 

Io ^maoto poi al 'ksù.yfi^^ixM ben reeolossi rinierpe- 
tre, eoo renderlo disseremus\ per conFormarsi al modo 
onde avea tradotto il «poys^p^Arroc ^ da noi poco fa, esami- 
aaio a Inngo. 

N«o poasiamo in fine tacere che siccome dal senso 
dell' intero periodo ^ non pare che avesse potuto usarsi 
del verbo in tempo futuro ; cosi , secondo noi , dovrebbe 
*pi«g»rsi il ^i)^Yi«<r« per loquitur; ritenendo che Filo- 
demo atticamente avesse scambiato il presente pel futuro; 
fuiumm adhiòenl umilici vice praesentis , aui boristi ^ '>» 
infinitivo ui apud Thucididem eie. (/V 

(a) Per le osservazioni apposte a temi de' capi an- 
tecedenti 9 diciamo solo che Filodemo in questa parte del 
papiro dall' interpetre indicato per eapo IV, secondò noi, 
io vece di parlare exproposito de' giuochi > esamina Per- 
fetto della melodia adoperata nelle ceremonie militari , 
ia talune dante , e finalmente ne' conviti. 



9)ZuÌBpir.>% 



i48 

La musica di fatto con In quanto poi al ge- 
cuinarransi le gesta mi- nere (a) di pubblici giuo- 
chi (b) , dico (e) que- 



(a) La frase greca xo 9« ytvas fu dall' inierpetre nella 
traduzione marginale spiegata per genus vero e nella spo- 
sizione quod auiem ad genus. 

Non sembra che il ro J« potesse rendersi per qucd 
aufem , e fosse a credersi che da auesto luogo della pa- 
gina Cominciasse un periodo novello ; poiché le idee che 
ora legffonsi vengono narrate in conformità di quelle 
dette neirantecedente, nel quale Filodemo disse di dover 
rammentare delle varie guerresche funzioni , per seguire 
r ordine medesimo serbato dallo Stoico nella opera clic 
ci partitamente avea presa a confutare (a). 

Pare quindi che il fo 9s fosse stato dall' Eoicarco 
usato ad indicare di quale delle varie specie delle can« 
tool belliche egli intendea far parola. 

1 Greci di fatto, è chiaro che, nelle loro guerre ums- 
sero componimenti di varie sorli , di cui porzione n^ è 
pervcnuU notizia compiuta , ed altri possono solo con- 
ghictlurarsi da' passi di classici scrittori. 

Essi servivansi della musica non solo per sublimare 
que' guerrieri , che in battaglia eransi segnalati; ma di 
questa puranco usarono ad eccitare i soldati affinchè stre- 
nuamente affrontassero il nemico. 

In Guanto alle denominazioni si sono solo traman- 
date quelle riguardanti le feste ed i prcmii concessi a'guer- 
rieri che con coraggio avean combattuto. 

Qaeste cerimonie vennero da' Greci dette «fforiT* « 
vixirirTJpi* ed sifcycxtft. 

Le prime dichiaravano i premi! che davansi assoldati 
per le coraggi(kse faUshe sostenute in battaglia : praemium 
seu honorarium quod datar fotiUudinis ergó^ proprie quod 

(0 Tedi nota b a paf. i43. 



ì49 

datar ei qui omnium /oriiss/nte et sirenuissime se gesaii (/). 
Le seconde denotavano Je cose da' soldati acquistate 
in batuglia {occupaiio bellica {sà) ). Adunque in Grecia 
celel>ravansi talune feste dette yfXY)nfift» A^yjviis, onde ono« 
nvasi ia viUoria riporuta da Minerva contro Nettu- 
no; per la quale quesuDea pose ad Atene il suo nome: 
AlhenU eigvbaniur in memoriam Minervae palmam fé* 
rerttis, quando cum Neptuno certabat, qui amborum iUam 
civitatem , quae in posterum dieta est Aihenae , suo no* 
mine faceret , teste Proclo in Timaeum comment. {3). 

Finalmente V t^tinum eran quelle feste fatte dopo di 
aver guadagnata qualche battaglia , in segno del giubilo 
da cui eran prese le soldatesche vittoriose : Eputicia , 
immiÈ^ y quasi dicas postvictoratia erant quae in certa* 
minibus victori Syetos. Nea. cap. 43, 4 sequenti die lae* 
tum infer ìaetos cantaturum Epinicia , quae jam nano 
uhi componi oporteret (^). E però in Pottcro leggesi ««'•- 
Kiai , «ittMiuos copri). Dies exultandi post victoriam , qui- 
cMfrtqu* ergo pariam victoriam sacrificabarU , «Vive xi* d^iiry 
dictòantur{5y 

Premesse tali cose , quantunque da' classici scrittori 
fossero descrìtte soltanto le composizioni musicali in oc« 
casiooe di qualche rinomata vittoria riportata ; pure se 
si pon mente a quel passo del Iir libro di Platone su 
la Rtpubtica, da noi antecedentemente rammentato « scor- 
gesi esservi componimenti ne' quali imitavansi i vantag- 
gi e le lodi di cui eran capaci i valorosi combattenti (6). 
Ne può credersi che gli antichi^ nelle guerre si ser- 
vissero aella musica soltanto ne' casi in cui celebravano 
alcuna delle tre mentovate feste \ allorché osservasi che 
la melodia non solo era necessaria nel cominciamento di 
qutUi voglia combattimento \ ma anche teneasi talvolta 
come un soccorso per maggiormente eccitare i soldati e 
vincere la battaglia. 

Di fatto indispensabile era l'uso della cornamusa nelle 

(1) Henr. Sleph. toc. Adi^rsTov. 

\i) L. i« 5* '* ^* ^^ aoquir. vel amitt. posscss, et L. 5. 5*^ 
ult D. de adquir. ver. Domio, 5* i?* latt. h. t. 

(3) Potter. Archaeol. Graeo. IL ao. 

(4) Pititc. voc. Epioicia. 

(5) Lib. 11. cap. -10. 

(6) Ved. noU b p«g, i\l. 



iSo 

guerre y come appare dn Nonnio: àoXXj'f<tfy 5« |A*xnw /Siif^*- 
po5 daiAOLpi/yri^xy dyéarpxros «yXos «vtovj ( i ) , congre/^na vtr9 
milUes barbara resonabat exerciium excUans tibia Bello • 
nae f e da Aulo Geli io: Cre/enses quoque proelia ingredi 
tolitos memoriae daium est praecinente ac pmemoderante 
cit/utra gresaibus. Halyattes autem rex terrae I^diae mor$ 
afgue àixu barbarico praeditua , quum beUum MUeùia 
faceret , ut Herodotua in /iistoriia tradii , concinentea fiatu- 
latorea et fidicinea , atque feminaa eUatn tibicinaa ^ in 
exercitii atque in procinctu habuit , laacivientium deliciaa 
conviviorum (5). 

Che ausi i Lacedemoni pe' concenti armonici guada- 
gnarono qna battaglia deitulto disperata per ei&ucumjam 
paene succumbeì^nt in arie Ijaceaaemonii , Tyrtaeua tibi- 
cen pere/iregiua mutatis libiae modulia adeo, militum ani 
ntoa in pugfuim concitavit ut Measenioa Jam pene vic/oa 
evaaiaaent (.3). 

Che se poi ci si dicesse che le costumanze aMempi 
di Filodemo poleano esser diverse^ e che quindi si re- 
putasse d i fiere n temente Ja musica , diremo che per con- 
vincersi in contravio basta leggere Livio e Stazio. Di co- 
storo il primo dichiara che i sonatori di pifferi e di corna- 
muse furon da Servio distribuiti in tre centurie : in fù$ 
udcenai, comicines ^ tibicinesque , in tres centuriaa distri^ 
■ùuti (4) y e Stazio 

iìlum aereua undique clamor. 

TJtebanique ruunl aonitua , et aìnara lacesaU 
Tibia (5). 

Laonde Filodemo dopo avere genericamente dichia- 
rato di occuparsi degli effetti prodotti dalle melodie che 
usava nsi nelle cose guerresche ( y«yo$ fcpoi xwi «foXsfunK } ; 
ora dice di volere esaminare l'effetto recato dalle com* 
posizioni musicali usate in occasione di lodar qnalcan0| 
o sia degli Epinicii. 

(b) Il genitivo greco ta'v »ò\yiyMr»y fu nella sposizio- 
nc spiegato ad publicornm ìudoruni e nella tiudirziooe 
marginale ad certamina pertinei. 

(1) Dionys. 1 b. a8. 

(a) iN'oct. Atlic. L. I. np. 11. 

(3) Patri», de Rcpubl. Iil>. II. tit. a, 

C4) T. Liv. I. 43. 

(5) Sttt. Thehaid. Vili, 263. 



sSt 

sti giuochi atletici (a) 



Le osserrationi da Cirsi su la interpetrasìone di qae* 
Ito oome riguardano tanto la sintassi greca , quanto il 
lenio onde la roce «dXv)fMir«}y venne usata da' classici. 

Per la prima è da osservare che atticamente Filode- 
mo soppresse il «"tpc , scrivendovi solo il genitivo , cui 
qoesta preposisione avea rapporto (i); e cosi scrisse 
yf>o( tmp aèXniUktWf in luogo di r^voc trspc wy AdXijfMiraBy. 

In quanto poi al senso , il nome aùli^yjttòiy iu varia* 
aente volgarizsato , poiché nella traduzione marginale fu 
spiegato per certamina , e nella sposizione per publicoM 
iudos. 

In tale diversità di tradazioni, a parer nostro Vdò^r\y^ 
dovrebbe ritenersi da Filodemo adoperalo in quel senso 
onde ne^ vocabolari spiegasi ^v gesta cum labore , quasi 
V Epicureo per esso dicesse : che era per occuparsi di 
quel genere di melodia riguardante le grandi intrapre- 
se. Tanfo piU che se si ammettesse il ragionare delV in-* 
terpetre , o sia se si dicesse essersi qui rammentato de' 
giuoclii atletici I si dovrebbe dire che; nel mentre che 
nel periodo antecedetatc si dichiarò , che imprcndeasi resa- 
ne dell' effetto della melodia nelle cose di guerra , di* 
mcnticando poi tale protesta , si fa parola dclr effetto del* 
U musica ne' giuochi atletici. 

(e) li verbo ajo , di che V interpetrc usò nella sua 
sposizione alla fine del papiro non leggesi in verun mo- 
do indicato nel testo e nella traduzione marginale. 

Egli forse di questo servissi per potere cosi rendere 
ìnGnito i'«fr«y<ir«f , da lui nel margine reso per eommen* 
datar (2) ; e per potére inoltre separare questo verbo fini- 
tu dal suo nominativo ysvof. 

(a) Le parole di ludoè istos alMeticos non iscorgonsi 
nrlU traduzione al margine e nel greco. Forse furono dal- 
l' ioierpetre usate por le ragioni da noi esposte nell'an- 
teccdenU nota. 

Se bene non dovremmo di queste occuparci , pcr- 



(1) Zaioger; R, 

(a) Ved. not. b a pag. i55.- 



che non indicate da Filodemo ; pur non di meno con- 
Aentanei alla idea di non voler celare a' curiosi leg« 
gitori qualsiesi osservazione che far si potesse ne' vola- 
mi ercoJanesi , vogliamo paragonare la idea che emer- 
ge dalle parole in disamina , con quelle dall' interpelre 
stesso esposte nella nota al verso 53 della colonna VI, 
del papiro che ci occupa, cosi concepita: non aeque omnir 
bus veleribus , etsi Graecis , probaia fuisse «OXvjftAr» lestU 
est Athenaeua , qui Uh. X. cap, ^. plures veterum audO" 
rilaiea proferi , qui hujuamodi speciacula improbabani 
inier quas plures Xenophanis elegos recitai uique sic 
conclukii f ut legii Casaubonus «'oXXa $< km aWsl d ffsvo- 

«»s AXf^^rov, ^Lou ftXv9ir«Xss xo n)s tibXr^t»^ <i9o$ : alia quo^ 
gue multa Xenophanes in suis poematis ad sapieniiae 
uejensionem disceptat , publicorum ludàrum ffenus, ut 
vanum et inutile traducens ; et paullo ante plures Euri» 
pidis vcì'sus in eamdem sententiam qui sic incipiuni: 

Kaxdoy ye wxoav fi^jposy «rap* EXX«d« 

Oj^tf xAxtoy sornv aOXT)r«)y yeyovs 

Cum innumeria abundei malia Graecia 

j4ihletaruni genere nihii improbius 
Haec aufficere posauni , ui iotam Philodemi argumenia' 
iionem aaaequaria (i). 

Giusta la sposizione però dell' interpetre , deesi de- 
durre aver Filodemo dichiarato che gli spettacoli in Gre- 
cia non venivano da tutti ugualmente lodati. Una tale 
idea non può nel caso presente ritenersi delta dal nostro 
aulore , tanto se osservasi il soggetto di che l'Epicureo' 
sta occupandosi ; quanto se si pon mente al costume dagli 
antichi praticato su tal punto. 

Per la prima , giusta quanto l' interpetre stesso truo- 
vasi di aver detto altrove , lo scrittore lungi di parla- 
re degli spettacoli atletici , che davansi per divertire il 
popolo y è regolare che in questa parte del papiro esami- 
nasse quale sia 1' utile della musica nelle canzone dette 
Epinicii : secnndum toties citatam Pìocli partitionem de 
«wcvixiots ver/ja fieri /tic locus quoque erat j qnae constai 



(i) Schol. in col. VI. v. 33, 



i53 

poemaia fuisse in eontm qui in agone vicisseni , laudem 
òxantaia (i). 

Ili quanto alle archeologiche nozioni poi : è da os* 
Krvare che gli Ateniesi non solo non reputarono inu- 
tile Taso degli spettacoli; ma anche cercarono di fo** 
raenurli il piti che fosse possibile : munetx$ puùU* 
ca alia ad pacem alia ad òeiium pertinebant. Pa* 
ci$ quàkfn sani xofr^yì» ^ yvitìfOLm»fxl» et e(yri«<yis. Belli 
vero f rftnp^fV* et «l'orfopi. %o^r^oì sumptiòna in j^ctores, 
Caniores, Saltatore^, et Musicos , quotiescumque publica 
festa ei mUemnia celebrandi se obtulisset occasio , erogane 
du praeeranL JLeg: Lysias orat; demunsribus^ Plutarchus 
DE FRUOKirriA Atheniensium. In JLenaeo , festo Bacchi , 
inquilini erani xofirryoi , et /une licebat peregrinis in choro 
tdiare , quod cUio tempore nonnisi civibus concedi po^ 
tuiL Vid, Aristophania scholiastes in Plutum. rvfiy«<f Upx« 
deuni €Uque istiuamodi alia , quae luctatoribus aliiaque 
gfmnaUi» necesaaria entni , curabant ^juxta Ulpianum 
IN LEPTiif . Atque hi a quoque tribù conatituebantur. 

£ fomenta vansi talmente i giuochi per quanto si ono- 
raraDo coloro che a questi dedicavansi : Nulla JLacedae" 
moni iam eU nobilia vidua , quae non ad acenam eai 
mercede conducta. Magnia in laudibua tota fuit Graecia 
vicforem Ofympiae citari : in acenam vero prodire ^ et pom 
ptdo cete spec/aculo , nemini in eisdem gvntibua fuit tur^ 
pihidini', quae omnia apud nos partim infamia , par^ 
tim humilia , atque ab honestate remota ponuntur (^). 

Che anzi in Grecia i premi assegnati a' comme- 
dianti che bene recitavano le loro favoletle non erano 
»olo io danaro od altre simili cose ; ma talvolta agli 
allori non cittadini accordavasi il dritto di citladinan- 
la : tw «r«pi* r^Sv nttfc^jodaSy d/^wa, xoU Tn^rpoii dfftrsXsìy ifi' 

camoedi jintheateriia fabula» docente atque commitiunto 
in theatro. F'ictorem civitate donato {S). 

Le parole all'incontro di Ateneo, secondo le conghiet- 
tore del Casaubono , sono «coXXi d« xac' otXX» ò ff^vo^iinris 



(•) Schol. in col. VI. V. 3i, 3a. 

(2) Cornei. Ncp. pracf. cap, 5. 

(3) Fiutare, in Ljcuig. 



i54 

alia in poèmatis auis dicU Xenophanes ad defentioriem 
wapierUiae > vituperans arlem athleticam (i). 

Quantunque venissero queste prodotte dall' interpc* 
tre pure da esse emerge in vece che Ateneo vituperò sol- 
tanto quegli Atleti , che non per amor di gloria , ma per 
buscar danaro eseguivano i giuochi. Come può dedursi 
con maggior chiarezza dal passo di Euripide dall* acca- 
demico stesso rapportato nella nota in disamina. 

1 Romani in fatto dichiararono infami coloro che reci- 
tassero per mero guadagno: eoa enim^ qui quaeatus causa 
in certamina descendunt , et omnea propler praemium in 
scenam prodeuntes ffamo&os esse : Pegasus et Nervafilius 
responderunt (2). 

Di modo che gli Atleti, si credette da alcuno, non do- 
versi collocare tra coloro che esercitavano arte ludicra; per- 
chè solcano questi dedicarsi a quelle fatighe a solo oggetto 
di procurarsi fama per tal mezzo : j^thletas auiem Saòinus 
et CassiuB responderunt omnino arlem ludicram non fa- 
cere : viriutis enint gratia hoc facete. Et generaliier ita 
omnes opinantur et utile videtur: ut neque tì^meUci; 
ìteque exystici , neque agitatores ^ nec qui aquant equis 
spargunt, caeieraque eorum ntinisteria , qui certamintius 
eaeris deseruiunt , ignominiosi habeaniur (3). 

Laonde non dee credersi aver Filodemo volato in- 
dicare il senso di ludos isios Atìdelicos , e perchè esso no« 
può in vcrun modo supporsi ivi esposto , e perchè te 
ciò fosse y si dovrebbe credere che i Greci tenessero in poca 
stima i giuochi ne' quali faceasi mostra di forze , e do- 
vrebbe , oltre le già addotte teoriche , rivocarsi in dubbio 
quel passo del Romano oratore con che questi rassomi- 
gliò una vittoria ne' giuochi olimpici al trionfo romano : 
.ééHnas pugUf ofympionices ? Hoc est apud Graecos ( qUQ» 
niam die eorum gravitate dicimus) prope majus gloriosius^ 
quam Romae triumphasse (4) ? 



(1) CasauhoQ. anlmndvcrs: in Atbcn. lib. X. cap. 2. 
(3) Oig. Iib. 111. tit. II. 1. a 5 5. 

(3) l)ig. lib. III. tit. II. 1. 4. 5. I. 

(4) Ciccron. prò FItcc. i3. 



Vk ftiic. 



i55 

^05 o\j6^ vico ^x^tó^v iirjt- 

NAIPEITJIC ( XOtVUV A' r\flitS 

lifari di ciascuno non noneguaImente()a)da tutd 
produce FeffeUa bramai approvarsi, e lodarsi (b): 
to^in preferenza di qua* 
hinque altro mezzo che 
a ciò potesse praticarsi. 
Di guisa che il giova- 
mento cbe vantasi non 
sperimentandosi da ditti 
{li uditori ; tna riguar- 



(a) ÌJ tgualmenle ( aegue ) non Icggesi nel papiro* 
Forte ri fu posto dall' interpctrc ad oggetto di rendere 
pia eoei|^ico il dire. 

(h) Per ben ooraprendere le varie osservasioni ohe 
6r si potrebbero sul modo ^ e su la verità della s«sst- 
Nenu di tali parole nei greco manoscriuo è mcsUeri rap- 
ftortare le rane traduzioni deirinlerpetre, ed il testo gre« 
co che qoegli ebbe in mente di tradurre. 

Le parole che leggonsi al verso 33, della colon* 
m VI. sono mI' ^9 ita»t«f¥ •mavùufsitM. Queste furono nel- 
la versione marginale espresse ncque ab omnibus com^ 
memdatur ; e nella sposiiioiie non aegue ab omnibus com* 
msemiari, ti proban. 

Scoia brigarci di paragonare la sposiaione dell'in* 
Urpetre con la traduzione per lo stesso scritta a canto 
alla colonna ercolanese, ci limiteremo ad esporre nella 

resente nota il modo come osservasi questo verso nel- 
orìginale. Non è da omettere per altro che forse per 
error tipografico V illustratore nella noU al verso citato^ 
ripetendo ie parole greche, scrisse o^JÒ'ìMro itta^tùo» «««ytirai» 
in luogo di otfO' v«o ««vrdov titùLVMptttat» 

Il verso nel papiro manca delle prime dne lette- 
re f dopo delle quali scorgesi un jou f no kappa , 
QB alfa, ed un jota , o sia tuu. Laonde^ in luogo di •«•• 



i56 

or xafl' dii(Mroìf ) , ouf av*- 

dando solo pochi di essi: ma (a) noi cercliìamo la 

comune utilità (b), non 
già quella di taluni ; 
imperocché (e) non ere- 



ptupetrtu odi^MVitxM dell'i Qtcrpetre^ abbi am supposto $i(*ysi 
noLi ( impelUi ). 

la quesia ipotesi dovrebbe ritenersi aver deito Fi* 
lodemo che i coacenti armonici nelle cose di guerra 
erano poco efficaci a produrre determinato e£fello \ né dir 
sì poieano principal mezzo a spingere , ed eccitare gli 
animi de' soldati. 

(a) Accortosi l' interpetre che nel perìodo i secondo 
i suoi supplementi , vi volea qualche particella atta a 
renderne piii chiara la intelligenza ; nella iradusione 
marginale , ad oggetto di non aggìugnervi parole non 
esistenti nel testo , usò del segno della parentesi che né 
meno leggesi nel codice ercolanese \ e nella sposiiione 
introdusse la particella sed. 

Persuasi noi che il senso nel modo come fu letto dal* 
l'illustratore é alquanto oscuro d'intelligenza , e quindi ha 
mestieri di qualche cambiamento ne' supplementi ; avendo 
riguardo ali' originale ; abbiam creduto di poter leggere 
questo in modo da supporre un «« , prima di Hotyi)y. 

In tale supposizione abbiam tradotte le parole in que- 
stione perinde communem quaerimus etc. 

(b) L' illustratore spiegò 1' evxpn^fiAv nella yersione 
marginale per òonilaiem e nella sposizione per uiiiiiat^m. 

Or siccome questo vocabolo sopra tutto scorgesi asato 
a denotare ciò che i Romani esprimeano con le parole di 
commodilatem od utilUaiem ; abbiamo però seguita la 
sposizìoue pili tosto che la traduzione marginale. 

(e) L' etùm della sposizione non leggesi nella versio* 
aie marginale e nel testo di Filodemo. 



i57 
eoy sj(Ei ri rei? oXoej, ou- 

000 è cotale melodia da diamo confeucre in re- 
dim veracnenle utile e alla qualche bene ciò 
l)uoua;perchèperclichia- che all'universale non 

giova (a) ; che anzi a 
quelli stessi che ammet- 
tono, ed approvano, me- 
no giova (b), JJè poi 
credo doversi reputare 



(a) Le parole di nec enim bonufn altqiiid reapse 
roninen ducimus id quod universis non proaest ìeggomi 
nel letto greco espresse in modo diverso affatto. 

Kiserbandoci di esporre nella nota che segue ; la idea 
nel modo come ti ottiene dalle nostre conghietture e dalla 
ioterpeirazioue , che secondo noi emerge dal greco autore; 
ci limiteremo ora a dilucidare solamente il pronome rt , 
spiegalo per aliquid, 

rertaaso l'Accademico non poter due volte scriversi 
di seguito il neutro del pronome ris^ considerò errore del- 
r amanuense il tiri del papiro. 

In etto peraltro leggesi la parola tiu senza che tu 
U prima sillaba vi fosse ver un segno tale da farla cre- 
dere cattata , nel modo stesso onde leggonsi corrette quel- 
le lettere erroneamente scritte nel resto del papiro. 

Non polendo quindi rivocarc in dubbio la verità della 
esistenn dei pronome ntftis abbiam creduto questo cor- 
rispoodere al latino dì quisguis. 

(b) Le voci di imo vero iis ipgis , qui rtcipiuni p 
^qu€ pnAoìii , minime 9uffragatur della traduzione mar* 
ginale van soggette a varie osservazioni. 

Essendo la tintatsi del periodo tale da farne collo- 
care diversamente le parole ^ pria di esporre le nottrecou- 



i58 



AN , xat Travi; TocTrctvay 

KAi ayat(T)fuyTjaN li^T' ENsx^ 

MEN T0Vr5?V 



rarsi buona una cosa è 
mestieri por mente al 
comune vanlag^io , non 
già a quello di pochi 
individui. 



la scienza deg}ì uomini 
illiberali , e abiettissimi^ 
ed impudenti , così cite 
a cagion di cosloro su* 
blimerò la musica o le 



ghicllure^ e uopo considerare le due Uaduzioni dcirinter- 
petre ed il greco da lui supplito. 

11 lesto di Filodeino , giusta i supplementi è ovr< 
«yftOoy «x^( ^( ^^$ oXots oud« ay)y$py btrai «rpos rovs aXXovs etc* 
La traduzione marginale di questo passo è espressa : 
neque bonum aliquod hominum universùali ad/eri nec 
ceieris , qui illud recipiunt , suffragatur. La sposirione 
finalmente : ntc enim bonum aliquid reapse contine^ 
re ducimus id , quod unwersis non prodtsl ; imo vero 
iis ipsis, qui reclpiuni, alque probanl , minime wf* 
fragatur. 

Essendo la lacuna in cui supplissi V si di <X<i capa* 
ce per tre lettere , e non già per due , in vece abbiam 
sapposto ri9\¥ , ed abbiam creduto poter questo infinito 
tradursi per lo latino di habendum est ^ costruendo il 
perìodo cosi : o^^tg a^ya^w $%n¥ un ov^s tfwspyeirM rois oXoc$» 
neque bonum habendum esi quidquid omnibus non prò* 
desi. 

Taluno ci objetterà non potersi ammettere cosi 
fatta nostra interpetraxione ; poiché , secondo le nostre 
opinioni , dovrebbero separarsi dalle antecedenti parole 
le voci di «rpos rov( «XXovs. Ma come mai può affermarsi 
con certezza che il «^pos rotf$ «XXovs debba appartenere al- 
l' antecedente inciso e non possa aver rapporto alle pa- 
role che seguono , mentre il ])eriódo che succede è qua- 
&i del tutto perduto y ed il cominciamcnto del verso do- 
ve Icggesi il ^F^ i roso ìq modo da non potere indicare 



i5c) 

altre cose (a) , le quali 



se vi si fosse o no scritto qualcuno de' sogni denoinnii 
compiraento di periodo (i) ? 

(a) Le parole della sposixione dell' interpeire sono 
mque porro ducendam reor hominum Uliòeralium , ei 
akjectisaimorum , ei impudeniium peritiam j ila ut kortin% 
fluita Musicam exlollam , vel alia , quae ad ludos per* 
Uneni , etsi ea ludionum arie muUum obleclari falear. 
Quelle della traduzione marginale : Ego vero nihili da* 
co iUibercdium hominum , ei admodum ùbjectorum , ei 

tffronUum ariem , ut istorum gratia iis quae 

ad agoneM spectant ; quantumvis Ola noa arie deieciari 
falear. U testo finalmente , supplito dair internetre nella 
fine delia colonna VI. e nel cominciamento della settima è 
i*otfScy nyevuMi r^v «vsXtvOtf^Kvy sf^rsiptay, hai ««yv r»«siy«y xai 

M»mi9x^tnm»j »ax*Bye%* y^w rovr«>y 

.••;.. roti «ept t»y «dXiQ(A«r«)y* %^ r^toi vn*' «vn^ ofAoXoye». 
Riserbandoci discorrere nella susseguente nota le 
parole rois «<^ t»w aò\y\yiOLr»y , che osservansi nella setti- 
ma coloooa ; rammentiamo ora soltanto di quelle del- 
la VI. pagina papiracea. 

Non possiamo non lodare infinitamente la sagacia 
del nostro accademico il quale dal senso antecedentemen- 
te dicliiarato ha supplito compiutamente la idea scritta 
nel seguente. 

Tra le varie obiezioni che potrebbero farsi onde non 
ammettere le idee deir interpetre , evvi quella che in 
Inogo del y di ou^sv neir originale scorgesi f*. 

Qoeste ed altre tali osservazioni sarebbero da manife- 
stare nel perioda che ci occupa \ ma siccome noi ci avri'- 
liaoBO esser difficile e quasi impossibile il raggiungere il 
seoso di questa parte dell' originale in grado eminente 
BKNica , ci asterremo di enumerarne le particolarità*, rimct- 
t£udo i cariosi archeologi alla lettura del pa|nro. 

^0 Safciosu la Scniografii part. li. cap. I. eli. 



i6o 



Td-y 



COLONNA VII. 

roig iiEpc T<i?y fltOXYijUoc- 
Koty 'na«? vie OLVXTS ò- 



Laonde è da concliiu- 
dersi non potersi otte- 
ner dalla musica nelle 
cose militari quegli ef- 
fetti clie credonsi, se 
bene questa dilettasse 



appartengono ai giuo- 
chi , se bene confessassi 
queste cose per arte de* 
giocolatori motto dilet- 
tare (a). Ed inoltre es« 



(a) La proposiiioQC giusta il supplemento del- 
l' interpetrc o£fre una idea diversa affano da quella della 
spo&izione. 

Ad oggetto di non intertcnere il leggitore a confron* 
tare inutilraente le traduzioni col testo supplito ; diremo 
che i] nome arte fu usato nelle traduzioni latine senza 
che si leggesse nel greco. Che se questo realmente ri 
fosse posto nell' originale , dircbbesi che Filodemo loogi 
di esaminar le qualità della musica^ rammentasse del- 
l' arie di giocolare. 

In quanto poi al vocabolo aò\riyiAf»ìf , consentanea- 
mente alla spiegazione datane alla nota b a pag. i5o» 
è da avvertire che T abbiam noi tradotto per geaia Mi^ 
iUari, 

Secondo le nostre conghietture quindi è da riteoerti 
che nella laguna vi fosse scritta la idea con cut Filo- 
demo dichiara che la musica non producea nessun gio- 
vamento negli animi di coloro cui diceasi la narrazio- 
ne delle grandi imprese militari -, se bene l'armonia ap» 
parentemente dilettasse chi V ode. 



i6i 

coloro da cui odesi. sendosi oggi da dram- 

Nè è da giudicarsi mi troncato (a) il ballo, 
diversamente di quelle 
slodiate danze di cui 



(a) Il verbo «'«p(«^pv)rf^yv)$ si spiegò nella traduzio- 
ne marginale a&sctssa e nella spostzione amputata. 

Un cai vocabolo non combina col modo onde 
ncir originale osscrvansi gì' indizii della parola siflat- 
tamcule sapplila ; e i' idea che da esso emerge è pu- 
nnco discorde da' costumi degli antichi circa le danze. 

V originale y di l'alio offrendo compiuta la parola *«- 
♦«?V«^ io vece di quella di ^sptipfrtyy^syrn ; abbiam 
credulo doversi il ««ipaofAW rendere per lo significalo 
onde da' Greci usossi il verbo ywf*v«f » exerciio saltcUione : 
fhgickùis pmeierea haùet irfu-eepfjflrdflic quùd exponii 7fy^' 
*•*•*•* (i); o pure potrebbe credersi che il participio 
«sfl'cipifayiH equivalga al creco f«r«X«c(»fA»VTj« ( perfeclae ) ; 
^imn^mnwL Eusialhius positum ait prò «wXswvr*!. 

Con entrambe le supposizioni il senso sarebbe, aver 
dello Filodemo che l'utile prodotto dalla musica nelle 
canzooe militari era lo stesso recato nelle acconce e per- 
fette dane; o sia con queste parole l'Epicureo dichiarar 
ToUe che la musica adoperata ne' balli era inefficace al 
pari di quella ne' guerreschi componimenti. 

Non pnò per altro rivocarsi in dubbio che l' inter- 
petre nelF illustrare il passo che ci occupa non pose mente 
al papiro; per cui nella nota al verso 4 della colonna 
settima manifestò diverse con&hieiiure da farsi su la esatta 
interpetrazione del verso in disaminai e ne diede una de- 
scrizione del tutto diversa dal modo come realmente os- 
servasi. 

La nota del discifralore e concepita cosi; «'«É'»«P^^yf^*'*l5 

(0 Henr. St^phan. voc. *5fp*o|x*{. 

roi.i. 12 



lG2 

omni procul dubio in ma: exaraium/aerat «'<pi<pp<fayn$, 
ìicet efementa pi et pp ma/e sint adfecta , et delineatoris 
DÒtului non fuerint piane conspicua. Ea tamen vox nihili 
est , et commodus inde sensus extundi nequit, Quare eam 
amanuensis vitio una litierula y decurtatam fuisae su» 
spicamur , et legendum «'«p«pp»iy|ii«vn5 , quantumvia super- 
scriptum xo y a Conrectore non adpareat. Sed mirum id 
videri non deòet, cumjam et Liórani, et Conrectoria aatia 
spectata sit osciiantia ; atque adeo magia hac iosa cO' 
liimna apectabitur, vide v. 1 1, iS, 169 17^ i8, (i). Quod 
ai auia legere malit «•«pi«fp>jfA«vifi5 , et «1 prò n inntpaisae 
adjirmet , non interdicimus ; eodem enim redibit aenaus , 
ut vertendum sit : abscissa a dbamatis aaltatione , quod 
nempe respondet ei quod infra v. i o inculcat h, e. pok< 

MATA SIN£ CUO&I INTERAUFTIONS SUO aeVO fuisse. 

Che se trasandaudo i' originale il quale conte ab* 
biam già detto offre il participio di ^ti^v^\kwyi% > vo- 
lesse dirsi cou rinterpetre che attempi di Filodemo da' 
drammi erasi bandito il carolare 9 noi osserviamo che tale 
dottrina e perfettamente contraria alle costumanze degli 
untichi sii la danza. 

Ognun conosce di fatti | essere antico sistema greco 
■quello di muover le gambe a tnon di musica: ium, aaU 
iaiionis genera, et motus Jonicos Romanam juventutem 
ediscere , quandoque in usu fuisse. Siquidem Jones psal' 
iendi normam , et molies saltus primi im^nisse traduniur. 
Jtaque ingenuos pueros , etiam senatorum fiiios , ac/to/a 
tgressoa , ad ludum sallalorium frequentes commearc ,rl 
cum crotaUa, nervorumqu^ et tibiarum cantiòua ad nu- 
merum certo mota psallere, antiquae discipìinae fuit. 
Quod apud GraecoSf Persas atque Indos , dignum laude 
et exquisitae artis fuisse , Homero teste pnAaiur , qui 
inter (teiera ludicra libetalia sallationem pomi (a). 

Varie erano le circostanze , e differenti erano i modi 
coi quali solcasi carolare da* Greci. Non eravi festa , od 
altra occasione di giubilo, nella quale noa si adope- 
rasse la danza. In Delo ballavasi intorno all'ara in 
onore della vittoria da Teseo riportaU nel laberinto di 
Creta (5). Nel promontorio Leucadio celebrar solcasi una 

(1) Per gli errori ne' citati Tersi vedi le rispettive note nostre 
in seguito. 

(a) Alex, ab Alex. lib. IL cip. a5. 
(3) Hesych: t. Af,Xo$. 



i63 

festa allo stesso Apollo Delio , in cui pn ranco salta va- 
si (i). Neil' Arcadia onoravasi il Dio Pane anche per 
messo del ballo (a). Diana dai Greci col ballo anco- 
ra renerar soleasi (3). In onor di Bacco i ragazzi sai- 
taTaoo fa gli otri vuoti ^ ed ammorbiditi con olio , e 
sopra di questi serbavano quel metodo di carole det- 
to AfCoUoMmo : jéacoUasmua Baccho dlcatus erai , Ubi 
m ikeain> super uirea obunclos uno pede saltant (4). 

Finalmente i Greci usavano della danza detta ar- 
mata , od armifera nelle feste in memoria di Giove (5Ì^ 
ed in quelle dette Panatenaiche (6). Cosi fatto bal- 
lo chiaoaavasi puranco Pyrrice (7) o perchè inventato 
da certo Pirrico Gretese^o perchè introdotto da Pirro figlio 
di Achille. Era questo ben differente dal Troja de' Ro- 
mani ; poiché Salmasio nelle sue disci frazioni al capo XL 
del PoMtarB del Solino, avverte che di questi il pri- 
mo eaegaivaai stando in piedi , e l'altro operavasi a ca« 
TaUo> e veniva collocato tra quei giuochi appartenenti 
ai genere detto i>«'od|MfM» ( eorsa a cavallo ). 

Nd Jar parola delle varie danze usate dagli antichi, 
noB é da trascurare quella dai Romani detta Tizio , per- 
chè iovenUU da certo Tizio. Questa era un ballo molto 
iabrico: Quoa Sextus Titiua consecuius , homo loquax 
Jone , ti miiU acutus , sed tam aoluius , ei moUit in gè* 
iUSf mi mMÌiaiio quaedam naacereiur , cui aallalioni Ti- 
iius namen eaaei (8). 

Finalmente ad oggetto di non intertenere maggior- 
mente il leggitore cella dimostrazione deli' uso della 
dansa presso i Greci , vogliam ricordare ({uel verso del-- 
1* Antologia» in cui nominansi i cinque diversi giuochi 
in ogni spettacolo usati. In esso vengono rammentati il 
salto 9 il corto , il disco , il bersaglio , e la lotta ; 



(0 AeBni. de anìmalib. XI. 8. 
(9) Theoerit; Idyl. VU. ▼. 106. 
(i) ApolloB. Rhod. I. T. 538. 

(4) Ales. ab Alea. ibid. et Poli. Ouom. IX. 7. 

(5) Callimac. in Joy. 53 , Scholiast. Sophocl. in Ajic. Pm- 
Od. II. 

(6) Maxim. Tyr. 53 , Isocrat. Pansthcn. eie. 

(7) Olircr. ad Valer. Maxim. II. IV. 4. 

(a) Ciceroo. Brut, icu de Clar. Oratorib. 62.^ 

9 



^64 

Sii Tflsv SponfÀXto^ oxjSev tyo* ^ 

usasi ne' drammi ; poi- non siamo per nulla ia<* 
elle , e queste e la mu- feriori (a) agli anti- 
chi (b) ; poiché niente 



AXfA*, «foJftsvtscV > ^t'tfvtov , Axoyr«, WXt)» (1). 

SaUum , cursum , discum , jaculum , luctam. 

Dopo tali considerazioni sembra non potersi con i' in* 
terpctre ritenere aver detto Filoderoo essersi a tempi suoi 
bandita daeli spettacoli la danza, e perchè dal testo emer- 
ge un vocabolo diverso affatto da quello per l'Acca demi* 
co illustrato ; e perchè una tale opinione sembra , dal fin 
ijui detto , contraria alle costumanze Greche , e Eomaoe. 

(a) Le parole ov9<y «Xarrov i%o[tiy si dissero dall' Il- 
lustratore per quelle di nihilo inferiores sumua. 

Non v ha dubbio che la frase «XArrov $%itìt trovasi in 
'Arrigo Stefano spiegata per minus habere , inferiorem es- 
se , vinci et auperari aliqua re , deien'orem esse etc. 
IVIa siccome una tale interpetrazione non combina con 
la idea nel periodo esposta ; ci siamo persuasi in vece 
a considerare le due mentovate parole come da interpe* 
trarsi separatamente né da ritenersi come frase. 

hi tale supposizione abbiamo spiegato il verbo «X^f^^ 

Iter lo latino di existimnre ed abbiam creduto doversi 
'sXarroy spiegare avverbialmente per minus, ed accop- 
piare air ovJsv ( non minus ). 

Ci si obietterà che V ^rfii> in questo significato non 
mai fu da' classici usato ; poiché cosi non Icggesi nel- 
lo Stefano tradotto* Noi ali' incontro senza tesser no- 
joso elenco de* passi ne' quali scorgcsi 1' «X^» nel sen- 
so di opinare^ ricorderemo ; che in Plutarco evvi la pro- 
posizione ^ ix» ^<fi' rovro'i (2) nell'idea di quid senliam de 
Aoc^ che Dione Crisostomo disse: o\n»% iyijimx 6^5 ^r«5 *»vr« 



(1) Anthol. lib. I. e. 1. epigr. S. 
(a) Plularc. II. 367. 



sica non possono reca- in ogni specie di ballo 

re giovamento per la eravi , che alla bellezza, 

perfezione , e la gran- ed alla nobiltà coudu- 

dezza di animo. cesse. Se bene poi oggi 



iiiÌ4VH (i) cogUani cuncios esse miseros , e che in fine 
l'tx* redesi in Platone usato in significato del latino in* 
hiUgo (a). Del rimanente lo stesso autore del mento- 
Yaio Tocabolario quantunque nell' illustrare il verbo in 
disamina avesse dimenticati i ricordati luoghi di classi- 
ci «cnUoti^ non di meno dichiarò che «x<^ talvol- 
ta scorgefi io senso di avere in opinione , reputare : 
invento in alia praeterea verbi habeo signicatione ; tali 
nimirum qualis et cum dicilur Habere aliqtiem in nu» 
mero òonorum virorum , vel sapientum : et Habere ali^ 
quid, poiius prò ante/erre : item Habere aliquid prò ni^ 
hilo eie. (3). 

Secondo noi quindi , dovrebbe ritenersi che Filo- 
demo dopo di aver detto ; ninno bene ottenersi dalla mu- 
sica adoprata nelle cose guerresche; rassomigliando que" 
sia a quelle studiate danze che soleausi in ogni testa 
usare , asserisco che tanto queste quanto quella erano 
iautili y perchè non ingentilivano in veruu modo gli ani- 
mi di coloro pe' quali adoperavansi. 

(b) Forse per la più iacile intelligenza del periodo 
rinterpclre credette nella sua sposizione di aggiugnervi 
la parola tW^rrifte/ff , se bene questa non fosse nelT origi- 
nale e nella versione marginale. 



(i) Dio Chr. 629 B. 

Ca) ruto. 598. 

0) Ucnr. Slcph. voc. ixx. 



i66 

r*is Se 6r{keiOLig^ et kxì tùl irò- 
r\[ÀOLr» HAT* ro cfvyexpy *^^" 
nOr\ , TO<JouToy 9Ji6j((» rov 
E tanto la musica non si rappresentassero (a) 
può procacciare le virtù poemi (b) senza inler- 
che diconsi : per quan- razione (e)» tantoèlun- 
to ne' festosi conviti ne* gi che io credessi alle 
quali sopra tutto dicon- feminee danze (d) qual- 
si componimenti poetici 
a tuon di musica , que- 

(a) 11 verbo cicoyiOv) fu al margine spiegato ^/i< e nel 
la sposizionc repraesenieniur. Or siccome il significalo di 
repraesentor non è da' vocabolari aUribuilo al verbo «"ofM» 
consentaneamente alle regole di greca filologia l'abbiam 
tradotto per Jacio , carminiòus describo , compono ctc. 

(b^ Sicuri cbe l'interpclre credette di adoprare il 
vocabolo poemi j nel senso di componimenti in verso 
f carmina )\ abbiam così spiegato il «onr^pbArA nella ver- 
sione secondo le nostre conghielture. 

Sul significato del vocabolo «'oc'u^fA* , secondo noi > 
rimettiamo i lettori alle note antecedenti (i). 

(e) La frase x«r« ro auvsxo^' lu dair interpctre spie- 
gata per (quella di siiie inierruptione. 

Seguitando , ie nostre idee abbiam ritenuto che 
pel 0uv6xoy Filodemo dichiarar volesse : che i car- 
mi componeano la parte principale o sia il nerbo delle 
feste di cui è parola \ sul riflesso che anche da' Retori di- 
cevasi ffuvsxov queir argomento che costituisce la parte piii 
convincente di ogni orazione : H^yéxo^ autem ( quod ui 
{Uxi , conlinena ahi , firmamenium ahi , putani , Cicero 
firmisBimam argumeniationem defensoris , ei appasiiissi" 
mam ad judicationem ) quiòusdam id videtur esse , posi 
quod nihil quaerilur ; quibusdam id quod ad Judica* 
tionem firmissimam afferlur (2). 

(d) L'iiggcltivo Ov)Xs(*($ fu spiegato \)er /emifieis sai* 
iationihus. 

(i) Vcd. noie a pnp. ioa, i:j3 eie. 
(7) (^)uiiililii?n. 111. ,1. 



1^7 

Essendori nell' originale cod fufficiente chiarezta 
icritto colai vocabolo^ ci iimileremo solo a manifestare 
Dostre osservaiioDÌ sai modo come è da tradursi. 

Saremmo veramente obbligati all' interpetre se nelle 
ine note si fosse compiaciuto manifestare la ragione per 
la qaale egli assegnò al vago aggettivo dì femineh il 
determinato e taciuto sostantivo di saUationibus : se aves- 
se indicata la causa per la quale Filodemo si era ser- 
vito di si oscura ed irregolare ellissi : e se finalmente 
aveste esposti i particolari di siffatta danza quasi del tutto 
ignota e trascurata dagli antiquari. 

Persuasi essere impossibile che 1' Epicureo scrivesse 
an aggettivo senza esprimere un sostantivo tanto impor- 
tante da formare il soggetto del periodo; abbiam consi- 
derato il di|XMMS per atticismo scritto in vece di OjiX«ca($ (t) 
(conviviunt iaeium) , e l' abbiam ritenuto qual sostan- 
tivo , rtdncendo chiara la intelligenza di un periodo fin 
oca difficilissimo ad intendersi. 

\a idea che emerge da cosi fatta nostra interpetra- 
lione sarebbe, aver parlato Filodemo de' convili solenniz- 
zati con gaudio. 

ITelia nostra supposiziouetnon s' incontrerebbe alcuno 
ostacolo a differenza delle femiuce saltazioni indicate dal- 
l' interpetre, Doicliè è talmente noto l'uso della musica 
e de' carmi ne conviti ; per quanto ci contentiamo di ri - 
cordare all'erudito leggitore pochi de' tanti passi di clas- 
sici scrittori. 

L' Ape Attica , facendo parola del pranzo da Cal- 
ila imbandito ad Aulolico vincitore nelle feste panate* 
iiaicbe , si esprìme cosi : còt 9* dtpripiàYiftaLy ai tpoi^slau , 
%ai da§tti^jt»to ìtMt imtudìnaxv ifXA^OLt xi's cìmxqìs «Vi* H»'fAOv 
'^ymwiri^ai «yOpaMCos , ^X'^'' ^^ «luXiQrpc'd» d/yoLÙ^y , hai' ^PXn' 

«pjioy, VOI «rjtyJ KAXaSf ìu^»^lJ^oyxat , nati dpxo^P^^o^ ravr» 9i 
nMÌ i€t9stnyyii <»>$ *'y òot^iy^n « «^yupcov dXi(ip»y€y iitii ^i dorati 
i ÌM\r^r^*i ii,Ì¥ ryiXv^é f 6 9é mfoui ÌTUÒJipt6€ , kac ^ddxouv y,i\»y 
i^Tipot itLxy»^ dynppMytiy «iVsv ó'tì&)iip*xrii{oì)eic.mensis tan* 
(lem aólatis , ac liòationibus paeaneque aòsoiuiìs : Syracu* 



(i) Zuing«r. A- 

(j) Xeoophont. Coaylv. in princ. 



j68 

sanila quidam ad cojtiesaationem acceda » qui secum et 
iibiciìiam egregiam , el sallatricem ' ex earum numero 
haòeret , quae mira quaedam effìciunt ilemque formosum 
admodum puerum belle admodum canentem ciihara , et 
sallantem, jélque haec iUe rriiraculi loco exhibendo , pt» 
cuniam accipieòat Posteaquam tibicina et puer cecims" 
òcnl , ille tibia , hic citHiara , viderenturque aatia homines 
exhilarasse , inquit Socraies etc. Eliano nelle sue islorie 
dichiara clic Stratone re di Sidone era tanto eccedente 
in fatto di divertimenti , per quanto non contentava- 
si che fosscr predienti alla sua tavola un solo can- 
tatore ed una sola salta tricc ma ne volca molti: tvlx^ 
7« fjiT)y j'x 91% «rxpiQV (iJdds kat^a^v k^xom xò ^«Tiryov , kai* lUtrA. 
ti\.y(XDf avrdv: «XXdì feoXk9.\ yÀy «CftiJYitfay yvMKouSv fAOV^ovpydi xW 
avXY)rp($8$ , xdu irot'ifixt xjtXXet ^xmpd^oy}acu , x«i^ opx^^^pf'^'f (Ot 
Auic vero non unus praesto erat cantor, qui ad coenam 
ìpaius cantaret , et ipaum oblectaret : aed multae aderani 
mulierea caniricea tum tibicinae , tnm meretricea forma 
excellentea , et aaltatricea, A dimostrare in fine che il 
sistema di adoperare il canto e la musica ne' banchetti, 
l'osse comune e generale , basterà riportare due passi di 
Plauto y ne' quali questi la parola dell' uso in esame .- Hic 
quidem ncque convivarum aonitua , itidem ut antekac 
fuit f ncque tibicinam cantantem , ncque alium quem» 
quam audio (5): e nclP altro poatquam obaonavit Aerus, 
et conduxit coquoa tibicinaaque haace , apud forum , 
edixit miài , ut diapartirem obaonium hic bifariam (3), 
Finalmente lo stesso Anacreontc per testimonianza di 
Ateneo chiamò la musica (f^fiiroartW ipdòtcfyai. conviviorum 
irtitamentum (4). 

Non sappiamo finalmente indagar la ragione per la 
quale l' intcrpetre nella nota al verso io, della colonna 
VII. credette di poter illustrar la teorica riguardante l'uso 
della musica nelle danze feminee , secondo lui , con far 
parola de' cori delle pantomime e delle danze teatrali. 
Lasciando a' leggitori il giudicio sopra tale nostra 



(i) Aclian. Var. Hlstor. VII. v. 
(Ó Pliul. Mosfell. Act. IV. So. 2. 
(3) Ihid. Act. II. Se. 4. 
(j) Pauw in not. A«i Aiiaaconl. od. I 



osservazione , ad oggelto che non fosser costoro in ob- 
bligo ili risjoiiUarc il volume per V Accademia impres- 
so : ripoi telò intera la noia su la quale mi occupo 
«r(n^^»rjt it»r» xo (s\^6X0ìf ) Respicit hoc in prhnis novam 
Comoediam , unde suòlatus fuU chorus ; quare Plautus 
in Pseudolo , Actum primum sic claudiL 

» Tiòicen vos inlerea hic deUctaveril )>. 

Sccdiger de Tragoedia^el Comoedia^ aliique viri docli, 
Sed a Tragoedia edam sallanles c/ioros , qui eam olitn, 
quaù suo iure inUrsecaòanl , ejus aevo excidi sue dicen- 
dum e»/ ; siquidem indiscrim inciti m aii «ovipiatr». Eoque 
sane respicii jérislides Quintiiianus , cuni de choris , 
lamquam de re suo aevo antiquata loquilur lib. II. 

fjd|A»T| : manifesta auiem haec fiunt ex veterani chororunt 
mlialione , cujus magistra erat rhythmica , Cave tamen 
pntes y suòlatis e comoedia choris , saitationem ipsam 
aboiitam fuisse. Mirum enim , quanta max incrementa 
adceperil, cuuè Pylades et Bathyllus pantomimorum sai" 
tationem invenere , quae saltatio italica adpellata fuit teste 
jithenaeo Ub, 7. cap- ly ; id quod Augusto evenit impe- 
rarne , ali ex Luciano Dial. de Saltatione , et ex Zosimo 
discimus , non autem ipso Augusto inventore > ut male 
^iida. Coiisule Isaac um Casauò, in citatum Athenaei 
locum.. Quare Plutarchus Conv, Quaest, lib, IX. quaest. 
ult. de sallalione sui aevi sic conqueritur-. atXVoudfiv ov- 
nas ?o ytfv oMoi^JÙAyjffiS rv}$ HaxofAouscAs , <ò% v) opx^<"s • . • • xoi 
7«f anni nmt ^J^^r^ifA rtvjt «rodQnxiQV 4r|909dra(fcaapisyv] , n|$ ds 
vìfgnts «ic«s90Utf« ex«cyir)$ r<Dy f*6y syntXyi^xtyiooy xac ayov)r<uv xp«- 
n: dijtfiMpy , 4Òtf««p rvpavvos vinrjxooy «Aurv) irsirocvipisyv) fAou^xtjy 
oViyijy ny*, enim vero nilodie magis depravavit Musicam^ 
quiun saltatio . • . Etenim ea sibi in sodalitium adscita 
viilgari quadam poesi , socie tate caelestis illius poeseos 
amissa in stultis ei ottonitis theatris obtinet , tamquam 
trrantuis subiugata sibi quadam exili Musica ». In theatris 
imitar ut plurimum ejusmodi saltationes ( uti etiam Lu- 
cianus docet L e. ) peragebantur quidem , easque infra 
respicit Nosler ; sed Comoediae , vel T'ragoediae partem , 
«^/ antiquUus , non constituebant , quando Comoediae 
Mliatio , dieta à YLop9»i , Tragoediae vero i\ «fifxsXac* pro^ 
pria erat. 



I7Q 



yff[cfi(À09 re vopii^écy ^spr- 

yeyvckiovfir» , hac cfoo^fo^- 
VYir noti èvrck^ioLy mcfu xai 



sta non reca verun uti- che cosa (a) aggiugner* 

le, né è capace di prò- si (b.) per mezzo della 

curare la grandezza di musica ; che alla nobil- 

animo , la temperanza, tà(c),e raodestia(d), ed 

e la dovuta aggiustatez- ornamento (e) condu- 

za negli affari; anzi deb- ca (f) , che più tosto 



(a) Il pronome aliquid scritto dall' interpelre tensa 
YcniQ sostantivo fu da uoi spiegato per alcuna cosa ed 
abbiam tradotto il xcn<n(*oy per utile in luogo del quid 
deir Illustratore. 

(b^ 11 verbo «'epfycvtcrOM fa dall'Accademico tpiqpit* 
per aacedere. 

Noi crediamo doversi piii tosto ritenere in significa* 
to di redire ; poìcbè non trattasi di avvicinamento. 

la tal caso la tradazione di auesto inciso sarebbe 
tantum ab opinando quid utile reaire per musicane ad 
animi magnitudinem : e tale significato del verbo «s^nyi* 
yo(MM combinerebbe esattamente co' dettati ne' Greci diaio* 
narii in cui leggesi un passo di Aristippo nel quale usasi 
il «'«^TiyofAM precisamente nel senso di rodeo adoprato dal- 
l'ercolanese scrittore. 

(cj 11 nome >4»yyMonf)t« fu dairinterpetre spiegato lao* 
ùilitatem. 

Non essendovi nel presente periodo discorso di qua- 
lità di legnaggio ,pare che fuori proposito si adotusse ul 
vocabolo. 

Seguendo r^uindi le nostre idee abbiamo reso il ytv- 
VMornr* per animi maj(nitudinem. 

Colale significazione se bene non registrala ne' di- 
zionarii , du uoi si è dedotta da cbe tal volta il y^v^ 



'7« 

>jtfoy venne usalo in senso di e*se animi metani et for^ 
Us . yivyxtov 8« sivdu toh <S|AO{'ov5 dito xoH cVo'J rtyLVfsiaòau . 

Deduceudo però il senso del sostantivo da quello 
deir aggettivo spiegamoio il ysyvfluofìjr* i^^v animi magni^ 
iudinem. 

(d) 11 vocabolo tf(D9pocrwT)y fu dal disciTralore volto al 
margine castUalem e nella spositione modesiiam. 

Siccome da Aristotile c^a^^wrwv^ vieo definito per Im 
virili che regola le voluttà e che insegna a godere eoa 
seooo de' piaceri : o«»9pocrvyvi ^i « ap<ri^ $(' rfi ^pò^ r«s i^Sovis 

vwf (i), ^IMPO^TNH es/ virtus per quam ad corporea 
voluptaies ita se kaòenl ui lex juòtt : «HoXa^ia auiem con* 
tra\ ci siamo avvisati a tradurre il Odo^pocr^y per iem'^ 
perantiam, 

{e\ Dopo di essersi nella traduzione marginale spie- 
gaio 1 cvr«{f«y permodestiam ; nella sposizione si espresse 
(^ue&lo col nome di decorem, 

NoQ etsendoTi alcun nesso tra l' idea del vocabo- 
lo decwem e la voce «vr«$c»y ; abbiam creduto di segui* 
re pio loslo la espressione marginale , nella traduzione 
secondo noi. 

Cbe fé taluno ti maravigliasse perchè noi abbiamo 
nella traduzione italiana spiegato il latino modtitiatn 
jier aggiuauaezza negli affari ; a costui risponderemo col 
raiBioeiitare di c|uel passo di Cicerone , in cui questi reo* 
de J'a*ni(i« per modestia e nel tempo stesso dà ai modestia 
il srnso da noi assegnatogli : Deinceps de ordine rerum , ei 
itmpomn» opportunifate dicendum est, Hac autem scieniia 
fùfttin^ureu , quam Graeci ^\ff«{cfty nominant , non hane 
quam inierpetramur modestiam\ quo in verbo modus 
intsi : sed Ula esi ^vra(i'a in qua inteUigitur ordinis con • 
setvatio. liaque , ui eamdem nos modestiam appelUmus^ 
«e definiiur a Sioicis , ui modestia , sii scieniia earum 
rerum , quae agentur , aui dicentur , loco suo collocan-' 
darum : kaque videtur eadem vis ordinis et coUocationis 
fore, Nàm et ordinem sic definiuni , composi iionens 
rerum aptiw et accomodatis locis, JLocum autem aetionisp 
^pportuniiatem temporis esse dicuni : tempus auiem actio» 



(f) Ari&tot. Rbet. i. Etliic. ad Nioomach» li. 7. 



1 



173 

xoct uVoTrrov to ScS^ym» 

Lesi reputare mollo lu- molto (a) lubrica e so- 
Lrico y e sospetto il co- spetta quella scuola (b) 
sturile di cosi fatte com- 
posizioni| come quello, 



nis opportunum , Graece é\)¥.oufitòi , Latine appellai ur oc- 
casto : sicfil ut modestia haec quam ita ^ inierprelamur, 
Ht dixi y scientia sit opportuni talis idoneorum ad agen» 
dum temporum (/). 

(f) 11 conducat non leggesi nel testo greco. 

(a) Credette l'interpetre che per error dell'ama- 
nuense si fosse scritto Xsiav con l'ci in vece di ^(«v col 
solo iota. 

Non è probabile che vi fossero errori in un papi- 
ro pel quale , dalle lettere cassate ^ è da credersi che 
vi l'osse un esatto correttore. In vece di ritenere questa 
irregolarità per errore può credersi che ciò fosse acca- 
duto per qualche atticismo oggi sconosciuto. Tanto pili 
che gli Attici mutavano il iota in epsilon^ o pure tal volta 
aggiugnevano l'epsilon al cominciaroento de^ vocaboli (i)i 

(b) 11 vocabolo di Mxyyia fu dall' interpctre spie* 
gaio per acholam. 

Non essendo il significato di BcAola da' vocabolari 
al M»YyM attribuito; e trovandosi questo spiegato pel so- 
lo documentum il cui significato non conviene col sen- 
so da Filodemo esposto \ ci siam persuasi a dover ria* 
tracciare altrove la illustrazione della parola greca. 

Abbiamo quindi in Senoioute trovato un luogo nel 
quale il ii^9,y\kx par che voglia indicare ciò che i lati- 
ni ùìcesLXìO pracceptum etc: Iv rouro xm' tiZ9Ly\iA nmi iòta^ 
ifpos iir«'oy aftfStQv (1) unum hoc ad equum et pmeceplmn 

(i) C'ccion. de offic. lib. I. cap. 4ow 

(1) Ziiiugcr. A» 

(1) XcuophoBt. de re cqoestr. 9^1. 



173 
juiay iiScp ncfo^ a)ioXa(T{aN 

X3CC ATABlOLV PcfLVLySOOXJQCIL^ 

w TJnOMyyi(y(a} nou icfo^aH' 

che in vece, dà maggio- reputassi acciò che in 
re stimolo alla inlem- nessun tempo sommini- 
peranza , ed alla sciope- stra incitamento alla in* 
ratezza. Siffatte cose pe- temperanza ed alla li- 
raltro ci riserbiamo di cenza (a) oggi sfrena- 
dimostrarle a lungo nel la (b) : delle quali co- 
progresso dell' opera . se altrove alquanto inol- 
trato farò parola • 



H imiitutum esi optimum : ed abbiam però opinato di 
potere con cosi falla auioriià rendere in italiano il Sc'- 
^rfui per prescrizione. 

L'ioterpelre dichiarò error dell'amanuense il leg- 
gersi 99èmfy{k» con Tepsilon scritto in vece del iota. Su 
tal ponto rimettiamo i leggitori alla osservatone da noi 
«posta nella nota antecedente. 

(a) Il Yocabolo ftf«&ay fa dall' in terpe tre spiegato 
per liceniiam : Or siccome nella nota e a pag. 7 1 abbiam 
dimostrato che V^'oxttlii» spiegar debbesi per modestia; 
abbiam credalo di rendere T Ar«{(« per immodestia per- 
che contrario di «vrAgca. 

(b) La parola /Sahxsvov^^v fa dall' in terpetre spiegata 
per hodi'e debacchantem. 

Non leggendosi nell' originale V hodie dell' interne- 
tre , e sembrandoci che il /3«HX<^>ow«y fosse usato da Fi- 
lodemo ad indicare che nelle feste baccanali eravi dis- 
tolotetxa j e scioperatezza ; ci siamo indotti a renderlo 
per solita ne? baccanali j comunemente invalsa eie. 

Le feste popolari ne' baccanali in latti erano tanto 
ronirarie a' severi costumi per quanto lo stesso Seneca 
vietaodo al sapiente di fomenta^ queste , cosi esprimesi: 



«74 

CAPO V. 

Se la musica di sua tini \i va 
ahhia forza di commuo- 
vere (a\ 

Si (€ iene novi arbitri pariiòus functus , nec per omnia 
nos similes esse pUeatae luròae voluisses , nec per omnia 
dissimites : nisi forte his maxime diebus animo imperan • 
dum est , ut tunc voiuptatibus aoUis abstineat ^ cum in 
illaa omnis turba procubuit. Certissimum argumentum 
infirmiiatis suae capita si ad bianda et in luxuriam 
trahentia nec it , nec abducitur. Hoc multo fortius esi , 
ebrio ac vomitante populo siccum ac sobrium esse, Iliud 
temperatius , non excerpere se , nec insigniri nec misceri 
omnibus : et eadem , sed non eodem modo,facere. Licei 
enim sine luxuria agere festum diem (/). 

(a) Volendo V illustratore dividere I intero papiro in 
varii capitoli e credendo che con più facilità i leggitori 
potessero raggiugnere il senso ivi esposto quaP ora vi si 
apponessero gli argomenti ; disse che nel capo V , Fi- 
lodemo esaminasse , se la musica di sua natura ac«s- 
se forza di allettare : num musica suapie natura vi mo» 
vendi poUeat. 

Quantunque nella prefazione alle presentì varietà 
avessimo rivocata in dubbio la regolarità di un tal si- 
stema y pure osserviamo che ammettendo per poco il me- 
todo dell'interpctre^non può ritenersi cosi fatto argomento 
nel modo come venne da costui espresso ; poiché questo 
invece di esprimere il soggetto delle colonne Ira la set- 
tima e la decima | pare che dichiarasse il tema dell' in- 
tero papiro. 

Tutte le idee di fatto esposte nel presente manoscrit- 
to son dirette a comprovare che la musica non produces- 
se quegli effetti vantati dallo Stoico, o sia che la musica 
non eccitasse coloro da cui è avvertita. 

Particolarizzando quindi un poco piii 1' ai|[onienlo« 

{»are che Filodemo nelle colonne m parola rammentasse 
'esame degli effetti recati dalla musica ne' Baccanali. 

(i) Scuce» q^ Xyill. 



yarN , NTN Si (ÀeronfiiLi hya> 



.75 



Inoltrato nel poema Già poi (a) iiman* 

dello Stoico, in esso leg- zi (b) progredendo co- 



(a) Le parole y»y9f furono nella traduzione margi- 
oale spiegate fernunc auUm^ e nella sposizione per jarn 
vtro. 

Senza iotertenerci sa le latine espressioni , ci piace 

dichiarare che abbia m diversamente supplita la laguna 

nella quale l' Accade mi co lesse il vy»f: perchè questo pare 

che si preponesse al $< allorquando rammentar voleast 

di au soggetto che potea esser considerato in vari punti 

o sia aWorchè parlasi di divisione: f«ur« ^i (ó»s m^$^f» 

|Uv &<ÌF «fuf y 9 y vy 9i i^ OL-orf^if ^%t nly «bcfuriy éctx* Oìfuir ' ^7- 

t/"^' Haec autem recte prìus facere licebat , dehine 

ronMeqttem f aerai super ha ne momenium nullo modo 

concmere , e perchè lo spazio della laguna può esser dt 

quattro lettere calcolandovi anche il vóto atto a deno- 

Ure punio e da capo (#). 

Abbiamo adunque supplito il nome p4^ da servir 
di accnsatiTO al (Mr«^»$ che segue , poemate progressue. 
Che se ci si contraddicesse che il verbo |ASf«/3«(yd» pos- 
si costruirsi con V accusativo ripeteremo quel passo del- 
r Epico lutmptu'ytiv iatfx, e quella regola grammatica- 
le eoo la quale di cesi che peròis composii/s freqwanter 
aéditur casa$ virlute praeposiiionis (.a). Tanto più che 
il verbo ««^«^«yw truovasi nello stesso senso adoperato 
con F accasati vo. 

(b) Forse l'Illustratore peraggiugner forfa al dir di 
Filodemo espose per ulierìus progrealena quel \uxa^ii% da 
noi , giasta 1 greci vocabolari , reso per lo semplice prò* 
inssue. 



(i) Sa$|fo sa la Semiograf. Part. II. cap. i. 
(s) GruBM. Gracc. PaUv. 



176 



Sioyvcfi^y ^UNV^yf/cV^rv ti- 
ro Sioì^rtoìj , TO Awa-Ocv 



go che quella veUista sì (a) leggo appo iPno- 
inelodia, da' Baccanti in stro Stoico: Essendosi 
onore della loro divini- i Dionisii celebrati la 
là praticata , avesse un prima volta dallo stesso 

autore Bacco (b) quel- 



(a) Non scnil)ia clic possa rilcncrsi il sic dell* in- 
terpelie: Ira perchè non e espresso nell' originale : ira 
perchè se qneslo si ammcltesse , dovrebbe credersi che 
Filodemo da questo punto facesse sembiante di ripetere 
le precise parole dello Stoico , il che non Appare dal 
papiro. 

(b) Le voci ^Atovwswv <wy¥iyfi«y®v u^o Avovutfou furon 
dal discifratore nella traduzione marginale voltate: m 
JDionysiacis sacris qiiae Dionysh auctore celebraniur ; e 
nella sposizione : cum Dtonysia ipso Baccho aucton 
priinum celebrata JuerinL Quantunque ciascuna delle pa« 
role componenti V inciso fosse capace di particolare no- 
ta pure tutte saran da noi illustrate nella presente : poi- 
ché altrimenti difficil sarebbe di seguire l'ordine serbato 
nella sposizione. 

Di qui cominciando dalla parola A(oy^)tfK»y resa dal* 
l'interpetre 1' una volta per Dionysiacis sacris , e l'altra 
per Dionysia^ osserviamo : che questa dee spiegarsi di ver* 
samentc sia che volesse ammettersi il supplemento fat- 
to y sia che differentemente s' intcrpetrasse la laguna 
ercolancse ; perche le parole di àiwyynwf tfuyi)yfavaoy 
invece di ritenersi come ablativo assoluto debbono spie- 
garsi quali genitivi plurali che rapporUnsi all' accusa* 
tivo di ro «y^Ofiv xfttvoy (as^os ; né souo indipendenti dal 
discorso. 

Trasandando però alquanto il manoscritto , dalle 
idee deir interpetre sembra che il Atoyv^idoy dovesse con- 
siderarsi come genitivo plurale dell'aggettivo Aioy*i«tcK 
( Racchicus ) ; che il orvyriyfi«y45y dovesse spiccarsi co/i- 
duclorum f congregatorum ^ colleciorum ; che l' v*© Aio- 



1 »77 

BMtMO lUMS i/Biy re xeyyi- 

TCKOV, EAi n«PAorr0cr(xoy 
che di commoveiite^ ed la (a) vetusta melodia 
eccitaste ad eseguire con ba (b) non so qual co- 
sa (cj commovente , ed 
eccitante gli aaimi a fa- 



fotte da tradarsi per pme BaccAo \ e che il senso 
ioiero tia lego iOad melos BaccAicorum congregaiorum 
prae Baccho etc. 

Se poi si ha riguardo all'originale vedesi che in es- 
so evvi dio t manct ona lettera , un asta trasversale che 
può dirti mexzo #tf o metzo delia , mancano Ire lettere» 
■su perpendicolare di loia o di v , evyiqy|A«y«w. Per noo 
Iruandare uli osservationi e nello stesso tempo per se- 
guire le orme dell'accademico illustratore , aboiam sup. 
posto ìa parola Skovi^oy in luogo di ai^viNiitfy. Abbiamo 
ÌMolue letto Siayvtoy , avvisandoci che V v facesse fKirte di 
una di qttclle lettere su le quali truccasi apposto il pun- 
to, dal perchè la lacuna si estende anche verso la par- 
ie soperiore della riga. 

Che te le voci di atoyvcria «ysiy furon dallo Stefano 
spiegate per Bacchanalin agitare , Bacchicum feaium ce- 
hbrare ; poston facilmente quelle di Aiowai» m>yy)yfi«yd»y 
spiegarsi per Bacchica feaia simul celebrane ium ; e cosi 
il scoso tarebbe aver rammentato lo Stoico di quella me- 
lodia procurata da coloro che in frotta onoravano Bac- 
co, praticando le feste a costui dedicate : lego illud melos 
Bacchica feUa simul celeòraniium prae Baccho. 

(a) Siccome nel papiro in luogo di sHScyo , come si è 
tapplito dall' interpetre , il verso comincia con un kap- 
pt od un chi di cui non veggonsi che le due punte dalia 
parte interna , noi abbiam letto luivov. Laonde non ricor- 
dandoci di altra parola che poteste cominciare con una 
Mie cennate lettere , avere in seguito V** con tre altro 
lettere mancanti nella laguna , e combinare col papiro ; 
abbiam creduto che Filodemo scrivesse «sow per sxsiyo» 
asando di quella licenza attica onde dicesi che: so/eni 
Mici iis voeabulis quae sani communis dialecii Uueras 
'f^mam iniiio per stfsufiei» syllabae , • i ui ^yfyiywm prò 
*9*rf9y9/m^ pt prò tfft^e/c. (i). 

(i) Zniiifcr. ib. ji. 



'78 

energia le funzioni sa- re (a). Ma (b) poi , se 

ere. quella per ispirazione 

Che se ciò spiega Io del nume dice introdot- 

Stoico per effelto d* in- la (c)^ al cerio alla no- 



Del resto speriamo che P erudito leggitore si occa« 
passe di tal passo e supplisse qualche altro vocabolo mag« 
giormente analogo non solo agli indixii ed alla laguna del 
papiro ; ma anche al senso in esso esposto. 

(b) 11 verbo •xsiy fu nella traduzione e nella sposi- 
zione spiegato per habtL Noi V abbiam voltato habere , 
sicuri che 1' <x<iy fosse presente dell'infinito del verbo 
<X«>, e venisse retto dal precedente Uy», 

(e) 11 nescio fu da noi trascurato ^ poiché non pare 
(he fosse ne' testi greci. Tanto piii che se si dicesse esser 
(|iicsto necessaria per lo esatto ordine delle parole nel 
periodo ; faremmo osservare che per tal vocabolo nelle 
iiiiduzioui latine separossi il finito Xsya» dal suo infinito 

(a) La proposizione di «Apotfrftnxoy ^fo^ r«s «p«|s(S si 
fc corrispondere ad excUans animos ad agendum. 

Non v'ha dubbio che abbiamo nella traduzione se- 
condo noi espresso con alquanta libertà un tal passo » a 
causa di presentare a' leggitori la idea con la mageior 
chiarezza possibile e che dipartendoci dalle parole del- 
l'Accademico abbiam tradotto pe '1 solo excUans il «rjifft- 
arariHov e vi abbiamo aggiunta la frase DionyaiofUìn pe^ 
ragendas^ Sembra non pertanto che ben ci apponessimo 
puichè se bene il 4rfa{<(« denotasse ciò che i latini esprimea- 
no per lo sostantivo di actio : pure , esaminando Filodeino 
r effetto prodotto dalla musica ne' Baccanali, con le parole 
di exciiana ad actionea è conseguente che rammeoiatie 
delle soli azioni le quali in tali teste operavansi. 

(b) L' a non pare espresso nelP originaìc. 

(r) Il verbo «(««yiiv da' vocabolari fu tradotto per lo 
latino di inirvducere , inducere , iniromiuere. 



Or fticcome un tal verbo fu da FiJodeno^sato ad in 
dicare la teorica delio Stoico su gli effetti della musica n«' 
Baccanali; così rare che dovesse questo rendersi per l' ita- 
liano stabilire , introdurre principii ^ introdurre teorica etc. 

Che se ci si dica non essere in siii'atta guisa 1' «i- 
«i|X^« registrato ne' ^reci dizionarii ; noi , ad oggetto di 
non tessere inutile hlastrocca di esempi , rammenterei 
nio solo di taluni che per lo numero crediam baste- 
voli al nf'Stro proponimento. Plutarco quindi ne' suoi 
apoiemmi de* filosofi per dire che Empedocle ed Epicu- 
ro crcdcano «he il mondo fosse composto di minute 
particelle , e che costoro stabilivano delle unioni e delle 
ieparasioui tra queste, negando il cominciamento ed il fine 
di ogni cosa , e sostenendo che l'apparente aumento del- 
le cose dipendesse dall' alterazione o dal numero maggio- 
re dflle particelle supposte ; rosi si esprime : 'Ejx^^JoxXi^s 
Si %»i E«iiuitfpos , %*l ^iytés òcfoi KLOLTgi tfuvjtOpottffAÒv fdDV ><«cro- 
{Uffiy «p|AÌr«y wyjiuoitoiQvai , T}yiipi<JAis pi«y ìlxi diAxpi'tfscs diaJLyov 
oi,vc»ft9ttf di %»t ffàopxq o'J Htyt'a^s* oO ydp yiaard Wotòv 4*{ àXXo(4> 
et9S , «»Tft ^ 4ro0oy ex crvyftO):otat*o*> tct^t*i yiviatmi (i). A/7/- 
pedoeies, Hpicurus , denique quotqttoi mundum e minutis 
constnuni pctrticulis , ii conerei iones quasdam introdu- 
cunt ( constittiunt ) , Ortus et Interitus esse negant : neque 
enim qu.i/itutes al' e f andò ^ neque coacervai ione incrementa 
fieri. Lo blesso per dire (he Piatone e gli Stoici stabilirono 
la divinazione a seconda dell' ispirazione che ciascuno ha 
dal nume , usò del verbo ticriy® ; IU»ra>y x«t* oi' <r«)*cW xr^ì^ 
(u»niiify itai^Qrysi ««ri xò Mtov ù^sp iativ c'yOoOartAonxclv (2} 
eie Plato et Stoici divinationem introduxerant , quae mi 
diviìuis mentis insti net us , secundum animi divinitatem. 
Elìano nelle sue istorie per dire che gii Ateniesi fecero 
certo editto contro quei di Hgina e di Mitilcne a propo- 
sta e secondo il parere di Cleone servissi dell' fttfftV<^ • 
Kji? ra(>ro H>^<s9»xo « i;0r.yY}9«fiiyou KXÌ4»yo$ xoy} EXéCAcvirov (3). 
El hoc decreverunt rogante Cleone filio Cìeaeneti, E final- 
ffleole Polibio ad indicare ciò che i Latini diccano con 
le parole di propano , in medium ad/ero , commemoro etc. 
del medesimo verbo servissi io piii luoghi delle sue sto- 
rie (4). 

(i) Piotare. Placit. Phil. I. aj, 884. 

(a) Plutirc. id. V. I, 604 

(3) Aelian. Var. hi«t. II. cap. 9. * * 

(4> Lib. II. ai, lib. XI. cap. a5, lib. VI Mp. 5, Oc. 



i8o 

fd»! TovtOT x*'»v ouxeri 
suMOTf^EN 6^er«^6(y * ic 

Koy Ty 9vaty «xscv k«/- 
arcxYiv ^poaftyoPETofiey ^ 
ovrd9 x«i TO fAeXos a^totrcu 

flusso del nume, non stra quistione non ap« 

c'jiìlerterremoa quisiio- parliene (a) , né 00^^ 

nare su di ciò. Se poi investigar (e) su di ciò 

aresse avuto in mente travaglieremo; se poi ciò 

di assimilare la forsa crede esser della natura 

della melodia a quella dello stesso carme, che 

del fuoco, che diciamo commova (d), non altri- 

incendiare per effetto menti (e) diciamo il fuo- 

della facoltà di brucia- co di sua natura abbru- 

fc y di cui naturalmen- ciare , perchè ha natura 

abbruciatoria^ per Gio- 

Premesse tali cose par che Filodemo con Tti^nx^^ 
denotasse ciò che i Latini diceano proponete ^ opinai i » 
A/aiuere etc. e ranimcniasse il pensamento di Diogene. 

(a) Le parole profecto ad noetram quaenUonem non 
perUnet non leggonsi ne' testi greci e nella tradasione 
marginale dell' interpet re. 

(b) Le particelle ovxsn furono da noi tradotte per 
non ampUue , tra perchè in tal senso leggonsi ne' vo* 
cabolarl , tra perchè nel greco non evvi altra prono- 
iiiione negativa cui possa corrispondere il neque {nèy 

(e) Ad oggetto di presentare con maggior chiareaa 
fi' lettori la idea esposta da Filodemo voltammo V sf Sf4C«y 
nel contendere. 

Trattandosi per altro di nn soggetto esaminato tra 
r Epicureo e lo Stoico in modo da stabilirne poscia ti 
M*ro giudisìo I sembra che indifferentemente possano ado- 
pi-arsi i verbi di invesiigo , inquiro » esamino , aeeiimo , 
reeenaeo , contendo , ed altri simili. 

(d) Forse rinterpetre non le parole di hoc naiurae 



i8i 

fi A TON 2c« MEFA ^eoSiT»!. 

te è fornito , al cer- ve a tutto cielo s' in- 
fo 5*ioganna« ganiia (a). Imperocché 



ip§àis carminia este pittai ut commoveai ebbe in mente 
di dichiarare quelle di ovr» «jii ro faXof «(lOurM, 

Sembra non per tanto che in luogo di ftgiourftì debba 
leggersi «|io7 r4} poiché in vece dell ypsilon il mano* 
ftcriito offre chiarissimo iota ne potendosi dopo del «^ 
sapporre altra lettera penbè il ibglìo. non è afletio da 
lertu&a alteraxioue ^ pare che tale articolo debba unirsL 
con le parole da cui è stagnilo e fosse da separarsi dai.- 
L' inciso «Mf« 1UK t6 |uXos «{lot ita melos exialimai. Tan- 
to pia che in tal modo si rende piìi regolare la sintassi: 
deìia icgiente proposiaione j. come dimostreremo nelle* 
noie che la rignasdano. 

(e) Per maggior chiarezza del suo periodare TAc* 
rademico spiegò, non, secua , quel!' «Se da. noi espresso, 
per tu. 

(a). Abbiamo spiegato, per a itiita eida il toto eoelo 
della sposiftione. 

Senxa dilungarci sul. paragone delle diie tradutionit 
limettiamo il lettore alla nou antecedente nella quale di* 
K'orremmo la intellìgenia dell' intero periodo» 

Varie sono le osservasiooi da farsi sul Terso {^^ 
m àuL fssyft U^*tùLt. Per questo il supplemento , il fac ss- 
mile , ed il manoscritto etcolanese sono perfettamente di- 
icordi tra. loro» 

Avendo di già dichiarala Ta opinione dèl.dècifera^ 
tore avTectianux di fatto che iL verso. inciso comincia con. 
OH fs alquanto g/ande y. laguna pe& due od aL pjiL tr« 
lettere « ft^a, fA. mosso« altro vóto pec due lettere picciole- 
od una grande , u a r >.un X « févdst» ^ e finalmente a cauv 
U» air a^fiir Terso la parte superiore del lato deslro. evv.u 
aa ponto oellfi illBStrazianl supposto iota.. 

L'originale ercolanese poi preaenu ik vec«^prinei« 
yiaoie dal fs delia stessa grandezza dcU' Miciso ^ un <'t« 
■Bracante aolo dalL' asta a sinistra e di porzione d<ic 



la litica trasversale , uo delia mancante solo dell' an* 
(^olo superiore e con la linea inferiore non intera , un 
« intero 9 altro ^ mancante del lato sinistro , la parte 
superiore di un iota , av , un omicron il cui circolo è 
roso al quanto verso la parte sinistra , IHAf ETAETAI. 

Or non polendosi rivocare in dubbio la sussistenza 
delle parole y-yfi* dc»vo:{» \t^€xai nel papiro; crcdiam sot* 
tomctlere aMc^^ituri talune nostre conghictlure sul voi* 
ma rizza mento del passo presentatoci, sicuri che qualora 
non i'osser queste aa ritenersi , il lettore della presente 
opera voglia compatire il nostro ardore ed esaminarne 
ogni supposizione onde meglio illusi rare , e stabilire con 
i-ertezza il vero senso di cadaun v<»cabolo. 

Credendo quindi che il A(«yot(ji t'osse un nome sostan- 
tivo abbiamo slimato raggiungerne la spiegazione dopo 
sivere osservato quale l'osse il senso in cui generalmente 
iisaronsi da* Greci i sostantivi verbali terminali info» 
o |of. 

Nel passare a rassegna cosi fatti nomi ci siamo assi* 
crirali che questi adoitmonsi ad altribuire le qualità del 
veibo ad un nome > od a convertire il significato del ver- 
bo stesso in nomei di qui dal verbo Aya» od «yv^fM che 
denota ciò che i Latini diceano frango^ nim/.o eie. , for- 
inossi il nome ^os che dichiara un luogo malagevole e dt 
non acconcio suolo locus praecisus ac prae/nìc/tia {i). Ciò 
posto abbiamo spiegalo il ^«vos^ji per diduciionea ritencn- 
ilolo formato dal futuro del verbo ^icavoiy&i che a seconda 
«l<!llo Stefano indica adaperio^ patefacio a periendo diduco; 
t 1 abbiamo opinato aver detto Filudcm(s che : se io Sloi- 
co avesse ajferniato che V eJfeUo prodii^ioso deila mugica 
ì/g' fìaccanali Josse dipeso da che in <juesfe feste vi era la 
fuo'ezione di Uacco , questi al certo s^ ingannava nette sue 
Il rgo menta zio ni. 

Ma eccoci ad un altra obbiezione. Ci si dirà fot se 
«la qualche grammatico censore: che il v oc nhoìo diductto 
indica separazione , divisione y l'atto di dividere , apri* 
wtmto \ non g\ìk argomentazione [disqiusilio)\ ma con tala 
dift'icultà maggiormente vedesi la regninrilà della nostra 
iiadiizionc , poiché del didttctio Filodemo servissi nel 
senso filosofico o sia nel modo (omc ne usò Seneca oètendii 

(i) Vo-t. FlimwVg. Tre. itf«y rj. 



i83 

inlemionem spiri fifa , veloci tas ejus et diduclio (f) /a và- 
ìocità ed il giudizio mostrano V attenzione dello spirito. 
Potrebbe non per tanto ritenersi il verbo dcAvotgji | er 
Tiuliano à\ divisione : Nihilominus fuerunt qui ipsum io* 
caòulum ab appellatione diducerent (2) non di meno fu* 
ronvi taiuni che distinsero il vocabolo dal nome ( o sia 
il proprio daW appellativo , il reale dall'ideale ) , e Jo 
itesso altrove : cum in duas paries diducatur intellectus 
nomiiUs {3) : distinguendosi in due parti V intelletto del 
nome. In questo caso l'Epicureo dichiarar volle che ma- 
Umente Diogene avea distinta l'influenza di Bacco da 
quella della musica. 

Non omettiamo in fine di dire che potrebbe il Aiavoi^A 
credersi nominativo singolare ed assimilarsi al nome ìioi* 
In questa ipotesi esso sarebbe il nominativo di -Uu^srjn 
non sottintendendosi quello di Diogene^ ed il senso drU 
l'inciso sarebbe avere dello Filodemo che cosi fatta di» 
siinzUme tra falsa. 

U |i:i|lt poi o può considerarsi come superfluamente 
posto ( m enim redundat (4) ) ; o pure dee assoggettarsi a 
qoeiJa teorica grammaticale onde dicesi che ne' periodi 
oe' quali tì sono due negative qvestr maggiormente ne- 
gano (5), per cui il ^yfis 4<v9crfti è da tradursi per lo solo 
failU o /(Jliiur se€H>ndo che si vuol ritenere o passivo o 
medio» o finalmente attivo espresso in terminazione passiva 
Pti89iifi$ uiuntur Attici prò activis : ut t[xo)i«ro prò i?xou« , 
«K*^* jnro «fiC«9 Philoponus ait semper hoc agere Al- 
fìcos ctc. (6). 

Adunque l' i itero periodo secondo noi sarebbe : «d^^^ 

•nm «ai fo |mXos ftfioi* ta ypffit ^«yoi{« Icvdfrai sin autem ut 
ignem naiuraliter vim comburendi habentem^aliquem uit* 
n dicimus , has diductiones fallii 



(r) Scneea Qoaett Naturai. II. 
(3) Quintiliao. lib !• cau. i. 

(3) Ibid. cap. io. 

(4) Zaioger loc; cit. Q. 

(5) Gretscr. Gr.«fnm« Griec. If. 
W Zaio|cr loc. cit, V. 



i84 



OTIV , ROtl irP0Acj>6t<e«t • TO 



Ed in Tero siccome 
l'eccitare ad operare con- 
siste neir indurre o per- 
suadere l' anima a fare 
Dna cosa ^ e la melodia 
non ha facoltà di esor- 
tare, come praticasi col 



niente altro (a) signifi- 
ca (b) TO ie»fi(3T»cfòai (e)» 
eccitare ad agire ^ che 
esser mosso dal moto in- 
teriore e suo(d), e spon- 
taneamente essere tra- 
sportato a qualche co- 
sa (e). La (f) melodia poi, 
né spinge con Fesorta- 
re (g) ^ come il discorso» 



(a^ Il niAil aliud non trovasi espresso nel nostro co- 
dice ne pare che il senso richiedesse tali particelle. 

(b) Forse V illustratore coi rerbo latino di BÌgn^leai 
ebbe in mente di tradurre l's^n di Filodemo ( eaf )• 

(e) Sembra che nel passo in quistione non si trat- 
tasse del significato grammaticale della parola ««^crrMrOdK; 
ma che questa fosse usata ad indicare le qualità nc<:es* 
tarie per dire che una cosa qualunque possa commuo* 
Tere ed eccitare ^ e quindi o che non si dovesse rendere 
in latino , o pure che avesse da accoppiarsi al «^ tm 
«'^gsif. ' 

Nella seconda supposizione il senso latino sarebbe 
txeitare ad agendum nihii aiiud lignifica etc. , e ai* 
rebbe mestieri credere aver rCpicureo detto : che la ma* 
fica non induce o persuade T anima a qualche operaaio- 
ne, né e la melodia non ha l'energia del discorso. 

(d) L'infinito o^fs^n» Tu scritto^ nel supplemento col 
jota sottoscritto, e lu tradotto /9fV7/7rM> tmpetti ciere e htlt* 
sposisionei forse /;tr mo^u inierion r/A..o r-'eri. 



• 85 

Siccome Dciroiìginale non evri veniii iota tottoscrìi- 
lo , crediamo non esaminare ule varielà di ortografìa ^ 
perchè rimettiamo il lettore a ciò che a lungo abbiaiii 
detto altrove circa le licenze attiche tu lai panto. Avvei* 
tendo solo aver dichiarato i' opf^u» per iVi animum indtè- 
rere ; poiché da Filodemo sembra che fosse usato a de« 
notare l'effetto dell'influenza de' ragionamenti su l'ani- 
mo ed a paragonare questi con la stessa melodia. 

(e) Il «paaipciata venne parafrasato in pnu$ operi ma^ 
mim admavere^ ed in 9ponte in aliquid JèrrL 

NcMi c'interteniamo a paragonare le due traduzioni 
Ira loro » ed a bilanciarle col testo greco , poiché credia- 
mo toffieìenle T avvertire che il «poMpsccpOai da noi si 
«considerò nel senso ài siaiuere , %}x\ riflesso che nella co* 
Icona è parola degli oggetti che influiscono su l'animo, «^ 
del modo come essi v' imperano e che quindi fosse que- 
sto usalo a dar maggiore energia all'antecedente P^i^^ tà 
avesse a spiegarsi tonsikuo , sictiuo ^ m auimum inUuco, 
in aman^ haoec eie. 

{() Quantunque da onesto luogo si Cicesse cominciare 
an novello periodo, nefroriginale non per tanto prima 
JeJ f luXof non evvi lo spatio o la linea alta ad indica* 
re ponto» o punto e da capo (i) ; né T interpetre ne' suoi 
»iippleroeoli separò il fa dall' antecedente «r^oaipsiaOat per 
etfelio di veruuo de' segni usati nella greca ortograGa; e# 
rohn non duoòua ,sed uno ad su pe rio rem litterae parieni 
punciopinguni ui in Homeri versiùua videre licei eie. ('2),^ 

Tanto piii che se si considera il papiro^ appare e4« 
servi neirinciso che ci occupa T applicazione delle teori* 
«benropoète neil' antecedente; perocché dopo aver Filode* 
mo dichiarato che per dirsi una cosa eccitante ad operarci^ 
dee avere impero sull'animo^ afferma che la melodia non 
pnò cosi ritenersi perihè non ha l'influenza de' discorsi. 

(g) U vocabolo «ra^axaXotfy fu dichiaralo Tuna volta 
per hor̀tiorium e l' altra per impellil horiando. 

Noi all'incontro 1' abbiamo inteso per hortane f cum 
hrtatiir nella intelligcn^ che desso fosse participio prc- 
lente del circonflesso «a^axa^o e che nel discorso avesse 



(i) Sc m io g ralla pvt. II. cap. T. 

(aj Givti. Inst» Liog. Gra^e. Ub. t cap- T. Dt I§aerputcu 



éJOf-TréF Aoro^ ot3i voetran 

^pOaiPETl&ON , K EfJiirOtOVÌf , i- 

discorso ; così non sem- né si comprende, in qual 
hviì che questa ispiras- modo (a) possa di stia 
se la volontà , ed ecci- volontà essere trasporta- 
tasse nello stesso tempo ta a qualche cosa , ed 

operare negli animi (b), 
e nello stesso tempo 

a considerarsi quale aggettivo qualificativo del nominativa 
lAélos : e/ melos non Aoriana ut sermo yUon videtur etc. 

(a) Non abbiamo adottato il quomodo ; percbè non 
è ucirorigiiiale. 

(b) Il testo giusta gli tcbiarimeDti già mantfeiUti <; 
ro Zi fiieXos ou icjipAxaXovy o^msf Xoyof oudc voctfftc ^^Miiffnxoyt 
x*c(iKO(o\>y ft(i« de To'j$ oXcyrpovs Sicyeipeiv etc. Fu questo a^ 
margine volgarizzato: melos vero ncque /lortatorUtm est t 
quemadmodum sermo , ncque concipitur suopte ingenio 
ad agendum fcfri ^ et intua aliquid .inserere , sinuU vero 
negligentes excitare etc. Alla fine del papiro poi : Melos 
autem , neque impellit hortando j ut sermo , ncque con* 
clpitur y quomodo possi t sponte sua ad aliquid ferri ^ et 
in animis operari , eodemque tempore socordes animos 
musiconim modoìttm ope excitare etc. Per non indurre 
confusione , ci limiteremo nella presente nota ad ossor* 
vare soltanto il supplemento dato alle voci di «^oA^rnun^ 

X' CfA^CMOW. 

Senza dilungarci in esaminare se le due traduzioni 
dell' accademico fossero o no concordi tra loro e se espri* 
mcssero perfettamente le parole del manoscritto ^ diremo 

roche nostre congbietture dedotte dal modo onde osservasi 
'originale ercolanese. 

Di qui non pare che potesse ritenersi la opinione del- 
l' illustratore ; Ira perchè sembra che si fosse ai rado elisa 
da' classici l'^i di k«i in guisa da rimaner solo it kappa ; 
tra perchè , se pur si volesse ammettere tale licenza , la 
lacuna tra l'alpha di «r^xi^ cfmoy , ed il r* di «fAireinr aon 
è idonea a dieci ma a sei o scitc Icttcie. 



/Kji 3e xoi^ oXiruPou^ aie 

TEIPEIN AIA KPOTMAray , KAl TO 
€KXv£(y THN PA0UfA(«N HA. 

i negligenti; dileguando gli (a) animi insani col 

pe^ suoni la loro pigri- soccorso delle musica- 

zfji , e reudendo idonei li modulazioni eccitare, 

«I travaglio coloro, che e quelli dalla pigrizia 

inaacano delle qualità sciolti (b) rendere più 
necessarie per la esecu* 



P^ tali considerazioni abbiaon supplito in vece «r^ojii. 
fM» e conneltcìido questo col seguente «jMroiow , abbia- 
mo cete enlraoibe le voci per quelle di voluntaiem ini' 
mitieru. Tarilo piii cbc secondo le nostre supposizioni 
i Hi««ovy avrebbe quell'accusalivo , di che ora manca. 

(a) ALbiaui cosi espresse le parole lette per «|i« Za 

La lacuna allMncontro dopo del fiftt in race di due 
è rapare di quattro lellcrc , per cui in luogo di un 
toìo epsi/on ed un iau vi abbìam supplite quelle di ««vr, 
ed abbìam letto ^fovrovf. 

In tal congbietlura sarebbe da credersi aver detta 
Filodemo che la musica non recava alcun giovamento ne 
ulea ad eccitare al travaglio i negligenti strssi. 

(b) Ltggesi r intero luiiso »y,ot, di fo\>S ohy^pwK Icfyii- 
KO ^ xfO'JiiariDy, non t^ sxXvciv xr^f pd0v|iiay, ««pMxsvj^acy y^sX* 
Wfsf. t u questo nel margine b| itgato per simul vero 
ntgligenfes exciiare posse pukationnm epe et solvendo 
*ocordiam ptaeparate runctanles e nella sposi zionc eo- 
demqtte tempore socort/es amnics musicorum modo^ 
fum ope exciiare , eosque socordia solutos prompiiores 
^/kere» 

A causa di presentare a' lettori le osservazioni a misura 
(beleggonsi i vocaboli cui rapportansi. ci riserblamo nel hi 
M^uenie nota di discorrere le par<'le di ir0ipaax<\MiC<(y f^^^- 

SoBO quindi da rivocarsi in dubbio le parole di 'v-^ 



i83 

COLONNA Vili. 

liouc di essa. pronti (a). Esso (b) 



|)crché lo spazio tra il (^«dcli ftf*« èé e V omìcmn dì tMH 
uon è di due; ma bensì di quattro lettere: e ciascuna 
delle altre impresse nel /ac simile vedesi la modo da 
licersi in ^uise differenti. 

In tale manca nxa d' indizi! certi ci tTani limitati a 
voler leggere solamente a(^» li «vroiif oXiy«»(}OTK in vece di 
a(ftft as ro\>$ oX(ys9pov( ; riserbando agli eruditi leg^ilori l'oc- 
cuparsi sul passo in esame e dire con probabilità se nou. 
cjpii certezza il vero supplemento da darsi a^ topracceoo»- 
ti indizii. 

(a) U «rjip»tf»«v«{>(y (^Uovras venne espresso at mar- 
gine praepatxir^ cunctantes e nella spoaizionc prompiion». 
effic^re. 

Per quanto concerne il «a^aoxsvfffsiy sembra che «» 
tal verbo l'osse usato a denotare ciò che i Latini diceano 
apto$ efficere : non possis reddere va^^ìiatfsy iimpUeiisr- 
effecii vel reddidit , qitum sanet potiuB aplam effhoii , «al 
^eck ut comparala essel etc. (t). 

In quanto poi al yslXwrakt , nell'originale dopo del » 
di «rffpooxsvAC'iv leggcsi con chiarezza X«t seguito da lacuna 
per tre lettere , ed indi t^f. 

Per tale osservazione abbiam creduto che fotte dm 
supplirsi Uimwrai in luogo di |s«XXoyrai \ ritenendo aver 
detto Filodemo , che la musica scuote la pigrisia e tendo 
atti al travaglio coloro che non sarebbero ad etto idonei ; 
4ipios efficere deficientes. 

(a si dirà che il verbo Xb^m ne'' vocabolario trovati 



(0 XtaopboDt Caa?ÌT. ap. SUpli. Tbt». roe. «x|ia«iii^i». 



i89 
XM yoLf Stofi^xi ro fàsX^s • <- 

^, xcyrjTtxoy ety*! ^vaie. 
«•poj 3'ouy TY\y mfOMocflcy, 

Egli air incontro nel poi (a) la melodia defi* 

(IfGnire la melodia, dice nendo dice , esser qual- 

esser questa coromoven- che cosa di sua natura 

te di sua natura. commoventi'. Data dun- 

A COSI fatta insQisisten- qué una definizione (b) 

ipifpto per deficio in senso di mancanta materiale ( ifc- 
mm ) I ma può qoesto intendersi anche moralmente, allor- 
ché ccoaiderasi che leggesi anche in significato di absum. 
Di Calli ic la frase di ^»ìnò% W«<c fu tradotu per longUsi- 
mt abeti vet tota via aberrai , è facile che nel caso pre- 
sente l^Eptcnreo parlasse di coloro che per inclinazione 
nainralei per disposizioni particolari , o per volontà eran 
loouoi daJi'eseguire le cerimonie necessarie ne'Dionisia- 
ci Clic se finalmente non si ammettesse il supplemento 
dato agli oltimt versi della colonna settima , siam fermi 
a credere dover sempre ritenersi parole da servire di pre- 
nette de^TOcaholi di 9ta^vnL»^tfJ^§a0 \9\mwn%% o sia dover sup- 
plirsi Toci per le quali ramroentavasi qualche effetto prò* 
dotto dalla musica ne' Dionisiaci. 

(b) L'yxse della sposizione non leggesi espresso ne* 
lesti greci e nella traduzione al margine. 

(ai II «#f yi^ si disse per lo solo enim. Se bene le 
particelle in disamina si leggessero quasi sempre in si- 
(oificato di eienim ; pure persuasi che nel presente pe« 
riodo si esponesse teorica dello Stoico per la quale costui 
^ probabile cbe avesse affermato che la musica ne' Bacca- 
nali era tale da rendere atti ai Dionisiaci coloro che non 
poteano assistervi (t); abbiam reso il luu y»^ per quippe 
poiché spesso lo stesso etenim da* Latini fu siffattamente 
Hate / aecipiiur aiiquando prò quippe. 

(b) Al «yef ¥ 10 Tfpt iNTayoiay si fé oorrìspondere la frase 
^'wliia igiitir dejinitione, 

L (OTcd. n^t. anteced. 



njo 



te interpetrazioneagglu* tanto assurda, pìac- 

quegli (a) , da qui essn 
dedotto (b) il costume 



Volendo nella traduzione secondo noi alterare il me- 
no possibile 1' ordine ed il modo onde in greco trovasi 
nsata ciascuna parola , abbiamo espressa la proposizione 
in esame per lo latino di ad definilionem , guidati dal 
senso del rimanente inciso > come dimostreremo nelle note 
che seguono. 

(a) Non omettiamo di osservare che Vei non leg- 

§csi nei papiro ; né sembra che potesse supporsi espresso 
a FilndemOy poiché trattandosi di un verbo che usava- 
si da' Greci piii volonlieri impersonalmente » difiicil sem- 
bra che l'autore si esprimesse con tale oscurità di sensa 
Abbiamo quindi slimato che il nostro scrittore ad ogget- 
to di evitare d' intertenersi piii lungamente nel mede- 
simo esame avesse assimilato 1 argomento de' tiratori di na- 
vi a quelli di già prodotti dallo Stoico al proposito de' 
Baccanali , e così confutasse tutti simultaneamente.^ 

(b) h' $itia^Mtou ró venne i nit^o deduclum esse mo* 
rem. 

Persuasi che la principale cura di qualsieti Inter* 
petre debba esser qneila di presentare ai lettori idee le 
quali se non possano con certezza credersi dell' autore , 
avessero per la loro connessione con l'originale , e per 
lo loro procedimento tutl'i caratteri di probabilità » ab- 
biamo opinato che 1' 4Mri<y«r»erOju fosse da spiegarsi per a«- 
aimilo , advoco etc. 

Che se ci si dirà che r««itf#Mi non fu mai siSatla- 
mente interpetrato né leggesi in tal senso in alcuno de' 
Greci ^rittoriydue risposte posson farsi a cotale obbiezione» 
l'una riguardante la quistione in a^ìtratto e l'altra in parti- 
colare. Con la prima é da osservarsi che nella traduaione 
di un classico di recente scoperto non son da seguire ap- 
puntino qae' vocabolari che contengono la raccolta delL* 



19» 
<y roiis )fa!ucfi^ ^ km ras ùspi- 

^ovorcv ^«Xfte, x^e roy otyoy 

efy»lo[Aeyoig , x*c iroXXorj 

«XXoe; Ta^y é-arciroN» ouvte- 

Xouyxopy €j>y« Tdoy opy«. 

ya-y Tiy« irflyaZETryu- 

«ly • x«e irroXEpiotjoy 0UT05 

gne anticameote pe' re- di aggiungere (a) qual- 
inigatori , pe' mietitori , che musico istrumenlo 
pe' facitori di vina, e per ed a coloro, che agitas- 
molti altri di coloro che sero i remi nelle navi, 
sostengooo travagli di- ed anticamente (b) an- 
urni , essersi a bella pò- che a' mietitori , ed a' 
su suonati musici stru- vignajuoli , ed a molti 
menti : come afferma altri , che esercitassero 

laboriose (e) opere ; sic- 
come (d) esso scrive di 



voci degli scrittori di già illustrali ed annotali da infini- 
to nomerò di persone , ne può credersi clic lessici antichi 
debbano servir di assolata guida nella discifrazione di 
quegli scrittori , i quali o per lo tempo in cui si co- 
nobbero , o per la difficoltà della loro lettura o per al* 
tre particolari circostanze non potettero osservarsi da' com- 
pilatori di opere da lunga, pezza preesistenti. 

Ili secondo luogo poi crediamo potersi comprovare 
alquanto la nostra conghietlura allorché si pon mente a 
<)aelli esempi del verbo c«(9«m» nel quale questo e vol- 
garizzato per àdsci'scere alìcui,arcessere, atini/iere, conciUa- 
re elc.;poicbè col verbo adscisco i Romani non indicarono 
litro che l'uoionc, o P accoppiamento di gualche cosa: 
Plurimos cujuBque generis homines adscivisse sibi dici* 
^ttr-^aver uniio a ae etc. (1). 

0) Salluit. Catilln. eap. a5. 



Laonde iacil sembra che T Epicureo asassc del ver* 
bo imia^tm per denotare che le proposìaioni di cui egli 
era per far paiola avessero ad accoppiarsi ed assimilarsi 
alle già dette; ritenendo che fossero dello stesso valore 
e che dovessero confutarsi con le medesime ragioni che 
occorreano a dimostrare falsi gli argomenti antecedente- 
mente esposti. 

(a) 11 vocabolo ir0i^0iCr>yvtfsiy fu tradotto per adjwi* 

Non pare che potesse questo ritenersi ; poiché nell'ori • 
ginale dopo del fTftpft Icggesi un 9« indi epsilon , indìsif» 
Q* ypsilon j mancanza di tre lettere, due punte del tappa^ 
poi a» 4 seguito nella linea seguente dall' tn^* 

Non ricordandoci di alcun verbo che combioasie 
col senso e serbasse nello stesso tempo il numero delle 
lettere come leggonsi nell'originale , abbiam creduto che 
Filodcrooy avesse scritto «rap«9<v9«myvicy in luogo di f««ra- 
pftasrainMiy , poiché talvolta gli attici cambiavano la si- 
tuatione delle parole, collocandole con un ordine diver* 
so da quello onde avrebbero dovuto disporsi. 

Che se non evvi alcuna autorità ai classico autore 
per la quale ciò compruovasi , può scorgersi la probabi* 
lità di cosi fatta nostra sapposizione allorché considerasi 
che gli Attici Decloro discorsi servivansi delle parole, 
cambiandovi le lettere usuali unendo le voci che avreb- 
bero dovuto separarsi e separando quelle da unirsi. Non 
omettiamo per altro di avvertire cne se non ammettesi 
conghitiltura cotale si é questa da noi manifestata per- 
ché non ci siamo rammentati di veruna voce idonea al 
passo in qaistionej e speriamo che da qualche erodito 
archeologo voglia proporsi miglior supplemento. 

Adunque nella nostra supposizione la traduzione di 
tal verbo sarebbe àVbene aui^art, apte atiriòuere etc , e 
la idea che ne emerge, sarebbe a ver Filodemo rammentata 
quella opinione per la quale affermavasi esservi certa lac* 
Jodia adattata a' remigatori ,a' facitori di vino, ed a talu- 
ni di coloro che eseguono lunghe fatighe. 

^ (b) Abbiamo spiegalo il ir«Xai nel cuminciamento del 
perìodo; perché sembra che non solo i mietitori; ma gli 
»tessi coltivatori di vili , i remigatori e coloro che so- 
steneano fatighe giornaliere avessero fin da' remoti tempi 
adoprata la musica ne' loro travagli. E ciò combina anch^ 



193 

con le teoriche dallMnterpetre tvMiippate in doe tioic 
nelle quali ei rammeutò quanto ne' tempi andati la rou- 
sica si praticasse per la esecuzione delle faliahe gionia- 
lierc ; tws «X«v»owi> ) Peìvulgata quidem apudveterea et ai 
opinio, musica remiges ^ alìohque manu iaùoranies ad- 
juvari ; proinde minime parcebant tiòiaa , aliaque musi- 
ca insirumenia laborantibus adjungere, tìinc uérialiden 
UL li. inter alioa Musicae effectus ilium enumerai , qucd 
Mvn>2a« «M «i^«9ia$ , x«i ta xcf.Ximù:>xaiX9. ( sic utique pio eo\ 
quod exiat a pud Meihomium x^\i*^'Ci\x% , legenda m ) tfli>v 

navigaliones el remlgia difficiilimaque manu lahoranlium 

filiera levia reddil , iaborum fucta solatium, El Fabiua 

QuintUianus JnsiiL Orai. JLib, /: eam nalura ipaa vi- 

delur ad iolerandos facili us laboiea vélul muneri nobiè 

dedisse: siquidem el remiges cantus horiatur ; nec solum 

in iis operibus , in quibus plurimum conalus praeeunte 

afiqua jucunda voce conspirai , sed elioni singulorum 

faligaiio qualiùel se rudi modulalione solalur. yélque id 

profecio locum fedi jérisloielis problemaii Sect XIX, 

QuaesL sg : 9ift fi oi irovo'jyrcs « x«i oi* ««roXAVovres «u- 

Xo-jyrai i curiam laboranles , quam fruentes solatio tibiae 

cantu uiuniur ? Jam vero cantus nauticus x^r^^x-nw Juisse 

adpetlaiuni , cUscimus ex Athenaeo lib, XII ^ idemque 

Uh. Xiy. cap. ^. muUarum cantionum , quae a lobo- 

funOàtts caneùanlur , usum , ei nomina aescrìbil ( inter 

quas tpuuw , sive <«ifiv>ioy , quae a moliloribus in pislri- 

no : «Itfyo» , quae a terenlibus ; lovXoy , quae a lanificis : 

el lirjsp9ipf , quae a messoribus canerelur ) , deinde subdit: 

ut r»y luaùmtmf Zt ns Y)y ^^ xóov ss xwì Ay^ovf ^oiraoyrd'y •.-. 

Bai fixkaywB» aXkr^ .... xai x^v irnaoovoday aXkri ri$ . . . . v^y 

U mai f«€ riyù^ffuwti rdw /3o<TXY^«r(»y 6 /3ovxoXiaa|xa$ x«XovfA«yo«.* 

fuii ei mereenariorum in agros od opus commeantium 

oeria cantio .... e/ balneatorum alia .... alia eliam eo- 

rum , qui fruges pinsebani .... el eorum qui pecudes 

ad pabulo duceóanl , canlio dicla Bucoliasmus. j41 enim^ 

inquies , hujusmodi canlilenas tas V^*« adpellal jilhe^ 

ttaeuSf fi e. voce pronunciatas , aUiue ab aliis dUUnguii 

iìbiaUbus canlionibus , quas ibidem recenset , el cum sai- 

faiione fuisse peractas tradii: Noster vero loqui videfur 

tantum de instrumertiorum Musica ; quandoquidem ali 

hiice laboriosa opera perficienlibus t»y o^ay^y ny» ««f«{;««- 

Vd.L xi\ 



194 

^vMy. Verum quid vttai hujusmodi 4>dM( vel iibiae; , vtl 
alias insirumenti sonum adjungere? Nosler verOfSivepo* 
iiu8 ejuB adversariu8 idcirco praeleritU carminiòus, quae 
ab ipsis laborantiòua conciptbanlur , w^v o^'^fs.i^^iiv de indu- 
stria memineral , ut probaret , veleres aervis, sive merce* 
nariis Icborantibus instrumentorum puisatores addidisst , 
nempe ut laborantes adjuvaretU , neve quia putarei ea 
carmina unice ad laboremfallendum ex operarum inge^ 
nio cantari consuevisse. Et quidem inferiua v, t6 argu- 
mentum hoc ubi declinat hujuamodi musicam adpeliat 
f« fi«Xij h. e. carmina, Quamvia minime noa jugiat ali- 
quando xo (AsXo$^/t) «vXv)9M adcipi , ut obaervavit CaaaU" 
oonua inAthen, lib. XI T. cap, 5. Tov ocvov «py«f 0|A«voi5 ) 
Vinitorum quidem Carmen dictum fuiaae v^^os «iriXiiyiw, 
ad iorcular habemua apud Pollucem lib. IV, Cap. 8. 
««^Xv^viov «vXv}fi» c«i /Sorpi^y 0Xc/3o{i*y»y; cantua tìbiae ad tor» 
cular, cum racemi premuntur'* et apud /Éthcnaeum lib.F. 
««'«rovv d« egfixovr» a^rupoi irpos «vXov f9oyr<$ fisXos iftCkr^w*. 
caicabant vero aexagintaSatyri ad tibiam cunenteacantum 
torcuìari aptum, Commemorant illud etiam Longua «foi- 
|A<viKa)y lib. IL et IF. Philoatratus in Iconibua , et Max. 
'jyriua Diaa. XIV^ quorum loca conlecta habea a Meur 
aio De aaùationibua P'eterum. j4tque idem ab Agàlhia 
Anthoh lib, II. num. 2q /5»xx<vfTj$ ^v6f*os adpeliatur {/). 

Ciò posto non crediamo dimostrare la regolarità di 
mie interpctrazioue circa la greca costruzione; poiché rani* 
lìuntiamo solo quella regola per la quale dicesi cbc gli 
Attici cambiavano 1' ordine regolare delle parole (2). 
(e) L' ««(«fov» venne reso laborioaa. 
Or siccome nel papiro leggcsi ««'twoXft non gih «^ciroi* 
e la superficie del foglio manoscritto è alquanto ro;Mi so- 
pra al X/ cosi abbiaro supposto che nella parte superiore 
tra il X e Val/a vi fosse scritto un altro X , ed abbiam 
letto t^t «oXXft. 

Varie non per tanto sono le osservazioni da farsi sul 
significato di tale supplemento , da noi avverbialmeute 
spiegalo per dia. 

Dì fatto è da avvertire che a parer nostro il moki» 
fu scritto in vece di «oXv : «'oXX^ quoque infenlum poni- 



(1) Schei, in Cd. YUI. T. 6 
(i) Zuingcr. S» 



et 8. 



AcXkoujcv.. oXX* ov^ ori x(- 

aTfr fatto Tolomeo per aver fa ito Tolomeo a co* 

coloro che varavano le loro , che varavano (a) 

ua?i. Ma poiché i car* le uà vi. Ma non solo (b) 

mi ooa eccitano alle in* non commuove e spin- 



tur odveFÒialifer , prò «oXv multum ; et quidem non so- 
lum in Carmine , secl et in soluta oratione etc. (i) ^ ed ab- 
biamo ÌDollre adoUala quella spiegazione onde truovasi 
il «dXv avverbialmente accoppiato aire**! e reso per c//f/: 
ìh tm mMd idem quod «>$ xo weokò , quod vuìgo ut pìuri^ 
mutn: quum tamen Latinius sit plurimum* Jtem i^i t* 
«r»UA quod ex Alexide affertur fa). 

Per cofi falla conghietlura il senso che emerge dal- 
l' originale farebbe cheFìlodemo per indicare coloro che 
cscgttivaoo lunghe fatighe o sia cne eseguivano travagli 
pc'qoaii vi volea moltissimo ìempo , avesse fatto paro* 
ij delle opere de* lavoranti a giornata. 

Aon ci dilunghiamo in fine a dimostrare perchè ubbia m 
nella ooslra versione reso per ìonga queir ifri r« «toXXa 
riteoulo da noi per diu nella presente nota perchè gli 
avverbi greci allorché accoppiansi co' nomi sostantivi e 
•on preceduti dall' articolo , talora fan le veci di agget- 
tivo : adverbium •cum articulo habet vim nominis ( J). 

(d) L'aiuu nella traduzione marginale fu spiegato 
per quod ei e nella sposizione per quemadmodum. 

Noi per maggiormente seeuire il papiro nella vcr- 
•iooe secondo le nostre conghiellure ci siam più tosto 
conlormati alla tradtizione marginale. 

(a) Abbiam cosi volgarizzalo il ttfOeXicoucny per non 
allontanarci dalle idee dell' accademico , il quale nella 
Mia nota a' versi 14 e i5 della colonna in esame disse; 
sed cum SoUemne sit Gmecis dicere ^MÒikuMiv t«f >avf 

Ci) Sfqilian. Tir», toc. «toaXì. 

(1) Sitphjn ìhnì. 

i^) GrclKT. Giaum. Giace, lib. I. e«p. 10. 



»9C • 

piv to quofl Itali hodie dicuné tarabx uk nati , et lAitini 
P£DUC£RE ( uli etiam videre est in nuper adiato j4thenaei 
testimonio ) , putavimus heic k«t* «XX«(|(v tacilum fuishe 
adcusandi casum x%% va^>$. Ed aftinché uiaggioiinenle pos- 
ta stabilirsi la óigniilcazione da darsi al verbo HAOeXxdi, 
giusta l'illustratore , rapportiamo puranco il passo di Àtc* 
lieo da quegli citalo nella esposta nota. Questo è conce- 
pito cosi : xaOsilxu^rY) rQv fA<v «px^^ ^^o <9x«p(ov nvos « o t^Mi 

PoYi« *wtr o«>.«'iyy(i)y KArv)7<ro ; subducta est iniiio cujusdam 
escharii ape quod ex contignatione quinquaginta quinque* 
remium compaclum ajunt ; a populo mox cum clamori» 
bus et tuba rum sonitu deducta JuiL 

Ad oggetto per altro di rendere ragione di una do* 
«tra involontaria mancanza \ crediamo dovere avvertire 
the se taluno dna aver noi confuso le frasi latine di cb- 
ducet^ naves e di subducere naves, con avere spiegato per 
varare quel subducere che dovea volgarizzarsi per tirare 
a becco ; risponderemo che per error tipografico al certo 
b' impresse subducere nelle traduzioni latine dell' inter- 
pt tre ed in quella del passo di Ateneo testé rammen* 
tato , poiché all'illustratore al certo non era ignota la 
diiTcìenza tra' verbi deduco e subduco cui in greco cor- 
rispondono quelli di luiOftXxds e dì «xXnd». 

(b) Le particelle «U'ovxorc furono spiegate per sed 
non modo non e per alqui non modo non. 

Se bene ne' vocabolari T ovx* on fosse reso per non 
modo , non sembra che ora potesse adottarsi la versio* 
ne deir illustratore , tra perchè il non modo ( non 
solo) fuppoue cominciamento di un periodo in cui \i 
fosse 1* elenco di piii osservazioni ( non solo etc. , ma an* 
che etc. ); tra perchè nel greco non evvi il secondo non 
de' volgarizzamenti. 

Due congìiictiure quindi potrebbero farsi fa la iu- 
terpetrazione dell' «XX* ovx o« : potrebbe cioè supporsi o 
che questo fosse adoperato per lo latino di non oli* 
tem, imo vew non etc. , ed allora avrebbe V on a conù- 
v'erarsi supei finamente sciilto (i)-, o pure dovrebbe ere- 
«icrsi che rilodemo in luugo di scrivere «XX' or o-^x •ivra 
»o collocato l'or» dopo dell' ovx, mutando atticai4;(nte l'or^ 

(i) Zmngrr. Q, 



«97 
ar^yoTaev oc 'K»pe')(o»r6£ 



tnpres^, coloro cbe som- gè a lavorare il canto« 
miaislraiio la melodia affinchè puranco al tra- 
vaglio non pongati tneu- 
te (a) , quelli ehe som- 



àìBt regolare delle parole (i) : ed in questa ipotesi il* gre*- 

ca dovrebbe rendersi seri quoniam non. 

Per altro , delle esposte congbietture sembra che ]a 
seconda ma^i or mente combinasse col senso de) noslio 
Eplcarco ; perchè pare che le voci di «XVovx oa xivs» x«i 
«•fiorerei r» ^Xfi «pof r^% «i'p«{«($ servissero di premessa a 
quelle proposizioni die ne cosliluiscono la conseguenza : 

91 «^rtoyraf • 

fa) Le parole di atti rteque optri intendani^ qui 

mtnicatn praebeni o di ut etiam operi non intenaunt 
qui musicam praebeni corrispondono a quelle di out* s^? 
cmoodiy oi «ro^iixoyrcs ti|V fftouoixvjv^ 

Senza brigarci delle traduzioni latine-, diciamo di 
aver tradotto 1' s^tfr«yov0iy per co^/^^o^ perchè questo è il 
solo senso che viene adesso attribuito: e/ «pi«riys»{7/(/e/7»» 
prò cohUèo ,apud'I)ioscor. (2). 

Non omettiam pere dì osservare che non sembra es* 
servi espresso l'accusativo cui ha rapporto i^itffoyovtfty poi- 
ché il fiorJAiiip» appartiene al participio «r«ptxovr«s , e che 
il senso a parer nostro sarebbe, ncque qui musicam prat^ 
èeni Qohibeni audiioFee j voiunieiem audiioris ^ od altriv 

simili 



(i> UH» Ibid. S. 

(a) Rciir, 5l«pli. foc. iji^ffnym 



198 



vfif /Moyflrt KYiv \ Olita rors juy- 

TfXoUOrcV 0( nj>fllTTOVT65 • ». 

veu Sg fiou^ncia; vittov at- 
y«yr«e tad «vicMENOT^ 



Aou frenano gli ani* 
mi ; ne gli operai per 
lai mezzo compiono il 
lavoro. Oltre che costo- 
ro ammolliti dalla mu- 
gica meno possono at- 
tendere alla fotiga , per- 
chè languidamente ope- 



ministrano la musica (h)^ 
ed intanto (b) ^ meiilr« 
cantasi (e), la fatiga non 
eseguano gli operai. Sen- 
za (d) la musica (e) in 
verità perciò (f) meno 
valgono (g) , perchè (h) 
languidamente (ì) at* 



(a) A. prima vista sembra che quel musicam pra^ 
hen^es fosse accusativo; ma in realtà è desso nomÌDailiva 
da CUI vicn retto l' «<piaf*yo'>*j*. 

(b) Il discifratorc rendè i' o\>rt ror« neqièe interea éi 
interea^ Nella versione secondo noi 1' abbiam voliate /m- 
gne tane ; poiché è da credersi che Filodemo ad oggetto 
di dichiarare inutile V uso della musica in cosi fatte 
circostanze^ dicesse che i suonatori per la melodia non ben 
regìlavano l'animo degli uditori , aggiugnendo che i fati- 
ga nti allorquando godono della musica meno attendono al 
travaglio. Tanto più che le particelle di cui ci occupia- 
mo ai presente pare corrispondere a quelle indicate nel 
verso superiore , »XV o»x on mvst x« 4rj(piarrAf « tat fMXi| «^poc 
fM «cp»g<i$ * ouf* s(M(ir«youar(y 01 4r«p8xoy^^s ^^ (iiivdBici|y , ovrt 
tote (i\>yf<Xo'j(y(y 01 «rp«troyr<s : non auiem commoueni et exci- 
tant canlus ad facinora neaiie musici eohibeni^ negu0 
fune opus perficiuni operarli. 

(e) Il dum cani(ur(ìi soggiunto al dire deirEpiciir«o» 
forse per la piii facile iutelligenza del senso, esso per altro 
non leggcsiJinella nostra versione perche non espresso od 
testo. 

(d) Il vocabolo 9kvi^> fu voltato per I«i preposizione la« 
tina siile \ nel mentre che l'abbiamo considerato come av« 
verbio S|nogindo!o f^er prae/erea^ 



'99 

(e) li genitivo fiO'j^xTjj venne scoppiato airanic- 
ctfdeote «>«>» e si spiegò per aine munta* 

A. prinna vista sembra adequata la ivaduzione deirillu* 
ftlratore ; poiché nell' inciso che ci occupa scorgesi un vo- 
cabolo che ha sembianza di preposizione ed un nome geni* 
tivo che a questo può rapportarsi ; ma se si pon mente alla 
idea che emerge dall' unione di tali voci ^rivocasi tanto- 
sto in dnbbio la opinione dell' illustratore , come quella 
che è contraria alle teoriche dell'intero papiro. 

La proposizione di fatto secondo r accademico è sina 
musica v&ro idcirco minus valent , quia languide in opus 
incunèòuni y ei laùor levior evadii y cum vohtptas , et su'* 
kuium, ei admiscelur , che in italiano swotì^i senza la mu*. 
sica perciò meno valgono y perchè languidamente atlenflo^ 
no ai travaglio , e la fatica piii leggermente se ne pa^sot 
cMorchè vi si irammischia la voluttà ed il sollazzo ; eoa 
queste parole dunque rEpìcureo par che abbia giudicata 
la musica tanto proficua in tali circostanze , per quanto 
senza di essa i lavoranti piii accorausi del lavoro» 

A^duoqne con questa teorica aiU*ibuiscesi qualche «d'et- 
to alla auuica^nel punto che così falla influenza su l' ani'* 
mo BOB potea concedcrglisi da Filodemo il quale era co« 
slante ditpcezcatore di essa ^ a segno che compose IL prc^ 
sente papiro pcc dimostrare la inutiliiii dell' uso del* 
la melodia nelle varie funzioni eà in alcune circostan- 
ze della vita , in cui usavasi : quoniam probare nititur 
Muùcatn auapt& natura auribus titillundis uniee ido- 
means , atgae hoc uno nomine commendùndam ,-neque ad' 
Diviniiaiens honorandam^y neque ad animoa eommoven* 
dos , negue ad affectiones vel òonas , vel malas excitandaSy 
meque ad mores componcndos nequ& ad/ovendam virtù-» 
teìH nihUum proficere ; proinde- quaecumque admirabilia 
de illa praedtcazerUurvel rotundè denegai y vel Poeseos vi 
esse friouendà eoniemUt, vel alio^ quovis pacto expUcarer 
saiagit y ei cPSiiquortiTìs testimoniis > vel aliorum pàilo' 
sopAorum auHoriiati occunere (/). Come mai Filode- 
rao dimentica de' principi dimostrati nell'intero papiro,. 
potette approrax la musica in cose per le quali y al die 
del medesimo interpetre , egli era opposto a tali princt:- 
l>l delio Stoico : iiujiu^modi igitur argumenia non mo- 

(0 Pfiirrat ad Vot. i. Hcir. 5. XHR 



éo inridet PMhdtmua , $ed eéiant Stoicum exagìiat , ea 
potisslmum de causa , quod in logicam peccans /tis ip$is 
argu mentis ali nesciveril , atque exempla pessime ada- 
plaverii (/) ? 

Persuasi air incontro deir impossibilità di ritenere le 
conglìiellure manifesiate dairaccadernico ; abbiam tradotto 
r«v8u ipcv praelerquam qiiod^ praeterea eie; ed abbiam rap- 
]>ortato il \kOMni%^<i ad «vsx* o x^^^ al presente taciuti: veròa 
quaedam saepc regunt genitivum •'^Xst^trwiSi, deficiente «vtiui 
vei xifi^' v^oJsXopiftì (SS rrjs *poxipiisio,^f proòo le oò luum prò- 
posilunii iiJ^flMfAovif» <T« xf\s i^9>xr^% felice rn te praedico prop- 
fer vìrtutem, Sufmudilur «v«x* tfe/%»pi^» FéUripid. EXXadot fiii* 
X\9x* /yajy» xy\<i r»Xju«a>pau tfriv» maxime gemo propter mi- 
weram Graeciam , anche perche : Pars et materia , prin- 
ripium ortus , seu caussa definiens , eamdem oò caussam 
in genitivo enuntiantur eie. (si). 

Ed in (|uc5ta supposizione Filodemo consentaneame»- 
te alle sue idee contro la musica afferma ^che con l'oso 
i\\ essa i lavorami meno attendono al travaglio , perchò. 
dalla melodia ne vengono distolti praeterquam quod { o 
praelerea ) musica minus valent quia languide in opus 
incumòuni eie. 

(1) 11 vero idcirco della sposiiione , e V ideo della tra* 
duzione non sono espressi in greco. 

(g) Per maggiormente rendere a parola il lesto er* 
celanese abbiam voltato il ^vAvr» possunl. 

(h) I vocaboli letti f^ »y<tfi«vojs se si ha riguardo 
all'originale pare che sicn da supplirsi diversameote v 
riserbandoci non per tanto nella seguente nota Ja Icllu- 
ra dell' »y<rfi«yov$ ci occuperemo nella presente solo del ttm* 

Il papiro vedesi in modo, che sul iota del rsx vi è un 
della come correzione; percui ammesso per poco P «v<ffACvov« 
deli' inlcrpetre in luogo di r« «y«f;xsyo.if , giusta l'autore 
del papiro dovrebbe ritenersi tft>d* «y<(fA«yovs. 

Siam però di avviio clic il r<>>) t'osse in luogo di ^^ 
che il U non debba spiegarsi , perchè gli scrittori in 
dialetto Attico di questo iaceao di frequente uso: e final* 
mente che il t® debba , quale avverbio, considerarsi in 
luogo di «o idcirco, o puie sia da credersi in senso di 
quare , di d^'P^^ di óxo-j x*e*v ed anche di quoniam de 

(i) lotrodurt. Intcrpret. ad expoMt. cap. V. 
(3) Grtti. Gramm. lib. II. io. 



2UI 

Miti roy irovov yivioOgn^ nai 

KOXl^OTBfOV irONOV TIJ ATA- 

I 

rioO| allorcliè vi si Irain* tendono al travaglio , 

e la faliga più leggie* 
ra p;issii (a) , quando gli 
si tram mischia la voluta 



(ì) \J interpctre spiegò 1' aMifavoiH 1' una volta per 
hngHìdi e 1' a lira per lanfpiide. 

Non essendovi nel!' originale che il solo fvu in ve^ 
eetbbiani ritenuta la parola di «vciffsvoi che in latino suo- 
nerebbe fv/axa//, e così abbiamo opinato di potere assegna 
re il^wavrflu un nominativo , di cbe giusta l' accademico , 
« de\ fulvo privo; 

Un Ule aggettivo per altro sapporrebbe di bel nuova 
replicalo il sostantivo ( di auditores, di xAOsXxouacv^ o di al- 
tro siflBigliante nome ) sottinteso nell'intero periodo , a 
rtii è stato mestieri rapportare il 4r«piafar«c , T A9cdrr«yov«« 
ed il ovyfc^Lovmy antecedentemente usati. 

(a) La frase uov^srspov «rovov fij «rjtpftptsig» xrp ii^ovv^f 
fu volga rissata per levior autem evadi t labor voluptaù^ 
'^mixfione e per hbor levior evadii , cum valuplas , a^ 
\oiaiiufn ei admieceiur. 

Il principal nome del discorso dee diversamente in- 
««-odcrsi 9 poiché in vece di «"ovov ncli* originale leggcsi 
«* , nietzo « f messo % , e ^ con chiarezza. 

L' intero periodo quindi secondo noi sarebbe «vsv 9s 
nyj B Bn y virroy dvyayrai* r^^ avtifMyoc* i«rf rov «ovov tivìoOm « 
«r««or<foy ^towt ( o «rotiiv che vogliam dire ) 17) ««pafMigci 
n;s v3<oyf)$ y praeterea ex musica minus possunt , quoniam 
wtiaxaiit ad laborem incumòunt ei ianguidiue operantur 
admixiione deieciationis, £d in tal caso sarebbe il «'ocsiv. 
usato nel senso stesso del verbo ipyȓ^oyLȓ. 

Kon crediamo esaminare la ragione por la quale si 
scrisse ^ouif in luogo di «oisiv , e nj in luogo di ryj : per- 
ché neir infero papiro s|esso incontrami cosi fatti idio- 
iiMiii a Itici. 



noi 

misclìia mollezza. tà, ed il sollazzo (»). CIk^ 

E però ascoltiamo fa- se (b) abbiam dalle fii- 



(a^ L'v)2ovn$ venne spiegato voluptatia. Nel caso pre- 
sente dovendo a parer nostro rendersi moUitiae , ne es- 
sendo nn tal significato da' vocabolari assegnato al- 
l' viSow^ crediani nostro obbligo 1' esaminare se per filo- 
sofia Epicurea possa la musica collocarsi tra le voluttà. 

Gli Epicurei stabilirono due specie di voluttà Tuna 
clic consisteva nel moto, e l'altra nella quiete dell'ani- 
ma. On peni concevoir la voiupié de deux maniéreB \ ou 
dans ìe mouvemeni , ou dana le répoa (/). 

La prima producevasi dalla cessazione delle sen%a- 
sioni di dolore. La fèlicUè sera dono Vaffinnchh^ìment 
des doiileura du corps , et la tranqtdllilé de Veaprit \ on 
pourraU Vappeler la sanie phyaique ei morale (5). 

La seconda ritenuta pure da' Peripatelici coosistcva 
nella sola contemplazione di se stesso , ed era opposta 
all'azione , od a qualunque mozione : JSl guaemre a noòts^ 
Balbe soletU , quae vita Deorum sii .... nihil enim agii: 
nullis occupaiionibus est impliealus : nulla opera moli» 
tur : sua sapieniia ei viriuie gaudel : àaòei exploratunè 
/ore se $emper cum in maximis tum in aeiemis volupia» 
iibus, Hunc Deum rite òeatum dixerimus ; i*esirum vero 
laòoriosissimum sive enim ipse mundus Deus iemporis 
intermisso versnri circa axem coeli admiraòili celeriia^ 
le ? Nisi quielum auiem nihil beaium esi ; sive in ipso 
mundo Deus inesl aliquis qui res^i , qui gubemei , qiU 
cursus astrornm , mutaiiones temporum , rerum vicissiiU" 
dines , ordinesque conservai , terras ei maria contemplans^ 
kominum commoda viiasque iueaiur : nae ille esi implica • 
lus moltstis negotiis ei operosis, Nos auiem beaiam vitam 

(0 Drjjciancb Hist. d^ Sjrttem» de philosopli. eh. rX 
(:»} Oc^iraiitlo 'bid. 



ÀI animi aeeuniuit , f/ in owniitm vacaiiene munerum 
ponimus (#). 

La prima definizione quantunque mal fosse assegna- 
ta agli epicurei perchè ritenuta piti to9to da' Cirenei (a) ; 
pure non può adattarsi alla musica, perchè questa secondo 
(;Ii Epicurei non esenta da niun dolore : come emergo 
lìair intero papiro che esaminiamo , e da innumerevoli 
passi di classici scrittori, tra' quali rammenteremo di Plu- 
tarco che deridendo il nostro rifoimatore delle massime 
Hi Democrito: Mo^Mtcx^y Z$ oci»^ ti^ovAs kjk x*^^^ o<a$ 9<poi>« 

ìì «?o«u(y «y £«ixo^>po$ Xey«( Musìcam vero, quantarum vo" 
bipialttm ei eiej^anfiarum ferlilem ! eos vitare et fugere^ 
me si veli» quidem ignorari possis ita aisnrda sunt, qua0 
Aac de re Epicums tradidit ( Jp). 

1^ la seconda è pu ranco apposta all' effetlo della mu- 
iica , poiché questa con le sue impressioni commuovo 
V anima , e la distrae dallo stato di quiete. E però dee 
coucbìttdersi che V effetto recato dalla melodia lungi di 
esser Tolnttà » può indicarsi col vocabolo di motlìitie^ 
Taolo pia che cosi il senso lu quistionc meglio confor* 
masi ai sistema degli Epicurei i quali con la loro voluttà 
coosistenle nel moto non è già clie riprovavano i diver« 
liojenti in generale , ma rigettavano quelli che non al« 
leggerivaoo alcun dolore ed eran solamente idonei ad 
aoimoDirc i costumi. 

Filodcmo quindi co* vocaboli di HOM^ff|)oy «roAiv fjt 
#<^(Mc(<c rqs rfvn^ dichiarò che i lavoranti meno alten- 
«tot o al loro travaglio^ allorché a questa ira mmiscbì ansi 
cose clic apportano mollezza. 

(b) Credette l' illustratore che il qtAod ai ben cor- 
rispondesse al greco ^vn^ 

Sul riflesso all'incontro che tali particelle usatisi per 
lo più nelle proposizioni condizionali: Qttod si saepe as*. 
éumit cERTS aut 7Rof£cto Cic. /am, Epist. tS. L L Quoà 
ii unquam sum visus in rempuò/icam fortis me , certi^ 
im illa colisa adtniratus esses^ Id. Attie, /. -9^ episL t6^ 

(i) C-C. De Nat. Bcor. UK I. Gap. XIX. et XX. 
{-») Dioscn. Latri. lib. X. 98. i36. 

l'i) Mutare. Dispttt. Ke tuavìt, vii», posx. sfcund, Spiettrj 
^Ht loj^. Gasacnd. Imo. T. pg. a5 cdit. 16^5. 



3.4 

CUeV /X6/XuOeU90aI Xdll 

Tov^ AeOou? , x«e ta aenaj>« Osa- 
yety, ds kac vtn hmei:i k- 

«ra^Hj' ara*ixo; avAMENo:; 
E*EaT«5T» iroioffjiev oiho- 
voleggiorsi avere Orfeo Yole tramaDdato Orfeo 
diledato le pietre e gli col soccorso (a) dcllii 
arbori , come anche og- sua eccellente roodul»- 
gi siamo soliti iperboli- zione e le pietre, e gb 
esimente dì parlare. Che arbori aver lusingato > 
se, ciò non si ammetles* come anche adesso sia« 
&e stabilirero forse, con roo soliti iperbolicamen- 
lo Stoico, una persona te parlare , forse per- 
che presedesse ai fabbri- ciò (b) uir uoma co- 
calori diunita ai celeri* sttluircmo, il quale sem- 
pre (e) a' mura tari prc- 
segga da coro di sona- 
tori di pifferi circonda^ 
io (d), come questo stoi- 
co insegna (e) ? P*?r 

Quod si in eam me partem incitarem ; profeeto jam re* 
perirem reeistendi viam. Chb se ; e lo flesso : Atias ad- 
sciscif. Tameh , aui Tamek certe. Cic. prò Arch. e. 7. 
Quod 8i ipsi haec , neque attingere , neque sensu noeiro 
gitstare possemus , iamen ea mirari dèòeremus. Che ai. 
ANCHE ce; DovREM PURE CO. ; Id, l S, cp. fo. Quod si es^^ 
seni en perfidia , qua sunt ii , qui in nos haec con/emni^ 
iamen ea sluii/iia certe non fuisse. Che se anche io fo&- 
«T cr; PURE ALMENO cc. (f ) ; abbiam spiegalo il »»v per 
ntque adeo , efiam , od ailri simili. 

(a) Forse per la pìii facile inlelligeiixa del perio^ 
(1) Titrstllìii. Parlic. L^tin. Yoc. Quod cap. 171 5. i*^ 4^^ 



ao5 
do, rioterpelre nella tua spoiiuoDC vi aggiunse il vo- 
cabolo epe, 

(b) li propterea della sposisione non è vi nello 
scrìtto greco. 

(ci Pe^ 1 semper della sposizione , e per lo perpe^ 
tuo della traduzione V accademico ebbe in mente d' in- 
dicare rft>a|ay«s da lui supplito. 

Nulla di manco ncir originale dopo dciroy* leggcsi 
un indizio di lambda dì delta o di alfa , manca una 
lettera « indizio di 7 o pure di « , firialmc;ite a9{. 

In luogo però di tt>»iuy»$ pare cbe debba leggersi 
nfloym ( apte ). 

Ammessa la nostra congh ietto ra. Filodemo dice che 
le idee dello Stoico eran false , poiché se per vere si ri* 
Icoessero i dovrebbe ai lavoranti assegnarsi qualcuno che 
a bella posta ( o sia ad oggetto di allettare ) li assistesse. 
num Ubicinibus congrue inetantem aedificatoribue consti* 
tuamus. 

Sembraci di non dover trasandare, che se dapprima 
il ffnipanVais rende oscura la intelligenza del periodo ; tale 
oscorilii dileguasi allorché osservasi che questo dativo 
rapportati ali' «yaXoyoof : che per esso Filodemo specificò 
l'oggetto delle cui facoltà dovea esser fornito il sorve- 
glialorc di che avea parlato ; e che per le parole «U» 
fMS f^ciy««Xais ay«Xo70»s s^orraor» «oidOfASv onnoioykon Filodomo 
dichiarò V idea che in italiano sarebbe : assegneremo /orse 
ai ìooonuUi qualcuno che a guisa de' ceteristi ( o come 
ceUriata ) loro dia diletto neUafatiga che eseguono ? 

(d) Forse co* vocaboli di tiòicinum choro circumda" 
tue parafrasarsi volle il roi$ rptvi|}»vX«f$. 

Consentaneamente a ciò che abbiamo manifestato nel* 

r antecedente nota , ci siamo avvisati di dichiarare il 

tpn^&B9\M*i in modo differente da quello per l'iuterpetre 
piaticsiio, 

(e) Alle voci 49a4r«p o ^taxxos nella traduzione mar* 
fStnale si a£giunsc il verbo juòet ^ e nella sposiz;oue 
(fuello di docei. 

Non pare all' incontro che potesse adottarsi veruno 
drgr indicati verbi ^ poiché dal testo non può dedursi che 
lo Stoico avesse imperiosamente o magistralmcte dettata 
la teorica di che l'Epicureo fa parola nel papiro. Do- 
lendo uoila di manco nella traduzione italiana secondo 



3o6 

or Al* Tflt TOUTUU XyipyjMATflC 

sii? Reputiamo quindi ta* queste cause dunque (a) 
li suoi pensamenti quali concediamo (b) la mu- 
scurrililà. Egli ali' iu- sica poter giovare a' la- 
voratori , non già pc* 
di (e) costui deliri. 



Il nostro congliictturare assegnare un verbo all' inciso che 
ci occupa j abbiamo invece supposto (|iialcuno di signi- 
ficato pia generico, come quelli di /èri , opìnaiur , as- 
serit, eie. 

(a) Il ^t* rdttftA venne indicato in latino pe* voca* 
boli oò eaa igitur causa8. Opinando che V igituf fosse 
perfettamente taciuto dallo scrittore Ercolanese , lo ab- 
biam trascurato nella versione a seconda delie uostre con- 
ghictture. 

(b) 11 9T)(yofiv)y non dovrebbe al presente volgariuarsi 
per concedimus per le seguenti ragioni. 

11 latino concedo adoperasi allorquando si accon- 
sente a' pensieri o a' desideri i altrui , e suppone nel 
discorso antecedentemente espressa una teorica od un 
desiderio qualunque; nei mentre che nel caso presente 
in vece di annuire a 'già esposti argomenti, si ha in mente 
di dichiararli insussistenti , sciocchi , e per fino deliri. 

£ Filudemo inoltre per usare ì\ df« rAurA ^ftpo^Mif in 
senso di ideo concedimus avrebbe dovuto scambiare il 
senso d'idee opposte > perchè dopo aver dimostratala 
insussistenza degli argomenti dello Stoico ed aver dichia- 
rati gli assurdi e le irregolarità che dall' ammissione di 
quelli emergevano , in vece di conchiudere : peiviò di* 
eiamo futili ( sciocche ) queste idee , avrebbe detto, per* 
ciò concediamo la musica giovare cu lavoranti. 

(e) Nella sposizionc l'Accademico bisogna dire che si 
stabilisse di ampliare, pili tosto che esporre la idea di* 
chiarata nel papiro. 

11 lesto è concepito cosi , secondo V ÌDterpclre : ^ 
fa*ira ^rtflo\utf w d(« r« ro*j:<r> Xt^^xxjlì la traduzione al 



ao7 
margine : ajo eauidem propUr ea j guae dixi j non 
propier Aujus deliramenta ; la s posizione : oh eas igUur 
causas concedimua musicam lahorantibua conferre posse, 
non vero ob hujus deliramenta. Senza ulteriormente brigar- 
ci del sopplemenlOy osserviamo che gl'indizii da'quaii il 
nostro dcciferatore ha dedotto V ou di» r« potrebbero anche 
venir diversamente letti qualora si ha riguardo al senso 
ivi efposta 

11 quae dixi della traduzione e le pnrolc mtisicam 
la6orantì6us conferre posse della sposizioiie non leggonsi 
nel papiro. Me ci sembra avere a supporsi tale idea nel 
periodo che ci occupa perchè o non dee assegnarsi alcun 
infioiio espresso al ^^oy^w , o questo dovrebbe essere di 
ao verbo il cui significato può rassomigliarsi all' '(^m (es* 
sere , consisiere etc. ). 

Dell'ov di« r« non cvvi nell'originale che il solo 
«rji , preceduto da lacuna nella quale mancar possono tre, 
o quattro lettere , se tra queste non ve n' ha alcuna di 
grande figura. 

Fermi nel proponimento di non voler celare a' leg* 
gUori qoalsiesi conghiettura , osserviamo che in vece di 
V9 ^ r« può supplirsi la parola pv)fA«r» per le ragioni 
icgaenti. 

Prìnumente è da considerare che se non si assegnasse 
al periodo che ci occupa un sostantivo cui possa servir 
da epiteto il Xv|p}(Aftr» , il senso sarebbe a parer nostro osca* 
ro ; e quindi per intenderlo bisognerebbe aggiungervi 
c|aalche proposizione non espressa nel periodo, e dovrebbe 
sopporsi che Filodemo avesse taciuto un tale inciso neces- 
sario per la intelligenza delle idee che avca imprese ad 
esporre. 

In altri termini , ammettendosi il differente supple- 
mento da noi dato alle lettere componenti i vocaboli del- 
Vm Su r« y o dovrebbe credersi aver detto Filodemo ^» 
rs9rji ^qtfioftfy Xnpv)fi«r« rouro» frr^xxoL ideo dicemus nugas 
uiius ideas ; o pure 9i» toMt» rovrou pT)fA«r« «piq^ofAsy «cvoi 
( od altri simili ) XY)pni*«r« ideo verba islius dicemus esse 

In secondo Iucnjo poi le parole , secondo l' interpe- 
ire , di rton per haec sed proplèr hujus deliramenla , 
toppoogono essersi antecedentemente esposto dall' £pi* 
corco nn 9og$ci\o che era stato da lui diviso iu due par* 



20S 

y^^ptev ìe to juti fjLùVxin ^jt. 

fea:s to fAeXo^ , ncai io xac za 

contro è ridicolo al- Ma piacevole (a) al ccr- 

lorcliè dice la melodia to è quello , che dice, 

non solo disporre V ani- il canto non solo inquul* 

ina elle modo gli auìmi di- 

.••«•... sporre (b) , ma anche i 

ti ;'o 5Ìa prima ne' deliri e poscia in quanto ad altre ra* 
gioni alle quali l'autore del papiro si opponeva; nel pun- 
to che uon si è dapprima dichiarato alcuna opinione 
dello Stoico alla quale Filodemo, sia come ragionamento, 
sia come delirio avesse potuto opporsi o far plauso. 

Ciò posto in luogo di ov ^t» tx avendo ietto fv|fi»r« 
( veròa opiniones ideae etc. ) , la costruzione grammaticale 
sarebbe di» xaMt» (py\(Soykiy Xripr^yLxxx ro'Jtou pu^xr» Aac de cau* 
sa deliramenta dicemus iatius ideas. Tanto più che le pa- 
role dtjt r«vfft ^YijofACV o'j d(» r« ro»ro\> Xr^pr^itt* per Aaec di- 
cemus non per iatius deliramenta non sembra che di per 
»c stesse rendessero un senso chiaro. 

Fiualmenle V illustratore dando per certo che Fi- 
lodemo avea ammesso che il travaglio trammischialo al- 
le voluttà meno calcolasi , conchiude nella sua nota al 
verso 3Q. Propler ea scilicei , quae pauUo supenuscon- 
cesserai , à, e, laborem voluptaiis admixlione levionm 
fieri, Sed obscure quidem , et ineleganier dicium ; nel 
uunto che la proposizione laborem voluptaiis admixiione 
leyiorem fieri è contraria non meno alle idee di già ma- 
nifestate nella colonna presente ; che alle varie leoriche 
epicuree su T effetto e su la definizione della volultà. 

La dilucidazione per altro di cosi fatte mafsiroe di 
vetusti filosofi dal lettore potrà osservarsi nei le nostre an- 
notazioni alle voci del supplemento «vw J« f40var»xi|« t|rr»» 
dwjtvrau ftp «yf(pisyo<j> «fri rov «ovov yive^Oai %%% %O'MfozSff0 
*oyo> tfl «'«,}*|4jfgic t»j$ *i5ovYi? , e precisamente nella nota 
da noi assegnata airv)$ovi)f| a pag. ao3. 

(a) Il lepidum si è da uoi volgarizzalo per piacetHt* 
le \ dal senso non pertanto f nrc che dovesse ora rende:» 
per le parole di ridico/o , inetto , futile ctc. 



SOQ 

(TdPptATft, noiLOMrep irpo^g- 
«'CTEIVOVr* • aXX'oTK ennosi- 



corpi , quasi con Que- 
sto modo Torazione di lui 
più incremento prendes-- 
se. Ma non considera a' 



(b) li saf9e ilhtd est quod ait , tantum non modo anU 
nos quodammodo disponete fu espresso aulem hoc non 
uJum dicere anrmas quodammodo disponere melos nella 
ircmoiie secondo noi > ed in Greco t% <o i fAi) fAovov tpdckdi 

Gontenlanei allo scopo che ci abBiam prefisso ^avver- 
tiamo cbe il ^i«nd<^iu potrebbe ben rivocarsi in dubbio) 
|Mucliè Bcir originale scorsesi ^>.v«(sO , manca una lettera^ 
^i^ tr» questo verso ed il superiore evvi un asta drilia 
di iota di ^ o di tappa cbe corrisponde sopra la 1 acu- 
mi neUa quale è a credere cbe vi fosse una lettera , che 
il correttore del papiro non intese cassare, perchè auei- 
riodisio sol verso vcdesi perpendicolarmente tra 1 una 
lettera e l'altra^ ai '^ e quindi potrebbe in vece supporsi 
ìùm^m «AC. Or siccome ne" vocabolari non trovasi regi- 
strato il ^cXv^fMU , per analogia filologica de' significati di 
àn e dì ^ preposto ad altri verbi, potrebbe questo tendersi 



dissolvi i o nure dissolvei^ credendosi Àtticamente scam- 
biato il passivo per T attivo. In questa ipotesi il |vx*9 
Mk«tod«k risponderebbe al latino animas dissolvere. Spe- 
lando noi all'incontro cbe 1' erudito leggitore voglia me- 
glio discifrare la interpetrazione della lacuna in qui- 
stiooe , concbindiamo con avvertire che quell'indizio di 
ii| inciso a canto al f « di ^^vac nello spazio tra questo 
verso ed il superiore > può esser differentemente Ietto ^ 
perché nel papiro bavvi degli avanzi mollo vaghi e quasi 
del tutto insussistcoll. 

Fot. I. >5 



2ì0 

Tìvot Aia6Ta(ycy , xAi AKOr.y 

F.XKIN • ho XlJtN 

4»AIN0pte- 

corpi ii canto apparlc- 

é • 0, A • * • . nere , come quello che 

al senso ed iidUlo appar* 
tiene ; ed indi, ancoicliè 
vero quello fosse , per 
altro acciocché (a) il fé- 

(a) In questa parie offronsi delle lacune che ren- 
dono a parer nostro equivoca la interpclrazione dcirin- 
tero perìodo. 

Ad oggetto di non manifestare congliietture le quali 
non avrebbero alcuno stabile fondamento abbiam credu- 
to nella nostra versione di non brigarci de^vocaboli sup* 
pliti KA( ro xftì f« y e seguenti. 

Affinchè il leggitore archeologo possa pondera tamen* 
te occuparsi a dare Qualche conghiettura mollo proba- 
bile , se non certa , del passo che ci occupa, osserviamo 
che i versi nel manoscritto sono come nel /ac simile in- 
ciso y fuorché il X prima del iati di or«{A«r» nel papiro e 
al/a con chiarezza ^ ed il tpoi che precede il secondo 
o»iULta. è ^fos. 

11 supplemento dell' interpetre peraltro non può 
ammettersi per le ragioni che seguono : I. perchè lo 
spazio tra *e e 1' ««'e di ««cricvovr» è lo slesso che cwi 
tra il T^ ed il Joia di km r« , e se nel verso superiore si è 
supplita una sola lettera anche ora dee supporsene una* 
II. Ammesso per poco il frpoM^twcvavr» dovrebbe in vece 
leggersi *^o^smiTivovrx perchè nell'originale non vi è il iota 
di tsivovr» in. L' syyostrau è contrario al papiro, perchè 
anche supposto che il secondo a/fa da cui è seguito 
V i^iuyo¥r» componesse le voci aXX*aux per Tel ta mente man- 
canti f nello spazio vi vogliono quattro o cinque alue 
lettere ed indi scargesi un epsiion, che dopo di se pre- 
senta il foglio tanto chiaro da non putervisi ritenere 
dltra lettera. IV. Il verso che segue in vece di tM 
^foi a^>ftra koìòx^s^ leggesi t» «^pos tfssfAMftv p matfcano cin* 



211 

qnc o sci lettere > p t lajcnna in cni pnò snppors! ana lct« 
icra. V. Il «po$ aioOir)<ycy vedcsi con diversi indizi ; di falli 
il verso originale comincia per epsilon , mancano due 
Icltere , indizio di af/a , ed indi Xior(W)9cy con chiarezza. 
VI. Poscia 1* interpctre ha credulo supplire x«» «xotjv. Il 
ìsappa è tta nel papiro , mancano due lettere ^ 7i> o fdo ,. 
altra lacuna come i' anlecedenle » ^ \ ^ quindi , trasan- 
dando gì' indizii di 7» o di r», vi mancano sei lettere, né, 
essendo tal volo prodollo da un pezzo di papiro nel quale 
è rovinala solo la superfìcie in cui eravi lo scritto e da 
lacsna, può supporsi che vi fosse slargatura nel codice 
che ci occupa. VU. Il » di x«v in vece è iota , né può 
crederti che in luogo di M«y avesse Filodemo scritto x<]uy 
perchè altrimenti si confonderebbe ic«y co' derivati di xmvos 
e si trasanderebbc quel sistema già altrove mostralo , di 
sopprimere al pìii che si può il iota. Ciò non pertanto 
la slargatura di che abbiam parlato nella sesta delle no- 
stre oiservazioni non può supporsi tale, perche se cosi fosse 
dovrebbe eiTclluarsi nell'intera colonna da capo a fondo; 
tamo pili che l'Accademico forse fa tratto in cosi fatto 
errore ibi prestar fede all' inciso che fu disegnato duo 
lÌMe pia largo di quel che è in realtà , o sia si è Jm<4 
presso con lo spazio di una lettera piìi di quelle che vi 
potrebbero capire. Non volendo finalmente trascurare di 
dir compiutamente le nostre conghietture nel passo ia 
flisamioa , ri lenendo il supplemento j osserviamo che 
non pare che il r» possa rapportarsi al sostantivo i^^^i 
perche se il relativo dee concordare con l'antecedenle ia 
genere e numero , non vi è tal conformità tra' mento- 
vali vocaboli di cui il relativo è neutro e singolare ed 
il sostantivo è plorale e femminile. Laonde non abbiam 
potuto indagare la ragione onde nella noia al verso 40 
della colonna olUva si aifermò : *^oflfs«ir«tyoyr» , ita /e- 
gtnduni esse opinamur, e/si a ìexicis absii hujusmodi 
decomposiium. ^poai^tiutvgtìt : analogum enim est non «e- 
cus ac «rpotffyrscysiv , ctwfs^trtvty , aliaque ea vero auciorìs 
Jtens esigui aduersariam sugiilei in suo argumenio ador^ 
nando rheiorice peccanlem, Dum enim is x^t* ««rcromy am- 
piificare suum argumentum vellei , poiius minuit. uijebai 
*«ww : Musica kon solum animas , sed etiam cobpoba ad- 
FiaT , quasi rnajus essei corpora , quam animos adfici re 
seasiòiU, Qyod sane Philoaemus ridei. 



COLONNA IX. 

'^0'^ eiCiieiSoLvroi, xo iccufA 

mostrando di aggiiignerc nomeno (a) dimosiras- 
UQ ragionamento incrc- 



(a) Abbiam tradotto il ^ivoyayw per documenium 
per le ragioni che seguono. 

I. Perchè ne' Ialini vocabolari truova»i il pkaeno- 
menon usato in plurale e non in singolare. 

II. Perchè da' medesimi dizionari appare che il solo 
Lattanzio servissi di esso , e che ì migliori editori di co- 
stui han fatto imprimere phaenomena con caratteri gre- 
ci > sicuri che non potesse in vcrun modo ammettersi da' 
grammatici di quell'idioma. 

III. Anche concessa la sussistenza di questo vocabo- 
lo in latino , desso non può usarsi nel caso oresente , 
poiché pel mentovato indicaronsi solamente tnluni mo- 
vimenti planetari ed astronomici : Phaenomena orum , 
la. ^MvóyLtvoi , a ^ftcW , osiendo , ab astronomia dicuninr , 
guae in aere , et coelis digna oòservatione apparente La- 
etani. L Ji. e. 5. JSum Ubrum , quo p/iaenomena bretnier 
com^prehendit , etc. Quaedam JLactantii editiones Aanc 
vocem habent Graecia literia exaratam (#). 

Per siffatte osservazioni abbiam ritenuto il facvofM^o» 
usato nel senso stesso in cui il xo ^Mvofuyov fMc da Enri- 
co Stefano spiegasi per guod mihi videtur ^ guod sentio, 
aententia mea etc. ; ed abbiamo opinalo che coi vocabolo 
in quistione Filodemo dir volle che lo Stoico avea pro- 
posto qualche altro pensamento su la musica e che di 
questo si occupasse. Tanto piii che un coiai verbo sem- 
bra molto idoneo a congiugnere l'ultimo periodo ilia^ 
strato con certezza nella colonna ottava , ed il comin- 
ciamento della nona; poiché l'Epicureo nel principio delle 
innumerevoli lacune di questa pagina dopo aver detto 
che Diogene sosteneva la melodia non commuover ao- 

(i) Facoiolati yoe. Phamcmena, _^ 



Ugo 

Soì^T€fOif eici^sfeiìf ou mo- 
yoy Se ro aoofji» Xgyoyr , AA- 
ht KM Tt|V +vxyiv iccùs Jt«- 

dibile, onde dicesi che se, bisognava quello (a)^ 
questa disponesse non che oltre V opinione più 
«olo il corpo , ma anche era (b) ^ soprafabbri- 
l' anima. casse (e) , e neirultiino 

£ per altro degno di luogo ponendo (d) di- 
cesse (e) : La musica (() 
non solo il corpo , ma 
anche T animo in quaU 
che modo dispone (g). 
Ma ammirare si (h) 



ImìmiIc Faniina , soggingne: facendo mostra di aggiugnera 
o cA incredibile ieorica, che la musica regoli Inanima ed il 
carpo. 

(a) Uoportebai ut illud non lesgesi nel testo , e 
adJa tradosione marginale. Né può al presente supporsi 
tale proposisione perchè per essa separasi il ^MvofAsyov ««^c^ 
^f^^m dal fo 4irApft9o(or<|}ov ««rc^spstv cui ha rapporto. 

(b) L' in ter petre spiegò il «r»pft9ogor<|}oy per guod ma' 
gis pmeier opiìuonem essei. Volendo noi render con ma^ 
giore cbìareua il «rApA^ogorspoy, Tabbiam voluto per incrc' 
diUktnp quantunque si avesse dovuto considerare come 
comparativo e dichiarare incrediòiiiorem. 

(e) £ veramente difficile a comprendersi che mai 
r lllastralore intendesse per supersiruere ; poiché , giusta 
il Facciola ti , il solo Tacito adoperò cotal verbo e ne 
ttsò ad indicare i travagli eserciuti da' muratori. Ahbiar 
mo però opinato aversi r ««rc^s pa» ora a tradurre per oòjicio, 
suè^icio , suòjungo etc. 

(d) h'^lgue postremo loco ponens è stato forse rav- 
visato nel 'ksyovtoL dopo il ro ara)|AA. Esaminando tali pa- 
role Ofierviamo che materialmente ^ filosoficai^Wle noi» 



ai4 

coui'ormansi queste al papiro. Di fatto se bene le men- 
tovate voci non fossero espresse io greco ; pure il de- 
ciferatore persuaso della regolarità di colali parole nou 
dubitò di far conchiudere a Filodemo cbe lo Stoico 
kieir adoprare gli esempi di Tolomeo , del pittore etc. 
)aon seppe collocarli come andavano posti. Accortosi 

Ioi questi che talua critico avrebbe meritamente du« 
itato della verità di questa conchiusione dell' Epi- 
cureo f poiché con essa quegli contraddicente alle teo- 
riche manifestate nell' intero papiro , avrebbe limita- 
te le sue critiche allo scritto di Diogene per lo solo or* 
dine delle idee , ammettendone poi perciò le teori* 
che ; stabili di moderare nella introduzione alla spo- 
sizione del capo quinto la proposizione da lui di gid 
asserita , con r aggiugnervi a questa un se (ivìd v\l8- 
EENT , e dire: Hujustnodi igilur argumenla non modo 
inridet Philodemus , aed eliam Sfoicum exas^Ual , ei pò* 
iissimum de caussa , quod in loglcam peccans his ipsia 
argumentis uti nesciverit , aique exempla pessime adapta^ 
veril ; utpole qui ad demonstrandam Musicae vim in cor- 
para adlulerit ea exempla , quae , ai quid valerent , /?o- 
tiua in animos , quam in corpora Muaicae influxum prò* 
bare potuissent ; et viceversa animorum commoUonem per 
ea exempla docuerit , quae potius corporibtis communi* 
€alam energiam oslenderenL 

(e) 11 dicerei è contrario all'ordine del periodo ^poi» 
che 1 Epicureo lo compose in modo da usare l' infinito 
««(^pety e da non servirsi del dicerei in esame. 

(1) 11 vocabolo Musica fu aggiunto nella sposizione 
forse per maggior chiarezza del dire. 

(g) Grammaticalmente parlando , il 9i*ri(hf)eft è man* 
cante di nominativo. Non può darsi ragione di questa 
ellissi se non ritenendo esser gli Attici vaglii di tale ligura 
rettorica : /lommu/Ts defeciu a Siliconi m suniU)} o pure 
ammettendo essersi da Fiiodemo usato un verbo nelr in- 
dicativo in vece dell' infinito ; perchè modia eliam diver» 
wjunguntur menerà apud jéuicoa (a). 

La seconda delle mentovate nostre supposizioni sen- 



II) Zuingcr. ibid. R, 
la) ZuiDgcr, ibid. X. 



fjLOLTOL. ro yotf jifoaoofcoif ro 

maraviglia quel luogo può ^ in qual modo per 
dal quale cominciansi a queste cose che profib-* 
(iiscorrere la inelodia,ele risce crede poter dinio- 
qualità fisiche. Imperoc- strare quello , che di* 
che le fattezze esterne , ce , cioè la musica spìn- 

fere anche ì corpi (a), 
e poi , come dice la 
persona con abito de* 



bnpVu probabile, poiché cosili Uy(»y avrebbe un infinito, 
cui SI rapporterebbe. 

(h) Allontanandoci alquanto dalla proposizione ab- 
biamo spiegato V ov (ìt^v 9X\» 0«vfAato$ «gtov per verumta* 
men admircUìone dignum esse censeo iUum locum. Su tal 
punto osserviamo che r»C(oy o dovrebbe rapportarsi al 
nome mwr^^ sottinteso aoal soggetto dell'intero papiro (i), 
pare avrebbe a considerarsi come accusativo maschile e 
rapportarsi al sostantivo ro^'ov od altro simile. 

fa) 11 ^»i ft£ ov X<y«( dftcxyvrof r o xm r» oro^fA^r* fu nel 
margine spiegato quomodo ex eo , quod ali , proòei illud 
tiiam corpora e nella sposizione quomodo per ea , quae 
pnìferi , osiendere po&se autumal Ulud , quod ait , riempe 
MusicaFn impellere etiam corpora* 

Rimettendo al leggitore il paragone delle due tra- 
dazioni e del testo , facciamo osservare che secondo la 
espressione della versione marginale il ^icxyvrai ven- 
ne spiegato come attivo , forse perchè gli Attici spesso 
tcrivcano, il passivo per 1' attivo (i). E da aggiugnere 
inoltre che ritenendosi il 9<(iiyvr«( in senso di diaaerii f 
examinal etc. , il xju tra il ro e x9' ^»^X9, lungi di voi* 

(i) Ycd. antecedentemente !« noti à pag. Pu 
(a) ZiUDgcr ibid^ 



(jj(t)pi»Tl<e«y . flrj ro rw 
aSonroùv ^ eìLiìn\<Si , x«i ir»- 
peavfi(ss icfos tyjv enfyeiti^ 
rr[S (x>Sit\Sj ovre f^Xoj «xe- 

cangiano a simi- cantatori decorata coni- 

I di quelle de' re- mosse , ed imitò V uo^ 

, commovono , ed mo a cantare (a) ; non 

cono all' energia fu al certo melodia, die 

ito ; ne la melodia il corpo spinse « ed in 
iio?e 9 e dispone il 



rsi per eiiam corrisponderebbe al latino ei : poiché 
ha bisogno di copula , non già di pariicclla 
Uva ; tanto piii che ì* impellere supposto nelU 
one non lesesi nel testo. 

i) Credette l' interpetre che Filodemo con le parole 
«'^««oy ro e%r^tiaÙ9ìf , oh to t»¥ »doyx»y i eiuyiQor< nm 
Qort ftfios tri¥ «V8pyic«y fij« e»^5 avesse voluto ripetere 
posizioni dello Stoico, per cui nella sposizione disse: 
im , ut inquU, persona canentium /laòiiu exomaia 
ìoviij et incUavii hominem ad canendunu 
Persuasi all' incontro che la illustrazione di qae* 
riodo non possa porgersi a seconda delle parole 
D compongono \ perchè è dessa principalmente fon- 
iul senso dell'intera proposizione : cosi ,ad onta della 
ezza della nota , abbiam creduto dì esporre simul- 
nente le varie osservazioni su le parole già rap* 

Pria di dire le nostre idee è mestieri por mente alla 
iidazione del «r^o4M»iroy data dall'in ter petre in uua 
alla colora nona. 



2iy 

Essa loggcsi : Zjoctts profecto obncurÌHHìmus , qui dia 
multurvque noi forbii. Palei enim Philwhmum in usum 
forrtm, qui Diogenis opus suo ocu/is /énùeiwil , /mju smodi 
9%9Ìi»aiiA scripti lasse. Nos attieni , fjui UHtts arjifumenla 
penilus ignoramtis , qttomodo hujus menlem probe adse^ 
quemnr ? Id lameti cerio cerlitts csl , etitn , tte quid in* 
tenlalttm in atlversarittm relinqttetel ^ /teic «*/ «py«y non 
ejus de Musica opinionem , sed itidttcliones tustclalur ; 
propterea quia ex adfegalis ab eo exempfis , id quod in-' 
temerei , minime evinceretur , sed politts qitìdvis aliud» 
Adlegata autem ab ilio bina ftiisse exempla adpurel , yiio- 
rttm atierum respìcit hoc primo comwate : ro 7*p «'po<j»«o>J 
ait^runs vero secundo comma le : xo d« rov {«>yp«<fo>. Qucui'* 
do igiiur nobis binas htijusmodi hisloriolas ittvìdil Philo*^ 
demua , quod ad pr imam nihil atiud licitil expt'&cari , nisi 
quod Sfoicus retulerit ^ nescio qucm ab adspeclu /orlasse 
comicae personae , cttjtts os in canenlittm moirm campa* 
ratum fuerit ad canendum fuisse excitalum , ut inde col* 
iigfrti Mttsicae ad corpora impeifenda «y«f y«f«y. Cui non 
male ìespondei Philodemus : si habitus canetiiis hominem 
ad canlum excitavil, non uliqtie fi<Xo$ quid va lei adcor^ 
pus impelirndum , nisi te/is dicere fAfi^os idi ni esse , ac 
«pyiAntffftov , i, e, habitum, Verba ifrilur xq «ffooaj^ov to ffX^ 
pMxt^€9 , ap^ ro f <i)y fdpyrooy «xivr^crs , xai «-^psanrias ^^o% tr^ iviffr 
ytm» Tijs ^^s sunt ipsa /orlasse Sloici vetba ; qiiae autem 
sequunlur ovrt (a<Xo$ , x- r. X. Epicurei respotisiottem con* 
tineni. Quod vero ad alteram hislorioìam a Diogene rela* 
tam, ea prof ecto fui t cttjusdom Pictoris , qttì dicebalur ad 
vivum rem expressisse canentis cilharoedi ope ; cuiNosler 
adposite reponil , hoc exempìum attte ab eo adiatum tea» 
i^O<l«oirr«y , qui Musicis instrumentis aduivaientur^ valere 
magie ad ostendendum , quam vini mtisica in ^ corpora 
exsereret; elenim^ recte ait, quod corporetim est vim suam 
exserii adversum capìentes , A. e. cum qtiis vtaiiu prehen^ 
dil , aique idcirco permulatìdum illi Jtiisse et piclone 
esemp/o utendum ad demonslrandam atiltnae cotiimolio* 
nem ( stquidem iti piclura vis itigenii, non corporis requi* 
nlur ) , trahenlium vero , ut oslenderel corpora a Musica 
intpellL Dichiara però con questa : che il pciiodo che 
leggesi fo yuL^ «r^KKiafirov ro <Txt;ji*rjaO«v , «>5 ro r^ov f Jovr<MV « 
«"W, HLM rnspsarr^i «'pò? rtjv «vepyetjtv rtj5 r^^5 i ®''*' 1**^®* 
't^ofrflof to a»^ ctc. coiJicocssc T objc£Ìuuu-64^ ris^o^^U ad 



!2i8 

un argoiiictito novello prodotlo dallo Sloiroiclic ncirinciso 

^xpsarrini 9fpos rTjv evdpysioiy nj? «jjJvjs vi losse il ragionare 
espresso forse con le parole stesse di Diogene: e che dal- 
l' o))rB cominciasse la risposta dell' Epicureo all'argomeuto 
ce n nato pel xo ^po^»ifoy e seguenti. 

Nulla di manco non ci sembra potersi ammettere si- 
ifiiglianti teoriche per le seguenti osservazioni : i. Non 
pare che Filodemo > in una opera nella quale filosofi- 
camente dimostrasi l'effetto recato dalla musica secoodo 
il sistema Epicureo in paragone delle idee su di ciò am- 
incsse dagli Stoici , dovendosi occupare a dichiarare falso 
un ragionamento de' suoi conlraddiccnti; di questo non te- 
nesse adenuataniente discorso , di modo che i leggitori non 
istruiti neir opera di Diogene, non avrcbber potuto bea 
ponderare la risposta che egli ne dava. II. L' o^irs clie 
si disse per errore dell' amanuense adoperato in vcc: 
di o'no (i), ben fu cosi scritto: perchè il senso cui 
e preposto ha mestieri di una negazione , la quale nel- 
lo stesso tempo servisse a meglio dilucidare la idea 
delie parole ro yxp wpo^so^oy etc. 111. 11 xAOsXxovtdoy, che 
leggesi nel comiuciameuto del periodo che segue questo 
in quistione , indica che l'Epicureo nella nona pagina , 
secondo il computo dell' inlerpetre , ebbe in mente di 
partitamente confutare gli argomenti dello Stoico^ espres- 
si neli' antecedente colonna. Ne può supporsi che co- 
stui avesse di bel nuovo esaminata la seconda ragione 
di simililudiue proposta da Diogene in prò della musica, 
senza curarsi della prima riguardante i prodigiosi van- 
taggi della melodia sperimentati nelTeccitare i vignDJaolif 
i mietitori ed i lavoranti in generale. Tanto piti che dal 
modo onde son concepite le testuali proposizioni sembra 
che Filodemo per esse , disse : che lo Stoico malamente 
si avvisò attribuendo alla musica l'essere i vigna juoli ec- 
citati dai canto de' ceteristi ; poiché tale vantaggio dovea 
piìi tosto ripetersi dall'enfasi e dall' energia con che co* 
Sloro accompagnar solcano lo loro cantate. 



(i) ì'ciJi-h: note in dcgiiito. 



ai9 

Prendendo norma dal senso nel quale loggcsi il vo- 
al>olo ax^nuititsiios usato uella proposizione che segue, lo 
9XqjA«n(idtfy sembra doversi volgere per ornata , compo^ 
iUa , compia eie. , dovendo quesl'aggcUivo seguire il 
genere cui apparlieuc il nome per lo quale dichiarasi 
il «'^oooHroy. 

L'«>« to t^ fduvroTy pare essere slato da Filodemo 
fcritto a speciCcare meglio che mai avea egli inteso nel 
«XnH^ntfOcy ornata. Con ciò di fatto ei disse che quei 
che assisteva a' lavoranti nel recitare le composizioni do- 
vea aver le medesime qualità e la stessa aiic di quella 
osata da' professori di canto nel rappresentare le mbsi- 
cbe loro affidate , o sia a nostro giudizio dovca costui 
avere qudle qualità da Quintiliano credute necessarie per 
qualsivoglia eloquenza •* Qaare neque probalio itila ,quae 
modo veriit ab oratore , iam firma est , ut non perclai 
virts Muas nisi adjuvetiir aaseveratione dicentia. A[fectue 
omnes ìanguescant necesse est, nisi voce ^ vvltu totius 
prope habilu corporis inardescant (#). 

11 «jfMrv)9s finalmente , se si ha riguardo al senso 
del papiro , par che fosse scritto , in quel significato on- 
de da' vocabolari spiegasi per cieo voluntatem i^i alicu^ 
jus faciendae f cieo, commoveo , excito , stimalo , con» 
cito eU. 

Neirinciso però di che parliamo^ Filodemo opponendosi 
all'argomento dello Stoico, consistente neiruso della musi- 
a per inanimare i mietitori nel loro travaglio, avi ebbe det- 
to, secondo noi, che : se pur vi fosse vantaggio dall'uso del- 
le canzoni in tali faccende^ dovesse questo altribuiisi alla 
forza ed alle maniere con cui i ceteristi pronunziavano 
le composizioni; non già alla melodia > la quale in niun 
laodo recava alcun giovamento. 



ti; Q«.iililian. XI. V 



320 

xe Tra?^, et ^n fxeXos e^rty 
o aj(y\fjL9^ria[jLos. ro Se tov 

MOiOTYiTOj , or' Tjwy ò HieA. 
/o^Aos 9 viro ixey rov uekovs 
TTfiv «inn/x^ay esXEi iroc* 
fiey fltXX* TTi:$ nxr\9 wvns 
Tc fXfltXXoy , Yjirgp yj 
TflPN K«9«Xxoyrfley eorjfuy 
corpo, purcbè noa dicasi qualche modo dispose« 
che fosse questa uua mo- se non voglia dire la 
dificazione del volto. melodia essere abito del 
In quanto a quel ar- corpo (a). Se poi è ve- 
gomento onde ci dice ro ciò (b) , che nar« 
che per efletto della mo- ra (e) il pittore avesse 
dulazione il pittore ri- ottenuta la simiglianza^ 
trasse al vivo mentre il mentre che cantasse il 
ceterista cantava.Un ta^ ceterista , e concediamo^ 
le falto dipese dalla quello che (d) egli vuo* 
commozione dell'anima le , col soccorso del can- 
dì lui. to ciò avere ottenuto (e): 

pure V esempio di tal 
fatta a dimostrare^ la 
commozione dell' animo 
molto piò era idoneo i 
che quello da lui ante- 
cedentemente prodotto 
de mena tori di navi per 
la musica eccitati (f)^ 
i quali senza dubbio col 
corpo lavoravano. Im- 

(a) Lo afx»j/xjinj/xu; fu dall' lllusUalore y oliAÌO /toùiiua 
corjjoris. 



:22f 
Per rifilerò periodo Fi lodemo oppoiicndusì a qmilo 
argomento dello òloico, onde dicevasi che i mielilori^ per 
effetto della masica , meglio attendevano al loro trava- 
glio ; prima dichiara che le prose e 1' enfasi onde i cete* 
risti pronunziavano le canzoni , non gik la musica , ecci- 
tassero i lavoranti ; ed indi mostrando gli assurdi che 
emergevano dalla teorica di Diogene, dice che potrebbe 
questa ritenerti quante volte si credesse che la musica 
non consistesse nelle varie simpatie de' tuoni melodica- 
mente acconciati, ma nelT enfasi e ne' movimenti con cui 
ogni sonatore esegue il suo tema \ persona enim compia y 
ìU aia canenUum , commovU et ad energiam excitavU 
taniua neque meha commovii corpus et disposuU quo- 
damtmodo , ni melos est corporis cuUus, 

(b) Con alquanta libertà al certo si fece corrispon- 
dere il mautem verum est al ro 9< del manoscritto. 

(e) Per maggiormente rischiarare la sua idea l'Acca* 
demico nella sposisione vi aggiunse quod narrat ; taciu- 
to del tatto nell'originale. 

^d) \2aique concedamus quod è perfettamente sop^^ 
posto I uè può ritenersi , perche non è espresso in Gre- 
co; e perahè Filodemo in luogo di ammettere V effetto 
della nosica in tale rincontro , ebbe in mente dì negarlo. 

(e) L' intero inciso v«o yMt xom (aiXovs rv «vin>x(*y 
•iXsi «suor da noi fu volgarizzato a caniu asseqnutionem 
tvtniase dicU od altrimenti a canta hoc actum esse dicil; 
Boo già quod ipte vali , cantus ope id obtinuisse , come 
rinlerpeire. 

(f) li testo da cui T Illustratore credette di dedurre 
Vatiamen hujusmodi exemplum ad animi commotionem 
osteadendam multo magis erat idoneum quam illud ab 
eo ante adkUum de navium subducloHbus per Musicani 
esciiaiis va soggetto a moltiplici varietà. 

Il deciferalore opinò che nel manoscritto vi fosse qualche 
errore per cui nella nota all'ftU» njj 4'«xn« *^^»J« tlice posi 
haee veròa aliquid deessie videtur ; sententia enim manca 
ti oòscura est. Quare integrum ^xwrisfit excidisse festinanti 
librario remar. Supple igitur KivTjaiv ««ri^ficxvvr»! vel tale 
quid (/). 

(i) ScboL 9d col. IX. ver. so. 



22% 

La sintassi non per tanto dell'inciso che ci occupa 
sembra regolare allorché si considera il significato da 
darsi al 4^v)s ed il differente supplemento della voce 
letta per t^^tsp- 

Il vocabolo i^vi non è già che indicasse 1' anima 
ma bensì per esso Filodemo denotar volle quella parte 
deir animai nella quale i filosofi han detto risiedere la 
sensibilità di questa che s' indicò animo: 4^x4 dicilur in* 
ierduin pecult'arUer xò Xoyixóv rii? |vx^5 {U^o^ et in quo itiPnl 
non tam C»tì k*c* «r<yOìjcr(S qut^m òp^A x« 9»vr«<n'» Latini uno 
vocabulo animum vocani diverso significatu ab anima 
ctc. Seneca : quanto faciiiua animus accipit formani 
flexiòilis , et omni humore obsequeniior? Quid enim aìiud 
est animus quam quodammodo se /tabens spiritus ? Vide 
autem splrilum tanto esse faciliorem omni alia materia 
quanto tenuior est (/). £ finalmente Lucrezio cennando 
tale differenza tra animo ed anima: 
Primum animum duco mentem quam saepe vocamus (5). 

11 verso poi nel quale fu lello tj*»"*!» vcdesi ncl- 
r originale in modo diverso affatto da quello onde fa 
inciso. 

\\ facsimile principia co' vocaboli ti fA«Uoy, tj , taw^ 
con una linea al mezzo da dirsi cassatura dell' intero ar^ 
ticolo, if, manca una lettera, pv)- 

Neiroriginale poi Icggesi x\ fwiXXoy, yj, xwf cassato coir 
linea nel mezzo come il facsimile , v** 9 indizio di t che 
manca , pt). 

Per siffatte ragioni abblam letto aXk» tifi ivxii$ 
«vnqs f( fixXXov t^vmsp t) xjtOsXxovr^sy , ed abbiam con- 
sideralo 1' rfif^sp qual composto dell' imperfetto dei 
verb% 8(pu e della particella ^*p ; spiegando il greco 
sed potius animi ipsius erat quid illa naoes nubducen* 
tium. 

In questa ipotesi 1' i\ che precede il xflU)«Xiioyr«i' do- 
vrebbe considerarsi quale articolo, e spiegarsi pcrf^/, 
sottintendendosi ar^a//2e/i/a//o o altro: e sarebbe inoltre da 



(1) K|>ist. .'» 
(a) L l>. Ili 



2 33 
yjcp 8U^ Alzici ITfOS glXn^O- 

Ucsempio de' tiratori pcioccbc corporeo quel* 
ili navi poi, dimostra la lo è che la 8ua forza dì^ 

mostra , con le mani si 
prende , o sia (a) che 
al tatto sottomettesi. Ed 



sopporsi che Filodemo avesse taciuto il nome o V arti- 
colo cai rapportavasi il xaOs^xovftwv o perchè nominis </e- 
fecUis Atticorum suiti (/) , o pure perchè : yiUicorunt 
e$l f inquU Biidaeus arliculos supprimere (5). 

Filodemo quindi dopo aver detto: che lo Stoico prc- 
tende» V effetto dell'eccitamento ^el pittore essere reca- 
to dalla melodia del ceterista *, opponendovisi , dichiara 
che r arere quegli ben ritratta la prospettiva proposti ; 
dipese dalla eccessiva commozione di lai per l'oggetto 
elle gli si offriva. 

Aggiogiìcndo che tale esemplo pjii di quello de' va- 
ratori dimostra la forza dell' umano intendimento allor- 
ché fa decidere la volontà ad attendere a cosa detcrmi- 
nata. 

(a) Le parole qui proculdublo corpore laborabant^ 
tlenim corporeum illud est qiiod suum rohur ostendit 
cum maniòids captiur sìpe leggonsi scritte nella sposizionc 
con cara Iteri tondi come se l'ossero dedotte da' vocaboli 
greci. 

Riserbandoci di esporre nella scguenlc nota le osscr- 
razioni che potrebbero farsi su la intelligenza non solo 
delle esposte voci ^ ma pure di quelle da cui queste 
icn seguite; dichiariamo soltanto che a parer nostro la 
idea di Filodemo va intesa diffcrcn temente dalle opinio- 
ni dcJr Accademico. 



(0 Corinth* de dialcct. Alt. 
(3} Zuingcr.* /{• 



21^ 

rcus ^ oiTèf eativ a^Mdtrexoy* 

forza de* marinari , la al tatto non prestar la 
quale è corporea. Così siniiglianza , che il pit- 
tore consegue da' colori; 
corporea dunque non 
può dirsi (a). Siccliò 
ad esso , se facesse seu* 

(a) Benclic l'intcrpcirc avesse fatto sembiante di esatla- 
meote esporre in One del volume la idea espressa da Fi- 
lodemo pure se ne è allontanalo , di guisa che le po- 
che parole niargioali di roòur enim osiendii advenus 
capientea ^ quoaesi corporeum Icggonsi esposte : qui prò- 
ctddubio corpore laòotxtbani. Etenim corporeum iliud 
est I quod attntn roòttr ostendii , cum maniòus capitur , 
aive quod laclni sudest, jéiqni taciui minime incurrii <»• 
miliUido , qrtam pictor assequiiur coioribua ; corporea 
igUur dici nequit. 

11 deciferatore credette di aver bene illastrato il 
or«)(i«riiioy spiega ndoK> filosoficamente ; per cui nella nota 
al presente verso 22 della colonna in disamina disse avere 
asserito Filodemo: che Tescmpio del pittore indicato dallo 
Stoico non potea dimostrare l'elTeUo della musica su' corpi, 
perchè il pittore non si occupava che ad esprìmere con 
colori nna figura la quale non è corpo, ma qualità di un 
corpo, perla ragione stessa , onde ciò che non resiste al 
tatto non può dirsi corpo : Haec prò fedo verba Epicureo^ 
fum senteniiam respiciuni, qui praecipuam corporutn prò* 
prietatem in tactu , «v «9?) « siue tv wvnctq^^ in resiatentia 
conatiiuebanL Statuehanl enim referente jériatotele Phyaicx 
IP'. or»|AA àftw «(VJu irrov .* omne corpus esse ian^tòi/e. 
jQuare Epicuteus Lucre ius iiò. / cecinif. 

Tangere enim , et tangi aine corpore nulla poiesi rea. 

Et mox. 

Tactus corporiòns cunciis iniactua inani, 

Conau/e si luòet Gasaendum de p/iihnop/tia Epicuri» 
ÌSecundum hanc igiitir docirinnm Picioris exemplum , qui 
miliiia aimililudinem o/je musicae essei adaequuiua , al 



pwhoref eiiam cqrpora vi mu&ices perceW, Cotjwtti4fH 
enim t'Ilncl pingenHi opus non erat ; si quitìtm figura co^ 
lorìbun expressa , qua/enus figura est , corpus non est , 
seri corporis quaìitas, Omne enim , quod taclui non re* 
sisti t ^ corporeum dici ncquit, j4t mirum non est , si Stoi^ 
cus serundum sua pìacita ^ figuram corpus esse adfirmave^ 
rit. Siquidem , Piutart/io teste in Stoicos , Chrysippus 
diem , nociem , di/ucu/um , Kalendas , nonas et his simi- 
Uà carparo es^e docverat, Quae Chaeronenses concluditi 
f«vr* «r^A r«$ %<iy%s /3i«{;oyr«i «foXrf44if adversus commune% 
opiniortes istas obtrudunt. 

Tali pensamenti non possono ritenersi tanto per la 
regolare 5ussislenza delle teoriche di filosofìa : quanta 
perciò che concerne il soggetto al quale son desse appro<^ 
priate. 

Volendo però partitamente osservare le opinioni del- 

l'àccadeinico avvertiamo che ci tra 1' altro aice di avec 

Fiìodemo combattuto l'argomento del pittore prodotto dal- 

lo Stoico sostenendo che la figura del soldato che ritrae«< 

vasi^ noo era corpo ma qualità del corpo. 

Pria di esaminare la idea vogliamo osservare che 
emenòo%\ riconosciute le qualità di un corpo , si ammise 
per coDsegaente che la figura era corpo ; perchè una cosa 
che ha tolte le qualità di determinato soggetto^ è il soggetto 
di cai ha le proprietà : ccme allorché dicesi di v edeve 
una coaa che ha le qualità inerenti all' uomo ^ col fatto 
afEermasi Tedere 1' uomo. Per cui l'interpetre per indicare 
le combinazioni di atomi che presentansi alla vista avreb- 
be dovuto modificare alquanto siffatta proposizione cosi 
geDencametite detta. 

Dipendendo peraltro un tal proposito dal modo onde 
gli Epicorei definivano lo sviluppo ed il progresso rol 
quale per mezzo della vista avvertonsi gli oggetti clic 
sotto «1 mentovato senso cadono -, la figura del pittore se- 
condo gli Epicorei non era solo fornita di qualità di 
corpo y ma anche era dessa un corpo. 

Epicuro sostenea : che era corpo ogni comples- 
so di atomi agglomerati tra loro in modo da presentar 
figura, grandezza , resistenza^ e qualità : Et nomine qui^ 
^em corporis quid inielligatur perspicuum supponil ; 
cum declarei tamen apud Empiricum quaenam sint 
odjwicta praecipua , quiùusQUfìé corpus concfpi solel \ 

P'ol. I. iC 



226 

Ut/// scili'cel ( adv. Phys. ) xar* «dpoi^piov «x^i**^^? « > x«i 
|iìyiOov5 1 H*e' iyrifuw'e'*? , x»i /3»|)ov$ rò avfA* v«vo«r(j6«i Inteili- 
fri corpus ex congerie figurae , magni tudints , resistentùte 
( «e// solidilatis ac imj>enetrabilUcUùi muiuae ) et gravi» 
taii3{i): il soggetto scelto dal pittore, essendo solda- 
to 9 giusta r interprete j era i'ornito di simìglianti qua- 
lità ì dunque esso era corpo. 

^on omettiamo poi di dir che giusta eli Epicurei 

questo di per se stesso non potca avvertirsi dal pittore se 

lìon per elTetto della emanazione di quei simolacri prò- 

della da' corpi : Censet Epicurus ab omnibus corporiòus 

jugi fluore guaedam simulacra manare , nec unquam 

ianUdain moram intervenire quin ulfro Jeranlur inani 

figura cohaerenies corporum exuviae , quarum recepta • 

kuìa in nostris oculis su ni , et ideo ad a e patata fn sibi a 

natura sedem proprii sensus recurrant ( 2), Epicurus af- 

Jhterc scmper ex omnibus coiporibus simulacra quaedam 

corporum ipsorum , eaque sese in oculos inferre , atque 

ita fieri scnsum videndi putat [3), E quindi rinlerpctrc 

col nome di qualità de' corpi rammentar dovette del solo 

effetto che i colori varii producono nell'occhio dì ciascuno. 

Cile se poi congliieiturando si affermasse che l'Accade- 

«lieo per le parole di figura {^figura coloribus espressa ) 

dir volle la cosa già ritratta non mentre ritraevasi , 

diremo che anche la pittura secondo gli Epicorei era un 

corpo in quanto alla figura ed emanava de* simolacri. 

Grammaticalmente poi osserviamo che prima detrvtfX^v 
non cvvi nell' originale quello spazio da cui nel facsi- 
mite è preceduto , e che quindi essendo la regolare co- 
struzione v)«sp V) Y) xytif xaO»Xxoyr»y y}ft%i¥ cv^juvu icpof «iXvifOfflt^f 
o^d-p 6(ynv <w)fA«nxov i conchiudcr decsi che Filodemo x>a- 
ragonando l'esempio del pittore a quello de* marinari , 
dicesse il primo esser effetto della grande atlenzioDC di 
costui nel dipingere , ed il secondo appartenersi alle forze 
fisiche che d.-ivano a costoro l'energia per varare il legno; 
e però il <j»pt*rixav non doversi rapportare al too K^by^a^vf 
ma hensl al ro^v xAdeXxovrdiy che più d'appresso a lai è col- 
locato. 



(0 Gasscnd. Physìol. Epìcnr. pag. 9^ cdit. iG^S, 
(a) Macmb Salurn. VII. 14. 
(3) A. Geli. V. 16. 



xai iioL fjtEV Tou ^ayfoi^ov 



cbc avrebbe dovuto ser- no (a) , era da perimi* 

bare diverso ordine , e tare , e dell'esempio del 

dimostrare (b) per V e^- pittore servirsi, dove in* 

sempio del pittore la segnava V animo per la 

commozione e P eccita- musica essere commosso 

mento deJranimo : e per e spinto (e). De' tira^ 



(a) D 9i sapersi non è di Fìlodcno. 
(i)Po 



^ Potrebbe credersi che Auicanicnie si fesse ta- 
CMlo n Tcrbo del tolto necessario alla iotclligcnza del 
djscorfo ; perchè.* generalittr dejectus AÌUcoìvm òvni: 
ui MMir émian^y deesi rÌK^p*y eie. (i). 

(ci 11 )i« MV fov l^ypa^w f0 nf)v ^v^v^v vii>iwton tj trfoa- 
P^fis^s^ fu con alquanta libertà nella sposizionc in fine 
del Tolome dichiarato per lo latino di pictoris excm^o 
uiendumi quo anìmos per musicam contmoveri sive ini' 
petti doterei. 

U per wuisicam non Irggesi nel libro manoscritfo né 

E tea esservi ; poiché la idea emergente da questo voca- 
le è del tatto conuaria alle teoriche diniosiiate nel fa* 
firo che ci occnpa. 

Bimetlendo il leggitore a qaanto abbiam detto alla 
IDU d a pag. ai3 , osserTiamo solo che Filodemo giosia 
F interpetre avrebbe riconosciuta la influenza della musica 
gli animi i il che è perfettamente contrario alle massime 
Ila costai setta# 



21 
h 



(I) Ccrìaih. de fiakct. ittk« 



3^8 

quello de^ marinari la (ori di legai poi , dove 
robustezza di essi. anche i corpi essere af* 

fetti provasse (a). Non 



(a) Il 9i» d« fdDV xaOsXxoyfdsv ro %cu r» cf^yLXtjL (lisci fra- 
to subduclorum vero , ut etiam corpora va soggetto a 
differeulc volgarizzamento | prodotto dalla traduzione del 
yMì TX aóiyLOLt», 

11 KA( però sembra dover credersi posto sapervacanea- 
mcntc , perchè se questo si spiegasse si separerebbe l' ac- 
cusativo r» a(V(Aarft dalle precedenti parole cui è accop- 
piato. 

In quanto al as>(AJir» , è questo nel caso presente 
usato a denotare le forze fisiche de' marinari. 

Se bene ne' dizionari non si attribuisca tal senso 
al vocabolo in questione pure fu desso cosi tal volta 
usato. Di fatto Eliano nelle istorie disse fii^ ««pc««r«7rj • 
ooi r^ucp^vro» dy)txv fMiXXov « if ro* aSiyL» ^x^rovovyrdov (l) ; n^ 
deambulate : tamquam si voluptalem sectarenlur iUi pò- 
tius y guam membra exercerent. Plutarco per denotare il 
rilasciamento delle membra durante il sonno si espri- 
me cosi KAf^ yx^ à xadivdovdrr to^j Qrjjfi»ro$ ^^(yoi «*tfri nstt d»»- 
«rjio9($ [^)etenim dormientibus aomnus corporis^seu mem- 
hrorum \est reg uies. lj*kpe Attica e Polibio (5) spesso servi* 
ronsi del verbo aooyi,aaTMi a denotare i vari escrcizii atletici 
tendenti esclusivamente a rendere esercitate le forze fisiche 
Plutarco nel suo trattato sul demone Socratico ad indicare 
la debolezza nelle membra di Archia e di Filippo sì 
esprime così: crweuX^Xvyiiyoi ro?s cr<ufAMR w 1^^ (4)^^ animis 
juxta oc membris dissoluti^. 

(i) Aelian. Var. hist 11. 5. 

(a) Plutarcli. «tipe xù$r. x»( %»%, II. loo. 

(3) Xcnophoil. de uistit. Cyr. Uh. I. Hist. Gncc. lib. VI. 
Lacedacm. Resp. in princ. Memorabil. III. bis. Poljb. iib. VJ. 47* ^' 

(4) Fiutai c^ircpi rou 440Kf«t. ddufioi^. nd^ 



23g 
£ quaiilutupic la illuslrazione di tal vocabolo loàsc 
csrlusivamciilc filologica , pure se saraTvi chi ci dica uoii 
potersi nella inlerpelrazione di scritlore filosofo produrre 
e^cmpii di aulori seguaci di setta a fTa Ito diversa da quella 
alla quale questi appartener; noi diremo che essendo la 
traduzione del (SdsyLstrx meramente grammaticale non è iti 
simili casi a porsi mente alle opinioni serbate dagli scrit- 
tori su cose per lettamente distìnte ed opposte. 

Ari oggetto per altio di seguire per poco il ragio- 
nare di cosi fatti Scettici produrremo anche l' esempio 
di un filosofo professato in parte dagli Epicurei. Àristippo 
nel prescrìvere V uso degli i!S('rcizii atletici si esprime cosi 
niv 09?fiJirixtiy acniT)criy ^ofxjSjiXÀfiorOjK ^^òs àferif]S «{vjiXr.ltv (i) 
rorporis{seu menìòrorum ac virium ) exercitationem con^ 
Jtrre ad virtutem capesse/idam* 

Kc finalmente potrebbe dirsi che Epicuro negò l'ef- 
fetto e r energia delle forze fisiche^ poiché giusta Gale- 
no ctl Aristotele riconobbe la forza che le mani hanno 
in dis»\mpegnare quegli uflìci che per esse eseguonsi. Di 
costoro \\ primo espone cosi la mente di Epicuro : ovO' ore 
«ax^($ oì r/yovras iyivovxo » ^loi to^xo uloli ras iìfspysiai itvxt ihxSf^ 
noSfSi , M' óre Xs^xxot ^ di» ro5ro daòsvsU « dXXà rivxxs yÀv vifo* 
xiof ujtxà tòìf fitoy xp8t£y dyxy%aLCs9Òau roi«$ "^ roicts yiyvtatai rov$ 
U iywri^ rvy rsyóyxóay r^ ^0(S& rTJf x(yv)^5<t>s ^««(tOm. I^y \ki¥ 
rvfiy«(o|AÌva9y « «s xò .itxòs ive xroiJ xwf xs ìl»ì moiX^siyoiLiysnf , x»y 
^ ifyowt»^ , ixpo<^-)yx»y xs , x«i* %axi(fj(yoy}yJy(»y> OtJxow o« 
/U'Ànoy i)y t^y [Uy atpo^p^iy tyipysiMf l'^upoOs « %oiì ^txxàts, ii^tU 
ro4? xiyùyr»^ , f»y y daòiyà^xèpoay . {ax^o^i ^ xam* dpfMxo^U o^xf 
duMrXA<yd^y«i 9A9(^ ^pós xrfi <p^jaaM ( oyi^iy ydp &y xW ^iòti%ois 
yiyys^au rocovrov; ^«iirvXous } dW ok iip^ixcu ftpóaùsy é^ «yAyxvi^ 
ixoXo*jOi)(y» fo?5 (iiy yvfAVjt^ofAÌyo($ rTjy «r«x^*^^*> ^'*'^' rpi^oyrat, 
tx\»i rws 9'ipyovai xr^y hx^àxr^tA x^'poy ìmu fo\^rocs rpsfpóyiiyoii (a). 
Non quia crassi sint iendines acliones esse validas ; nec 
quia tenues y imbecUlas ; sed aciiones quidem ex usiòus 
vUae ut tales sint y vel tales cogi ; ipsam vero tendinum 
moìem sequi motionis quantitaiem. Qui videlicet exercen - 
tur y bene se habent , et incrassescunt , ut par est ; qui vetx> 
oliasi sunl , non nutriunlur et extenuantur, Quamobreni ^ 

(i) Diog. Licrt. lib. Il 8. 8. 

(a) Galen. lib. I. de usu. port. e. ai. 



a3o 

non quia mellus /aerini vehemenfioriim funcUonnm ten^ 
dines jories crassosque esse , aut imòecUtorum tenues de* 
hilesque , ita conformutos a natura dicuni ( utique emm 
scimus quoque ta/es formare digiios ) verum , ui dicium 
prius est y crassitiem necessario exercitatos consequi , eo 
guodpraeclare nutria ntur\ gracilitalem pigrescenies,eo quod 
nutrianiur deterius» Ed il secondo sul proposito di Anas- 
«agora dopo avere a luneo esposta la teorica di costui 
8u r uso e su r abilità di ogni membro parlando delle 
mani tra V altro conchiude cosi : f^ oJv «rXsctfras ^^aL{Uy^ 

iUro$i$jk)xsy i) 9 i<t($ ( 1) minum igitur ilU , qui est capax pia - 
rimarum arlium, natura concsssit e plurinis imtrufmn» 
tis utilissim%rn. 

Finalmente ci si potrebbe dire aror milaaìnto v>lto 
in italiano per 1 corpi il corposa deirintcrpitre ; p licliè 
dall'inciso nella traduzione mirginalc appirc essersi il 
corpora usato in senso di forze fisiclic. 

Onde non si possa supporre aver cosi tradotto il latino 
per meglio sublimare la versione secondo noi, diciamo che 
se bene con V espressione di exciiari per irahentium vero 
corpora il vocabolo di che è parola si possa ritenere in 
senso di corpi ed in senso di forze fisiche; pure ^ael 
dotto alla fine del papiro dichiarò perfettamente la idea 
da lui supplita con dire: aubductorum vero ut eléamooì^ 
pora adfici probareL Li adfici indica essere spiato , esser 
loccato » essere affetto etc \ ma al presente i marinari 
spingevano toccavano ed urtavano il legno noB il legno 
spingeva i marinari ; per cui da simigliante consideraiioiN 
è da stabilirsi che 1' Accademico quale esatto pedissequo 
de' dizionari! , si servi del corpora ritenendo quasi chela 
.vista delle navi avesse spinto i marinari a vararle. 

Dopo cosi fatte osservazioni crediamo conchiudere la 
presente nota con avvertire che essendo ^fpo^ftpsilCwf pre* 
sente dell'infinito attivo del verbo «pocr^(/3»{;» e rappor- 
tandosi al seguente t* or^pwir» da cui è retto , V inciso a 
nostro parere avrebbe a tradursi itaque ei perrnuùmbim 
enti ei per pioioris exempbim animu/n commoveri , per 
illud naves suòducent' tm vires corporis ad eff^ctumpcìr^ 
ducere ( demofistmndum crai ). 

(0 Ajjitot, de part. Àoinial. Ub. IV. e. 10^ 



TY.jgv flty TI 5 vn6pr[Sea:s » 
yr\s optocoy, erp^+^v «- 

Di qui cercando ta- di meno allorquando un 
luno per diletto qualche certo con molto garbo 
imitativa facoltà del can- questa quistione esa mi- 
to in quistione, scrisse nava, in qual modo il 

canto giovar potesse a 
prender la siniiglian-* 
za (a) , scrìsse degli as- 

{9l) lì TI firis «8*15 (yvfA/3*XXofx«yin5 ofAoiov fu al margiue 
ÌL\f^\\^T^\a quùl in caniu conferai ad similitudine ni capien- 
flctm , nella «posizione quid in caniu conferre possei ad 
ù mil i Utdin em capiendam. 

Essendo noi noli' idea di serbare al pìii che sia pos- 
sìbile r ordine e le proposizioni stesse delle da Filodc- 
mo^ abbiam reso il crv(i/3ftXXofAsyv|; quae cornicitur , quac 
ptrpendilur eie. , nel senso stesso in che Plutarco disse 
y.y/i> XXf v iy o$ iwcidsigcy r«y ^\o^^¥ (i) animo volvens phi^ 
ioiophorum demonairaiionem. 

Ritenendosi la nostra traduzione sarebbe a credersi 
che l'Epicureo per meglio dichiarare il soggetto per Io 
qoale V autore di che la parola avea detto degli assurdi; 
dice che costai tali erronee idee avea maniicstato^ allorché 
rammentò del giovamento recato dalla musica nell'ani- 
mo del pittore^ o siao/fo/rAé esamina la facoltà imita» 
iiva tlet conio mentovato. 

^ Non omettiam che il avfA|3AXXofisyi)S non può spie- 
gaAi per cottene posaci o per conferai'^ e perchè è gc- 
DÌtlvo «ingoiare del participio presente passivo , e per- 
chè in quel senso costrniscesi col dativo e non con V ac- 
ciuativoy e quindi il u oyLom in vece avrebbe dovuto leg- 
gersi wf offtOKp , o pure , ali* oiawov avrebbe dovuto diii- 
l' autore del papiro preporsi «s , «rpos od altre simili P»^"* 

(i) ^t. ap. Hcor^ Stcph. voc. ^^)i^liiìJ^Vi 



i33» 



Avyjtriyy ic f or Sfov ou yxf 
Sr\ • H«c T«3(ycitar6j'ovj 
TE noc«ty To MfiXos cHOiixe- 
:<Ey • ri fjLCiLnciLfios rjy tiqj 



delle cose impossìbili, surdiun grandissimo (a) 

Quali furono le stranez- Perchè no poi (b) ? Sta- 

ze ? Credette che la me- bill (e) la melodia gli 

lodia infondesse la scien- artefici (d) rendere più 

za. Oh la bella mente periti : uomo al certo fe« 



tìceUe: filcuni aufem <J>pi5iXXopiw (jo^, flfjfA;5»XXopi»i roitp, vcl 
«rpòi rouro si ve ^n rovro eie. 

Né la parola iiidiodnte il soj^ctto dil di*c>rso(»5^« 
cantus ) sarebbe stala bene usala ia cas3 geaitivo. 

^a) Consìdcrariclo l* ««*»Jnn)*^> qual aoristo primi del» 
l'indicativo attivo di «wcfTiw» abbiain reso 1*®$ ^' ^Kily\np€* 
ut exquisiviL 

Non sappiamo per altro addurre ragione per la qoale 
il deciferatore nella sua nota a' versi 3o. 3i della colonna 
che ci occupa J ungi di vaghe conghietture ha presentato Ja 
compiuta opinione dello scriltore cennalo da Filodemo. 
Xi Accademico però nella sua osservazione si esprime cosi 
[Quisnnm isle fuerU qui hujusmodi expostulatìonem Dio* 
geni oòjecemi, piane ignorare cogimur, Sed prociddubio ab 
ipsomet Stoico in suo libro velata fuerat , ut eidem ali* 
quo pacto satisfaceret eie. 

Nel punto che ammiriamo infinitamente la critica 
raffinata onde quegli leggea il papiro in esame , non 
crediamo potere assicurare che la opinione di che Filode- 
mo fa parola fosse dedotU dall' opera stessa di Diogene ; 
perchè dal breve passo del papiro può soltanto conchia- 
dersi che chi affermò tale idea era passionalo per la me- 
Aodia. 

ih) L' ou yflt^ ^i\ venne esposto quidni erum. 

Non volendo Ucere qualunque idea che potesse SOf* 
gerci sulla interpetrazione de' papiri che esaminiamo ; 
PSserWamo che K q pare dovesse credersi interrogativa- 



233 

(5TN£cr£<»5. 3' e'TOLVci rots 

T€j>«Tflf xcyyiTOtoy Xg'yBC 
fjLOiAAoy eiv»i vf\9 Aoyi^TU 

che qnesti h ! A tali as- lice di cervello. Qui poi 
sordi per altro costui il nostro a' miracoli cosi 
altri paradossi aggiugne. latti altii mostri diopi- 
ASèrma però che la mu- nionì sopraggiugQe.Com- 
sica fosse più commo- movente dice esser la 
vente di qualsivoglia stu- melodia più delle paro- 
mente nsato : e , ritenendosi taciuto il sostantivo (i) per 
fn»e ailica a noi sconosciuta , T ov y»p Z^ secondo noi 
MTebbe da tradursi qualis ponderis? Qualis generis? 

VWoàcmo quindi , se si ammettesse una Ifile nostra 
Taga conghiettura , dopo aver detto che nell' opera di cui 
area iàveJlato eravi espresso un grandissimo assurdo , 
dinaodando seco stesso di qual genere o di qual grado 
qoesco fosse , dichiara a' lellori la teorica da lui cosi 
latlamcDte giudicata. 

(e) Quantunque il verbo «yo(Ai<Tsy fosse necessario e 
per dir così indispensabile alla intelligenza del periodo; 
pare dobbiamo osservare che il seguente verso lungi di 
offrire iodisii di sigma , presenta quelli di un E o di un 
taa o ài un C- 

Per s^uire i contrassegni che veggonsi nel codice er* 
colanese avrebbe da credersi che aiiicaroente Filodemo 
iTisse scritto t)fo\f.x\%i0 in luogo di «yopitcyey per la ragione 
itessa per la quale giusta Euslazio Jeggesi 9if9.\^^^ in luo- 
go di i£y«(rvf cs etc. (a). 

(d) 11 vocabolo arttfices fu perfettamente supposto, 
perchè non leggesi nel papiro. Tanto piii che Pilodemo 
col generico ffxynidir/»pow$ non rammentar volle solamente 
di coloro che esercitavano arti meccaniche | ma indicò 
tatti quelli pe' quali adoperavasi la melodia. 



(i) Noi. B a piig. 327. 
(a) la Zuiog. E. 



234 



dialo pensamento. . . le la sentenza (a). Af- 

finche ciò provasse prò- 

dusse il ridicolo (b) ai* 



Ta) Il 8<«yoi«$ a parer noslro diversamente dovreb- 
be dilucidarsi perche per quello soliamo dichiara vasi lo 
svilupparsi delie idee iu noi , ed era bea dislinlo dal- 
la esposizione di esse delta >«(<$ da' fìlosofi : Inter plu^ 
rinios qnod sciam consensuni est , cluas esse ejus par- 
tes , ^tayoiai id est mentis , vel sensus , vel senteniiarum 
{ nam iis omnibus modis dictum est ) et ^«5<v$ id est vcr- 
òorum j vel diclionis j vel eloquutionis , vel sermonis , vd 
orationis (/) : né qualsivoglia idea può commuovere pria 
che venisse manifestata. Avendo quindi riguardo allo 
spazio della laguna abbiam supplito ìWmmas ; ed ia que- 
sta ipolesi il senso sarebbe che colui di cui 1' Epicureo fa- 
vella soslenca esser la melodia piii commovente di qua- 
lunque bilanciala e scaltra operazione. 

(b) 1 vocaboli di ut id auteni probaret rieUcuIum 
produxit argumentum l'uron fatti imprimere con ctrat- 
t(rri corsivi, e vennero supposti negli aitimi versi della 
colonna. 

Benché diverse potrebbero esser le conghietture sa 

Sueste parole ; pure abbiam nella versione secondo noi 
el lutto tralasciata la iuterpe trazione di questi ver- 
si^ rimettendo al giudisio dell'erudito lettore le inda- 
gini su la idea ivi espressa. 

Ad onta j>er altro che Y argumenUtm fosse scritto 
in corsivo corrispondendo esso all' v«'o9siy(AA del volga* 
rizza tore', crediamo cccuparoeuc di bel nuovo nella nota 
che segue. 



(i) Hcur. Stcph. v)c. AijIvoi*. 



COLONNA X. 

OTi noTE To TOH xpggou noij- 

IM^ %CH iCef Q\}% OV OLVOL^fJLO* 

qualche com mozione sol» gomento (a); e questo 
lauto; rammenta Tope* solamente recando (b), 
ra ili Cresso , la quale che il poema di Cresso^ 

se bene per se stesso 



(a) L' iNTo^nyiAA HAI ro iaovov siam di avriso dover 
ìstendcrii per Vargumentum atque hoc tantummodo del- 
la sposliione e per l'hoc uno usua est argumenio del mar' 

Per la dilucidazione del cominciamento del presente 

Terfo^ aTTcrtiamo che il papiro osservasi diversamenie 

dall'inciso pubblicalo. In esso invece degli indixii idonei 

^à MnoteyiMi la linea manca delle prime tre leUere e 

■iena , messo eia , poscia sqorgesi h* , ed indi il verso 

è come oel facsmile. 

Laonde in luogo dell Wo$siy^abbiam supplito wn^^ 
e questo ben combina col senso percbè realmente l'esem- 
pio del poema di Cresso sembra essere stalo prodotto a 
comprovare certa commozione dell'animo. 

(b) Ci è veramente nascilo impossibile il conoscere 
come oel testo fosse indicato l' adferena della sposizione. 

Kclla certez^ che vi volesse nel periodo un verbo 
cui ha rapporto il fiiiy<rj« , abbiamo.esaminato V originale 
ed assicurati che nel verso mancano le prime sette lette • 
le , abbiam l^tto «ma» tfn.od altro simile. 

in questa supposizione sarebbe a credersi fibeFilodemo, 
imprendendo a dire qualche a Uro argomento prodotto 
da suoi avversarii, affermasse che costoro avessero dimo* 
Arata la commozione delFaniroo proponendo l'effetto che 
recavano le poesie di Cresso ; e la versione latina sarebbe 
hanc adfirmanè quoniam Crexi poe*na eUi non uicon* 
titmum multo praecìarius videlur canta adjuncto. 



TJCI TOU fJLSkoTi "ì^fOCfriOcV' 

bencliè rozia , sembra non rozzo (a), me ;o 
più ilbistre per lo can- più atigusto (b) sembra 
lo che vi si aggiunge y aggiuntovi (e) il canto; 



(a) Volendo esnttamcnlc tradurre^ l'ili astralore spie- 
gò r ovK «yji^fiotfroy per quamquam per se non inconcin» 
niim e quamquam per se mìnime mconcinnum. 

Tale scrupolosità non per tanto non era da adope- 
rarsi nel caso presente , perchè nel mentre che in latino 
due negativne afTcrniano : Ne non idem est qnod ut Cic. 
u4ttic. y si manet , vereor , nb exeìvitum firmnm haf»ere 
No.s possi/. Et ad eumd. L g. ep, 4. Timeo , ne nom i/w- 
petrem. Si lerfiam addideris negai ione m , te omni meta 
liberum significabis, Cic. j4ct, 6 in Ferr. l, 4. Noy vereor, 
NE /ìoc officium meum P, Serviiio non proòem , Aoc est, 
non dubita , quin hoc officium meum P» Sennìio sim prò» 
baturus (/) ; in Greco due negative roaggiormentc nega- 
no (9). Per cui per Tovit avxppioftrov Filodemo invece di di- 
chiarare che il poema di Cresso di per se stesso era ve- 
nusto ^ dir volle che questo era privo di ogni grazia. 

(bì A.bbìam reso praeclarius il flr«|xvoT«poy del papiro; 
e percnè un tal significato viene a quello da' vocabolarii 
ntiribuito , e perchè il poema di Cresso non avendo ìu 
se niente di venerabile o di miracoloso non era augusto. 

(1^ Nell'originale il ^^o^nò^vxoi è scritto con un epsi- 
fon sul iota in modo da leggersi «rpo^sOsyfos e dod 
«'po^nOsyros* 

L'interpetre opinò che malamente si fosse aggiunto 
r« alla parola in esame; però nella sua nota si espres- 
se cosi : «'potffcOivro? sic proculdnbio haec vox est retinenda, 



(1) Alvar. Fmm. Insl. Critnin. lib. II. cap. 19. pracccpl.lV 
{1) Grcis. lib. 11. cip. 17. 



23n 

non vero ui itnperilus conrector fysfinxU , «cpoarc^dcvros ad- 
piolo t supra » (t). 

Ad oggetto di stabilire clic nel papiro non vi fosse- 
ro errori ^ perchè fu desso corretto \ osserviamo che mai 
si appose l'Accademico leggendo «'foat(0«yros o «poorrscO^yros 
per le ragioni che seguono. 

1. perchè irci papiro trovansi le correzioni collo- 
cale a' luoghi ove avrebbero dovuto scriversi ^ di gui- 
sa che s' intendono queste aggiunte alle parole y allor- 
quando vengono poste su lo spazio tra le due lettere in 
mezzo alle quali dovcauo scriversi : per esempio nel co- 
miociamento della prima colonna del manoscritto in 
esame leggeri |*«0n «m : perchè giusta il sistema di Filodemo 
dorea ftcrirersi v*^%^ ^f^ ed il iota non era posto nella li« 
nea , Tedeai questo aggiunto sopra il verso su lo spazio 
tra r n ed il m • Nel decimosesto verso della colonna se- 
oQoda concepito lioviov xjìc n\% jj^ya.x\)a\^ perchè vi manca- 
vati ti^ |(u attesto aggiunto in modo cne il tau è pre* 
ciiameate m lo spazio tra il iota ed il X di x^\L9,xi%rì^. 
tih ^fob V qfiilon credersi aggiunto al irpooriO^yrosy poiché è 
scrìtto perpendicolarmente sul iota in modo da indicarlo 
casfafo. 

IL Perchè un tal sistema di correggere il papiro fu 
ammesso dallo stesso illustratore il quale nel XIX. ^. della 
sua prefazione disse : visuntur quiaem frequente^ in ms. 
fmendaiiones : modo eni/n punciis confixa occurruni eie' 
menta , quae superflua uni et expungenda ; modo aliae 
aiiis ininterfecio epcUio lititarum imposilae literae cemuif 
tur, quùd velargumento est inferioribus delelia superscn" 
pUu esce reiinendaa , vel in infrascripta diclione iUas esse 
inaerendcu ; modo ancia ( ut diximus ) integra commata 
conclusa usni , quae scilicei iterum fuerunt repetita. 

III. Perchè V addito è. participio del perfetto passivo 
da addo ed il «^poanOsytos sarebbe participio attivo da 

IV. £ finalmente perchè il «rpoorfi(^syrof sarebbe nartici- 
pio dell' aoristo primo passivo ; e cosi combinerebbe non 
Mio il senso , ma anche per tal modo si scriverebbe in 
greco quel verbo in tempo passato ritenuto nelle traduzioni 
cuoD ammesso ne' supplementi. 

(!) Schof. in v. S. col. X. 



238 

i^eacp KAi TOTs VICO xav ey 

e crede che glMnni delti e che gF inni (a) che in 
in Efeso dia esso can- Efeso9e(b)che inSpar* 



(a) Il iu{ rovs vfAvovs venne volto el hymm , o pure 
el quod kymni. 

Sicari che il quod non sievi nel testo e per es- 
so alterasi F espressione del periodo; non l'abbiamo spie* 
gato nella versione secondo noi* £ nello stesso tempo 
considerammo il rovi vf^vouf , come accusativo plurale per* 
che per tal caso ci sembra che terminasse. 

Non omeltiam per altro di avvertire che rAceademico 
vi aggiunse quel quod ^ perchè si avvisò che l'inciso in 
esame era perfettamente separato dall' anlecedente nel 
quale soltanto suppose il primo verbo finito (/ioc uno uius 
argumento ) cai il quod avea rapporto. Non pare all'i neon* 
tro che poiea esservi luogo a cosi fatta costruzione, poiché 
per lo numero de' nomi accusativi è da credersi che in 
vece del risolvere , giusta i grammatici, Filodemo dell'in* 
finito precisamente usar volle. 

(b) In riguardo all' €^» V originale scoigesi di- 
Yerso da quello onde leggesi il fac simile. Seguendo il 
sistema da noi adottato acciocché il leggitore possa avere 
un idea maggiormente chiara del verso in parola , de- 
scriveremo pria V incisione ed indi passeremo al mano* 
scritto. 

La copia presenta il vocabolo 9^<i» f mancano otto o 
nove lettere , av« , mancano due lettere , semicerchio da 
potere essere omicron o pure messo « , indi vsy* 

Il verso originale poi comincia con s9Stf ; manca una 
lettera , pc , mancano sei o sette lettere, meno y/Mt/oii,svfr, 
inancano due lettere , mezzo omega , vsy* 

Sicari che non potesse per sìfiatte osservasioni ri* 
tenersi il supplemento già praticato , abbiamo in vece 
di sfftf^) xw' rovf letto f9ttffpc9i «ytovf. La idea cliC oa 
^meraerebbe sarebbe in sagis sancios eie. 

In questa sopposizione è da ritenersi che in Sparta 



!•' 



q3^ 

XI fossero delle Icslc nelle quali coloro elio cnnlavaiio 
gì' inni erano vestili della tanica detta s^psarpiq. 

Me il costume di assegnare le vestìmcnta in ciascuna 
/està è dei tutto contrario a' sistemi degli antichi. Di 
qui coloro che erano ammessi alle maggiori Eleusine so- 
lcano prestar tanta superstiziosa venerazione alle vesti- 
menta che indossavano in siffatta circostanza , per quanto 
quale amuleto le conservavano e scrvivanscnc per fasce 
da avvolgervi i ragazzi (i). Nella sacra legazione a Dclo 
usavasi di vesti afliiUo particolari (3). 

Kcl secondo giorno delle Apaluiic coloro che can- 
tavano ioni a Vulcano cran vestili di certa ricca ve- 
ste di rito e teneano in mano delle fiaccole accese al 
fuoco sacro (3). Nelle leste in onor di Bacco coloro 
che le solennizzavano si sforzavano talmente d' imita* 
re gli attributi onde diceasi esser fornita la divini- 
tà ; per quanto moderavano la loro voce e vestivano 
abiti di estraordinaria forma (4) , e talvolta bianchi (5). 
In EAìdc talune feste in onore di Giunone praticavano 
sì da "vane donzelle le quali indossavano tonaca lun- 
ga innoo aJle ginocchia (6). Nelle feste in onor di Ce- 
rere le doooeusar doveano di veste hianca (7). Nel punto 
cbe dalle Panatenaiche erano allontanali coloro che non 
areaoo veste candida^ e nella solenne processione del 
peplo i ragazzi che ivi cantavano eran coronati di mi- 
glio ed aveano vestìmcnta neglette (8). Nelle feste pra- 
ticate in Amicle della Lacedemonia y in onore di Gia- 
cinto i ragazzi colle tonache ravvolte sonavano la ce- 
tra e recitavano inni (9). £ finalmente in Sparla Li- 
curgo nella sesta tavola delle sue Relre o leggi divine 
cbe vogliam dire stabilì di qual guisa dovessero esser le 

(i) Mcars. de fest Elcusin. 

(a) Plutarcli. in Nicia pag. 5a4 et Antiplion. orai. Xflf. i^3, 

(H) Hruis. ìd, et Harpocralion. 

ik) Pollac. lib. Vili, et Plutarcb. ««pc cptXowXoit. 5^;. 

(5) TibuU. U. 1. i3. 

(6) Piudar. Scholiast od. VII. Vili. <i Hcsych. v. Hp*?». 

(7) Virgil. Acn. IV. 5S. Scrv. ad Iiuiig , vi Arisloplian. Tlics- 
■>0|.ltir. p. ;68. ed 1710. 

(8) Aristophan. Equit. 565. Mcnr^t. ctc. , 
(ff) Pausali. LacOn. III. cap. XIX. il f.np. X. Messeti. 1V> 

igei Alhco. lih. IV. 7. ' 



^4o 

tali ne' giuochi Laccdc- la (a), da' cori caiìtan- 



vcstimenta degli Spartani proibendo loro di allontanarsi 
dalia Dorma da lui prescrilia (i). 

Glie se gli antichi reputavano molto il vario modo di 
vestirete facile che in Sparta vi t*ossi»ro vcstimenta richie- 
ste per la recita di particolari inni. Che anzi avendo Fil - 
demo taciuto il nome delle feste di cui egli rammentava, 
pare che mentovasse cerimonie famigerate dal comune \ 
e quindi forse fé parola di quelle solennizzate in A.01Ì- 
cle da noi testé rammentate nelle quali coloro che can- 
tavano gl'inni usavano di abiti oltre l'usuale costu- 
manza. 

Finalmente il qui dinanzi al vocabolo Sparine nou 
cvvi nella traduzione al margine e nel testo : nò può am- 
mettersi ^ perchè rf^ofisvovs per la sua terminazione è 
accusativo plurale che rapportasi purauco ali V^ouf di già 
rammentato. 

(a) Del \(KMt9A^Q)n Xopdoy non mancavi che il solo /o/o. 

Lo spazio che nel papiro evvi tra il 1» di X«x«**!fAa« 
ed il X di XOjMov è di due non già di una lettera. Per tal 
ragione in vece di X«ic<9«{fioyi abbiam supplito Xftxs^xifAoyos. 

Taluni rivocheranno in dubbio le nostre conghielture 
perchè essendo Vw seguito da due genitivi vi mancherebbe 
li dativo da cui dovea essere retto ; ma è facile che alti- 
camenie questa preposizione si fosse costruita col gcDÌtivo: 
Ev AtUce admiiiii genitivum loco dativi: ut , i^ 4^o^ prò 
«V f^ H, Stephanus Jteìc eMipsin ptvprii casus obseT' 
vatidam dicit\ prò <y ^ou roV^ (a). 

Del rimanente ,ii senso che emerge da cosi falla 
conghiettura e quasi lo stesso di quello già dichiara- 
lo , poiché il l»x«^»:jAoyo5 si rapporterebbe al xo^ ; e 
r «v XftxsJjujAovos xop»»' sarebbe a tradursi nei cori di SjMir- 
ta , o pure nelle cantale de cori di Sparla. 

(i) Plutirch. in vit. Lycurg. et i^\xyfivì\à,. AoMMf. a37, Are 
ktot. Polit. Fiat, de Lcgib. et de RopubL Xca>piiQut. Lac. fiep. 
IM princ. Hcracl. Poiitic. in Tramn. 

(a) Suiugcr de duleci. Attic. V. 



^jcirXviaeoy Afarj>edéyros 

moni 9 i quali erano sti- sì (a) altrettanto negli 
mali poco, toltone il can* animi degli uditori non 

operino se tolto il canto 
si ascoltino (b): a ba« 

(a) Circa r4i^(i«yov$ ci siamo allontanati dalla sposi- 
none ; perchè ciuesio termina in accusativo plurale del 
paiticìpio niasUiile del presente passivo del verbo àiòt ; 
né è terxa persona plorale del presente dell'indicativo 
psnvo come ha supposto il deciferatore. In riguardo noa 
per Unto all' idea rimeitiamo 11 curioso archeologo alia 
icUnnL Mie antecedenti note. 

^b) £ necessario di esaminare in nna sola nota le 
parale da cui nella sposinone si dedusse il tantum^ 
àem m aadiiorum animis non efficiant ^ si suolato caniU 
oMJkaUuK 

Jl tetta è ^yfi99 mw\9%w ««p««r>v}«(oy «^(^Ooros. Per se- 
(«re l'ordine serbato nel volgariisamento esposto, ci 
•ccoperemo pria del ^fdtpairXiitfioy. 

Ahbenchè dallo Stefano il ««('««XiJAov sia teso ian^ 
immdami pare non sembra che un tal significato possa 
adottarti nel passo ercolanese ; perchè P indicato av- 
verbio osati tllorchè indicasi P uguaglianza tra l'una 
tota € r altra , /' un cammmù e V altro , /' una fattga 
e faìlra etc ( altrettanto ) ; v. g. undique ad infer&6 
tantundem viae est, d* ogni intomo vi è altrettanta èira" 
da o tia db per ogni dove il cammino è lo stesso. Ne 
Piiodemo servir si volle di cotale particella , perchè se 
«▼esse Tolnto paragonare la commozione recata dagli 
inni Lacedemoni avrebbe dovuto antecedentemente de- 
•crivere quella che producevasi da un oggetto con cui 
^•ieva rii'erir conparafione. 

Per tale ccNssìderazioRe abbiam ritenuto che il «af«^ 
*ln^xor l'osse da Filodemo scritto in luogo di 4rapa«rXnA»$ 
per la ragione stessa oude gli Attici scriveano il nomi* 
>«tiv» neutro dcU' aggettivo ili luogo dell' avverbio che 
f'ol. J. 17 



(0 9 fossero suflìcienli a slauza slimò (a) di aver 



da quello produceasi : in «os adverbia qualilatU > //i ov 
finiunii^invciicentes c/«'frf*oyr«5 (i). In tale supposizione 
però sarebbe il «*p«*XTr|jioy a tradursi per similiier od eo- 
dern prope modo. 

Il |AT)$5y «'ov)ar8(y in latino fu espresso tanto oscuramen- 
te da rendere un senso del tutlo diverso dalle idee del* 
l'autore. 

Esaminando partilamentc le voci proposteci , osser- 
viamo che pel senso del papiro il yirfisv dovrebbe spie- 
garsi per ni/ii'l ed il *oy\(Ssiìf qual futuro passivo scambiato 
da Filodenio con 1' attivo dovrebbe tradursi exUiimaium 
ìri. Tale confusione facilmente accadea ne' periodi degli 
Aitici : Tò 7Ìp K0dXv4i p^QfiA ivg^yy[X\%ùv 'ò^àffiW ^ dàfxx tou Kdi* 
\^xaL\ «TA^Yircxov òvros «rapaiXviirrM (a)s Kd)X\Ss< enim cutn sii 
verbum activum prò K»Xv«t«i passivo usurpaviL 

Tanto pili che se si spiegasse per attivo il «rov^oscy 
si dedurrebbe che gli inni giudicassero nel mentre che 
venivano giudicati. 

(a) I vocaboli a«^axf^y «yo|Acoiy dcbbon rivocarsi iu 
dubbio perchè se questi ù ammettessero vi mancherebbe 
nel greco queir infinito scrino nel latino. 

Le parole in quistione di fatto vennero spiegate per 
satis superque id puiavi/ esse , noi mentre che quell'esse 
non cvvi nel papiro ^ né può dirsi che fosse desso taciuto 
T)er licenza attica, poiché cotale ellissi può supporsi io 
latino nel quale ììsaiis superque richiede necessariamente 
dopo di se r infinito: non già in greco in dove tutta cosi 
fatta idea è espressa per mezzo di un solo verbo. 

11 verso del papiro cosi vedesi .- a^o > mancano due 
lettere , vp' 9 mancano cinque o sei lettere , (^«y ^^oq •• Ab- 
biam però invece di ««oxfviy supplito ol^o%^^m , e cosi neU 



(i) Connfh. de dialcct, Aftic. 



341 

xoSei^tv TOT iJtxXkov lu. 

Hos are pqi2«r^ ^ irj>os auroy* 

dimostrare che ]a cne-^ provato ciò che area ai« 
iodia infinitamente com- sunto , cioè (a^ la Musi- 
muova. Ne di poca im- ca più commoyenle es* 
portanza sono quelle qui-» 8er(b), che delle paro* 
stioni che egli seco stes- le la sentenza (e): nien-» 
IO reputò facili : poi- te seco stesso reputan- 
do , che non affatto dif- 
ficile era ^ che varie sie« 
Do su questa cosa degli 
scrittori le opinioni (a). 

la prroosifiMie aarvx^y» iyofutf«»non vi manca quélV esse 
A COI e liei tutto privo il supplemento. 

(a} Le parole quod aasumpaerai hoc est non eonfor- 
aaasi al dir dell' Epicoreo. 

(b) U ttfo (MiUoy wwif venne spiegato magis musicant 
movere, e musicam magie commoventem esse. 

CireaT Inter petrazione del rav è da osservare che 
leir originale in veee leggesi téfs , e ehe questo , a 

Erer nostro fa contratto da te ^$ , per Io sistema attico 
elidere talvolta l'ultima lettera della narola precedente 
coD Im prima di quella seguente^ parcliè questa comÌR-« 
dasse per recale. 

Premesse queste osservazioni , il senso emergente dalft» 
k parole to ms i^Akant mvsiy sarebbe Aoc ut plurimuniè 

(e) 11 guam weròorum eenteniiam è perfettamente 
ispposto. 

(d) La proposizione cfitHy Ss \oyt<tanuif09 on peZuai mpo9 
'^^ la variamente tradotta , poiché al margine venne 
pressa : nMi secunt reputane , onori facile ipsi fuissel , 
^'^Micet;e nella sposizione: ninil secum ipse repatans^ 
ffod non admoduìn difficile erai , quam ^ariae sint hao 
^ n opinione^ 

% 



^<4 

Varie sono le osservazioni da farsi nel lesto clic ci 
proponghiamo. Pria di discifrare il supplemento vogliamo 
alquanio inlcrtcnerci su la versione. 

K ])cr la diflercnza delle idee esposte nelle due la- 
tine traduzioni e per la pota apposta al greco , biso- 
gna couchindcre , che 1' Accademico molto si affaticò 
per raggiugnere l'idea dell' autore. Ei però si avvisò 
che questo verso fosse erroneamente scritto dall' ama- 
nuense-, supponendo di piii che cotali mende erano 
isfuggìte non solo al copista , ma anche a colui che 
rilesse l* opera e che la corresse ne' luoghi sbagliati. 
Le parole della nota sono : ovdsy Zt XoyttfAfavos Afs: le- 
gentibus quidem objlcit ( ui in schemate ) oXyayicrfifAOo; 
vel oX(yjt7(i7«fiisyo$ ^ sed utraque vox inaudita et ni/ùU 
est, Etsi enim dicas ex o\iyo% jìeri posse o>.ty«yiC« , 
itnde ohyoLyi(SxyLsyos ; nullum tamen inde sensum expisca- 
bere : Nain quid aliud significare posset oXiyfltycffiv , quam 
» mminuerc , vel parvi f acerei quae quidem significationes 
tó xtui minime suffragantur, Le^i fortasse posset quam 
minima immutatione «« Xoy»pta«fA«vo$ ( alterum enim V 
prò detrito p adcipi potest ) quasi aoristum primum> dc' 
scendens a Xoyxpiì^oyMt, quod verbum idem esse, ac Xoyft^iftC^f 
ra tiocinor dicendum /orei »*o to^) ì,oY*pton} derivatum, Sed 
guia Lexicographis , ei Grammaticis ignotum est hujus- 
modi derivatum , nec penitus ftjv ftvoiXoycay servai , ne not 
M iricas conjiceremus , satius duximus restituere ^< X071- 
OApisvos : ni mavis XoyAfCAaAfASvos ; sensus enim idem est ei 
iextui quadrai {jy 

Varie ed erudite furono le conghietlare dette nella 
esposta nota , queste per altro son da rigettarsi perchè 
fondate sul fac simile il quale non esattamente combina 
con l'originale, che presenta quasi tutU le lettere com- 
ponenti la linea in quistione. 

Seguitando il nostro sistema avvertiamo che il verso 
inciso offre prima le lettere y<cy oufsv , mancanza di daelet* 
tcre, oX y lacuna che per la sua piociolezza o non è capace 
di alcuna lettera o pure non è da supporsi in essa che 
un iota y indi rayiorAja. 

Il papiro scorgcsi cosi : Miv o^sv ti oXiyx nf m ptMw. 
Che anzi il verso seguente in luogo di poter cominciare 
per yoi ; manca della prima lettera , mezso iota, os» 

(1) Scoi, in coir X. ver. i3. ;-: 



a45 

o ptfv Bfsi (ifiàsev nefos erg* 
nivottita , x«t XoycorTCXYiv 
6M««aey irocEiy ro pigAo; Ji« 

che evYi chi dice che la Imperoccbè vi sono quel- 
melodia non producesse lì che dicono (a) la me- 
la sevefità de'costumi, e lodia se hene con piii 
quella energia nelle co- penetrazione (b), nien- 
te che dipendono dalla te (e) alta dignità della 
ragione ; ma soltanto sentenza, e ad accrescer 
dilettasse V orecchio : l' enfasi sua giovare (d). 

Ma a quella il solo de- 
gli orecchi diletto ag- 
giugnere (e); altri (Q 



Avendo però letto ovO<y 41 oXi^a n$ » fA«y o(o$ oxi px- 
hm ^fo% mM0 • il senso latino sarebbe. Nègue parvi mo' 
mmii MiuU quae ipse solus tam facile aecum ipse repu- 
iavii. 

Io qaefta supposizione non dovrebbe sottintendersi , 
che il solo syofMtftVf taciuto da Filodemo; e perchè era 
questo antecedentemente espresso -, e perchè gli Attici spesso 
omettevano di esprimere il verbo necessario per la tacile 
intellicenxa del periodo (i). 

(a) Le parole aunl enim qui dicunt della sposizione^ 
corrispondenti alTesI qui dicai della traduzione al mar- 
gine , non combinano con le idee dell'Epicureo, né pos- 
sono ammettersi per le ragioni che seguono. 

L 11 verbo nunt od tst non è espresso in greco. 
IL 11 fMV allorché è preceduto dall'articolo prepo- 
ativo ^ e seguito da un Z% accoppiato ad altro artico- 
lo , o non dee spiegarsi , o pure può tradursi per qui- 

IV, 834. 1 -1 . ^* 



aie 

dem ( al certo ) : ó cum parù'cti/is fii> ei ^i alium unum 
habet dicUur enim o jask eti ^i prò hic qutdem die vero, 
i^eif unus quidem , alter vero , aut etiam omìssis par* 
ticulis, Quidem et P'ero, Refertur autem o pi^ ad propin» 
guius , ò di ad remotitès : qni (amen orda interriti m im* 
mutatur , ut oslendit Budaeus pag. toScf ex Aristotele, Sic 
autem et apud Plutarchum, Quin etiam ex Ilomero qf» 

fertur à y,Ì¥ prò ille , ut 6 òi prò Hic ( i ) 

Mcut autem in loco paulo ante citato videa particulae 
^^ quae respondei ipsi fav subiangi iilam ipsam in alio 
membro: sic in distributione aliquoOes ponitur haec partii 
cula d< 9 respondena uni y^y : easque deinde sequiiur aiiud 
niembrum cui eadem haec panie ula adhihìla est , ut videi 
apud eumdem scriptorem in lib. ilio oofj^?. 7, uW Ti^d «•• 
fi9»ìu» rous Y)xc(Aoy»$ » 01 fit> onfXctAi i^yovyro » oc de ^tXreatm 
Mi^oìfto o(d' iiTirecf dMTtorOo^vX^xovy (a). 

N^è può credersi che FiLodeoio avesse ora esposte le 
teoriche adollate da' iilo«o(I già m^sntovali ; p >ichè aod 
leggesj nel testo il nome di alcuno aatico p Minatore. 

E da ritenersi però che l'autore ad oggetto di mi- 
strare quanto milamonte si fosse avvinato io Stoico in 
reputare di poca importanza ({uistioni che m^rita^raa > es* 
•ere a lungo ponderate ; rammenta di taluni, che di esM • 
eransi occupati e che aveano variamente opiaatOk 

(b) A.bbiam reso per se bene con più peneiraMÌom 
quel quaniumvis penetrantius. 

L'Accademico lesse df«ro(Kt>r<poy il rocabolo che rieli 
'idopo del fAsXo» : il papiro non pertanto mostrasi in modo 
.differente à^l facsimile e dai supplementi praticali. 

In quello di fatto il verso superiore compiesi , per 
AQ d, e r inferiore comincia per nn m» breve spasio y 
>V» omega male scritto, r< « manca ana lettera , 01» eie. 
Nel papiro il verso antecedente termina per 2* avendo 
poscia il foglio talmente chiaro da non poter snpplirviii 
iVeruna lettera; il posteriore incomincia per un omega di 
cui veggonsi le sole tracce , mezzo sigma » «r^ » omegfà 
•OD punto iul primo picszo semicerchio, tifoy «. 



il) Sttph\i voc. 6 « 
(ai Ut TOG4 |f<«. 



Varie sono Te licenze da snpporri mate liei pre.Hcn- 
te verso , le quali sarebbero sumcienti a far ri v oca re iu 
dubbio là lettura di esso , qualora le lettere testé narrate 
non si vedessero con sufficiente chiarezza. 

A. prima vista pare che dovesse il passo in qulstione 
leggersi ^ o»s ^^xt^, 11 correttore all'incontro con accorgi* 
mento appose un panto sul cominciamento dell'omega di 
rpfl»fspoy e per indicare esser desso erroneo^ e per dichiarar 
cassato il primo semicircolo della mentovala lettera \ la- 
cendo cosi diventare omicron qncU' omega già scritto. 

Per siffatta ragione il d* «s ^p^upov avrebbe a leggersi 

'ìfms «porspov ed a spiegarsi o ut aniea , o ut priiis , 

ut nuper j poiché per esso Filodemo dichiarò che tan- 

tb era difficile la quistione di che lo Stoico occupa vasi*, 

per quanto taluni niosofì i quali produceano gli stessi 

esempi degli inni di Sparta in vece di dedurre da questi 

l'effiLcacia della melodia, conchiudeano che fosse dessa 

ìdovìea a dilettar le orecchia né valesse a regolare le in- 

cViuAiioin. L'Epicureo poscia , a maggiormente provare la 

àiscordaoza de' filosofi su tal punto, espone altre opinioni 

sostl^Dole da altri pensatori , che a man mano dilucido - 

renio* 

Ìc) 11 nihil della sposìzione corrisponde al fAii)$£V del 
emenlo. Nell'originale peraltro invece degi' indizii 
per ffti)9iy scorgonsi quelli idonei a far supporre (xy) (iey 
poiché dopo il (AV| nel papiro^ evvi la parte superiore di 
I» 1 manca una lettera , e v. 

(d) Le parole «rpos cr8(iyorv)r« %9.\ loyc^rcx^y <fi9«oriy «'ot- 
ay furono al margine spiegate adferre ad gravitatem con- 
cUiaodam et ad aentenlias exprimendas e nella sposizionu 
wì wententiae dignilatem et ejus emphasim adaugendafn 

Trattenendoci alquanto su le traduzioni latine , di- 
ciamo che in quanto al 9<|Ayon)rA Filodemo con esso non 
rammentar volle soltanto la dignità della sentenza *, ma 
ti avvisò indicare quella propria di qualsivoglia umana 
operazione. Di guisa che m questa T JEpicurco comprese 
pure quella necessaria nel recitare qnalsiesi orazione. 

Il lo)f(tffnii}y fu trascurato nelle tradazioni latine, men- 
tre la idea del periodo e totalmente difTcrcute senza tal 
Tocabolo, 



!a48 

Giusta l'interpetr^ , dì falto il pensatore Al che ora 
parola negava alla musica qualunque influcuza su' coiu- 
ponimenli , nel punto che ai dir di Filodemn quegli so- 
•tenea soltanto che la melodia non avesse la larultù di 
produrre huoni effetti o sia diceva che i concenti armo- 
nici non recassero ad ogni componimento 1* analoga e 
XXGOLARE energia. 

Gonchiudiamo in fine la presente noia con avvertire 
che il conciliandam della traduzione , e T adangendam 
della sposizionc, mancano perfettamente nelle proposizio- 
ni greche. 

(e) Seguendo la tradnsione marginale abbiam spie- 
gato il «'potfid«v« per praeàere. 

Quantunque ne' vocabolari non sievi che il solo 
significato di adjun^ra , adiere , usato in fine Jol vo- 
lume; nulla di mu*uo crediamo poter dimostrare eh: L'Epi- 
cureo dando un senso più esteso al verbo ^poiut^tnu iioa*diie 
per praeòere. 

La idea di fatto che deduccsi dalla proposizione d slla 
sposizione si è : che la musica^ ag^^^itigneva il dileito dille 
orecchia o sia che le composizioni diiettano 1' udito al« 
lorchè sono accoppiate alla melodia. Ma bisogna in tali 
circostanze distinguer 1' effetto prodotto dalla poesia da 

Saello recato dalla melodia , poiché la prima riguarda 
^ senso interno e la seconda ano esterno: o sia i compo- 
ìiimenti non dileticano le orecchia , le quali stazzicanti 
dalla melodia che esclusivamente impera sa l'udito. Es- 
sendo dunque la musica distinta dalla narrazione de^ 
componimenti , e producendo essa effetti del lutto diversi 
e disgiunti da quelli recati dalle poesie; in vece di esa- 
minarsi diunita a' componimenti e conchiudersi che queste 
due unite recavano diletto alle orecchia , è facile che 
r Epicureo , soltanto avesse dichiarato che la melodia 
^diletta solo T udito. 

Tanto piii che spiegandosi per addere quel ^f09nfl$iw^ 
^ dovendo per la regolarità del periodo esprimersi il dativo 
cui un tal verbo avesse rapporto ; nella sposizione si scrissa 
va iUi che non evvi nel papiro. 

(f) L* d fu reso per olii. Nello stretto rigor de* ^04 
caboti sarebbe a tradursi in singolare perchè per qaa^ 
Ito termina. 



O ó£ }|9C THV 7ep0(MC0\ciLlJL^ 



altri tra* moderni sta- poi opinano (a) quella. 



(a) Nella illustrazione dell' o 9< Zi» xr^ ^potpjftolayk- 
j^ umai > n » l' illastratore ti aggiunse alla fine del papiro uà 
cpùioniur che in quello non leggesi. 

Or iiccome nel periodo illustrato manca il verbo 
finito da cai fossero retti gì' infiniti «ia^jumoOm » ywaòcu e 
€ffmM$uc»ma$ai , abbiamo dilTeren temente supplita la lacuna 
in dorè ai rayTÌsò il ^(a n^y. 

li Terso nel tetto comincia per o 9« )(« mancano due 
kltcrc , V9 manca una lettera , f » manca un' altra lette- 
la , «««aV*!» col suo seguito nel verso posteriore. Consen- 
Unemmciiie a tal descrizione abbiam letto o dt Stadi) yv)p^$ 

Pna di mostrare il senso che emergerebbe da cosi 
iàtfa proposizione due interpetrazioni potrebbero darsi al 
^k<H. Per la prima sarebbe a credersi fosse questo aori- 
sto secondo del soggiuntivo da Filodemo per atticismo 
sconosciuto^ scritto in vece di quello dell'indicativo. Per 
la seconda potrebbe considerarsi quale aoristo secondo 
attivo atticamente usato senza il suo aumento (1). 

11 inif^ col Frinico (a) dovrebbe ritenersi qual 
participio contratto dall' aggettivo y«ftpò( ( receru , no- 
vuj ) e sarebbe a spiegarsi recenter, Filodcnio con tali 
vocaboli non solo espresse il verbo finito cui gì' infiniti 
leguenti si rapportavano ; ma anche pel yv)p«$ avrebbe di- 
duarato che quegli che siffatta proposizione avea roanife- 
itata viveva a' tempi di lui o pure era il piit recente tra' 
(ensatori che nominava. 



(1) ZntDger. K. 

(a) PbToìcb. Ed. Non. ac Torb. Att 



200 



dedoy , xjie ro^ wifosif ^ or 
Six ro [jLsko^ EM^AcygaOoic 

THN H*TaXX»my • AE Tflt- 



bilisce che grinni ven- che dice (a) , dlfFeren- 

gano stimati a secon- za (b) non dello stesso 

da delle idee che eia- canto a causa (e) , ma 

senno ha anticipate cir- per lo di già concepito 

ca ìe qualità della di- onore (d) degli Dei , e 

vinilà e quelle degli no- degli uomini « il quale 

mini; non già che dipen- daUa musica, così rasso- 

dan questi dalla melodia: migliarsi dal volgo cre- 

desi {e), comparire: al« 



(a) Il quam alt della sposizione non è nel papiro e 
nella traduzione al margine. 

(b) Varie sono le conghiettore da farsi per la in« 
tcUigenza dell' eam dlfferenliam. 

Potrebbe il ic«f«Uftyny spiegarsi come sostantiTo e 
come aggettivo. Ad oggetto di meglio ponderare le di- 
lucidazioni su tal vocabolo, crediam nostro dovere av- 
vertire che il volgarizzatore lo considerò sostantiva- 
mente. 

£i nella nota al Terso 94 della presente eohnna A 
avvisò che il xaraXX«o^ iosne osato ad indicare la diffe- 
renza deir effetto che il poema di Cresso prodacea ncl- 
r animo di coloro cui recita rasi: Haec vox respicii , quód 
superius dixerai v. fi, /J9 ^yfi^v ^<nfitt> mStpmmlvfiioìf iifin^ 
Osvros , differtniiam scilicel, quae in eodem poé'mate aalpa- 
remi , si modo nuda voce modo cum canta recitareitir. 

Dalle parole ^pwrofCoXoLyLfioLyoyLivifif n^^ xm9Ò$6Mf%m tmf 
«y9^>9 o secondo noi iMToXÌtf* /lnvofASvip' aityfif t»y d««v «« 
tà>y tafipo^)^ suscepiam dignitatem Deorum ei virorum non 
appare indicarsi diversità iicirciTctto de' componimenti; 
ma in vece da esse dccsi conchiudere aver dettoFilodcmo 



che Ja melodìa non influiva a rcncrare il prmc , e che 
quésta si praticasse cJa che ereticasi, che la divinità dovesse 
onorarsi e che maggiormente venisse adorala nllorquando 
alle sacre cerimonie accoppia vasi la melodi». 

Ciò premesso in vece del poema di Cressoè facile che 
ora si rammentassero gì' inni di Sparto e sì dicesse che 
la differenza nell' effetto di essi si producesse dalla stima 
e dal pensiero che avessi da ciascuno circa la ^ualilà del 
Nome cui dirigevansi le preci. 

Noi d'altra parte ritenemmo il iuiraXXa7T)yqiial sostan* 
tiTO scrìtto da Filodemo in vece del suo a^gcnivo Kftr»X«> 
IsaikKip : Btibéiatiiiva uturpani prò adjectivis jéttìci , teste 
Canimun ui èi^t^m^tBOt ijOof prò ^vOf ««ìvov t ì\ìa% SiaXixros « prò 
^Uipnnl; yvyii fM^os, prò ywacxtToj, JHoc etìam dici potest^no'» 
men pritnifgvuni Bumptum esse prò derivativo (/) lo rap* 
ponaniiio al oiedesimo tifi^n*'; e con piti regolare sintassi ci 
avTisamiBO aver 1' Epicureo ripetuto V eiTeito degli in* 
ni dalla differente stima in che da ci a senno leneasi il 
(liado detta Divinità e quello degli nomini. 



(e) Per le parole non ipsius cantus causa hi so- 
gna éire che 1' interpetre in luogo di tradurre ehbe in 
awDle di parafrasare 1' ov fta to fMXof , poiché, analizzan- 
do ia sposisione , V ipsius non evvi nel testo e il fo i^aXo? 
nello stretto rigor de' vocaboli non va reso per cantus 



(d) Qaantnnqne nella nota a a pag. 249 avessimo letto 
«tfsXafi^avofuyny ^W'P in luogo di «'(3O(ri«roX0(ii^xyiifi6yY)y ttpiiiv 
vare la tradusione deir^HroXafAjSayofAswivè la stessa di quel- 
la del verbo sapposto dairAccademico; poiché ru«oXa{A- 
(S«Mi leggeai anche in senso di animo praesumo , exiéii- 
Roetc. 

ké oggetto di evitar la critica di grammatici aristar- 
du sa roao da noi fatto del vocabolo anticipate, vo- 
|liaiDO avvertire che quantunque raramente questo si 
usasse dagli scrittori italiani , pure di esso ci sìain servili 
s fine di seguire la teorica epicurea da cui la dottrina 
ia esanse erasi dedotta. 

Epicuro nella sua logica ammise le atilicipaiioni o 
pcnoiioiu le ^uali valeauo a iar giudicare di ciafscuoa 



(1) Miiglf. Ti 



aj2 

Le comprese in quattro de' suoi dogmi. Col primo 
cioè disse: che ogni anticipazione proviene dai sensi 
touie aniicipaiion ou praenotion de V etUendement ^ prò • 
vieni dea sens. Col secondo dichiarò che l'anticipazione 
consiste nella conoscenza della cosa , V anticipaiion est 
la connaiasance ménte de la cAose , ei camme sa definii 
iion. Pel terzo affermò che senza l'anticipazione non può 
aver luogo alcun ragionamento : U aniicipaiion est le 
principe de tout raisonnemeni, £ finalmente nel quarto 
egli sostiene che per ben giudicare di cosa ignota è me- 
stieri che questa si paragoni con una di cui si abbia 1' an- 
ticipazione : ce qui n'esi paini évident par eoi meme 
doii élre démantré par Vanticipaiian d* ime chase ivi* 
dente (/). 

Laonde Filodemo è (acile che con le parole in di- 
samina avendo riguardo al terzo de' mentorati prìncipi 
dichiarasse che il tributarsi maggiore o minore rispetto 
agi' inni di Sparta non dipendesse dalla melodia , ma si 
producesse dalla idea già adottata su Tessensa degli Dei 
e quella degli uomini. 

Di qui I applicando i^a opinione del filosofo che ci 
occupa, avvertiamo che i pensatori della seconda scuola 
di Elea e tra questi Democrito , che ripetea tutti gli 
avvenimenti dal destino (a) , niun conto far dovea- 
no di quegl'inni i quali adopcravansi dal comune per 
calmare V ira od onorare le divinità dalle quali secondo 
quello dipendeano tutti i fenomeni dell'universo. Né Pro- 
tagora co' suoi sofisti prestava , giusta il nostro EpicureOj 
credenza agl'inni di Sparta ; perchè rigetuva le tradizioni 
Mitologiche di guisa che al dir dell'Empirico venne per 
tal ragione condannato a morte dagli Ateniesi (3). Del 
medesimo sentimento erano al certo i pensatori della scuo- 
la Gionica poiché Talete fondatore di essa negava per- 
fettamente r intervento del Nume ne' fenomeni dell'uni- 
verso (4)* 



(i) Degenndo hist. des sjst. de philosoph. dups i3« 
(a) Blog. Laert. IX. VII. II- 45. 

(3) Sext. Empyrich. adr. phjsìc. IX. 5« 5i* 

(4) Arirtot McUphys. i , 3. Clcment. Alexandre SfaNND. li. 
3^. Eoseb. Praep. Evang. I, can. 3, XIV, cap. 6. Div. Augu»t. 
de civit Dei Vili, 3. 



25Z 

altri finalmente crede fa- tri finalmente ciò for- 
cilmente ciò accadere 9 se (a) , come esso dice; 

così esser concedono (b) 



Mollo all' incontro, seguendo Filodemo , repotaTansi 
gV mni di che abbiam parlalo da' filosofi seguaci di selle 
cootrarìe alle di già esposte. Tra cjuesii rammenliamo di 
Socrale (i), dell'essere necessario di Plalone (a) ; del pri-* 



mo motore dì Aristotile (5) ; della provvidensa di Pirro- 
ne (4) ^ e deiranima del mondo dei Pittagorici (5). 

(c^ Le parole di qui Musica tum exhiberi wlgo 



puiatisr aan leggonsi nel testo e nella traduzione al 
margine. 

(a) Vi foriaèse merita V atlensione del profondo ar- 
cheologo f perchè esso non è da ammettersi e in quanto 
9I papiro , e in quanto al senso. 

Le parole w£ mf son divise in due versi o sia il fA 
leggesi neli' antecedente e nel seguente il verso originale 
comincia per cAi , mancano tre o quattro Ietterei ed indi 
fV9ca etc. Ne è da supporsi un dubbiutivo nella sposisio* 
oc di un, principio molto esaminato con ragionamenti. 
Avendo però riguardo al papiro , in luogo di fftx'*>^ 
potrebbe Iq;gersi r«XM»f ) poiché nella lacuna in vece di 
dae lettiere ton da supplirsene tre. 



(0 Xcnophont. Memorab. i, 4. IV, 9, 10. 

(a) Phacdoii. aai a aa4 IX. De I«eg. 86 Epinom. a54 X^M* 

(3) ArìrtoL Metaphjs. XIY e. 1 ad 6» phytio. J[m 4 ad 9, do 
\ amd. e* 6. 

(4) Seot Empiridi. Pyrrh. Hypoth, lib. HI. Gap. I. 

. (5) Aritlot. de coel. Vili, 27. Sext. Empjrìch. IX. 127. Phi- 

Bl Wip. Stob. Eclog. Physìc. Ciceron. de nat. Dcor. i, tS. Acistot. 
toil nijùc. XVUI. 6. Dìt. Juslin. Cohort. ad Cent. 18. 



rando elio le idee e (a) de* poemi la sen- 



uaniunqiic il mentovato avverbio ne' vocabolari! 
l'osse registrato in significato di saepe; pure nel 
senio |>are che dovesse rendersi facile. 
I v ha dubbio che su la scoria de' dizionarii 
»si da volgarizzarsi r^x^aos ; deducasi non per 
con Ira rio allorché osservasi che Polibio disse 
A'Jroy i^iVìffiìv/acUe ipsuni quae veMelfuisse con* 
m (/). Tanto piii che siiTallainentc traducendosi 
;arebbe che i ulosofi di cui si rammentava noà 
no impossibili colali prodìgii della musica ^ ed 
ino i'ucilmentc potersi cffetluare, poiché i compo* 
Jiveniauo più penetranti allorché vi si accoppia 
ia. 

nde dee credersi che tal teorica fosse sostenuta 
he filosofo il quale lungi di detestare la mu« 
fomcniasse , e dee però ben ritenersi contraria 
li Filodemo quella conghieitura onde nella nota 
o si disse che^ delle opinioni di che era discorso^ 
uè no l'ossero ignoti gli autóri ^ pure queste do* 
L^erlo attribuirsi a persone che non coltivassero 
musica ; o d< ) cui potiasimutn adacribenda sii 
nio, uli edam tenia ( cujua meminU infra v. J^ 
lane nescimuM : aed pro/ecio iis p/ulosopAia , qui 
lon adtnodum aiudereni , ulraqufi iriòuenda (aj. 
/Ivendo riguardo al tovro fASv ytvMÒM , bisogna 
r illustratore in vece di ripetere il già detto , 
esposizione die novella forma alle idee dei pa* 

^rima del 9kftyoi«y si supplì niv ^9 che venne to1« 

ei, 

i esaminare se il 9c fosse o no da decìferarsi per 

no che in vece di fn^ d< leggemmo ^smyvs pei^ 



lyb. XXI. 12. 7. 
»l. in v. 20 col. X« 



255 

fossero pia efficaci al- lenza col loeeorso del 

canto (a) più acuta e 



cbè il Terso ncU' originale manca delle prime cinque o 
set lettere ^ f « 9i«yocAy ; ritenendo che il pensatore da 
Filodemq rammentato dicea poter la melodìa facilmente 
prodarre gli effetti che vantava nsi , poiché ritenea che lo 
idee ne* compouimenti son piii efficaci allorché ad esse 
accoppiasi I armonia musicale. 

(a) Il poemaium senlentiam ope cantus offre varie 
ossero rniÀoni. 

K.d ocello di bene esaminare il passo latino lo con- 
stdecereiDO partitamcnte , e volendo serbar T ordine on- 
de ciascoB vocabolo leggesi nel manoscritto , perchè il 
h preceduto dal diavocAv e' incaricheremo pria 



preceduto dal diavocAv e' incaricheremo pria 
M semeniicun ed indi del poematum. 

Mao t' ha dubbio che nello stretto rigor de' voca* 
boli il ai«yoc» va inteso per sensua sentenlia ; ma sic« 
come è parola dell' effetto che il senso di un com* 
poaimenta p^duce neli' animo , ci siamo avvisati di 
poter con piii chiarezza renderlo per inteliig^ntia* Del 
Timanente può questo nel caso presente esprimersi puranco 
per je/tstS0ft 9 Derciocchè in tale ipotesi il ^^ai/iTS denote- 
rtbbe il nerbo delle proposizioni o sia la forza che le 
ijee hanno per commuovere l'animo. L'interpetre quindi 
molto si allontanò dal manoscritto , perchè ivi si considerò 
il Siiyof jy in quanto all'effetto , proaotto su V animo :^ ed 
t^\ì ne usò in riguardo alla causa che stimola l'animo- 
a percepire ciò che gli si presenta. 

Il poemaium ope canius vien denotato per «oT)fi*tiof 
«Jofuiv». Su di questo ci limitiamo ad avvertire che • 
parer nostro i genitivi in esame sono indipendenti dal di- 
scorso e dcbbon reputarsi quale ablativo assoluto latino 
( Carmine cantalo ). 



AKoyjujUxi, Alo o v7-(^ rrv 



^ dicousi cantando* più penetrante divciiiir 
affermano (a). 



CAPO VL 



LdfSi nn generale argomento^ 
che la musica fosse in 
onore presso gli aniic/d 
si va air incontro. 



) L'aciitiorem et penetrantiorem evadere aàfirmani 
icato pc' vocaboli »» ^e^xTnoyx^xL. Senza diluii- 
n esaminare se la traduzione rendesse esattamente 
di Filodemo , osserviamo che ben si avvisò qacl- 
demico a reputar superfluo il Kor. 
rea poi 1' opinantur o Vadfirmani della ipòiizione^ 
amo non potersi tali verbi ritenere nel caso preaen- 
perchè non son dessi espressi nell' originale ; # 
il nominativo del perioao leggesi in singolare ' 
plurale ; e perchè ammettendosi le conghieltoi 
dette nelle antecedenti note il «rpo(yjiiioyjuyOM la 
' essere retto da un verbo del tutto immagina' 
terebbesi al dciHws (t), il quale non solo lervr 
I il seguenie infinito ; ma anche è idoneo a d 
il nesso tra due incisi che ora leggonsi in greco 
eparati tra loro. 



Nota A. a pag. 254* 



if OT(TtHY\y thcoTB fJiB^ , xA . 
nAUETTA T6xpiyij>l0W 
KÉCaflAI TH^ ETXPTa<TTta5 0t;r- 
rEy<»5 ^ Ta HEnatSeupis- 
K?) Jc , KAi maXXov eri ^i- 

È inoltre scrìtto Essendo dunque fan- 
ne//' opera dello Stoi' to varie in questo uno 
co^ che dagli antichi capo degli scrittori le 
onoravasi la musica. Ta- opinioni, al certo quel- 
le argomento di ulìli'^ lo generale (a) della uli- 
tà è mestieri che fosse lità di lui 1' argomen- 
proposlo a persone idio* to (b) indi desunto (c^ 
-te ed indotte. Né dee che dagli (d) antichi 
così fatto ragionare in- onorata fosse la musica 
fluire 50 gli animi de- presso i rozzi soltan- 
gli eruditi e specialmen- to (e) ^ e non lettera-» 

ti (f ) alcuna cosa di mo- 
mento aver può (g), al- 
l' uomo erudito (h) poi, 
e molto pili al filosofo^ 

(ft) il cum igUur tam variae fuerint hoc uno in 
€«ytle mripiorum opinionea , profecto generak illud fu 
pvlieiianiCDte aggiunto. 

Rè paò dirsi che per sifFatla guisa la intelligenza 
ione piti chiara ; poiché le idee in questa specie di prò- 
^offì espresse son quasi perfettamente contrarie alle opi- 
aioBÌ deir Epicureo. 

OMtui adunque non volle rammentare nella sua ope- 
ra che delle sole idee degli Stoici ; e perchè , se cosi 
non fosse , in hcn altra guisa dovrebbe confutare quelle 

2'uioni svariate ^ che produccansi dalle diverse tcori- 
di ciascuna setta iilosofica; e perchè nel presente 

Voi I. i8 



^58 

capitolo discorre la sola idea stoica, onde diceasi di nulla 

doversi calcolare le opinioni del volgo. 

(b) Invertendo l' ordine da Filodemo serbato , l'Ac- 
cademico nella sposizione collocò V nxfv)<ynftf r«xMV*^ 
prima del d(o 9*vfro tosu »fXM60ìt f<fi(ii)oOa( rtpf piovaniii)y idio»- 
rat fAsy xa4i'«i9«DrA> , secondo lai. Né die folamente diverso 
ordine alle parole , ma anche separò 1' <vxfv)9ri»s dal 
auyy«v4>5 cui per senso e per sintassi era unito. 

Essendo però noi obbligati di seguire l'interpetre , 
Siam costretti ad abbandonare per poco Filodemo , che 
con tanta chiarezza nel periodo situò le varie parti del- 
l'orazione; se bene dovendo occuparci dell'«vXfV«*S *»5W»1* 
piov non possiamo non incaricarci del ovyyfM»! ad essi 
unito. 

Siccome il vocabolo orvyysvan non è ne' disionart | 
prendendo noi norma da' significati attribuiti al tfvyysnif 
e dal senso del testo che illustriamo , sembra che do- 
vesse questo considerarsi quale avverbio nel senso me* 
taforico di affinità^ rapporto od altro simile | e cIm 
Filodemo con esso dichiarasse che V argomento in lAV* 
PORTO ( od IN RIGUARDO ) all' Utilità prodotta dalla mn- 
sica non dee che persuadere gli sciocchi , e gli stolti. 

Che direm noi della ubertosa nota apposta al* 
l'tvxfn^tcof ?In essa con molta dottrina vengono narrate 
le teoriche degli Stoici su la distribuzione delle varie 
cose naturali j e finalmente conchiudesi l'annotasione 
che siccome lo Stoico noverava tra le cose utili la mu- 
sica I perchè era stimata dal comune ^ Filodemo dice che 
la opinione pubblica non valesse a giudicare del merito 
di una cosa, v Ut hujus supplementi ratio ^ totiusque loci 
» satis adfecti sensus constct , operae prrtium est celeber» 
» rimam Stoicorum doctrinam de «poi)y(Asyoc$y et <wro<r^OBtyn> 
N yocs in mcmoriani revocare. Zeno enim id unum snaplf ' 
» natura bonunt dixit , quod csset honeslum ,ay«de» pimm ' 
» ro iwXoy , idemque esse m^tw , elfgendum , atqae m ^lM% ^ 
» utUe f reliqua omnia a^tatpopa, , indijfererUia adpelUvhi ^ 
» inter quae scilicct forcnt , Plutarcho ridente , >i|«mi aai ^ 
n ouH ftf^r» , oixscA xm ovx o^ftO» , m» «yo^^Xii fuy ««XPI^^ ^ 
» ^ , sumencla ci non expetenda ; apta naiurae , non \ 
» bona ; inntUia , «crf lamen commoda. Indifferenimm \ 
w enim ^ ait Cnto apud TuUium de Senectule ) atta aeiti' \ 
» mahilta esse , alia cofitra , alia neuirum. Quae aedi* \ 

^1 



manda , eorum in alu§ satls esse causae , quamobrem 
quiòusdam anteponerentur ,ut in valetudine , integri- 
tate senstium » vacuitate doloiia , divitiis , gloria , alia 
auiem non esse hujusmodi : itemque eorum, quae nulla 
aeMiimaiiane digna esseni , pariim satis hahere causae^ 
quamoòrem reiiceìentur, ut dolorem^ morbum^ sensuum 
anussionem , pariim non, ^tque hinc exortum esse 
iUiid^ quodZeno ^ponyyMfoif^ contraque quod ««cm'povjyfic- 
Mv nomimtviL Et ili. de Fin. ca nomÌDa cxplicans ait: 
ui nemo dicil in regia Regem ipsum quasi productum 
esse ad dignitatem ( id est enim «cpofiyfuvoy ) , sed eos , 
qui in aliquo honore sint , quorum ordo proxime adce- 
dii ad JRJegium principatum y sic in vita , non ea quae 
prùnano loco suni , sed quae secundo ^pQiiyyiS¥OL nomi» 
mniur. Ad summam quaccuinque non per se bona fo- 
rent , «ed communi gauderent aestimatione , ea dici 
Tetail tt^sAa,^ bona» s^d appellari jassit aZioffo^ «cpofi^fifVAi 
indiffeìnniia producta. Hinc Seneca Bp» 7^. J^ona Ola 
suni vera , quae ratio dai : celerà opinione bona sunt. 
liaqut commoda vocentur^ et , ui nostra lingua loquar, 
pnSdsseia» £t paucis Laeriios in Zenone ^^or\yyAva, f* 
«|Mr «xovfa , aestimationem habentia. £a idcirco » eul 
ezpetenda esse negabant y sumenda certe conccdebant, 
nipote quae , licct a»<fcXon}f» , utiliiatem non babcrent, 
gsaderent tamen «^^arbii^comraoditatc. Haec ipsa fusius 
traetata invcnies a Lipsie in sua Manuduct. ad Stole. 
Phiioe. Ub. IL Disaert, a3. Jam vero bis probe intcl- 
kctis facili negolio Philodcmi mcntcm adsequcris. Quo- 
niam Stoicus JDiogencs suae scctae piaci tis iusistcns in- 
ter xm ayaOa recensore Musicam non posset^inler ^^q- 
%yfuy« Dumeraverat^eo quod publica aestimatione prue- 
•ertila apad vcteres usque iloruisset , idquc r«xfiV)pfoy 
■iieOai rifi ffvxfV)orriA5 | signum , si non ntililalis j certe 
cotmmodiiatis adseruerat; idcirco noster reponit bujus- 
Bodi volgaribus f«H(AY)(»ot$ uti esse proprium idiotae, et 
ialiterati viri^ pbilosopho vero , et instructo valdc prò- 
brosam. Proitiae subdit : Numquid secundum Stoicos 
opìnabìmar inDamerabilia alia fore; quae nulium per 
te bonam parìont , quorum Umcn alìqua sunt rejcctay 
alia vero, ci quidem omnino mala producta sunt? 
Sic enim sequcntem contcxtum reslituendum duximus, 
uti mox dicemiu. Huc eliam jcspicil Col seq. v. /^ , 

tt 



26o 

» et Col. XXXir. V. tó. Veramtamen StoiccM 
)> ipsos pugnare docci Plutarchus li6. De Sioic. JRepug. 
» in ipsis «rpottyfMvois dcfiiiiendis : de Chrjiippo enim ait: 
99 (yitnj d« ro «poYiyfAsyov t(p ciyoUh» awayaym^ iyyvf cytsvft» luu 
» ovfAfM^As , «y «t<poi$ «'ftXiv ov9«y «tv» 911^ tovrasv KodoXoy «pof 
» VUAAS aXV a«'094i'4(y rov Xoyov ni'MS km MTOtfrpf ftiy MrcynM» 
» roDy rocovr^y; t/a cum admodum propinquum 6ono Cùn^ 
31 slUuisset productuìn , ei quasi miscuissei , aito ruraum 
i> loco dicit , nihil eorum ad no9 adtinere , ùibetque men^ 
li tcm ab hia omnihua avertere. Non miram igitar si Dio- 
i> genes Inter ^potiyjAtfya Mosìcam censenf tantopere coni- 
» mcndet (1) ». 

Rìscrbandoci di esporre in segni to le nostre oster* 
vazioni circa le teoriche già prodotte , dichiariam sol- 
tanto che per ritenersi cosi fatte dilncidazioni arrebbe 
dovuto nella nota dimostrarsi che gli Stoici mettessero 
differenza tra le cose da loro dette r* Ay«0« bona e qaelle 
T« 4i'|}ov)y(My«^ avrebbe dovuto dirsi qoali fossero le par* 
ticolarità di cui doveano esser fornite le une, e qoali le 
altre; e finalmente che Diogene proponesse la credensa 
popolare come principale argomento del suo ragioiia* 
mento , e non già come esempio incidente delle sue di- 
mostrazioni. 

Te) L' inde desumpium è del tutto sopposlo. 

(d) Differenti sono le osservazioni sol guodddlm fpo* 
sizione latina. 

Pria di presentare le idee surteci in mente circa 
3^ario senso del testo , ci piace alquanto intertenerci a 
ponderare le idee dell' intcr|)etre. 

Avendo neirantccedcnte nota dichiarato : che lepa* 
role fin qui dette non soqo nel greco , nò potendo da 
questa voce cominciare il presente capo; poicnè non é a 
credersi che un capitolo principiasse per cAe ( gwMl ) ; 
è da afTcrmarsi o che le yìjmc parole del periodo fossero 
nell'orici naie yO che ahrìmcnti avesse da leggersi qodla 
voce dall' illustratore resa per quod,o finalmente essendo 
il testo chiaro^ esserne differente la tradozione. 

Nel caso presente avverasi precisamente la seconda 
delle supposizioni testé dette; poiché il papiro va letto 

(1) Schd, in col. X. v, 3a. 



a6f 
illnunente , ed il sapplemento del tutto da qaesto diverso 
andrebbe ìd altro modo volgarizzato. 

11 veno fatto imprimere Icggesi akomi^Om 9(o d* v«o tó^y, 
che anilo all' antecedente parola sarebbe irpo$aHoyaaO«i% 
Ito STINTO tooiy. S^oendo però per poco tal supplemento, il 
Ito di che ci stiamo occupando , avrebbe a tradursi ideo 
qttapropier quod , come Ic^gcsi al margine ; non già pel 
tOBiplioe quod della suosizione. Per cosi fatu idea fum- 
MO Doi in grande imnarazzo allorcbè scorgemmo dover 
comiDcimre un discorso per un per lo che dunque^ od al- 
tri di quelle particelle adoperate nelle concbiusioni de' 
peri€>di. JBentosto ci sbrigammo da tale imbroglio allor- 
opando ponemmo attenzione al papiro , e vedemmo die 
mcMO il verso in quistione sta diversamente da quello 
leggonsi il facsimile ed i supplementi. 
1/ inciso manca delle prime tre lettere , vAtfO ; man- 
o dnqae o tei lettere » di cui l' ultima è omicron od 
^ indiziato, indi y^wo tw». 

Il ^piro è mancante delle prime nove lettere ^epsilon 
m vela» « • mancanza di una lettera della grandezza di uà 
/•to, 9f indizi! di ««roraoy. Ammettendo però in parte 
il cooigUettarar dell' interpetre abbiamo letto irpo$a)ioyMO». 
Sii i^mmo t»v. Sul riflesso poi cbe l' infinito rsnfAncJdw ba 
nopo di nn verbo finito, e cbe non può questo in verna 
BMido deduni dal senso del periodo, abbiam considerato 
ri«k come scrìtto in vece di i^^au, e 1' abbiamo spiegato 
ptr MMMperut. 

Ne può ammettersi l'idea dcirillustratore, poicbè per 
ritenerla dovrebbe credersi clic l'autor del papiro opponcn- 
dosi a unte le regole di greca nomenclatura , avesse usato 
ddla preposizione vflfo in luogo di quella di afro;confondea« 
do il soggetto DA cuicoltivavasi la musica col mezzo fer lo 
^iKauz questa onoravasi; por la ragione stessa onde da^gram- 
astici diecsi cbe la preposizione 9^0 indica principiunh 
umde quid criiur , ed ^hto il mezzo per cui ottiensi una 
cosa nella guisa medesima onde i Latini dissero mori ab 
e«se(#ìetc. 

(e) 11 Éantum della sposizione non e nel Greco > 
se bene aggiugnesse energia al discorso. 



(1) Lncan. Il* v. a64*. 



262 

€iri«EP£4eAi. Kac piEV T( 

te su quello di un filo- che da quello muova* 
sofo perspicace. si ^ gran vitupero ap- 

porta (a). Forse poi 



(() Diverto è il supplemento da praticarsi al verso 
ia cai fa sopposto il vocabolo Kf«rM^\>r<p. 

Le parole , giusta l' illustratore, sono Tn^^iudt^np rsvfnh 
|Koy MforOoM ri)S tvx^yfixias 9v>yy«ydis* 

Siccome secondo noi in cosi fatta lettura manca 
per sintassi il verbo finito cui rapportar debbesi l' infini- 
to HSforOdw , leggemmo xom ofA^Otc xj^ rinf^iipcoy ; avendo nel* 
l'originale vedato> che de' due versi^ ne' quali comprendesi 
il supplemento in quistione , il primo termina con un «ai 
chiaro, e l'altro è mancante delle prime dieci od undioi 
lettere , incluso il r di rsxfsvipioy cne anche è roso. 

(^) I4' aliguid momenti habere poteri non è da ri* 
trsi ; e perchè non ò nell' originale , e perchè J 



tenersi ; e perchè non ò nell' originale , e perchè la sìn« 
tassi serbau daFilodemo è tale da non ammettere co4 
iatto inciso. 

(h) Nel senso tacquesi il viro; perchè il sento è ehiaro 
dt guisa ^ che non può il irsii«dt\i(4S»4i unirsi ad altro 
nome. 

In luogo del f|» innanzi al %9mul%^èy^im abbiam aup- 
plito otf per le ragioni^ che esporremo nella nota s^guenla. 

(a) Le parole , dalle quali si dedusse il magmum 
dedecus adfsH, a parer nosuo, yan differentemente aop* 
plite. 

11 /oc simile manca della prima lettera oMf t man- 
cano sei lettere ^ «^ » 9 » > la cui linea trasversale non 
si unisce con la seconda perpendicolare , <t3o$. 11 verso 
seguente poi manca delle prime due lettere » 9«it laguna 
di altre nove o dieci lettere , m (*ay ri. 

L' originale vedasi nella prima linea mancante della 

Srima lettera , 0509 , mancano cinque lettere , oyoiifidos, 
ella sccouda maucauo due lettere , s«'ayr»9| di cui il 



363 

(« è iotcrOy e le allre lelterc indiziate con certezza , man- 
cano ciuattro lettere , kai (aviv rr. Dovendo quindi rivocarsi 
indubbio il supplemento, perchè il y di ovsi^os nell'ori- 
ginale è eia, e perchè prima del ^ del supposto e^Kpspsaùoit 
▼i vogliono altre lettere, di cui la terza scorgcsi con chla- 
rena esser s^ma e non epsilon ; abbiam letto ^tXo^yo^o) o 
^tfmrt^ «idìof nis mtofttos tf«rf. Varie sarebbero le obiezioni 
che per tal supplemento ci si potrebbero opporre ì le esa« 
mineremo parti tamente. 

Benché «i^s comunalmente rendasi per argumenium, 
pure vedesi potersi ritenere in sienificato di conimene' 
tum allorché considerasi che tra' significati del vocabo- 
lo aidof è anche quello di argomento , pruova : ai ego ar^ 
bUrw lignificare poUus omne commenti genue vel ar» 
ik, mu artificiL Obaervari aulem et nomine «t9o$ eum 
me mU non semel , guum dicil aUquem tpi^MÒM diri foiov - 
fttf •?(•<• JLaiinoa certe aUquem ad kiia pel iUas artes 
eeniugere eodem sensu dicere exisUmo : aed et 9os aui ìUm 
ptiinde esse ac et quia dicat ad iUud arlium genus. 

U t%i rapportar dovrebbesi all' antecedente è^yi^(sxia,%\ 
tanto fik che non avendo Filodemo preposto articolo 
ad mèsf i probabile che specificasse l'argomento con mo- 
stiaiecbe egli rammentasse di quello da lui deito dìuiili/à. 
U verbo a^*» finalmente dovrebbe ritenersi in senso 
■Mlafiirìco. 

L'intero perìodo adunque secondo noi sarebbe ««e 
ìfa^to tmm e^ipfMB» xiXiyir^M tr^ (AOVtfcHiiy. (Stojrr) i^sv km afAoOsc 

te aat fudiXfy sii fcXooof<^ o hatavov) «i$o$ n)$ «'«vra»; a^9> , 
mpeieet ab antiquia muaicam honorari. Idiolae quidem 
et indoeio oportet argumentum hoc ex ulililate adaignare; 
emdito autem et praeseriim philoaopho , qui perapicii 
[ mu penpieaci \ , hujuamodi commenlum non urget. 
In questa supposizione il HArovoi) potrebbe supporsi pre- 
fcnte attivo ritenendo , che Filodemo scambiando r«f in 
\ avesse seritto aatayov) in vece di iuif»>osf (i) , e che per 
le ragioni da noi piii volte espresse vi avesse tolto an- 
che u/ota, che in tali casi solea sottoscriversi. 



(i) Z^ngor. K. 



264 



A'uiro TAN :$TAlKa>y a^coti- 
Mev\ ori fJLUS E4TI Mi/pca «X- 



Che se si credesse 
efficace cotale argo • 
mento non potrebbe 
mai dirsi buona la mu* 
sica, a seconda dell'opi- 
nione sloica:perchè moU 



secondo (a) gli Stoici iu 
pregio la musica avre- 
mo ^b), come innume* 
revolì sieno (e) le altrOj 



(a) L'Accademico tradusse il h«i f^nv ^m per numquid 
enim nella sposizione , e per et aane numquid nella Ira* 
Suzione al margine. 

Quegli inoltre nelle sue note disse che nell' originalo 
ai leggesse fi»»* in luoso di fAv|y , e che ciò non potesse spie- 
garsi , elle per error dell' amanuense » in a^toy^»^ aper* 
» tissime legitur (A»y , quod tamen prò i^iiv , non quidem 
)> scriptori nostro ^)|NCovfc , sed librario festinante , pofi- 
» tum duximus(i) ». Cosi fatto errore per altro svanisco 
alloichò couosccsi che li /ansimile osservato dal nastro 
diciferatore fu inciso in modo da presentare una lettera 
diversa di quella nclF originale \ poiché in esso con chia* 
Xezzà Icggcsi y^9. 

Noi d'altra parte i senza ricorrere ad un significato 
raramente da' classici scrittori attribuito al «ac f»v «ai} 
abbiamo separataiaonte spiegato ogni vocabolo volgen- 
do il xAi ykSìf in et sana e riteueudo il toi qual riempitivo 
attico (2). 

Siccome poi il d* viro non può ammettersi j perobi 
lungi di una il verso originalo e mancante delle prim^ 
tre lettere , e poscia Icggcsi *^o ^ abbiam letto ovh into » 
riserbandoci altrove di presentare al lettore il senso ^ che 
emerge da siffatte nostre supposizioni. 

(b) Ritenendo che rogioufAsy fosse prima persona pili* 
rale del presente dell' indicativo del verbo of io» , 1' ab-> 



(i) Scholid. col. X. v 3G« 
hi Zuiogc;. Q. 



a65 
Atn raN pcv)3ey arAtfoy iroc- 
PAOKETA^oyrojy , enca Je 

KAI iCf^JiXOìiUfCk Ufoeim" 

yfjL&^a x«TA THN ao^iw 

ur\ T(fAora£NA; 



te cose del tutto simili che niente dì bene per 
a questa , che non ap* se apportino, delle quali 
portano vcrun bene e alcune son rigettate (a) , 
son cattive , erano dap* altre poi, e per verità 
prima approvate, ed ora alP intuito male dal voi- 
da'sapienf i vengono di- go son prodotte (b), cioè 
spiezxate. • • • • della comune stima eo^ 

deìUi (e); sebbene (d) 
da' sapienti in niunoono* 
re abbiansi (e) ? forse 



t>ttno spiegato dignum exisiimamus , non già dìgnum 
esitUmuMmua. 

(e) La proposiuone greca on fiijy é<m |ftvpi« potrebbe 
Uq rÌYOcarsi ìd dubbio ^ se li pon uicule all' originale, 
Aoo che al senso del perìodo. 

11 vene del ])npiro leggcsi mancante della prima 
lettera , «v » manca una lettera , rifi , laguna capace di 
quattro lettere , indi ay^Mpt» al. Laonde abbiamo supposto 

Crediamo inutile rìntcrlenercì a compro\are i nostri 
sapplementi ; percbè questi vergono sostenuti non meno 
liagl' indisii nel verso originale , cbe dal sento che ne 
UAtcìge» il quale sarà da noi in altra nota espresso. 

Koii omettiam per altro di avvenire cbe , seguendo 
le dilucidaxioni dell' intcrpetre j la teorica delle cose prò» 
duriue e rejectae degli Stoici non ba alcun nesso col 
^cb^tto del poriodo , e pare del tutto da CdiO distinta 

(;i} L'jut^au inciso (juvium alìfjuu òuui njicia lu 



a66 

del tutto supposto 9 perchè di esso non evvi indizio ve- 
runo; DÒ questo può ritenerti in quanto al senso del 
periodo ; poiché a parer nostro era inutile che Filode- 
mo per dimostrare una sua opinione , in vece di cennare, 
desse lunga sposizione di una teorica molto differente 
dal soggetto del papiro (i). 

(h) Crediamo simultaneamente occuparci dell' «ma ^ 
HOC «rafAiroyvipA «^os)nr)7(ity« , poiché è ule il rapporto di 
Questi vocaboli tra loro^ che la interpetrazione dell' un 
di essi mostra il senso dell'altro. 

Prima di ogni altro Cacciamci alquanto a conside- 
rare le conghietture già espresse. 

Nel papiro si scrissero due note a tal passo , appo- 
nendosene una all'sycft d«, ed un'altra al «rpotyi^yiifMi. Nella 
prima si affermò che le proposixioni del periodo erano ia 
modo da far supporre che l'amanuense nel copiare avesse 
confuso l'un verso con l' altrove ne avesse omesso uno* 
Nella seconda si disse che 1' amanuense erroneamente 
avesse scritto ^^otin^i^m in luogo di «rponyfAsy«; Eyi« di ) 
» Heic integrum comma desiderari rcs ipsa clamat Par- 
li ticula enim ds praecedenti fAip* » et ^poti^futf» , quae te- 
M qunntur , rois tuto^poft^yLtyms respondere debent. Pro cer- 
» to igitur habeas in okvtoypai^ scriptum fuisse svi* ^ a«a- 
» «rpoviyfity» , tum sequenti versu svi» 9$. Sed amanuensii 
» cum transcripsissct primnm to syiA, retortii ilerum ad 
» cxomplar oculis , «rfl^wpdov in alterum fo tyia incidilf. 
» quod ei fraudi fuit , atque exinde superioribas omissis 
» transcriptionem est prosequutus. Supple igiinr confi- 
li dentissime : svi* fuv »if<Htporfffuy» , sma ^ km «'«(Mioyitfa 
» «'poviyiMy». Sic enim , ut diximus , Sioici ta adiafo^. 
Il indiiFcrentia ( ea nempe auni t» fAvi^sv oydtOov «a^atfana-. 
a Covra ^ nullum per se bonum adferentia paticbantor* 
M irpoffyi)7fMya ) ex iis , c^uae huc usqne adnotavimas ,- 
» liquido iuferes binas litleras «y perperam a librario in 
» hanc vocem inserus expungendas esse. Confidentissime. 
» igitur Icge «rpoijyiAsy». 

Laonde nella prima delle note da noi riportate si 
disse che doveasi supporre mancante un comma , e che 
(lucsio esser dovea quello contenente la prima parie della 
distribuzione da Filodemo praticata per le {utrolc «m» |M* 

(i) Vcd. nota Sfgiu:ut«. 



a67 

<:d 4M« ò€ j nel punlo che poco innaiiii craai affermalo 
«loTcrai PfviA 4l< rapportare al precedente f^n^. Ad oggetto 
<Ji fnocciolare qucBi' apparente cqntraddiuone diciamo 
ibe forse pei praecedenii iiiffif cennar si volle quello ere* 
doto omesso dall' amanuense \ e che per error di stampa 
si scrisse con eia quella particella che imprimer si doyea 
con epsiion» 

fiella persuasione che vi fossero errori nel papiro 
si lesse nel verso «pofyi)yfi«y» , e si dichiarò nelle note 
che da colai che scrivea il papiro si era malamente aggion* 
ta la preposiiioue fv al vocaoolo ir^oityioye. 

Ad oggetto di difendere alquanto 1' amanuense » 
chiunque esso sìa stato ^ osserviamo che i supplcmen* 
ti eoo possano ammettersi \ perchò il ^gì09ì^ysif$k sareb- 
be compreso in due versi p o sia pel ^fQ*yn terrnip^*. 
lebbe la Uoea superiore , ed il rf««y« darebbe oomincia- 
atato all' isiferiore ; nel mentre che il verso nosterio* 
va è maocante delle prime lettere al numero di uua o 
due \ e quindi il y non ò da leggersi immediatamente con 
la ulùna lettera dell' anleccdente linea. Oltre di che neL 
presente iariso^ che intero leggesi svia ds «ai «rafuroi^pa 
•'^••^|ii*s(osia a^onyiava, giusta rioterpcUe ) »ata tv oo- 
fM» |B| npmi/tM»maàqua vero etomnino mala producia sunip. 
Mntmiuni sapieiUiam nullo honore /iobenaa , evvi mani* 
festa coBSraddiuone. £ssa in falli è che se parlasi delle cose. 
cheenno dichiarate buone dal volgo , perchè Filodemo si 
▼else di quel vocabolo ( «'fonyfAsy^i prodaciae ) ^ di cui i 
soli Stoici facevano uso? 

Osiamo però di manifestare altre conghieiture sul pre- 
sente iiicÌM> « che da noi si è letto ori {^v|y ta i9« |i\i|)(» aXXa 
tnr a>|to my»àwf ira^«ax<u«{[oyra)y «via $« yuu «ruf/LiroyiQp» «'f osvi) 
l yp iS ia xara np» oo^xay (^iq n|*i>f4fy» quoniam simi/es huio 
multae a/iae rea niUlum fjonum affertnies omnino ma--' 
he aniea emnt exUtimalae per sapientiam minimi habi-- 
ine 9uni. 

Pria di spiegare le esposte parole ci piace dichiarare, 
cbe due sarebbero i supplementi a farsi dopo del ^c^^*, 
m9m(wmu0 ; o aia mancandovi la lettera prima di ^i** 
potrebbe leggersi awai od ««a. 

Nel primo caso dovrebbe òan» considerarsi come no* 
arioativo plurale iieolro dell'aggettivo ayfO$ wolesius. hti 
prima objczioue clic ci si prcseuta , i che il nome da 



^ ... 

noi fopposto non legfesi ne' dizionari. E beile non per 
tanto ehe Filodemo di questo usasse , nerchè anche gli 
scrìttorì classici servironsi de' derivati ai esso; tra' quali 
«Mbios, 8u0«brcos etc. Or, se leggonsi i composti dal vocabolo 
«(wos y perchè non può credersi che questo venisse talvolti 
adoperato ? Che se poi non volesse ammettersi la congbiet- 
tura già da noi detta , e supplir si volesse in vece <m, 
secondo noi , dovrebbe ad esso darsi un significato ben 
diverso da quello per l' accademico attribuitogli : perchè 
sembra che V sm» avesse da considerarsi qual soperchio , 
e perchè non evvi nel periodo espresso altro sm« di rap* 
porto a questo \ e perchè se superfluo si considerasse il 
senso sarebbe maggiormente chiarOé 

Ha eccoci al «inmvii di difficilissima interpetrasunM^t 
di cui non possono dirsi che vaghe conghiettorn. 

Nella sicurena che questo si legga intero neli*«b 

Slnale ^ siam di avviso aver Filodemo usato di an wki 
el tutto nuovo , cioè di «potiwfii i di cui crediaoM» 
3*ugnere il significato con rimontare a quello dePi 
vien composto. 

U vocabolo in disamina è prodotto dalla unioi 
prtposisioni «pò sy col verbo «fu ( uun ). Or dcconie àafmi^ 
cabolari emerge die ne' verbi cui queste trovansl uioj ""^ 
servono esse a denotare un tempo che precede quello i 
trattasi od operasi ciò di che tiensi discorso: v. g. «yes» 
{^habiio) pnusseu aniè habito , m ^ o t^ AXm {Jaeio) priM 
invado; il «'pofyq secondo noi dovrebbe spiegarsi par «ais 
enuU legandosi con nyy^» ( exisiimaiae ) aniB erani «sai 
stimaiae. E cosi Filodemo , combattendo quello aij^ 
mento dello Stoico y onde questi dicea che la massai 
era da reputarsi buona perchè slimavasi daelì antidiif 
dichiara che il filosolo non dee convincersi da tal i^^jP^r 
nare« perchè cranvi delle cose reputate buone, le quallp^l 
bene fossero approvate dagli antichi , da' sapienti dal aM 
tempo erano dispreuate. 

(e) L'interpeire per meglio dichiarare la idcu èk 
Filodemo , secondo lui , esposu » nella sposizione vi w^ 
giunse le parole A. e. communi exùiimaUone ^uuiftwlpf 

Non crediamo d' intcrtenerci su la regolarità di cast 
perchè non legnosi nel testo ercolanese. 

(d) L'eisi non è nel papiro ^ né particella di aioul 
(atta può supporsi nel libro grcco^ perchè per essa divi- 



969 



dunque quelle con ono^ 
re le /amentiamo (a) g 



^ il «Aff* r^ oofcfts» fftii fifia)faMi dall' antecedetite nm 
^tf^mtipm ^p99»% iftni^^p cui è unito. 

(e) GiiuU quanto abbiam dichiarato nella nota 6 a 
p^aKfper la spi^axione del 00910^ ci liamo perfettamen* 
It coBioniati alle idee nel volume pubblicato. Solamente 
ca aariam dipartiti in quanto al punio interrogativo scritto 
^ ** ' ione. 



un tal legno non vi fosse nella colonna ori- 
{riUastratore d avvisò che il senso fosse di oscura 



di questo. 
v* hk dubbio che nel periodo latino sembra et* 
mnd hiaqgno di cosi fatta punteggiatura ; ma doven- 
da aggiaigaarla al papiro varie supposisioni sarebbero a 
^*M ad oggetto di meno alterare le parole del mano- 



! avrebbe da credersi che cosi detto /xi/flo 
ooliocarsi dovesse dopo l'ft&imtMy} ritenendo 
Fon atlicaoiente fosse soperchio. 
^ Pét r dbbe inoltre non apporsi il segno in parola al 
~^'ìo ; e spiegarsi il i^n^ per seme ( al certo )• In 
ilo 1 Epicureo ironicamente lodando il regio- 
aan di Diogene dice: Ed al certo con gli Stoici gindi- 
dcvoBO buona la musica, perchè altre cose a questa si« 
«3i ton riprovate da' sapienti. 

(a) Il numguid er^ honore iUa proeequemur fu 
•m iaat o nella fine delia colonna decima e nel eomin- 
ciaiaento della undecima. Quanto questo non combini 
csl rioumenie periodo sarà da noi dimostrato nella se* 
aacale noia. 



i 



COLONNA XI. 

. • • Otaenos a^coii- 
MBiiA Tno TOH ^norSùuorepiXiy ; 
H TOTvfliynoy evs icXeicfm 



realtà stimansi le quali appo più pru- 
dagli uomini più denti uomini di niu- 
{enti. na lode degne rcputan* 

musica air incon* sì (a) ? Forse (b) al 
a può giudicar- contrario opineremo (e) 
mentre conosciamo (à\ 
la musica ^asitulta(e) 



Giammai non può interpetrani un libro o 
ica tensa estere a pieno ii imito delle varie cau- 
ti andò soggetta. 

soci ad un punto in cui la vera intelligenia di« 
lon mcn da dottrina che da storia ddlo eroi 
de' papiri. 

colonna undecima nel facsimile vedesi molto m 
aprimi due versi ; poiché in esso la prima rio» 
:e di undici lettere , indi yoc «&ov , e la seconw 
tsi di altrettante Ietterei indi c9«0t m oon correi 
I al di sopra , p »v« 

pagina originale vedesi al presente mancanf 
ettere della prima linea , indi yof «&»» ; e i 
evvi laguna di uguale grandezza tcrminanir 
di ypiilon , e ^Mov^m» come nel l'inciso, 
liglianti lagune per altro diminuisconsi alF 
entc^ ad un sistema invalso neir aprimen' 
apiri. 

indo nell'anno 1764 si trovò il mexzo onde 
iì (atte scritture , e renderle a conoscensa (f 
lisero varie inavvedutezze. Tra queste e 



a7« 

che il chiarissimo P. Antonio Piaggi delle Seaole pie , in* 
tentore del modo come svolgersi qacgli antichissimi 
rotoli f iotrodnsse il costume d' incollare sopra tela cia- 
fcan papiro. Tal sistema nel mentre che sembrava 
pili idoneo alla conservazione di quei manoscritti , non 
cessò di frapporre maggiori ostacoli per la illastrasione 
di essi ; poicnè il nostro chimico era solito d' imbrattar 
di colla la tela ^ adattarvi sopra il papiro , ed indi con 
pessnola premerlo affinchè ben si unisse con la sottoposta 
tela ; e siccome quello non era molto grande , avveniva 
die toccando ora un lato ed ora un altro di questa , lor* 
dato di colla portasse seco qualche pezzetto , che ben- 
toslo ad altro luogo veniva attaccato. 

Biacontrando noi l'intero papiro originale osservam- 
mo die, per la sopra esposU operazione , un frammento 
c ortene nte porzione de' primi due versi della colonna 
■ndccima lìi traslatato in una laguna ttu. il cominciamento 
ddla piwedente pagina decima e la fine de' primi versi 
ddla «Olia. 

'Kè ab abbiamo affermato dal perchè avessimo solo 
erratila la grandezza e la figura del pezzetto del tutto 
coarinointe conversi della undecima colonna ; ma ci sia- 
flM a ciò spinti da che le poche parole sussistenti nella 
seooada linea di esso uniumente a quella della colon- 
ia coititirìacono perfettamente i vocaboli di tdsy ar«ovdMo- 
i»fm dall' ioterpetre suppliti , in guisa che 1* ypsilon di 
wttm^miortfmw leggesi mezzo nella colonna e mezzo nel 
mentovato avanzo. 

Adunque mossi da cosi latta osservazione^ a nostro già- 
dnio eonvincente 4 opinammo che quello dovesse legarsi 
perfcttaoiente con le lettere rimase ne' primi due versi 
ddla colonna undecima ; che in ciascuno di entrambi 
i versi non vi mancassero che le prime sei di queste , 
t dovendosi nel primo leggere «f «Xfovos a^iiw, e nel se* 
«•■do m^ 9m€ntàMot$pmf ; abbiamo ritenuto ow ^iwwf ^Uf»fo^ 
a{H«roi s« f»y (y«ov9aiors^«y non omnino pluris exisiimatur 
m pmecliMrionbu8 ( subint viris) senza il punto interro- 
guivo , che non e nel testo di Filodemo. 

(b) È veramente oscura la intel licenza di quel pe- 
riodo che leggesi an contra , interea aum universa fere 
ts ad convivia pervenit ? Accortosi 1' illustratore 



«a 

della oscuiiià di esso nelle versioni vi aggiunse an opi- 
nabimur od un novimtis del tutto taciuti. 

Non v'ha dubbio elicgli Attici sottintcndeano tal« 
volta il verbo principale ^ ma non è da supporre in un 
periodo ripetuta cosi fatta libertà per due verbi diflcrenti. 

Né sembra che potesse esservi dubitazione in Fi- 



lodemo che esponca il proprio divisamente sopra un sog- 

f;etto cotanto aibattuto. L Epicureo in vero non era ba- 
ordo in guisa che dubitasse della regolarità di cjuel 
giudicio da lui per lunghi ragionamenti emesso. Ma 
non è qui che il nostro autore dica la sua opinione, uè 
V opinaoimur ed il novimus vi va a proposito. 

L' accademico probabilmente espresse per foraitan j 
uirum queir v| da lui supplito nel cominciamento del 
terzo verso. Questo nell' originale vedesi in guisa che in 
principio evvi un tappa quasi intero , seguito da tennis- 
almi indixii di lettere. 

Avendo noi adunque riguardo non solo al lappa} 
ma anche agli altri indizii abbìam letto x« towaafwm §m 
^Xsctffi) in luogo di v) tovvAvriov sos «Xcioo). 

Pel XM fowMftto» il nostro autore dopo di aver det- 
to che gli Stoici f opponendosi a' sapienti contempo* 
rane! , reputavano buona la musica perchè questa iti- 
mavasi molto ne' banchetti ; rivolgendo l' argomento 
aflTerma che a' tempi suoi essendo adoprata ti frequen- 
temente ne' conviti ; non poteasi giudicar iavorevel- 
mente di essa da chi che sia e specialmente da Dioge* 
ne^ il quale dicliiarava furibondi coloro che gouovi* 
gliavano. L' Epicureo quindi riconvenendo lo Stoico | 
avrebbe potuto con ailemma esprimer piii efli«aco- 
mente il suo ragionamento , e dire o lo Stoico ap- 
prova la musica perchè praticasi da coloro che assiitono 
a' banchetti \ ed allora malamente si avvisa nel dichia- 
rar furenti costoro : o considera questi come maniaci y ed 
allora dee riprovare le costumanze di essi , tra le quali 
evvi il maggiore uso della musica. 

(c^ L' opinaoimur dum non è nel Greco ; e per k 
ragioni espresse ncir antecedente nota non è da supponi 
in proposizione cosi fatta. 

(d) 11 novimus e parimente immaginato ; ne Filodcmo 
potea mettere in dubbio la sussistenza di quell'argomcii- 



i7^ 

(o a etti esso non dovca che rispondere. Di fatto se Dio- 

EDC parlava dell' uso più frequente della musiea ne' 
iDchctti , era inutile che Filodemo avesse cominciato a 
dimostrare la sussistenza di (]ucsto costume generale ^ 
comn Demente invalso non solo , ma riconosciuto dallo 
fteifto pensatore contrario. 

Ìe) Varie son le osservazioni da farsi su l'Mof ^Xnavn^ 
)i questi il primo venne spiegato per interea dum 
nel iDarfl|ine e per dum nella sposizione y come se fosse 
seguito da verbo indicativo o soggiuntivo ( taniisper dum 
vel inierim dum: hac aulem in aigntficaiione jungitur 
mi vd indicativo vel subjunctivo ) : ed il secondo pei: 
wùver&a fere e -^ev fere omtiem. 

Seguendo le norme del senso avvertiamo che 1' «0^ 

al presente va tradotto per quamdiu , interim , interea od 

altri amili. 11 «rX<i(yn) poi è da spiegarsi maxima pars nello 

slesso significato in cui da Aristotele si disse xò ^Xeiatw 

tn^ fi^B maxima para victusy e da Isocrate i) «X«ian} rQ$ x^V^ 

maxima porr regioniSf etc. Ci si objetterà che ])er ammettersi 

il nostro pensa mento dovrebbe esser genitivo il nome cui ha 

nppofffojl tt^siat^f non già nominativo qual' è il seguente 

||0"^*^ £ facile non per tanto che dair Epicureo attica-* 

neaie n scrivesse (aou^ixi) in luogo di |Aov{yixv)$^ o sia il no* 

aiiuitivo per lo genitivo : Nominativus jéttice sumitur 

fio Gemiivo : ut apud Homerum ótpf» oc ^i $\)o anò^elot 

prò nX9 9i 8i>oiy oxcHriXeiy » nimirum prò duobua genitivi^ 

abmJaie posiiia usurpant attici duos Nomina tivos : ut 

apud Pmlonem Judaeum de mando : «£y ydp tu aia(^xòy 

<> ymdsm «m yMtxfio\ous ov^iwozs xari rà avrà ^ » r^ |My dofi^ 

t^ uai yoiQfw e'poasvcifuy etc. prò «rovròs ^d^ rov a/odnrov óy« 

Iti eie. (j\ 

Potrebbe ritenersi pure che si scrivesse ^Xnfstr^ in luo* 
go di mXKat»,ed allora il senso sarebbe guamdiu plunmum 
musica ad convivia provecta sit. A comprovare che gli 
Aitici frequentemente si servissero di cosi fatta liccn- 
a sera sufficiente il trascrivere una nota ^ che Icggesi 
apposta alla voce 60/yn del vocabolario Attico di Meride. 
fc'y^ V IMtera vi prò a in quibusdam nominibus placuil 
nkrÀiu jittìcis. Irfra Moeria : Pi'yv) , AtxnuSs. fXy»é^n^i' 



1) ZoiDgcr. T- 



oi'ynv Iiabct Plato Sophist. pag. t^S prò quo in JLU 
ipient. XIL V, 5. est ©oiy»y. Sic ^%iyt[ prò «<i'y«. 
ri ratio in ouòfri. Ethymologus p. Sj2, ATO^a td noofòv^ 
rixòy oTOfi}- j4ristop?i. j4v. v» 779 rfy^^^ cuòpi et in 
F'id, Sc/ioliastam, j4risloph. ad Plut. v. &j3 et Sui- 
1 AOif Ji. y^pud Stiidam in E^^^n^'vi) prò X^>tp« aitéXxfi 
ov( Kitsterus legit dòd^on. Malim i^i^^* Eadem 
5 in Pollile, L* yi, 58 prò quo recte apud ^the- 
X flld«pYj$. 6<f (AV) scribi debere et non òdfyM monet Phry* 

p. §46 sed ùifiioL poiuit esse neutrum, Nófxi) ajmd 
lem Menone. Eusta th, IL T,p. i236L 4g. Menander 
fi^oL. Sed inprimis in nominibus in Xa hoc obtinuii^ 
IO attici scripsetunt Xy) Herodianus in PhiletaiBroi 
b oi/x<' òp^t'xXa, aXXdi ofAo^dos if ófMxXv) r^ ii x^\y\f{ dei roO if. 

locum Jortasse ante oculos /labuii Eustathiua ai 
p. 88. L 48. 'latioìf 9i 6ti naòcUtf òfMxXi) dii ro^l i|^ 
k' iu xXv) iuu C<^Xv) , K»! xptyXii 9 «$ «{pi<nioy ^«rnv *H^ 
/r/e/7i a</ Odyss, X. /?. 7^5. x«yoyi'i;<i di ò olM^ fitmf 
naeus L. VlLp, So5. B. ) %cU ^ 'Arrmoi* h/xXvP' ili 
iyouaw , TMÙ à Xòyo^ oìJf<»$ lx«« » t« y«^ «^ X» 'Uffwtm 
^p6 TOM X ♦'rv<>'' ^ ^X««* <w>iXX«, KÓXXm, /SdiXXfli, i^XXc» 
, wXitftXX». ffll dil sis Xt) , ovWn , óyLixlyi , X^rXv|, ( I» 
ix Athen, ) y«»^6Xij. ^d» xai' x/xX*j , t?w clpyi* wm d /x#^« 
xsroc di x^ ro(0'ir<j9 xavóvi x«' Hpdi>diftyds — >iy«i M tf «^fvf 
\naeus ) xoi' dn ak xi'xXij diit roil 1) , dvr<i> xo^ rp/y^n* «* 

X» (K)Xuxi if«ri«Xoxi)y ixovra fcnl y si% 1) Xiiyw , rM^lvi 

C^^^Xtj (I). 
laonde facilmente potrebbe credersi che Filodcno 

scritto «rXtfitfrn invece di «rXciorra , ed allora dovrebbe 
> spiegarsi plurinwm in vece di plurima. 
\ punto interrogativo poi non leggcsi nell'origiiiak> 
noincrebbe con le nostre conghieltare. 



) Ad Mòerid. At(. Lexic. A«tic. toc. Boi'yi). U 



275 

r(f ìb noLt fAottvofjLeyovs 
MI Tovg ^oXkovs yo/bit^oy- 
TI , Koc 9:^x6X01:$ ov% e^iori 

«UTW • toc:» h XATuferrOT- 

A Imona , perchè usasi a' conviti esser pervenu- 

oe conriti ; per la ra- ta (a) 7 Inoltre a Que- 

giooe stessa onde , a sto nostro (b) non lice 

colai che crede che ivi a giudizii della molti- 

ie persone diventassero tudioe (e) rifugire ; co- 

fariboiide non è lecito me che quei rimanen* 

iammtn da' giudìzi di ti Stoici la moltitudine 

^QcrteU eccellenza del- sempre , ed all' intutto 

vaneggiare insegni (d)« 



(a) Hon T'ha dubbio che il solo sigùificato meta- 
eo sUrìbnito al verbo «rpo/3«yA> hprovehor. Ma coi senza 
tesa di Teder muoverci contro infinito numero di Ari- 
starchi traduciamo il #po/3aiyov9a per usitaia , ed afierraia* 
ao che al presente questi verbi posson dirsi sinonimi / 
faiebè tanto è , a parer nostro ^ dire Ja musica molto è 
pméoita ni conifùi , quanto la musica è mollo usata ne' 
tommiL 

^b) 11 M Ss venne piii tosto parafrasato ; poiché al 
Sttrgioe fu espresso fuiic vero nostro , e nella sposizionc 
pnEeierea huie nostro. 

Senza incaricarci del nostro, diciamo che le parti- 
celle Ai- vero e di ptaeterea non solamente non sonovi 
ja greco \ ma , per poco ammesse , rendono oscura la 
intelligenza del periodo , perchè per esse dividesi il rom- 
4M che fiegue dall'antecedente, cui è perfettamente unito, 
coflae dimostreremo in seguito. 

^c) Per magffior chiarezza nella sposizione si disse 
'nultitudiais qucu Avroi» già dichiaralo eorum. Per le ra« 



2^6 

gionì che diremo nella prossima nota meglio si sarebbe 
comportato 1' accademico se avesse serbata intatta la pro- 
posizione del papiro. 

(d) li ro9s K« lAMVopisyovf mi fovs «foXXovs yojAi^oyn pare 
che debba intendersi in modo differente da quello già 
ritenuto. 

Pria di dire il nostro divisamento non sarà fuor di 
proposilo considerare alquanto i supplementi. Sicuro di 
avere raggiunta la idea dell'autore, l'interpetre para- 
frasò pili tosto il passo greco in guisa , che al malizine 
aggiungendovi un homines generalizzò la proposiuone 
esprìmendola ?iuic vero nostro ^ qui homines plerosque 
insanire putat ; ed alla fine del libro ampliando mag- 
giormente la idea , disse utpoie qui cum reiiquis «Sm- 
cis multitudiìicm semper , et omnino insanire putanL 

La esalta interpetrazione del presente passo dipende 
xneno dalle parole del periodo , die dalla conoscenza di 
talune teoriche degli Stoici > per la ignoranza delle quali 
potrebbe malamente intendersi ciò che si è detto da Fi* 
lodemo. 

11 dici fera tore alle sopra esposte parole della sua spo» 
sizione vi appose citazione con cui disse che per bene 
intendere la idea là dischiarata ^ era mestieri leggere la 
nota da lui scritta al verso 6,^ della colonna XI ^ che 
è cosi concepita : ftp Ss xai fxaoofAsyovf. » Heic apertitrime 
» suum advcrsarìum Philodemus Sloicorum dogmalna 
» arguii. Respicit enim celebre Porticus «^V^^^fr^ » qaod 
» Tullius enunciai : dn «rayr^s oi o^ovss lAocvoi^ai » oniiiif 
» siuUos insanire. Proptcrea addii v. 8 , mh «am]M* 
» Scilum enim est, Stoicis , ut virtuium | ila peccatonam 
» aequaliUlem fuissc persuasami iuque atultos ex ( 



>i seutentia , non plus minusve , sed ex acquo onunes 
» omnino , ac totaiilcr insanisse. Uinc Laertms io jSp- 
» none : «'avras r« rov; o^povjts [nony^oùtu , ov yop q^nmjiaif 

M omncs stultos insanire , ncque enim prudentet ette i 
u sed per aequalem stuiiitiac insaniam omnia ikoere. £t ' 
» elegantissime Flaccus 11. Sai. 3. 
M Quem mala slullilia , el quaecumque ùtscitia veri 
w Caecum a^ii , insanum Chrysippi poHùsuB ei gnx r^ 
» j4utumaL llaec populos, hacc magnoè formula reges \ 
j» Excepto sapiente tenef. Nunc accipe , quare s 

i 



^77 

9 DenjAuU omnes aeque , ac tu, qui Ubi nomea 
n Imano poeuere. 

» Pbilodemi igitur argumcntatio tic procedìt. » Ex 
» commoni vetemm suffragio inferi Diogenes Musicam 
» etse Inter ra «poiiyfwya , atqae proìnde t^^ta» : atqui 
» bojatmodi ratiociDio sibimet repagnat is , qui multi- 
» todincm omnem intanientem polat. Si multitado enim 
te imltis cooficitur, staiti omnes omnìno insaniunt ; 
■ qoomodo eigo masicam otilem dicemas ob id ^ quod 
» ■aJUtodini faerit proba ta ? Huic ìgitar , si sibimet 
» coostare cupiat ad multitudinis judicìum provocare non 
• liceta. EmiOTero Stoici non satis ubique suis princi- 
» pila ooDSODOS Flatarcbus arguit in libro , qucm de 
» Moicomm Repagnantiis adornavit (i) ». 

Laonde l'annotatore sostenne aver detto Filodemo 
che gli Stoici diceano la moltitudine , o sia il popolo, 
OMT coittp€>0ta di stolti, i quali sempre ed in ogni tem- 
pa Tancggiano. 

Qvantnnqae fosse diverso l'argomento prodotto dal- 
l'EficntOy pore osserviamo che Diogene non mai dichiarò 
siolto il popolo } poiché Zenone^ maestro di lui, manifestò 
rlW i fii teorica. 

(^aesti di Catto divise gli nomini in due classi , l'una 
M0& de^ sapienti, e l'altra desi' insipienti , o stolti che 
vealiasB dire. Dichiarò sapienti coloro che incaricavansi 
delle iole proprie £eiccende> ne brigavansi delle altrui: 
WMiee talvolta che il sapiente si occupasse di affari 
allorché potesse in qualche spedizione esser supremo co- 
■andante , od al fianco di costui {'i) : caratterizzò sa- 
pienti ooloro , coi non turbavasi 1' animo dalle av- 
vene oombinazioni \ per cui da Epilteto ad assicurare 
tale masainia menasi in mezzo la rassegnazione mostrata 
del Santo Giobbe allorché perdette i suoi beni ò x^^ptos 
^ p « o «Vos dfs/Xaro (3) » Donùniis chdil^ Dominua 
" > f e finalinente dichiarò sapiente colui che non 
nelle sue azioni : ti «'spi' rò oiTfA* ^i^^x r»|$ Xi's»'*? 



(i) 8dioL Inlarpr- in col. XI. t. G. 
(a) Fiatare, de Stoio. Repugoant. XX. 
(3) Epidet. Enchjùrìd. Art. Lainayu» VUi cmcnd. ave Tora- 
Itos. cip. XIV. 



a;» 

4.vx^ ir«,>«XflifAi3j|yf«v (3) quae corpon serviufU , eaÉeièUM 
adhibeantur , quatenus animo suni tisuL Dissero poi ple^ 
be gl'insipienii o gl'indotti, che cosi fatta filosofia non 
coltivassero. Né gli Stoici al nome di plebe diedero quel 
senso da tatti in oggi comunalmente ad esso assegnato ; 
poiché lo stesso Epiiteto nel mentre che nel capo 71 del 
suo Enchiridio definisce la plebe : 'l^«rov oraois nxk 

d^à tAf i^» y plebeji status et nota est , nunguam a se- 
ipso vel danvium expectare uei utìlitatem : sed a rebus 
externis : nel capo 64 della para/rasi dice dmsiMto^ 

dkX (M xAf l{s>. Indocti ( seu veta^ pìULosophiqe rudU ) 
character et nota certa , nunguam a seipso damnum 
empectare vel utUUatem , sed a rebus externis. 

Ma consideriamo alquanto il papiro. I tre passi rao^ 
portati non rispondono alla tesi delrillustratore ; ma indi» 
cano cosa differente \ né possono applicarsi a}la dilucidar 
zione del testo. 

L'A.ccadcmico ebbe in mente per essi di provare che 
gli Stoici sostenessero esser la moltitudine tutta stolta 9 e 
quindi spesso vaneggiare ; nel mentre che dall'Epicureo di- 
cesi soltanto che gli stolti vaneggiano-|non ^fik che b 
moltitudine sia stolta. 

De' tre passi nella illustraaione genericamente enauoiat{ 
il primo detto celebre ^sfot^ai^ riguarda la teologia dwli 
Stoici, nel mentre che gli altri denotano la stima in cne 
costoro avean quelli che non seguivano le loro opinidiiif 
La nota è sufficientemente dif^cile a comprenderti* La 
oscurità di essa consiste tra 1' altro nell' aver V |nterpe* 
tre con poca chiarezza additato l'autore della testinHH 
ìiianza da lui riportata in primo luogo. Dal modo on« 
de è dessa narrata , e da supporsi che fosse di Cioè* 
rene ; per le ricerche all' incontro da noi fatte abbùiM 
opinato che fosse dessa infedelmente tratta dall' oraloft 
romano ; o che ad altri si appartenesse. Egli è ▼ero 
che per soggetto al capo quarto de' paradossi Icggatt 
6n mSs ouf^ i^yffoc omnem stultum insanire, e che ivi 
Cicerone fa supporre che gli Stoici avessero sifiatlunupm^ 

(3) Ej<484. ^^cI^(id. XUVU 



^79 

óàfM gli ecGCfti commessi da coloro che non seguiva- 
DO la loro sella ; ma in tal caso dovrebbe credersi che 
l'ìoterpetre facendo sembiante di copiar Cicerone | aves« 
te data altra forma all' assioma. Supponendo quindi 
che ciò non potesse effettuarsi ; e che realmente il pas* 
IO doTesse essere come fu espresso nel volume , a me- 
glio illustrarlo riscontrammo quel trattato di Fiutar* 
eo pare citato nella nota. Al capo 5t scorgemmo che 
dopo essersi connate alcune teoriche di Grisippo con-* 
chioden : T/ o^ ^$pt x»¥ iXX(»y (ppovovonv i v) ravr» MfSp 
UfNM i fuu'yfaOai ^éanm p itppa/ysty « diHxsiws iiyott « « «fou^fiovs, 
•«'«i^oF ifuaf dvfftvxi'af 9 TMmo^oityLwicus ineinrfi* *h» «fpoyo/a 
U6f 3komsf 00M td uaO' n(**$ oòroai dùXióii ^fpArromctf | quid 
0fgo puiaa eoa de aUis sentire , nisi id quod diami .- 
ìmamrm omnes »furere ^ impioa esse , flagiUoaos extreme 
iifiliem aiqme mièeros ? Cum his compara , quod rea 
mmtm» divina gubemari provideniia ajuni , ed in Ci* 
oenme uno Stoico. JSsse igiiur deos ita perspicuum eai p 
lU p *>I 91» negai , vix eum aanae mentis exisiimem ... « 
ea dmemlku indumii , et vu^ imperitoa , ei aimileapIU- 
hma pm a ònperiiorum , ut , niai figuria hominum conati* 
iuA , MtkU paaaent de db inimorialiòua cogitare (#). Laou- 
de mei aTemmo gran fondamento a credere che il detto 
di|gli Stoici riguardasse principalmente coloro che avcano 
coatffarie idee sa la esistenza e su gli attributi della Di* 
TÌMlà 9 e che se poscia quello riteneasi monco quale as- 

"^ » ab non accadesse che per iscusare le impetuoso 

MBm e ss e da persone » che essi diceano stolte, per- 
etano della loro setu. 
Scori però che il citato apotemma di£Gu;ilmente potea 
laouMotarsi nel caso presente , perchè ora non discorresi 
della esistenia o gli attributi della divinità , ma in vece ò 
naiola della fede che dee prestarsi a' giudicir emessi nd- 
U Msaoviglie, abbiam ripetuu cotal proposizione da 
qaeila teorica degli Stoici onde costoro credeano che ogni 
eecesso^e principalmente quello del vino, perturbasse l'ani- 
BMosia producesse cattivi ragionamenti: 9ox«7 ^i avtoSi 
là ^Jà^ sf/tfsis sfvw , kaOs 9V)ori Xpv(i(««o( iìf rf ^spt ^aùiuf' 



(i) De Rat. Deor. U. iG, 17. 




s^8o 

xm' if (Asdfi I ^i xftì vj ixoXji9f'« òfAOi'dDf » MAI f» «XX» Ti), sia- 
tuuni auiem peHurbaiiones judicia esse , ut ChrysippmM 
in libro de Perturòationibua aiti quippe avaritiam opi- 
nionem esse de pecunia , guod honesia aU : ebrietatemque 
Uidem , et libidinem y et cetera simiXia. £ giusto sembra 
che gli Stoici carattcrizxassero furenti ( (Aftivo|4i<yov« ) coloro 
che QOQ moderavansi uel bere il vino o nel troppo man*' 
giare; poiché le principali prescrizioni Stoiche riguar- 
dairano sopra tutto la temperanza onde dovea regolarsi 
wA sapiente (a) in guisa » che ripeteano la ottusità del* 
1 ingegno dall'intemperanza nelle varie azioni della vita: 
d9v»$ orvjpisroy xò ^ySiArpi'^siy roTf ¥%^ tò 9&i^ otov iftì «roXO 
TUfAvi^s^Oac , imi <oXv iaùUt¥ , imi «oX\i Wvsfy , iitt «foXO Ateo* 
teoLt^tHf dxfv<iy* iXXi tanta yÀ¥ iv ^oLpi^yp «oci}r«oy' «'«pi 9i 
njy yyoifiijy n mMx lar» t'mfstpo^ (3)^ heùetU ingenii signum 
est , in rebus corporis immoran : velai , exerceri dia i 
edere dia , potare dia , cacare dia y coire dia, Nam 
haec quidem facienda sunt obliar : cura auiem omnia ad 
anlmum est tranrferenda* 

Laonde a parer nostro Filodemo rispondendo a quel* 
l'arffomento^coQ cui lo Stoico avea detto che la importamt 
della musica era tale che fin ne' conviti questa era con* 
tinuamente adoperata , dice a Diogene sconvenirsi di far 
aembiante di prestar fede al giudicio delle persone cii# 
aveano cura de' conviti ^ o di quelle che questi fraquMH 
lavano ; poiché essendo per lo piit costoro o ghiottoni 
o beviton , non meritavano la stima di quei filosofi j i 
quali condannavano coloro che non erano moderati nel' 
loro agire, e sosteneano che a siffatta gente non era d«* 
prestarsi vcrun riguardo. 

Persuaso che eravi pure chi mitigando i proprii da* 
siderii moderatamente assistesse a' banchetti rEpicureo ft 
uso di «oXXou; , trasandando 1' altro pronome «'«yraf ^ di 
qui avrebbe dovuto servirsi ae avesse voluto parlar go« 
perica niente, 



(i) Diog. Laert. VII. i. 63. IIL 

(a) Id. ibLl. VU. 1. 54. 93, Epiclct. EQchifia, e. XXI, e, 
%Vf, e. XLVI. 

(3) £(>ictGt. ia. I4XUI. 



a8i 
<iy ovJcy tiTToy «utv|y cu- 
"roiomiiMreoìf rriv piou- 

ia melodia. Qualora poi Gli altri poi , che a giù* 
li prestasse fede alla opi- dizio della mollitudiDe 
iiione comune, la musica provocano (a) , neppu- 
crebbe pure rìprovevo* re di questo argomento 

servir si possono (b) ^ 
anzi (e) la musica da 

(a) Benché ogni parola del presente incido dovette 
Mcr ferniia di ostervasioni , pure ad oggetto di non recar 

Sai laggìtore abbiamo opinalo occuparcene in una 

U. fm a« nMTmfmàyoi§€ft¥ fu al margine etpretto iìs au^ 
Um qmkoiea confugiunt\ e nella spoaitione ceieri vero, 
?** arf mmiiifiidinia judicia provocane 11 dccileraiore per 
••••eni le proprie opinioni ammise varie ipotesi. Ei pri- 
MMLiiit eapposìa che pel «ocs ^4 HAtA^svyovtfcy comin- 
ciuae altro periodo: prepose un punto al ceteìi» nel 
veolri che al margine fé precedere T iis auiem da pun- 
tee vi^la I e nelle chiose dichiarò che T amanuense per 
■■o^ moi teliti errori avesse omesso di scrivere aÙqiS 
ta fl «oif ed il 9s tuira^psìiyovdcy » rois $s xAto^siiycnHiiy ) me- 
» 1 US TMf aXXoK a< , h. e. m aliia non Stoicia qui ad mul- 
> titudiois judicium jure coni'ugìunt , nec inde argumcn- 

• tnm sumere licet; quia multitudo ipsa recentìoruniMu- 

• ticam neglexit ». Legentibus cnim : x<p owit «gsofri ««'i f«« 

• "P*"! tw «oXXdiy HftraHp«v^fcy , fo»« ds ii«w^4vyowjty ». t. X. 
» Aiiic non iicei ad muititudinis judicium confugeìt , Ha 

• f^ > y* eonfugiuni eie. Vidcri posset i7/wiw ad vulgi 

> judicium non provocasse , quod conlra esse ex ante- 

> cedenUhns^ et conscquenlibus discimus. ^on male igilur 
» suspicamur voculam allots ab ciscriptore omissam (i) »• 

Cotal divisamenio non è da ammettersi e perchè la 



(0 ScbcO. JQ col. XI. Y. IO. 



!i8a 

idea e tutt' altra da quella già credala y e perchè il pa- 
piro vedesi in modo da noQ darvi alcun fondamento. 

Se per poco si repula ssero vere le iupposìxtoni che 
Icggonsi nel volume ^ia pubblicalo, dovrebbe ritenersi la 
idea del mulUiudinis per la seconda volla espressa , nel 

funto che , come dimostrammo nella nota d a pag. Q76, 
ilodcmo non yolea rammentare del popolo in generale» 
ma solo di coloro che prendeano diletto a banchellare ed 
a crapulare. Né l'amanuense dividere polca con segni di 
punto o di punto e virgola quegP incisi che erano stret- 
tamente uniti fra loro. 

Pel rocs ds KAra^svyovon^ comincia la risposta di quella 
objezione che Filodemo proponesi nel cominciamento della 
presente colonna : ««< rouvAvrioy f4»s «rX4itfn) 9o0ks f*oiMftiii| ^ 
X^ tw ^yk^o^u5¥ «po^Mxovtf» ai e cotUra quamdiié piuri^ 
Tnum musica ad convwia proi^eoia sii. Il senso adanqM 
del presente periodo ò che V Epicureo dopo aver detta 
che per sostenere la eccellenti nella musica diceatt chi 
questa era adoprata ne' convili ; prima dichiara che argo- 
mento di tal fatta era disconvenevole ad un filosofo qiult 
Diogene si era ; ed ìndi entrando nel merito di esso fa* 
vedere che la musica a' tempi di lui era decaduta dal* 
l'antico lustro^ e che però veniva sufiicientemeote tra- 
scurata. 

^b) Ad oggetto di presentare idea compiuta a' Icg* 
gitori lacciam notare che 1' Accademico nella sposiBione 
vi aggiunse le parole di ne hoc argumenio uU possuai ; 
le quali perchè non esistenti nel periodo originale sono 
state da noi perfetUmente omesse. 

(e) L'oudfv Vitto» venne detto al margine niAitomi* 
nus ed alla sposizione imo. 

Per serbare le regole non meno di filologia cheqadla 
additateci dal senso; abbiamo adottata la propostaiont 
marginale in preferenza della seconda , la anale serva 
piU alle idee dell' inlerpetre che a quelle di l^ilodemo. 



383 



Hexnv àia rriv r^y u<TrEPOy 
A//6XEeay. ov fjcf\y aXXa ^a 
lloiYircxoy earcv flrpoHTM^* 
Hov K'wTTjy piouoexYiy w 

€ro{ii<JBy , Eii Jcflt tun • r$f- 



ie 9 poiché da' moder- essi (a) sarebbe oggi 
ni Tien trascurata. da riprovarsì^conciossia* 

In realtà (loì sicco«> cosachè de' più recenti 
me la euergia poetica è la nioltitudìne quell^ar* 
(^udla cLe viea lodata te trascura (b)« Ma d'ai* 
e CQfitlUiisce illustre la tra parte , se degli Stoi* 
miicìca^che vi si aggiun- ci alla dottrina dei prO'^ 
gè ; b famle che di que- dotti , e de* rigettati aU 
9t4 à osasse a causa cuna cosa fosse da dar* 

si (e) ^ la poesìa piut- 
tosto è da airsi prodot- 
ta (d) I la musica poi 
di molte cose per lo com* 
plesso cospicuo (e). Im** 



(a). Se aeUa spo«izioiie l' accademico avesse serbalo 
iWdioe reltorìco seguitò da Filodemo ^ sarebbe stato inu- 
tile r ipais \ poiché 1' ««'odoxii^^r^Qy avrebbe dovuto rap- 
potursi a qaet.rws «Ar«^v^Qvaty ^ in latino parafrasato ca- 
feri veìv , gui ad mullitadinis judicia provocant. 

(b) Ifon e' interteniamo su la esattezza delle tra* 
Suzioni latine; poiché l'erudito leggitore potrà da se 
stesso paragonarle col Greco e cou la traduzione secon- 
do noi, 

(e) Fu nella sposizionc aggiunto questo periodo ac* 
(ioccbè lui^Uo i ioieudcsse r argomento 4i Filodcm^. 



a84 

Persuasi non por tanto che nelle tradadoni deesi esporre 
la idea nel modo serbato dall^ autore che imprendesi a 
volgarizzare , e che le chiose e le aggiunzioni possano 
esprimersi soltanto nello note , abbiamo del tutto trasan- 
dalo il presente inciso. 

(d) Il latino è poco fedele al papiro , poiché il pò- 
tius la arguire che Filodemo era in dubbio di ciò che 
affermava ; ed il dicenda est fa supporre che cotal giu- 
dizio su la poesia non fosse di Zenone^ ma che Filodemo 
lo emettesse seguendo i principii del portico. 

Filodemo al presente non lece che esprimere le idee di 
Zenone, il cruale unto reputò buona la poesia, per quanto 
le attribuì le facoltà di pingere al vivo e d' imitare tutto 
ciò die vuoisi : Tloiriyak Ù i<tv» ( dk ó IIotffidaSM'os fi^diy iy tj 

rò Xoyof idis iic^«/3i)xvca , ed si^^fAoy 9i thatf tò VaSa luyl^ « 
KA<* Aiàs o^*òl^f ^y^$ ^i i<m ^n^uamn/iv «oc'iifMi, ^y,rft» méfiif/m 
Mm¥ MI difòp»^9{<isaf (i), poema Uem est (ut ail Posuhmm 
in ea iniroduclione qtiam de diciione aonpatl ) dicUo certa 
mensu/n oonstans ; aut , numerosa cum elaóonttiane , 
prosae^ orationia speciem excedena ; ut , maxima tettue , 
etiovis aeiher. Poesia autem sign^ativum est Poema^di* 
vinarum humanarumque rerum imitationem compleciens, 

(e) Il «' avn|y f^ov^mip r» crufMrXaitsyrA ^tt^Xsmtw a^Cùttfi» 
venne al margine indicato , musicam cuUem quae eidem 
cohaerebcmt conspicuam efiecere ed alla fine del volarne 
musica autem muUarum rerum compkxione con^HCua, 

Senza dilungarci nel confronto delle traduzioni col 
supplemento , osserviamo che il testo dovesse diversa- 
mente leggersi , poiché ncll' originale con sufficiente 
chiarezza leggonsi le voci kai ^y fMvominy fo ^^ya^lmu» «o 

Che se per poco , trascurando il papiro^ volesse dini 
che ben Tinterpetre si avvisò a leggere tA ero^X«K<yr« mh 
tosto che fo «WfAflrUx^y, avvertiremmo esser la parola delTil* 
lustratore manchevole del suo sostantivo ; nel punto che 
la nostra^ o per dir meglio quella di Filodemo^ rapportasi 
al «ronfircKov antecedentemente espresso. 

Dal testo però dee dcdursi aver Filodemo coslruito il 

(i) Diog. Lacrt, VII, I, 4i, Go. 



s85 

xwxcùv MieoAorotijE££y MTcJg- 
xdvi nAAAi , X* ou3* aXXa}s 

dd diletto che recava perocché (a) per lo di« 

e del modo onde distrae letto , e dell^ animo la 

P anima , non già per- distrazione anticamen* 

die realmente operasse te (b) fu ricevuta ; non 

quei prodìgii da essolo- poi (e) per le favolct- 

IO mentovati. te (d); che costoro spes- 

Dopo avere esposte so vendono (e) : né al- 
le onervaxioni tendenti 



«n^Aii» con raccoMitivo^ come tal volta leggesi usato il 
radicale ^Uw». 

Im quanto poi al to «'«pc/3XMrroy è da considerare esser 
goesto a parer nostro l'accusativo di c«cKV)(yfy. Per ann- 
Bettera cosi fatta conghiettara dovrebbe ritenersi Parti- 
ciilo fo osato in vece di ft , e dovrebbe spiegarsi quid* 
QaanUuique tale significazione non leggasi ne' diziona- 
ni pure è facile che cosi ne usasse Filodemo e perchè : 
gius enim communiter sii usua praeposiUvi q non igno^ 
ìQhtr. jùiici tamen aUribuunt Uli significationem nominis 
inierrogaiiui et infiniii nv ut eie. T^); e perchè da' voca- 
bolarii i noto che anche i casi obbliqui del prepositivo in 
ptrola si confondessero con anelli del pronome ns. 

Laonde abbiam tradotto 1 intero inciso : verum enini' 
^fero poetica vis producta estj et musicae adjuncta quid 
Slmùm consiiiuiL 

(a) Abbiam cosi spiegato 1' etenim della sposizione. 
R<m sembra che fosse al presente in siffatta guisa usato il 
*h perchè il periodo cui vicn preposto lungi di servir da 



(i) Zoiogcr, proocm. 



986 

pniOTa è pili tosto coasegaenxa dcU^ antecedente ^ ne pu(« 
cominciare per un imperocché. Tanto più die l' illustratore 
medesimo , di ciò accortosi ^ nella tradazione al margiac 
lo voltò in ac. 

(b) Il «taXm può ben rirocarti in dubbio ; perchè il 
suo originale vedesi io modo differente da quello onde fu 
supplito e fatto incidere. 

Dopo del X^ di Mr«^tx<)v) l' interpetre lesse una pa- 
rola di cinque lettere osia «r»X«f « indi )i' o^ tùt\»$. Il /ae 
simile inciso presenta il verso mancante della prima let- 
tera , <^i|, mancanza di otto lettere ^ la cui ultima ve- 
desi indiziata a > * indi x' o^y olWoH* L'originale finalmente 
è monco della prima lettera » H ] mancano sei lettere « 
indizii di SI 9 k' vaV okXkmt* 

Per uli considerazioni abbiam letto A4r«d«x<^i) ^dnfmti 
f o «rpoondxM decet ). In tale ipotesi Filodemo afferma ewer 
facile che per la sola distrazione momentanea e per ceno 
diletto si usasse della musica^non già per gli effetti mcratì- 

f[liosi che narra lo Stoico* Potrebbe anche ben ritenersi che 
' Epicureo giudicando dalle sue idee avesse detto esser 
convenevole che si usasse della musica a solo oggetla di 
dilettarsi e di distrarre alquanto T animo f«iXVàr ft < il ypB> 
•i^forOw fdóy SXkìnf h taiH ò$^f(»ts. • • • pyénfw n rèf «Df^ òfè^ 
àf m9f{ f$ pMomuLi^ noi ^focrnmais ^laUi^atm (i) e pMkk 
speciacuUs majorem ceteris polupiatem capiurum • • • • 
aolum sapieniem recie de musica ei poetica veAafa* 
ciurum. 

(e) Il uero da noi si è omesso ; perchè ciredoto w^ 
perfino alla intelligenza del periodo. 

(d) E difficile comprendere che mai l'inlerpeUtf 
volesse intendere pel vocabolo fabulas. 

Avendo minutamente riscontrati i vocabolarii d «t- 
fticnrammo che una tale voce può solo adoperarsi a de- 
notare le credenze popolari ^ o le cose che recano diverti- 
mento quod in ore omnium t^rsaiur, rumor popuU^ Hs 
passim divulgata sive vera, sive ficia sii ; speciaUm nat* 
ratio ad dekctationem , ei uÙUialem invenia , femM 
cofificiamm. 

Né cosi fatte descrizioni possono adattarsi alle ita 

(i) Laai. X. aG. tao et scq. 



a87 
H KnkMeoA rov xe^aXcN 

OH , TAX^ ^S '^AC ^TfOtifOy 

confutare 9 capitolo i tri di essa i comincia- 
eitier i che ora consi- menti furono (a) , e for- 
biamo le ragioni onde se in preferenza degli 



dbe è ditcorto , perchè V Epicoreo lunffi di parlare al 
ftào 9 si difende dalle proposizioni dello Stoico , e 
tcbè ITI non è discorso di finzione poetica^ ma di pmove 
i frtto. 

Pertoad «pindi da tali rasioni siccome nel papiro dopo 
i" wa w » ervi la mancanza di otto lettere , cosà in Tcce 
ttmm letto ^nìf/99yL9i/aL ( narrata ). 

Finalmente il ra per la maggiore chiarezza del senso 
% mAolto per facinora ; poiché essendo artìcolo sup- 
•B» soiUitiYi di facia • facinora , miracìda , porlenia 
d altri mili. 

(e) lì qua» isti vendiiant non pnò ammettersi e perchè 
I seaso del lesto è ben differente (i) e perchè se queste si 
hmcsaero aarebbe da credersi che gli Stoici rendevano 
r imo idee ^ come i mercatanti sogliono per le città Yen* 
evt le mercatanzie. 

(a) 11 »' ovd* aXk»% 1) Karocnuvii fov ni^aXA/otf fa Tolto 
I mai]gine nefue aUler initia comparatni, ed in fine del 
-^iroiie^cftf alia ejus iniiia fuere. 

Sri riflesso che la idea emergente da siffatto srnpple- 
Ito non corrisponde a quella dichiarata negl'incisi pre* 
•lesti 9 ci persuademmo a leggere diversamente il testo: 
■perciocché per ritenersi qaeile opinioni sarebbe mestieri 
m wia ti parlasse di uli origini, 

Fer sapplire in modo cbs non vi fosse contraddiùone 
lA ine^olantà in ordine al senso abbiam volato conside- 
me miDOtamente il papiro. 

Io esso abbiamo scorto che il verso letto i| %9>t9a%9^ 
■¥■^9 vedesi mancante delle prime due lettere , «^ » 
Ucuna di altra lettera axfuv) y altro vóto come 1' antece- 



(i) Vcd. not. anitoedcnt. 



!i88 

oXAaif )(pVl^OTEPA. tO 7AP 



narra altre prerogative altri allora esercizii moU 
della melodia. to più utile fu (a)« Ri« 

£i però dice : che la 



dente, w KS^jiXm. Se si prcitafse quiucli fede al verso ori* 
gioale dovrebbe Jcggersi v ««otfxavfi tou lUfaXtufrJ. 

Or siccome dovendosi leggere ^ oMowsytt^ tw ntffatkaWf 
y flM'ocnitfW) per la sua significazione ( vasa viatoria , aarci' 
noe f auppeìlesì viatoria^ impedimenta exerciiua, exoneratìo 
alvei'S non combina con la idea nel (Ycriodo , ci risolTCM- 
DIO di meglio considerarti l' originale , tpcrando che quel 
«r potesse altramente leggerti. 

Nel secondo esame scorgemmo cbe la superficie del 
Ibclio non è regolare , e che \\ pi è diviso messo solla 
G<donna del papiro e mczz' altro vedcsi in un pesscUo a 
questo punto appiccato; ne la linea traversale di esso com- 
bacia perfetumente con la linea destra. O sìa , di esfo la 
perpendicolare sinistra è scritu nella colonna, il rìmaoenl» 
leggesi in un piccolo frammento cbe , giusta quanto dicem* 
mo nella nota a a pag. 269 , potette esservi apposto per 
operazione dello svolgi tore. 

Nella supposizione che fosse vera cotale ipotesi^ e cbe 
la sola linea sinistra esistesse nel verso \ potendo questa 
credersi^ o jota , o ni , od eia ; abbiam Icllo «y«9aMi| is 
luogo di MfiMrxtvii. 

LVyofnimi {confala zione) dovrebbe spiegarsi nello stsiM 
senso in cui venne rettoricamente definito da QuioUlianoa 
narmtioni&us non inutiìilerauòjungiiuropua eiesiruendicom? 
firmandique eas , quoti oafataìu\nì km Kftrjtmsvi) vocaiurfi)f 
e la intera spiegazione sarebbe ei non aliier ( mmnim 
dicendum est , dissereadum esi , animadverienautn otf j 
od altri simili ) in confulatione capiiis {operis eioitie), 
(a) L* inciso neque alia ejua inilia futm , ei fot» 



(1) Lib. II. 4. 



^8g 

krààe eitam prae alita tum stutliìa multò utilìor fuit dee 
dlferetitemente interpetrarsì ^ a parer nostro. 

Pria di proporre novello supplemento , fa uopo av« 
▼ertire che le spiegazioni già date non solamente offrono 
idee contrarie tra loro *, ma anche taluna di esse è opposta 
alle proposizioni, giusta 1' interpetre medesimo , da Fi- 
lodemo altrove sostenute. 

La diversità tra le traduzioni producesi da che il 
chioMiore credette di meta/rasare quei primìius della sua 
versione marginale > per tum nella spostzione. Quesia ed 
altreflalì varietà fan sì , che la idra dell' intero periodo 
al margine è ben dissimile da quella dopo del papiro. 
Ma se si attende meglio al periodo, vedesi die la 
idea che V interpetre ebbe in mente di presentare è del 
fono contraria alle teoriche sostenute dall' Epicureo nel» 
Intero papiro. 

nella nota al verso 2i5, della presente colonna XI 

l' illvilfatore , consentaneamente alla sposizione, osserva 

eha la Brasica fosse piii utile di qualunque altra arte , 

giusta Filodemo , il quale ora confessa , che questa pel 

iiiletinV| raddolcisse la fierezza degli antichi nomini: 

iUìlUBfwm prue alUa artiòus fatetur fuisse Mìisicam , 

fWM/ eUectamenii ope piimorum hominum Jeritatem 

JemmleerB quiveriij ut ex iU guaeaequunturt adparei (i^». 

Ma d* altra parte Filodemo , al dir dello stesso ai* 

d&ntore , compose V opera di che ci occupiamo , ad 

«netto di mostrare esser ninno V effetto della musica sa 

1 aiiinM»; opponendosi per tal guisa alle idee di Diogene^ 

il ^«ale all' opposito reputava esser efhcace la musica a 

ìMKlcnre le paMioni , perchè ingentilisce i costumi. 

A. comprovare siffatto principio potremmo produrre 
differenti luoghi del nostro codice \ ma siccome questi non 
Mao tfomiti di supplementi , prevedendo quella obje- 
àoae con coi potrebbe dirsi che malamente ragioniamo^ 
fttchè i nostri giudici poggiano sopra cattiva lettura 
Mi' originale > vogliamo rapportare taluni passi della 
ptcfiiaone | in cui i' accademico paragonando il papiro 
eoa le teoriche delle sette cui apparteneano i due filosofi^ 
^ aaa idea chiara del contenuto in esso. 



(i) Sdiol in V. a5 coK XI. 
Voi. I. 20 



ago 

il volgarizzatore nel paragrafo iredicesimo della 
prc razione dopo copioso elenco di passi fiiosoCei dìcliia- 
ra che Filodcino oci papiro che ci occupa vuol soste- 
nere poter la musica solamente alquanto dileticare le 
orecchia, ne esser capace di commuovere gli animi, d'im- 
perar su le passioni , di rendere virtuosi coloro da cui 
odosi o d' indurre vcrun cambiamento nelle inclinazioni 
e nelle affezioni degli uomini : Ipsissimus enint esi eftis 
stroptis in hoc *ì^ì (Aov(nxi)$ traciain, Quoniam probart 
nililur Musicam sua pie natura auribua iitilkmdU anice 
icloneam , atque hoc uno nomine commendandasn ^ 
neque ad Diviniiaiem honorandam » negne ad ani» 
mos commovendoa , neque ad ajfeciiones vel òonaa ^ vel 
nialaa excilandas , neque ad mores componendo$ , ne- 
ij[ue ad ferendam viHulem hilum proficere \ proimth 
quaecumque ad mirabilia de illa praecUcareniur vel ip- 
iunde dene,^ai , uel Poeseos vi esse iribuenda coniendil , 
vel alio quovis paolo explicare eatagii , et aniiquontm 
teslimoniis , vel aliorum pfiilosop/torum aucioriiaii oo- 
currere sliidei, e/c. 

Or se Filoderao compose lo scritto in disamiiui per 
{stabilire che la musica non recasse veruna iraprestiooe M 
l'animo , e che però non influisse ne' costumi ; come poi 
può ammettersi che ora 1' £picureo riconofca gli ef« 
tetti benefici della melodia e conceda ])oter qoeau mi- 
tigare la fierezza de' costumi di coloro che T. odono? 

Per siffatte considerazioni avendo noi meglio osaer* 
vato il papiro > conoscemmo esistere in esso il solo «iXdi 
aXX«y Xi>^arror«pft ; ne doversi ritenere il supplemeolo.i 
poiché il xpri'stoxtp* non è preceduto da alcuno arlicolo^ 
uè dal periodo emerge 1* ellissi di qualche aottaulivo cai 
avrebbe relazione. 

Volendoci non per tanto attenere al fao eimib oht 
offre ak mancanza di due o tre lettere , XP^^' i maaoaon 
di cinque o sei lettere, indili di kappa corretto a la, 
y«Pt abbiam letto aXXa x^tff* 9^. 

Non v'ha dubbio che in siflatta ipotesi il x^iV* 
anche è senza sostantivo , ma sarebbe desso prccedoto 
da a\\xy il quale facilmente addita aver Filodemo osato 
l'aggettivo per lo sostantivo , ed aver inoltre taciuto 



2gt 
\iAtX(è' Ano (Àovaan fjLoyji' 

Itiùsica ottenne dalle mu- cevemtDO (a) poi dalle 

muse il nome aver ot- 



I* arricolo perchè : Altìcomm est , inquii Budaeus , artim 
cuios suppn'fnere f etc, (t). 

Biteuenioo poi il ^t^tspoif usato in vere di «rp^fov 
( anie omnia, praeseriim , praecipue ) , perchè tali nomi 
si scambiarono talvolta tra loro (2). 

Adunque per le esposte congnietture dedurrebhesl 
avew iJ nnatro autore data ragione perchè egli era per 
acoopanj di altro argomento prodotto a favore dcllil 
musica : cito alias uULitates ( seu alios effectus praecìa- 
ros') praesertim narrat, 

(a") Il U\9ifi o aia UUifioa venne al margine spiegata 
novUnus ed alia fine adcepimus, 

Snwrliante traduzione non solo non risponde alla 
idea ODdle esso fu usato \ ma anche è contraria a' prc* 
flttli gnmiiiaticali. 

non pub ammettersi cotal supplemento per molte 
fagifoi che a man roano . diremo. Per ritenersi quello i 
essendo infinito il Xs)isxO*c j dovrebbero rischiai arsi di- 
versi dphbl y che sorgono alla mente del leggitore. Per 
rìteoerai avrebbe però da ammciursi , aver Filodemo 
scritto V aorìsto primo dell' infinito passivo in vece della 
prima persona plurale di quello dell indicativo attivo» o 
fare del presente del mentovato modo attivo. 

Dovrebbe indicarsi ragione per la quale col novimus, 
PEpìcnreo assicurasse la verità di quella opinione che 
era contro i proprii principii. 

Essendo il UU%ò' a^a abbreviatura di XAixOac a «0 , o 
sa nn composto dell' infinito perfetto passivo del verbo 
^*fm(dico) e della preposizione ol^o .«sarebbe uopo additare 
die la significazione del tempo XìXixOac si scaiubiaise con 
qvclla di UyopLSV t o di 9UiayMf. 



(0 Zoiag. R. 

{») Placare, amator. 1O7 C. 



2(J2 

(TiHHN , 014 KAi Kcnam nktht' 

AN ) RAI TEXNA^ ÒSX$ ftNA^S- 

j>ou(ycy , KAI RAta/x^^ nAN- 
T«)(ia apxeoOae TO Arj>e- 

sc ogDÌ influenza per le tenuto la musica , alle 

arti buone, del pari che quali e la universale isli- 

tutte le virtù ai perfc- tuzione , e le arti tutte 

zionnmento delle quali partitamente rapportano 

dicesi aver esse favori- accette ; per lo che nel 

to: che questa commuo- cominciamento delmoii- 

va anche le persone roz- do da per ogni dove do- 



ogni a 
(a) la 



minasse (a) la fierex- 



Chc 8C tutto ciò volesse ripetersi da che gli Attici 
avessero talvolta praticate libertà di tal fatta ; Je sopra 
esposte licenze avrcbbonsi a supporre in una parola di 
cui non sonovi che le sole prime due lettere. 

Che se fìnal mente si dica aver detto l'accademico Xiìtx^ 
««Co in laogo di XsXsxrai ol^o, avrartiamo che simil sapple- 
mento non è da ritenersi , poiché siccome nel papiro e 
tutto mancante, anche attenendoci aiyàc simile dopo 
del primo X« cvvi un vóto di sei lettere , di cui l' alti- 
ma e indiziata ad omirron. 

Leggemmo però XaV^x'^h'o o sia X<X«x« *^o in luogo di 
^«XtxO* «*o ; supponendo die Filodemo per confutar meglio 
un altro argomento detto in prò della melodia , a mae* 
giormente mostrare che fosse questo manifestato dallo 
Stoico y lo annunzia da semplice narratore. 

(a) Varie sono le osservazioni da praticarsi topra 
ciascuna parola del presente periodo. Siccome riguardano 
queste non meno le traduzioni , che il testo cosi ragionerei 
mo pria del papiro ed indi e' interterrcmo su le versioni. 

Le voci componenti l' inciso in disquisizione con- 
Cengonsi quasi iu quattro decersi greci. Di quasti. nel- 
la copia il primo comincia con ^ * mancaoaa di sette 



od otto lettere di coi la prima dee eiser Kappa perchè 
per tale vederi a metà, «{"«a»» maucaoza di due altre let* 
tere , mSci. II lecondo manca delle prime dicci lettere , 
sMEflK«9 vóto a due od una lettera j 9«. 11 terzo principia 
per pò, manca una lettera, <ar<y9 mancanza di quattro 
lettere di cui la prima è 9 perchè vedesi 1' angolo sini- 
stro di esso , f«px*« laguna fino al termine del rerso. U 
quarto principia f»$ iX , mancanza di tre lettere , «0d«ir » 
TÒlofìno al termine della linea. 

Seguendo cosi fatte osservazioni , ed avendo sempre 
ngnardo a' vocabolari, abbiam letto sX^i^ «^Aa«y ««i^tiay %ax 
afttm/i m$ fcpowsiy di «Arofx^^ «vras iktiwfiitsòxt , che unito 
all'antecedente proposiziotic leggesi ro 7J4} XtXf x^ a«o (lOMOffv 

uatMfX/M§ AVTAf ìUwLMÒat y /loc auiem monslravit a musi» 
mmicant ìioberB omnem instUutionem in òonas aries, et 
viHuieè quaniaa quaa ferunt , iniiiia pròpUiaa e»8e. 

A. potere stabilire con certezza tali nostre conghiet* 
une è mestieri additare ragione del modo come abbiamo 
usalo iì talune voci greche. 

Primamente ci si offre l'articolo to il quale da noi sì è 
lamNiriato al sottinteso nome di argumenlum^ o di Xfi\<i^^^ 
Maiawi 11 verbo X<X«x« venne da noi spiegalo per expostai, 
eoosentancamente al senso in cui servìssene Polibio (i), 
lìlenciiiaaio il «rjudffAy in senso di instUuiionetn in honaa 
oHn a seconda di ciò che su tal vocabolo ne prescrivo 
il Gelilo (a) : voltammo finalmente iXAcmofAd» propiiius 
mum più tosto che in propilium recido o facio e perchè 
il tenao richiede tal significato , e perchè dallo Siei'ano 
appare essersi alcuna hata siflatlamente adoperato \kÌQ[k»i 
od niMnu^f*». 

L' interpetre non pertanto lesse ovurpt ( o sia (aov0(ht)v 
con l'antecedente) «s kai fTMray «audtiav hai x%XYcts oa*^ 
am^spoiNRy KM «ar«|i}c»s «Avrjix^ aiftx^(SÒAt xo aypioy, e tradus- 
se al margine musicae nomen quiòua universum inaiiiu^ 
twnem, et aries guascumque re/eruni, et ab initio ferita* 
lem fuÌM9e ubique dominatam , e nella spoóizionc : mu* 
iicam p quibuM et universum institiitionem ariesque omnea 



8 



lì Bist. I. ^. I. 

;V Ved« m 4| q6 li nota b a pag, 91. 



ag4 

wii^iUaHm itdcef}ias referuni , propierea quod ùi Mundi 
inUio ubique ferilas dominareiur. 

Persuasi che il leggitore erudito iDteuda a pieno In 
differenza tra il sreco ed il latino, avvertiamo che itaniu 
la grandezza delia lacuna in luogo del nostro O0«s 9% 
^^spavsll^ potrebbe supporsi 1' «vjE^spoixviv dell' illustratore » 
quante volte ne' dizionari si leggesse aiui^pm in quel senso» 
nei quale il latino refero euuivale ad ajo od a dica. 
Non contento per altro il volffariszatore di aver 
esposta in latino la idea, che secondo lai dir volea Fi- 
lodemo f a questo passo appose nota , nella quale ob<» 
bliando che il papiro concerne ffli effetti della melodia 
indicata col nome di musica > dà a questo vocabolo un 
signifìcato più esleso. Affinchè mefj;lio giudicar se ne pofs« 
è dcssa cosi concepita : >» ( oiov «roaxy «rut^fiay «. «• )u ) 
^ quod universum institutionem Musis adceptam vet«sres 
V rctulerinty testis est Suidas.- Movtf» v) yìwn§ 900 rou f/m % 
» xo CT)ra> 9 <«^«(di| gm%<sy^ «'ju8si«c aurv) ru^XA'^st «tti*» smorvf 
ji ovy ot «px«Qi fiovtf«y d^vniv fuaXfcrffy; Musa , cognitio a ver* 
-» ho (AVy quod est inquiro ; quoniam univerwae i miii u t io* 
31 nis ipsa eal causa : merilo igiiur veieres MuMam ipmtm 
■» adpellaverunt. In postremo autem hoc commata prò 
» (Mmtfoy legendum esse [ffiwpMLyfit quovis pigoore cooten* 
» dimos. Si enim Musa universae ìnsliiutioniM est cam* 
1» sa, merito ur^iversam insiUutionem veteres mi$sicam 
y dixcrunt : secas inepta est Suidae fAuniXoyi*, Atque hoc 
» quidem sensu saepe veteres Musicam adcipicoant, •( 
» universam bonarum artium institutionem deootareol. 
» Sic apud A.ristophanem in Bquitiòus Ad. / «o. A fatur 
n Agoracritus : 

» AXX' A yatò* 0!>9s fiu>vtffxv)y ««ivrapiAf 
» nXT|y y^s^ykMV» , xm r«vf« y^ roc kaxa iuiNdi$. 
ì> j4t ego , vir bone , nuttam arlem didici Musicam 
n Praelerquam HUeras , et male quidem has maloM. 
I» Ubi opportune adnotat Sehoiiastes .- àn f40u«iiii)f r^ 
» syxuuXiov «ju5«i«y ^<3(t : quippe Musioam adpeUai univer^ 
d> sam institutionem : Atquc bine latissima Musicorum 
31 adpcUatio , ut iM/e/ys , teste Fabio Quintiliano , Must- 
M ci , <?/ ai/e5 , et Sapienies judicarentur. Vide quac ad- 
» noiabimus ad Co/. XXVI , et XXIX. Idem porro rns 
» ffo-jons ctyn^oa fln?o rov fA^jd^j? tradiderat Pialo iti Crai/*- 



oy iroTE, OTAE noi nAorey 
ayaynkiov fCNAi AoLJSsif ^ 
ovSe rov 6£Mi:$roxA£di ffn\ 
rwa^KEm , nanne ep ovTA 

ze : e che h necessario za (a) ; non poi (b) di 
che tbtti la coltivassero, qui consegacate appare, 
Con troppa francliez- da tutti neeessariaoiente* 
Zi egli asserì che la mu* la musica essere ad im* 
sica fosse necessaria per pararsi. Ne poi Temi- 
lo perfezionamento del- stocle quella conobbe , 
r animo di ckicchesia, 
poiché Temistocle non 
en di essa eruditOi ben- 

» lo , ci post Cam Phornatai in J>e Natura Deonuni 
B ««Xmimi aa |A»wmi ^Mm rtfi fuKfé»i : Muaae dicuntur ab 
» MfMMfebias. AKtti etymttlogìas vidcsis «pud Lil. Grcg. 
* Gjvaidaai in Syntagtnaie Se Mu&is. Confer quao Mo- 
jp Mer fcabei co/. XV. ^ e€ XXXiV. (i) ». 

la iptctU nota sì dà al vocabolo (Aoutfmny un signi- 
ficato pili esteso di quello adopenito da Filodemo: poi" 
che in Tcoa di spiegarsi per melodia si voltò universam 



Bende fosse , al dir dello Zuingero^ la voce (Aouvcxn 
dagli ikltiei Ulvolta usata io senso di ars ifuaevis , pur 
aon di bkoo al presente non è da akumettersi atticismo 
cotale p poiché il soggetto del papiro intero è l' effetto 
della melodia ; non già quello di arte qualunque ( ars 
fiiÉUi«'i V£ quindi quantunque moitiplici fossero le cru- 
diaoni di coi è riempiuto la nota , pure son queste in- 
fmttaoae per la illustrasione del presente verso. 

(a) TM IO «ypioy le lettere oay furon supplite in la* 
gtaa capace per cinque lettere. 

A.d oggetto di rendere maggiormente chiaro il senso 
d egsere pie fedele al testo , abbiam letto rr^< ^ye^^ in 

(i) SchoL in Col, ZI. y. 37. 



acfi 



CC^YlKftMBy 



che sapienlissimo ed ec- ancorché peritissimo (a) 
celiente Duce • • • e sommo Iniperi^tqr « 
dicesse (b). Esso poi a 



luogo di fo «ypiov ; ed abbiam cousiderato il r^9 scriUo 
per r^ in signilicato di ideo quare , igitur. 

(b) Il verso nei quale supplissi oo^t nel 1' originale 
comincia per oy«ror » mancano sette od otto lettere ^ «ai , 
^aoca una lettera , Mtìt, 

Avendo T illustratore letto oy «or« oud« ««i «'Miv^cha 
unito all'antecedente sarebbe «ypiov «ror« ovSt «« ^m9»% 
dee rivocarsi in dubbio l' ovds • poiché questo aamat- 
tendosi , nel voto si supplirebbero cinque lettera o BÌa 
•ou$« , non già tette od otto che ne abbisognano' nel 
papiro. 

Per siffatte considerazioni abbiamo opinato potersi 
Titenerc r<}>9« «/|9!oy mox^ xiy<iy xm ««tfiy etc. Laonde aeoon-. 
do la nostre supposizioni Filodemo rapportando l'ar- 
gomento dello Stoico dice aver costui affermato « che fa 
ynusica al pari di tuUe le virià era favoriia dotte Mum^ 
e c/ie per ialo ragione questa commooesse anche gli no-. 
mini rozzi, 

U) Per peritisèimoa indicar si volle il ^^fuifomn. 
Se all'inconlro considerasi che il vocabolo periius ^pento). 
indica la istruzione in determinata arte » deducesi amla^ 
mente essersi confuso il mentovato aggettivo con auello di 
prudens ( prudente ) assegnato dallo Stefano all' agget- 
tivo f>póyi|Aos. 

(b) A.d oggetto di rendere maggiormente chiara la 
intelligenza del periodo 1'«xì)xo3)S <idi)x«fA<y fu da noi volto 
yocalum /uiese scimus. 



397 



noi objettare non man- 
ca degli antichi V au- 
torità , che per soccor- 
so della musica infor- 
mare degli uomini gli 
animi alla virtù , non 
che V amore e gli al--, 
tri affetti in essi po^ 
tersi eccitare kan di*' 
chiarato , e comanda* 
rono (a), che la celra 



(t) Nella spoiìtione ti fa credere che la colontia XII. 

fotte mancante de' primi versi, e che la idea di questi si 

sapnooetse per le parole ip^e autem noòis ofyeolare non 

definii veterum aucioritatem , qui Musiàee epe infor- 

mari hominum animos ad pirtutem > nec non amorem 

alioiue adfectus in ipsia exciiari posse testali òunt atque 

pmeceperuni. Siccooie per altro la colonna XII. non 

presenta verun vólo nel comi ne lamento , simigliante idea 

è facile che si supplisse nella fine della precedente co<^ 

^ Ioana , e quindi è probabile che per error tipografico si 

didiiarasse il cominciamento della colonna Xll. cinque 

^crsì prima del luogo, dal quale realmente principiava. 

Riserbandoci di ponderate tal supplemento , allor- 

<^hè ci ('Ccuperemo del seguente capo , avvertiamo che 

l; se bciir la idea forse non opponcsi alle teoriche svilup- 

s , pile nel papiro , pure nel caso presente non è da ritcuersij 

I>oichù non sembra che Filodemo avesse potuto far pa- 



308 

COLONNA XII. 

rary ri /3a|>/3(Tl4a( 6vfAoy 

di toccar la lira , afiret* sonassero , che 1* ant- 
tavansi di cantar quai- mo (a) insieme colla vo- 



rola del giovamento della musica negli amori , mentre 
diicorreva dell' utile della melodia ne' convili. 

(a^ Non obbliando Filodemo il dialetto da lui e per 
amor ai patria e per genio di lingua sempre mal colli* 
▼ato , nel papiro fece scrìvere /3«pj3ifigM iu luogo di f^' 
/Sintfftì , perche gli attici cambiarono sovente il M in 4* ■ 

Il senso nulla di meno del papiro è difTerepte dal 
modo onde venne ritenuto dall'accademico; e ciò producesi 
da che il OvfMV vcdesi òwoy » essendo la seconda asta del 
primo y o sia quella per la quale 1' illustratore credette 
essersi a ritenere |s in luogo dì ^ , tanto irr^olarraente 
scritta da credersi a bnon dritto , fiùm di papiro come 
suol dirsi f e ritenersi per conseguenza del tutto falsa. 

Nella nostra ipotesi avrebbe solunto a credersi che 
Fautore usasse dell' imperfetto senxa l'aumento a questo 
annesso, in vigore di quella licensa Attica onde dioesi 
che : fidici augmenium (à}jiciuni ul ayftXakrJi prò i)n{X««H 
tft>97<yòy<c prò iffyfti'^%\ eie (i); deducendosi dalle so- 
pra esposte parole che Filoderoo ^ ripetendo i principii 
degli Stoici , per mostrare quanto sciocchi fossero coloro 
che adopravano la musica ne' conviti , prima dichiara 
che costoro fremevano per suonar qualche compouimenlo 
(r«y n /S^^infM Ouyovi quid ad barbitum luderefestinabani\\ 
ed indi mostra che questi eran vaghi per gridare » repu- 
tando uli grida qual soave divertimento da praticarsi 
dopo del pranzo (a). 



(i) Zaioger K. 

(3) Vedi Dot. scgncnt. 



^99 
ey otvf xotc tkuxo Tfdcyo^ 

che cosa a corda ie^i, ce nel vino scmiscpollo 
affènBaiMlo che i stre«- avessero (a)^ e la stietaa 
piti io casa fossero dol- 



(a) Per intenderò facilmente le noslre osservatioat 
sa la parole umu/ cam voce m vino semitepulium /sa • 
àerent , è me^ieri por mente air ordine de' vocaboli 
t^ M l P mmv tm kjm ^«wi)» «v om^) » che van differeniemeule lelti. 
la lofig«» di «f*aXd\nH)yr« neli' originale aonovì . eerli 
indiali di m(tttvw ona ^ e se l>ene poacia nei /ac simi/e ve- 
4caà uo naia driiu cfae dali'interpetre sì credetle meaao v t 
nulla éi «Mno questa nell'originale scorgesi in guisa da 
eascr «evia iappa. 

Laaoda ooi abbia m letto a y^ttow ovr» aai ^^anriv sy ompi 
ed abfctaw citemito cbeT Epicureo , ad oggetto di mo- 
limi ^oanlD gli Scoici credeano che vaneggiassero coloro 
cbe aanvano la musica ne' conviti , afferma che i nien* 
loTati filoaofi sasteneano che costoro fossero inv-aghiti 
per caatare » afeirzandosi di gridare al piti che io6se pes- 
abile a di fiire ausiti. 

In lalc aapposiaione il fMtovy sarebbe infinito contralto 
M verlw» fftito«« e sarebbe retto dal Svyov antecedentemente 
(U noi dichiarato , il quale è da credersi che fosse ta- 
ciaio nell'inciso aoi fkmmjvsvodup^ perchè gli Attici tal 
volu aiuiiglianti ellissi praticavano. 

Ma r<Misideriamo alquanto le parole quianimum ei 
v9C9m in vino conruperii , la idea delle quali non è da 
ritcBcrsi tanto secondo le teoriche degli £picurei| quanto 
Kxondo quelle degli Stoici, 

£pìcuro sostenne che non vi fosse diletto maggiore 
Ji quello di bere e di mangiare ; Quid tergiversa mur , 
i'ptrure , nec fatemur eam nos dicere voluptalem quain 
^ idt'sn , cum OS perfricui%ti soles dioere ? Suni hacc 
ff'i veròa , nec ne ? In eo f^uidenè libro qui coniinei 
^ninctn discipUfUim ùmm {fungar cfiim jam infefpreiis 



3oo 

jnunere ne quis me putel fififiere)dicÌ8 haec. Nec equi- 
dem habeo quod itUdUgam òonum iUud , detrahens eas 
voluptates , quae sapore percipiuntur ; detrahens eas , 
quae audltu , et cantibus ; detrahens eas etiam , quae 
ex Jormis percipiuntur oculis , suaves motiones j sive 
quae aliae voluptates in loto homine gignuntur quoliòei 
sensu (/). Ammise per altro che 1' eccesso del bere dod 

firoccurassc quelle volutlà clie rendono veramente bealo 
' uomo , e che quindi giustamente dovesse evitarsi ; esso 
dividea le voluttà in naturali e necessarie , naturali , 
e non necessarie , non naturali e non necessarie ; e tra 
queste della teru classe collocava Tubbriachezza : ^o- 
tuptates triplice^ facit, Naturales ac necessariaa esse , 
sine quibus vita non constai : ut alimenta et vestes, Na^ 
turales autem non necessarias , quae non et lege honesia 
sunt , sed carere iis licei , ut est conjugalis eoncuòii»u: 
possum enim castus permanere, Neque necessaria* nsqw 
naturales i ut ebrietas , petulantia luxus {a). Cosi lalU 
classificazione degli Epicurei è tale da far concfaiudere 
che essi non lodavano r ubbriacliezza, non già che coitoro 
credeano che questa coiiiiompx89B 1/ animo b i^ tocb. 

Né gli Stoici affermavano che V eccesso del vino 
producesse corruzione nell' animo e nella voce ; poìdiè 
essi credeano che la intemperanza arrecasse pertarluisioiie 
o sia moto dell'animo irragionevole ed oltre natura, od 
altrimenti iromodico impeto dell'animo ; lari di ft»«4 rè «^ 
Oos , HAri ZTÌvdovA 9 i{ akoyoi ««(* ^apà ^ ^bu» Imx^ idwtffn t 4 
ópyLTi rXsovACov^A (3) , est autem secundum Zenorsem ip» 
perturbano , irrationabiiis ae pnteier naturam animi 
moius y aut immodicus animi impeius. 

Adunque la idea che l' ubbriachezza corrompeMt 
l'animo e la voce e da rigettarsi^ non solamente percU 
è dessa dissimile dalle massime Epicuree e Stoiche 1 IM 
anche perchè il verso del papiro v edesi in modo diTCf 
so da quello rapportato dall accademico. 



(1) Ciccron. Tusc. Quacst. III. 17 4» • 

(3) Nemcsian. de aiiim. e. 18. 

(3) Diog. Ucrt. VII. G. I. n. LXIII. 



3oi 

ce condimento de^ con- musica (a) dissero (b) 

fili. quasi dolce contettu- 

£i peraltro ciò opina ra (e) essere ne' convih'; 

ciò poi in quel senso aver 
preso quelli Insegnu qua- 
si (d) alcuni canli forza 



(a) U^paamgue muaicam non leggesi nel testo , nk 

è da sapporsi nel presente luogo ; poiché langi della 

nuinc% cn qui parola dello strepito e de' disordini > ihà^ 

QMnMttenti da coloro che lungamente avean crapalato.' 

(b) Con alquanu libertà si usò del dfxeruni , perchè 

tal Tcrfco nel testo leggesi in genitivo plurale del par-: 

ticqrio presente attivo. 

(t\ Abbiam tradotto confettura il hettarium ( rpd»- 
fB^M' } per conformarci alla spiegazione datane da' vo-i 
cabokrii . latini. 

Fa non per tanto il beUarium tal volta adoperala 

•d hidicare non solo le confetture^ ma tutto ciò ai che 

isavadi nelle seconde imbandigioni ^ Significani atHetn 

UUarm onme mensae aecundae genua , nnm quae «^ifn^r» 

Graeei vd ff«7n(^f« dixerunt^ ea veteris noairi appella^- 

scfv óeBaria f #). In guisa che Plutarco chiama condimento 

h stfiMa diaueilica, di tuì servivansi coloro che a tavola 

tettavano quistioni filosofiche : Aia>siifixi) di tfe^fàlnw i» 

Uignp yhiKÒ fiiv eiia«fM^j lu^XaXyi^ U %ai no^tO^i Ì€f%9^i 

iW (ji) ^ at dialectica in coena beUarium eai neauaquam 

àtke , interim tamen caput vehementer laeaii ac Jk^ 

(d) Per seguire i suoi supplementi l'accademico espose 

(i) Varron. in Uacrob. Sttam. Uh. n. 8. 
(3}PlBlaic PraeoepU niva. X,yilL i33.^C. 



3o3 

TYiv Siwoidjf cvrEiyoy- 

r<ry frj»os rviv^ptecXiiy, 

XAC rY)v 0ipMorTou(TAy avA- 

orpo^yWy ro toiwjv viro- 
come se taluni canti ec- avessero di eccitare , e 
citassero ed aguzzassero di sforzare la mente ai 
V ingegno ai colloquii coIIoquii,e adornate con- 
versazioni. Ma poi (a) 

id auiem eo aenau adceplsse illos docet il mouco inciio 

Non v' ha dubbio che Filodetno qual seguace del 
dialetto Attico è probabile che di questo giovandosi Kri- 
vesie l'infinito sopprimendo il verbo a quello annesso \ nu 
simigliapti liberta , come nelle antecedenti note avver- 
timmo y sono da ammettersi ne' luoghi «olt^nto, ne' quali 
il papiro offre intere e chiare le parole. 

Adunque per siffatte considerazioni abbiam letlp nvrtf 
|My f49Mc ««9S in luogo di toDfo fAtv fdoyfcy 001 • 

Tanto più che essendosi saggiamente scritto nella spoj 
Bilione l'avverbio gnosi; questo meglio indicherebbesi 
per ^m( certo quodam modo ^ quemadmodum od altri 
simili ) che per !'«$. 

(9) li to focv^ venne una volta reaojam ueto tA 
na altra al vero. 

Persuasi che simili voci servir doressero da priiici- 1 
pio di un argomento dello Stoico djel lutto differciiU: d^ 1 

Stello antecedentemente esaminato , osserviamo potami 
r due Qonghietture su la intelligepza di esse. 

La prima riguardante il supplemento è clic €9^ 
sendo il verso originale tfr|iofi)yro meszo t, mancaosa di 
due o di tre lettere w vn* ; potrebbe leggersi tot9 ifSHf {4 
luogo di ro roc vw, ed allora consentaneamente alla sine- 
gazione datane dallo Stefano dovrebbero tali vocaboli 
spiegarsi nunc quidam , mine vero , modo quidam, , moda 
vero, interdum quidem, inierdum vero , od in akiA sitaili* 
Potrebbe poi secondamente supplirsi ro nw w», e uà* 



3oS 

"ìCAwmf BIS vrorTfeacfiy 
Oferu^ TBXeu^e Xoyor 

ed all' elegante conver- di quello (a) che gli 
sazione. anticni la musica (b) al- 
ludi lo Stoico fa pa- V istituzione de ragaz-i 
rola deir uso di questa zi (e) adoprassero (d) , 
praticato dagli antichi come alla virtù quelli 
per proccurare la virtù, formassero, già si è avu- 
to da noi discorso (e) 



dam pninile ; nella sapposizione che quel xo fosse sa- 
pcrfloo nella stessa gaisa come Senofonte disse xo yvy (i) 
in lacjto del semplice mv^ 

^aj II de eot del tatto supposto ^ perché non leg* 
gen in Filodemo. 

(b) Il soataolivo Musicati^ venne espresso in latino, 
qaanlnnqae nel greco si soppresse da Filodemo. 

(e) Alibiam letto ^tii^Jm^ \n vece di «oud^iy e perchè' 
dalle colonne finora esaminate appare aver Diogene gc*' 
aericamente detlo che la musica influisse su gli udilori 
lesaa reslriogere V effelto di essa a' soli ragazzi ; e perchè 
A Terso originale comincia per « » manca, di due lettere, 
iadi ^jm ^ etc 

(d) Nella sposizione si cambiò la frase greca di pàs- ; 
«fa ia atliva , risolvendo l' infinito , viro tae» ft^XM^y per' 
«ifeivs , ed il «'«fAXftfi^saOm veteres ad/iiòuerìn^ 

(e) Il loyw rsrsvxs fu nella sposizione espresso jais 
^ ^^Uuit esi a nobis sermo , ed al margine jam dUpUia'^ 
* ^meti. 

\ . Siuigliante proposizione è merilamente da rivocarsi 
^ ia dubbio tanto se considerasi il senso da essa emergen- 

(i) Eqiedit Cjr. Uh. UL 



3o4 



Se bene le medesime ra- ( eccetlnata (a) forse 

gìonì egli adducesse «1- della religione la vir- 

lorchè parla del culto tu (b), della quale gio- 

de' Numi , pur iioa di condamente quello di- 



te > quanto fc àliendcsi alle regole di fintassi greca ,vìon 
che ai modo come vedcsi il papiro. 

Qualora si animcitcssc essersi Filodeip.o limila to ad 
ay ver tire che antecedei! le raen le avca dìscofsò delibili lluch- 
sa della musica per T istruzione de' ràgnzti ^ sarebbe 
mestieri che 1' £pÌcupeo «òggi ug tiesse altro periodo con 
cui mostrasse il hnc per lo quale avea avvertito tal par- 
ticolare. 

Che se poi siffatta idea fu espressa da introduzione 
delle proposisioni seguenti , maggiormente h monca; pòi- 
elle Filodfemo dopo di aver dello essersi di già occtiaato 
della istituzione de' ragazzi , avrebbe dovuto mostrane là 
cagione , per la qaale di bel nuòvo su tal punto inler- 
tencasi. 

Ma seguiam per poco l' illasiratorò. Dalle tde pf|role 
dovrebbe leggersi antecedeolcmentc trattata od aloienò' 
cennata l' influenza della melodia su la istituzione .4^' 
ragazzi ; nel punto che siffatta idea non triidvasi in ro^ 
runa delle colonne fin qnl dicifcrate. 

II verso originale principia per «p<f manca di cin« 
qne lettere , rs*^^ ^o/ , manca d'una lettera , ypsilon ,'eot 
indi mancanza di una o due altre lettere. ÌJ ypsilon'^ 
rò non paò credersi ultima lettera della linea. 

Per siffatte ragioni abbiam letto ^oyov$ rirrox^'^iB 
luogo di Xoyoy» rsrsvxs , e l'abbiamo spiegato cerfta ^nawPt 
considerando tale proposizione come quella che aotticn? 
r infinito ^xpaXxyLfiAytàt^M, 

(a) E differentemente da volgersi il «rX^jy , perchir il 
senso è diverso ; né la parentesi scritta dall' interpetre leg* 
gesi nel papiro. 

Sicuri che il nostro Glosofo dichiarar volle che gli ar- 
gomenti prodotti ora dallo Stoico , eraa quegli stosaì osali 



3oà; 

meno ora uh terretn di- sputante (a) ascoltam- 



t mostrare il giovamento della melodia adopràta nelle 
acre ceremonìe^ siam di avviso che questo avverbio deb- 
ba spiegarsi per cupierum ,ùague , o finalmenle per etsì, 
Quamquam , i*lc. 

(b) Se paràgonansi le varie traduzioni e le nòte nel 

voloine y scorgersi esservi tra esse molla diversilò; pdi- 

tbè il nome <v9i/3tt«s al margine venne dichiarato per 

pieiaie , Della sposizione religionis viriute , e finalmente 

nelle note per Deorum cultu : « *>ifjy 6à^ fYjS «vd«/3ic«5 , «rf os 

» V ^^Mmo9Sy^ ) Mtisioam sacram , quae Deorum cullutti 

» Tespiccret , veluti nm «Ac9<vnKif|t parteln fuisse habitam^ 

a )am adnolavinius Col. IV. v. x llinc intelligere datur, 

» cor de velcri puerorum institutione perMusicam dixissc 

> teslafai , de <v0<^<i^ cxcipiat , et de ea se jam dicta- 

a m pollìteatur. Id auletn praestatCol. XX, ubi v,ù& 

ir «e incipit : ^r* ^^^ » ypA^si 4Ì<pi ttfi «Dae/Sscas fAcr^/Savrcf , 

» I<7»iu» «. T. X. et Col. XXI. Diogcnem inridere pergit, 

» qnod sibi persuaierit Deorum singulos diversis canti- 

» bos flecti , et oblcctari ; qnod prorsus respondct verbis 

1 quae heic sèquuntur: tJ xar« y% xo (iov<nxoy Sf9o$ v«'orv«'of(/)». 

Senta interlenerci a considerare quale fosse il senso 

di ciascuiio de' Vocaboli usati dair accademico , affermia- 

tao dhe volendo il pili che fosse possibile tradurre con 

«attem le parole di Filodeiiio , nella versione secondo 

le nostre idee àbbiam seguila la frase delle note. 

(a) h'èum dispuiantetn benché fosse necessario per 
la intelligenza del j)criòdo , non vcdesi indicato nel Greco. 
Hella certezza che dovesse esprimersi qualche voca- 
bolo denotante simile idea in luogo di t.^mos «v tjxovtfJtfxiy, 
abbiam letto rfit»% rtfv v}xo^>ar«fji«y. Tanto piii che lo spazio 
tra l' omega dì i)9«d0s ed il ni del supposto o^ è fielrori- 
(inale capace pet le tre immaginate lettere. 

(i) Sdiol. in Gol. XU. v. 16. ^' 

roL I. ai 



3oG 

|yi6V ATTOT A/TC , KAl TroXlH. 

-^eis avpt/3aXXopi6y ), h xjirdc 

^oe , T<»d£ Kat KOLi «rpos thv 

scorso ad oggetto di non mo , e di già (a) le ri« 
tralasciare dì proporre sposte prepariamo (b)^ 
le osservazioni a misura se pure la virtù , di- 
che ci occupiamo delle ce (e) , secondo la spe- 
varie specie di musica, eie della musica gli aai^ 
Le idee adunque dan- mi (d) forma (e) , ed 
Yio a questa la eiier- indi ancora (f) alla di* 
già a poter produr— sciplina (g) degli ao- 
re effetto nella guida 



(a) L' mftw non può ammettersi , perchè Ira il m di 
%iiovtfff(My ed il ro di «pn la laguna è idonea a quattro lei- 

, terc , uoQ già a sei come si suppose. 

Siccome T originale offre la parte inferiore di iapjMi, 
indizio di alfa , laguna di due lettere , e p abbiaci 
letto KA( «pn ( nane demum ) , ed abbiam ritenuto che 
l'autore dopo di aver detto essersi antecedentemente ram- 
mentate le objczioni stoiche sopra simil soggetto , afferma 
occuparsi ora nella confutazione di esse. £ siccome ooa 
evvi ragione sufficiente per la quale atticamente 1' £pif 
cu reo non preponesse al sostantivo il corrispondente ar* 
ticolo^ avendo riguardo ad una correzione che è sopra i 
al verso originale , abbiam letto f«$ v^roXnlsic in luogo di i 
xm v«ro>i4<(S' Tanto piii che nel testo in luogo d' « lq[- 
gcsi ^ I 

(b) Consentaneamente a quanto dichiarammo nella • 
ilota a a pag. 3o4 , avvertiamo che quella parentesi cIm i, 
scorgcsi nel supplemento dell' in ter petre non è nell'ori-*^ 
ginaic , ne può ritenersi perchè separerebbesi per essa il ^ 
aufx^*XXofA«y dal x«rflty« ro fAovorixoy «e^os , con cui ha tela- ^^ 
zione stretta. 



3o7 

(e) Il aiquuhm virius aii knu incito del tutto man- 
tante nella scrittura ercolanese. 

Tra il crvfi/3«XXo|isy (respomiones comparamus) ed il xat» 
[9ecundu7n){u supposto l'artìcolo ^^ che l'Accadcnìico attri- 
bui al taciuto ap«ni ( virtun ): ne può questo ammettersi 
qualora si pone mente al papiro , il quale in vece pre- 
senta JH con chiarezza. Dovendosi peto leggere 0vfA/3jiXXo(A«y 
ài wmté y to |M«dri«oy «do» «womlroc abbiam rapportato quel- 
l'anicolo all' antecedente v«'oXi)4ic$ \ sicuri che da questo 
Csfie retto Tikr^nHroc. 

(ò) II vocabolo animos non leggcsi nel manoscritto. 

(e) L' inter petre uni ]'««ronMrof alla proposizione 
teaya fo fjiaiwivay ci^of senta considerare che sotto al co- 
Mìncìaniento del verso in cui leggesi V v«oro d' v«rorv«roc 
cvvi il fcgno dell' obdo , il quale deiiota cominciamento 
di novello periodo (i)i 

Otservando cosi fatto segDale accoppiamtno l'v^^rvwa 
alle parole che seguono , e ci accingemmo di trovare 
ÌB esse il nominativo , da cui quello verrebbe retto. 

(f) Avendo perle ragioni già manifestate accoppiato 
r «fr^fMoi al presente periodo^ rivocanimo in dubbio i vo- 
caboli nel volume > perchè non sembra che fornissero ve- 
nw Bominativo cui potesse attribuirsi quel verbo. 

Scorgemmo di fatti che tutte le lettere sono nel papi** 
fo e che stil tappa del t^ 9» un evvi rosione tale da po- 
tervi lopporre il punto denotante cassatura (2) ^e leggemmo 
^ iistfi invece di t^i 9t utu £ se bene il rèo cosi tion sarebbe 
scgaito dal foia , che suolai ordinariamente accoppiare 
a* dativi singolari , avendo dimostrato nella nostra let- 
tera al Godwig non esservi alcun rapporto tra il costume 
di Boa sottoscrivere il jota e quello di scriverlo al fine 
dc^ vecaholii potè facilmente Pilodemo non sottoscriverlo/ 
uè apporlo al termine della parola. Tanto piii che ammet- 
tendo le nostre idee par che il senso regolarmente pro- 
ceda , come mostreremo nella seguente nota. 

(g) 11 i9^ HAI arpos n|y f«y ày^p^nr venne al margine 
reso rtec non ad virorum insiìiutionem, e nella sposizione 
er proinde eiiam ad kominum disciplinam conduciL 

Essendovi antecedentemente espresso il sostantivo 
•7*7^ ( manuductionem ) abbiamo a questo rapportato 



(t) Vedi la Sefniograf. Pari. II. Cap. I« 
(a) Ycd. 8Q di ciò la pri fazione. 



3o8 

il n)y » ed abbiam ritenuto affermar T Epicureo cbc noti 
la musica , ma le idee dette in simili componinicoli po^ 
tessero proccurare qualche effetto. La proposizione che i 
pensieri detti ne* versi commovessero , è consentanea non 
meno alla idee dell' interpetre , che a quelle delT autor 
greco , perchè il primo nella illustrazione della precedente 
colonna fa dire a Filodemo che la sola poesia influisse 
alquanto su l'animo di coloro cui le canzoni diceanti ^ 
» ou(AV)y aXXa dv)) cum primo obiier respondisset, vulgare 
)> vctcrum iudicium Musicae suffragari non debere ^ ut- 
)» potè quod vel secundum ipsa Stoicorum dogma la esset 
» llocciiaciendum , vel recentiorum opinione redargoere- 
)> tur ; propriu5 ad Stoicum conl'utandum adcedit hoo 
>t pacto. » Verum enim vero , si t» «r^if)y(i«y» quidqutm 
» valere dcbent , utiquc «'pov)y(Myoy «9ri «oninxovt quod 
>» dignitatcm habet , non Musicam ; hanc autem plora 
iì simul adgregata conspicuam reddidere s oec alia sane 
» de causa olim recepta fuit , nisi propter oblectamentam 
3> aniraique distractionem(i) »: ed il secondo ora imprende 
a confutare le teoriche di Diogene con quelle dal mede- 
Bìmo asserite. 

£ da credersi peraltro che l'Epicareo stesso riconosoeiie 
la energia della poesia y volendo seguire per poco le idee 
di Diogene; e che in realtà ei riprovasse non solo la ma* 
sica y ma anche la poesia e qualslesì ordinato discorso i 
Sfoici Dialecticam Mi vindUcani ; ei tu Aujus scieniimB 
deliramenìa coniemnia ; in hac parie Epicurea^ es (j^V 
Tanto pili che a parer di Epicuro i ragionAnenti e qoal; 
siesi considerazione ( €u%ticipa%ione ) per lo concello di 
qualche cosa , non possono influire ncU'anima, la quale 
giudica per effetto delle sensazioni che riceve: E«nt<ni|ms |N 
d>iory óvrfloy taSy cr^vyovyrdoy aXXijXovs m^9ffyÀx9X» n}f ^oyraff/aif 
x«i* nÌ5 «ci£ij? I rovr<i>y nìy tpoanaaia» , i(y «ai Mpyna» «aXfff 
9ti ffoptòi dXrfiri ^tny ^dfiXitìf ( J), Epicurua vero num siM 
dune rea conjugatae ad irivicem , Phantasia ei Opimo , 
PìiarUasiam guidem quam etiam appellai evidentiam $ 
eaae dicii penUua verum ; e Tertulliano , Epicurei con'* 



(0 Schei in col. XI. v. 14. 

(a) S. Hicmnym. ad?. Ruf. lib. I, cap. 3o. 

(3) Scut. Empirie. I. Adv. Lo|;ic. 



TW «yJpw • acne x« To- 
re eifefyèiy leoos ocxoao- 
fUAff MfltprTPoTiJiN mpi Zn- 
Xf • ro Totf »eijLùu(3^cfBki f*o- 

de* personaggi ; di ma- mini conduce. Per U 
do che per tal ragione, qual cosa anche (a) lo 
djkresi che Zelo sugge- studio dell' edificare (b) 
risse a' fabbricanti il alquanto (e) col soccer- 
modo come doveano di- so della mosica (d) es- 
striboir gli edifici! , e sere eccitato la favola 
la modulazione se bene di Zéto attesta (e). Gli 

antichi (f) poi esso sie^ 
gue (g) , la musica istL- 
Ittzione (h) unitamente 



f parem omnAua atque perpetuam defendurU ve^ 
; , sed alia via ; non enim sensum mentili , sed 
^pituonem ; seneum enim pati , non opinari {S). 

Su ul ponto per altro Togliamo avvertire che im- 

a riamente da Aristotele e da Epicuro fu indicata la 
tsìa col nome di facoltà conoscente o conoscitiva : 
poiché la sola anima o mente che vogliatn dire, è quella 
che può conoscere le cose , essendo simile atto proibito 
lUm fantasia, la quale esclusivamente dipende da' sensiv 
(a^ L' aMfi «oc X9i€ fu tradotto per quandòque etiarn 
atntargioe, e nella sposizione quamoDrem etiam, 

^ Volendo esser fedeli non meno al senso esposto , che 
alsignificato nel quale comunalmente usossi ciascuna delle 
■Kmovate particelle , abbiamo opinato doversi V wsts x«i 
fendere per ita ui , itaque od altri simili , ed il tots per 
Amc ; ritenendo aver detto Filodemo che la musica non 

Fodscesse effetto veruno ; ed a ciò mostrare producesi 
esempio dell' avventura di ZetOj^Ia quale perche ac-^ 



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a of 7« fo i^Mmrofftfoy tùo» oatQyLtuxMf «ìXo>i 9 «v M«T»foy «vr* AfA<* 
a frayo« Zi)roy ««Xtis. Cam tamcn nihilominns -Zctus operis 
B socìas l'ratrem in aedificandìs Thebis adjavasset , id 
> profecto aoi masioes €im^mft tribaebaiìt , et innqmcra 
9 ejas mrtìs miracola eensebant , qaod inter reliqua saxa, 
9 etiain lapideam fratrem tesludinis ape Ampnion de* 
a malsisseu Ea enim est saxoram allegorìa per SalÌDuo» 
» capi 0S1 Non quod fym saxa duxtrii , sed quwl gua^ 
a ^fiéew (tdfaiu9 nominee ruprttm adcoias et incuiiis wto* 
» riSas nidn ad oóaejuu eivUia peUeserit discipUnam. 
a Bccle igitor ••tter : Aliquando Musica homines ad 
• aiedific€indum Juiése exciéaios , in lestimenium citane 
a Zmimwn. ' 

m tiiitw vero potms qaam 2v)#Qy ( de quo adhae con- 
B UWTersoni fuerat ) scribendum esse codex noster est 
a aaoior (1) «. E però se bene si dicesse nella costra- 
* Ti " " " 



Debe aver Zelo ed Amfione giovato pel canto, 
li che Zelo molto scarsamente coltivasse la lira^ 
la late dubbieaza> e per dir cosi contraddiaione dc^li 
•mori mitologici e storici non vi volca che il verso di Fi- 
per conciliare il parere dì scrittori che avean 
late opinioni apparentemente contrarie. Questi as- 
scgoaodlo a 2Ìelo la parie architettonica {distriòutio (jr)), 
mottn quanto vere lessero le idee di coloro, i quali afi*er- 
marooo aver Zeto oontribailo allo scopo cai tendea Am- 
fiooe y € quanto regolarmente si avvisassero coloro i quali 
t oss e P ea no essere quello isnaro a£Eeitto delle nozioni musi- 
cali . Né paò dirsi che Filodemo confondesse i nomi d% 
Amfionee di Zeto assegnando al secondo le doli del prfmo; 

C' he aambra avere il nostro Epicureo rammentato di 
I in preferenaa , per denotare che tanto la musica 
poeo ìofluiva a far ottenere lo scopo che bramavasi , per 
quanto nell'avventura stessa di Amfione latta favolosa, 
non potè non immaginarsi un Zelo , il quale senza bri- 
garsi della musica sopraintendesse a' fabbricanti , e loro 
avvertisse le principali cose che erano a praticarsi. 

(e) L' aliquando lungi di rapportarsi ali* «y«py&'v (^exai- 
tùiuim esse ) par che debba attribuirsi al f^tyffwxsa^ , o sia 

(f) Schol. in Col. Xir. V. 04, 
(») yilniv« Hh» 1 cafi. a« . . 



Sia 

s.embra che Filodemo rivocando in dubbio la Teriià delt 
r avvenimenlo di AmGone, mostrasse tale incertezza pe 'l 
<d9S yLja^v)po\}9iìf cerio modo teslificarUur, 

(d) L' ope musices non leggesi nel papiro, ed è con« 
trario alle idee da noi manifestate in conseguenza delle 
teoriche détt^ dall' interpetre, qon che delle osservazioni 
praticate su^ papirp. 

(e) A.d oggetto di s^Uerare il meno possibile il letto 
di Filodemo abl^ian) tradotto UstarUur il ME^H^nifovoty : e 
supponendo taciuto il nominati ro, cui questo verbo avem 
rapporto, abbiamo spiegato ifxsi ( aubùU. nnisicae fauioru 
od altro) tealifloantur^ rigettando del tutta il nqipe fabula» 
perchè contrario alle idee 4ci papiro, 

(f) 11 veieres , che si scrisse nella sposizione coma 
^e fosse nel papiro , è del tutto sapposto : né sembra che 
potesse esservi nel perìodo di Filodemo> perchè non essen* 
dovi nomi in plurale in questa parte del papiro par che 
uno fosse il nominativo cui han rapporto i quattro verbi 
plurali (f»|3rV|}Q'^(y, ««'«tvov^iv , Xoido^ov^Fy , ed M^éipyQpf^ph 

(g) L' ipse aequUur (u fallo imprìn^ere eoa que' 
<;aratteri delti cordivi. 

Siccoqie la idea che la musica si richiedesse qell^eser* 
cizio di qualunque magistratura leggesi differentcoMoU 
esposta nel greco , è da credersi che 1' Epicureo rappor^ 
tasse le opinioni di quegli scrittoli , che pur aveaa ua^ 
luaudata la favola di Amfione e di Zelo (i^ 

(h) Il fA5{A0'>ijajd« nella sposiziooc iu espresto mun 
sicam insUtutionem, ed al margine musica pu^roa erudùi 

Ad oggetto di non allontanarci senza necessità da'voca* 
bolarii greci traducemmo il (ASfAovtf^'pardju per numeris exor^ 
nari; ritenendo per tale guisa aver Filodemo detto cha 
quegli stessi , i quali lodando la melodia reputavano ven^ 
propalavano la favola di Amdone e di Zeto« riprovaTi^^ 
Tfo r uso di C4sa nelle pubbliche adanauze {^). 



(i) Vedi nota b a pag» 3^o.; 
(a) Vedi noi* e a pag. 3i4* 



3t3 

KW Eir«IN0T4cy j TO A£ flH » 
AocJoPOT^m , KAI TtfV X6lj?0- 

Toyid^y M'CKj'rOTariy. (dq 



non fosse del tutto di- lodaqo , e , quelli clie di 

spressata è al presente questa colti tioif fosse- 

bandita dalle pubblv^h^ ro, vituperano (a) , e"(b) 

arfonamBe. da' magistrati (e) nllon-» 

Dalle mentOTale opi- taneiqq. Delle auali co- 

(a) U et, qui ^ exculli non/u^nni j vituperane 
€ npace di moliiplici osservazioni , per la ipicllìgenza 
delle quali crediafiio offrire il paragone delle traduzioni 
dell' inierpeU e coi testo supplito , pon clie con i' erigi* 
naie da noi niiputaniente veduto. 

la tsaduzione al margine consentaneamente alla spo^ 

^siooe Aggesi iU qui eruditi non sinty vituperante 11 sup- 

pietnroto è concepito ro 9< \^ri XoidofOì>tfiy. L' originale poi 

prcteaca con chiarezza gì' indizii di |itv) Xoi$opovo»x. Laon<* 

^«^ sostituendo un solo non al qui ea exculti oon 

futrìnt , ahbiam tradotto et non vituperant » nella aupp 

posizìuoe die FiJlodepio ripetendo le idee di coloro , di 

coi parlammo nelle antecedenti note j^ dicesse c^ie costoro 

nprovasaero 1' uso della musica. 

(b) Il a«c pare che dovesse diiferep temente leggersi , 
perchè il verso del papiro vedesi in modo diverso da 
quello sapposto dall' inlerpetre^ il quale fé credere cho 
il solo Xocao di Xocdctfosxnv (osse nell' originale, e v^he finQ 
al tau di xwìt fosse peri'etlamente roso. 

U papiro presei^ta intero Xof^opou^tv , epsUon , man- 
canza di un Jota , asta trasversale di gamma o di UfjU^ 
mancanza di altra lettera non gr^pde , indiai certi dx 
*'t «y etc 

Benché due fossero le conghietture surteci p^r la in* 
tcrpclrazioue di questo l^ogo , o sia potesse l^crsi fi^ 
od urs , ci risolvemmo a seguire la prima di quu&te s^l 
ftilesso che essendo V epsiion lettera non molto piccola j| 
j| tau pon capirebbe tanto cotne il gamma^ 



Si4 



Tftc Xsreadftc , xai ezeiet ov* 



nioni pero la prima , o 
sia quella che la musi- 
ca s'inventasse dalle Mu- 
se , dee ritenersi vera, 
e l'altra riguardante la 
guida deir animo de' ra- 

fazzi, e de* giovani, non 
così, né può sostenersi 



se al certo. la prima per 
verità (a) vero è (b); 
V altra poi , allorché de' 
ragazzi e de' giovani sia 
il discorso né da essi, 
dirsi, ne così esser po- 
tette (e). I ragazzi (d) 



(e) il xttporoMtfoy fa spiegato magisiraiiòua nella ipo* 
flisione. Persuasi che pel zsiporovifi li denousse volagione» 
l'abbiamo espresso èuffragiorum laiionibua. 

Ad oggeuo di dare una idea esalta dei tignifi* 
calo del vocabolo tfl^foxwiA , crediamo avvertire che i 
Greci eleggevano i loro magistrati in tre differenti gaisQ 
o sia nelk assemblee dopo Ja debita proposta «rgendo 
le mani prima coloro che approvavano ed indi quelli 
che riprovavano ( x<<f oroviiroi ) : mettendo in una orna 
i nomi degli eleggibili che poscia estraevano a sorte 
( «XT|pa»foc ) : e finalmente seosa alcun notameoto od al- 
eno sorteggio conferivano le cariche avendo riguardo 
«Uè qualità od a' meri ti di coi era fornito il peraona^io 
che sceglievano ( «ipsfoi ). 

Laonde se bene dovesse il x^^oroM* nello stretto ri- 
gor de' vocaboli intendersi soltanto per la votagìone per 
«levamento di mani^pure ampliandone il significato, con- 
siderammo quel vocabolo usalo ad indicare qualsiesi vo* 
tagione, e ritenemmo aver detto Filodemo che la musica 
al lontana vasi dalle assemblee^ perchè con queste mal con- 
venivasL 

fa) li 9ane della aposiaione ed il reapse al roarp*" 
non leggonsi in greco. 



3i5 

(b) U vém ea£ fa da noi eapres» evemi j percbè cosi 
pi clie potesse liadurù il gr<7<>Tìr«u 

(e) Ù ÌDlcrpcire nella sua uoia al verso 38 della 
presente colonna fé dire molle cose a Filodemo^ poiché 
ppÌDÒ che questi 1/ con lessasse che gli antichi iodiavano i 
ragazn istruiti di Mugica : U"*. negasse che fossero questi 
^lloniaiiati da'oomizii) liL° e 6nalfDetile die conlcssaMe 
encr di poca importanti {li atgomeiitfi. da lui prodotU 

> ( «yro y4^ ^srf^^^ ). Fautur utiquePhilodcmus velcres 
» laudibas mactasse rovs «ratS^f jAt(Aovtfa7(ii«ypì>$, pueros mu$i^ 
9 ca exculios. Explicuit enim superius , quo*sensu Mu^ 
» écQin antiq^ui aumpserint , ila ut |MfM>vM9ad|ic idtu sit 
9 ae diaeipfùu% mUUU^ ut plaue a pud Aristopbaaeiii io 

a Toas 9*4» WAt^ CI # «M y«f4uta^v Xoyovs 

A TVim saepe dicia patria audiens mei 

• ^m^va mniorum Aaud mun instiiuta perperanu 

» ne^ i«ro alteram b. e. a coraitìis probibitos foisaa 

^ p«eff«i| qai musicam aon nocini; quippe pueri in co* 

a «ilSi locom iiabere non poterani. Levmscula sane ro- 

« ^pcMo: alricle enìm de pneris intelligit iqtuie ad^er- 

' larm procul dubio latìus de Tiri» soripacrat Quaaa 

> Mue reapmisùoBis levitatemi cum ipsemcl agoosterct 
« FhiMleiBaa , iliia subjeclis verbis se tuetur : re 7«p 9s< 
I ìa^nv nvtp roaroy f^Xoapf(w: auid enim dicere oporieiad- 

> ve vwMB hujuemodi phiioeophum ? quasi dicat , se ridi- 
» colia argmiietitis ridiculas responsiones consoUo ob- 

> jccitae ( i) Vf 

Mei mentre che lodiamo infinitamente il nostro intera 
fclrc^ il qoale eoo molta sagacia ba dilucidale le propo^ 
sitteoi delie a parer soo da Filodemo non posaiamo ac-- 
caoseolirvi; poiché la idea avrebbe dovuto eoo maggiore 
chiaresaa eaprimersi in modo da presentare i varii ntnoi , 
che giusta X illustratore separatamente reggevano i Tarii 
verbi plurali dell'inciso (a). 

Ael presente periodo adunque Filodemo raccapilo* 
laodo le pioposizioni espresse nella colonna , confessa es» 



(i) Sellai, m CaL XH. a. 96. 
(a) Vedi nota / a pag. 3ia. 



3i6 

ro^'' tis ytkf in roi4 an^pk^ 

4(y C^OfXENHy «PETQV if/o- 

in modo alcuno ; peroc- poi alla virtù antece« 
che costoro acquistano denlemente formansi ^ 
le virtù imitando perso* che or ora negli uomì- 



•ervi chi lodasse talvolu V uso della musica , e dichia* 
ra che nqn influisse questa per l' acquisto della virtò. 
£ questa una teorica che ben combina con le maMiao 
]Epicurec, per le quali nel mentre ohe vituperavansi ta- 
luni efifetti della melodia, non cessavasi talf olla di oon- 
mendarla (i). 

(d) L' Accademico esprimer volle quel nominativo 
da Filodemo sottinteso. Per seguire le idee dell'illustratore 
osserviamo che » avendo riguardo non meno alia nota 
testé rapporuta , che alle proposizioni antecedentemente 
espresse , il presente inciso « qual conchiusione de- 
gli argomenti a lungo discussii dee riguardare non sola* 
niente i raeauij ma anche i giovani \ poiché ora Filodema 
indicar volle lutti coloro, i quali , sian ragani tian aio* 
vani sian vecchi^ noneran forniti di quelle virtk.perrac* 
qnisto delle quali dovcano imitare i grandi personaggL 

£ tanto Epicuro tenne fermo che le virtù non poi^ 
sano acquistarsi altramente che con l'imitare le virtnose 
azioni di coloro che con gloria operano, per quanto co* 
munemente dicea .* Iihec e/^ non muliis aed libi ; mUk 
enim magnum alter alteri theairum aumua . . • . : cum ib 
versare , qui te meliorem facturì aunt ; illoa admiiie , qttoa 
tu potea facere meliorea. Mutua iata fiuiU i ei ' 
4um docent ^ cUacunt (a). 



(i) Tedi sopra di ciò le nostre note antecedenti e PblMC^ 
Ke suav. tìf. poss. sccund. Epicur. 

(3) Sencc. epiit. 7 et 33..Vid« EuKb. XU. Pra^.ct' 



3i7 
6Ttir<iuyro. Ti f Ap iei Xe- 

ysiy vitef toutov f cXooro- 

^w 9 4> accolte jroif e^AV* cacu- 

roy T«( 9a(7£f^ rav Bdopio- 

Mpirzccy - rft . . « pi^y «y 

nagffi illustri. ti apparirà (a). Che (b) 
Né ci dilunghiamo di poi altro diremo contro 
pia, perchè non è me* un filosofo di tal fat- 
slìeri discettare contro ta (e) ^ che a sé stesso 
un filosofo che usa i det- indegno non (d) repu- 
ti dc^ baffoni a guisa di ta de' sommi (e) buffo- 
iiiamlrasione . • « ni le parole per dirno^ 

strazioni ricevere ; con- 



fàj II fuiuram ( «crofAiyviv ) venne esposto quae tnox 
m vutB elucesceni, 

Conseotaneamente a quanto abbiam deUo nelP an* 
teoedeate nota 1' ks yoLp ii) rocs «vSf oorty toofuyviy apttruif «rpoc- 
ritfMim fa da noi tradotto aò ipais enim virìs in Juturam 
fHrtutam praeformaniur , ed abbiamo nel latino aggiunto 
l'ai del tatto da Filodemo taciuto. 

(b) Siccome non pare che potesse leggersi fi nelP ori- 
gliale perchè Io spazio tra V ultimo omicron di tnMrouyto 
tVaga di yap per la sua grande^?»- è capace di an w 
pili tosto che di un n ; abbiam letto «v fyoip in luoao del 
^i^. Tanto pili che non sembra poter supporsi che r Epi- 
cureo dopo ai avere a lungo esaminati gli argomenti per 
laqnistione di che trattasi, tacesse sembiante di non potervi 
rispondere. 

(e) U efusmodi par che sia! superfluo nel caso prc* 
sente I ed i\ f^rov sembra che si scrivesse in senso di 
kune ^ ipsufn od altro simile. 

(d) L'interpetre spillò non re/^uZo/ r<f«y< cambian* 
do la proposislone di afiermativa in negativa. 



3i8 

y. y..»r é«.«tdt 

X . iijj 6cy 

/:«»••.•*«• V^X^ 

• ■ # • • TflD •••■••• wTY|y 
^ tpO Tfll K€- 



rr^r/e poi degli altri le 
opinioni di niente sii-' 
ma^ a^rà tutte dice co- 
me assurdi dal voi* 
go (a) esser danna- 



(e) 11 aummomm A aggiunse dal dicifcratore ferie 
per eccitare mag^iornnente i leggitori conir» Diogene^ 

(a) Benché diiTercnti (ossero le lettere , che otierYanri 
negli ultimi versi della coIoana y l' interpetre non lolo 
non le illustrò , ma neppur «i die briga di presenta* 
re esatto fac simile , per lo quale potessero qucati venif 
suppliti da qualche colto archeologo. 

Conoscendo la nostra pochezza non facciamo che 
dare un ragguaglio esatto di questa parte del papiro $ 
onde adempiere allo scopo che ci abbiam prefisso. 

11 Terso 41 della pagina comincia con un ics manca 
una lettera , indi yftctf^, ed il resto come il fac simibz il 
verso 42, manca delle prime sei lettere X« m ecc. il 4^ 
manca di 5 lettere <iXX«g , il 44 pria di ^t/gf ha im 1 
ed il 45 dopo pò offre t« «s. 

Ciò premesso, come se il v&to fosse nel comincia meula 
della colonna che segue 1 si fece imprimere il n/ iS t 
canto alle parole corsive contrarias vero aUorum opùUó* 
ne» nihU facit , imo omnes alt tamquam a&surdaa %Ndge 
esse damnatas. 

Ne può ammettersi la idea di quelle , DOÌc1i& te co^ 
reggeasi Diosene perchè non curavasi oelle opinioni 
altrui , potrebbe questa a buon dritto tornar coniro lo 
stesso Filodemo , il quale appartenendo a dcternioata 
setta non curavasi de' pensamenti altrui , e ulrolln li 
confutava. 



Stg 



COLONNA XIIL 

vevAi Touj TOTg 9eXooro- 
éw$ 9 KAi T0T4 oXkovs oaaui 



esser condannati ed es- ^i (a) , e improbi del 
sere improbi i filosofi ^ suo tempo i filosofi ^ e 
e TJtoperarono lotti gli gli altri , quanti (b) la 

musica (e) yituperaro^ 



^ (|a)Be»diè il dammUos esm faccia partt de' vocaboli 
•eiilii eia caratieri corsivi » e da credersi cbe questo si 
ìiiilinMW «er lo primo vocabolo della tredicesima ci^on- 
aa^il q|Bal€ nel yolame leggesi «^tfdAf. 

Imoaso r accademico esser difficile a comprendere 
la idea da darsi a simigliaote vocabolo | combinando lo 
fieordala parole con le ultime della colonna precedente 
avverti doversi ritenere ««raaiMfiadac n n^oi : sappia ex 
a antecedenti columna iiarAiuxfMidM ». 

Benché l' originale tra « ed « presenti v&to di 
tre kuere , e quindi sembri doversi leggere i^vf^ 
Mt non g' interteoiamò ad esaminare la idea emer- 
gente da cosi fatto supplemento ; perchè riguardando 
ipcfConn vocabolo di un periodo fin'ora non interpetrato; 
Terrà alcerto dilucidato da quell' archeoloffo , cbe dietro 
k osaervaaiom già manifestata ndla precedente noU de- 
dfererà V intero passo. 

(b) Il guoiguoi non è nelP originale } per cut noi 
ahbiam crednto cbe il Dominativo del verbo che segise 
non potesse al presente conoscersi^ perchè espresso in quella 
fané della ooioava duodecima perfetumente non inter- 
pdrata. 

(e) Il Mutioam non è nel testo , né può supporsi 
eeir inciao che ci occupa ; perchè il verini 9MM6V0 ha 
espresso V accusativo tovs 9Xkw% otfovs , cui ha rapporto^ 



3aò 

altri. no (a) 

Dopo avele esaurito 



CAPÒ VII. 



«S'è dtia cosa amatoria , td 
Musica uri che antidd* 
mente conferisce (b) ? 

Trascorrendo (e) adiUH 



(a) Iq luogo di sHAMorcv abbiam letto «xàwGrihr, 
il papiro prima del au presenta ai/a con certezaa. 

(b^ Dal modo^ onde son coDcepìti ^li argomeoli ap^ 
posti alle due versioni latinei è dimoile comprendere iSif 
Filodemo esaminasse un sistema allora in aso^ o pare del 
tatto bandito a' tempi di lui. '- 

Ponendo per altro mente alle idee espresse nelW 
colonne componenti il capo che ci occupa « sembra oh^*' 
V oUth fosse contrario alle teoriche dell'autore greco | 
poiché costui nel suo scritto senaa incaricarsi del temptf 
la cui si praticasse la melodia che eccitava all' anolore ^ 
indaga se filosoficamente possa ammettersi cosi fallV 
opinione. .« 

(e) L' viCtfpjSjiyrffs venne al margine espresso siimUh 
praeiereuntea. 

Se ben si considìerà la idea di Filodemo ben tosl# 
conchiudesi essersi fuori proposito soggiunto il aiiénli»^ 
perchè in luogo di tacere le opinioni dello Stoico sa 
la temperanza e su la fortezza , dichiarasi di avtcat 
esaurito 1' esame.- .'* 

Che se si ritenesse esser V v^^sp/^Mv» nsato in wtnwìk 
ométtere, dovrebbe dirsi che 1' Epicureo non avesse fktUf 
parola dell' influenza delta musica in simili circostanse.- 
II che è contrario alle teoriche esposte nelle cdome fiil 
ora sviluppate. 



3ai 
3yi TOiTA^cmy t» itcpi th< 2ja^- 
9/04TNH4 Eifi\iJiey» ^ xai 

l'esame delle cose dette que le cose che qui (a) 
su la temperanza e su da quello dette sono su 

la temperanza (b), e for- 



Taoto piii che tra' significati del verbo cbe ci occupa 
eTTi quello di supero in senso di passare oltre: oi^i «spt" 
1^ Aiovnoy t nipovyfss tà ftpòs x6> 'A^mìIììv orvyiisrViva » rp $ 
cf% toik MSMcnuMis 9 vfTspjSayfOf r($ ftxòyLa , dtirp «{^v rov fAi) 
tiUflioipy^tfgi ri^ KArilXv)4(y nfs «'(JX«a>f (i) , a/ ( Leontius) 
memor canjaraiionis cum jipeìle faciae , ter deincepa 
juvene^ , p€)siguam ruinafn superaverani , terrore inje^ 
ciò Qveitìi, , quo minua insiitutum perficerent urbemque 

eaparettL 

Che se poi meglio attendesi alle idee dette nel volume, 

cknro apparisce essere quell' Accademico contraddicente 
a st stesso > perchè se bene per la versione al margi- 
ne facesce supporre aver del tutto Filodemo trasandato 
Pesame della efficacia della melodia a procacciare la 
temperanza e la fortezza , nel prologo della sposizione del 
cap. VII. dichiara essersi V Epicureo di già occupato di 
■B tal soggetto : Philodemus contra omissis guae de for^ 
tiimdme ei iempemniia dixerat , quiòus se jam occum'sse 
iidfirtttiiim 

(a) L' heic non è In greco , né può supporvisi ; perchè 
le idee di cui parlasi erano state già dette. 

(b) Forse l'accademico reputò del tutto nuovo un tal 
ioggeilo f perchè credette cbe si rammentasse di quella 
Tinii per la quale usasi moderatamente de' diletti pro- 
earati dalle cose soggette a' sensi ; nel punto che se avesse 
coasideralo moralmente così fatto vocabolo si sarebbe 
accorto che per esso l'autore ebbe in mente di ricapitolare 
le quisUooi già bilauciate. 



(i) Pòijb. HiH. V. 4. 10. 

Fot. I. aa 



Sai 

Epicuro (li fatto nel noverare le virlii comprese 
Dclln onestà , fé parola della temperanza. £i cosi nomò 
quella facoltà che insegna come debba usarsi di ciascuna 
cosa e come il sapiente debba comportarsi negli eventi 
della vita e nelle varie sue azioni : SequUur ^ ut de una 
reliqua parte honestatU dicendum aUi in qua verecun- 
dia , el quasi quidam ornatun vitae , tempemniia i et 
modestia , omnisque sedatio perturfjotionum animi , et 
fvrum modus cernilur. Hoc loco continetur id , quod 
dici Latine decorum potesti Graece enim ^pi^ew dicitur, 
Hujus vis ea est ut ab honesto non queat separari. Nam 
et quod decet , honestum est: et quod Aoneatuag est , 
ilecet (i). 

* P9è tale definizione della temperanza è contraria alle 
idee ritenute da^ filosofi antichi , poiché questa da lalaai 
si disse prudentia salva (a) , da altri «r^ngfi» ^^oinnum 
incoiumitas salusve prudentiae (3) , da altri pmdenAat 
aervatrix ^oal^fPMak njv ^povv^^kv (4) , e finalmente da Goe- 
rone : F'eri etiam simile illud est , qui ait tempenm» , 
guem Graeci oaS^pov» appellant , eamque virtutem m- 
f^09uyy)y vocant , quam aoleo equidem tum tempemn- 
tiam I tum moderationem appellare , nonnumquam 
etiam modeatiam : aed haud acio , an recte ea viriaa 
fnigalitaa appellari posali , quod anguaOua apud GnU' 
eoa valet : qui frugi hominea tff^^W^ appellant , ii 
eat s taniummodo utiìea , ai illud eat iatius : omnii 
enim abstinentia , omnia innoccntia , auae apud Gnmcoi 
lisitatum nomen nullum habet^ aed haoerepoteat skfilmfiatmff 
nam eat innocentia qffectio taUa animi , quae nooeai 
nemini etc. (,5). 

Laonde Plutarco mal non si appose confondendo la 
temperanza con la prudenza^ percui^ nel dialogo ae i ondi 
aveaaero ragione^ pria fa parola della temperanKa, ed indi 
nomina la prudenza conchiudendo:foiy«po>ly 91^9% \^\pn0jaKÌ9 



(0 Ctccron de offic. i. 97. 
•(a) Stob. Loc. Comm. scrm. XXXVII. XXXVIH. LXXXIT. 

(3) Platon. Cralyl 

(4) Ariti. Elhic. VII. 5. 

(5) Tuscul. qoacst. HI. 8. \ 



3^3 



la fortezza , siccotne Io tezza (a) per la musica 



liVMy ^lilchiv oM niy «Spcr^ (i), iiague hiemoria recolo ma 
quo tempore te in Creta vidi amicium veste ad soletn» 
nem facia oUeniationem , non admiratum fUiase pru* 
deniiam, aui virtutem fuam. 

(a) Benché Fìlodcmo avesse di già osservata in parte 
l'influenza della musica sul morale , e sul fisico , e sfe 
bene il vocabolo avSfetas vada rcfiolarmcnte inteso per 
ione fisiche ; pure avendo riguardo all' ordine serbato 
daEpicnro nella sua filosofia è da intendersi per virtù. 
morale. 

Qiiel filosoCo ateniese cotnprese nella Onestà due 
vìrtk o sia la fortezza e la temperanza. L' honnéteté a 
detis inmches : la temperance et la force \ V une qui 
tiom q^ranchii dea vaines cupidiiés y V autre qui nous 
gamnùi des vaines ferreurs (a). Disse fortezza quel- 
h virtb , per la quale sprezzavasi la morte , né calco« 
lavaoù i dolori nelle indisposizioni. Inter omnes igi- 
tur hoc tonatat ^ nec doctos homines solum , sed etiam in^ 
doctoe p virorum esse fortium , et magnanimorum , et 
patUnUutn , et ìmmana vincentium , toleranter dolorem 
pati .• nec vero quisquam fuit , qui eum , qui ita pate^ 
retar non laudandum putaret, Quod ergo et postulatur 
afortibua, et laudotur , cum sit id aut extimescere ve* 
tùena , aui non /erre praesens , nonne turpe est ? ^tqui 
tfide , ne, cum omnes rectae animi affectionea , virtutea 
appellentur , non sit hoc proprium nomen omnium, : sed 
ab ea , quae una ceteris excellebat , omnes nominatae 
uni : appellata est enim ex viro vir/us: viri autem pro^ 
pria maxime èst forti tu do , cujus munera duo sunt ma- 
xima , mortia dolorisque coniemptio, Vtendum est igitur 
hia, ai virtù tia compotes j vel potius si viri volumus esse, 

(i) Plutarch. Brut. anlm. rat. uti VI. 980. 

(?) Deaerando th. i3. Per la (coipcranza yco. net. b a pag. 3ai* 



334 

(juoniam a vìris vlrtits nomen est mutuata (/) , e Platone : 

2$A). lo-AeX oìy (joi , <y) ^jufióyri , imo\6t*Sì,v oof xi 6 rofoOros à^ 
Tfiq , fijVap sCòdtri xx r« dy^ò* «f^vr» x« 4Cayry««my «J« yiyvtXKf 
xxi ytiVYÌdSfM xju' 7«yoy« , x«(' ri k»xj( oiax^tooi \ xa^ ro5roy oiti 
tf\) ^yJs* sryjM 0!ti9po^ iyY}$ , ^ imauoTivr^q xs x«i* óarrórT)ro$ , <p yf 
fxóyA) 4rpo3ì^x8( ìLxì ^spi 0«ov$ x«(^ 4C«pi* iydpiWoo; «'gs^Xo^tfroOm' re 
TÀ ddiyjt x«(' rx pn], x»c' riyjiOji icop^C'^OiXc i«{ar«pi8y(p dpOirS m^' 
oyiiksiv i N(. A«y«(y re' , oi ^»X|}«r«$ , y^m Soxs?;. ^t). Ovx l^a , 
d> Nix/ A 9 (iiopcoy ap^riQS iy «('t) ró yvy tf« Xsy({pisyoy , «X^dì 0i$(a««- 
cr» aperti. Nt. '£o(xe* ^do. Km fAYJy «^Ofu'y yc riQy tb^ipieof yu&fitpf 
«ryjii 5y r(j5y r^ «Ipdrìis. Ne. 'iì^jf^y yi|i. (a) Putas , o ^ed/e 
Wr , huic aliquam cleesse virtutem , qui noril bona omnia 
pmrsus , ut effecta sunt , fiuntque , et fìent , malave si' 
militer ? JEumque virum indìgere lemptrantia , ei jutti* 
Ha putas sanctitateve , cui soli competit , ui tam divina^ 
guam humana bona , et mala prudenter inteWgat ^ de* 
vitet haec , apprehendat illa , quique recte cum omni' 
bus vivere novit ? Vefxi ìoqui vide ri , o Socra tes. Soc. 
Quod ergo abs te inductum est , Nicla , non pars vir^ 
tutis , sed universa virtus est JVic. Apparet. Soc, Vt-^ 
rumtamen fortltudinem diximus partem aliquam esse 
virtutis» Nic, Diximus piane. 

Filoderno però co' vocaboli di tfaj^poorvwis e di iu^^i«f 
conchiusc che la musica non influiva alla onestà o sia 
a' morigerati costumi. 

L' accademico nulla di meno al presente passo ag- 
giunse nota cosi concepita : » Digitum procul dubio ad 
TU ea intendit , quae tnto cap. i. disscruit. Musicam ncia- 
» ne animos informare non posse , ncque in illis mora- 
)> les qualitates sive bonas , sive malas insercre , Tel 
» excitare , contra quani Diogenes in Musicis modulis 
)) invcnicbat Ay$pa>d<s xm «y^y^poy « xotfficoy «ai Ofitm» , ui 
ì> ail Col. Ili, V. 3i. 32. 33. {3) ». 

Avendo per altro Tillustratorc nella sopra indicala noia 
sostenuto che giusta Filodemo la musica non influisca sa 
le qualità morali tanto buone quanto cattive , si oppose 



(0 C^cer. Tusc. II. i8. 

(2) Plat. Lach. 199. 

(3) Scliul. ili Cui. XIII. T. .'i. G. 



3a5 
alle idee emergenti dal passo di Gassendo da lui rap- 
)>ortato al § Xllt. della prefazione , la cui coiirhiusione ò 
questa : » Quippe qtiod Plato de altera , Poetica nem- 
» pe , speclatim censuit , dum ex ea nihil aliud , quatn 
B laudes Deorum , virorumqne fortium reiinendas voltiit^ 
B et ceiera quod attìnet , extvrminandam penitus e Re- 
B pubiica autufìtavit .... idem Epicurus de utraque cen- 
B suii , Aoc est etiam de Musica quam corruplricem pa^ 
B riier morum honorum reputavi t ». 

Laonde mal si avvisò il deciferatorc facendo dire 
al greco autore che la musica non influisse nò alle buone 
ne alle male qualità dell'anima ; nel punto che, aven- 
dola dichiarata corrompitrice de' costumi y ammise in fatto 
che quella valesse a produrre effetti su i' animo. 

£ cotale opinione di Epicuro non era del tut* 
to iosossìsteate , poiché sarebbe stata consentanea alla 
tetta ragione qualora si fosse espressa in termini me- 
no fgenerici. Non v' ha dubbio che il comune diiettasi per 
lo yak nel recitare canzoni men che regolari , uè è da 
negarsi che l'esempio di azioni espresse in quelle spigne 
tal rolla gli ascoltanti sforniti di retta ragione a mandarlo 
ad eflelto. Epicuro prendendo norma da costumanze ge- 
neralmente invalse reputò cattiva la musica « affermando 
cbe il solo sapiente potesse giudicare di essa : forse perchè 
il solo sapiente, non commovendosi per le idee dette melo- 
dicamente, sapca trar diletto dall' armonia^ né persuader- 
si dalle parole. £ qui sieci concesso in digressione di 
avvenire che per tale causa vi fu chi credette detesta* 
bili gli strumenti stessi, co' quali canta vansi cose laide -, in 
ciiisa che Alessandro il Grande allorché si recò alle ruinc di 
Troja, a taluno che gli mostrava la cetra di Paride rispose 
di non volerla osservare , bramando piii tosto di vedere 
quella di Achille, sul riflesso che con la prima eransi cantate 
cose oscene^ e per la seconda eransi narrate azioni di perso- 
naggi illustri: \tÀ)f 'AX6g«v9pos s(*$ rviv'IXi'oy i^Xd«y.' ivoiorHO^rovytt 
ìà «vffj» 9fXo«'óyao$ « r»y rc$ TpMav «'potfsXOa^ xry X^p*> i^gUy^iv 
AU{«y9^}av. 'O 8i Ìipr\ , ftpouyiy^xiyiyfif ॠ(aaXXov c^stv Hy 'AxfX- 

nvtcTJ , ^ m>yvÌ9«y ^x<ryo$ tè. xS» 0ly»O«y dv^^ìf xXe». To'5 9i 
n«^9o5 n' i^A ]J9<y ìQ \ifa , <t' (avj yJly^ pLOcxiHfll , hai 0101 ^rpery 



3a6 






Stoico fé parola della da acquistarsi (a) , se 

iaflueaza della musica pure di quelli altrove è 

negli amori , è mestieri disputato (h)» alla cos^ 

che di tal punto ci oc- amatoria passaggio fac- 

cupiamo. ciamo (e). Quello poi 



qrwAiKjis KJH* OiXyiiv ( f ). Alexander venit Rium : periu^, 
miranti auiem studiose isti , Troum quispiam, acc&ien^ 
fnonatravii ei lyram Alexandria Ai ille , piuris , inquU^ 
facerem videro illam AchilUs , prae kac Alexandria De* 
sideraòal enirn strenui mititis instrumentum , quocum 
ille foriium virorum litud^ii cecinerat. Paridis vero fyra 
quid tandem cecinit , nisi adiUteriorum cammina , eà 
Jeminis pelliciendis demulcendìsque idonea ? 

(a) il per musicam comparanda è aggianto dall' In- 
terpetre ; e la proposizione sarebbe stala piìi regolare le i 
volendo illustrare , si fosse dcito quae per musicam com* 
paruri fertur. 

(b) Se si fosse badato ad un vóto che vi è tra M«i^ 
e la parola antecedente non si sarebbe incorso in varie 
oscurità di senso; né si sarebbero manifestate idee di- 
verse tra loro. 

Accoppiandosi r««'«5*i Xoyo^^ tsts^jxnf all'antccedcnie 
proposizione nella versione al margine si rese quoniam 
de iis tiabitus est sermo^ ciò che nella sposizioue si voli* 
siquidem de iis alibi disputatum est. 

Molto all' incontro entrambe le versioni differiscono 
dalla opinione testuale , poiché non solo 1' «««^ loym 
t<f<vx<y va unito co' vocaboli che seguono , ma anche il 
UT6\)%tìf a parer nostro non è usato impersonalmente, ed i 
retto da' nomi Aioysyi)$, 4r(»ixo$ od altro ciò indicante, del* 
tutto taciuto dal nostro autore. 

(t) Aclian«hi8t. IX. 38 et Plutorchdc fort. Ale&- i. i4- 



3^7 

E però la mentovata proposiiione ^ a nostro credere^ 

dovrebbe leggersi in latino quoniam disputando incidii; nel 

senso stesso in cui Plutarco disse ('^V f< Xóyou xéx$y}xii (i) 

peculiari dispuiaiione dispuiaium est , ed Omero 

nx* yokp 4afMU)oco fia^strfi (a). 

inciderai enim in arenam profundam. 

Chic se poi volesse diversamente spiegarsi iltsrsvxv] p<v* 
Irebbe anche ritenersi in significato di pervenioj vento ecc.^ 
essendovi in ciò l'autorità dello stesso Epico, il quale in 
tal aenso spesso di quello servissi : 

^ 9s «4 tÈ,^ifòwa fvxT) 9 6finÒQ6 «liApraSy (J) 
Qui vero funiculum aitigerit , ah ave aberrans 
. • • {4i{ ai/ y< KsrAi nhcoTf » hts po(j39^4nfiv (4) 
, , . me tu uiique ibi incideris ( vel perveneris ) quan^ 

do oòsorbeL 
Laonde l' Epicureo nel presente periodo non solamen- 
Is avverto di passare ad argomento diverso da quello fio 
vgÙL poaderato > ma dichiara pure che ciò facea perchò 
svia esaurita la cyiistione primiera^ e perchè volea ser- 
bare l'ordine stessa che Diogene avea adottato nella ope« 
la ffla. 

IVon omettiam finalmente di avvertire che potrebbe 
VB^ rendersi per moHor^machinor^ ecc. in senso di 
tdire col pensiero i spingersi al di ìà , ed allora 
idea sarebbe ; dopo avere esaminate le teoriche su la 
kmpertMfUta e su la fortezza d'animo , siccome lo Stoica 
ta^wriasi co* suoi ragionamenti j esamineremo ora i pen - 
samenti riguardanti le cose amorose : e cosi V fi^ ta ic^pt 
«a» S^atfd» si unirebbe al fi^^^P^, e non alle precedenti 
▼od. 

(e) Da noi il fiaL^^»yLa» si è voltato conferamus nel 
senso in cai Plutarco disse i>'^^ ^ «f>^ ^^ \o\^è, ^a9(0ì>(Mu (S> 
mi dedita opera ad id^ guod religuum est, nos confe^ 
Munua. 



}t} Flolardu De anim. piocreaL in Tiok Plat» t. 
9) Biad. E 587. 
(3) lliad. *. 857. 
C4) OAym BL 106. 
(!9 Fiatare. De fac. in Ori». Lon. cap; XVI. gag^ 




3a8 



^pO£LPa.otey Se ro , nanov 

ope^ECis oTonfjj, liv yg avi vo- 
ouacN 01 n«y€XXv|y€( , afe" 
THV EParexHV cevM yo« 
fxezBiy KATAr£X0((TToy ou 
fisrpidD; ciré r^ cmto Someiy 



Essendo adunque di 

tran danno quella smo- 
eratezza amatoria^ che 
dal comuue de* Greci di- 
cesi ottenersi per effet- 
to della musica adotta- 
ta nelle cose amorose, 
è mestieri credere mol- 
to ridicola quella teo- 
rica onde dìcesi che il 



innanzi tutto bisogna 
avvertire (a) ^ che (b) i 
essendo cosa mala (e) 
dell'amore l'appetito (d) 
ed al certo (e) grande 
questo cioè (f) appeti- 
to , auale al certo ({[) 
intendono (h) tutti i (i) 
greci; massimamente ri- 
dicolo è reputare ama- 
toria poter concedere (k) 
virtù (1) , e inoltre (m) 



(a) Eccoci ad un luogo nel quale si supplì vocabolo 
diverso da quello che capir dovea nella lacuna , e ciò 
perchè il /oc simile non era esattamente disegnato. 

Siccome il verso copiato comincia per «^p» messo js- 
^ta od omicron, mancano ire lettere, ed indi fA«v j si lesse 
*po»^fA«v, Q^ si pose mente air originale , che prin- 
cipia per «rpo , mancano tre o quattro lettere , poscia 
•^i^ , ecc. 

A.vendo riguardo al papiro abbiam ritenuto «r^te 
(Mv dff ro etc., ed ammettendo essere indipendente dal di* 
scorso la proposizione luutoj tuu y^ty^Xw n|f fmtaufi ofsC*^ 
o<>:rn$ I nv ys di) yooutfiy oc «r«yiXXnws «^^p^ spatiouv» mm^ ab- 



339 

hìBtn mpportato il «rpoo^c yL9» ^i ro al yo^^tt» ii«r«7«lacrra i 
spiegandolo come Delle seguenti noie diremo. 

Me in cjuaoto alla sinlassi ci siam troppo allonta* 
nati dalle iuee dell' Accademico , il quale benché rap* 
portasse l'intero inciso al medesimo vofuCccv TfLOLX»y$\aaxoy » 
aggiunse V cutimadveriere , che non è nel testo , ne può 
Mipporviisi , perchè per esso dividerebbesi il «poo^dojisy o 
«po99<i fecondo noi aal vofAr^ciy ^ da cui è seguito. 

(b^ Sicuri che il ro losse terminazione neutra del- 
l'articolo prepositivo^» ci siamo avvisati di non tra- 
durlo , perchè esso ha riguardo al seguente ««raytXA^oy 
«Pfiii^aiy* 

(e) 11 x^mov si voltò per malnni. Seguendo le no* 
Hre coDgfaietture pare che avesse questo a rendersi mair\ 
tot riflesso che Filodemo non dichiarò che l'amore era 
male ; nui che fosse occasione di male , o sia che recas- 
se male a coloro che vi attendono. Ma siccome la 
inicìli^jenta di tal vocabolo dipende dalle teoriche dal- 
r iolerpctre stabilite in una nelle sue note , cosi cre- 
diaoi DOftro dovere di rapportarla intera : » De amore qui- 

• éem apad veteres ahi alia sentiebant. Quocirca Plu- 

> faidhos in Amatorio: Of yay yap w>vy rov fpaorA, ot^'s^* 
» ninmf , oc d< [aavcav » oi $« ^ttoìf n mar^pM n)$ l^x^s «« ^m* 
» p«fi«» * o/ 9t oynx^tfs Osov a>ftyof cvovoiv. Odtv opihìs «yiois <9ogt 

• to fftfy «pxofovoy ««rOvfiiAV sivoi » ro d* vircp/SixXXoy fA^ytoy • 

> Nannuiii amorem praedicant esse mentem , alti cupi" 
» diiaUm , olii insaniam , sani qui divinum quemdam^ 
» f/ augustum animae motum j quidam piane Deum 
■ faciuni. Quapropier recie aUquious visum est a prin» 
» cipio cupidilatem solum esse ^ si vero excedat ^ furorem* 
» Quae autcm unicuiquc philosophorum scctae sederit 
» opinio I diserte tradit Ilermias Philosophus in suo , 
» twoftinfjffttfin tts rov nx«roya>( ^acdpov , Commeniario in Pia-- 
/o#iM Phaedrum , quod nos ms. habcmus cum in Far- 
» nesiana ,tum in Bibliothcca Augustinianorum S. Joannis 
• ad CarLonariam. In illa enim Pliaedri verba ; Uspt tonf 
» rj^t^t» m^yyL9LX9ù¥ smx^xMtkx k. r. X. sic Ncrmias commenta* 
^ tur y piout legit codcx Farnesìanus emendalior: Ey- 
» r«u6a luu^os ««Xty rv^s 9(aip<<96a>s nis 4C«pi rou «p4)ro$ * oc fuv 
» 70^ iMrsXa^ov airXd)$ favXoy ro «p^y , «>$ E«'(ico\>f os ogn^a\LVHA 
» sttfov , ttwtWQV 0^9^ tuf^oòmosìf iuta ocdrp ov «se a^onas . • » 



33o 

p OC 9f omliH «tfrfcoy» mi HpMiXii8«)$ « fiXi«( Xiy«y cinu rov «f^f», 
» K«i o\m aXkw tiyos t «ata ov|A/3<di|xo$ 8t nyftf 0iMn«mcy «s 
i> «9po9(QriA , oc9c a«o fv)s 9toM irporipoy fov cX<70iyto mtXov» 

» ecvM HAI AVfoi to» sf»x» , fov {Aiv oaxticfiff fQ> di fftvXoy, ««!• 
» Ovfiioy Km ofyi)any orwovoifts, nax» xwt II«\Mr«nay, xac roy rpc- 
» yijodov rqy «(«rovr » • ^fsaat ^wyMxa «xi$ s^s * Aptaxox$Xyfi Si 
a> o)cv)€ (ov n)S 4'>>X^$ 9n^ ^Q)' cpwrft «taOos •!>«( , k^ i^y o Xo- 
91 7C9(M>$ HfAfn^ 9 ^cXcos «vtov ^ym , ««y de ro «r»Oos « auyotfanaf • 
« lUfi ^ xrp liXaxùnfQi yytt>|AV|s st^oy^v^fmxtfw : .fibic raruiiii 
» opporiunum est disserere d*s diversiiaie opùiionum circa 
i> amorem. jiliqui enim opinati sani aùsolute iiium id* 
» tiosum 6896 , lU JSpicums, qui ipsum deftnivii acrem 
» rei F6n6reae appeiiturn non sino cestro , et gravisu" 
» ma sollicitudine : alii vero simpUoiter urbanum iOum 
» adpellarunt, ut Heraclides , g^i dixit amorem cut 
y soiius amicitiae , non alias rei , per adcidens vero 
» aliquod erumpere in Venerea : at Stoici prius quitkm 
» diceàant ^mpisx negocium se ducere amorem ; nano 
» iUitem audiui ilìos ipsos dicenies dupUcem esseuiòa^ 
» num , et uitiosum , cupidiiatem scilicet, et im p atierUem 
» liòidinem coitus secundum Pausaniam et Tragicum , 
9 qui cecinit ; dupUcem spiritum spiras Amor 1 Aristo* 
» teles autem ait amoris passionem totum animum oc- 
» capare , et donec mito imperaverit , ipsum esse ami» 
9 citiae , cum vero dominalur passio , esse veneris. De 
]» Platonis vero senientia prius diximus. Ex Plalonis 
9 autem senientia ìtcm duplex eral amor , ut videre «il 
» in GIUS Convivio , ubi Pausanias dupliccra amorem ex 
M duplici Venere commiuiscitur» alterum ««ydiutoy, yuI. 
» garem , ouf Anoy , coelestem alterum : et io Pbaedro , 
» cum Lysias vocaasct amorem Maiioy ^«(nidcv^t» , pravom 
» studium f Socrales diserte ncgat. Quod igitur ad dos 
1^ adlinct veteres Stoici , et Epicurei extrema tcnebant : 
» illi usqucquaque bonum , hi scraper malum amorem 
» pronuncia ntcs. Hinc Tullius TuscuL V. ad magistros 
» viriulls philosophos veniamus , qui amorem negant sta* 
)» pri esse et in eo Utigant cum Epicuro non muitum, 
9 ut opinio mea/eri, meniiente ; quis est enim amor iste 
p amicitiae ? Cum ncque de/brmem quisquam amet , 
9 ncque formosum senem. £t Suidas , qui in voce Ef^ 



33f 

ìptiflsimftfii Epictfri de amore definiiiooein nobis lervaviij 

ejosque liac de re Mfuieuliam Sioicis directissime op* 

posiumi docuit: ìttMtf^iuif yt^ rov t^xtik «fS r« awroyoy 

o^<^ «fpadioi«9y , «is £«ixovpos Xfyei » oy «mx oipv re aoreuw 

<iMu, HM «cs t«'i/9oXny fiXivrofiAf ( ut legit Menagius ) ^# 

«aXXps Cfi^wyopcMw , dof m Afrp n)s ^rep^s xdividimus enùn 

amoiwn in acrem rei venereae udpelilum , ni JUpicu^ 

rus adi , qui quidem uròanuB nequaquam pqieMi esse, 

ei in òeniifoifniiae impetum , qui per j^uicntiiudinem 

te proda j^ ut Sioici. In summa unus Lpicurus, conlr»- 

dicxiitibas adprìme StoiciSj, amoreiu seni per vitiosam rem 

existiiDavit^ qaare Laertio teste K|ncureoiuai dogma 

erit tapieoti amorem esse vitaodum , $^Mffyp%9tM x^ 

numfm a» ^w*\ avrocf , ovds df oire|*«'rQy fivai tw éfa»x» (ut le- 

gaot Gasaendus, GataKerus , Menagius ): non captuni 

iri amore sapientem , ex ipsoraip sententia , uc^ue 

veto case amorem quidpiaqi diyinitas immissuro. Vide 

eiìam , quae Gassendns adfert in banc Laérlii locum. 

Ex Uà aatcm omnibus liquet , cur et superius coi. V. 

▼. 49. 43. l^imns : rpv spdmi«oy «raOot qvic a^p^y , alXtk 

^Bptmfttoi : amoHé passio minime sancia , sed kgum 

pÙàiiiM , ei nunc iierum mcUum , ei quidem magnum 

ette amoris adpelilum pronuncici , ut penilus adver« 

sari! opinionem ei^piodat. Si enim villosa res est suapte 

natara amof,quo passio eum Musica bonumefi&ciet?(iV' 

Adunque dalla su indicata nota emerge che gli Stoici sor 

UeDcano euer 1* amore sempre un bene, egli epicurei 

die tale affexione costantemente fosse un male. 

Ad ometto di poter iormarsi idea chiara de' pen- 
saneoti 01 entraipbe ]e sette su tal punto parlìlamentQ 
li esporremo. 

Varie opinioni si sostennero circa la morale di £pi« 
coro. Taluni affermarono clic quel filosofo perverso fosse 
ne'costumi^ecbe unitamente a Corni «n de suo discepolo avea- 
»e delle usanze riprovevoli : oìlrs tovs fx«rp(pu5 k«^ of(K^poy»s 
duòi iy^iOLtfi^Of xH Sittyoìqk rdóy rptourd^v , o^i , aie sp lGrx(u«t« xòìf 
fopid^ypf wfàxxmfxa , olósy i^ d^i^u^i^^y (hfOLUysaÒM , «roorixcs 
Mlu^ noi Aioyri'49 awiiXOoy , iq nov Qiatw Ììsu^ i «ro/as s/kó^s 



(i) Scbol. in Coti. Xlll. V. |o« |i, 



333 

•d<i'4r>T)Qr« ^o\y>rs\htarm (i) • Ncque probabiie esi moeìesios 
ao iemperantes homines hujusmodi cofriiationiòus immo" 
rari , aut ea facere , oò quae Cameadem auàsannai Uie^ 
lamquain ex Ephemeridibuè repeientem : Quoiies cum 
Hedeia aut Leonlio rem habuisaet ubi aui Tì»asium vinum 
bìbissetQuibuBklibus splendidissime coenctsaeLèAux ibndati 
sa] dogma onde con cui proibì vasi l'amore al sapiente 
( i^9a^ylpi^9A tòif «o^òv o^} doHt? Avrofs (3) amalurum sapien- 
iem negtmi) opinarono esser quc^^li perfelUmenlc cooira- 
rio a qualsiesi diletto sensuale : 
Sed fugiiare decet simulachra ei pabuia amoria 
jibsierrere sibi atque alio convertere meniem (3). 

JLes sioiciens qu^ on pourraii nommer les P/iariaien» 
du Paganisme , firent toui ce qu^ ila pureni contro Epi^ 
cure , afin de le rendre odieux et de le /aire peraecuigr. 
Ila lui imputerent de ruiner le culle dea Dieux ^ et da 
pousser dans la debauché le genre humain, line a'ouUia 
point en cette renconlre , il expoaa aea aentimena aux 
yeux du public , il fit dea ouvragea de pietè , il recom' 
manda la generation dea Dieux , la aobneté , la continen^ 
ce j et il est certain j qu' il vecu exemplairement j et con* 
formément aux reglea de la aagease et de la frugaUlé 
philosophique : mais on fit courir dea impoaturea coutre 
aea moeura et il y eut un transfuge ( Timocrate ) qui en 
dil beaucoup de mal (4) Ed altri finalmente opinarono 
che quegli si opponesse all'amore illecito, e credesse do* 
ver Questo esser moderato e regolato a seconda dell'età 
e delle circostanze inerenti alle persone da esso affcHe^ 
soggiugnendo che chichesia non dovesse di proposito pen* 
sare a cose lubriche :<n>ycn)9iy 8«' ( ^Mtv ) <»yv)Qrs fUv orfdstfon, 
i/jfMer(càif 9i st fAv) W ifiXaisv xm' f^viv x«* y^fivl^sn^ nud tsuv- 
ftoitfisiy r^y ao^òy (5) concubitua ( dicunt ) ni AH unquam 
profuit , optabile veix) ai non nocuerit. Uxorem tamen 
ducturum ac liberos procreaturum S'tpienteni : 



(i) Platarch. ori ovJ. fnv. scrr. ufi. noLt. E^ix. IV. 1080. el 
Atben. I. i3. pag. 693. ^' 

(a) Lacrt. X. 118. 

(3) Lucrct. IV. 1057. 

(4) Bajle dictioDuair. histor. CriL toc. Epicure 

(5) Laert. ib. ^ 



333 

Neù venerU fmctu carei is qui viiai amorem , 
Sedpoiùié guae suni sine poena commoda sumil{i). 
ìhc loco multa ab Epicureis disputanturj eaeque i^lupia" 
tu 9ÌngUlaiim exlenuaniur : quorum genera non conie* 
mnuni: quaeruni tamen copiamj nam et obscoena» volupia» 
kM ,€Ìe quièu9 mulia ab illia habetur oraiio ^ faciles com* 
mune» , in medio siias esse dicunl : easque si natura re* 
quùui , non genere , aut loco , aui ordine > sed forma , 
oeiaie , fig**fvi metiendas putani : ab iisque abstinere 
minime esse difficile j si aut valetudo aut officium aut 
fama postuiet: omninoque hoc genus voluptatum opta^ 
bile esse , si non obsii , prodesse nunquam {2), £ final- 
mente Galeno : 'A^o^ca/asv KAr» (aÌv 'Ec'i'xoufoy o\)S<|A(ft XfV 
«f T}yiciyi{ iiiri di xò i\t[H% f i% ^laUiyiyMXtìsv ( J) ijuxta Èpi- 
tumm qmdem vsus Fenereorum nuUus saluoris ; revera 
ktmm si per interuaUa. 

Gli Stoici da altra parte seguendo lo stesso calle ani- 
seUeano che il sapiente dovesse prender moglie : hai' ysr 
|ìt/|mo» [éf 6 Zfludoy 9n«V iy «oXcrecV ) %où mtu^oicotr'fitcfòxi (4) 
uxorem iUm ducturum liberorum procreandorum causa. 
Né è da credersi che Zenone lodasse qaalsiesi amore 
( usfuequaque bonum renunciantes ) ; poiché e da' dog* 
DI éì lai y e da massime di altri Stoici emerge che co- 
Itero consigliassero la continenza forse piii di quello che 
DOB la fomentarono gli Epicurei : xS» ^i dpsxAv tài y^iif^ 
«pwrjiS » td$ 9i fft^yrms v^otstOLyyJycts , ftpó!>tas f^^v tis 9i « ^f^ 

|U7«3^vx/«y 9 iyinpiiutay , v«prffp^«y , àyx^>^''^ 9 ^o/SovXi «y . • . • 
<t')ii| ^ stvM fov kaXov xatfdpct , d^xocoy , Mpstov , mócfynoy iwt- 
«t^lMwmtfy * iy yip xoti 9i x»s «aXas irpigsts owxsUMm : cbair 
Uyoy ^ kaT fOA? ataxpov shat sfdr) xixra^A • xò xs a^xoy « xaI 
tv ^Xdy , ma' AmoayLov , W i^jjoy (5) : /'omo virtutum alias 



(1) Lucret. IV. 1067. 

(a) Ciceron. Tusrul. quaest. V. 33. 94. 

(3) Galen. in Uippocrat. de med. art. XXIV. 

(4) Lacrt VII. i. lai, 

(5) Ib. 93. et 100. 



334 

quidem primis, alias vero eia aubjectas. PHmas quitlem, 
oc veluli principes fui% esse ^ prudentiam ^ fortiindinem ^ 
ji$siitiam f temperantiam harum autcm in specie ma- 
ffnanintiiaiem , contineniiam , ioteraniiam , sokrtiam i 

consitium konésU autem quaiUor species 

tradurli , jiistitiam ^ foriitudinem , teniperaniicun ei seien* 
iiam. His enim honestas acliofiet consumman. JBaqné 
ilidem ratione iurpe quod est in quatuùr species acìn" 
duni ; in injustiticim , formidinem , intenipéraniiam , ei 
innipientiant. Ed Epitleto , conformandosi a' sopra esposti 
principi! i non cessò di commendare la continenza , eif- 
comiaro lo stato maritale^ e mostrare i malanni cagio- 
nali dall'abuso e dalla smoderatela di tali diletti (t). 
In una parola Zenone imprese a rendere l'uomo sape- 
riore a qualunoue passione : ns considérer comme ùon 
gue ce qui est oon partout et toujours , independammént 
des circostances , et par consequeni que la veriu weulé 

Vélever méme a une softe <finaénaiòilité par té 

mépria de toutes les impressiona paasivea (S)* 

Per siffatte ragioni concUiodiamo che i rammentati 
pensatori sosteneano che 1^ amore non fosse di per se stes^ 
so male , ma che producesse nocumento allorché se n€ 
abusa. Che il malum debba in vece esprimersi in geni- 
tivo e che le teoriche di filosofìa antiche furono interpe* 
tratc nel volume in senso totalmente diverso da' princi'* 
pii delle rispettive sette ; le quali concordemente coasi« 
derando l'affe^one dell'amore come passione naturale, It 
encomiarono allorché è moderata e limitata^ e la vitape- 
rarono quando è eccessiva. 

(d) Seguendo le teoriche da noi testé esposte rojps- 
(stf$ dovrebbe rendersi cupidiiaiia effraenatae vd liiddi' 
nia, consentaneamente alla spiegasione datane appo i to- 
cabolarii greci| ne'quali cosi parlasi delle definiaioni Stoi- 
che su la differente significazione di vàrie voci : ptriX^^i 9 



(1) Epictct. Enchirid. cap. if. 47. 6Ì. 79. et Psnph. 4I 
54. et 55. 

(9) Dcgcrando. Gh. i5. 



335 

giìùy9i 6f$iii t*«iOV* • ÌP«&$ ' «^0$. Quae sic Oc. ìnierpr. 
voluìàias giioe quid cum ralione desiderai : libido vel 
cupidiias ^raenaia , quae adversa raiione incitata est 
uekemeniias. £ cosi latta spiegazione confoimasi con 
le idee di Epicuro e di Zenone, i quali non riprovarono 
la tendenza naturale , ma furono soltanto contrari! al- 
l' abuso di essa (t). 

(e) Per tradurre il «ac in modo che si conformasse 
ti senso delle rimanenti parole , il volgarizzatore fu co- 
itrccto di aggiugnervi un quidem. Persuasi che il kai ivi 
fiisse sciti tto perle sistema che gli Attici aveano di usarne 
anche fuori proposito (a); labbiam ritenuto superfluamente 
icrìtio , volgendo il |A«yAXov kakov per mali magnL 

(f) L'/s scilicei è supposto nel vc^gariAzameuto^ né è in 
confermila del senso , poiché per esso divi desi 1' ope(MBS 
dal precedente tifi sf«)ni»)$ con cui fa accoppiato. 

fg) ìlprqfifcto è del tutto superfluo [e perchè il senso 
lon hk bisogno di veruna particella afiermativa^ e perchè 
Plmueo spesso nsò di cosi fatti riempitivi (3). 

^h) Non ▼' ha dubbio che giusta i vocabolari! le 
agnifioiuoni del verbo yos<D fossero quelle di mente agitò p 
in amano verso , cogito , animadverto , sapio , video ^ e 
cerno : ma nel caso presente Y abblara volto fingere ; 
piche per inlelUgere dichiarasi queir atto della mente 
nel anale l'anima avverte cosa che se le presenta^ e 
Filodemo a nostro giudizio ebbe in mente d' indicare 

3aeir atto^ in cui il comune de' Greci non essendo pago 
elle nozioni che davansi circa la sorgente deir amerei 
si 6gnrò nella mente che fosse questa una virtii.O sia, 

S insta l' interpetre , è a credersi che quelli jpersuadevansi 
è* ragionamenti altrui , nel mentre che Filodemo a no- 
stro giudizio dir volle che quelli s'immaginavano delle 
teoriche ed indi le spacciavano. Né e' interteniamo su 
la versione al margine , poiché la differenza che vi è tra 



(i) Ved. oot. e a pag. 3ag. 

(a) Zninger. Q. 

(3) Plutarch. Con?iv. IL qu. V. 64o et ib. VII. TlII. 7II. 



336 

il verbo nosco q fingo , vio più chiara di quella clic io- 
tercedc tra fingo ed inielii^, 

A fine di esporre qualsicsi nostro pensamento vo- 
gliamo avvenire che leggendo il vocabolo «'«ysXXvp^ ci 
accingemmo ad indagare la forza del significato di esso ; 
persuasi che non senza oggetto Filodemo usasse questa 
parola tralasciando la proposizione di «^Avrss sXXir^ysf, o pu* 
re ^OLytsi eXXv)Vd)y. 

Dietro molte osservazioni abbiamo opinalo che di 
quello i Greci usassero a denotare moltitudine , nel men» 
ire che adoperando il ^ots regolarmente declinato l'orse 
diclìiaravasi la comunanza in modo da non ecceituarnc 
veruno. 

Tale differenza filologica avvertesi allorché vedesi .* 
I. Che il «CAS 9 ft*9A i ffxv ha un significato pltremodo gene- 
rico. 11. Che l'Epicureo uou parlò di tutti i Greci, do* 
Tendone almeno eccettuare que' filosofi e loro seguaci , 
i quali non riconoscevano siffatta virtù, o davano altra 
spiegazione a cotale affezione. 111. E che anche Più* 
tarco ad indicare la moltitudine ed il comune de' Greci 
di quel nome servissi : ^f»^ ^^ «r«y<XXviy«y ^«^9i)fMU0tfa|AÌiw 
«f&rdo ró Atos km' victpe*M>o-m»v , 6 «pscr^vnis Kiviiaoc «oXidv 
re mi^ «roXrdv re yi^nouf km' 9ftxpv9»$ , OtyM té» ìlmA> , ^q«V, 
»i à^ai,¥Ui \ui¥ oì '£XXy)vs$ iichtoiyrott tà Tdctli , xpéóikrtu 9* «Evroff 
fAcSyoc ÀAiudaifioviof (i) quem morem tmivenia Graecis ap^ 
proòanMtts , snmmUque laudibua ferentibu9 , aenex Ì9i9 
Conculiena canam barbam vel tempora cana. 
Proh y inquii, calamitatem norunt omnes Gra&ci , 
quid sii honesium , sed eo soli uiuniur Spartani. E qui in 
digressione giova osservare quanto bene regolossi il cita- 
to scrittore allorché , volendo schivare di replicare il no* 
me ««y<XXY)»!i$ si espresse a««yrs{ sXXii>oi in preferenxa di 
«'A^MS quasi come 1'» dinanzi al pronome mostrasse che 
il plauso non davasi da tutti senza riserva > ma che ira 
la moltitudine cravi chi o non encomiasse o non ripro* 
vassc. 

(i) Credette 1' accademico di aver pe '1 dari posse 
ben meiafrasaio Vexislere della versione al margine. 

(i) Plutarclu Ai>opbt. Lscon. XZXYl. a35. 



337 

AvalfssaAdo il figf>if]«:ato del latirto do ci siamo 
usicu rati che per etto i'Accadvuiico non espre u e reorì* 
ttert dclhi iraduMOde ) poiché quei verbo Uova si ne' to- 
cabolariì registralo in senso di concederle od ammeliere. 
E però Meco pie nella sposisi ooe nou appare che Fiiodemo 
abbia coDceduto, negalo od afi'ermalo} seguendo le nostre 
congbietlore abbiam tradotto Vuyi ^t praebere nel senso 
nesso I in cni ne usò Plutarco (i). 

(I) L'Acni avrebbe a rendersi in senso diverso da 
qacUo deir illnstratore j ne il volgarizzamento è da 
inmettersi in quanto al senso del papiro , ed in quanto 
il comènto datone dall' interpetre. Quegli credette che 
con le parole qualem Graeci omnes norunt , ndiculum 
ndde tU reputare , amaioriam exsislere virtutem , eie. si 
nmmen lasserò i soli principii Stoici. » Amaioriam virtu- 

■ lem , qaam exsibilat hcic nosler Sioicorum inventum 

> ette nox docebimus ad col. XVI. v. 5 (a) n. 

HoQ r'ba dubbio che a seconda di ciò^ che abbiam 
di«oitnio nelle precedenti note, il «rjtveUvr/sf non indica 
gencricaoMnle tuli' ì Greci scn^^a eccezione \ ma non è mcn 
▼ero cfce neppure denoti i soli Stoici , i quali costituivano 
Kftlaoacarso numero di pensatori Greci. Ma sieci per poco 
Jcdio di seguir quel dotto nelle sue opinioni. Ei si avvisò 
'i aver tallo comprovalo nella nota che cita , la quale 
cosi Icggesi : » Hu)usce virtutis dV)AfronKvi$ ^ convivalia , 
» eajias non alibi , qiiod sciam , occurril mentio , auem- 

■ admodom et sgasttnyii , amatoriae , inveqtio dtoicis 

> procal dubio debebntui* , praesertim Chrysippeis. Chry* 

> sìppas enim tesle Plutarcho de P'irt. Morali auctór 
t fiierat virtules innumeras sccundum varias qualttates, 
» qoas respir.rrent , esse consti (ucndas : en Chaeronensit 
* verfaa : Xf^^^^ '< luir» ro «roioy «p^njy t^if «ocon^fi tfwc- 
» s ra i i i at yo^mf , eX«d<y i«^;roy «Ar» roy IIXardovA 9 fti^fj^^ ape* 
» «air ov atm|0e$ , ovds yvat^yMf ayaipas * «^ yap «a^ xo» ay- 
» 9fmt0 ay^ptia» , «m «rapa f ov «rpaov 41'paonira 9 Hai diifLauo(t\jWfff 
» ^»pm ma )niaio> , ovftf9$ «rapa f ov %aipi9»ta x^pavr onjra » «ac 
» 9tipa tay «odXoy todXon^ra, xac ffoip» roy {ifyay fMyaXon^rai 



(0 I. '88. 

(a) Scfad. ad col. XIII, t. i3. i4. 

roi. I. ai 



338 

» HAI «rAp* foV kaXov H«Xorv)t« » iri^ de foiAUfiii <«ri9#r;ion|f«f « 

n oyofA«r«y ov^sv deofifwiv e|A«r8«Xijici ^Xotfofc«y : Chryùppu^ 
>» autem , dum secundum varias quaiiiates pecuUanier 
ìì virtuiem conatUui debere putai, imprudens ^ ut e$ia/md 
M Plaionem ) magnum viriutum examen mcognitum , 
M a/^iie insolens congregaviL Sicuti enim a forii fortUu» 
Il difiem I a mansueto mansueiudinem » a Jusio Jueiiiiam , 
» 5/c /t graiioso graiiosiiatem , a fo/fo òoniiudinem , a 
ìì magno magniludinem , a pnlchro pulchritudinem, sur» 
ìì dis nominibus minime indigentem phiìosophiam /v- 
i> pìevii. Quid mi rum igilur si virtuiem amatoriam , et 
» convivalem ctiam iDduxerini ? Philodemus vero hajut- 
» modi virtutem convivaiem se minime agnoscere )are 
» diclitat (i)»* 

£ quindi l'A^ccademico vuol dichiarare: che per afc« 
re Crisippo distinte molte virtii , facilmente abbia ricooo- 
scinto pure ne' conviti e nell'amore la virtù convivale e la 
virili amaioria : che Filodemo si opponesse a simigliaal» 
divisione ; e che precisamente non riconoscesse le . due 
supposte virih. 

Ad oggetto di ponderare minutamente gli esposti pen- 
samenti dimostreremo che l'amore ed i conviti non potea- 
no sublimarsi a virtii: che ammettendosi questa astratto- 
ne essa polca praticarsi in riguardo alle massime epieo^ 
ree , non alle stoiche ; e finalmente che inutile sarebbe 
l'esame di tali cose, perchè già discorse nel luogo in cai 
Filodemo fece parola della prudente. 

Se bene Crisippo , al dir di Plutarco , introducesse 
nella Filosofia molli vocaboli nuovi di virlby pure non è 
già che fossero questi inventali a caso ; poiché riguarda- 
vano soltanto le qualità astratte, di cui è fornito l'uose 
che comportasi a seconda de' dettami di retta ragione : 
KocM0S ^i émavxsi o^xot niv 'Api n|y roi$ i^syLififmoS rvic i^x^ to* 
0«9t'y nvft Kdii* ^JyftfMV y<7Sini)fuyi)v vird Xiiyov, fuiXXoy Òà léf» 
oòeap «Jnìv ófAoXoyoi^syoy hai fiifiatov «ai jtfarMrtwroy t vtfori* 
ùtmM ' TnaC yofA/(ov0y ovk s?y«i xò «Adv)mufa' nai* àXoyim 3k«fa* 
p^ nyf ìtLM 9V9S( 4'^Ó$ roi XoyixoO dtaKUcptfAé'yoy , aXkd n» «vfi 



(0 Sohol. in Col. XVI. v. 



339 

f^ófAtKoy km' fat«/iiXXoy 1» r4 for$ «riOstf! , W roTs xftti l^iy 
4 diidMiy yMtttfiolàls , Kdiitcfty re yi'yecrOM luu* 'Apenj», hai' fAY)d^y 
fXin^ «Xoyoy iv iftur^» * Xiyf70m df «Xo^oy, ^r«y r^j» «'XcovdlCoyn 
njf d^4s '^Vf^ yfyofa'yii» xac ¥,fctxrflaifn , «rpc^s n tdóy àxé^ù^ 
f«^ rdir mi^Qi^xtk X^ùif 4icf<^v)r4u * xm* yip rd «roOoc !(>« Xó* 
^ wmnifèif luu iyLq)Mxo¥ , ^x ^pavXvis %9Ì din|kMi^tnfAÌvns xpf- 
f«H «f^a^ónjr^ xW ^/*!^ì|y fr^o^XajS^yr^ [Of Ineo omnea con- 
vtntu^si , quod Firiuletn pariìs animae prìncipis affe^ 
ctìotmng quamdam ti faculUtlem rcUione partam , qui 
ipmin poiitgM eue raUos^en^ siùi cQ/isentieniem ftrmam , 
QkattB inespugruibìlem ponunt : seniiuntifue pattern ani- 
mi moiibua ìj^ioxiam aubilU aique l^rutam » non diffi^- 
nniia naiurae quadam a ratione discreiam esse : se4 
ipeam iOam animi parte m , qiiam rationem et prin- 

k vQoani , totam pronus convenam ac mutatam sub 
animi subitos , mutaiionesque habitum €Udi ajffh- 
^fcientes cdi^uam fieri F'iiium vel Virtù-' 
yam » mhiique habere m se brutum : sed brutum dici , 
qmamdB vi incitatae appetitionié praevalente et obtinenU^ 
od aimudum aUquid cantra raUonis consilium effertur : 
enim illune rationem esse pravarn et intempe-^ 
j a tfitioso et fiilso iudipio vefietnentiam viresquf 

vtitam\ « Seneca: Quia est virtus ^ Judicium verum et 
immoium • . . • fiuic Judicio consentaneum erit , omnia 
qmie vìHmìì$ fgntapta sunt , et Ifona judicare et inter se 
paria (s)« 

Né r ancore polct subii fparsi a virili dagli Stoici ; 
poiché Tenendo eftto diviso in irregolare e Regolare , di 
ancfti il lascivo ^ secondo qnei pensatori , in vece di per* 
Ktioiiare perturbava 1' anima. F'enerem unam exctudit 
ut iniquam. Nam quid ego t§ appellem , Venus 7 Eam 
pme Ùbidine negat curare quidquam {3)\ ed il niode- 
fito non oQHva qualità morali astratte ; imperocché di- 
pendea » secondo essi , da naturale sviluppo. 

Ci si dirà forse ehepervirtii a/7tator«a l'interpetre eb)>e 



(0 Phrtardi. De Virt noral. UL 44f. 
(s) Seoec. epitl. LXXI. et de vit. beat. i^. IX. jet de hoq 
jUod. Cicer. Tntcnl. Qaactl. IT. i5. 

(3) CkerMi. ib. 34 et scf . , a ii0:a e « pf* ^j^» 




34o 

in mente d'indicare quella facoltà» clic regola chi e af« 
fello dalla passione in parola ; ma questa non è che la 
prudenza Epicurea : Deinde in eo quod iUi ( Stoici ) pas- 
siones omnes eodem sensu habuerint , conienderintgue 
debere sapientem esse omnino d^a^^ passione immunem \ 
ipse passiones , cupiditatum nomine sic disiinxerii , ui 
inanes quidem ac non necessanas ablegandas a sapiente 
censueni ; at naturales ei necessarias sic retinendaa da' 
xerii y ut in ipsis debiius modus , seu mediocritas serva* 
retur , . . Uhde et ostensum superius est , quemadmodum 
probarit potius , kanc ipsam qua de agitar ìAsrpio^àòmmf 
moderationem passionum , seu affectuum , quam iltam 
d^ciàsioLv , passionem sive affectuum vacuità fem (i) ^ ^ 
quindi l'esame di colai soggetto dovelle esser dall' Epi* 
cureo ponderalo ^ allorché fece parola della pradeoa 
e della forlezza (2). 

Ponendo però mente al senso espresso nel manoscriuo 
ahhiam voltato l'«p<ri| in significalo di musica o di ener» 
già musicale, consentaneamente all'idea a lai yocabolo 
assegnata dall'illustre Wernsdorf (3); rilenendo cIm 
Filodemo per V apinris sp«nKn« rammentasse i oompo« 
nimcnti musicali adoperali nelle cose amaloriei e la vM 
energia in colali circostanze. 

(m) L' s«< ^ «1^0 venne spiegato et insuper \ nel men- 
tre che a parer nostro non semhra che il periodo abbi- 
sogni di particella aggiunliva. 

Seguendo le orme di Piuurco Tabbiam tradoUopcr 
propterhoc^hac de causa, eie, e perchè quel io siSalUmentt 
vcdesi adoperalo \\e' convivali {^) ; e perchè le idee enun- 
ciale nel testo richiederebbero vocaboli , pe' qaali si de* 
ducesse esser queste corollario della premessa già esposta. 



(1) Gassend. toro. II. p. i>a ed 1675. 
(a) Ved. not. a a p:^g. 3a. 

(3) WtTiisdorf. ili Himcr. sonliist. aSf. 

(4) Couvir. VII. JX. pag. 714. 



34 f 
fxekn ^mpTeiy ^po$ o/dy^y 
aNA4rp0^y epd^rO^ rav 
fi^y Eli ^wr\s KEcué- 
y»y irocoTYìTc fAoyoy , tou 

canto gioYÌ a &r re- opinare i canti al retto 
polarmente conversare, uso (a) dell' amore (b) 
Consistendo di fatto il condurre ; poiché (e) i 
canto nella sola modu- canti (d) nella (e) sola 
Iasione di yoce , il ra- qualità di yoce consi- 
stono , questo poi di 



(a) Tra' fignificati da' vocabolart dati al nome 
tfo^ non evvi quello di usum; oè potrebbe 8upporsi 

per analogia di vocabolo , poiché atpt^ radicale di lui 
DOQ fai verun senso , da cui potesse dedarsi 1' usus del- 
l' Aeadeinico. 

Pedissequi de' diaionari non abbiam trovata in essi 
illra figni6ca£ÌonC| che- si confacesse con la idea di Fi- 
lodemo piii di quella di co/t(^/5a/io j conversandi ratio ^ 
de E late interpetrazione combinerebbe con le idee pre- 
aesse nel papiro; perchè avendo T amore molta relazione 
tA eooTersave , è facile che 1' Epicureo pria di confatare 
ptrtiumente i rapporti , che riconosceansi tra la cortese 
coQversasione e la musica , non tralasciò di ricordare al 
leggitore ciò^ che avea detto circa l'influenza della melo^ 
dia negli amori. 

(b) L' «f0fos non è da ammettersi e perchè mal com<- 
Uo» Con r «y^rpo^Vj di significato differente da quello 
adotUto dall' interpetre , e perchè nel papiro leggesi 
*t^ 9 indizio certo di epsilon , indi foiy* 

11 senso per altro emergente dall' <r^< «a^ da not 
meglio dilacidato nelle seguenti note , nelle quali ci 
occuperemo delle altre parole del presente inciso , che 
Tan pure difterentemente lette. 

(e) U ténìf iUit fu forse tradotto quandoquidcm al 
margine , e quippe alla fine del papiro. 



343 



2^ Xora Ttp 2(Sd(4Koy- 

TI TO fAAT«(ON KAI jSAAjSl- 
j»Óy XAI fltlTATa/aTOT K OP- 



gionamento che produ- ragione sia opera , U 

cesi in sostec{QO della quale insieme insegnar 

melodia sembra inutile, può la vanità , ed il 

nocevole ed inedicace nocumento di lui (a}i 

per lo scopo che brama- il quale (b) ed inaaziabi- 
si; e se bene essendo 



Me può ammettersi tale volgarizzamento, percliè delle 
•opra enunciate voci la prima è pronome ,clie rapportati a' 
genitivi che teguonoi e 1 altra dee leggersi differentemente^ 

Dopo del fAsy il papiro offre lacuna per due o tre 
lettere della cui ultima vedesi piccolo indizio di lambda 
di ni o di alfa , ed indi 9«>yv)$ , in guisa che , le si ri* 
tenesse «^ tra esso ed il ^ vi capirebbero due lette- 
re. Laonde tbbiam noi letto fAtM>y ( virióus ) , che 
accoppiato ali' antecedente x»v ed al s^uente *Mtpimlif 
costituirebbe a parer nostro ablativo assoluto latino , da 
cai son retti i vocaboli di iroioniri ^ìn^s yjonfw. 

(d) Non v' ha dubbio che il «sifaMry rapportasi al so- 
stantivo óanius f ma simigliarne nome al presente non 
è espresso; e nuindi per serbare l'ordine praticato da 
Filodemo V abniam taciuto nella versione secondo noi. 

(e) L'f/t, seguendo il papiro, non fu espresso neirin* 
cisO| forse perchè jiuicé deùmi d^ò^ Aftff iti, in $ iìf, eie, (i )• 

(a) Amuchè il leggitore possa meglio ponderare la 
cònghietture nostre > non che quelle deil' Accadani- 
co f esamineremo in una nota l' inciso che fu supplito 
tw Ss \9fp fp didMiuiyn tu (Mfwef ta* /iXa^tpo^t e traaollo 
amor vero in cogiicUione^ quae ecHioei ipèa vaniiaimm ei 
nocumenium docei yu$ > o pure hoc auiem mtionù 



(t) Znioger. De Dialect. Alt Jt. 



343 

n7 , ùuae una dooere poiesi vaniiatem et nocumentunt 
^UM. ^on e* interteniamo nel paragone del lesto con le 
versioni ; poiché la differenza Ira questi è tale » che a 
prima giunta arvertesi anche da cui non vi pratica ac- 
curato esame. 

Laonde osserviamo che il Xoy<p r(^ non è da ammet- 
tersi , e perchè lo spazio tra il Xo e Vome^^ dì t^ in vece 
di Ire è idoneo per quattro in cinque lettere , e perchè il 
pmrmn» giusta il volgarizsatore sareobe privo del suo sostan- 
tìvaCi si obbietterà che ben si avvisò quegli nel tacere il so- 
stantivo, essendo i noinifMifMove jSXo^spoir preceduti dall'ar- 
ticolo prepositivo to, il quale la le veci di sostantivo : ma se 
ben si considera l'indole della lingua greca vedesi non es- 
ser questo il caso di limigliante ellissi. Due di fatto erano 
k circoslaose, nelle quali trovasi preposto 1' articolo ad 
um a^ellivo senza che vi si esprimesse il corrispondente 
MMlaolivo , cioè nell' indicare specificatamente una cosa: 
QFiicuiuM neuiìiua generis praeponiiur quibuscumque 
«oco&iilts et oratàombuu uxmuSi , et prò seipsis acceptis : 
ff» mì^ fm wi id eet\ haec diclio «vOpanros : to ywì^ id est: haec 
ffùM rm^i o pure allorché dal senso degli altri vocaboli 
fadJoKOte com prendesi il sostantivo taciuto : sicut in 
mffeeUvo eleganter cUiquando subintelli.iitursubstantivum^ 
ito eiians in articuUs ff yd> ^»p 9o^<r » r.n ^à éti^» rò «v^ 
mbiUidiiur x^ifM cdlera fert aquani , altera vero ignem , 
[mUeei inanu) : n}y SfAT|v ^w^hm , ùiteliexisti meam , id est, 
'fm(i!tpf mentem et sententiam (/) Ne può supporsi che 
•vt Filodemo tacesse il sostantivo di lAaracov e dì /SXft^e^ov^ 
poiché questo per la intelligenza del periodo era talmeuie 
aecessario da comporue il soggetto. 

Per tali considerazioni abbiam ritenuto Xoyov oi» in 
laogo di >«y4» tp. 

In quanto al significato del proposto supplemento 
sarebbe a credersi aver per esso Filodemo dichiarato che 
fipeadeodo il canto dalla qualità della voce, tutti coloro 
i quali davano precetti filosofici sopra tale materia^ di- 
Mauo cose inutili , ne sussistenti in realtà. 

Ad oggetto di non tralasciare tutte le obbiezioni , che 
potiebboro farcisi ^ vogliamo avvertire che si rivocherà 



(i) <kelscr. Inst. Liiig. Graec. lib. II. Cip. 4 R^i* ^i ^ 4* 



344 

forse in dubbio il iiipplenioniQ da noi praMc^lp » percliè 
pi'd» soliamo leggesi ne' poeti , essendo oi'otMi usato dagli 
icrittori prosaici. 

St bene al presente noi| ci venga alla mente alcun 
passo di sci'itìore A^uico , da cui pulcssc dedursi che oi^ 
siasi adottato anche da' prosaici > crediamo poter per 
analogia dimostrare che iacilniente Filodeo^o cosi ne 
usasse. 

Che se frase ppeitca diccsi c^uella , che è solamente 
del Terso, n^ in detcrminati casi può esser seiisa note- 
vole diversità sostiiuila da proposizione prosaica ; consì* 
Iterando taluni luoghi di poeti «Itici chiaro enicrge che 
costoro in luogo d y«i , se non fosse questo ricevuto ii) 
prosa , avrebbcr dovatj scrivere oiV«c , perche la qi^an- 
tjtà del primo era perrettamentc la stessa nel secondo: 
FofAvìs *9,f9mZ(èf/ ^ s{</3«X* 9 oTa^, xò {1*90$ (1) 
JVudos impiciens » abjecil credo , ensentm 
O-Jd' 'I^kXsc'^v)'/ ^sid/{sr«c * dlXi yjLJ ot» (a) 
Negue Iphiolidzm psrierreòU : 9ed ip$um paio. 
Tanto piii che anche ammesso esser questo solamente 
poetico è facile averne u«ato Filodemo ', e perchè nel 
papiro ch3 ci occupa osservasi certo ordine poetico, t 
perchè gli scrittori À.ltici nelle loro o|)erc furon vaghi di 
esprimersi poeiicamcnte^ in guisa che l'Alicarnasieo raa* 
mentando di Tucidide e di Erodoto dichiara che entram* 
bi cosi comi>ortaronsi ne' loro scritti J>^ ài awtXAf tt^em^ 
«siW fiiy ai «roivyysis ifi^rs^xi , o\l yd^ èst cU^x^Ò9a(}f «oci^'afiic 
dy^tds Xiyny * 9(ff9tpo*Jtfi d^ nard toi3ro y^sihaf% iXXipivy » fo «J 
|iiy *Hpodo'ro\i ìidXkos (Xap6y éau , ^^spàif ài ré ^oynMàon (S) p 
ut autem uno verbo omnia complectar , eleganiiaHmaa 
Buni utritisque poeses: ( non enim vereòor ppesea eoe 
appeliaf^ ) aed hoc vel maxime a ee invicem diffknmi , 
guod consiruciio HerodoU hìluris e^i , Aonióiiis ifero 
Thucididis. 

L' interpetre non per tanto rapportò al supposto 
cp«ros gli aggettivi in parola , e crcaette che or» ii sot- 
tintendesse il medesimo nome in Accusativo. Ei però 

(1) Aristophan. Lysistr. i56. 
(a) Hesiod. Seat. Hercui. tu. 
( 3> Dion^s. Halicara. ad Gn. Pomp. 14. 



S45 

in nnn nolm provar volle che V umore d» talani Te- 
niva reputato cattivo » Non uni |Epiciifei hisce elogiis 
m mactarant amoretn^ passim enim et apud Poetas cius- 
9 modi epitheta invenies. Homerus dixit «ohw , gravem , 
9 Tbeognides d*^ $ Xi^wpw , /^ravem , perniciosum ; in 
m Anthol. adpcllalur nuoc/3porolocyo$, hominum perniciea^ 
Il nane ««1^9$ « noxiua , nuuc «xo|)nra$ , inaatiabiUa , et a 
» Nffnao Àé Diony; «/^«vdkMfAos ^ tumultua excitaaa. Uno 
a apod Plfitarcb. convivai, lib. /. ^m. 5 ebnetati aimiUa 
m amor dictua eat : f X«X^v) 8« «m , óre r^» (itduiiy ro tp^ty ofAocoy 
a i«tt , et pauUó infra ; ow »y aXXo «r«9os tvpocs OT>rt Xintas 
il ^t^mapof spnf , ovra a^f»r$fas frtpixii^««$ , ovra iacCoy«$ 
» n#rflasif , «ju «r«pa^|Marvy«s , nullam aliam ùivenìea paa* 
■ uonena yel do/orea adferre acriorta , vel gaudia vehe* 
a m^niioru ^ yel majorea furorea , mentiaque abalienath" 
a ii0f. Qoare idem Phiìodemus sibi conslans in suo £pi- 
a gramolate , quod in Anthol. Hb. Fll.num. 94 , legitur, 
a cccìnit : «}l1' tfAaviQy' #xriyos;otfX( ^*oy»faed ifiaanii,cu/ua 
m 9pou.? Nonne Dell h. è. yÉmona (/) ». 

La opinione per altro detta nella nota non % d^ am- 
WMaA € perchè per mostrare una teorica di Filosofia 
Inogi di luoghi poetici sarebl>e slato mestieri produrre 
anioriy che di siffatte m^aterie occuparonsi; e perchè an- 
che ammessa la regolare applicazione de' cennaii modi di 
Are y non possono il K^rmay ed il fiak^éfa^f rapportarsi ad 
ynf f poiché di questi gli aggettivi sarebbero di genere 
aeatro , ed il sostantivo sarebbe maschile \ né vi sarebbe 
procedimento regolare di sintassi. 

(b) Nel papiro non solamente non è il qui ^ ma in 
cno manca pure un antecedente , da cui potesse questo 
itgolarmente desumersi. 



<OSpH^ itta»I.JMU- ▼•sa. 



346 



(AEda, rovrois rolt «lAO- 

ao90(4 ETIf«C( TnOAHtE^I 



i nostri oppositori vinti le è , ed iracondo (a) i 
da questi ragionamenti, e (b) di risse fecon- 
con altre risposte cer^ do (e) ( ciò dico av?er» 
chino di obbjcttare ; de-- tire giova (d), finché (e) 

ad altre risposte a' filo- 
sofi di tal fatta (f) ao- 
diamo incontro (g) ; di 



fa) Molto dirersa dal testo è quella carte del fae 
èirnUBi dalla quale si dedusse r^rXi^Mofov iro^CofMiwk 

Senza alterare il sistema da noi adottato esporrema 
pria la copia^ed indi iWiginalc, da cui questa fu ritraila. 

Le voci in disamina tnron lette in due versi, o sia 
a«Xf|^rav k' 0^ contiensi nella linea superiore,e yiC^fM''"^ ael- 
la inferiore. 11 /ae aimUe nella riga superiore presenta «^ i 
mancanza di una lettera , v> mancanza come sopra » f y 
laguna idonea a tre lettere | indizio di « , rosiooe di mna 
lettera , ed indi ^ sneli' inferiore poi fi t linea traversale di 
C di r o di (» of*» mancanza di due o tre lettere^ ernuK etc 
11 papiro poi è del tutto differente dall' incisione t 
perocché nel verso antecedente presenta ««'t indisio di l^t 
^r « mancanza di due lettere , e mezzo w \ ^ nell* ìnGi- 
riore fi » mezzo ( chiaro, oi) , laguna per due o tre lettera, 
qualora se ne supplissero di quelle che occupano poco 
spazio, e si ritenesse che fossero strettamente scritte , indi 
otfMOfyetc. E però abbiam letto a«Xn^d»foy ffti|fiCo(MK ovkjk , ri- 
tenendo che vi fosse alquanto spazio tra il secondo ioia 
di (Ai)fiCofAM e To di ov. 

Riserbandoci nella nota che segue di esporre la in- 
terpetrazione da darsi all' omm , direm solo che per le 
nostre supposizioni scomparirebbero qae* genitivi i chi al 



347 
non tona retti dt nome venioo^^ rendono ma- 
U tintasti del periodo. 

Con alquanta libertà voltammo l'einutc per /te- 
ciò facemmo persuasi che atticamente fosse desso 
Ji «M •» e/ non. 

Molto dopo che ci fossimo sfortati d' indagare 
da cui si dedusse il rsdpas cìeris , ed il rixarum 
t , abbiam dovuto conchiudere aver per tali voci 
nico avuto forse in mente di rendere il b>»\^<ùXopM* 
apiro. Sul riflesso però che nel nostro manoscritto 
rpsì/onóì 9tf|ij3«XXofuy<n> abbiam letto <h)(«^«XXofAsyo(^ 
I aver Filodemo dichiarato che mentre i suoi 
i erano ponderati , non cessava egli con altre 
ini di opporsi a' suoi avversarii. Né omettiamo che 

credersi aver Filodemo dato alle parole un 
iverso da quello, in che doveano esser collocate; 

farebbe a ritenersi aver T Epicureo conchiuso 
«db t ragionaPhwHii ehm compresi olire ttèfiMe 
Uiijkeiavano : ed in tale conghiettura avrebbe a 
che nel papiro soltanto fosse taciuto il verbo 

«iifi/3«XXofayai , forse perchè jéltice desidtnUur 
ì§B hn , ut apud tìomerum 0(fys8. 4. etc. (i). 
Allorché ponderasi la sposisione vedesi che i 

di td litquafH anìHtadi/Brtere Juval non possono 
«i e perché sob del tutto insussistenti nel papiro, 

non confa nsi alle altre parole del testo (fMxpc «v 
)h ftriroK ftMs ^Xotfof»(f sttfduf v«^Xirf«tfi), nel latino 
io parentesi non indicata nel codice manoscritto, 
enché ne' vocabolari soltanto leggasi tM^^s*"» pure 
porlbui V Epicureo nello scrivere senia slgnM il 
poiché 'Axpc tMÀ [Utfi avso xo^ fs. xé Zi ^ x^ e . 
'k%^ et f*^Xf<(a) ainis sigma ^ cum sigma lonicum^ 
Con poca Icdeltà il tovroTs si voltò ejusmodL 
Dopo dcir «y abbiam letto cn)(Aj3«XXo|Md« in luogo 
9|al«, perché in vece di mezzo cerchio vago, come 
ic oel/àc«i>iii&|Scorgesi nel papiro tfv con chiareua. 



EriM» De Diafect Attic. R. 

Id. B«M. Uni. p. 45i in Mocrid. cdit ijSg. 



348 



K«t MH BXi^eey , QtON eoh- 
xae AxoXMCfty* cnEi T^ h- 



ducesi non per tanto dal modo che (a), quanta di 
fin qui detto che la mu- licenza ed intemperanza 
sica non valga a raddol- fornisse amore occasìo* 
circi mali della yitaipoi- ne non conoscere (b) s 

purché pero (e) «d es- 



La spiegazione per altro sarebbe la stessa dì quella data 
dall' Accademico , se quel diciferatore nelle sue verriom 
myeue spiegato In passivo quel verbo da lui cosi letto. 

^ (a) L' ^tque adeo è perfetUiAente supposto. In real- 
tà siccofne la proposizione che sesae sembra perfcttanenls 
separata dalla precedente I perche sotto alla prima lettera 
del verso supplito hai |*i| la superficie del papiro è alcjuanto 
rosa j vi abbiam supposto la diple j, ed abbiam ritenuto 
che da questo punto cominciasse novello inciso. 

(b) Perchè Plnterpelre diede al periodo latino forma 
diversa da quella del ^recO| siam costretti discorrerlo in- 
tero simultaneamente *, ma pria di palesare le nostre idee 
crediara narrare partiiamente il modo, onde nelle varie le- 
sioni veggonsi le lettere in controversia. 

Il supplemento dell' Illustratore è : am ffti| /iXawiiy M» 
•èntiu» ofopynis sif axm^itof km «KoXMtt«y » ei non videre quan* 
tam li'centiae ei iniempemniiae occasionent praebu9rii% 
o pure quantam Uceniìae et iniemperantìae pra/ebumi 
jimor oceasionem non agnoècere^ 

Esso nel testo compone doe versi e messo , de* quali 
essendo dubbia solamente il primo , di quello in premeu* 
sa terrem ragionamento. 

La copia presenta il verso mancante della pri- 
ma lettera y Mt^ eia sufficientemente chiaro , mancante 
d' altra lettera come sopra , Xsfrscy , messo cerchio di wmi^ 
cron^ di si^fna^ di epaihn o di omega» laguna aiuQ alU 
fine idonea a cinque in sei letfere. 



349 

Il papiro comincia gon un 9 timile a ^|oeIIo scritto 
J ietto verso della presente colonna , ed a quello del 
LaoofMC nel secondo verso della pagina che segue, «cvsc , 
anca di una lettera , Xt«'<cy »sé 9 e manca di due altre 
nere , di cui sonovi indizi! dubbi. 

Né vogliam considerare le traduzioni , perchè il leg** 
tore paragonandole col supplemento immantinenti si ac-* 
iffgerà che queir Accademico trasmutò l* mtai%igof e V «»o. 
mtof da accusativi io genitivi ( Ucentiae et uUempe* 
wUiae ). 

Segoendo non pertanto il papiro abbiain letto fORMi 
miwm m% tontfy «90^1*1)9 ms afa(^«y hulì axo>A«ay apparet , 
l didunt est facete ad rationia vitae tolerandae immode» 
ei iniemperantiam. 
Che te vi sia chi volesse esser minutamente persuaso del 
lo^eon cui abbiamo intese le sopraccennate parole,avver- 
iBMiehe il /SU^rto^ si è da noi ritenuto ^ev/acere, prodesse: 
d tt pjftwnif (1) hoc fecerunt^fl^Àmwxm in n quidfacien» 
a» Aoc eonsUio (i) , fiUw» «epd n ei si'f n (3) quidfaciam 
dkoe; e che V»i somsy da noi si è consideralo in luogo 
K m fttmrmi t Sì irnnM» AmxdSt ^i facysrof 'EXXnvsf (4)- Né 
nrihao esser criticati perchè in luogo di facere abbiam 
adocio /9FOcfesse ; mentre ognuno dalla lettura del pc- 
»do comprenderà in tal senso facere esser io stesso di 
xntsM f convenire 1 etc,> 

Avvertendo quindi che per la intelligenza del 
M|wy ai potranno osservare le note antecedenti (5) del 
remote volume , non vogliamo omettere che V Accade- 
neo opinò che ora tengasi discorso de' teatri , e che si 
iprovi la musica teatrale. « Non alia sane opporta* 
lior vox succurrit , quae sequenti AKeÌA^av copula* 
ri aueat , quam «fA^a. £t qnidem iam Philodemi ae- 
I vo tractam et effoemìnatam theatrorum Musicam sai. 
I tationi anice inservientem licentiae , et iutemperan* 
* tlae incitamentum dedisse dubttari non potest Pla- 
» Ionia f Plntarcbi , Aristidis , aliorumque veterum 
s ipiaerimonia^ inter qnos Plutarchus in convivala Uh. IX 

(i) Phitardi. Op. nor. Amai. XII. 756,Victor. Aristot. Mor. 94. 
(a) Plat. 567, 591, 596, Ohi, 705, et Aristidi 1 , 91 , 218; 3i2, 
(5) Arislid. it 4o3, 413^420, 564. 

(4) Ifocrìd. Attk. p. 4a6. 

(5) Vc4. noi. a a pag. t7i. 



S5o 

» quaeèi. XF. luu y«^ «Vfv) ( Qfjyiim ) mai iTAy^nfMV nv« woni- 
» rixvjy #|}0MrMpc(yftfAtyi| , n)s 9i (n>j}«yt«s <x«rt9o;>9» txtcmqs , r«y 
M f«4yiK«Xi)xniM9y, km «yoijrany xparti •««rps^v, «àrrn'fp rv^awos 
» \Mrv)xooy tavri) 4i'tii'oci)fAtyi) fAQU^xijy oXiyrjy ny» , «ro^t n)y 8t ii'«ffli^ 
» ro(f yuw txo*<>A > km dt:oc$ «y^pn^iy , oòs «Xv^Oots « n(|V)y ««'oXflsXcxf t 
» yflu: etenim ipsa ( saliaiio ) adsctia ad sodalilium vulf^nri 
» quadam poeti , societaie iilius coeiesUa poeaeos amUsa^ 
» ^ siuiiis et aiionUia iheairis o&iìnei ^ tamquam tyran- 
)) nue I $ubjugaia siòi quadam evUt Musica : omnem 
» auiem apqd prudenfes ei divit^os viros amisii revera 
)> honorem. Id vero « quod ìslt passim a iMPtonou^if molli 
» et eiFeininata per adcidene repetcbant » de virili auleiq 
M et veleri Masica oegabant ; l|ic t% iptiusoiet Musicei 
» natura ortum decere adseri^ , i|t sit l)ooÌ8 moribus 
» ad versa (i) ». 

Di molte osservazioni sarebbe idonea timisliante not 
ta I poiché Platarco nel citato luogo non cbe Platone dia- 
sero che la musica era io ditpr^^ioy perchè veniva acoopt 
piata a poesie sciocche ; e però dichiararono pii^ tosto cbt 
qnesu valesse ad abbellire Je cose cqt afsociavasl » in 
guisa che veniva uniu alle composisioni tei|trali> |a qoaV 
erano fornite di malconci ed irregolari versi (a). 

(e) Non a torto si volle da certoni sosteqere che 
spesso le correiioni fanno addivenUr cattivo ciò, che pria 
era buono *« in guisa che il Tasso, bencbè nei}a saa Ge- 
rusalemme Conauistata avesse inteso di evitare tutti i 
difetti incorsi nella I^iberata , pure fece auella mollo inr 
feriore a questa (3). Non altrimente addivenne all' inier- 
petrcj il quale ad oggetto di serbar piii rigoroie le leggi 
di ermeneutica emendò il suo sqppfemeuto adottandovi 
particelle, che non confansi alla idea di Filodemo. E per 
verità quantunque avesse egli nella colonna letto ««fi , a 
canto al niei vero appose citazione che presenta il se- 
guente avvertimento » Hoc in loco , scilicet Cd/. Xllh 
M. 3o ubi reGnxìmus <ir<i , repone tff^i) »• 

Or siccome V scffi) ( idei ) non può adolUrsi , ni 
il senso di Filodemo richiede particella condiziona- 



(i) Schei, in Col. Xni. V. ag. 

(9 Plat. 5^0 «t seq. 

(3) Tir«b(Mchi Slor. della IcHcr. II. Lib. 1|L cip. |||. $0. 



35i 
$$t 2oKBi syaiiiXXo^ 

ti ptOT(y(XH Mr« 9T4IN, 

^^fav eixotod; cen ai 

«^OOHKORTdD^ aVAPAN 

che la melodia sembra so (a) la musica noD 

di sna natura contraria sembra dì sua natura (b) 

t'baoni costumi. ai buoni costumi con- 

L'armonia inoltre non trarla. Inoltre ^ come 

influisce all'amore; per- cbe di dritto dalla dot-* 

che ) dipendendo questo trina di lui dipende ^ 

dallo sfiluppo di eia- esso crede (e) inde* 

sGano ^ le orecchie sa- cente non essere (d^ 

refabero soggette alPetà, agi* ingenui uomini (e) 

aitt Feffetto delle can- l'amore de' ragazzi (f) a 
IODI sarebbe in ragion 
diretta degli anni di vi- 



k , perchè hi proposizione è dichiarativa di ciò che si è 
niniretuto; attenendoci al nrimo sapplemento abbiam 
reto r ae^a per quoniam , nella supposiaione che 1' Epi- 
cano deaae ragione della sua teorica , racoapitolando il 
(ih detto. 

(a) L' ipsi è contrario al testo , perchè in esso non 
Ti è y e perchè Diogene , al dir dello stesso interpetre j 
non mai sostenne cne la musica fosse contraria a' costu* 
m buoni. 

(b) Dopo il f di fvay pare nel papiro che vi fossero 
delle lettere \ ma queste in realtà appartengono ad altra 
pagina » né son da ammettersi al presente. 

(e) L' ^^s» fa parte delle supposizioni dell' Acca- 
demico , e r «y9fM«sy da noi si è leuo 9$ yafu{o(ify- perchè 
lo spazio tra il .f ed il y è di quattro leture , e quello 



ziom 7 '*' '^ 

COTI cui la rnnsira orn r<;rrn ^sa , 
del rrrlVllo i.as.ivo a. '^'v-'-^ ^' ^ 
diparlC dal rc^ol.ve : A.3s;.ac ci . 
j)erf. et plusquampeìf. pass, veiti^ 
Imunem i^gutant: irreguLxrlter elia. 
nam fui. /acri. »»r». 

Il Mjppleinenl© per altro è da 
come quello che »p«»»a uau prcM 
nero e per la qualiiii concordi i 

Le parole io disamina coro] 
della colonna. Di qoesli il prii*o 
laguna per quaUro lellerc , di cu 
t Til secondo presenta »n» «con Ij 

Sorreil ponlo sopra , i^, manca d 
ixio d' », laguna idonea ad una 
lerxo offre con cliiarczia «fpotfn» m 
lere > mexio * i «««^ i eie. 

Conscnrancamenle a cosi fai 
letto *po« »« roorois fl»r» Wn««>'' ««* 
«rpcxntKAy «»s : Pmeier hiec anms 
detur decere , percui ri»eneniino i 
rato che se la musica i"»}"»^» " 
lo sviluppo di essi da quello della 
dedursi che le sensazioni dmend* 
che le orecchie a seconda della 
ùssero i luoni , che loro si offro 
Finalmente V «wows si è da 
neamente al senso, in cui neusaroi 
t^\ I ' AvXmi» «)irj«i»p«i» si rese 



353 

^iccottiq Queste parole reggonsi molto rote , perocché 
di esse nel papiro soltanto osservasi «v » mancano ire let- 
tere , «XtvOfp e mancano tre ahre lettere; abbiam letto 
AyBj^ fUtiOaptfiis. Vario significato potrebbe darsi alF«Xf^« 
^^or^s ( iilfroa ): perciocché esso da' classici fu usato in tri* 
plice senso o sia letteralmente, metaforicaroente ^ e filosofi- 
ca mente. Con la prima idea s* indicò chiunque é Ubero, 
ed in questo casfUr vi si espresse la cosa , di cui ai era 
icctro / *XfvOfp<K ^^iif^ f ^ber meta , etc. 

Con la seconda si denotò chi nella età giovanile li* 
tienisi ria' pedagoghi : dO ^ *o\\xìul% d%riyioo^ ^ taMtóif idrt 
ri iitaaùm àé(p , ii« tò «rat AsctOm Xòyon , vòyn^g nìy $($ MpèL% 
h mmi^m» dyéy^y , ovli d^r\^% frVou rois fil^povovoiy aVo- 
/foX^F f dXyd ià9T»fioXTÌ^ àfìCoyxos » dbn* fitorddorotJ tivos /, dpyyh 
p«n(nnl » Of foy liytfiuSyx to^ Sio'a XafA/Sivoixn rw Xóya» • tj^ loM 
i^oiUiwK dfy6if i(%u làOì/ws tXfuOipovf vofi/J^tiv. IÌomn yd^ à i$t 
ftfPktfftM |M6óyrf$ M /3o>(Xoyfai {[^"01 (1), Tu uero qui sae^ 
puumuro audivièii idem esse Dxum sxqvi £t fìlrzbe 
AATiom^ existimare deòes eos qui sana su ni mente ita 
fudicm se , quando a pueriiia ad virilem aetatem èva* 
dunifiion aòjicere imperium , sed mutare imperaiorem, 
dutn prò aliquo mercede conducio aut aere empto ma* 
gisiro , divinum viiae ductoi'em uccipiuni ì-ationem : 
eui qui parerti , soli digni sunt qui prò liheris habeantur, 
mdi enins hi vivuni ui voluni , qui quid velie debeani, 
didfceruni. 

Imberbis Juvenis tandem custode remoto Isl). 

E con la terza finalmenle dagli Stoici si disse libero 
colai, che doma le proprie passioni e rendesi superiore a 
tutte le affezioni della vita: Dictum est igiiur ab erudiiisSi^ 
nus virisf nisi sapientem , liberum esse nerhinem. Quid esi 
^nim iibertas^ potestas vivendi ut velis, Quis igitur vi- 
vii, ui Vidi , nisi recta sequitur j qui gaudet cfficio , 
cui vivendi via considerata atque provisa est ^ qui le* 
t^bus quidem non propter fnetum paret , sed eas sequi- 
tur ^ atque colli quia id salutare maxime esse indicai: 
qui nihil cogitai denique , nisi libenter , ac libere .... 



(1) Pliitarch. t)s.' aud. Poef. 37. 
(a) Horat. jirt. Poti, V. 161. 



yoi. I. 34 



354 

ta di ogQuno ; di ino-' se (a) per la musica 

conciliare ; inoltre (b) 



Soli igilur hoc contingU sapienti , ut nlhilfaciat tnviiusy 
nihil dolena , nihil coactus .... ilùid tamen et orette 
confitendum est , nisi qui ita sit affectua liberum esse 
neminem (/). 

Attenendoci però alla seconda delle su indicate spie- 
gazioni abbiam ritenuto che l'Epicureo dicesse che se U 
musica eccita all' amore , deve questa esser subordinata 
agli anni \ poiché gli uomini nella età libera o sia nella 
pubertà son capaci di sensazioni amorose (a). 

(f) 11 puerorum non leggesi nel papiro , né può 
supporvisi; perchè ivi Filodemo senza specificare di quale 
amore tenga discorso , ne rammenta genericamente. 

Non possiamo da altra parte lodare l'Acca de mico^ il 
quale in lunga nota diede cenno sopra taluni malvagi fi- 
sterni di Grecia ( «fpc «rai^spaorridif ^ ; che pare in niun mo* 
do essere cennati da Filodemo. Né può dirsi che pel 
nome generico di amore di quelli si parlasse ; perchè 
volendo Diogene mostrare che la musica perleaiona 
1' anima > non avrebbe al certo ottenuto il suo tcopo 
con sostenere che la melodia influisce a questa specie 
di amore condannato da tutti i filosofi greci , e apectal* 
niente dagli Epicurei e dagli Stoici , i quali ammelteano 
la sola amicizia (5). 

^a) Il sibi non leggesi nel testo dell' Epicoreo. 
(b) 11 praeterea è del tutto immaginato dall' Ac- 
cademico. 

Sicuri che mal non si apponesse quclP Illustratore 
neir assegnare al novello inciso certa particella diche 
mancava , nella supposizione che il testo fosse monco ci 
facemmo a riscontrare il papiro |>cr vedere se ivi si Icg- 

(i) Ciccron. Paradox, V, 

(a) Vcd. Dot. b a pag» 137. 

(S) Laci-t. X. 16, 118 , VII. I. i3i. Ciccron. Tutcui. IV. 34* 



355 

CNEXA T(Vy noCH^ATAN AIA- 

nuar» Se .... . 



do che Timoteo a caa- vuole le sen lenze di Ti- 

SA delia poesia influì so- moteo (a) a causa de^ 

pra i pensieri X i carmi poemi fossero stati eci- 

poi * celienti, i poemi poi (b) 



gcfie qualche parola trasandata del tutto nel volgarità 
laaMnto. £ di fatto non andammo ingannati in questa 
ricerca ; perchè ci assicurammo che il verso lungi di com- 
ficfsi dopo fpdBra, preaenta una lacuna a bastania idonea 
per diKpie lettere. 

Il primo pensiero che ci sur se fu quello di legge- 
re rniif ^ ma ivi adottammo o 2^t allorinè avvertimmo 
éhe Ibric dopo di tpdor* V amanuense avea rimaso spaziet» 
to allo a denotare cominciamento di aliro inciso (i). 

Senta interienerci a mostrare le varie ragioni , per le 
(pali cotale pensamento sia probabile ^ avvertiamo che 
per esso il &crA$r^t avrebbe un nominativo di cui ora è 
privo ; benché dal dici fera lore si rapporti ad un fpse 
pirfSettamente immaginato (3^. 

(a) Siccome dopo V epaiion di f(fir(^«ov il papiro è 
iateranienle roso , in vece abbìam letto Ti|*oO«oy. Tanto 
Yk che il seguente diayor.fiaf« ^ cui si rap|ortò quel 
gcoitivo , mal adattasi al testo originale (3). 

(h) Avendo riguardo al papiro abbiam letto altri- 
■cale le parole supplite aca(yov}fA«ra «rpoiorraodai «oir^jAAfsi le. 

ad oggetto di poter formarsi idea chiara del passo 
« qaifttione descriveremo pria il fac simile > ed indi il 
BiDoscritto. 

(1) Scmiograf. pari. II. cap. T. 
(a) Hot. e j pag. S5i« 

(3) Ho». Mg. 



356 

«e Tdjy . . . eN* . . . . 

...... aeAt 

••••■tt« • • • • • • • 



(^) Ita ut Icgi potest cv , ifA , iX , 



de* musici modi a cau^ 
sa « pe* quali non al^ 
trimenti , che di Ana* 
Creonte » e d* Ibico pe^ 
canti i ragazzi fosse- 
ro corrotti. Ma princi^ 
palmente (a) le meretrì- 



Le mentovale voci son comprese io dae versL Di 

3ucsti il primo nella copia comincia per epulon , manca 
i due lettere 4 ha t»^ , manca di due lettere , oc , laguna 
fter una lettera , (a , manca sino alla fine: ed il secondo 
principia per metzo y » mesto omega o omicron malconcio 
^t^xti. y ed indi è roso sino alla fine. 

11 manoscritto è differente dall' impressione ; percU 
la laguna che è dopo il x»if del verso superiore in Tcce 
*di due è idonea ad una lettera , e nella linea infiniore 
^n vece di voiifA*r« leggesi con chiarexsa ^ni^t» , ed indi 
«vvi la laguna come nel /oc simile. E però abbiamo o^* 
nato leggere <y«x« r^v ^oty^skt^w ùb^<ì i) (A«r«« propierpaS* 
maium, caniua qui vanue, 

(a) Nel vóto si suppose la idea espressa : Mttum* 
rum modorum causa , quibus non secusj ac /4nacntmtis » 
Ibycique caniiims adoUsceniuli fuerint conrupti. P'emm 
in primis, ctc. 

Bcnihè non fosse questo pensiero in vemn naodo 
indicato nel manoscritto , in ter tenendoci alcun poco so- 
pra di esso, osserviamo che non possa ritenersi cosi fatta 
conghicttura ] perchè dovrebbe credersi che essa foaae so<« 



357 
COLONNA XIV. 



simiglianti amori per ci e turpitudini ^a) dt 

tal fatta esercitare (b) 
agi' ingenui ragazzi (e) 



o da Filodemo o da Diogene, uel meotre che que- 
lla è contraria a' pensainenli di entrambi. 

L'Epiqureo ìq fallo se quella avesse manifeslala, sareb* 
be contradditlorio a sé slesso; percliè nella seguente colon- 
M dichiara che le poesie di Anacreonle e d'ibico se prò- 
doceTaoo effello^ colale energia ripeleasi dalla poesia^^uor» 
dalU melodia. Né tale teorica può ailribuirsi a Diogene,. 
come l'Accademico fece sembiante di praticare ; poiché per 
essa lo Stoico avrebbe ammeaso esser la musica idonea a 
recare perniciosi effetti. 

(aj Se si attende al dir di Filodemo comprctìdesi che 
il vocabolo iurpiiudines non fu in quello espresso. 

(b) L' autore tacque V exercere , forse perché avca 
io mente di dichiarare irregolare non solo 1' esercitare^ 
tu anche il conoscere, il prestar orecchio ed il propen* 
itn per simili aaioni. 

(e) Il pueris fa aggiunto dall' Accademico , né po- 
lca esprimersi da Filodemo; perocché dalle nostre note an- 
tocedeutt emerge che ora si taccia parola di talune azioni 
disconvenienti a'ragaz£Ì^ i quali per la loro età non avreb- 
bero potalo eseguirle. Tanto piii che se si considera il 
senso dato all' «v^avoN» ; chiaro comprendcsi esser 1' lu- 
lerpetre in contraddizione con sé slesso. E che sia cosi 
lon vi è luogo a dubitare: invero, due significali da' 
latini assegnaronsi al vocabolo ingenuus \ specifico 1' uno 
e generico I' altro. Pel primo s' indicarono coloro , i 
quali erano liberi , benché nati da genitore schia* 
vo. Ingenui suni , qui ex muffe libera nati sani ^ 
sufficit enim liberaM fuisse eo tempore , ^luo na- 



358 

^pUar, lìcii atcUla coiceperil: qi e contrario p li^§ra 
conceperii , d^lnde a.iciUa pxriat » phcuU eaim y qui 
nascUur , liòerum nasci. Nec interest justis concepU , o/i 
vulgo: quii non deòst cxlamitas mitris nocete ei» qui in 
ventre est (/). Pel secondo furoii dichiarali quelli « che 

fier la loro eia qoq craao regolali da alcuuo , ed erano 
iberi nelle loro azioni : Ingenui ab ingenia dicuniur 
guol Litinls n ituram significati ita ingenutis est , qui 
suo arbitrata , et ingenio potest vivere , aut qui naiurae 
bpno fruitar , nuUa vi affiictae et mutatae , ui Lucreiiur, 

U,ide mira^ in^nui fontes , extren^aque longB 

Plumiria suppeditant (^). 

Di qui!Ste dae inierputrazloni la prima nou può 
adottarsi al presente , e perchè Filodemo nou pare che 
voglia rammentare spcciucatamente di quel determiiuta 
genere di persone, e perchè ora è discorso di qualità ma- 
turali e non civili. 

Che se poi per la seconda indica vasi quella età nelU 
quale il ragazzo è libero da imperiosa guida, in rigor M 
vocaboli si dichiarò l'adolescenza^ la quale altritqeiite veni* 
va indicata col nome di gioveiitìi: Onuies adolescenies, qui 
honest:ite minim praediti pciternani frugem , veiavorum 
patrimonia gubernxre cupiuut , et super hoc imperiai 
auxilio ind'gere coeperint , ita demiim aeiaiia veniam 
impetrare a'ideant , cum vicesinii anni metas i/nplev^* 
rint ; it:i ut post inipstratam aelatis veniam iidefn ipd 
per se prin?ip%le bsmficium alleganles , non solum per 
scripturarn a'i'torufn numerum probent , sed etiafn lestf- 
6us idoneis advocatis , ntorum suorum instituia , probi' 
taternjue anìrni » et testimoniam vitae honestioris edo* 
ceant [S). Cifiteruni existi/mri posset Juvenis m , qui 
adolesceniis excessit aetalem , quod incipiat inier efiniorea^ 
numerari {4), 

Nò però ben regolossi 1' intei*pelre che intese que- 
sto stato per la fanciullezza , la quale al dir de* git^* 



(f) Dig. lib. I Tit. 5 , de SUt. Hom. 1. 5 S x. 
(a) Catvin, Lextc. luridic. toc. Ingenui. 
(3) Cod. Lib. II. Tit. 4S l. a Omnes. 
(0 Dig. Lth. XXXll. Tit. 1 1. 69. Non aliter e| XLIX. 
Tit. I. 1. a 4 Negotiorum » 



349 

Djitura mal coavcngonsi. noa conviene secondo la 
•Ile persone oneste, non natura (a) , né però (b) 

recoofulll Romani non è capace di veruna azione li« 
bera per parie de' ragazzi ed è moderata da' pedagoghi 
austeri : Inilium autem fedi Ptxtetor ali hìs , qui in 
UUutn prohiòenlur postulare ; in quo Edio lo aul pueri- 
tiam , aui casum excusavU. Pueriliam , dum minorem 
annis decem et sepie m , qui eos non in ioluni complevii, 
pra^t&ei postulare : quia moderatam hanc aetatem raius 
99i ad procedendum in publicum : qua aelaie , aui paula 
major» , fertur Nerva filius et puUice de jure respon^ 
ùtoMse (i). 

Mm quantunque a bastanza nella presente nota aves- 
umo discorso sul significato dato all' •ì>7<M»y ( ingenuis ) > 
a Xxxk brse da taluu critico che Vingenuus oltre de' due 
riferiti 4snificati va tal volta inteso per honestus » e che 
l'ooeslà non è solamente de' giovani , ma si appartiene al* 
tf^esi a' ragazzi. In verità avevamo trasandalo di noverare 
<liiest* aluo senso dalo alla voce in quislione | e perchè^ 
come già abbiamo avvertito, palasi dì azioni che non polea- 
DO operarsi da' ragazzi-, e perchè 1' À.ccademico tanto era 
CQQViBlo di ciò| por quanto nel 35;^ verso della pagina 
totecedente lesse o^V^ «l«i>Oafd»y ingenuis viris , in guisa 
di ammettere che degli uomini di età già sviluppata Fi* 
lodemo rammentasse. 

Che ae poi si bramassero ulteriori schiarimenti su tal 
l^ntOj potrà l'erudito Icegilore onorare di sua osserva- 
uooe le nostre note antecedenti (2), in cui abbiam rappor- 
tilo il pensamento di Epicuro sopra cosi falla teorica. 

(a) A.d intendere il piìi che sia possibile la idea 
da Filodemo espressa giova osservare che per 9v<J« quel* 
V Epicureo intendere volle la legge di natura : Jlaque ^ 
ut tu paullo ante de lege^ et iure disserens ^ ad naturam 
f^ertoas o/nnia , sic in his ipsis rebus , quae ad requiem- 
io I>ìg- hby III. Tìt 1. l. 1. Huiic tiUilum $. 3l 
(a) ySk noi. a a pag. 35a e seguente. 



36o 

t^m animi p deieciationemque qua$runtur ^ naiura do* 
minalur (/^. 

^ii ili vero parlò di quella legge non scriiUy ma per dir. 
<:osi scolpita nella niente di ogni essere dotalo dì ragione, 
in guisa da comporne la ragione stessa : £4^ féglt de la 
raison , dii il , qui comprcna les devoin rAciproqueM d'un 
Jtoi et de ses sujeis , d' un Pére et d* une Jfére et de 
leura enfants , d un Miri et de sa Femme , dee Jeunea- 
geni et des f^ieillards , dea jén^ia et de tous ceu9 qui oni 
commerce ensemble ^ n' est polnl au^dessus de la porlée 
de chaque ParUculier , e/c. (il) Elrat enim ratio profecta 
a r$rum naiura , et ad recte faciemlum imp^Hp^^ , ei a 
tMc0 avocana : quae nondum deniqut: incipit lex eue ^ 
cum scripla est , sed tum , quum orla est, Orta auiem ù* 
mul est cum mente divina. Quamoòrem lex vera atquM 
princeps , apta ad jnbendum 1 ^ ad velan4^m ratio e^ 
recta summi Jovis (J). 

Di fatto se b^ne le azioni di K^\\e è discorso dipendano 
da disposizione fìsica^c siano prescritte dolili naturai pure 
per siffatta legge si proibisce Tabulo di esse, come una cosa 
noii coqvenevole a chi opera a seconda de* dettami di 
ragione : ri xaXìI yya)|i({^qu(f( moti {[viXovKy qc svfu^tfS «rp<^ scurii (4)- 
Homines nttura ad honestafem facti , et cognoscunl quae 
honesta sunt, iisque fuciendis operam navqnt. EJ Cicerone 
sed certe res ita se Aaòent M ex natura vivere sunimun^ 
bonum sit, id est , vita modio£$ et apta virtute perfrui aui 
natura m sequi et e/us quasi lege vivere ^ id est ^ nihit^ 
quantum in ipso sii , praetermittere , quo minus ea qwse 
ftatura postulet , consequatur , quod Inter haec veUt mr^ 
fcf/è tamquam lege vivere (5). 

(b) h'Adeo è totalmente superfluo > uè leggesi nella 
versione al margine. 



(1) Ciceron. de teg, II. (. 

(a) fiibliothecq. Univert. toip. VII., pag. ia6 et seq. Estrail. 
4e Coafttcius du P. Couplet. 

(3) Cicerou. ibid. 4. et de Inrent. Jl. aa. 

(4) Democrat. Philosoph. Aur. Séni, in Opusc» MjUiol. 636. 

(5) Ciceroa. De Leg. 1. 21. . > 



36 1 

fomentansi d^lle iiiiilili per le vane (a) coslitu* 
disposixioni deMuonì , zioni (b) degli uomini. 



(a) Tra* ilgniflcnlì di t^ì^oì difficilioentc potrebbe 
jlOinctlerii il panua e pere bè non sembra e lie ora possa 
«dalUriì queslo senso metaforico, e percbè , essendo altro 
il fotta mi vo cui ha rapporto il dc«r«gsi$ , come dimostre- 
sesiQ péllfi ffguenle . noia ^ i vocaboli vacuus od inaiiU, 
seii{brano pifi idonei a}la idea , che i tuoiù erano privi 
«il effetto e viioti di significazione. 

ih) Dae osservazioni sono a praticarsi sul vocabolo 

^i«rii{si$, runa in caanto alla ortografia , e l'altra in quanto 

«L senso. Sencbè 1 Accadeinico avesse piii volte sostenuto 

«J)e i\ papiro »ia affetto da errori , pure non potette l'are a 

meno {al volta di convenire che esso era stato corretto ne' 

Juoghi sb:»/sliati. £i nflla <na noia si espresse cosi « Meo* 

j» dose scripserat lìbrarius do{«r«g<(s 9 tuni cipuncto o, 

9 fupra primum % adpinxit \ , ut legeres dcjira^SK. Sic igi- 

u tur vocal Noster Graecorum in$lituium 1 egibus permis* 

»-tvm amandi pueros; de quo Àthenaus lib. XII. Gap. 8 

9 fTc^ r«« «XXak TMf nyofAO\>fA<y«i$ icoXsmv ««ri rrfi l£Xka^Qt 

» mtwl^mat^9^ tq«« ro i^Oos , in atiis civiiatUnis Graecine , 

1 qùae recie Ugiòua adminiatraniur ^ vigere hano eonau»" 

> iudimeìf^ Sic etiani consueiudinem in gymnaaiia nalam 
ì dixit Tullius TuàeuL ÌF\ mihi quidem haec in Gnte- 
f oorum gymnaaiia naia eonaueiudine vide tur ; in quibus 

> UUliheri et conceaai auni amorea: in eamdcmque sentco- 
» tiam disserit Daphnaeus in Pluiarchi amatorio. Vide^ 

> si lubet « de hoc Graecorum institnto Satquelem Petituqi 
* io legUtua jéHicis lib. FU. Tit 5 (1). 

Se bene i passi rapportati dalT Accademico fossero 
stati piii a proposito nelJii nota a' versi 35^ 36^ della prece* 
dente colonna (3) j pur^ avvertiamo che quegli cella in* 



£1) Sdiol. iq Col. XIV. V. 3. 
(3) Hot, ant. a pag. 35 1 et Kqci. 



362 



Xoc ScayoYi|uiaTa)y pcBV eh- (*) 



(*) In papyro «v^Aftiuot prò ti$itp9.tvft»i cernitiir. 



né egli produsse eseni«> NèìnJi(a) esso gliesem* 
pi atti a mostrare cosi pii produsse di tali caa- 



fatte cose ; per cui la 
melodia chiaramente di- 



ti, die ad amore inGam< 
mare fossero idonei ma 
una colle prave de' car- 
mi (b) sentenze (e) ma- 
lamente (d) alla sua co^ 



terpetrazioDe confusele voci di hominum e Ai puerorum^ 
poiché avendo al di«r«{«is (co/M/i^ii//b/fe9)aggìaiiio il geai- 
iiyo hominum ^ nel punto che avrebbe dovuto mostrare « 
quali fossero le costituzioni degli uomini , egli ìq vece 
s inlertieoe a iar parola de' ragazzi e delle costunofiise di 
essi. Laonde ad oggetlo di rendere maggiormeifile chiara 
la intelligenza del papiro abbiam tradotto il di«rag«i$ per 
dispositioites , ed abbiamo a\V Aominum sostituito il se« 
nìtivo ionortim od altro simile , ritenendo che Filoue- 
tuo affermasse essere inefficaci quelle disposizioni de' taoni| 
che credeansi proGcue ad influire negli amori. ^ 

(a) 11 porro non è nel testo | se bene influisca alla 
chiarezza del periodo. 

(b) L'aXX* venne indicato nella sposizione ad amorem 
injlammandum essent idonei , sed una cumpravÌ9 canm* 
num. Non pare che sia da approvarsi cosi fatta idea ma- 
uifestaU dal diciferatore ^ poiché pel forovrdvy l'Epicureo 
deqotar volle gli effetti che narravansi^Don già i carmi} per 



363 
sturba i pensieri. Gli sa (a) ritorse (b) an-> 



cui conchiuse; ma egli non produce esempli di votali effetli 
dtlln melodia , eie. Me il pravis cnnbiua con le massime 
Epicoree; perchè se dopo la recita delle poesie d'ihicd e di 
Aiiacreonte vi era chi per esse l'osse trasporiulo ; cosi làUo 
avvcuÌDiento al dir di quei filosofi dipendca dalla malvagità 
delle persone che ascoltavano , e non dalle idee loro espo-« 
Ite; in guisa che il sapiente non era molestato da esse) 
^^ xé roy oo^òv ó^t&i ày fnpt re fA0V9txYÌ$ x«f «^otTircxf^s ^tOJ* 
{i9^«9 mwf^ii t9 ivipyiiyj ouH dy «foiiija*! \^\)solumque sw 
pieniem recie de musica et poetica verùa fuetti rum : po^* 
oitfto rgciiaturum , non Jacturum, 

(e) Malamente , a parer nostro^ opinò 1' lntcrpetre« 
che il Bi«yQit|^r«>x si avesse a tradurre 5f/z/e/i//a<, e si rap- 
portasse al taciuto carminum , poiché , se mal non ci 
apponiamo , il ^i^o^yLCtrt^y riguarda coloro che ascolta- 
vano qae' componimenti y ed avrebbe a tradursi ideas , 
eogitationes od altro simile. Tanto pivi che questi sono i 
ioli significati a tal vocabolo attribuiti dallo Stefano, 
lo tale ipotesi sarebbe a credere, aver conchiuso Fi* 
lodemo che la melodia luculentemente ^ o sia in modo 
che anche gl^ indotti lo avvertano^ disturba le idee ed i 
pensieri di quegli sciocchi cui somministrasi. 

(d) L' <|A^ri«d^$ non sembra aversi a tradurre per- 
ftram , perchè esso rapportasi a Diogene; o sia Filodemo 
per quello dichiarò che lo Stoico dedusse con molta li- 
bertà ciò 9 che avea impreso a dire. L' «fA<farix«>( però da 
o« ti è volto emphatice ; nel senso stesso , in cui Cicc- 
he disse f |*^rixd&r«f ov ( I ) , cum, majore ^igmjicatione^ 
i^culemiua , eie. 

(a) L' ad suam rem non è espresso nel testo e nella 
Tersione al margine. 

(b) Sicuri che molti saranno coloro, i quali per vq- 



(i) Laert. lib. X. 26. 131. 
(a) Ad Brut. i. 



364 



ra meXo^ omiìs rovs nous 



argomenti nulla di me- 
no da lui prodotti lungi 
dal mostrare che Ibico 
non che Aoacreonte ed 



che (a) il canto : ne i 
ragazzi dal canto cor- 
rotti essere (b) stati da 
Ibico , e d* Anacreon- 
te (e) 9 e da altri del« 



glia di criticare altrui, paragoneranno esattamente le nostre 
versioni col testo di Filodemo, avvertiamo che se bene il 
«ra^«tftfp« per termi nazione indicasse tempo passato , pure 
l'abbiam volto in presente} sul riflesso che 1' e£fetto di 
cui è parola sperimeutavasi anche a' tempi dell'Epicureo. 

(a) Il NM è stalo da noi considerato superfluo e per* 
che spesso cosi ieggesi noi papiro che ci occupa , e per- 
chè se al presente si spiegasse si separerebbe il uomioalivo 
|mXo$ dal precedente ^fA^ofStfv^^. 

fb) Benché il senso non tosse alterato , in riger de* 
vocaboli il di«^<fpoyr«$ avrebbe a volgarixaarsi co/tmiis/ieM* 
teSf dovendosi parimente il movs ritenere come accusativa 

(e) Alle parole I/Sìwqv hm Ay«iip«oi^«0i nel volume si 
appose noia» che giova ripeterla per maggiormente ri-- 
schiarare le opinioni da noi già manifestatelo sia per nW'— 
giormente provare che Filodemo non abbia inteso fiiiH 
parola di quella consuetudine da'Greci detu «iuat|MMfui|i).* 
» Binos commemora t prae reliquis ^Xasnof^ et turpitsifli^ 
» amore infames Poétas, quorum carmina suaTÌssima;qnib«tf 
» adcensere poterat Alcaeum, praelerPindarum, el Stetico ^ 
n rum«sed contealus fuit dicere: «« tom ofioioos : Sic AriH»^ 
» phanes in Tkesmopkor: 9)u|« V ón f/S\moi t«tiMs» »* A ws^ see' 

» x« acsxivow I(vyix49$ ; considcm vero , quod Jfycit* Uh | 

(i) Vcd. uot./a pag. 354. 



365 
rwt o/ÀOiovf , aXX« ^oe^ Sui- 

altri pure per lo can* la stessa qualità (a) di- 
to corrompessero i gio- mostrò , ma dalle lubri* 
Tani, pruovano che ciò che piuttosto di costoro 
accadeva per effetto del« 



• el jÉnacreon Théius , ei Atcaeut , qui circa hanno* 
t niam venaii sunt , muUebres miiraa gesiabani , et mo' 
» veÒani se lonice. Sic et Tullius TuscuL If^. /oriis vir 

• in sua HepubUca eogniius quae de Juvenum amore 
i scripsit jéìcaeus 7 Nam Anacreontis quidem tota poesia 

• est amatoria ; maxime vero omnii^m flagrasse amore 
M Rheginum Ibycum adparet ex scriptis (/) ». 

Dalla esposta nota per altro maggiormente deduceit 
cbe r Epicureo rammenti deeli amori io generale , né 
Ciocia parola della idea, che lititerpetre disse essere nel 
papiro. 

Dae di fatto sono i passi prodotti da quelP Accade- 

abico, de' quali pel primo dicest che Ihico ed Anacreonte 

«fan soliti dì fare effeminatexze : e per V altro, conchiu- 

dendoii che Alceo , Anacreonte ea Ibico eran traspor* 

^ti ^ gli amori giovanili , non si tenne discorso degli 

«nM>n de ragazzi , altrove da quel filosofo mentovati : 

.^Ùque , ut nuUiebres amores omittam , quibus rnajorem 

iieentiam natura concessiti quis aut de Oany medie raptu 

HuUtat , quidpoetae velini : aut non intelligit , quid apud 

Baripiim et ìoqucUur, et cupiat Lajus? Quid denique 

homines doctissimi , et summi poetae de seipsis , et car* 

minibus edant , et cantiòus ? Fortis vir , etc. (a) come 

topra* 

Né omettiamo di avvertire doversi leggere tfiwaif n 
ANnifteyfft.| poiché dopo i/Svxov evvi nel papiro un meuo 
#a icffuito aa laguna, per la quale compiesi il verso. 

Ma' siccome Cale indizio è affetto dalla rosione^ che é 
fra questo verso e l'antecedente, cosi ci siamo avvisati che 

(f) SdMl. in col. XIV v. io. 
0) Ciceron. Tuscul. IV. 33. 



366 

OS oi^OfAcar ekeys , rovrois fi- 
le sentenze che a tuon sentenze (a). Di lai che 
di musica esprimeansi: quelle voci che Perseo 
Perseo di fatti cornip- ne^ aiìoì ntSfi Sfvrooif libri 
p3 con le parole che riunì (h) per queste i 



fosse qaesta uDa IcUcra cassata con panlo, che al presente 
manca perchè il foglio è roso. Qualora poi non si rite- 
nesse che fosse questa IcUera cassata potrebbe rendersi 
per quemadmodum , senza che il senso venga in verun 
modo alterato. 

(d) L' o(Aocoo$ fu parafrasato aliisque ejusdem furfa* 
ris ; nel mentre che per un vocabolo solò avrebbe potuto 
rendersi aimiles. 

(a) U «XX» 9c«voY)fA»^y renne volgarizzato nella spo- 
sixione : sed luùricis potius eorum senlentiis. 

A seconda di quanto abbiam dichiarato netla noia b a 

Siag.3629 forse volendosi dilucidare il senieniiis non avrebbe 
ovato genericamente aggiugnersi il luAncis, Ci ti dirà, 
che il volgarÌ22^tore persuaso di ciò vi scrisse pare quel 
poUua ; ma così fatta particella fa supporre paragone ; e 
quindi invece di modificare il lubrìcia mostra che Filode* 
mo fosse in dubbio nel distinguere se la melodia o le sen- 
tenze de' carmi producessero V eCfelto che vanta vasi* 

(b) Nel mentre non possiamo non lodare l'Accade* 

micOy il quale in lìna sua veramente dotta nota mostri 

che si teneva discorso di quel Perseo discepolo di Zenone, 

il quale nelle sue opere adottò vocaboli indecenti » ( n<^ 

» orjuo» ) Pcrsacus hic procul dubio Stoicus ille est patria 

» Heracleotes , de quo sic Laertius in Zenonis vita Ha. VII. 

» v^e'^n. 36: Ili^^xcos AY)eAv)rpioM K(rn<^>$ « ov 01 ffttv yvwpi(ioy avtoil 

» ( ZT^mo^ ) (M a< oiMrvjy , «y» x<ff» €\% /^c/SXcoypo^piay ««(Atf»^ 

>• fAiv»y *ji^ Avny>yo\>: Persaeus Demetrii JUiua CiiiieuM, 

» qtièm aiti ejus ( Zmonis ) necessarium , oAV ven fa^^ 

») ntiìam , umimiuc ex illU , qui ab AnUffona miui 

» /J/erj ai libros ncribtsndos, Eadera ferme habet Sui dasj 

» ({uae a Lncrtio dcsunita videntar. Meininit étiain Gel- 



367 
6fjmf ii'irip Aj>« jueXosl a- 
noXovOov 6y ^oion\ri ^<s^ 

yyjj ^ ♦eAPTWON OU JuyfltT^ £1- 

espresse. giovani (a) corruppe ^ 
Uh la melodia può . seppure il canto delle 

produrre gli effetti che sentenze seguace , nella 

esso vanta, qualora egli qualità della voce con- 

confessa che le modifi- sìstendo (b) corrutto- 

caxioni del canto dì- re (e) in niun modo 
pendono esclusivamente 
dalla voce; in guisa che 



M liat'^. IL e. i8> Dio Chrysosl. Orai, in Hom, , Aelia* 

> niif ìd Var. Hist. ^ Pausanias in Corinlk, , Minutias 
» Felix in Ociavio , quorum loca con teda habes apud 
» Menagium in Laert. 1. e. . Plures aulcm Persaeum seri* 

Jo pisse libros constai , quorum indiculum recital ibidem 

im Laerlius ^ el aegm. ubi meminil eius ^HCoplyv)pl«r«y ^yi/^ 

^ €9taLaBiif , Commenlariorttm Convtvaiium ^ quorum mC" 

>». mioil etiam Athenaeus lib. Xlll. cap. 8 , qui iidem 

*" ferme'sttnt ac <W|A«rotft«Koi haloyot, quos citaverat lib. IV. 

» cap. 17. lam vero inler hosce Persaci libros unus est, 

» cai tiuilas ^<pi tfoorooiìf , de Amoribus , quem Philode- 

^ mam respexisse ìii verisimile. Stoicus enim de ama- 

> lorìis rebus disserens^y et quasque res suis nominibuf 
^ prò Stoica liberiate nullo pudore adpellans , mores 
1 Sioe coDmmpcre magis etiam^quam Ànacrcon, et Ibjcus 
» poterai. lureigiiur Nosler pronanciavii.'^i/ae Persaeua 
I vocaòula usurpavit y ipsis juveniulem conrupU ( 1 ) )i. 
Nulla di meno per r<X<y<v difficilmente sembra potersi 
Marre se Perseo facesse raccolta di nomi , se esponesse 
proprie idee » e se realmente Filodemo avesse citata opera 
espressamente composta su gli amori ( ««p( 9^x»v ). 

(a) 11 juptrtes non leggesi nel testo e nella versione 

(1) Schol. in Cd. Xiy. V. i4. 



368 

al margine. Da esso per altro maggiormente scorgcsi clie 
lo stesso diciferatore era convinto che dra ti discorra de' 
giovani , e non già de* ragazzi (i). 

(a) L'«««X<wdov «y fTofon^rc fjNn^f Tenne reso al margi- 
ne canluH qui sequax eal , in i/ocis quatiiaie consisferts, e 
nella sposizione cantus senteniiaruni sequax in vocis qua* 
Viale conùsletis. 

Acciocché possa formarsi idea chiara di (dolale pro- 
posizione y diciamo che il senso di essa è diffierenU; dalle 
idee deU'interpelre , poiché a nostro credere la costruzione 
regolare sarebbe 9,%iik<irAai* ^wn^ «v «ifocorntt i;oc/a sequax 
prqpler sensum. Pria per altro di emettere giadicio soprt 
cosi fatta conghieltora è aopo avvertire , qilal semo noi 
abbiamo assegnato alT «v ed al «otonirf. 

In qaanto al primo abbiamo ritenoto che aia eiiO 
adoperato per prapier , come Plutarco ne usò : dif w«*« 

pfer àiec Pindarus Athenas fulcrum Gmeciae nominA^ 
iHÌ\ se bene potesse pure ammettersi, giusta taloni scrit* 
tori Attici , che fosse 1' «v superfluamente scritto (3). 

E pel secondo non v'ha dubbio che comunalmente adò- 
perossi il «focorii^ in significato di qualitas\ ma se bcrt ai con- 
siderano taluni laoghi di classici scrittori , chiaro cmcfge 
essere stato questo alcuna volta usato a denotare le qnalilàf 
che avvcrtonsi da cadaun senso nel tempo che son per- 
cepite : àfSAt'yi^rot fà^ tifa %%i 9*^{Af riiXnroc wp^ tis «ynXi|t«f 4 
fvy ftotoTiifMf àsf f*i) uLszJaioptH mai a^^sk wpo9^Ì9»ai¥ « sitU 9iS 
ij ròs *Ss«$ éof§<3ti ^4)y Difficulter eienim moventur , ftiffkul — 
i^r ^ualiiatiùt4s [seu sensaiioniòus) adficiuniur , nisi «m — i 
nimtae iis acciaani : Kx'roe irspc^jD^ inuftàam sAtm «jm? 
parMfioX%i flfojanir«v «Wv, ctc (5) ; ^Iqtu in his evidenk^ 
sun^ qu^ialiim m'ilaliones* 

Clic se vi fosse chi sostenga che nel primo de'men-^ 
loTati passi possa il mmon^tsnf considerarsi come scril^ 



(i) Vcd not. e a pag. t^f. 

(a) Utr. Ath, befi. nn pac. dar. flier. VII. 35o. 
(3) Aristopln». Plttt. 765 Etfuii. $91 706 Achsra. 986 4 
ioao. 

(i) Piiifarcfi. Co'ìuti*. lAh. 1 quiest. XII. S^y, 
(3) Ibil Lil>. Vili. q<iieit. XI. ^Sa. 



369 
Tfiu. AionEFOu Sia MfiXaN 

icac Siayoìifxkrcoif afe(5n- 
eoOai nai rous epó^uevoyt 
Bi OsXoùoiif o/coXol^OFo- 

noa isdegiieremmo di esser può. Per la qual 

aomietlere che l^amo- cosa non di tal fatta pe^ 

fé si concili! non per canti , ma dalle parole^ 

aifiiitl] canti; ma p^r lo e dalle sentenze spin- 

JMrole e per le sentenze, gersi anche gP ìnnamo^ 

So tal puntò peraltro nti , se piace , non di« 

immantinente da noi sa- 

*k con fatato, se prestas- 

^ credilo a quella opi^ 



9«i a diciiiarsre deterròiDate qualiià , non ei2i sensazioni, 

risponderemo che Plnlarco ebbe in niente ir indicare quel 

^aaomenlo , nel qaale ciascuna qualità sensibile avveriesi 

^ai'seiiM'y e quindi là voce di sensazione con piii chiarezza 

^icbian questo tempo. Del rimanente se dagli Scettici non 

^ Toletse ammettere simile ragionamento y il pensiero di 

qaalità soggetta a' sensi combina pure Con le nostre opinio* 

^j; perocché per esso Filodemo avrebbe detto che i carrai 

^pcadkvano dalla moddlazione della voce in quanto alle 

fcrcenoni , che di essi hanno sensi ( o aia le orecchie ); 

^endoai da ciò dedurre clie t*ilodemo in niun modo 

^(bndea le impressioni prodotte dalla melodia su 1' or- 

|iBo dell'udito con quelle recate dalle idee su la mente. 

Se) 11 conrupior dee assolutamente rigettarsi ; per- 
' originale vedesi in modo da non |)resentare gì in- 
diiii idonei al ftt«fn«oy del volgarizzatore. 

Nell'incisione il verso comincia per yifi ^ mezzo iota, 
mancano due lettere , x , mancano quattro o cinque let- 
tere w atmirs , e nel papiro leggesi vkjj i^r , mancanza di 
•na lettera , fi » laguna idonea a tre lettere » v^iy«rf«. 



*, con cui i vecchi sconverremo. Ari 

nano aver detto A- ne (a) poi nelle sa 

Tane , che gli anti* medie accenna ( 

benché si avessero antichi (e) nella 



'cr queste osservasìonì abbia m letlA i^ t tv 
AMu f tciai , hoc revem evenire non potesi ; ed 




(« 
ai la rigor de' vocaboli I* Api^fofaanp e in lei 

ai accasativo e non di nominativo , come Ir 
ademico. 
b) Non v' ha dubbio cbe con alananta libei 

refo r ««ofaoH» in senso di produco ^ ciò i 
:ato e perchè fu questo al dir dello Stefana 
msi stessi di ««rofivii , e perchè cosi la inlell 
periodo è roaggiormenle facile e regolare. ^ 
Né omettiamo di avvertire che persuasi di av 
no a seconda delle Itcente altiche nsaio V i 
ece del finito , abbtam accoppialo 1' a«ofa«i 
r. 

fc) Per comprendere con piti facilità il ra| 
ilodemo , è mestiere avvertire che queir inti 
diede airafxwovf il conveniente significato; pe 
argine l'espresse antiquoè, e nella sposisione i 
Cosi fatta distinzione filologica non è da traa 

perchè col meuo della cronologia e della i 
olmente raggiungasi la teorica cennata dal 

1 Greci posero tra Y «fxa<o$ , ed il «aXatos quelli 
I , che da' Latini si mise tra V anUgims ed il 



f) PUf. 575, 



37. 



6V iiinhfÀ$)fY\ jfXo* , à* 
oc iraXaeoc tij ^ayyj j^pyi- 
^8«c , xgce Toe^ o^éoìXfxoi^ npo- 
«r<>PYev€cy couron OT toij 
fceX^oFcy • ce Jc rovrois EAE- 



callirali gli animi con posta erba , come nrgli 
la voce ^ eoa gli occhi, anliciii costumi era so- 
e col canlo^ eran solili lito (a), della voce, e 
di proslìtoir se stessi, degli occhi avere abu- 
sato ) acciocché negli 

^1 priiBo però indicarotkst le cose accadale in tempi 
^ollo lontani da quelli, ne' quali era colui che parlava, e 
<"«! seminio denotossi ciò che è arcadulo attempi di 
^olai che discorrea: Poiest autem eadem res esse antiqua, 
^mi a Majoritfus accepta , et Vetus , gucd a nobis^ vet 
^é aiih Hostta attaie oiim usurpata sit. Pìaut. Pxbsa 

^* :l i , seq Sic antiquum lus dicitur lus 

^tnimtm , gttod atta cufn hutnano genere a datura exi* 
*ii't* P^eias vinum, guod ante annum conditum fuit (/)... 
^HuM eai guod habei aetatem . • • . jintiquum excessil 
^monam patrum (a). 

Laonde per V à^aunn si disse che Aristofane rappor- 
^va tto fallo accadalo io tempi molto remoli a quelli| 
•c'qnali vìrea. 

(a) Eccoci nel dovere di dilucidare un passo , per lo 
Jiale aon poasiam dire che vaghe conghietlore. Tre sono 
' piBli 4 a' etti r archeologo dehhe ora por mente , cioè 
it il |Mpiro andar possa differentemente letto: quale passo 
^Arialofiioe sia cannalo nei lesto ; e finalmente come ab- 
" IO nd intendersi le parole dell' originale. 

Per la prima quislione in vece dell' »i abbiam Iettò 
t» ; perchè la laguna dopo del k^o« lungi di due è ca- 

(i) Popai. de diff. Tcrb. toc. Antiqautt. 
(9) Id TOC. Vetut. 



pace (Ielle sci menlovatc Icllcre; e iraducendo per veteru 
quel ^9,\9>io\ , abbiam ritenuto aver V Epicureo detto che 
malamente comporta vasi Diogene nel prc;»tar fede a ta- 
luni vecchi» i quali davan credito a quel passo di Aristo* 
lane , in cui questo comico alTerniava esserci ne' tempi 
andati conciliato 1' amore per via di canto effeminato 
€ di molli occhiate: né finalmente ci siam brigati dell' i^ 
^205 emt , il quale mal si conili alla idea di Filudemo. 
Astrusa è i' indagine del passo rapportato dal nostro 
iìlosot'o , del quale acciocché meglio ponderar si possano 
le proposizioni è necessario esporre due note dell' inter- 
petrc « Dubium non est A^aro^poyvjv esse legendum ; si 
»> quidem in Nuòibus Act 111. Se. 3. extat locus^quo.Noster 
i> respicii. Ibi enim induci! Comicus lustum^ qui vetcrem 
» puerorum institutionem toto coclo ab ea , quae suoruro 
» erat temporum , diversam , commendat et Inter reliqua 
» haec habct : 

Avro{ Ì9y>xw fepoatyosYroony rocf o(pO»XfAOf$ «/SadiCiv. 

iVea guis ( puer ) moUicula ei frac la tfoce ad amaniem^ 

.Jpse aemei oculia niciando prosiitue/ts , advtdeòai. 

Hujusmodi autem carmina in suo opere recitare 
n Diogenes credendus est , ut quod adsumsenit , proba- - 
M ret , scilicet cantibus amorem a pud veteres fuìsse ali-- - 
» quando concìliatura. Philodemus contra ait Anstnphauis^ 
» dieta de caotibas non esse necessario adripicuda ; tlii 
» quidem , quod verum est » ipse taiituminodo , et ocU'-^ 
» torum memineriti molli nimirum fractaque voce aba^— 
n tendo, oculisque nictando pueros illot se prostiUiiss^M 
M indìcans , non canta. At Stoicus fortasse inde argueba^^ 
» (A«X«iiviy 9vyv)y apud comicuin interpreta ndum «sic can '- 
» tum, quia tota ca scena de puerorum Musica iQStitii— ^ 
» tione apud veteres loquitur Comirus* Proptcrea aabdl ^ 
N Noster : Sin vero jériatophanes de cantibue 9enmommr^ 
» haóiiU^ ipaijam pridem vapuiftndum eaae pmediximu» ^ 
» gi^s rovroif sVsysy ^ xXaitcy avff» irpot:«ofMy ( i ) n. In Aritto^ 
" phanii citato loco nusnuam legiiutur baec verba p asft 
» undcnam ea sumserit IMiilodomus aatìs ad|>aret. Eleaiw 
» iiitcr alia^ quae a pueris olira peracUi ea ia Ksena de' 



(i) Schol. in Col. Xiy. r. a3. 



375 

» scriba ntnr, CO m a Citharoedo inslilucrenltir ^ narrnlur 
» |>rae«erlìin , qiiomodo compositi in ludo sedereut , eui 
» ùadi I no quid turpe spectantibus commoastrarent > 
» sabdìtur : 

9 Deiiifle cum Uerum e ludo surgereni , conmdere soltios^ 

ei providere , 
» Ne imprtisum pubia sìmuiacrum amantibua relinque* 

ttnt. 
» lllud igitur fti^t[n9i\ , conradere imaginem nobis 
« soli Ui-quaquain duri , s6d mollis exiìibct ^ ubi corpo- 
> ris vestigìum imprimi posset. Propterea visum est Ari- 
li slopbaiìii Scboliaslae tolum l'uisse molli sirena consper- 
• sani • sic eniro ipse comracntalur. ^i>(4vkmu ) «^tc roti 
» 0vyX^< ^^ i^oyiv f ^ fi^ tfvificfoy , i) nHrov «4roX<c««ad^( fn& 
» iuO<9p«$ «y y«p ^^fi<j» X<irror«ri) <yì>|AyftCoyro * nat^^w ^ roM 
« uHtw d«rov «K«dfCoyro , ly* fAV| ^fA#(oy n)$ ij^vis ^»vr«>y nutra" 
^ Xf4<i«y ioc$ «^jioiMs * *»fiytvoyco y»p » «Mr« yv|Ayovs ò^fty rcnis 
^ «^fisyovs. Qfi{fe laù'ae sic sonane ^yfy4^ai idem esi ac 
*» coig^iindere puherem , ne si^num aut figura aessionU 
"» impressa remanerel ; in suòtilissima enim arena exer- 
^ ccóaniur: conradebani aulem locum , ubi sederant ne 
^ vestigium suae pubis pueri amatoribus relinquerent : 
* adcedebani enim iati > ut nudos amasios conspicerenU 
« Verom si Philodemo polior fides est babenda , non in 
^ arena , sed molli super graroinc considebant antiqui 
a iJli pueri , de ciuibus comicus loquitur ; ìtaque ro tfì>(4^- 
)i MB 9 luterpetrabimur compressum sedendo gramen ma- 
» nu conradeaie sublevare , ne impressum corporis ty- 
« pam relineret (i) a. 

Molti sono i motivi, pe' quali il passo indagato dal- 
rioterpetre non ha alcan rapporto con quello citato 
Jdl'aotore del papiro. Pria che questi si espongano è 
leccssario che si ripeta intero quel luogo , in cui i^ 
fteotovato comico la dire ad un tal Giusto i sistemi, onde- 
loleansi i giovani eseccitare alla palestra. 



(\) Schol. ibid. aS. 



374 

AiKAlO^. Xs^tt roi yuy rnv df%AÌ»v «juSeifty, aH ^isxfcro , 
5ffVy« ri ^«MJb Xf 7»y iqyAovy « luu' aji^poa^yi) y<wifMarQ. 
it-piSrov \gi¥ Ì9*t ««c9ò$ ^vyv)y 7|rig«yros [i^iV dMoihm ' 
et rea /3x9r{^<iy «y rjiftfty ó^o?$ «'irónraos ^$ iuO«pi9ro-j 
foO; HVffiìr«$ yuf^yoJs Ad,»óov$ « m^ «piiiyj»^ luirjiWfO!. 

4 HAAAAAA HEP^EnOAIN AEINAN , 4 tHi^EIipPON T) 

BOAMA , 

ti' 9^ rcs «vrdSy /3]0fAoXox<'''tf»r , 4 iuif4«iiy tt¥M^ TUi^^ipf , 

avròs 9<((«s 9 i^ à* «|)(AQyiM$ xid^C^y 4 tfify>^l»y 9 

0(«s oiy^y ris nxtai ^^mv xxitJts r«{ dvornoX^roii^ , 

i^tx fi fitto rvurófASvos iroXXas 9 a»» ris Moùvm i^ftyi'{;aMf. 

^y «fte9orpi'/3o'i 9<* ««Oc'{oyr»$ « t!»y fA^i'O*^ ^^U «pfl^«X«9d^ 

roO$ 4r»r8»$, d^ra^s rors igvOiv lAiQ^sy tergcc«y i«nq«<$ - 

<(r* «V «riXfy «iOcs «tyiarAfAs'yov; C^f^^M t kju «rpQMo^^ou 

«t'dvXoy ro7^y df*9rmlqi¥ xtfi i^i|s f^vi x«r«Xtc'«rfiy. 

if)Xs/4«ro 9* iy rov/x9«Xoj 0i9<(*$ «piif ^ìfiyspògif tot* àit ^ é9t^ 

roU ft/do/ofsi Spóoros xxt' x^^ « «^«rcp |iiiXof5iy , «*«i)i4<i. 

oJ9* iy (iftXxxtjy ^vpjt^ifA^yos r^y ^vy^jy , 4f^$ roy i^Mr^ , 

AÙròs i»ji!>róy «po«y«7<vd^ ^9^$ o^OxXfjfqfs , ^/3x9i(<y. 

OTJd* iy ìXìctOm dftffyovyr'^Sóy xcfiXoiqy nj; d^^Ayi'dq; t 

o'i9* »y «yv}Ooy x»if itfS9^'JT€p»¥ a^^mx^n^ , ovds acXiyov , 

0il*d|-9»/<(y , oJ^j x(X^rS[<<y « o4Ò^ iax€i¥ x» foS' iyxXliL^ (1). 

Dicam igUur veierem dUciplinam ^ quomoUo eom- 
pirata /uerii , quum ego j usta dicendo florerem » ei m/o- 
d'in'ia adh'ic morib'4s recepta essel. Primutn quiden^ 
dsce&zi nuUius pueri mUienlis vocem audiri , dando mi- 
cedere oportehat in viU modeste eunies ad cUAaroedmn 
vtcanos n'idos ei con/erios , eiiamsi ninnerei insiar /ari' 
noe: deinde canUtenam doceòai ^ guam diacewU » /emina 
non comprimenies , aui Pallajdem in? icT^if VjuiTATaiGKif 
uasiUM , aiU LoNOE VAOAtrrfiM clajcoaem , iradiUun in- 
tendenies a pairióua modum. Si vero eorum aliquU 9cur- 
rUe quid incoeptaret ^ franta moUiqne vxe canene » 
auctor ipse inventi , et in modis Chio9 vel Siphnios imi» 
ianSf qu^tea aantflexiones iU.ie vulgo nane acceptae, quas 

(1) Arìitoph. Nub. v. 961 et scq^. 



375 

PhrrrÙM invexii^ iam laboriosae , is male mulcabaiur , 
muuis coniusus veritrìbas , tamguàm qui Musau aboie- 
rei. In palaesUn aulem oporiAat sedere pueroa femore 
praeteneo^ ne quid iftdecori oeiendereni exirariia : ium 
rurstie quando eurgerent , arenam converrere , ei provi- 
dere, m^ impre^aam aliq^iam imaginem pUbl^ relinquerent 
amatoribue. NuUue iunc puer ungebaiur infra umbilictim-, 
quapropier in genilalibns roa ei lanugo , aivui in malia , 
poreecebai i nec ad amalorem accedebal , voce molliler 
infracia ei modulata , laseiviaque oculia alliciena , ipse 
uuis lena ; nec aumere licebai coenanli capai raphani , 
neque aneihum aeniorum praeripere , nec apium , nec 
pkces comedere , nec turdoa » nec pedem aùerum alieri 
implicare. 

Ciò premesso non sembra arer Filodemo voluto al- 
ludere ad un tal passo per le ragioni cbe seguono: 

L Aristoiane feoe parola delle azioni praticate nella 
jvilestra , e Filodemo rammenta una costumanza , per la 
^usle la musica veniva adoperala a conciliare l'amore 
in generahe. 

I{. il comico rammentò dell' amore verso i ragazzi» 
^à il filosofo sembra cbe ne avesse parlato in generale 
leou specificarlo. 

IH. Halle proposizioni di Aristofane non emerge cbe 
gli amori si procurassero eoa modulare la voce ed oc- 
chiqggiare. 

IV. A tenore di quanto osservammo neirantecedente 
^ta trattasi di costumanza remota e bandita a' tempi di 
Filodemo; DÒ vi è motivo a credere cbe i sistemi ado- 
perati a' tempi di Aristofane fossero andati in disuso ai- 
Wcbi vìvea Filodemo. 

V. Questa usanza per lo modo come è annunziala 
dovea essere di tempi anteriori a c^uelli^ ne' quali vivea Ari- 
itoiane ; nò praticata a' tempi di costui. 

VI. Le parole ^ nelle quali quell' interpctre ravvi- 
sò la idea del periodo in quistione^ son concepite in 
|oiu da far supporre cbe 1' accomodare 1*^ arena era ut» 
sistema praticato a' tempi di Aristofane > e non anteriore 
per data a costui. 

Vii. Se ben si considera sinùl passo avveriesi cbe 
per esso quel poeta dicbiarò cbe si mescolava 1' arena ^ 
Qude non recare alterazione nella munte di coloro cb» 



lacci.^i ; |>oi«luf le IVoikIl* e le lof^lic rmìì in li .ivr( 
presentato le iiiim.igini al vivo come (»irnvaii%i iielT 

IX. E llniiliaciitc perchè il »uolo de' circhi er; 
nito (li arena , acciocché i iotlatori iioo avessero ( 
risentire male dalie loro cadute (i). in sostegno pei 
della conghiettura dell' illustratore oi si prò4Hrrà 
quel versp di Virgilio cosi concepito : 

Para in gramineis exerceni memora pataesiri» 
soggiiignendosi che nelle palestre potea esierv» 
perche i circhi erau differenti da queste. Sensa tiDioe 
in lunga quistione archeologica diremo soltanto e 
Grecia la palestra era nel ginnasio , il quale era f 
tamente simile al circo (5); e c^lie il poeta latino pe, 
iì^ùisis ranimenlò di quel!' erba , che era nella |ia 
coltivata 9 acciocché i vincitori \\\ ^egqo di vittoria | 
«ero coglierne delle fronde « In voce granUnaU pi 
ìì murem , quo , ut piurimuni , veteres ei^ercebaol 
j) in locis graiptae cònsitis , ut vieti inde graoien e 
ji rent , victorique praeberent quod insigne glori 
)) Tamea hic gràmineis ezplic^ri potest heròoua (4] 

ansiosi però di ritrovare eoa la inaggi ore poi 

probabilità in A.ristofaue il luogo nientovato da File 

abbiam supposto che potesse esso scorgersi inuu trami 

della comedia <le' Pelarci del tutto perduta. Ivi U 

o fi^y j!9«y AdfiijroM X6yo¥ «rpòs |Avj)p}yi|v, 

à ìf okMif Tjviy ««{[sv Af (Ao9io*i yÀXo^m 



(1) Plin. Vili. 7 Bfartial. L. spect. ep. 4 Pitisc. Lc;|. aat. 
y. Aretui, Potter, archacolog. Ofacc. 
(9) Aen. VI. 64a 



3^7 

jÉUer ceelnii Admeii Carmen ad Myrrinem , aìi&i» 
§uiem ipuim compuiU Harmodii melo; 

La frase f^ii» «"pos Mi>p^cifi|y fa supporre die Aristofane 
ayctse fatto parola dì coslumanta^ por la quale tutti co* 
loro, che avvicinavano Mirrine^ solean cantare. 

Su la inlerpeiracione del vocabolo ìt^^tr^ ci si op* 

porrà Ibfse I* auloriià dell' illustre Erasmo , il quale lo 

folto per HfyHhum : Adfiv ^pó§ Myf^^vtfit ide$i , Ad myr- 

Ihiim vanere \ protferbio iulMibaiur imperitus Uteranim , 

tt infaeundtte , quiqiie non pQssei apud emdìioe loquL 

Bine Bumpta meiaphora , quod apud veieren mos esaei^ 

ut in conviviis singuU $uam oaniionem canerent : quod ai 

^uii ciiharam aceipere recuaaasei , uipofe mueioes igna- 

nu , ìb perjocum aecepio ramo laureo seu myrteo , co- 

gebaiur ad eum ca/rere. Porro y priseia hunc canendifuiaae 

morem iesiaiur et Fablua lib, Intructionum /. f/nde , ùu 

patena , eiiam iUe moa , ut in convivila poai coenam cir» 

tunferrelur fyra : cujua cum ae imperitum Themi$ioelea 

toifeaaue eaaei, ut vewia Cie, uiar, kaòiiua eai indociior.Sed 

vetemm quoque Romanorum epulia fidei ac tyidaa adhi* 

hm morie /uii. Plutarehua #. Sympoalacon libro ecribii^ 

^iiìm fiiiaae morem ut in convivio prima fn voce communi 

Jknm caneteni f ««MCovrsf ut aiiy deinde myrieum ramum 

^nicuique iradi ^Ipri ^ quem AeafWfni vocatum exiatimat^ 

f/eod u, qui eum accepiaaet , caneìéf. Post iyra cimumla» 

4i , qui peritua arUafuiaaei , eam accipieòat , canebaique 

mnam ekordarum ad vocem altem perone. Hecuaantibua au^ 

^m muaicea imperlila , ekohà^ carmen dicebatur, quod non 

«strt vulgare^neque oululafacih. AHI diount myrihumor» 

dine non aolere citvumduci, aed a aponda ad apondam iran* 

efarri , al poatea quan^ ceoiniaset la, qui In prima aponda 

primua aedebai, el traffèret^ qui in aecundo ledo accumbereS, 

hic ruraum iertil lectl primo : deinde ruraum prtml lecti 

teeundua, aecundo loco In secunda accumùentl aponda 

inderei : eumque ad modula per omnela Irei- Haec fern\e 

Plutarehua (/). Se bene le teoriclie prodotte dai sapiente 

di Rotterdam fossero comprovate dallo stesso A.ristofi|- 

iie(3) pure la frase greca va dilTereuteuiente intesa. U 



(i) EraMD. Adsg. Canere ad myrtliMii^. 
(a) E({uit. T. 59. 



378 

Burroanno di fallo seguendo le orme dell'Enislerosio avr^f. 
le che Mirrine fosse siala una fnerelrìce, e che lulti coloro,/ 
qoali avvicinavano cosi falle persone, soleaoo prima <^niìc- 
chiare; Contiare Uii, i^ui pcuiUo famiUartm cuni meretricu- 
lÌM aniiquae Graeciae consueiutUngm habuerUi twiusié aó- 
serwii Cel. HentMterhuMiua, lo gaisa che il Brunck» • vè^ìÌ9 
noie ad un lai Arislofare , ponderando cosi falla quistio* j 
ne non isdegnò di concbiuder* a fs|Tore del Burniaooo 
e dell'Euisicriisio. « Insignis faluus fuii Desid. I^rasnoi, ^ 
)» quem docias affenleni ni^gas vide ìq Adaffioruu operi j 
)» alioquin haud illaodalo, Chil, 1|. cent Vi. !)|. io prs* ^ 
n verbio oanere ad Myrturn- Non minas ineptiunl relcnt ^ 
9 Crilici cam alibi I luni in scbolioruni loco , ondepca- 
» lalum fuil hoc fragmcniuoi , e( ad Nulv 1364. isla loogt ^ 
a melius intellei^il P. Burnianniis, cujus doclam et eit* 



ganlem praefalioneni serios , quani oporUierat, I4I 
Monei ibi perilissimus ìUe graecaruni venusutam jade^ 



Il If ^pt'yn* •cribendum cum Uiera ma/ori ; nomem 
» esse Celebris apud Oraecos MereUicis.. Esique cerio oer- \ 
» lius in isio Pelargorum loco ejusdeni iiliiM nerctticis , 
)» comìcum meminisse. Nam in scboliis ad Pluti t. i4| , 
a ubi recensenlur nobiles aliquol GorinUiiae meielrices g , 
a prò niendosQ Uy}^y% , veruni nooieu resliluii Hemsli- 
^ rhusius My>àf(ìrnn ^^go ubicunqae occarrii convivaulioai 
a mentio ^fos yi^f^ti^ canenliqm , ìulelliKendum est eoi 
1» merctricem iJlam accubuisse , ci illi canlilenaoi canlassii 
a Si mihi prius innoluissel egregia illa observalio , Ber» 
a gleri correxissem versionem in Nubium loco modo diala: 

» té» Afe%vXw Xi^au u yw> 

a Ad eum iocuni Scholiaslet : oUt yif ^Sdoyrsf Ì9 té% 

pyiis XmBé¥x$s f^}}^¥: Sunl ibi mereiricum nomioa às^^ 
a CI HMfm^. Per aX^^a aulem inlclligere possis , qaad 
a Philocleo in ^^espis 1377. appellai ^w rii df^'f ^iasMMt 
lì coslume Qn^hHenie> pel quale le roereirici soleaae 
usare del mino , ol^re innHmerevoli lealimonianie , 000* 
proyasi da Pelrgnio , nel cui salirico descrivesi col nirls 
in mano : Pmn^^eòa^ iUck i:esioluia marmoreU cervictk^ 
aureum torun^ , myrioque fiorenti quietum verberabat^ 
fiaque ui me vidii , pauUdum eruòiéii , hesUrnae scilic^ 
injuriae memor ; deinde ni remoUs omnibus secan/ilti^^^ 



379 

inuiiatUem camaedi , ramam super ùeulos tncoe posuii et 
quasi parìtie intercedo audaciorjacla (/). 

Id riguardo poi al lenso due iotcrpetraftioBi possou 
darsi al mfiOi^fin} « dall' Accademico volto per uioèiraia. 
Potrebbe questo rendersi o per depreMa , o pure \ìer ad' 
iignaia^ tradiia, tic; ma auliche coosideror si poisauojen- 
Irambe cosi fatte conghietlore è mestieri esporre la idea, 
non che }e coslunianze^ cui ciascuna delle SMp|K>sìzioni ha 
rapporto. 

Per la prima è da avvertirsi cbe i nobili amichi ordi- 
nariamente avean le case con varie uscite^ o sia olirà del- 
le porle usuali in molti edificii eravi annesso giardino con 
porta, cbe menava in istrada. Ampia testimonianza di ciò 
ìornisccsi non solo dfi Vitruvio , ma anche da' ruderi di 
^iNnpeiy Ira' quMli rammenteremo delle cosi delle case di 
•Diomede, di ^/Aifto 9 delie Fesiali, di Poliffio , di Panea, 
dtBtt pécèoia Fontana , di Castore e Pollyce e di altre 
<be f«r brevità tralasciamo. £ quindi è facile che trat- 
tandosi-, di cose delicate Filodemo avvertisse clic pel giar- 
dino o tifi per porta, per dir così meno pubblica, gli amanti 
«ntrasiero nelle case, di coloro che amavano. L qui lieci 
^lernesso d> avvertire cbe l'orse questa fu ia cagione^onde 
^tt fiena per coloro> cbe pon poteano presto ottenere ciò 
Mie voleaoo, invalse il proverbio ne inter apìa quidsm 
^éuu « 4^'<i^ ai><iW f^^ty .* id est Ne in apiis quidein sunt» 
^ proeo quod est ne ingressum quidem^aul inilium rei alti- 
>» geronl. Sampu metapbora ab iis, qui borlos ingrcdiun- 
* tur. Mam antiquitus exiremus ille honorum ambitus 
>* apio oonserebatur : quem qui nondum praeterissent , 
^ velnl in bortì limine adirne esse vidcbanlur. Aristopha- 
* nes in Vespis : 
^ OM f»iif 7* ofiX iy aaXiy^ m' ovornv y o^S ^i iy ^tyày^ 

In apio nondum esi vei ipso , sed nec in ruiis adhuc\ 
liacest^ nec initium babet eoruni, quac sunl futura (a). 
Ed in tale ipotesi avrebbe a credersi che l'Epicureo pel 
ifpreesm indicasse queil' erba già calpestala dappiedi degli 
tauinli^ allorché recavansi costoro nelle case delle amanti. 
Potrebbe non periamo al xsHXifAflvv) assegnarsi mel^- 



(1) Pctron. Satyric. Op. i3i. 

(7) Eratm. adn^. ne iulir apia quklcm SMot. 



mie il significalo di ttadiiai assignaia ; e ciò pc 
ni che seguono. 

XiM» in Più ureo scorgesi usalo a denotare quc 
, che fan le bilance allorché pesati ^ualclie co 

^«f^ou * (i) ae quasi in iruiina posUus^ in uiram 
*tem momentia impellor , neuiriaque insisiert va 

In Arislofanc* leggesi 
Lo^oO luyiiXio/SiraypvOiAov (a). 
Lordi Januae un(is%alorem rhyimum. 
ne se gli amanti per entrare nelle caso delle io 
le si servissero di melodia simile a quella filila 
to della cuireltola (motacilla )• Né tacciamo che 
chi rivocasse in dubbio aver Aristofane pel Aay t s 
osi fatto uccello , risponderemo avere in ciò fC 
llanO| oqde non immergeroi in lunga quiftione d 
aturalct 

In conseguenza di ciò, che abbiamo di gih ma 
S essendo il canto adoperato a cattivarti 1' aow 
i, è fucile che pel iu«Xffayn «Vof Filodeno indi 

vittoria degli amanti nel cuore di chi amava 

la ragione stessa , onde i vincitori in ciaacnr 
eano in Roma cogliere delle erbe ». Herbam dai 
D quod est , vietorem agnoscere , ao te vidi 
> passim obvium est apud doctos. Inde toropln 
( ut est aqctor Festus Pompejuf ) id erai paalor 

indicium : propterea ouod antiquitus curtUf 
[uopiam certami ne y aclversario porrigebant, 
e agnitae sjrobolum. Plin. 1. XXII. IV. loq 
>rona obsidipnali graminea : Oabatur, inc^ 
1 e ^ramine, decerpto inde, ubi obsessos ae; 
iquis. Namque snmmura apud anliquos vie 
m erat , herbam porrìgere viclos : hoc eal 
rice bumo et humatione etiam cedere. Qner 
inquit y etiam nunc durare apud GermaiK 
lib* VIU t cap. V. de elephanle*: Mirua f 



Plolarch. de Puer. cduc. XY. i|. 
knect. Fras». XVU, 



381 

» pader est, viclus vocem fogit viclorii ^ terram ac verbe«* 
» naa porrigit FcUivius autem eril adagiuin , ti ad litera- 
• rìam victoriam transferatur (i) »• Sui riflesso poi che il 
«imXifAiyq è participio del perfetto passivo , è facile dedurre 
che l'epicureo cosi l'avesse usato per deootare che le azioni 
praticate dagli amanti al limitare delle persone, che ama- 
vano^ s| eseguivano allorché costoro eran già sicuri del- 
l' amore di quelle^ o sia allorché già avean riportata pal- 
ma sol cuore di esse; e quindi mostrasse con- ciò che niu* 
uà fosse l'inflneoxa della melodia, la quale serviva solo 
si rito, ed in tal caso 1' sv dovrebbe considerarsi o in senso 
di apud , corantf o sarebbe a ritenersi qual supervacaneo: 
"B^stsc Y^ »^o^ f y^ ài» , )(Ac KAirftì * n$ oi3y 6 naoX'òanf icfxl 
MÌ|ii(acy /«e* t^^fot , idsf ià «'«pihiXavtfcOvpoy , oEyf^ry xd ìciu^m», 
mmpipéndJCm» «rp^ tw$ dx$fcu/ftU * r»vra yÀp saniti (i) .• 
Qtiid tfero p9vhi6ei , quin comessatum ad Jores ejua ipsa 
§ai 9 cmnM Carmen quod a flelu ad januam vocatur 
paFatkumifyrufn , imagunculas seriis omei, orniti conaia 
cum Twalibua deceriei : Aaec enim jimaioria suni. 

Dopo avere narrate le conghietture sorteci su le pa- 
iole di Filodemo , crediamo avere a bastansa mostrato 
che 9 lesto è alquanto differente da' supplementi greci : 
che il passo di Àxistofane rapportato dall'illustratore in 
ainn nodo possa adattarsi -a quello nel papiro: e final- 
mente che il KiuVfMvi) «Xo^y lungi dall 'indicare le qualità 
del canto, significhi circostanza che accompagnava il 
canto: né tralasciamo di pregare il l^[gitore archeologo 
afindiè, ponderatamente bilanciando le conghietture no- 
«tre non che quelle dell' interpctre , manifesti il vero giu- 
àìrìo sa cotale passo. 






(i) Krann. adag. Hm'ham dam. 

M Plnlarc. Mor. Amator. YIIL 753. 



u^ 



ye , nXatcesy xortf iT/oif* 
nofiiv. Toti/rjc y»f auree; , 
^viJcy , CD^ref aótOToarx , 

BXdDV <XXJlXocd\ MOV 6^91/- 



In riguardo al giudi* 
zio di colali cficUi, che 
credonsi veri, di remo che 
ninno contro sxìsì voglia 
con la melodia è spin- 



animi de' ragazzi insi- 
nuassero (a) I non pe- 
rò (b) delle cantilene. 
Che se softo nome di vo- 
ce le cnnlilcnc intese (e) 
di essere battuto già gli 
predicemmo. Ma fuor 
di dubbio (d) tali fatti, 
che questo nostro come 
inilubilati rapporta, niu^ 
no sano (e)nelta consue 
lodine di nuovo richia 
merebbe (f) quanto ii 
essi è (g)| né alle unioni 




(a) Con alqaanU libertà l'Accademico rese pc^* 
ui wemei in ptéerorum animoa inainuarsnl anel ^§9^^ 
«yvyrMcy Mrirovg dei testo. Né dimostreremo la uiffiBrens^ 
clic intercede tra l'idea di Filodemo e qaella del vol*^ 
gariuntuento ; perchè rimettendo i leggitori alle anteer' 
denti note replicheremo soltanto che ^al testo non dk^ 
dttcesi aver i' Epicureo voluto far parola de' ragaisi. 

(b) In vece delio spazio e degl' indici per ov nel* 
1' orginaie evvi chiaro nt maocansa di una Ietterai • k- 
guito da lacuna sufficiente per due altre lettere. 

Che se da' critici si rivocasse in dubbio la esistensi 
di cosi fatu particella ( n ) » stil riflesso che pel fw^w 
intendcusi il conio, risponderemo che questa fa parte di 
altro inciso, e ben si regolò Fiiodemo nello specificare la 
idea di canto e pcrcliè questa era il soggetto dei perìodo, 
e perchè il Giosofo autore amnwttea che gli aniiclM ia 



$ 



885 

tali rìnconiri moderavano la roce^ nel paDto che negava 
ottenersi dal canto effetti prodigioti n^lì amori. 

(e) Poca è r analogia tra' vocaboli «i di twtocs tUyé 
e quelli di ^uodsisui vocii nomine eaniiienas inieOexii» 

Tralasciando di paragonare ponderatamente le so* 
pra esposte proposizioni avvertiamo che in vece di t^sys 
sbbiam letto «'«ftiyo ; perchè de' due versi, ne' quali com- 
Vendesi questa voce , il primo dopo di tovroif presenta 
lìfeana idonea a quattro lettere, ed il secondo comincia 
per y99 mancansa di Kappa Iraty , etc. 

(d) U ai procul dubio non leggesi nel testo e nella 
versione al margine. Dovendo non per tanto aggiognere 
vocabolo che rendesse maggiormente chiara la intelli* 
gema del periodo abbiamo adottato quello di quoad. 

(e) L' •««r runa volta io reso luóena^ e Tal tra sanus. 
Ritenendo che atticamente si esprìmesse affermativamente 
qnella projpor«one , che esser dovea negativa , V abbiam 
volto per inviiuè (i). 

(fj L'saiuiXofdo fu reso per nducerei , e per in consue* 
àuUMm iierum revocareLDenchk molte fossero le varietà, 
di coi è capace il testo e la versione della sposinone , pure 
per aaMir di brevità diremo solo che l' in conuieiudinem 
dienim è del tutto immaginato dall' inlerpetre , e che 
3' nauSUéo ora avrebbe a tradursi elicerei , incitarei etc. 

(g) Saravvi al certo chi dirà che la parola guoad 

da noi letta nel cominciamento del periodo {aS, non possa 

^mmfUeni ; perchè simigliente idea venne aa Filodemo 

ripulsa in seguito. Ma cosi fatto vocabolo se pur fa 

tdenticanente ripetuto lo fa in vario senso; poiché la 

prima Tolta indicò U soggetto, di che discorreasi, e la se*> 

eonda le gualità e la energia di esso.* in guisa che pria 

moderno wee sembiante di por mente a'carmi^che proda- 

teano effetti meravigliosi, e poi dichiarò che egli rico- 

Meea la rerità di cotali avvenimenti , ma negava che 

fasser dessi prodotti dalla melodia. 



(i) Suiafer ^, 
(a) Vcd. Bot ant. 






S^\'«''»*"V dife^-^*^' pP'*'""*" 

vS«^*' * **dt^»«'« ""r che V *^P\''"' 
.i, a«e\ "««^ .' : le doooe fcc» 1^ ..i^t 






385 

ter le azioDl da donna* tnelite a soffrire(a).Laon« 

^h poi lo Stoico ed i de né questi , ne i Co- 

cohìgì, di cui è parola , tnìci qualche cosa tale 

proTarono le opiniouì da Agatone ^ e Demo^» 

^Agatone e di Demo- crilo fatta (b) dimostra-^ 
^tO| solamente limi- 



io dò allotiUniiadoci da Platone j il quale usò il mo$ in 
«igiiì6cato di puer(ì). 

^ (a) Il WffK )aM^tti9|Mi» f] rese al margine ad mulie' 
wia^ paiienda g e nella sposizio&e ad turpia muliebriier 

BtBcU nello Slerano il yvMuiUtfftos solamente si spie- 

Qaiie per MupentUio muUebrU , meticulus muiiebns ; 

^▼codo riguardo alla idea di Filodemo, 1' abbiam reso per 

^ud mreè Alandiiiae. E quantunque siinil volgarizzamento 

lieo eonnellesse con V intero periodo , pure se sievi chi , 

iKdiiaeqno de' vocabolari! o dell' interpetre , si opponesse 

^d on tal fignificato sui riflesso cbe non è conkrmato 

^ alcona autoHtk , ricorderemo quella di Polibio , il 

qvale siffattamente ne usò: iW<p/k>iiiV(r5 TuaxaXtmé^y avav^pia^, 

S>a M ludfwaaua^ lùti noXanitOLsi o^eW xcSv i^tyivoniveoy (a): 

OKoe vox adeo indigna viro es/ , adeo mulieòres sapii 

^^andiiiasei aduiationem ^ ui nihil Jfbediua ventura post 

^ttoM su taiura. 




(O I>e I^. IL fid. et Himer. Sophist. Wemsdorf* p. 79<'* 

Fot. I. aO 



• rssr i(inviviin»i , (jiirnujiic liniij»i(li v\ l*.iu.>;m 
)) «l«li(iis liiis>o Itst.iiitiir vciiTcs. De co nii-iiiinil . 
n |»ìiafH'.s in Jianis Alt. i. ^Sr. 2 , et ul I Euripidi!» aii 
)i cum inducit in Ccrcalibus ^ et ««( fxAXAHcf dìru ei 
n Prac rcliauis j aaod nostra interest , sic de ejui 
ì> molli et iracto Mncsilorhum loquonlcm facil : 
n As 1^ fo ftiXos • d» «orviM y«isniXXift<f « 
V Km Of)Xv^ptoo9ss , koi xArcyXdsrn^fAtfyoy , 
M Km lAAvS^ftXosroy , tnax* sy^ov y' a%po9*yiSiHr» 
» Tfro niv e2(p«v avo)» v4ri)X0< yapyftXof. 
N Qtiam 8uavi8 cantilena ^ o venerandae genti 
ì) Et effaeminata et lasciva j 
n Et mollis ut me quidem audientem 
)) Sub scdem ipsam subierit titillatio ! 
)i Inde vcrosimilliinuiu est Diogenem condì 
)) Agatlioncm Musica usum^utsuos aniatores incoi 
» Sed quisnam porro Democritua ? Enin filane ig 
» coginiur. Suspicio tamen inccssit eum ipsnm cssCj 
)> aUcrnm a Milcsio Lacrtius lib. IX. reccnsct , ei 
» ^/fium et Musicum adpcllat, de qno ctiam Arii 
» iVìctor. lUy 9, itcniquc Polhix IV, 9 , et Sui 
}i voce Xiji{[£iv mcmincrunt. Xia^^siv mini vcl 0(fyca([<i 
)» rinit vilcros foi$ ^i^H^yoi% faXasc XH^T'O»» , ut liabc 
» lux ^ '«^o Av)fAoit^irou fou x«>v > **( 8flog<vi2(ov rov 1 
j> w//i;/.s rnnosis cantilenis itti , quales erant Dei 
ìi C/tii , e/ Theoxenirlì^ Siphnii, Imo vero Sui 
» Aristophanc de co mcntìoncm fuissc factam 1 
M n,:j(gif^jifAa$ ATifAoxpiroy foy x'o^ i^'i 6«o(ffvi^ foy oi^ 
» rovf e«'( %^Vi\kxxQ% t9^9x rT)y iSiay «rotvitfiy, «$ looxparqf 
"^ «rpos IdoOtfay > oss 4r«/ A^iaro^ftyci f<rfty(A<yiiy : Prqxi 
»» narrai DeTnocritnm C/iium . e/ T/ieoxenidem Sia 



roeoTTo ^ nXX* juioyoy Xg- 

r« K . • • Tovro ir0y€an)96 2i« 
à rtìn ttEAaN AAA* eirXAiha- 



J87 



mì ttd asttrirle : né ródo ^ nià soltanto ciò 

MlròyiièGrateteciÒ asderìsconò : tkh Nicati- 

irono p6* tarmi ma tiro è • . . in inezzo un 

che produsse (a) « liià 

iugàunò) S^ purè ciò 

I Wn Uffipliiit , qtiod scìam exut i idìDò oertum ali- 
4 fironanciarc noti atideo (i) »« Per altro se para- 
' li tofflin la spo^iziòne col lesto vedesi che sòiioVi 
Hi delle aiterationi ^ ma queste offrono quasi il tue* 
la lenso. 

M Vocabolo Comici non per tanto setnbra poterti 
Hi elle la idea di ciii ^rà discorso, quantunhue fosse 
li da iilòlti strittòrì di sitnili hiateHe^pùre Filòdefnò 
pffiicolare discorso dì Al-istofane. forse perchè costui 
m^a piti diffttsaiilen^e , ò perchè per questo erano 
iiatti in errore gli altri scrittori genericalnenle in- 

A là è*rélfma)*9po« » &»u À. • ; • tMà èa^wMfln ^la fè# 
m volto al margine per neque Nicander nequé C . •• 
ìUtm oslendU caniionum opè; e nella fpositiotie>lè|flrè 
•Ar éi..i in mediuih quid prùduta. 
fém di eéporrè le nostre supporiiiòii) «bMèssiainb 81 
Krtfe itadagaU la ragione; pei* la ^«^ale tiuèirAbèa^ 
lo taellà ip.osiaione trasandata ahbia pèrfettateehtè la 
Moilé del M <^ {iifUy da lui ItfUòtiellà Còlohiia. Il 
i#jpplii0 ^ K. • • 4 tifótù 4tapèiìfffié h néìV originale 
im- ladiaii di t y <N , mancahta di quattro lettere , ^ 
metMù^é di m^a perfeltameiìte sopra » in guisa da 
arie cassato , r « mancanza di una lettera, ieeLp9<stifi9 9 
■cuna capace di un jota. Sicuri quindi che in 

1) Mot. hi Col« Xir. Y. ^. io. 



I 



I 



^. Ixiih I \\.x/)ixyi.>i lcjL;«'i(iim? . >i i aprici lncvis l;uui 
1^ [il >sU,<,(t 111 |n<: ilell.i ^j'■'^i/.i(>^c .). Dci^t ln'i\ 
). piopiiuni iioincii , quoti divinare non licuil ». 

Ad onU delia dilUcollà , che presentasi per 1 
lucidazione del verso che ci occapa , avvertiamc 
' potrebbe esso leggersi r« Kpxrrii n ^apsaa^m Ji, o pi 

KXsaav lepos to ^oipsaxritss 9i supponendo che sul Kh 
l'osse aggiunto ^fos , di cui evvi solo il sigma al pre 
11 senso > clic emerge da entrambi i supplemei 

3uasi lo stesso ; poiché da tutti e due si scorge 
ichiarato Fiiodemo che Nicandro e Cratete , o CI 
non per mezzo della musica , ma pe' loro ragioni 
operarono de' prodigii a stimolare nelT amore : i 
I\ican(h*r et Cìxiies quid per carmina effeceruni ; t 
nequii Nicander et Cleon ad hoc per carmina coniai 
( vcl juvarnnt ). 

Benché l'Accademico avesse dichiarata iropoi 
l'indagine su la biograQa di ^licandro e dellValt 
losofo Tonnato nel voto , vaghi di presentare noslr 
])ratìchcremo pria qualche ricerca sopra JNicandr 
indi esporremo i particolari del Cratete o del C 
da noi kltì nella lacuna. 

Filodemo fece parola , a nostro giudizio , di qui 
candro detto Colo(onio^2)^ che visse a' tempi di Aitai 
ultimo re do' Pergameni , o sia in circa l'anno 207 | 
di Cristo , che corrisponde al 2792 del diluvio , 
4099 del Mondo. Molte sono le opere da costui ii 
delle quali due soltanto sono a noi pervenute. Egli ii 
oltre elei le Theriaca ed Alexipìiarmaca compose le 
gica (3) y le MsXirovpynt* (4) ; diede delle noiisie 



38(> 

£toli(i)y su'Rtiozi (j) e su' Colofoni (3) diede nirmic 
nolisie di Europa (/|); somminlstiò contezza di variì avr- 
vcnimenli strani della fortuna (5); compose un^ opera ^ 
il cui soggetto è in quistionc tra gli Archeologi , poirlie 
taluni dicono che fosse «r«poio^^pi5v«v o sia delle metamor- 
fosi (6) ed altri leggendo «rjupovfA^vday il testo greco sog- 
giangoiio che fosse un trattalo diviso in cinque libri e 
che ivi si discorra de ìis , grui meretricio more viotinf (7); 
e finalmente compose un libro col nome di Giaciuto (8)» 
Corse sopra le azioni di Giacinto con Z<*firo ed Apollo» 
i cai anorì laron mentoyalì a lungo da Pausa nia, e cele- 
brali In Amicic con solenne pompa (9). 

DIece furono i Crateti, che per parere del Laerzio si' 
distinsero nel T antichità y cioè un coiuico ^ un oratore , 
ino scavatore di conicnli ^ un filosofo Cinico > un Peri- 
patetico, nn Accademico > un grammatico , un geometra, 
in epigrammatico, ed un pensatore Accademico (io). Ben- 
ché ti potesse affermare che FilodeuH) citaadt» qualche 
pasto particolare ò lucile che avesse avuto riguardo a 
qualcano di questi, le cui vite son meno conosci u le ; pure 
permeglio specilican: le indagini opiniamo che 1 Epicureo 
tenesse discorso dell' Accademico o del Cinico. Se si so- 
stenesse avere il nostro autore citato tati nomi ad indi- 
care scrittori di opere, diremmo essersi ora favellato di 
quel Cratete figlio di Antigene , seguace ed amatore di 
Polemonc » il quale scrisse taluui libri filosofici , taluni 
tltri MI la comedia ^ e compose parimente delle orazlo- 
ii(ii> 

(1) Id. VI. 396. 
(a) Id. VU. 3ao. 

(3) W. XI. 496. 

(4) Atbco. iib. VII. pag. 396. 48, 

(5) Athen. XIII. pag. G06. 85. 

(Q III. III. 82. VU. 3o5. et Schoìiasl. Apoll. 1. ia35 ci 
a. III. pag. 8a. aa. 

(7) Port. ili Suid. ed. Basii, et Gcncv. voc. Ntxav^^o;. 
(B) Sohol. Nicandr. in Thcriac. pag. a8 et Sdiol, A[h>1ì. Klioil. 

(g) Paiiian. Lacon. III. 10. 357, a58- Atlicn. Dcipna<ioplii^t. 
IV. 139. Plin. Iib. XXI. cap. IL Oyid. Mctauorph. Iib. X. 
iib. V. T. iGa et seuq. 
(10) Lacrt. IV. 4. 6. 
(lO Lacrt. IV. 4. 4. 



ìk 



390 

Ci sembra iion uer unto che l'i^picuito av( 
meotovaio Cralele Tubano ligliq di Ascondo d 
lo di Brifone e iCgifafDe d^ Diogene Cinico (^ 
flti , benché non scrivesse opere • rese illosiri 
traiti filosofici di sua vita. 1^09 è V i^ltinio qnell 
il modo, onde comportassi CM>n Ipparchià sna < 
Essendo i parenti di costei ^corsi a luij al^nchii 
gliesse la loro figlia dalla passione che avea con 
^li benché amasse ipjparcnia realmente d sÌEq 
clissaaderla da cosi fatto ancore, ed allorchéi yidi 
dimostrasioni generiche degl' inconvenienti dell 
maritale non valeano a proccurare lo scopo che bfri 
espose alla giovanetta 1 V^sagi , cni doveàn *soi^< 
Cinici e le costoro n^ogli ^ a ehe lenendosi fernui 
chia dopo tante discussioni fu da lui spndaU [js\ 
lendo però a questo Atto alluderà Filodenio 'feni 
lete per mostrare iAe tiingi di essere distolta tp| 
ammirando il modo con^e costui esprimea le propri 
questa maggiormente lo amò j dedupenìlo da cio^ 
eccitare air amore non la musicaj ma i lìigionan^ 
dioonsi possono influire. 

Cleono finalmen^. éts^ f^lio di ^n Concii^pf 
niesc. Siccome costui per la ska' sagacia si segna 
guerra del Pclopoiineso'i Srenne 'qa ^ristotà^e 
deriso nella comcdia * detta s càveUicri. Nc^ palìc 
tesse il nome di qucsii adaiiarsi al vólo uel 
poiché delia sua vita nou évvi tramandato i^i 
<^hc riguardi la passione dell'umore. 



(1) la. VI. 5. I. 

(O Lacit. VI. 7 ci Apiil.j rintid. p: 



۩LOWKA XV. 

ucfutSiioi ras ey^i/^ri ^^^ 
^p»%icis 9 X070U Y^ fAoyoU' 
To TocouToy , «XX* «y ere/SXn- 

wgumò. Iiaonde hiiiitt^ dir sì- pub (n). E (b)> 
àca non. giova alle iiir uh la musica vjile a con- 
qtilelodini di amore, \e solare gì* Infortunrì ìil 
^ualj mitigaiisi d«ii soli am^re^diel discorso poi ^ 
K^ioDamenli , e |>e- e d^sUaragiooe solaque- 
fio. la. melodia non ha sto obbligo è;: se non a. 

caso essa & y che L'ani- 
mo altfove menato vi^i 
qfielk non riguardi aU 
spanto, (e) I non altrir 



(q) L'«(«^p ck^» venne volto al margiue pct. si tamen 
<itcipere valuU^ e nella sposiuonc m lumen hoc dici pò • 

Perchè si suppose che per 1' afa si compiesse il pc* 
tiodo l' illustra torc fu costretto aggiugnerc un decipctv 
^ifduit^ od an^c dici palesi, che Filodemo non ebbe in 

Iineate di esprimere. Òotale idea non à da amincllcrsi , 
(perchè sotto al cominciatnento del verso non evvi alcun 
*egno seroiografico ai(o ad indicare ciò, e perchè in real- 
tà pare che pel senso 1' eiifsp 04}» abbia ad accoppiarsi 
4Jle parole che seguono. 

(b) Il KOI fiijv venne spiegalo al margine per prò- 
ftclo , e nella sposizione per alqui. 

Nella idea che sia scritlo a denotale cbfi Filodemo 



3q2 

confutasse maggiormonU V argomiaolò di Dio^qc , nell^ 
versione abbiam seguilo piii tosto In prqDOMtioiiè i^«f- 
ginale , sul riflesso che in siguifica^o simile ne qsJi Pjif» 
farco : nou tiiv o;)8»(ai9$ * àljli ( i ) neguaauam cerio. ; e sjc« 
come 1' qv9tf trovasi tiilvolia ÌQ4t9erea|eiQeale serì|lo ^^ 
senso di nec e di non , abbii^nio ora adou^to il seooa-^ 
do de' n^entovati signiBca^i \ perchè questo iiia(^ioniMii|a' 
combina co} dire di Fi|odefqo. 

(ci È n^estieri che in una sola nota esaminiamo il 
senso da darsi alle paiole di )o^ yoa 19^1^ ^ <>W"¥| 
aXV ay sictfil^twi «'«si «cpc^^asofA rese soììììm enim nifolMKBf 



Aoc miinus est ; sed aiia uuuper moia adiicerè 
animum disiraAens , e per el ration(» 90Ìiu% hoc 
est \ nisi forte ipea efficU » i^ q/un^Ui qiio aèfSt^uQUtt^ v 
non respìcìat to/9/£|per- ^ 

Affinchè meglio abb^iai^si i^ poq^erair^ i qoslri p^iW* ì 
nienti credian^ò di Qccuparci par^itan^en^ di ciascuno if , 
uientovaU vocaboli. L'interpetre nel tradurre il tot iiifisim , 
vi soggiunse il munas, che non leggesi in Qreoo ; e se beat ^ 
il neutro di simil pronqqie pon (ercpiai per a coniids* ^ 
randoio neutro , abjiian^ ritenuto clic naragogicameois ^ 
«mestò a <|uello si aggiucnes^e. ^a a^ Pgg<-Uo c^ie ps- , 
danti censolri non ci si scagliassero contaci diciaiqo di sfc^ g 
opinato che per facilmente in^encfer^ì ^ M^-'^ di Fi(odc- ^ 
mo era qopo rilynefc essersi dato lille parofe ordine <K* ^ 
verso da quello, in che avrebber dovuto collocarsi priM ^ 
uéccidit qtiaruloque ut id quod praecedentis memòn fiù^' 
sei , posteriori natia sui parte mutatum y^iiice mse/n"'^ 
ut nptid bristol, etcf{a) ; ed ordinando tuui i vocsboji 
li ahhinin cosi letti «XX' «y «'spi9«a>sa ro rorouroy «msi s«n^T 
rous loyo^i yxp ptovoM cumque taltòus distmxìss^ srniioii^ 
solo in alium co^itationefn inducat. 

Dando però ragione del modo come inl^ndenilRQ 
ciascuna delle esposte voci avvertiamo I. che tra«iuccu- 
do per imitar V aXX« , ci avvisammo eh^ yiev esso te- 
nisse raccapiiolato ciò che si ora detto (5). 11. GIm 
( Oli !>i dorammo «> superfluamente scritto (4) , o pare ri-. 

(i)Pl(iUrcL. quomod. adol. peci. au^. dob. \, p. 3f, 

(2) Ziiiiig. S. • . 

(3) PI ubi eh. II. 564. 

('«> Plutarch. I. 119 et ir. 683. 



3m3 

lenemmo che appartenesse al scgncnic pnrtìcipìo senno 
persoggifinlivo : cum participio conjunciioutn effìcil (/): 
|ll. elle aibbiamo ritenuto il ^i^a^^fitsa, «ju^lc Iprminnziono 
feRiminile del participio dell'aorislo primo, aimncttcìnlo rs- 
lerii dono ^9pwf:v^* in luogo di ietpi9n»(jx(tx : ainant cnhìi 
cùncisionea jlUici le^te Corintio, -, . ^* ut ^ataiU^ .prò (ionsi ■ 
^a; rapportando cotal participÌQ airaiil* cadente fAo>orixY). 
IV. che ci siamo avvisati essersi pel to roio'Jrov dicliiamii 
que' pciisiei'ì e quelle alicxioni, da cui si rrrdeva clic la* 
uelQaia di^ipgliessc ; \, die pel *o:si e«rt^XiQrqii( si i^nt- 
picnlasfer<{ ciu«' poq^a nienti, ne'cjuali spinaci la niusiia; 
indagando il senso di ««n/5Vr,rqijs dalla sigtiilicazionc us^o- 
goata ad ««"c^li^ax^s : VI. e iinulincnle opiiiatumo ilio i) 
Ww jMMu denoti il inezm onde , ginsta l'Epicureo , upc- 
nvasi opiì iViia inQuenza ^ V anii^io. 

{«aopf)^ Fijodetno p(ir c|ie per c)onigrAr la musica j, 
JOM ayef ^^Ho c|ie i so|i i-aziopinii possono imperare 
tar animo , afferma che se questa valesse «i distrarre al- 
attinto le menti di coloro cui porgevasi , la iue(«>(lia iiou 
oiTCfte d^\ie ifice gi^ concepHe in una guisa di(fi;ren(e 
da aaellm i^ p^i rainorc pd il vino douiinanQ la men(^ 
f\ cfai 4a essi è affetto. ]>|è ta^c teorica è lontana dalle 
luce di Epicuro , il quale tanto riprovò quei pcu:iiei*L 
Pniieati. ip forza di passione q^a)^nqoe su 1' anima , 
rcr qua nlQ rigettai la pass^ope del^aMiore , e coman- 
<^i<4ie il «spiente non dovesse a lungo pensare a tali 
^(ue. Sopf« di questo per altro rimeitendo il leggitore s| 
%clie abbiam dfrttp ]i| altra nota (9)ripele(e9io <|uelloj. 
rh; Meuandro disse nella sua ^ndria 

• ••••••• r3 s*p«y àVicyxortfr 

|Ui* fois KAiuós lx<>^i (^} 

• • • . . ... amor obleneòrat mcntem 
OmnibuB el Ha qui convenitnier ralioni 
jEì iÌ9 qui male adfecii sani 

Cooebitidiara finaliueute la presente nota con diro 
die il niiser$ e V insuper non sono in Greco, ed op|>ongoiisi 
aJL* idee deirAccadcmicO| il qua)c credette che ivi si di^ 

(f) Eoscb. P. E. XIV. 73i. B. 

(3) Not. e, a |>ag 829 e sog. 

(3) Menandr. Fragra, ex Andr. i ap. Stoli. Til- LXV. 



354 



SooddD ^« MI 9iXo|eyoy ii rwr 



^ AUiqv legitur Mo0^» 



fiQpra I^QDimo una. ii»r 
9.ueu;Ka diversa da.qwUa 
esercitata da. Venere e 
d^' ul^briaphiezza^ 

Ghie sei cajrini si pre- 
Ceriisspro, a c{/ialu/iqti^ 
cosa , e si, dicesse che. 
ciò fpssQ d^, ]$*ilpssei|p. 



Dj^Qti cIms , con Vene 
e colV ubbriacb^xza e 
^Jien^o (a). Che se i 
ppqmi a ciò valere vo- 
glia (b) piò tosto y co- 
^(c)cooc^rei(dj);e (e) 



^esse aver Filpsi^Do coii)p}(>Mp i ni di^iar(iie qpeiU Qoo- 
ipoziQiie fosse in male. 

(a) L'et/ aùolieafiiUM^ÙL, part^ delle tupposisioiii dcL* 
y ÌDt|;rpelre. 

Jb) Con poqa fedeltà il «s^nifift», Vsi ir^o«yiirii| si leic 
«f po^mfUa poliiu. ad, id valere maiÌL 
EsamÌDan<)p nuqiii^m^nie la quittione opinsiar 
Qio che la frase fosse passi vani^qie esposta ; perchè it 
colpi proposizione dall' Epicu.ceo. si ailribaisse a Dia- 
cene avrebbe Filpdeipo siippi^tp qo assurdo , o sia ^rek 
be mostralo che Diogene ibsfe in, du|>bia. d^Ua.cagjoae 
prQduilrice di m^ray.igliosi effetti » mettendo in qaistioos 
se questi dipendessero, dftjla. melodia : nel m^nire^ clw 
secondo noi V auloC: del papiro rivolgendosi a tm|i ea- 
lorpi che votea persfiad^re in, contrario., dichiara che se 
da taluni si sosipncsse doverci la mugica. anteporre a qualr 
stesi meup allp a Mrsiiaderie l'auiaia,, egli r^po|ldea che 
le Gomnosixioni. di^iloss^qp er|ino stale corrol|e al pari. 
di quello di Menandro 9 poiché. 1' ampre era riprovalo, 
iic veniva parlicolarmenlp fomentalo dal}e Muse. 

(e) L' eì della traduEÌonc al margine itti' uliqut, 
dclU sposizionc non Icggousi uul. Gjreco. 



395 



f I|i qrìginfili fiiM foU fiflitGrìpt9 oonfcctiiiii cmc irkittiir, 

oscuramente cotnprqyd- ds(rei (a) Pilosseno ( se 
^i(i dqyrpl^Llc ifii^qf^l- pure (b) ciò ne' suoi 

fs^iiunii yQUe(t;) ) |ioii((l) 




|iTo pa4;»ì%o di ^^topiy. G>u cS^ di fa^o sogqìtando 1 apP; 
itrolci di C-Ili abbiam discorso ^e)lc \ìo\^ nreccdenti, ci fa 
SDjtpofri! eli fonc^indcfe (:^e f^ ad p\ì\a delle ragioni da 
lai prodol|e , si sostenes.fe f ^er la oiusica idonea ad ope* 
rar pri(4i|ii ^ dovr^iìgli concedere che Filosseno di qoe- 
«{a |ioa ayca ciainiuai parlalo ,. o pure se ciò non si 
amuéllesse teneva per ferino ^'^picureo esser corroUo il 
iiassó c|m produccasi. 

fé) 11 1|4 non pare che ^ dovesse spiegare a seconda 
dcllTnferpelre e pera^ rinciso che segue non è in vemn 
inodo separato dall' antecedente , e perchè tale particella 
iembra che f9sse ivi scritta gii^sla ì\ sislema, che aveano i 
Gn-ci di osar queste liei cumi noia mento del discorso, ed 
intatte le proposizioni afierniative (i). 

Ìi) 11 deamm non sulai^rnte non è in Greco; ma 
, |ièl fin aul detto , ò contrario alla^ idea del pa- 
piro ;poicb^ in vece di concedere, ahi ni ciò| che era in 
•fuisiione, il pensatore di Gadara volea che altri gli aves- 
Kio ammesse le sue idee. 

(b) li quUkm fa rggiuuto dal volgarizzatore, 
(e) L' accademico nel rendere 1' ^mxa fu in oon- 
fraJilizione con se stesso: poiché mentre dalle paro* 
Je aenigmaiÌB sui» iratiere ifo/uà, fece 6up|H>rre aver 

(i) PloUrcb. 985. io3a. 4<ia. Sink Dio. Chr. VII. io5. Ari- 
fti.i. JI. 355. et Lonain, dt kubl. UL 



seno scrino degli enigmti o sia (ietti oscuri che a 
ame delle parole nascondeano senso allegorico , 
elio f nelU noie applica la proposta idea ad 

rapportalo da Plutarco » nel quale non è esni 
I dello sentcnaioso od alcuna senlenia , danao 
ligmatis un senso più generico , e ritenendo ci 
ale per enigma iulcndonsi quelle proposiiioui , il 

nou comprendcsì facilmente. 
>enza rapportare inlere le lunghe note dell' 
riico , diremo che egli dopo avere in una a 
ne prodotto un passo di Plularco che Icgges 
ITA fiovorjus tfV99)yQf$ ismìUu fi^ok roy t^oox» ^Xo( 
/jem canoris musis amori remedium adtidiaas 
\xenus in altra conchiude cm/ts enim dicerei 

Musk poémata poftiH inielligere* yidposiie 
Vosier ait vi^rrcra ; tota enim fabula , ut modo d 
aenigmatica erat (/). 

}ucl volgarizzatore però diede ^Waemgma us ft 
ileso ^ poiché per questo indicavansi solo quegli i 
i ^ i quali a comprendersi eran più dimcili i 
>rie stessei né da sé presentavano senso ; Haec i 

quae est oòscurior aenigma dicilur ei 

2ta suni iamen, nec ea, nisi quls interpretiti 
'gas {3il\ facendo supporre che Filosseno »v 
Lo Edipo. 

)el ci manente siccome per aiviarcyofAai generalmente 
ansi quelle proposizioni , che per errore dì eiic 
altra simile cagione sono espresse alquanto osci 
\ f voltammo l' ly^tfr^ra per oùscure aixii. 
à) 11 |AYi fu spiegato per non ^ quantunque dal Si 
intero inciso pare che non abbia a spiegarsi 
negazione ; perchè se questa si volgarizzasse dee 
si aver couchiuso T Epicureo che se Filosseso i 
irato esser la musica proficua a conciliare V amc 

non s* ingannava nel suo ragionare. Laonde per 
particella concederebbe esser la melodia giove 
cose amatorie ^ il che si oppone alle massime da 
«ale. 



) Scliol. ad col. XV. V. 9. 
) Quiuliliau. Vili. cap. G. 



397 



terecssercorrottoilpro- al certo ingannarsi (a)^ 

posto passo i non altri- siccome né Menandro , 

mente che qaelló di Me- che disse esser quella 

uadro , con cui negasi incentivo a molti scel- 

esser la musica di mol- lerati (b) dal perchè lor- 
li mali cagione i perchè 



Ci si diri forse che la inlelligenxa del presente in- 
ciio dipende da qaella del segaeale , poiché essendo i 
nemidi Filosseno e di Menandro prodolU nello stesso 
soggetta, e preceduti entrambi da negazione, se l'Epicu- 
rea si oppone al dir di Filosseno non avrebbe dovuto 
anellere la opinione di Menandro. Benché in altra nota 
diloddassimo il senso in cui venne citalo Menandro , 
enerviamo ora che t due esempi simultaneamente non 
possono essere rigettati od ammessi , perché presentano 
idee conlrarìe tra loro. Laonde non abbiam volto il fAi| 
del papiro, ed abbiam ritenuto esser questo espresso , per- 
cbé gli Attici tal volta esprimeano negativamente ciò che 
4oTeasi intendere affermativamente; ov ne/^ationem super^ 

wttam 9aepe accipiuni ut Thucidid. in 3. kiator 

•w ti nos 9aepe negaiioniòua uiì, quah esi iilud, Attayo^^ 
m |m( «ocary , eie. (i). 

(a) Per la più facile intelligenza dei periodo tradu- 
eenino conrupium fuisse quel U^^^^m , guidati dalla 
Minoniansa di Polibio • il quale usò 4<v9os in senso di 
MUià (^ì. 

(b) il «odMrsp ov9« Msyoyapov «fovv^^i mrewiavfAa «foUois 



(i) Cortnth. de dialect. Attio. 
(3) Polyb. X. 11. 4. 



3fif8 

fu volto , 8ÌCÌ4ÌÌ néò itenanamm $ qtd uit Hiulih sté/e- 
aUs Ulam incenUvum oim, 

1/ Interpetre nella traduzione «presse una idea conli'aria. 
a quella che manifestò nelle note , poic[hè nella Yersiorpe 
si avvisò essersi conchiirso die Menan^ro dì pati di Fi^ 
ìosseno foèse ingannato , èoaténèndo cÀe la melodia 9tU 
ìholaua i petvérèl ; e nella otservacione dicasi the Fil»- 
demo vuol provare che la musica non solo non gin* 
^i agli amori ed agV infelici amanti , nii ahthe mag- 
giormente afflieea coltcìro con dilaniarne gli aninfii* non 
altrimenti che r ubbriactiei^ eyeùc^e n Menandri vr^sdiif 
n forte fohuna nobis scrvavit Ioanàii Stobaei acdu.itaSji 
9 qui in sermone LXl. sic illuni tefert et Ména'idrl 
» Thesauro : 

m Tì&k\i»% «««KnitffA's^A Sforna ^anioLic 

31 Mulii$ éusciiaàulum esi amariM canSiunùtiU. 

» Ex quo deest ««nip^, quod iù insequenteni ierfoii 
ti Poeta fortasse reiecerat. Hanc autem Menandri aodò- 
« ritatem ab ipso rhiiodemo fniMe adlcgÉtam tcor , ■' 
» probàret illud , quod adsunitserat i h. e; nò'n aiioM 
a Musicane amori | iufelicibusque amaioribus non opiul" 
a lari , quin potiils qUa ipMis mala aaiióère eoium animéi 
m misere discerpendo, non eecuà oc i^enue ei «Metot; 
a quo sansa interpretabatnr r^ Bienandri ^eémi^fà (i^ ^ 

Or siccome non può credersi the entrambi gHaciai 
Mi il verbo 4*vftsfl^at avrebbe rapporto^ fossero nmtivs- 
niente detti ( poiché vi sarebbe r asstf fdo cbe Fib*'- 
mo neir ammeuere eiscfrii ingiiMalof quel filoiDla sb> 
riconofcea l' influenaa della musica » vituperò pure cU 
riptovavaTuio delFaraiania ) ^ cosi abbiamo opinata dt^ 
in entrau«'bi gFincisi fossero superfluamente scritte la Mt*' 
£Ìoni , ammtetteordo che gli Attici taceano talvolta • vtM 
antecedentemente scritti # se bene si sottiniendasseio i' 
terminaiioìse diversa da quella già adoperata (a). 

Che se poi volesse spiegarsi 1 oi0s, perebbe nulla H 
manco ritenersi che fosse inutile nel primo de' due h*-td 
laui dal 4«^sd^i quaUa Qegatita , eh' è necessaria ad 
secondo. 

(0 Schol. in Col. ±V. V. 15; 

(i) Curinlh. àt àuÀciA. Altic. €t ZtfUig. A 



^fyM • n fW toc y ij»ara) ^ 
Ti|y licosa MXou/Bftiyni^ 

Xo» fiAXXoy n tifjy «'ovirt- 
)ci|y ^ n /9fXrioy m thn cro- 
^coy^ Afi'ftyr* yop Si) r«c$ 

UDII fornisce alcoae op^ nisca alquante opikn-tH'' 
portooità* Olla. Ma (a) poi di- 
Erato in vero , per- ce (b) « dimando , Era- 
clio dicesi che sommi* lo per qual causa èchia- 
ttstrasse quella discipli- mata (e) tra le Muse (d) 
M appo i moderni det- quella che propriamen- 
ta niisica utile per te (e) la detta musica 
la felieità amatoria « alla amatoria ¥irt& (() 
uieolre sembra pint- conferisce (g)? È chia- 
tosto che fiivorisse la ro dico (b) per nome 
poesie per miglio di* di musica a?er compre- 
te la sapienza ; te quali so gli antichi (i) o la 

poesia , o pi& tosto la 
sapienza (h) .Tutte im- 

Finalmente rendemmo per malia ti «cf^npocf ritenen- 
dolo dativo plttrale di 4t0in\fw malum, sol riflesso che dal 
fspifo dedaoesì dir Fihodemo che la melodìa recava molti 
ndi ; perchè , se cosi non fosse , avrebbe a credersi che 
faesu si porgesse solunto agli nomini di perversi co- 
ttami. , ° • 

La idea per altro, the primamente sorf^ nella let- 
tura di questo passo , ri è che la melodia ecciti molti 
o sia coloro soltanto che non hanno sani principii nella 
mente .* ma se cosi fosse , inntilmente TEpicnreo avrebbe 



4oo 

citalo Menan<lro : pdicliè con eiò dc<1iirtc1>besi che la 
melodia non producesse alcuno effetto sa* viitnofi , né ti 
<Jicliìarcrcbbc con certcìza die fosse questa a' baoni oosin- 
nii contrariala tenore delle noiìoni stesse date dall' Ae» 
rademico su T intero papiro. 

(a) Nello stretto rigor de' rocaboli Vai non è nel 
Greco, uè può supporvisi; perchè ora in luogo di JMiti* 
cella avi^rsatiifa , era ptìi tosto mestieri di proponxionc 
I Ile foruisca V idea di dichiarasione dell' antecedente 
senso. 

(b) LV//V non leggesi nel testo ^ e se dà Aristarco vo- 
lesse giudicarsi di essi> tJirebbesi che pef lo modo onde 
e concepito il periodo, Filodemo in vece di ripcteri* le 
parole ai Diogene, ebbe in mente Ji proporro a te atciiO 
una obbiezione; di modo che se cosi non fosse , inutile 
sarebbe quel Cv^ i ( qiiaero vel guaeso ) che leggesi id 
seguito. 

(e) Siccome la linea perpendicolare del primo ro è 
protratta verso la parte superiore in guisa da pri-scntart 
n> corretto a Jofa ; abbiaiui letto S(fv{(h) in luogo di ^tf^fl^ 

(d) h^mier musas ilid quae nOn leggesi nel papÌT«9 
jth in questo si volle solo rammentare delie Mnae, poicU* 
ivi Erato è nominata quale Deità , e quindi ae si nretitf 
voluto specificare , meglio si sarebbe comportato l'Acca- 
demico sostituendo il nome di Niimirta, od stltrd rimiM 
a quello di Miisas, 

(e) Benché l' Interpetre avesse fedelmente tradoti» 
il greco , pure per troppa fedeltà si è alquanto resi oseanl 
la idea. Dalla lettura in vero delle versioni latine dedo- 
cesi tXìQ Érato sopiiitiuUo rendeva efficace ne^i amori h 
lìinsica di c/ie è tliacono , attribuendosi quel propni 
( c9tj9g )ad Erato^ e ritenendosi il «AlovfMinqp atto a deno- 
tare la melodia di che era parola. 

Or siccome al vocabolo |(iotf*in| davasi pare il sigm* 
ficaio di scienza in generale (i) , rapportsrmmo T ilM 
al n|y iuiXou|»syi)y fM^idmipr , ammettendo che di airail pro- 
posizione si usò ad oggetto di mostrare che Erato gio- 
vasse alla musica o sia alla scienza in generale ( MvMnr^^ 

(i) L*A^rii|y venne spiegato perifVlr«/e/ra,e frilhialrattf 



(») ZuÌ!i£(T in priiic 



4oi 

im UM nota al verso qnintA della coloTitoa the srgne, dalla 
duale emerge che Zenone, sublimando le qualità astraile 
di ciascana baona qualità morale degli uomini , ne com- 
pose altrettante virifa, e supponesi in essa che l'orse in cosi 
falle astrazioni potettero noverarsi i convili e l'amore^ 
e quindi s'immaginasse la virtii dell'amore e quella 
de' conviti. Molte sarebbero le osservazioni su questa 
notarle quali trasandiamo al presente; perchè a lungo 
esposte in altra osservazione (i ), a cui rimettiamo i leggi* 
torì.E però dando ali' «^sri^s il significato di yè/ic//a/e/ify 
ripeteremo ora che tale virtii amatoria non esisteva , per- 
chè simile pensiero è couiriirio alle massime non me- 
no Epicuree che Stoiche .* dXW a'vn^ dt{ir)s ^i ^^»yie»s 4 
filt«X<*siS ^ tOf99 ófAoc'ov rfi dfetfi ^ixpriateu ròv «roitjniv V.ye^- 

Ol» *£irtf|' XA(^ fljy SvdMfAOV^AV il^oLmo^ 

nftip ns Jy o^» xoò^ mon^xos oTofayos Xiysiv, &■$ oi ^tXóoo^oe 
^yvMi xiy ^aafxikfi t»v ayaò£i^ i{iy , ^ xff/nv tf im»* nUtóxytrot, 
pi99 «Ars ^wtof , rlpowrof , «XX' ovxi' K«r«x^f^yov$ «'oXXmis » 
t^ «laikoiai^ rJdoi'fMnw kaXi fv i) (Aax«(pioy , noi' ri{y dvVafAcy i{ miv 
aó{«y, Uèmtnointaf (3) , verum hoc judicet , virtuiis voce , 
prò gkriay poienlia //elicitate ^ aui simili aligua re Poe^ 

iam ueum fuiase Quomodo 

i$ quoque /a/ieiurj qui Jeliciiatem eo modo apud poe* 
te aedpi pufarei , quo philosophis lignificai perfectum 
honorum omnium habitum , aeu posoessionem et perfeciio'» 
nam viiae aecundum naturam prospero cursu euntis : non 
mUiemo aiuti eoo saepe nomine , et qui dives sii, felicfk 
oé ito appellari j aut beaium , potentiamque et famam 
^wuum FBLiaTATiS vocabuio insigniri. 

Filodemo quindi con la frase «pos rt^ s^rTxnv a^n^y disse 
ebccredeasi da taluni aver Erato somministrata la musica 
negli amori, nel mentre che questa prcsedea piti tosto alla 
poesia ed alla sapienza in generale , che perciò invoca- 
tisi ne' matriroonii , acciocché questi riuscissero felici p 
sia perchè proccurasse qncU' affezione capace a ren- 
der eeolento il cuore di chi amava e recarvi felicità 
«tff Itf «tp^ ewwiei'a» ^mwltùi v} i^a^xA ^oifovo» yaxi «rciOovs 
•f Xiyer iTxmmif %mì aaipc^y , ^(ai'psi naf ìiaxoofii>iwn xò fA»Xa- 
aàr rns ifo9Ìfi noi^ worf£9ss , «Vs ^X/ay x«i* Wciriy , ooJx v^piy 

(i) Not L a pag. 337. 

(a) Platarch. quom* adol. p^pl* and» deb» VI. a4' ^^* 



\i Erato interest , ut cum ratìonc et lenipcslu < /- 
trattmlens , tolUtque inde voluptatis furorem et ni- 
stimulos yfacitque ut in amiciiiam et fidelUatem^ 
n contumeliam et lasciviam , rea exeat, 
g) U crufi^aXeoOM fu reso per con/erre e per confert 
Vr niaggiormeDte attenerci alla idea ditilodemo lo 
immo per praehere ^praestare od altro simile: i^^f 
Aytii , xAc' crjfAjSiXXopuit 0m «'('onv d^ò xo^ dy^|A«ro$ (i) , 
, inquit , di'cis : tiòùjuc fidem praebebo e nominii 
^ialione\ ritenendo aver Filodemo ripetuta quella 
)ne volgare, con cui diceasi che Erato sommini- 
c r estro o V uso della musica , nel favorire gli 

li) Il Zr^w (aaXXov fu reso patet prqfecto e per pa* 
quam , se bene lungi di asseverare con ccrteaia, 
ore ebbe in mente di dire una conghiettura e la 
se come tale. 

i) L' eos inteliexisse del margine , ed il musicm 
te inteliexisse veteres non sono espressi nel papifOi 
si possono supporre; perchè in vece dell' esaoic 
idee inlese pel vocabolo f^ov^ixi) ivi rSpicareo ri* 
e a quella obbiezione , con cui dicevasi che Erito 
;gendo gli amori fomentava la musica, e che peio^ 
la somministrasse in tali rincontri, 
k) L' accademico benché avesse letto (Maiw m «f 
» ne' suoi volgarizzamenti non si diede briga deir<t% 
li tradusse potius vel poesim , vel melius wdm* 
, e vel poesim , vel potius aapientiam. Noi airia? 
» supplimmo differentemente la laguna dove si lei 
n rT)y , poiché essa offresi in guisa diversa da qari 
ì scorgesi nel fac simile, il verso di fatto Mf 
ìia Icggesi «lìvq/SaXrioys , manca di due o tre letM 
dizii della uarte inferiore di aste perpendicr 
tanca una lettera , oo. L' originale poi ravff 
n^Xnoy s«r , indizio di due aste perpendioob 
i a canto alla seconda vedesi parte ai linea 
ie , di modo che dee leggersi ir «r od ly « V «» 



) Flutacch. Conviv. IX. rf. 746. 
) Plutvdi. n. «38. 64a. -654. 180. 



4o3 

l^er iiiie tbh5Ìilcra:^io)ì(« rìtcnotnroo ere rvjv. 

Siccome il icnso del presente supplemento dipeDdc 
llil fiiodo onde intendesi 1 intero incisOi cosi pria di dì- 
kcidarlo è mestieri esfiorne la sintassi. 

Il perioda regolarmente va lello' ^Xw fAaXXov t) orv(A- 
ftls^m f«c ff|y 4roi|nxYiy , v) /SsXnov ««ri tr^v aotft»> e tradotto 
manifesium poiius eratf avere poeticae^ aut saiitts napien- 
tiae. £ però abbiam ritenuto: che 1' ?) preroslo a ovfA/SaXeaOac 
Coue imperfetto da fiftì aum' e che il ovfi/SaXsoOM l'osse 
kiilo nel senso stesso^ in cui da' vocabolari vien riportato 
fer prbsnm^ con/ero^ atìjnvOy rtr.. Kè la idea che lìrato e 
le altre Muse lavorissern In pr>esin e le scienze \xi ge«- 
iKrale è contraria alle opinioni sa tal punto manil'e- 
tlite dil^ mitologi. Ad oggetto di non tessete frustraneo 
elento di atttoritìi rammenteremo sollanto del Le Clerc* 
il qùalcf benché iiegasse la sussislenta di còsi fatte Dei* 
là , ammette the fossero queste delle giovani , le quali 
he* tempi andati si distinsero nella poesia : Credibile au-» 
hm esl 9 aniiqu issitnis tePnporibUs j per Baeoiiaht , T/ies^ 
ktfiamgne ao i^ioinae Gmeciae oms , ce/eòrem factum 
fuine caniUenÌM , èèu propUsr (nven/ionem , seu prop/er 
ekganiiam ééfrii , prò aeéalia captu , seu propier cantuhk, 
mipróptiir oihnia illa siitiui , ùnorufn nqvem pueìlarum. ; 
fimm inàiiiuii Jupi/er , ut po»iea videbimua , Thes&aìiae 
nx. Dtmdè poslerìtaé , guae otnnia adauxit ^ ei prae^ 
Hftim Po^iae finxtruhi èa% ini^ehincea Pùèiitae JDeas 
ma p quo konore eiiam maciaii auhi invenicrea aliarum 
99fimm ..,••.. krifioàv^ pero aeu Mzmobia «ara ^fioa^ 
^9^99 § diciiur earum mater , quod metnoria auppediiet 
m&iariam po^Matutn ei oratiònum (/).* del Siculo il 
fuie dichiara ehe le Muse fossero cosi nomate , perchè 
fwfciiiirano cose oneste ed utili : Movafts ^a,^xis óS»oyd^ 
te èèi ro9 ffVfr» foik dytfé^Wi * rovro d* icfiiy » dw6 tw Zi^d" 
te» fa mmXà noi Wfi^ipwt*^ ami vird t^it ifroiMvrdsy dfvoovp^s» 
M (i) nom&n a myein derivant , quod cai decere ^e- 
— r utUiaqye^ el quae indociomm cognitionem Jugiunii 



(0 Clerìc. ad Hesiod. Tbcog. t. 5a. 
(3) Diod. Sicul. lih. IV. !&♦. 



4o4 

e finalmente di Erasmo, il quale delle alle Mate V epi- 
teto di honestioTum sludiorum duces (i). 

Premesse tali cose avvertiamo che al nome Eralo ^ 
assegnò lunga nota etimologica , nella quale quello illu- 
slratorc non provò ciò^ che assunse a dimostrare. 

Egli in vero , benché avesse dichiaralo che Filo- 
demo opponendosi a Diogene sostenea essere Erato co- 
si chiamata non perchè giovava agli amori , ma per- 
chè influiva alla poesia ed alla sapienza in generale, 
non produsse testimonianze tah', da cui emergesse la pio- 
tezione da costei accordata alla sapienza. La noia é cosi 
concepita u Nomen ««^o rov s^ros ab amore invenisse rp 
yi EfOLtoi fere omnium antiquorum ( si Phurnutum excipiii 
lì qui ft«o itpsaÒM , aò interrogando dictam mavult ) opi- 
j> nio fuit : quare cecinit Ovidius de jérL II. 
» Nunc mini si quando , puer et Cyt/terea favete : 
3> Nunc Erato : nam iu nomen amoris Jiahee-. 
j» Hinc amatoribus praesse et musica eam juvare putabaoli 
3> Sic Apollonius Arg, II L canit 

» «n» yAp KucpcSos tuta» 

» EfAfAopes 9 ft$fii)rft$ 9f rsois fAsXi 9v)f«aan OsXysif 
» njipOsMXM • r^ KM roc s«nf)p«roy ouvof*' «yiqirrsu 

■» Tu enim Venerie munti» 

9> In sortem accepieli , et innupiae iute curie moka 
Ti F'irgines ; proinde libi amabile nomen opiarunL 

» Idem testatur Plato in Phaedro , ubi Eralo pv*^ 
3> cetcris veneralos esse adseril , qui amore esseni ttpU* 
M rif) Eparoi rovs <y rocs «p^onnois ri nfAV)Kor«f . VA igilur in ^^ 
n suam adsumserat Diogenes , ut probaret Musica wn^ 
3> adjuvari: si enim Erato et amoribus praeest « ci Mb^* 
m cam iractat ( quas partes Eraio in Musica haberet» vì«l* 
31 in //. Pictarum Herculaneneium Imaginum yókaan^ 
w ubi plora et scilu digna ad Tab. VL adnoUvimosX 
n profecto np' «^^9$ ««Xovfisyny fiovonxvjy «Tfos np^ •jiamay «f** 
«» n)v ^|«^XV<raff , proprie dictam mueicam ad oMOMi 
» covjf^H. Cui argomento iu respondet PbUodeoMiS » ■! 
1) minime negel Erato ab amoribus juvandis fuisse dicluii 
» sed eos non Musica slricte dicU , ted poeti » tive fo* 
'» liut sapienlia adjuvare : et quidem non sunorit ] '^ 

i\) £ramt colloq. psg. io», cdit 1799. 



4o5 
» nem ini pira ndo ,inflaniinandoque ^ $ed poliiis rclVoc* 
» naodo , coDrigericloque. A qua opinione non mulluui 
» ablodit Plutarclìi mens^ qui Convivai, IX. quaesL 14 
V tic scribii : rai$ 9« ^^f^ mivovsijiy (yirovSjtcs v) Ep«rdo ^etipo'jrfx 

» ff^SfiviMi to tuiXanw n)$ i)9oyT)$ , xm o(crrp<s>d<$ <($ fcXioy xai 
» «ri^ny 9 ovx v^^o hai «xoXoaray r«X«vr«)tf«$ : /bede/ióus atitem 
» connubiaiiùus adsìstens cum Suada È rato , quasi ra- 
» iianem iempasgue/erens toUii atque extinguii voliiptatis 

• moliitiem , ei acres ejus aiimuloa , faciique ut in ami^ 

• ciitatn ^ eifi(ie/iia/em , non in coniumeliam et lasciviuni 

• ns evadai, Quod nerope est Philodemi Mostri ^vy^X" 
» 'gjuiòm «p9$ ro ftoLÙos , adt^ersua passionem dimicare. Eoque 
I fere seusu dieta est NoTxy* xaroxos , rel'roenans ab Aspa- 
» sia , quae sic Socratem pueiorum amore saucium ad- 
« loqailur io versibus , quos ipsi Ilerodicus Cratellius 
N adscrìpsit f quosque adlegat Ailienaeus lib* W.cap. ig. 

» H foy S' a(pi}9si$ dD^doy Sfivoitfi «rodcxmv* 

» Ap/foiy yap 9(Xf«$ i)d'afx*) * n}^^ xadcgftis 

» Avroy «rpoa^oXXd^y axoois (Hrn)^c« Oufiov.. 
» Jòi , alque animum reple Musa co/iibente ; 
» /^ic Uium capies acri caniuum desiderio inlectum \, 

> Jmbobu* enim amiciiiae erii initium , hoc pacto coìii- 

bebis 

> Uìum ùtèinuans per aures puìchram suimet imaginem. 

• De qaa interpretatioue vide Gasaubonum L e. Hinc ii¥ 

> Epiffrmmoiaie Musicii , sive Platonis , quod legitur \tk 

• Aoth. lib. I. cap. 7 j Musae Veneri miniUnli sic re - 

> fpoDdent. 

» Hfuy V 00 m9X9Xtu xwxo tu «otdaffoy 

> w^ Ito* mìnime advoiat iste iuus pueilus. 

Ito Ccterom Diodorus lib. IV. e. 7. hanc Musam ah. 
i anore dictam , non quod amalores adjavet , sed polius 
» quod amabiles boinines reddat , putavit (1) »- 

Se per altro ben si considera cosi fatta quistione^ scor- 
cefi ettere suto in ciò FiLodemo seguace di Furnuto , 
il quale dichiarò che le Muse tutte eran solile di danzare 

(1) Schei, in col. XV. V. i5« 



4o6 

uouSùLis 0L)fxre6i\rùH * noti 

pose tutte attribuiscon- perocché alle tquse aq- 
$i alle n^iise, perchè a ticamente furonq at|ri- 

buite (a) :cd ^o^i a^- 



caolando inni , ed indi mostrò che Erato protcggefw le 
serie disquisizioni : ^tpì to;U xvDf tii» òi itfi»ovs «V H^ #<- 
fx^stotìf %.xtMxoì<owtM fA»Xc(rr* , èVM^i} ^rocxfro W jl^ii ^m- 
^«('«s ^arc* rò dfopjLv «rpò$ rà Oijrov . • . • ^ 'H d* 'E^r« , ^faté^ 
d^ti) to'j 8p^9tos Ixfio'h» r^ o'yofiotff^yy njv «fpi* ^i> ti9ùi fiXo- 

[ASQos é^tar^yLos iany^ok 9i«X«xniia^ iftnaoDfiuJt rw» Q[4rovS4(cW C^)* 
Maxime auiem circa fymnos , Deorumqne cuiium o«- 

ctipaiae sun^l Brato. non^en ah ampr^ acctf^ii^ 

Tolam auiem pàilnsophiam, isùid repraeseniaL jétu ^ 
mirum isio nomine insiffniia est propter commode m- 
ierrogandi et rvspondendi scientiam , quasi eiiam m ct^a- 
lecticis plurimum Musae poUeanl, 

Tanto piti che questa Musa da^' Milolugi si fayol^i;- 
giò avere in pregio là danza fa^, e giusta quanto dicefii;' * 
Ino in altra qota (3) gli cflelti Vantati dal patrocinio ^' ^ 
essa negli amori consistevano nell' io^pero , cne eserciun « 
su la mente degli amanti. ^ 

(a) L'af d|vr» yoif 9v) rais Mov^ms oMififtiiriM vei|Be follP « 
al margine omnia enim haec Musis tributa suniy e nclls * 
sposizione omnia enim Musis aniiquittis tribfita fuers. 

La dincrenza che intercede tra le due versioni ay* 
vertesi a prima visu da chi che sia. }n vero oltre le va- 
rietà grammaticali , il senso è diverso; pcrcb^ nella pn- 
ma parlasi di cosa di recente data, e nciìa seconda ram* 
mentasi di credenza antica. Laonde ad oggetto di iltcrare 
il meno possibile l'originale abbiam tradot^ omniUs eiuai 
Musis tribuuntur. 



(i) Phurn. de Nat. Ocor. ij. 

O) Vfrf. a lungo Schol. A|m)U. RLpd. Argon. 111. y. i. et aia. 

(3) Vcd. not. /a i»ag. 4oo. ^ 



4«^7 

Non possiamo lacere per lanlo, cLe l'AccadcRiico t;ilvoii;i 
obbliò quello^ che impreso avca a dimoslrnre. £ quantun- 
que le noie servissero a dilucidare la teorica espressa per 
|a parola, o' per T inciso cui sono attribuite, avendo pc^ò 
il diciferatof e apposta osservazione alle sopra esposte voci 
lungi di presentare dimostraaione contraria o favorevole 
del citato passo , o sia lungi di mostrare se realmente alle 
VLvkie st attribuisse o si negasse il patrocinio delle disci- 
pline di che era stato discorso ; quel dotto non lece parola 
della poetica o della sapienaui in generale di cui era discor. 
to;ina rapportò un passo,in cui Plutarco presenta la origi* 
ne delle muse » Eodcm piane sensu bei e omnia Musis 
a referre adfirmat , quo superius Col, XI. omncs disci- 
li pltnas ipsis tribui dixerat : ctunm vidimus opinioneni 
• Dou uni Epicureo esse adscrÌDcudam. Nunc audiamus 
» Plotarchum Convivai, lib, IX , quaeèt. 14: vdrspoy %xxx 
m H«o)Qy i)d^ fMOiXoy enHAXiMrrofAsyaoy rdov duvapicdDy 9iac|}<n>yr0s 
i» «1$ fupi MITI $1^ 9 r^«($ «taXo <xAtfrY)v c^ovoav sv «^17) Zi»^ 
•* ^ Ì»f»y' <y fA<y tcja yLOLÒrnutriìL^ r» «cs^i njv fAOTjacxvjv $att « 
« «CI m ^ept ApcOfAT)nicT)V , xm ro ffept y^d^fAcrpcav sv %*: x<p 91- 
« ]UM9^ ro Xoycxov, xac T)0(xoy , xai ro ^txjcxov* sv xoi r^ pY|ro- 
» ^nuj» ro éyxdOfMa^nxoy «rp«>roy ysyovayjic Xsyovorc , d«\>r«|3oy ro 
« tfy|i^3o9X4onxoy , sax^rov 9f ro dixAvixoy * (»y (AT)$6y aO«oy , (avi^s 
» ftfwri^oy tiy«i fAV)^ ofioc^soy a(3XY)$ x(35(rroyo$ x«i vtysfxoycAS Agiow- 
» ras , «i)cord»« ia«^0(iODS tA$ (ìovoas oux s«roii}<i«y , aXX» outf «9 
I «w^: ( I ) poatea sub ae/atem Hesiodi , cum facuUaies 
I ùlae latius se projerrent^ cumque in pcirtea , seu species 
s divkterenf , ires ruraus unamquamque continere dijfe^ 

• reniias oòservamni: sciUcel in Mathematica inesse Ma- 
i dcam^ éi ^ritAmeticam, et Geometnam: in Philosopkia 
» Logicam , Elhicam , et Physicam\ in Rheiorica pri- 
^ mum Encomiasticum genus , deinde Delìberativum > 

• Utm denique Judiciale extitisse : quorum omnium , 
9 cum nihil ducennt posse Dei^ et Musae meliori prin- 
» cipio aique praesidio earere ^jure totidem Musac ( h. e. 
9 Dovem « cum ab in ilio tres essent)/io/} quidem creai uni y 
a sed jam exsisientea invenerunt ». 

Siccome da' critici potrebbe rivocarsi in dubbio la 



(1) Schol. la Col. XV. V. .23. a4. 



4o8 

70AE OTK «y vKo /SflXXecy 

molle discipline preseg- cora questo forse , non 

perchè gli aSètli negli 
animi immettano (a) , 



idea di Filodemo , sul riflesso che giusta Plutarco le Huae 
noQ protcggeano general mcute la poesìa e la iapiea^ 
za ; ma soltanto lavori va no la rettorica e la filosofia 
i^i sarà lecito di rapportare alcuni passi, da cui emergooc 
tali nozioni, le quali vengono attribuite non a ciasculM» 
ina a tutte le Muse. 

La opinione adunque di Filodemo par che ai dichi^ 
rasse per mezzo di Fulgenzio e di uno scoliaste: di c<^ 
sloro il primo afferma che le Muse proteggevano la acieoa 
e la sapienza in generale: iVbs vero novem Mùsas <£■ 
ctritiae ale^ue scienliae dìcùnus modos : hoc est eie. (&. 
e l'altro noverò Eralo tra le Muse, che preserie va n«» aL 
poesia irojJsrrjM Zi «piTrov fA«v 5t« ti ovk 9^fp\ifly^ vi^ iroiiód^ 
eVix»X<9»ro xi% ^q<k9A yuv d' ivro icuili (^2)duòiiiiliir primis 
quare cum incoepisset poeseos miésas non ùttfocasaei, lue^ 
atiiem hoo facU. 

Rimettendo per altro il leggitore a* passi rapporta 
altrove (3) y conchiudiamo la presente eoo replica 
consentaneamente alla citata nota che il luogo ceooa* 
dalTAccademico non concorda con la opinione di Filod< 
mo; perche lungi di determinau Musa l'Epicoreo r»ai 
mento di tutte, por mostrare che oltre la musica que;^ 
coltivavano anche la poesia e la sapienza. 

(a) In vece di foS« oux «y vuo/SaXX^iv leggemmo ^" 
i^irsp ayvico/3aXX«(V , perché l'originale ve desi ai verso àÀ 
fac simile. La copia di fatto comincia per f f manca ^' 
sette lettere , «y Mro/SaXX^iy. Il manoscritto originale pri"' 
cipia per r « manca di due lettere ^ meuo eia^ «rsp ^ 
/SaXXscv. 

(i) Fulgent. Mytholog. lib. i. e i4- 
(a) Sclioliast. Apoll. Rhod. Arg. lU. I. 
(3) Vcd. noi. k a p^. 4oa« 



4og( 

Dietro colali osseryarioni ritcnemino il toùP In luo^o 
Tomnf iD signìGcato di aliguorum , e se bene «vuiro/SaXXd» 
>il tosse regìsirato ne' vocabolari^ dcducesi il siguiOcato 
esso dalla spiegazione data ad un suo derivalo. Or 
ccome Suida si avvisa essere aroftofiXi^rw usato in 
Mgo di «rp<wxo>' ( excelUna ) , traducemmo excellei^e 
mfmop^L^^Mif ; ritenemmo che al presente o vi mancasbc 
Cnito cui r infinito rapportavasi (i) , o pure che V in- 
lite stesso fosse sciitlo in luogo di'l finito (a) ; lo ren- 
ttinio exceilani ; e finalmente leggemmo r«>y avendo 
:aardo a t|uel precetto grammaticale , con cui dicesi che 
rerbi che denotano pn-cminonza costruisconsi col gè- 
iwoi' "Genifivitm haùent veròa excellendi ^ ui IsocraL 
tiXJH^ t»" iXXdfy , aiiis aniecellefie. 

La idea poi ^ che emergerebbe da cosi fatto supple- 
Blo f sarebbe aver l'Epicureo voluto dar ragione^ per 
quale alle Muse era affidata la sapienza e la poesia, 
liiarando che ciò praticavasi , prnhc supponeasi che 
MTo quelle oltremodo istruite e virtuose in talune disci- 
BCfCebe si opponeano acrrmcntc alle passioni perverse: 

i«ca in t^X^ ^X^t^* *'i'ò$ ffVi^oXov ro*jro éd^auòrMW , roO niy 
■yrfftfr^ «rspiy(ys90»t. a^iy^ift ^^ xju* ovyxops^uaty iXXvjXjiis » 
( m^fdaxaaiv rov r«$ dftw dxoi>fitotQ\}s a^xsnf h» òi»C^wo'}$ 
K (3). Foeminae esae perhiòeniur , quod discipUnae et 
tele» tnulie^ria nomina ab ipsa Jòtiuna acceperini > 
vudiiionem oalenderenl esse possessionem stabilissi m a m^ 
lOMRi nihil exceilere possi/, Fossumus et hanc causavi 
iden muliebrìum nomùtum, nempe muliebria nomina^ 
■yafeols* Musa» propier animi Joecandiiaiem » quae ex 
via ei malia cogniUone paralur. Congrediuniur , simul- 
[«e choroM ducunt y ui osiendatur virUites non posse ab 
im$ sepamri aui sejungi, ^t» U xw lAeragi) yf.t tuù <mXiq- 
^ M«py i«ri0iuHroucr^ ««e «r<pi«i'oXov<vA toh tn^xoU 9 hòov ai^ti- 
"*4tt HjM* ^x^^^ «/^ims 9 x*F('^^^ ^ fvdfAOV TutU àffMM'as 



(0 Vcd. not. antcccd. 

W Zuing. A^ 

(3)PbiirDut. de N. D. j4. 






ed oppongonsi ma piiii tosto pcrcbè 

^io delle varie contro essi combaitU- 

i. Ne passo io no (a) , e rimedio for« 

I y cbe molle oose nìscano (b). Taccio poi 



'0(Tft ^i iirfii «rff/Xi|M 
Ztf'^s irvCovrM Boiit 

^«i'Qy ( I ^- £//7a a//ae locum JLunae ei ierme inttr^ 
fstodìi utgue ooil , ea morùiliàas gtxUiae , rhy€M 
onicie y quantum horum ejtis ipaos recipere ^"sm 
il y inHU facuUaiem ac ralianem civiìem ptne^ 
qua sp^Htas humani g^neHs ad)uifetur : demtii^ 
sedai ammovum iumu/tus , wiganltèqu^ veM 
revoeni placide et eomponU. 

Sed quae cava Jovi non sani ^ 
Con^ivmantur , ubi audiuni 
Fieridum voeem * 
^indarus^ 

Dilfercnlemente leggemmo T «U' v#» aii«fMa«tf 
Dell' originale il verso presenta inditi magg 
lì , che osservan&i nel /ac simile. 
la copia il verso principia per • , mancano 
itere, u , manca una lettera | a )ka|Aax4tf#«u S' 
nel papiro leggesi a » mancano tre lettere^ «a 
, ritenemmo «Ucvic q> dka^iiaxsaftai , e Tabbiamo 
\as cantra pa$sionem auatinent^ per le ragioi 

1. VfùXnoH indica la cosa^per la quale si con 



PliiUrch. Conviv. IX. |4. 7. 746^ 



sia che «i sostiene : fiAiiùk%oykM ro |*vy ùaì^sm {i) j pu^no 
hanc rem% yi^elicei ne moriar : id est , àanc rem pugnan- 
do oòiinere contendo. II, L* p vcntìcf da noi reso per quem- 
adfìHxluniy porro, oà allro^ consentaneamente al significalo 
in cui ne usarono Plutarco; o ^i W Ajixft^afuoyioc ^(jivovat'ois 
^«<ifMyois <^rgy rij4«vff f , ctc. (2) , yo/ro ^ariani , cwi?* 
indigeniibu9 Ixicedaemoiiiis qììaria ^siaseni , eie* : cU 
Omero. .^ 

Videie enim hoc omnes quernadmodum praemium tniki 

penii gli'o. 
f,'j¥}i ìuù rij^U r^i^y f é fqi q06yos qT>K ifn<fXT($y (4) 
.Ae^te el /io« 9qìmus gueniaifmodum Ubi poienlia vinci 

n^scia. 
Ne ci $'ifnpiiterà a^ errore l'aver poi ^illribuito 9 
jdiJiifAX'oM il 8Ìgni(ica|o di susitneOf poiiliè (ìloso6ca|iii-nte 
considerando il 9eu$Q di tal verbo , senz? trasandare la 
idea a quello assegnata da' classi(:i scrittoci j» ci siapn così 
comportati per rendere fnaggior niente ilii.nra la intclligeM* 
za dcir inctao , clic ^ì oce^pa. f^aon^lq s<rpza produrre 
ulteriori esempi , nel postfo già rapportato yedesi ette i\ 
^erbo ^fuot^a^o^ ( pugmne ) seoicesi in veec di a^sitneììf^ 
per la ragione stessa ^ per cpi ^ncbe nell' {taii^pa favella 
3(licesi ^ijì^iboH^r^ ppr Uf^tq i^ ft^psp di sostepere le paiù 
di una personp. 

i^dunqne la i^ea Jeiripcisp è che le Mpse dislip- 

gnevansi pe^o stpdio ^i t^upe epse e per altre lotta vana 

contro la passione ^i cplui , in favore di epi vcnivaup. 

invocate \ e simigliante idep fp da noi a lungo gi^ rafie^- 

9»ta co» autorità (5). 

(b) li remedium praebeaai non Ic^gesi pel testo, t^ 
W, i M tulio superilao pella sip^issi ^d pcrio^p. 

-i 



(0 livipid. in 8tq>h. toc. Aca(A«xo(/iac« 

()) Plutarch. Quom. adul. ab aniic. intcrnosc. XXII. 0^- 

0) Homcr. II. I. v. i3o. 

(« Id. 11. JX. 32. 

(^) \ed. noi. i»-apag. /jòa. -'^ i ' 



\ 



4ia 

TOcNTy ( kf tfiAt eXxYÓS' 

yf TOTri ; ) lutaasp ogia^ , tuli 

foroDO da luì omesse ^ ora ( forse perche a voi 
tra le quali diciamo che ciò nascooder si può (a) 
ogni empito o Je&iderio ogoi impelo deli animo 



i 



(a) Per pretenUre soppleoMOto capace a produrre 
nna idea , V Accademico doo solo ▼' iolrodasse pareotesi 
non fussisteote oel papiro : ma anche raUoppo il Terso im. 
guisa diverta da quella mosIraU dagP iodiu tou' oca csi — 
flcnli. Delle parole di faUo lelte foo^ #p «|mi$ <Iìi4«pì ivuim 
Il primo verso oell* iocisiooe presenta la laguna d^i^- 
«na lettera , oc » manca nxa di due lettere , vlps^gmu^Unia ^ 
il secondo comincia per vt 9 asta perpendicolare di t dfi^^ 
9^ di K. o di ro , laguna di tre lettere, ro «r«aay,elc L'ori— -" 
gioale manca della prima lettera , 01 , laguna di due lei— ■* 
icre , ^ mpntà^ffuUofùtL 5 ys mezzo r , manca di due lette — ^ 
re , f» «rjttMor , etc. 

Abbiam perciò letto ^uMTa» ym^ tooruv affli itifi «Iai4«a^^^ 
t9r9t9taceoenimquod revera {Mzvic) malia negiexii hoc €9t^ '^> 

per le ragioni che diremo I. Ammettemmo che superflua^ ^ 

nente Filodemo scrivesse il roonw. 11. Abbiam coosideralfliC=>^^ 
l'Affli Marie come giuramento adoperato da Filodeaao pi ^^ "^ 
dare maggior energia al discorso. Si rirocherà io dubbio^^^ 
cosi latta nostra opinione sul riflesso che comanemeotc^^^ 
credesi esser Marte invocato solamente da' guerrieri qua ^ -^ 
Ifume proteggitore della guerra. Se bene in Plauto s io- ^^ 
vocasse da' soldati , pure è facile che Filodemo lo no- 
minasse; e perchè essendo. Marte particolare Deità della 
Tracia è probabile che in Gadara vigesse magaior par' 
delle costumanze Traciche , stante il dominio ae* Siri i 
tale parte dell'Asia (i), non che le continue emigrazioni ^^ ^ 
avute nella Siria da' moltissimi Greci » Misi oialis dice ^ 



<i) Lif . hìst. XXXUL 40 et Polyb. lib. XV. 34 Icfp 3L 




4i3 

Efetàvfiiw meo rw ir«- 

appo gli antichi fosse e cupidigia amore an- 
ioaicato col nome di ticamente esser chiama- 
amore, io (a). Stoltissimo poi 



r Gadarìs tanUm Graecorum torba ni po»l Alexaixlruia 
■ Macedonem habitasse» ut quasi Graecam urbem in Syria 
» coDStituerlnt , et propterea Meleager se uatuni dicat 
» AUide y quae crai Gadaris , id est Graecis parentibus, 
mani viverent in urbe Ass7ria(i) ». E perchè al die 
del Petronio cotale Deità invocavasi nella guerra non 
perchè amava le risse , ma perchè proleggeva il giusto : 
JBqtium Uars amati itaque jussit senex suam cuique 
mentam adaìgnari * obii * per aediasimi servi minorem 
nobU €t€sium tua /mequeniia/acieni (a)Aiì> E finalmente 
ritenemmo essersi da Filodemo taciuto ì'san necessario 
per la intelligenza del rovro, consenuneamente a quel 
sistema , pel quale gli Aitici spesso laccano simil verbo: 
demderatur quandoque /«n ui apud Homenim ^ ^ 
W#in|M 9 K«^ Av if 9«o ^((fiotdi (3). 

(a) Alle parole if«<9»y o^\t.f^ -ma •«'cOufAiAV v^ro r«w «•- 
\mm» €f»f» naXtt'jÒM omnem animi adpeUtum et cupidità- 
ttm a veleribus amoremfuisse nuncupatum si accoppiò 
nota , che è mestieri ripetersi onde meglio illustrare la 
idea di Filodemo. 

E dessa cosi concepita » Dato , quod Ef ftr«> ab amore 

» dieta foerit , explicavit Nosler , quid haec Musa aoiori 

• conciliando conferret.* nunc per praeteritionem aliam 

» Tesponsionem indicai , h. e. amorem non unius rei ve- 

a nereae adpetilum ab antiquis fiiisse vocitatam , sed 



(0 Interpr. pracf. in yoI. i. Hcrc. 5* V. 

M Pc:roQ. in Coen. Trimalc. et Barth. Adfersar. XIII. 5. 

0) ZiùDg. de dialcct. Alt. R. 



4^4 

» (fuamlihct animi capiditatenl ; untle cortsecfucns rion 
» fit y haiic amoris prae&ideni Musaia amorera stricte di- 
ìi ctuon.li. e. coitiouis adpeliium suo interveotu confoverc; 
» mi Sloicas adsurriscrat. Et quidcm Linocerias Myihi 

V Mas, cip, y. alioruin liujusce amoris Pracsidis par ics 
n'adcepit , scilicet quod scieiitiaruai adpelitutn inspìrarel. 
B Celerunof nullus alius suppetit testis de raga hac <p»rtff 
w adceptionc apud vetcre» ; ira'> , si Flatoncm aodimus 
» in Pliacdro , 8p»s e^l f05 ««"ififuf*!» species , quia amor est 
» cupidilas , scd non oniois cupiditas est amor : òri fuv 

» spiBunss B^etù'jyKyyst rn^ %9tl^ wS[è^ : quod igiiar cupùiitaw 
» gnaerlani sii amor , omniòus est nianifesfum : y/W 
» eiiam f qui non aniint , pulcHra cupiani y non agno- 
n ramus. In quae vcrba sic Hermias conrimentatiir mrà 
vi c'y» 9i:g.o, on »; y svoli «iXv)frraic vj SfCii^tffM» , ^^y» tfn tfim «yrt* 

» Xo( 9{rM(«y I xjtt «orwv , n»i ìtj XsyovrM qi9$ s^^tv , ov^s BpoLavat: 
» /ii/7f M/ ostend'U adpeiitum sumi , /</ genus f ail , non 
» converlii non enini oninis qui ad/)€lU , amai ; namque 
» adpetuiii nitUii cibos et polu% , neque iamen amare di* 
m cuniur , neyie aniciiores vocaniur. Verumtamen et c^ 

V prò quacuiii'iae óUpidiiató | et «^ prò capere passim 
9 apud Graecos scriptores invenies ; quod ad Philodemi 
« mcntem Tacere posset » (i). L'tnterpetre però nella espo- 
sta nota affermò aver dichiarato Filodeida che per amore 
ìntendcasi qualsivoglia desiderio: che Erato non prò* 
teggea V amore venereo j ma qualsivoglia tnclinasio- 
ne ; e nei mentre confessa non emergere taile doltrina 
da veruno scrittore , rapportando un passof di Plafone^ 
dal quale deduccsi che l'amore è un desiderio e rlic 
non ogni desiderio sia amore , con molta facilità con- 
ehiude che il vocabolo a^s^ sia talvolta lisato ad indicare 
qualsivoglia cupidigia. 

Nella lettura della nota già rapportata rarie difR- 
colla sorgono in mente dell' Archeologo , Ira le qnal) 
ivon taceremo. I. che se Filodemo disse che por amore iii- 
fendcasi qualsiesi desiderio ( adpeiiiuà ], dovea tale le«r« 



(i) Sdioi. ili Vm\. XY. v.' a8. ag^ 



4iS 

fica Ingerii nelle opere de' filosofi anteriori contempo* 
ranci e posteriori a lui •• II» se si ammette la idea di Fi* 
lodeiBO la testimonianza di Ermia non solo è super- 
flua^ ma pare contraria alle teoriche del papiro; IH. fi- 
nalmente se ti ritiene sì migliarne autorità non avrebbe 
potuto 1* Accademico asseverare con tanta franchezza un 
significato già negato al vocabolo in quisiione. Laonde 

2uel volgariiaatore, benché avesse raggiunta la opinione di 
'ilodemo, la dilucidò con pruove del tutto contrarie, in 
Sttisa da farne lìvocare in dnbbìo la verilL Noi però 
imostreremo le teoriche f alle quali simile opinione ha 
rigoardo, presentando in pari tempo la illustrazione del 
pa«so rapportato nel volume, onde meglio conoscasi es- 
aere stato questo citato male a proposito in ona nota^ in 
«ui dovea dilacidarsi il periodo con le sole noiiioni della 
setta If^ieurea ^ a cui Filodemo appartenea. Ciò pre- 
miesso ritenemmo esser V tMfo in vece di é^o (i) scrit- 
to per mostrare che la teorica di coi era discorso fosse 
^i antica data o sia ammctleasi fin dagli antichi tempi : 
-^m wra pdS|MMsy foj^ aycrscvoi^svat (a) cum minatiu essei 
iimonm a RomanU indilum \ e reudendo per este quel 
««Itftotac consentaneamente all'uso di esso fatto da Piai- 
tareo , ammettemmo aver detto Filodemo che ogni 
empito ed ogni desiderio da' tempi andati costituiva 
V amore. 

Tale teorica coaabina con le no2ioni di filosofia nom 
meno epicurea che stoica. 1 pensatori della prima scuoila 
losteneano che Kanima fosse corporea, che venisse composta 
4t materia tottilissimay che fosse inerente al corpo in guisa 
^ essere alimentala da questo, e che costasse di tre ele- 
nenliyO sia de' sensi, degli appetili, altrimenti detti anima 
irragionevoie , e della ragione, la quale essendo per cosi 
dire V anima AeW anima illunnna i sensiyc regola gli 
sppetiti (5). Gli appetiti o le passioni f secondo essi , ri- 
guardano il piacere ed il dolorerò la speranza ed il timo« 
re; ed allorché i simulacri di cosi (atte cose pervengono 

<f) Plalu«h. 1. to9fK II. t^7. 

(9) Polyb. IX. ». 5 et XUI. 7. 4 vid. et Pftitareh. 6^« 
%oo, 81^. 

(3) Xcnophont. Hitt. Graec. II» a» 4* I^ios* Laert. X. d. ai» 
Dcfmndo Hist. pbìi. eh, XUI. 



4i6 

all'anima, questa al dir di costoro si dilata per accogltcri? 
li piacere, noa altrimenti che si restringe per resistere al 
dolore (i). Essi però dichiararono che Tumore consista nel 
dilatamento dell'anima o sia nella propensione, che questa 
Ila per tulle le cose che recano volulià » e l'odio sia av- 
versione per tutte quelle che apportano dolore :iVa;n qua 
e/fusione laetamur y eadem prosequimur auctorem laeti- 
iiae : et qua contracUone dolemus j eadem atfenamur 
aul/torem doforis ; unda et fit ut a^nor sit effuso , JiW 
pmpensio in eam rem, quae noòia voluptatem pariti 
peperU , paritiira est \ odium iUiua averaatio , quae nodi» 
parit, pepe ri f , vel piritum est dolorem. 

Gli Stoici da altra parte tosteneano che l'anima non 
fosse fornita di corpo sozzo e terrestre , ma che emanasse 
dallo spirito celeste , e che fosse un raggio di quel fuoco 
divino eterno , che è sparso nell'etere | ed è la torgenlc 
della luce (a). Ritennero costoro che l'anima si dividesK 
in otto parti, cioè ne' cinque sensi , nella mente delta io- 
strumento della voce e del pensiero, e nella forza crea* 
Irice r3). Essi per natura intesero una l'orza primitiva^ uni- 
versale , il principio produttivo di qualsiesi fenomeno 9 
la dissero intelligente, e l' identidcarono con la Divini* 
là (4)- Soggi ungea no inoltre che per natura ogui aniaialc 
seco portasse 1 inclinazione {adpeiiiio) di difendere e di 
migliorare sé stesso-, per effetto di che sperimenUai la vo- 
luttà, o sia ciascuno va in cerca delle cose che accomo* 
dansi alla propria costituzione \ e siccome questa iueli» 
nazione consiste nel sentimento di ottenere ciò che reca 
piacere, ciascuno è fornito di ragione» onde moderare si* 
mile pensiero praticando solo ciò, che conformasi a' dcl^ 
lami di essa (5). 

Questi però nel punto che non opponeansi acremente 
all'amore^ ritennero che tale passione consista iu ao certo 



(1) iìd. ibìd. 

(pi) Gir. toma. Scio, in fin» Plie. II. cip. a5, Aniorau.. IT* 
4. IX. $. 8. 

(3) Lacrt. VII. I. 63. 

(4) Ih. 73. CiceroQ» de aaL Ilcor. II. Sa» 
(>} Ib. 52. 



4'? 

Ma^ratrov 0$ rovrò ftfói; 
AyoAYi^ey icànhicus vo^ 

Crediamo però stol- quello sarebbe se pres- 
tissimo che la musica so gli antichi per ieg^- 
Venisse adoperata per gè fosse ricevuto , come 
rafforzare gli animi dei opportuno a intrapren- 
dere V istituzione dei 



desiderio che sperimentasi per talune cose : ipòss Zi icfrtP 

W xaUos /f&9atyófA<yoy • j4mor autem est concupiscentià 
pardam in praeslanlis ingenti viros non cadena (/) : 
ed Epìitclo nelle definizioni dell' amore dice che queslò 
« w jQtmina furor , ih Javene ardor (a). 

£ se bene sui proposito in disahiina i filosofi men- 
tovati cobVenisseiro tra loro , piire fondandoci su la teo* 
n'ca degli Epicurei osserviamo che inale a proposito 
l'Accadèmieo rapporti» l'autorità di Erinià ) poicliè costui 
indicava l^amorie venereo , nel punto che Filodemo aveà 
in tDeoic qualsivoglia alnore. 

L'argomento in vero prodòtto nella nota facilmente 
cooroterebbesi , qualora non fosse discorso della passione 
para, lo esso di fatto Erinia per mostrare che ogni inclina- 
none non sia aroore^ dichiara che se cosi fosse tutti colorò 
cbe trasnortansi pel cibo e pel bete amerebbero. Che sé 
coloro che fomentano simili cose non amano laidamente > 
di essi non pertanto dicesi che hantio amore pel man« 
giare e pel bere. 

Laonde l'Epiciiréo, coinbattendo Diogene co* dogmi 
slessi epicurei , vuol mostrare che la musica non giova 
a)]' amore ; ma ancorché se ne sperimentasse qualche 
effetto y era essa efficace in cosa^ che non potea del tutto 
sfogarsi, e che è mitigata dalla ragione, la quale non si 
regola da' concenti armonici^ ina è guidata dal solo giu- 
dizio. 

(1) Laert ih. Ltllf. 

(a; Altere, Hadr. et Aug. pag. ^44 In £piot, Entbir. ed. iC8l^ 



li , per la ragione ragazzi quegli (a) , d 



i) 11 lAdoporarov 9f rovro «r^s ov^Xv^iy irai^tidV yofiiCio 
espresso ai margine stultìasimum aulem forei^ 
eceptus ille , e nella sposizione $iuUis»imum vi 
fotti , si apud veieres lege recepius essei , tamqui 
unus ad suscipiendam puerorum instìiuitonem 
^a idea dell'intero inciso , secondo noi , rapporl 
ir amore j ma alla musica; ma pria di occap 
tale punto è mestieri dar ragione del modo < 
iducemmo l'ovaXv^iy già volto per instiiuiione 
mmo però V oof^Xr^^t^ per virium recoUeciionet, 
t re/ecfionem, od altro simile^ e perchè siffattamei 
questo spiegato ne' vocabolari greci: e perchè il 
Ito ritenuto dall' Accademico in niuo modo fi 
i attribuito , giusta lo Stefano: e perchè tale spiq 
combina con la idea del periodo^ nel quale è disco 
slla facoltài per la quale usavasi la musica a fin di 
re le forze ae' giovani, allorché debilitate non m 
idatte a determinate fatiche. L'Accademico non ] 
scrisse uno sco/io, in cui pare che non avesse etat 
I intesa la proposizione di Plutarco. » Hujusce ce 
A$, cetcrcqui satis ohscuri, sensus, ni fallor, hic < 
n jam dixisset rov sp^res nomine non amoreng stri 
ituro,sed omnom animi adfeclum cupiditatemqae i 
litus venisse subdit : alioqui stultnm fuisset , si ▼( 
ro> ep»t»ad puerorum institutionem recepissentjen 
nque moie virginibus non decere arbitrarentur .* e 
<pa>ro$ nomine , non eumdem , qnalem nos junon 
ic inielligebant. Veieres creo cum pucroram tmoi 
niserunt , non eum Voneris filiuni , aed purun 
mque intcllcxerunt. £t sane eam iìiiise Solonit n 
ly qui ingenuis ^ ut pueros amareni y concessiti i 
intcrdixit , docet Piutarchus in ejus F'iia , el 
naiorto sub Hermogenis persona ; ctsi Daphna 
rlem Solonem turpi amore aeque capUim adcnset 
libro de Liberia èducandis eaia agitans qoaestion 
m conccdendniii sii liheris uti Ainatomm codsd 



4t9 

» dine ? in dnbio rdinqnit; motu» prtecipue Socratis ^ 
» Platonis , Xenophonlisy Àcscbinis, alioniinquc auctorì^ 
» tate , qui isliustnodi amores probavcrant , recitatque 

> Earipiais carmina. 

9 AXV «tfft 9< fis aWoi <v fipoxmi 9pd9i 

» iSerf 65/ al/er inter mortales amor 
» Jualique , castique animi , ac prodi, 
» Ceterum legibus paerorum stupra fuisse interdicU 
» Tel ex ipso Plutarcbi loco evincitur , ubi Daphnaeus 
» iit y quosdam castità tcm in bisce ainonbus simulare 

> kgummetu : xoi ^cXocrfXpccy <pvì^ i km «dD^^vM» «g&> $ia rov va* 
*fMy 9 «<t« y^ntrayp «ai kaO' i^vx^^v yXvnfi , (Hra>pa ^vX^xos sxlcf* 
« Woros : Phiiosophari se ait et pudiciliam servare foris 
■ ^<y« gratin ; deinde vero noclu et per ocivm duice 
^pomuén remoto cuafode carpit. Plura etisim apud Àtbe« 

> niram lib> XllI » et apud Luciaonm de ^moribus in- 

> TenieSyquae omnia Pbiiodemi argumentovelificantur(i) 

Le idee della esposta nota non possono ammettersi 
per le legioni cbe seguono: 

L Gli autori ivi cennati lungi di parlare deiramore^ 
come roezio necessario di ogni istruzione , esaminano sol* 
tinto ie possa questo concedersi a' giovani. 

IL Per ammettere la proposizione del volgarizzatore 
sarebbe stato mestieri cbe l'amore fosse stato riconosciuto 
indispensabile per la istiuzione de' ragazzi. 

llL Nel trattato su la educazione de^ fanciulli Plu« 
Ureo ponderando la quistione nella guisa da noi espressa^ 
dichiara x cbe egli crede di non permettere simile pratica^ 
^chè vi fossero taluni filosofi , i quali lodavano l'amore 
gioito e casto (a). 

IV. Nell'Amatorio il medesimo autore mostra i beni 
prodotti in Grecia dall'amore^ non cbe dagli amasii ; ma 
{H>ii esamina se ben si regolassero coloro cbe abituavano 
i figliuoli in tale passione. 

V. L' amore , giusta il mentovato , ricbiede assola* 
lunente la musica \ e però Saffo pel suo canto appo 



(i) SdioL in Col. XV. v: 3i. 

(7) Plotareh. dt pair. educ. IX. 6, tt lecif. 



jf! Muse In (lostinnta a raddolcirò Tunioro : a»:»: ò 
fxspit}/jiJy» frypt* «pdtf'yy*^** i **'* ^»* ^*'>' l^aXort^ a>»^ì^h rrj 
rv)$ v.xp^'oLS òep^rrirok » Moìiorsis cv^dJvois l'dDpulw) ròv «^t^ 
MATjl fpcXógivov, /^ju ali lem vere igni mixta loquiiur^ 
carmina calorem corde conceplttm emiitii , suave j 
liòua Afusis amori medicans suo , ut ail Pkiìoam 

VI. Dovendo supporre il soggetto deli' inciso 
di amore avrebbe a ritenersi musica ^ e perchè 1' 
periodo riguarda la musica , e perchè se cosi non 
inulilmciilc nel comma clie segue leggerebbcsi et 
cotale voce. 

VII. Tanto la musica si crcdea che fosse gio^ 
all'amore puro , per quanto al dir dello slesso P 
co essa reca 1' entusiasmo idoueo ad egregie asioi 

Vili. Ai prcsenle 1' autore del manoscritlo 
mente di rammentare quella proposizione da lui i 
esaminata nella colonna 55 del presente papiro: » 
«) tcrca nulla aptior vox usurpar! poterai ab Harmc 
9) qui ope Mnsices mores juvenuni emendarì solere 
i> tabant (5) m. 

Ritenendo però superflue le parole Ulud si ap 
leres , ammettemmo che al presente 1' Epicoreo 
volesse della influenza della musica ne' buoni coi 
'Sostenendo che malamente avvisavansì coloro, i qo 
<*eano che l'uso di essa riuscisse proficuo nella ( 
TÌone de' radazzi, e valesse ad eccitare i loro animi: 
iisvmum atitem puto prò puerorum virium recM 
jnitsicam moris esse. 

(i) PNilarch. Amat XVIir. 764. 



4^» 

npo^Aroj>6uo/u(yoy • et Syj 
persone caste ; se è le- massero (a). Sembrano 



(a) 11 K«ff ro fftv) «'«vtf «'«(sOsyocf «'pcwsiy roy v9r«poy fAoyoi» 
V^« «'fo«70(3<iK>fi«voy^ qui pos/erioriòus temporibus privo a - 
wo/ii nomine est adpeffalas velutiopportuniis adpueroruni 
vuUUitionem , eumde/nque virginiòits non decere arùitra- 
ftniur,cd al margine qui privo amoris nomine a posteriori- 
^estadpeliatus^ettmdemque mox virginiòus omnino esse 
videceniem asseruissent, merita l'allcnzione del leggitore 
archeologo. £ perchè meglio possano giudicarsi le nostre 
idcecrcdiatno necessario dilucidare partitamentc ciascuno- 
de' sopraesposti vocaboli. II ro si è rapportalo da noi al 
«^fruy^consegueuteiuentc al sistema nel papiro dì pn-porrc 
i\tiio agi' infiniti cosi l'atto articolo. Abbiamo accop- 
piato il ifìj al verbo «'^«fr«ey , sul riflesso che il senso è 
maggiormeute cbiaro , e spesso gli Anici eran s:)liti di 
sparare la negazione dal suo verbo. 11 «i'avu e stalo da noi 
itto omnino. L'^ww^iov fiovov «poor* con a](|uauta libertà 
fa da noi volto ultimo loco ^ poiché ci avvisammo clic in 
^1 Kuisa meglio si conciUasse la idta di Filodemo con 
h chiarezza d'ella inlelligenza* 

Noa possiam lacere per al irò che quel volgarizza- 

^ maggioriuentc alterò la opinione dell' autore , o 

^ TI aggiunse una nota riguardante uu proposito del 

tatto estraneo al papiro : » Amorcni a Vignerò minime 

» tejuoctum. In quani sententiam ait Daphnaeus apud 

» riuL in y4maÌorio : «f»; «paos «<»tiv Atppo^inQs fA>l «JtpoyaYis» 

^» • . , a^s^n fi« ipóo$ X'*V'5 A.tfpo^irriS y osaffsp ijwdtj x^f'^ otvtwc 

» guomodo amor est a/jsente yenere^ . . • Sin est amor sine 

» l^enere , tamquam ebrietas sine vino. In ha ne qui (lem 

» sententiam Plato in Phaedro sic amorem dofìnit : n ocvsy) 

» Ityyw do^$ ««I to ofòov^ opyL^<rffi npoLtr^rixa» ««riOvpit» , «rpos rfib- 

• jnfp* «XOcitfJi icaXXo\)$ gppaoiuvsi*^ p^ctòsiox ^ viyir^axcf* «yvyyj a«t* 

■ «vni$ nì« pa»fiY)$ i^osyj^uav Xos^o\xsx apoi>s «xXvjOr) : cnpiditas 

1 aòsque raiione , quae superai opinionem ad recto, teiàf 



4." 



npoorioM nxt mro rw ovo- 



dunqud non in uno e 
nello stesso senso sem* 
pre amore avere inte- 
so (a). Se pure convie^^ 
oito dubitare di que* no* ne anche da' nomi pen- 



n de.ilem , rapUque ad voluptatem format , et a cognaìh 
» cupiditaiiòus circa corporìs formam vehemenier con- 
» roborata pervincU ei superai , a roAore ei vehemenUa 
» amor est adpeliaia, Mos vero iqfcrius dicit «p^pr» diclum 
» quasi «?r«^»f* volalUem (i) «. 

Bisogna dire cbe l' interpetre Don solo non volle dila- 
cidare le opinioni deir£JpicureO|ma piuttosto volle dichit' 
Tarsi accanito oppositore di lui* £gU di fatto, benché nel 
comincia m'unto della osservazione avesse detto che iti 
era discorso deli' ancore venereo , lungi di occuparsi t 
paragonare il greco con lale idea da lui colà ceti nata 
rapportò de' passi tendenti a contrastare la sussistcnx 
dell'amore non venereo , i quali iu uiun modo provavau 
il proposito ., che avea impreso a sostenere. 

Considerando però i mentovati passi estranei del tot 
alla idea nel papiro , ci siam limitati a ritenere sollao 
le prime idee della su indicata osservazione , ed abbif 
ritenuto che Fiiodem9 per T voftA^ov («ovoy rammenta 
l'amore detto in ultimo luogo, o sia parlasse dell' ai» 
laido e sozzo. 

(a) 11 videntiir ergo non uno eodemque sensu m 
per amorem intellexisse la parte delle ipotesi dell' io 
petre, e non è nell'originale; perche l'Epicureo , fece 
ciò che dicemmo nelle antecedenti note, mostrar t 
che il vocabolo amore avea ricevuto vario significaf 
da' tetani remoti; tanto piti che grammaticalmente i 
Tando il periodo sembra che l' inciso cbe segae non i 



(0 Soboi. ìq Cd. XY. T. 35k 



4a3 



AA XfltT»* T«^ c5£« ^fOOei' 



(*) In papyro legitur luir» sioe foto «ubicripto. 



mi adottati da qualche dere (a) e da quelli (b) 
eatosiasta nel momento che alcuno amatore (e) 
10 cai era trasportato forse (d) impose , come 
P«r la cosa cui assegna- ed altre; e così (e) per- 
U il vocabolo. suadersi le private im- 

posizioni (f) de' nomi 



o tali da Dio essere (g), 
o da tutti ed ovunque 
ricevute (h) le stesse. 



potato separarsi per mezzo di altro» perìodo > come quegli 

«i ITVÌSÒ. 

}a) Generalizzando alcun poco il senso di sxxfS|A*^ 
'abbìam reso per hatrert \ sul rìflesso che nel oo- 
^ libro era discorso di sospensione di giudizio o sia 
'iqael momento^ in cui pria di darsi parere la mente 
fagliata da' ragioni tendenti a mostrare il prò ed il contra 
^ ciascuna cosa ; non altrimenti che esso leggesi in pa* 
secchi classici scrittori (i). 

(i) Plotardi. Tol. t. p. 4i3* ed« Francof. iSog» Euseb. Pr. 
h. XY. 808. Hat 606 Not, ad JuUao. Ils. p. 84 Euuaf . 56. 



^■' ^"i! ivu. •?"»«"*? ^ venne •P'*S 

**«rf S3- --"t;e^««*" 'f rate •vvcr.J 



435 

pic9Ì per ti 9 ed il secondo manca delle prime due Icitere, 
iDdiiio d' I o d'v, Sft(fxoy(«s n- Scuza brigarci dcir«cy«(- 
perchè esso rapportasi al iffO(sZ6%Ty\ iiludralo pciraiUece- 
(Icnte nota , dircnio che V sv^xiitQyixs venne da noi reso 
\>tT feitcùaies consentaneamente all'uso di esso lattone 
da Platone ( i ). 

Laonde avendo dichiarato Filpdcnno clie non bi- 
sogna dedurre argorncnlo dall' etimologia di que' nonn'i 
i quali riguardano ([ucllc cose che proccurano filet- 
to a taluni , ran^nicnls^r volle ciucila massima stoi? 
ca , onde ì pensatori di qncsia bctìa so&lcnrano che 
Vallegrezza ( laQlilia gesiìens ) si piccluccsse dall'idea dei 
\^\\\i Laetiiia autum , e/ /iòirfo in Lonoiuw opinione ver^ 
^anlur , cu ni libido ad id cjnod vidcirr honum , in jet la , 
r/ inflai^mala n*pia(ur: iaeiifiq , «/ ad(?piu jaxn aliquid 

<ioncupitum , effhrciur ei ^esiiai Ilemy'^^ 

outn ita movemur , ui in hono sivìus aiifjtto , duplicìler 
id contingil, ; nani cn^n Fa (ione animus moventur placida 
ntqtte consianfer, lum iUud ^audiunt diatur. Cum aulem 
ùianiier j ci c/fuse am^inus e^sultat , tum il/a laeiiiia 
j^s/iens vel nitnia dici /ìoìqòì ^ qua m ita definiuni ^ siine 
^tione animi elati onem (2). 

Ciò premesso t'?uiif>ic del popiro vuol dedurre ch^ 
aoe'nomì imp^&ii X^X ciTcilo etri iraspoilo , in cui trovasi 
\ animo per lavoiKvnle conccllo già conrepito , in nìun 
i&odo valgano a far giudicate cUlia cosa cui vengono a(- 
Iribuili ; benché ecci lasserò gianriiose idve. 

fh)' 11 4r«yf<»5 ^^o/yovofAjiCopi^yjis venne volto vel aà 
omnibus ixceplas , e vtil ab omnibus el ubique easdem 
T^cepfas, 

Riserbando all'erudito leggitore il paragone delle ide« 
^presse nel lesto da Filodemo e nelle versioni dall'in- 
\erpetrc abbiam considerato l'i) in senso di uimm , 9 
letto ^foawùiutì^oiuyA in luogo di ^po'sovoyLaZo^évas e perchè 
*Ca le due a evvi spazio e non lagunare perchè quesle 
'appesasi all' oyofiar«y rovra>y a canto a cai l' abbiam col-i 
focato nella cosiruzione dell'intero periodo. 



(1) Plat. 700 B. 

(^) Ciceroo. T^>cul. lY. 0. 



4a6 



COLONNA XVI. 

«XXflt (*) yoLf sitai ^fO$ «paoTtJcnv 



(*) In supplemento repetìtum Irgitnr priimiiii m\ ^amns 
in prima orìgioalis pagina oouscrìptum fiiisaet* 



CAPO vm. 



Ma poiché si è mostralo 
la musica non esser utile 
per la fortezza amatoria; 



Che cosa ne* conviti eommi- 
niairasse la musica^ 

Ma poi (a) 9 poicli2r 



air amatoria Tiri 






chiaro apparisce non pò* niente poter apportare 



(a) Il y»p da noi fu creduto superflaamente acritlo^ 
perchè Filodemo lungi di opporsi agli argomenti già cipo'^ 
ali imprende ad esaminare novello raiiocinio. Me tale 
particella fu fedelmente volta nella sposizione per la ra« 
gione che 1' enim a rigor di vocabolo rende idea di vena 
da quella indicata per tfero. 

(b) U vocabolo «psnjy fu reso piriuiem dall^Accade* 
mico y e da noi forlUudinem, 

Ad oggetto di ponderare cosi fatto nostro YolgarìB* 
xamento gioverà sostenerlo grammaticaloiente e filosofi- 
calme n te. 

Per la prima crediamo a basunzi mostrare la nostra 
idea producendo pochi esempi , da' quali deduceai cosà 
fatu significazione. Plutarco per assegnare la n^ioDe , 
onde taloni Egiziani sublimaronsi a lUtinilà, dioe chi 



4^.7 

accadile perchè essi in qualità di re cran forni- 
li forxa e di potenza : IìoW£tif Zi fO(o^}roy Xeyoyiiyónf 
^wviUwy , oc* lUy oioy^yot fixatUooìf , t«vrflt %ai t^J^iwoùìt 
iftxifit v««p9Ì^o^fty -ti dvvAfiiy «*g('5i|i« rfi Jógyj Osónjroi ^irc- 
^«(^Mvy ( I ). Caeiertim quia multa talia dicuntur el 
nUraniur ^ qui arbiiranlur hoc pacto commemorari 
nia reguìtty qui cum ob excelleniem Jorlitudinem ani 
tentiam naiurae divinae dignitaiem sibi arrogassenl : 
Eliano usò V «p«ni ad indicare la fortezza iniiitaro 
ini» «$ o«X» (a) fortitudinem in arma , ham* ìj i% d^rAi 
:Af df$fii %mxà fMx^dy v^«Xì){«y(3ì ei quae a principio vi- 
etai ipaorum virius ( seuforlitudo ) pauialim cessavitj 
desiii 

La idea, che emergerebbe da cosi fatto yolgarizza* 
iBlo, sarebbe ben diversa da quella riteouta dall'Acca- 
oiico. Quegli in vero nel prologo della sposizione del- 
iotecedente capo disse che per yirtii amatoria inten- 
isi quella facoltà , che avea la musica per insinuare 
imore ed innammare 1' appetito venereo: Tum amoris 
iuM f aive rei venereae aapetilum infiammando \ tum 
ìique iolandts illis , qui adversa in amore usi esseni 
luna (4) I nel punto che Filodemo per virtìi amalo- 

o aia fortezza amatoria intese quella facoltà , per la 
ik il sapiente superando l' inclinazione delle proprie 
laioni le modera in guisa da soddisfarle prudentemente: 
Hitudinis ( sub. est ) non terrori animam a corpore 
odammodo ductu philosophiae recedentem y nec aUitu- 
ìsm perfyctae cui superna ascensioni s horrere* Foriitu» 
di est , animum supra periculi metum agere , nihUque 
I turpia iimere ; tolerare fortiier vel adversa vel prò» 
*nsfortitudo praestat magnanimilatem yfiduciam , se* 
ritatem, magnificentiam, consta niiam^ tolerantiamyfir^ 

fatem Tertiae sunt purgati jam defoecatique ani- 

'■ ei ab omni mundi htijus aspergine presse pureque 
'ersi ilUc prudentiae est divina non quasi in e/ectione 
^erre , sed sola nosse ^ ei haec ^ tamquam nihil sii 



(0 Plutarch. De Is. et Osir. XXfl- 359. 
(9) Aeliao. var. Hist. III. al. 

(3) Ib. XIV. J9. viJ. et III. 47. UI. 10. XII. 33. 

(4) Prolog, in cip. VII. £xp. 



4a8 

aliud f intueri: temperantias , terrenoB cupiditates non 
reprimere j sed penitus obllvisci: forliiudinia \ passione» 
ignorare non vincere , ut «. hesciat irasci, cupiat nihil » 
justiliae 9 ita cum supera et divina mente sociari , ui 
servet perpeluum cum eafoedus (/). 

Forlem posce animum , mortis terrore carentem : 
Qui spaùum viiae exfremum inter munera ponat 
Naturae , quifen^ queat quoscumque labores , 
Nesciat irasci , cupiat nihil , et potiores 
Herculis aerumnaa credat , saevosque labores , 
Et F'enere et coenis et piuma Sardanapali ^ 
Monstro , quod ipse libi possit dare. Semita certe 
Tranquillae per virtutum patet unica vitae. 
Nullum numen futbes ^ si sit prudentiai nos te, 
Nosfacimus, Fortuna, Deam^ coeioque locamus (il). 
Simigliante idea deIJa fortezza conservavasi pure da 
altri filo&oti, poiché essa fu ritcnula non solo da £picu« 
fo (3) I ma anche da Aristotele {k) da Platone (5ì da 
Cicerone (6) e per fino da' sa vii delie sacre carte (7). 

Cq5Ì falta inlerpelrazionc combina pure con Ja idea 
assegnata dagli antichi alle parole di virtù convivale ^Xh 
quale si facea consistere nell'essere decentemente assiso 
a mensa e nclP usar con temperanza de' cibi imban- 
diti : BjìXsc» Zè , i{ro{ di« fo* tai'k\%\¥ tóy /Si'oy m^w ^ ^i ^ xà 
ix^iy aySro^s x«i^ r^> orvfA^conxviv dperriv , i^ot^toq luu «TfifMmoaH 
46'«afrj5«90(A«vovs sv t*7« d^Xs/ais (8) : Thaìia dicitur , quod 
vita doctorum floreat ; seu quod praediti sint convivali 
virtute , versantes digne et decenfer in conviviis. 

Né finalmente con Tintcrpctre é a credersi die per 
yirtii amatoria s' intendesse la energia a fomentare gU 
amori ^ poiché essendo tale proprietà assegnala ad Eralo^ 



(1) M»crob. somn. Scip. i. 8. 
(a) luven&I. SuU X. y. 357. 

(3) Lacrt. X. XXVI. et wqq. aemeot. Alex, flroni. VJk 

(4) Polii, hb. VII. cap. I. Eth. Ut. 119. 

(5) De Rcpubl. IV. et YI. 

(6) Tu5cul. quaest. IV. a4. 

(7) ^P* ^' ^iv* Ambros. in oap. VI. Etang. Lue. et Hicroiw 
Evang. Matth. cap. i. 

(B) phurnut. de Nat. Dcor. 14. 



4^0 

XVI my6j>Y0vM ^ Sr\\o)f o^s 
mSs ^pos vjy ^tjacy oik^cav 
flcuTYi^ eiy»t , TYiy <TV/^iroTe- 
xny, xjtc TJt <iv(A7Coat» ìloivxs. 

ter g'iòVare alla conti- la musica appare (a) J 
vale, che sii masi molto manifesto ancora (b) di- 
a quella simile , ed a' venta (e) , non pure st 
convili ingenerale. Io (|ueHa, che di questa af- 
fine questo Nostro chia- 
ma ^ cioè la convivale 
virtù (d), non condur- 
re (e), ne generalmente 
a' conviti. Io al certo ne 



qoesU musa lufagi di fomentare credeasi che affievolisse 
l'empito di simile passione (i). 

(a) Jl ru'/iil con/erre Musicam posse adparet corri- 
sponde air ov ^MvcO'iQ fAOUtfixi) tfuvtf^outf» ed al nihil con» 
firn Musicam adparet della versione al margine. Per 
maggiormente conformarci al testo ritenemmo super* 
flao il posse della sposizione ; e traducemmo per com* 
perìiur quel ^ysr»t sul riflesso che questo sembra tecza 
persona del presente dell' indicativo passivo , aspirato 
pel seguente 5|. 

(b) Siccome l'dS rapportasi ad «(vm abbiani creduto 
cbe non avesse a spiegarsi; perchè in Plutarco è superfluo 
•llorchè è accoppiato all'infinito (2). 

(e) Benché il fii non si leggesse in Greco , ben re- 
folossi l' interpetre assegnando un verbo finito al dT)Xoy 
cbc fa cosi scritto per licenza attica. E però che in ri- 
gor ^e' vocaboli Filodemo soppresse perfettamente il 
nominativo, da cui vien retto il 91)^^; e perchè gli Alti- 

(0 Not al eap. ani. 10, 108, ii3t ioa. 

rv VoL I. p. loia. Pjlatoo. 681. Thucid. init* II. ii5. 



43o 

et taceano talvolta il nome principale del perìodo ; 
e perchè essendo 1' intero trattato scritto per coiilutant 
le massime di Diogene ; a prima vista chi che sìa com- 
prende che Diogene fosse quegli che rammentò della 
virlii o fortezza convivale^ e che cosi fatto nome regges- 
se il 9^<»'v- 

(d) Dal modo comeFilodemoasòdeir*pin) tfUfMronxi) 
diiaro comprendesi che mai costai intese per tali voci. 

L' interpetrc credette che Diogene affermasse essere i 
conviti idonei a conciliare e ad eccitare 1' amore , e che 
simigliante scopo ottenendosi solamcnle allorché in quelli 
veniva adoperata la musica, avesse questa in sé la virtù 
convivale » Ad amorem conciliandum, alque inflamman- 
)) dum convivia plurimam valere vnigaris cvat opinio. 
» Rine Stoicus AmaloHae convlvalem iugavcrat , quasi 
» illius adfinem , alque adjutricera , Music.im pi aeterea 
i> in conviviis opportune etiam adhibitam olim praedica- 
» batj quia convivali huic prolbrct vi;*tiiti(i) »• 

Ad oggetto di non narrare ciò, che a lungo abbiam 
dimostralo nelle antecedenti note (a) i riterremo che per 
yirtii convivale intendeasi quella facoltà^ per la qoalc i 
saggi ne' conviti moderanti dal troppo mangiare e dal- 
l' eccessivo bere; e quindi la musica, giusta lo Stoico, 
in vece di proccurare scopo laido veniva adoperata a 
fortificare V animo inducendovi moderazione e tempe- 
ranza. 

Siccome per altro eranvl de' casi, ne 'quali la melodia 
veniva soltanto usata a divertire i convitati , Filodemo 
ne denotò i' uso per V mpinfif on>fMronxv)y e pel 9vi|Mro9iii «enwf 
virtutetn conviualem et convivia gentraliUr (Sy 

(e) Abbiamo poste nella nostra versione latina pa« 
role, che poco adatunsi al genio della mentovata li nffua« 
ad oggetto di dichiarare qual fosse il aenso in cui 1 £pt* 
cureo usò sn^M. £eli ìq fatto servissi di tale infinito in 
fignificato di proaease nella guisa stessa , in cai Varro- 



(0 Prolog, in eap. Vili. Expoi. 

(a) Nof. b a pag. 4^6. 

(ij Su' scoliaMui canuti nt' buidiettt vedi la nota a a pa^M^- 

3^ !• 



43f 

THV, «XA-'oujp TYiv vuro TOV- 

poi credo che la melodia giafimnai (a) esser (b) 
noD abbia quella ener- questa, ette dicono , la 
già detta viriu convi- ConyiYate Tirtb , né (e) 
Tale f che sia cotale fa- 
coltà per arzigogoli da 



aie (i) disse: Eét adalpum omdam per prodesi ad alvum 
^rudam, 

Taì l/uMquam non leggesi nel papiro, 
(b) L' fty«c da noi si spiegò pra9oere\ consentanea •« 
anenle a qaet passo di Plutarco , dove costui dice sc{tf 
tn n (j2) 8um cui oibus in senso di praebeo aUoui oibum; 
"perchè se per virili amatoria intendeasi quella facoltà, 
Y>er cui taluno può moderarsi nel cibo, era questa ammei* 
sa pure dagli Èpicoreii i quali espressamente proibivano 
^ouli eccessi (3); e però Filodemo non negava la virtìi 
amatoria, ma sostenea soltanto che questa non si ottenesse 
per effetto della musica. 

(e) Molte furono le osservazioni i per le quali e' in» 
ducemmo a rendere affermativa la proposizione apparen- 
temente negativa , ed a trascurare del tutto la versione 
4lcll' avxi. Varie sarebbero Le considerazioni da praticarsi 
aia le traduzioni ed il testo, perchè in latino si espresse una 
idea affatto differente da quella già dichiarata in greco: 
ma siccome simile differenza producesi in parte dalla 
spiegazione di talune voci^ vogliamo pria discorrere di 
queste y rìserbandoci altrove la illustrazione dell'intero 
periodo. 



(0 De Re Rost. e. la. 

(a) Plntarcb. voi. i. pag. aS3« 

i}) Noe. b a pa|. 3ai. 



43a 

essi inimaginata : che talmente essa con pru* 

dente consiglio (a) da 
questi essere iinmagi- 



Or siccome non pare poiérsi far caso dell' tfv^r, por- 
clìè nel papiro diclìiarasi clic la melodia non iiilluissc 
nella viiiìi convivale : che le rai»ioni perciò assegnate 
erano sap^accmente immaginale da'tautori di essa: e final'- 
mente che questi elfetti non isperimcnlavansi ne meno 
da' sapienti ; e' indac^.mmo a credere che 1' o->x' l'osse su- 
perfluamente scritto in sequela di quel sistema pel quale 
diccsi che : Attici oj negalionetn supervacuam sa^pe ac- 
cipiunt ut , c/c. (/). 

(a) Il tip . . . *^o ^poìfr^geis venne tradotlo per aJeò 
secundiim prudentìafn e per adeo prudenti aamoduei 
Consilio, 

Persuasi che questo volgaritzamento noti possa an - 
mettersi , perdìo in niun modo è conforme ai Greco | ri* 
tenemmo che per I'om^o s'indicasse la causa ^ per cui i 
faulori della musica maaireslavano pruove tendenti ^ 
mostrare esser la melodia utile nella virtù amaloria i^ 
ritenemmo che il f^oyi)9ja>$ si scrivesse nel senso d' «tlrf* 
Ugenlia seu perceptio return , guae a ecienlia trudunbt' 
come leggesi adoperato da Aristotile (a). 

Con ciò quindi 1' Epicureo dichiarò che tali rasttf' 
cinii inventavansi da coloro^ che coltivavano la musica' 
o sia erano cflettu della loro scienza; e che i beneGcii At\^ 
melodia non isperimentavansi dagli stessi sapienti^ 



(i) C'irinth. de Alt. Lin^f. 
(3) Toptcorum. 



438 



fiOr^ , ouAc avfA'Koatots ep(3ù^ 
ras. <y«ppioTTEcy , a-j «v t»- 

oKOOTttrexot^^ Tory ouyov- 
rtry virA/x^yraj . my ptgy 
VOI vovaiKtir omsiay pcfy 
6iiiAe (SvfX'Xoaiocy non r» roLf 
OMTipa juoyro^s cviorgoryi- 
fcAyrflir 2(o douc eri Se xai 



i aVTerta questa nata credo, come queU 

»Ì€Dti ; e che non la clic ne' prudenti uo^ 

isi adottare nei mini cadere in nìun 

Ili |;li amori, che modo pnò : ne però a' 

IO dislnrho, che con vi li gli amori bel- 

lettano, e che ir- laraente accoppiarsi, co- 

i convilftli. me quelli che lurbolen- 

no peraltro pog* ze facilmenle eccitano, 

NI V aotorità di e a dilettar gli animi sono 

fiifficienlemente disadatti, e nelle dis^en* 

rono esser hi ma- sioni molto immergono 

accontiti. Se ì convita ti. E, dicono, o 



Muicedesaimo es* quelle cose, che appo O 
mero leggonsi ; la mu* 
sica de^ conviti familia- 
re a bastanza mostrano. 
Per la qual cosa (a) , 



I Ad oggetto di rendere piii chiara la inteiligeìita 
riodo iradacemmo Mu$icam guiem conviviis accQ* 



434 



dico (a), volontieri con- 
cedo bisognare ne' con- 
viti di rilasciare Panimo, 
edivertire^ non cosi pe- 
rò (b3 concederò ninno 



modatam ex Homero satis demonstraverurU qael np pet 
TOC (iOìMTtHTjy o(iis(«y pisv s(vm (yv/Mro(Tc«>y km r« «A^X)fA<p^ dtomg 
s«'t98<Jv)fAAyrA( dapprima reso ^tqui Musham coAviviorm/m 
familiarctn esse vel ca , quae apud Homerum le^^untmr'^ 
saiis qiiidem ostendunl^ o pure: Alqui ajuni p vel ea ffua^ 
apud Homerum hguntur , Musicam contfiuìomm jami^ 
Harem satis superque ostenderunt. 

Benché diverse fossero J e libertà attiche, in leqaela 
delle quali emelicmmo il mentovato volgarìnameato ; 
non crediamo intcrtcncrci sa di esse ; e perchè son qneM 
ovvie ne' classici greci , e perchè la regolanti^ di ess^ 
comprovasi dal modo , come seco stesso' combina riaterò 
senso del periodo. 

(b) ÙV ideo ( ^(« ì nella nostra versione aggitf^ 
gnemmo un etiamai. Se cene cosi fatto avverbio non ^ 
richiedesse nelle versioni del papiro , pare qualora t^ 
pon mente al dou$ ( già volto conceao)^ scorgasi esser qaai^ 
participio dell' aoristo secondo attivo , e die ntohemdo^ 
abbia ad esprimersi dopo etsi , etìamai od altro. 

(a) Il Ubenler inquam è sapposto dall' interpalfV -^ 
e maggiormente rende oscura, la intelligenaa della ] 
posizione di Filodemo. 

(b) L' ufi'que tamen va soggetto alle medeiune a 
scrTMioni da noi manifiBsiaia nell' anieoedealA nota» 



{«tv «y otviots , ou Saaoi to 

aen sai naeSeav, rouroy 
AtABaAi tON as xiOafi* 

3IAI , roy A€ J(Of€UGai RAI Al* 



435 



* la fMipyro miiifette legitor élsv^tpoH 



ler mesi ieri che in tali fé» essere àgPÌDgcnui uomi* 

<(e si rilasciasse e si di- ni più decente rilascia- 

Avesse raniaio; in nion mento e giuoco, quanto 

Indo ammetteremo otte- che altri canti (a) , altri 

Mn questo principal- tocchi la cetra, altri sal- 

iiCBte dal cantare a co» ti, e di qui accadere che 
vo , dal toccare la cetra, 
e dsl laliare ; le qoafi 



(a) li Tolgirifsatore credette di aver ben supplito 
3 papiro dal perchè le parole da lui lette inrono adoperate 
b Senofonte a Relaiationia et bilarìtatis gratia Miisicauk 
*ia cooTÌTiia adbibìiani ne Xenopbon quidrm in suo 
^CanpMo abDoit^ai qnidem abnuit, si quideni in suo 

* caiYFvio tfe babet : nfn ^ avtots v^ avlv)r^s f^o v)vXv)tff , o 

* U #4nf raStfpwf , «M èloMVpf |miV a» afAf ortpoc maveos <vf f «i- 
^^^i po8tguam ù'hcina tibia ^ et puer ciihara cecinis'- 
^9tnt, et vidertntur ambo satis conviva è ex Ai/arasse. 
*Qai Zeacphontit loca» facem nobit pracbnit iVt infra 
* cfaniptvn Tersnm 27 tic reslitneremns ; ravtoy f^^v «v* 
*^VMi » tmf as lupmftgm (i) »• 

(0 Scbd. in CoL XVI. y. sa. 



negli però lesse }uv avXvjtfoi. Siccome non può an 
(i .cosi latto su-pplemento ^ pcrcbè nel papiro 
manca flclle prime quattro lettere^ ed incli le| 
m chiarezza moli \ suppliriinlo «rspiMftt ( circun 
, accinere ): .riteiionao .clic -Filodemo alludenc 
Ile canzoni .convivali , comunalmente dette so 
; dichiarasse che ne' conviti soleasi cantare in g 
benché avessimo tiltrove ramroentatt cosi fati 
a^ a maggiorine nte illustrare la nostra tesi cr 
dovere esporre una nòta, in cui il Chiosatore ra| 
lungo passo riguardante i mentovati Scolii » Us 
simam in vcierum cum Graecorum tum Romam 

conviviis rausicam. liiisse inonmera dopent "Scr 
im testimonia ; quos inicr Tullius Tu9C. i. est i 
■nìbits soli/os esse in epulis canere convivas e 
''nem de clarorurn /iominum virlulibus. Alia ht 
ire supervacaneum duco ^ praeter unum Dicaearcl 
ni j quem adlegat Aristophanis Scholìastes inNu 

5. Se, ja. Ut insequenlilms faccm pra ebeat : oi 
Zoytss àv roti ff'Jfxfrocriots %%'^A\auàs ftvos 4rap«9ò9«Df %Xm 
s ) Y) ii^jpmyyfi XoL^cvrss qL^o\Kinf : canenfes enim in ca 
s el antiqua tràditione ramum lauri , vel myi 
xtea camini \ .cetora viJesis apud Bartholinum < 
is veterani' cap. X!lll. Bine tibiae in couviviis ai 

dictae sunt ^rapocvcftt ^ quasi vini spciae. Carinii 

decantari solita , praeter pacane* /'de qua appe 
ne sic disseiit PluUrchus Convivai, lib. i. gu, i 
Atfv yxp ta»i X9, Kdi^ovfi«ya tnio^A ìLfOin^os w fUdq» «f 
ou , xat orc^Avajy ^{«vsf&o/iKvaty , ovs ò 0ii>s altvOipcv iq|*i 
v)cnv - o-j xaXoy 9« , ou9« cnififrormov \ firai fw voi re n 
»5:v ov ysvos aTfAArdov evivai «««onqfaywv airofAf « tùX\ 
»y fisv T]9oy ^ijy rov Osou lUMya»^ «Uroyrfs fu^i f^nfi 4lm 
b; • dfurspoy Si <9<{i)$ «xofyrq» |Avp<nyv|S «'«po^dofunif , 
M oi/Ajii , dia ro «dciv roy ds{aftfyoy # f kaXou»* mtc 8» f«v 
4f|)099spopi<yv)s « d ^y «reiracdevfMyos aXofi^SAifi .««1318 
ofAsyof r«y ^« ofAovo^y «fotfisfuiwy , mcoXiaf ««9fiM 

Koiyoy a*jroy , fAY)t« ^:f:^vtìt • aXXoi Ss fCA m» fftvpon 
0«£vis /3«d«i{>iyi «XX» KaO* sxMrroy f«t «Xim|i» iiayapaai< 
Kp «p»roy 4Mr»yra r^» «rptsffi n)€ 9«vr<f«f iiXiiM)ff. «ley^ 

Vcd. Erasm. neHa noi. a a pag. 971. ci Fiat PmIi 
7' ^4^' ... ... • > 



437 

€/ AlfOT4 TINA:; AfXetVOVS f Ir 



operazioni migliorano i molte cene meglio rie- 



THB 8fvr«^ * %M xo «'onctXov , xju «oXvx«{a«'ì$ « o)$ «oixa , xr^s 
«fpcodOtf ^KoXioy dBVopMiarOjif : confai entm /oriaase aliquÌH 
ScoHq dieta carmina ernie ra in medium posilo , ei co* 
roUi$ diairiòuHs , gttas Deus liùerialem donans noùis 
imponii : nonne pulchrum hoc , afque convivio cplum ?. 
Quandoquìdern aeoda ^ aitmi ^ non esse ccniUenae oh - 
Kume genu$ , sed quia prtmum soterent paeanem Dea 
omnes una voce , deinde pero singuli in gyrum aC'- 
eepia mjrla , qnam ex eo as.iron adpeUafKtnl , quod. 
canemi is , cui tnedi/a ea foreU El qtsia deinde cir- 
cumtunfe fyra eruditi adclpiehunt , et carmen concinne 
modulaòatur ^ rudeè véro tecusctòant , scotion fuisaé 
nominaium , quod nequé f ite ile essei , ncque co m mane 
Carmen : alii vero myriam non in gyrum ordine ivisse 
dicunt, sed a ledo in leclum iransmissam ; Ha ut , 
qui primuB cecinissei, tn/ffsmi/icrei primo in altero 
iecto decumbenti f atque hic terlii ledi primo; eodem^ 
atte poeta secando èecundia j^ itaque varia haec et 
fluxuoMa oircuitio , ut widelur^ Scolion adpellata fuit. 
Eadem ferme babct Athcoacus liù.'IS. cap» 1 5. Scolia 
igilur heic respicit Nosler ^ quod unum erat rcliquuDir 
carminain g.enus , quae io melica poési borni nibus re- 
ferrì Proclas scribi! (ni adnotaylinus Col. V. v. id. 
pag. d8 ) ì 51 Sillos excipias , de quìbus nullus esse 
potett heic termo , quia ulpote satynci ^ voi nunquam 
canebaottir , rei certe Musicae laudi venere Sloicu:» 
Qoo poterai , ot mordacibus ci conviciosis caroiroibu» 
ioiefvirel (f ) a*^ 



0).8eboL ad Col, XVL t. ^ 



438 



vx(« VAI MT» Aiovorocny 
3* oiiN exxaXecaOjir roy oi- 



costumi per le idee me- 
lodicamente dette , non 
per la musica. In ni un 
modo quindi confesserò 
per r armonia allonta- 
narsi Tubbriachezza^ ed 
effettuare i sapienti le 
cose tutte che quelli 
Tanlano. Ben vero . • 



scano. Avrei conceduto 
adunque miglion diven- 
tare (a) per la musica , 
non pure per se, ma per 
quelle cose, clie co^ mu- 
sici modi cantate ascoi* 
tansi. Ed indi non avrei 
dato il vino per alcuna 
necessità la musica chia- 
mare; né i prudenti uomi- 
ni quelle cose tutte lare» 



fa) Il MM 8k <^yovs n¥as opuivavc ciy« M4 fa Tallo al 
margine atqtie coenarutn causa quoadam meUores emdkfVj 
e nella sposizioae atque hlnc fieri , ui coenarutn pbraa* 
gue meUores ei/adanl , ooncesaerim uiigue meUore$ JkA 

Cosi fatta proposizione fu da noi differeotemenle Iella» 
poiché l'originale è alquanto differente à»X fài9' simite ^ 
e dalle norme seguite da 11* Accademico. 

A(fincliè possa formarsi idea chiara del paptfo dicm- 
mo che le esposte voci comprendonsl in ue versi del le- 
sto. Bi questi il primo in realtà vedesi mancanie della 
prima lettera , «t erroneamente inciso per X» if » a man* 
caute ncir incisione « >*9 2 del tutto trascurato nella co« 
pia y «XofA'^cw » mancanza di cinque lettere.- il seeoado 
principia pur sp t manca di quattro lettere t a t man- 
ca di cinque lettere , (akvu^s « , inaitica per due o tia 



rs . . . ro . €t . . . afievoy . . 
• ••>»,«• ec • . Tirour . vsf 



439 



* Legi poicsi op s » A tic. 



che costui dichiara ^ 
ma y^/ù iosio quella 
anticamente nelle ce- 
ne di diletto però ex- 
sere indotto; come cioè 
non solo la gola^ ma 
anche gli occhi ^ e le^ 



'attere : ed il terao comincia per r inciso y 1 m , u copiato 
per n.Segaeodo però tali osservazioni leggemmo %o^9^titn^ 
^m f» <^« T^<Mio«^ «fOiJWS U(nw%9^^i hae acliones meUo- 
^^ mores aiatuurU per musicam , et ^ etc. 

Se bene per effetto, di questo soppl^mento avesse 
J* ff i iiw p m nn sostantivo certo , ed il perìodo piii regolare 
(Proceda } vi saranno al certo taluni^ i qnali ad oggetto 
4i criticarci diranno esser falsa cosi fatta lezione^ perchè 
^laniente scorgesi V éiaoyL»i.,\n senso di siaiuo. Per tale ob- 
^ìcsione per ahro^se bene potessimo produrre alcuni passi, 
^c* qoali r SdOoiMu trovasi in senso di atatuam, componam^ 
^tc. *, risponderemo che anche ammettendo che non vi fos« 
*^ alcono esempio, può credersi che l'autor del papiro 
*tcsi servito di un vocabolo o nieno ricevuto od antiquato 
^' tempi suoi , qualora questo o si legga con chiares* 
^^ y la idea dj esso combini col risuaente del pcrjodor. 



4j* . . . . . ***t<?e . . , 
«fi . . 



COLONNA XVII. 

Itti crxAi^s , aXX* g/uiofiXdo^ ^' 



Lcgi potest ut lupra. 
Lcgi pot^t |i y X « 9 etc, 
Lcgi potest v| y (. 



, . , ^ • , orecchie dal sài 

dalla musica ut 

prendessero « /lò 

perchè co^ì impài 

ro (a) con garbo 

ustìcamexite ma re- ruslicameate a ce 

aleute conversare. sare.QueUo pQico 



i) L« parole poèius cam anUquiiiU in ( 
US er/ro /ttisss inductam\ ul soiUcei non moA 
iarn acuii , aCque aurea aaltaUone ei muais 
I c/per vai f inlnime vero ai sic diéoereni, furoi 
Jacaiiu^ da oai aadà guasta i^uasi n^U^ deU% 
Jìccjtiiuat 

Molle soQ le ragioni , per le quali tale I 
modo può ammciters*. Èssa dì fallo i|on o 
tslo del papiro; poiché iu questo, longi dati 
s aoilcameuie aveasi Ja melodia, etamioaai 
I iafluenle ne' conviti, o noli'afferiiialÌT% H 
4 sperimcntastero da'sapicnU^ 



OMIAEIN fi$^ x0ec Tou eSi- 
(Dtaj t^o rr\s ocxetOTrjTo^ 

Toy oifnf<^ 9 xoe roy Yiaeo- 



44* 



* Io (KipjMf aa /^ fìwEi Icgitiir 9t$fitm* 



^Sgìuciatamente però si lità d'imparare h trovato, 

slitte Omero, Esiodo affinchè favoleggiassimo 

^'li altri «criltori di me- nella mensa (a) , che 

ti-j e dì carmi non aver anzi anche gì' idioti per 

^ammai detto gF in* la comune consuetudine 

^ipienti esser lontani dal ne conviti gli acroamati 

^'ostume di adottare gli assumano , e però non 

«tcroamati ne' conviti ; da ciò sien lontani nò 

Omero, né Esiodo, né gli 
altri o metrici o melici 
poeti. Migliori (b) ai 



(1^ Nd suppleroento di ofitX«iy Ifahuìari scHicet in 
9mien9a, o ut faòulemur in mensa della sposi>iouc ) l'in- 
^<:rpeire molto dipariissi dal modo ^ in cui osservasi pre- 
^vnlemeute il papiro. 

Pria di dire il nostro divisamento crediamo dover 
v>3rrare la guisa^ in cui il verso contenente la parola in 
^luiuiooo V edesi nei facsimile, e nel testo. La copia pricci* 



r or 9 Xiy , or, làgHna per qualUo Iclicrc, m» km fovs i9 
iiza dì una lettera, il papiro comincia per x nuiD 
la parte inferiore dell'asta perpendicolare , m 
no cìn4|ue lettere , wvf. 

accademico leggendo ofuXccy avvisossi aver dello Fi 
D che se bene si usassero gli acroaiuati ne' conviti 
'tempi suoi quelli recitavausi senta musicale quia 
:iò lungi di eucomiare, vi l'osse motivo di detestar 
lodia. £i però nella nota ai verso quarto delL 
te colonna illustra nella guisa già detta il dir d 
nio, e soggiugne che TEpicùreo ivi rammentasse 
croamaii, ne daremo altra diciieraaione di uli voci 

confessiamo ignorare che dmiì quegli intendesti 
}da acroamaéa. Ad oggetto di poter ponderare \a 
dì del volgariazatope,gioverà ripetere intere eotramlM 
\, le quali son cosi concepite a ojAiXsiy prima vocis eie 
ta^quac tabula exhibet,ea sunt^ut nihil inde eiicen 
rnocfe queas; sed a^oy^M^ seduio inspicienli^ad' 
nt ro\>0^ et ài vestigia^ reliqua satis incerta tanl 
autem nihil io tabula immutandum duximuSy wt% 
andum potius , quod imperilo delineatorìs oculi 
^bjecerat \ ul nostra con;ectara propotiU , coivi 
ca iibcrum forel aliquid Rielius argutari. Et qoi 
Homericum Mcnelai cocvivium m' 'opuXiof *o3Loy ir«^ 
H n^s «r^cx cùXfi^joo^^mutuis conloquiU toiumfuia^ùn 
tum observat A.thenaeus Uà. iV cap. a8 Convena» 
m in convivi is veteres ccnsuevisca, r.omanot me 
m suo aevo , testis est PlutarcSius ConviuaL m. H 
est. I, ubi cum dixìsset quaedam inirodueia mi 
onuivìa unias voluptatU gralia , sed usu nutto, m 
anta/a , speclacula , acurra cUiquia , qiudia apm 
iam PhUippua^ t» Ò*$^^wn8ky$yw$v i)ìioin\$ iwa*»f%fmM 
pydtyofuvvjf 9 onwt^ mpfyxyLOkx» , xjiì OaAjMir* , «ai yslpn 

US «y KaUiov *iXi«fCo$ ( sic enim lego prò <«> KaUioi 
ms verbis ad Xenophoutis convivium manifesto aJ 
tur.* quod cum non animadvcrtisset Xylaoder | al 
it e versione verba illa ns su KaJi^co^ ^Xti^ewot , qua 
sensu vacua videbantur ) , tum subdit infra : ««^ 
n xmf Xoymf rov; |My ami %^^ tri ma^ t» ov^otfu «* 
xyov(My 01 y^sx^m , tou$ 9a aXXou$ 9<xovfAi òa»fiatif «ftfl 
t« rq» HAi^ (UiXXov AtfXov, HAI fixffitxw «^«ovoay axtfnm 
eiiam modo sermonea aliquoa ad unum conviva 



443 

» rum apio$ adhibeht medrocris fortitnae ^^omineSf wodb 
» pen> aiio9 coniineniea sfìecuìaliotiem prthobìlem y et 
» t$mpon magi» , quam iiùia , ei baiòUum idonea ni «##- 
>• mpiiini i fii mox uirìusqoe scrnioiiujn gooeris àd- 
*• lert esempla. Àt hujusmodi disputationes in convi- 
» vìis osque a Philodemi aevo usitatas luiste , ami • 
» «laata Masica , coii]iginius ex hoc loco , et ex xm , 
'* «|oac habet infra Coi, uilima , lidcni suni euiui Più- 
» larcbo oc fMrpoc, ac Pliilodcnio i>t«>rai: quod noo adirne 

* forUsie animadverterunt interpretes.Quinlilianus Hiam 

* Matìci ososiD conviviis veteres Romano», non quidriii 

* fui levi bomines leatatur iib. i. cap- X. »ed velerà tu 

* quoqum Jlomanorum eputia fitìes , ac tibia» ad hi Ih' te 

^ mon»/uii{^ì)iÈ. Auf oai^ofA <is fdidV|A«(Mtft) Acroamata li. e. 

« Poetarum, aliorumve scriptorum reciiationes cum Mu- 

^licai Yel sine I in conviviis veterum fuisse usurpala^ 

^ locaplelissimus teitis e»t Plutarchus, qui inConvivaiinm 

« VII eam tractat quaestionem , quae numero est ot ta- 

ai Ya : tM fUÙMrA jifft^tMif nL^oa^atn itatfa 9ci«yoy; quaenam 

^ potia»imum acroamala coenae »int adhibenda f ubi vi- 

^ dere eat inisse iliqoando etìam Platonis dialogo» a 

^ poeris memoriter recitata , et apia gesticulatione exlii- 

*• biu; praeterei in usu maxime fuisse Coniicoruni , et 

^ praecipue Menandri lectioncm » ita ut, nii , Jaciiiu» 

• »in6 vutOf quam »ine Menandro perageretur vonvivium 

^ •§ IMdLlay t» onHif9 y^piSi i| MsyjtySpov SiaEKv/3<pyr,0ai toy «orov ; 

^ deoique Inter acroamata recenscri lum mi nus , tum 

a» nadam citbararo , vel lyram , tum dimum ^ìi»i citba* 

^ rae conjonctat. Anpaaii* etiam alicubi dici tur ipse can- 

» tor, ut observat Casaubonus in Athen. iib. IV cap. lA. 

» Ueic lutem de nodit acroamatis verba fieri a Pbilo- 

» lodemo pronnm est. Is enim, qui a Musica nihil cnio- 

» lumenti expectabat , sermones et acroamata apud pri 

« vatoi horoinet utiliter invecta esse dictiiat , pracsertim 

» si ab iptift non intercideret Homerus , Ilesiodus , alii- 

^ H^^ %regii Puétae si ve cancrcnlur , si ve non. Et qui- 

^ dem Honierom a conviviis non abl'uisse lesintur Àthc- 

a naeos /r&. XIV ; de Laurentii enim convivio habet: <wm 

* a«tXMroyro da V,|m»> x9(ìf ovfifcoa(«y ovSi pA4&^of * ex^if^ 7'P 



Sebo!, in Col. XVII. v. 4* 



wiviis nosiris Ràapsodi ; Laureniìus enim Hoà 
nòna iam impenae^ ut nemo alitts, obleciabaiur {\ 
^clle esposte note aduiu[uc l' iiitcrpclrc afferoiò 
ipi di FilodeiDo non si usassero acroamati: che 
IO per c8itf»ras intendesse le persone dette (ur^ 
reo: che vi l'ossero degli acroamati nudi; e lii 
Qte che gli uomini privati adoperassero talvolti 
discorsi idonei a' banchetti. Cotali idee deli' a 
;o non son da ammettersi per le seguenti poi 
ologiche. 

cominciando dalla prima proposiiione y diremo 
r acroamati s'intesero quelle composisioni musi 
bilo recitale ne' banchetti (a), l'uso di esse scoi 
Ito Gu da remotissimi temni, e non mai fa bam 
o di fallò nella Odissea dichiara che il canto 
L fossero ornamenti de* conviti: 
[oX«rii ^ 9 àgrxt[fìTÌ% r< , fi yà^ t iya()vif*«f« dait^ (S)i 
laniuèque , et saliatio : haec enirn sunt amam 

conviva.. 
Dchè in ogni rincontro di tal fatta aublimasse i 
'cmio e Dcmodoco (4) ; soggiunse in altro luoge 
lo allorché gli Dei mangiavano^ erano allettali (J 
, che cantavano al suon della cetra toccalA da A 
|. £ finalmente dalle sacre carte emerge che la ok 
pano, la lira ed il flauto si usassero ne'coovili : 
et Irm et tjrmpanum et tibia et vinum in con» 

Ihe se cotali testimonianze non si credessero 1 

a comprovare il continuo uso della melodia 

ietti > senza tessere nojosa filasljocca di autorità 



1) Schol. in Col. XYIl. T. 7. 

1) Cicerone in Venvm. VI. aa. 

() Odysft. A. veri. iSa. 

i) OdjBs. A. V. 3a5, 337, 0. 6a, 86, a07, 489 p. i6 

(55, 371. 

>) Iliad. A.. V. 6o3. 

Q Isaia Gap. y. V. la. 



445 

dir^i Omero e di Cicerone in tempi per cronologia molto 
differenti ti adoperarono ]c medesime ccremonie. Di costoro 
il primo descrivendo il convito nuziale apprestato da Me* 
nelao dichiara clic in esso cravi tra l'altro un egregio 
dolore e due bnllerini: 

FfiroMf , i^i ixM M«y<Xaov xu$«X(fioio 
Tfp«ófMyoi * yarà ^i <y^y iyJXitsxo 6$toi dm^9 
#of»f«(4»y* 9oia) ^ iitfj3(9rv)riQp< xAr'a^rcnJs 
UoX^s i^Jt^ovu^ ^S('y<U(vy iiAri p^ioéoy (i) 
Sic fu quidem epulabantur per sublimem magnaìn 

domum 
Propinqui et amici Menelai gloriosi , 
Obùctanteè se: inler eos vero cantahcii divinus canior 
Ciiharam pulsa na: duoque sallalores inier eos 
Cantuni auspicantes sallabant in medio. 
^ il secondo rammcnlando nnchc il mentovato costume 
£ parola di Temistocle e di £|)amiuonda : quamquam 
^U in originihus , solilos esse in epulls canere convivasi 

^diióicincm de clarorum /tominum virtutiùus * 

^ summam erudilionem cen sereni in nervorum , vocum» 
^ne cantibus : igiiitr el Epatninondas , princcps meo jndi* 
ow Oraeeiae , fidibtis praeclare cecinisse (licitar : TJie- 
^nisiocìesque ante aliquot annos , cum in epitlis reca- 
^arei fyram , habitus est indoctior. Ergo in Craecia mu* 
^ùciflortterunt , discebantque id omnea ; nec qui nesciebai 
Maiis excult US tloc trina putabatur [p!), 

Prepiesse tali notizie non può credersi che Filodemo 
jMr t^M^roi intendesse il (ur^coi di Plutarco e perchè queste 
doe voci indicano cosa ben diversa; in guisa da ritenere 
YM>ro fedele la traduzione dal volgarizzatore data al passo 
«lei mentovalo filosofo \ e perchè quel pensatore accade- 
anico pe M fisr^oc intendere volle gli uomini buoni o sia 
<ii ponderato ed accorto pensare , nello stesso senso in cui 



(i) Homer. Odjss. IV. i5. 

(S) Ciceron Tuscul. Quacsi 
nlip. V. 66. Cornei. Nep. J 
^"-'At, Pro Sczt. 54: l^ro Arch. 9. bycciio. ui ^uk» vkicb* «^p» a^ a* a, 
^««ipt Hitt Aog. Alexaadr. Sev. Plin. Epist. Coro. Ncp. XXV. 
7« Pooip. Atl. 14 et Xenopbont. Codtìy. pag. 8^5 edit. i6a5. 



(S) Ciceron Tuscul. Quacst. i. a. Vid. et Quinct. Calabr. 
Panlip. V. 66. Cornei. Nep. XV. Epaminoud. Cap. a. Ciceron. 
T^^t. Pro Sczt. 54*. prò Arch. 9. STetoa. in Jul. Caes. cao. XX XIX. 



44<5 

di tal voc.ibolo usò in altri rinconlrì delle me opere (i). 
Esaminando c|iiindi la testimonianza prodotta ci sembra 
clic ivi il sapiente di Cheronea esponendo le cose che ado- 
pera vansi ne' conviti, dica : che di queste talune erano ne- 
cessarie ed erano soggette a leggi certe ; ed altre di ninna 
reale iitililà erano generalmente acclamate perchè recava* 
no dilelto ; soggiugncndo che ne' conviti composti da uo- 
mini eruditi soleasi discorrere e trattare quistioni molli- 
li liei : ti iiiy iv%y%M%¥ ixìi rig<y 9 ^9^$p oììfoi n»ì mtt» «ju* 

yixtx y ìLxì /ftXvroffotós n$ iyi K«XX('ou ^ihitmoi ' oTs «ro^oiidi (Uv 
iÌ$oyrju , (Avj it»^vtx 9i o\i «rjfw itoò<r'iaaf o^ld' ainAnau rj» av 
yoidlaaf «»$ iy9id<srdpov i%a\)9aaf- O^m ^ %al toh Xàymv Taò$ pÀ9 
imi xp^i^ tji ^spt^ tx (r^«rD(y:ft ^sptXxyLfijowfWif oc fiirfiw, tm 
9i iWo'ji 9éxo¥t^ òsvptxy 4nd«in{y , ìuti t^ k»^ fiiXXov ««DlovS 
»«* ^xp^irarj «rpfVo-Jcf jty , ^xovrjt^ (a) qtiaedam necessarium: 
JicihenL ordinem , ut vlnum , ciòi , ausonia , oc ^ra^n/aei 
mnt'nim vesles et mensae alia voluplaiia gratia tuinlin^ 
trodticia , ut iti late nulla ut auditiones, apecUiCula , scurra^ 
ut in Calliae convivio Philippus : quibus ut pfnesentUitim 
ilelectantur convivie y ita aòsentibua ci tra molesiiam ca^ 
rene , neque convivium eo nomine tamquam minu9 peffe- 
ctum culpant. Ila etiam eemionum aÙi a moderati» ho - 
minibus ad usum conviviorum adhibenturj alii admiiiun- 
considerafionem prcòabllem hctbente» et loco magU quatm 
fistula aut baròitum convenienles. 

Oscura è l'intelligenza degli acroamati nudi dei chio- 
satorcy poiché non intendesi di quale specie di composiiio^ 
ne si parlasse nel volume. Ci si dirà forse che rAccademi 
co tenesse discorso di acroamati recitati •enzm mnsici { bi^ 
cosi latta inter pel razione non può ammetterti qaal«>ra m 
pon mente all'ottava quistione del aettimo libro de* co»- 
vivali di Plutarco. In essa quel filosofo s'incarica prr"^ 
samt*nte de' varii acroamati assegnando quelli idonei i 
conviti. La differenza al parere del mentovalo , poM 
nella (|nulità delle idee che esprìmeva osi} non già nella i 



(i) Plularcb. op. noni. II. pag. 74 » i^' f >^ t 7*^ » >^ 
et I. pog. io3, ii| , aa5 , io58, 1060 «L Franoof. «Sg^. 
(a) l*luliircb* op. nMir. r. i- pg* ^^ ed. FnncoC 



447 

lodia la quale era indispensabile in simili rincontri. Quc:»iì 
di fallo dichiara che dovessero da' conviti bandirsi gli acroa- 
iDati^o sia le rappreseniazioni di tragedie, della vecchia co- 
inedia» della danza Piladea, non che i componimenti mimi- 
GÌ;ainmettendo sempre che in qualsicsi composizione la me- 
lodia fosse assolutamente necessaria : tlkX* yjfy nt^i^x ^óXm 
«otf 1UU xiid' OfAYipov Iti .tdis xpóvots yysupiyLVi tifi ^autòi dvtt y ruU 
§ULnpàa0 OT^dos f tXt'oy noi (r^yfiiianf ou «psVsc SiaXvsiv, dXki ì^elv^m 
xS» tuòùiptfi^^à» f^cufOif 9 à^eois tov «oXtìv Opv)voy nxì yóoy d^otipoNti 
tvv^epMif^ tH^\i^ TtOLÌ «rpcVovra OftXcóCoTjmv dofòpós^wi ^ovrsi, 

Bnimvero cilhara antiquitus , et jam inde ab Homtri 
temporibus eo nomine nota fu il , quod socia convivii essei: 
oc iam diutumam amicitiam atgue sodalitium non 
convenii divellere : id modo a cil/iaroedis peiamua , ui 
nimios luclus et gemitus e carminìbus eximentes , boni 
ominU modos et genio indulgentibuè accomodaloa soneni. 
Tibiam , ne si velimus quidem , a Mensa arcere licei. 
Né finalmente ben si avvisò queir annotatore affer- 
mando che gF idioti nelle loro mense eran soliti di tenere 
discorsi propri a' conviti ; nel punto che Plutarco per 
•^ Xf«f va «^«P< ^a m>fi^o<si» denolo the i discorsi, i c|ua. 
li meglro adattavansi a cotnli cerimonie erano soUan- 
to idonei ne' banchetti degli uomini istruiti. Tanto 
piò che per le testimonianze degli antichi su tal pun* 
lo conoscesi , che varie erano le cerimonie nelle cra« 
pale a seconda dell' ingegno e delle inclinazioni delle 
pereone ivi assistenti. SulÙcientc prova di cotali custu« 
manae somministrasi da enorme numero di classici scrii* 
tori. Ira' quali cenneremo Mncrobio, che si esprime in sif- 
latla guisa : Ita in omni vitae genere praecipueque in 
iatiiiia convivali omne quod videtur absonum in unans 
eoncordiam soni salva innocentia redigendum est Sic 
^^IgaihofUs convivium f quia Socrates Phaedros » Pausa* 
9uaa ei Mrisymmachos habuit , sic et coena quam Cai* 
iSoM doetissimus dedii, Charmadam dico u^ntisthenen H 
Berfhogenem ceterosgne his similes , verbum nullum nisi 
J^iiosopAum sensit , ai vero vicinai ei Didonis mensa^ 
^iUÈti èolis opta deliciis , habuit kaec Jopam , illa De* 



0) Plalafcb. qaaest. cony. TU. 8. 7ia« 



448 

mo(ì.icfim rifhtra canenfós ; nec dcerinl a pi il .^ h^i un'in- 
naltatorM viri ,ei ap*$(l DUlonem HitiaB sic /i. tu n'eri ^ ni - 
rum, ni .« loiufn n'ioerflux efusejf.iaione proinereL JSo/uu , 
ai q'iis ani inter Phieaca^, ani apud Pornos sermones dv. 
aipìenfia ertto^ coiviQ.xfiÒM fubuUa miacuinatif eigmiiam 
iUis coelifj'iH apfam perdirel ,el in riaum piane juatum 
m-n^ret ? Erc^o pritnx ejtis obaervatio trii aeaiùnare co/im« 
4^aa (/) : non clic Ovidio : 

iV?>/i i/fos cUhirae , non iUon carmina vocum 
Ltn^:tv3 m'illifori delectai tibia buxi\ 
Sed noclctn serìno*te trahunl ; virfusqne loquendt 
3i Mena esf , pusrnam refcmnl hostiaqne anamque[st\ 
Ciò posto per iu(;^lij rcndi^rc la idea nel papiro tr»« 
ducemmo p2r indoclos qairii'cdt.vrjitj; ritenendo che fosie 
desso ad'ip^raio ad iiidii^arc le persone die non contor- 
mnvansi alle uiissìme di fliosoBa £pìcurca^ o sia cbe dal 
secane! delia ricordata sella non venivano repatati sa- 
pienti ; coercntcìncute all' uso che di tal vocabolo lece 
il Porfirio (3). 

L'iol:?ro inciso però avrebbe a leggersi ; \U» Kdnunw 
9f x^trofAxO»; si^y\rx\ -Co xj» to'i^ Opiri^ov «ai rov Horodoy i 
•XXo-J; iTovjrx; rw yisrpy» Ss r/o «jn yisXvp ^owy «jn rvtfs i9 
tss f«a ^''^^ifctsty iHfj rrj; ocxfior^jro; itxfxX»piS*if9f» ya xm wà^m^^ 
tMOQXt^zTx sts ?» ff-Jitmo-Kx et lioc uii/iler diclnm cai Home- 
rum, fljHÌodiim cUiosqne poeiaa metromm ac carminnn^^ 
non abhorntisse a consncludine desutnendi acroamaia ù^^b 
Convitai Ì3 ; rilcncndo superflue le pa nicol le «A, 71, m 
9f , spesso scritte nel papiro. Filodemo però rispondendt -^ 
air argomento, con cui a mostrare esser la musica ado — — * 
perata ne' con vili produceasi l'autorità di Omero d'Esiod^^ 
e d' altri , dice cbe da costoro non emerge esser la mn— " 
sica acclamata d:i per ogni dove; ma soltanto nc'ban'*^ 
chctti dcgP insipienii , dando cosi per cerio che Hencla^ 
ed a Uri nel papiro nominati l'ossero credati insipienti dagl' 
Epicurei \ e però la opinione , che essi arcano della ne* 
cessila della musica nc'convitiy (osse da rigettarsi da'sar' 
pienti y o sia da' Glosofi epicum e da* loro squaci. 



(1) Macrob. Salomal. VII. espi I. 
(3) MctaiDorph. XII. iS^. 
(3) De aUlin II. 40. 



^. 449 

peArcd) y«p sott rea )^yit- 
y* cfutJLroai» TOTrots* • rovray 



^ìn ofeìgitialt dam cernitur fois rovfdov siue uUa corrcctione» 

Ciche meglio riescono i certo sono i convili, che 
ochetU in cui di quel- di questi acroaniati scr- 
ii si fa oso. In guisa che vonsi (a). Di questi al 



Laonde cotichiuderemo ]a presente sicuri dì avere a 

laiUnia mostrato: che la melodia veniva richiesta ne' 

luiDchetti : che 1' Epicureo ad oggetto di detrarne l'uso 

dichiarasse esser quella adottata ne' conviti degl'insi* 

^ieoti o sia idioti a suo modo di dire; che l' interpetre 

^quanto oscuramente espresse la idea da lui indicata 

^r nudi acroamati ; che per f^^rpioi Plutarco intendesse gli 

%iasiini di accorto |)ensaie j e iinalmente che non vi los- 

^€ro discorsi assolutamente propri de' banchetti. 

(b) Lungi di comporre altro periodo l'inciso, cui è 
V^reposto il poiiora ( /SsXrta) ^ , pare che debba unirsi al* 
l'antecedente \ poiché ne costituisce la pruova. 

(a) L' interpetre al verso i3 della colonna che ci 
^^ceoiia appose nota, nella quale credette di mostrare di- 
meni errori I in cui era incorso T amanuense del pre- 
^nie papiro » ▼. i3 ad i6. In quatuor bisce versibus 
* ciscribendis> ut cum maxime dormitasse librarium no- 
^ siram adparet. Ecquis enim non videt v, iZ prò roif 
^ lq;endnm tcmxwi ì^* ^k prò 9s reponendum Sv) , et prò 
» a|M»oy fortasse ^v^ww ^ <;. iG prò f^^y y^^r^y refingen- 
I dum tfff^ tutpw ? ( I ) n- 

Sicnri ehe il testo fosse corretto ne' luoghi erronei , 
/iCenemmo che tali mende non potessero ammettersi ^ e 



(i) SdioL in col. XVIL i3. 

f'oL I. 3o 



y./j, ':t r,'f'Z -^uf'v/V 




sarci eli avviso essere certo la musica (a) in 
buona tale roelodia;per- qualche modo è miglio- 
re (b) , come che non 



riserba Dilocì d' illustrare ciascun vocabolo a «lisurache 
6* i neon Ir era , avveniamo solo al presente che ben li 
scrisse rocs in senso di tovrocs ad ovviare la cacofonia pro« 
dotta dallo stesso pronome scritto due volte di seguito. 

(a) Per rendere maggiormente chiara l'intcUigcnu. 
del presente periodo considerammo dativo quel fMVtfim^ 
rendendolo harmonice ; |>oichc il canto negli acroamatii 
lungi da intrigala modulationeyConsistea oel pronuotitre 
melodicamente le poesie. 

£ final meiKe ben fu scritto ^ più tosto che di}; poichr 
il senso in luogo di aiTermativo ( 8(tne ^ certo ) sembi 
che ricliiedcsse particella atta a rendere la idea esprei 
per poi f autem , ctc. 

(b) Ricordando ciò che abbiam promesso di s<^ • 
pra , ad onta che 1' illustratore opinasse doversi I cgg^ * 
re Afuivoiy , crioncamctite scritto a|Acn«y, diciamo aversi M 
parer nostro da leggere Afts'yi» più tosto che A|MiyflBV ; pai • 
che il senso par che richiedesse un avverbio o neaLro 
avverbiale in preferenza di aggettivo femminile. 

In cjuanto poi al Xf^^^ l'originale scoivesì io guisa 
difTcrcntc da quella , in cui fu inciso il fac stmiie^ percU ^ 
in luogo degi'indizii per r evvi la punta superiore di uà f 

L' accademico adunque par che avesse proposto sop* ^ 
plcmento, che in realtà con potea ammetterti. Egli di falt* 
apponendo nota al verso i5 della presente col. XVU| 
diede per certo che anticamente i poeti equivalessero ai 
musici , facendo dire a Filodemo che la musica delle 
persone , che recitavano gli acroamati si disti iignesse ia 
riguardo alla poesia, non all'armonìa » Horom verbomtt 
» sensns videtur is esse : Musica illorum convivioram t 
n in quibiis acroamata , h. e. optiflia carmina recilarea* 



4^1 

Il Injr qoodammodQ melior ^sl , nipote qa»e libi adsciscit 
j| Poétas I in quaDtum Poètae sunt non Musici. Veleres 
»;eoini Poéias eosdem fuisse , ac Musico9 notum est ^ 
m Dosqoe snperius deoionstravimus ^a). 

Ne c^ interteniamo a mostrare la inatnmessibilità di 

colali idee ; poiché la musica e la poesia , se bene en* 

trambe dipendessero dalla fantasia , han sempre costi* 

tuito scienze separate in guisa da avere culiori a parte. 

Che se nelle aulicbilà leggesi talvolta che un poeta fosse 

cantore ^ osiamo assicurare essere costui o mal poeta o 

cattivo musico per la ragione , che non puossi contem- 

fralmente in egual modo attendere a due differenti cose- 

Tendendosi illustre in entrambe. 

Che se a cosi fatta verità, la quale a nostro giudizio non 
lui mestieri di ulteriore pruova , perchè chiara di per sé 
ilessa 9 vi sarà chi ci si opponga ricordandoci i nomi di 
orione I di (/n Frtsny , di Rousseau e di Gessner , dei 

Jaali i primi tre coltivarono la poesia e la musica , e 
altro la poesia e la pittura , risponderemo j che se be* 
iw pochi esempi non valgano ad annullare la massima 
generale ; pure qualora ben consideransi le vite de' meo* 
levati personaggi vedesi che ciascuno di essi in preferenza 
^eodettesi illustre per una delle discipline che coltivava* 
£ cominciando in primo luogo dal favoloso Àrio- 
He (t) 9 che fu trasportato sul dosso da' delfini , i 
filali furono dileticati dal canto di lui , siam di av» 
>iao costili aver commosso i Delfini non per la poe-^ 
sia , ma per lo canto onde questa veniva adornata. Du^ 
Plice proova somministreremo del latto in quistione y 
VfiBa astratta e l'altra di fatto. Quel pesce , al dir 
dc^ Damralisti, ama infinitamente 1' nomo : quindi è facile 
Uere trasportato sul suo dosso Anone non altrimenti 
^ comportossi con laso e con altri mentovati dagli 
|criitori di «fEsite materie {a). iVIa concedcLdosi pure che 
ii Delfino amasse la melodia , dalle storie non emeree che 
Uaneti distinguesse tra i ceteristi ed i poeti in mooo^ da 
inidtrai Uliutre egualmente nelle ricordate scienze. 

Ci) Hon ci ^ rioscito di rinvenire tale dimostrazione. 

(0 Hjmn. Fab. i94» .^ 

(2) AtUnu hist. ànim» t^. i5 et Opp. de vcnat. V. 44^ ^ 



453 

In rig II .ir do poi agli aldi personaggi lìircmo die il 
primo colli vò in preferenza la poesia , il secondo usando 
del suo ingegno mirabilmente versatile coltivò la musica 
per prolessione e la poesia per diletto , ed il terso 6nal- 
mente diede più cliiara pruova di aver sortito daiUa natura 
■una tendenza per le belle arti, la quale rimase VHita dal- 
l' inclinazione per la poesia. 

Laonde ripetendo la nostra proposizionC| conchiudia- 
TUO dicendo non potersi ugualmente ciascano distingue- 
re in discipline diverse, ne potersi egualmente amare 
la poesia e la musica ; di guisa che il Muratori , sca- 
gliandosi contro la passione a' tempi suoi generalmente 
invalsa per la musica ne'drammi, così si e»prìme:j4dunque 
■ìa musica è quelia , che suole e vuole far /le' dramma la 
FU a compafsii , ne. altro si ricerca oggidì ne* Teatri se non 
la Poesia , che per servire alla musica di mezzo , e dk^ 
strumento , laddove ella soleva -e doveva essere U fine- 
principale. E in eJft'Uo il gusto de' tempi nostri ha co* 
stiluito r essenza tutta di questi Dnimmi nella muuca^^ 
■e la perle zion loro nella scelta di valorosi cantanti. Pe^^ 
udir questa sola si corte a' Teatri j e non già per gusta ft — = 
ia fatica del Poeta , i^cui versi appena si degnano ^uf^sr- 
guardo sul libro , e possono in certa maniera dirsi no 
recitati , perchè recitati da chi non li sa , e quasi dir 
non li può per cagion del Canto moderno fare intender 
al popolo. Oltre a ciò è manifesta cosa che quel Drammi A 
^ pili glorioso e stimato , a cui per cagion della M usic ^ 
i' toccata la ventura di maggiormente dilettare U popoic^^t 
nulla poi si bada se la favola ed i versi del poeta eiers^^e 
eccellenti o degni di riso. Perciò si san veduti parecc^^t 
drammi tessuti da' più valenti Poeti rimaner senza pian »^'^» 
e questo essersi conceduto ad altri ^ ch'irono sconcuun em ^ 
nella poesia difettosi (/). 

Sicuri quindi die le idee dell'illustratore non p9' 
tessero ammettersi abbiam letto Xf^tfA nienendo dati^^ 
senza jota sottoscritto quel fiouotxi) pria considerato wumi' 
nativo ; alTermando con ciò aver dello Filodemo che * 
poeti giovassero in simili rincontri , non già i masid. 



(i) M« al ri Pirf. Poesia lib. III. c^. V, 




455 

<Jtttouy , TOvcTys Tov * uerf09 
ticfkyoyr»^ xoty reo Xoiie^» 



* Xi papiyro scriptum est rw (ur^y. 



che è essa fomentatia da' musici, ma da' poeti 

OOD da' musici , ma da' si fa (a) , e per verità 

poeti,! quali usano ccp- da essi, che il modo e 

te composizioni, clife a- la misura (b) , ne' rì- 

dallaoo a tutte le ar- manenti atti della vita 

dature della vit^, ancora indussero. Co^V 

Laonde abbeuchè un die se bene ammettiu- 

'a determinali tempi , mo alquanto ( non poi 

BOQ già sempre co- quasi sempre, come que* 
ne esso scrìve, rite- 

(t) Forse per ejpcilur W Chiosatore* intese di ren- 
dere quel XfV« già da lui volto per esL Siccome a lungo 
^ioterleDeiiiino sopra di esso neirantecedente nota , cosi 
^ diremo soliamo cke non può supporsi al presente , e 
perché non ovvi nel testo , e perchè la sua idea opponsi 
tlle idee di Filodemou 

(b) 11 quarlo> errore^ in cui incorse 1' amamiensc , se<- 
tondo ciò che l'inierpetre disse in una nota da noi rap- 
portala a pag. 449, si è che scrisse |as rf<»y in luogo di (Asr^ov. 

Questo se bene sembri realmente errore , pure l'ermi 
■ella credenza che nel papiro non vi fossero errori , perchè 
la desso corretto nelli sbagli ^ siam di avviso essersi scritto 
H genitivo per 1.' acctisativo , per effetto di quel sistema 



VICO TUN MOTiaCXODV ^J^M- 

yot , To irotxtXot , xae irXec- 
oy Ulto tQv oupcirXexopift- 
y^v 7iNE(7da( 9Y)(T0pcgy , ou* 
X TliO TE TYiJ piovaexYiff 
aTTH^ , A Tiy* ie Sr\ ypot- 
90C • THPr AE f TXA7®7iaty t Ji* 
(|t nAPElAH^djit iTApa toc; 
/yteXE^c , *0IA5 XAC Tvy^jaygiy 
€ireanji(T£c; Uno j^A/^otcXe- 

mo apportarsi da' stì dice ^ vario 
ci vftriato diverti- pe*musici apporta 

; divagato e mag- faltamcnte vario , 

1 opiniamo ottener- o meno (a) dal co 
dalle cose accop- so delle altre co 
alla melodici e non scere crediamo , 1 
musica , di cui ab- essa musica ; eli 

teste ragionato ; questi scrivesse: 

iiando ottenersi dell nimo poi la distr 

ì la divagazione del- privatamente dall 

mdf non altrimenti tilene doversi rie 

siccome lepercezio- nella stessa guisa 

il colore del Cama- come per lo Cama 
le attrazioni (b) 

dicesi che gli Attici usavano spesso il genil 
in cui richiedeasi l'accusativo (1). 
' ÌQterpetre rivocando iu dubbio la ttima »i 
teaeansi da^li Epicurei , dichiarò che dal p 
chiaramente deducali esser costoro non perfett 

) GorrnCh. de dialeet. Att et Zuiii|, A 



455 

Jeonte Tarlano a seconda lort conosciamo accade- 
tegli accidenti di luce, re» cosi che tutti quasi 
^osì la poesia produce dalle sentente, e dalia 
^fièiti diflerenli secondo 



alieni dalla poesia » fOM$ 7» tait i^rpoy «i^AToa^a^ ) Ex bis- 

s» sane V4*rbis manifesto couligitnus Epicureos a poèii ai* 

» que poetis iiod maxime abhorruissc , ut quidam su nt 

» opioati : q.uio imo iion parum^ boni a principum poè- 

» tarum Icctione decerpi posse fatebanlor. Compone isU 

» cum illis» quae in Praef'atione §. XHl. Jisputavimus (1^). 

la onor del vero confessiamo che quelli giusta le 

costanti iesiìmonia me di coloro , che ci ha n tramandato 

) dommi di Epicuro , giammai negarono 1' energia alla 

Poesia> in guisa da affermare doversi questa coltivare piis 

Wito da' sapienti, i quali sapeano aggiustatamente calco- 

hrla. 

(a) Con alquanta libertà il mUifm si rese plus mi" 
iUMV , poiché esso par che possa piti tosto voltarsi majus. 
(bj L' ém<pfe»m$ fu volto adtmciiones cùlomm dal 
tolganssatore. 

Siccome nel papiro leggesi Mftorwttcs » manifestammo 
Yertioiie differente da quella data nel volume. 

Pria di dire le nostre conghietture gioverà mostrare 

cbe un Ut vocabolo fu letto pure dal diciferalore^il quale 

ntenne che per errore dell' amannense si fosse scritto 

r, MTuratftK in luogo di s«W«r«<Mes ; » wai nau t\)y%otiw» <«ta«»- 

V Mis )sic enim lego prò <«ftflrr«<ttis , quod in ms. vidcs : 

> et fortasse melius : km , ««$ rj^oofuy. Eodem lerme 

, « * Pacto Pluiarchus adulatorem Chamaeleonli similem dì* 

i ■ cil in libro de jéduL et j4mio* discrimine : «««?«? tan» 

^ * ^*«foMi|isyois 0x^0(^4^ 9 »M x^ftoic : sic et ani malia , quae 
K<\ ScM. in COL XVIL v. \^ 



larcxii^ xp^ufliT» TlfltXtN 

AE AErftMEv • eicei nCfO^ Toy 

nlenze che per essa poesia i colori di essi 
monsi. provvengano. 

GAP. IX. 

•Se a conciliar le amicivi 
un che giovar potesse? 

i di bel QUOTO è Di nuovo poi dieta, 
ricordare chela mo (i)« Poiché all'amo 



^rcm mutandi facaltate praedita^ sabiectae materiac 
ocis adsimilantur : et paullo iofra : o a* ko>«{ *r<X^ 
*} X*it.suUoìfroi «'4«'oy(U: adulatori idem prorsus adcidS^ 
d Càamueteonti (i) ». 

*oco però dì parte tidoci da' classici (a) Iraducemi^ 
sii per animadversiones \ aella supposixioue di av^ 
l'Epicareo che la poesia a seconda delle idee produic 

vario, a simigliaaui delle impressioni prodotte dal - 
ioni del Camaleonte(3): A'ro/yr^ a cantious adcepiaM 
f non secus ac animadversiones ( vei sentus ) ^ 
:ieleonte ; omniaque ferme poelicea pigmei%ia m^ 
•um esse ( seu ad senlentiaa perUnere )• 

) L' interpctre lesse ^9,\x» 9s Icyooiay. 
e bene il senso fosse quasi precisamente quello ra^ 

dall'Accademico; pure il suppleménto va tosgelU^ 
ione I qualora considerasi cue il testo è alqiia^ 
tate dal fac simile. 



) Sehol. in XVJI. 3i. 

) Oiod. Sicul. Biblioth. HisL XIIL 67 Eraliaii. Ynatr- 

[I. 09. UptOD ind. Epict* 

)) Aelian. Hist. animai, II. i4* 



457 
fley ay enotfiEv ^PHae- 



musica non sia utile al- re niente la musica po- 
ter condurre conoscia* 



ÀfiDchè abbiasi idea chiara di lutto descrivere - 
010 pria la copia ed 11 papiro , ed indi soUomellcrciiio 
<|ualche supposizione all' erudito leggitore. Le mentovale 
▼od comprendonsi in due versi, o sia per la prima coui- 
pieii 1' UDO e per le altre il secondo. 

Neil* incisione la prima linea presenta *aXi senza il 
^ che non può ivi ritenersi, perchè il foglio regolarmente 
procede dopo il iota ; e l'altra principia per indizio di 
^a o dì delia , mancaDO sette in otto lettere , y«c<i«'p«- 
•w,etc. 

11 manoscritto nella riga superiore è del tutto con* 
corde col^c simi/e^ e neirinreiiore comincia per gl'in- 
dixii di lambda o di della , ^y. , mancanza di quattro o 
einque lettere, indi y<« , etc. 

Per attenerci però al testo leggemmo ««^i 9s f/iv^i^y 
io Tecc di ^aXof 1% Isyoftsv , che a tenore della esposta 
descrìuone io niun modo è da ritenersi nel manoscritto. 

E siccome il ««^ è sfornito del y % ritenemmo che 
àò si fosse fatto o perchè gli Aitici solcano spesso to- 
gliere il y dalla fine delle parole cui eia annesso: j4Uici 
etmani M in fine per ««'ouoc^y, ut aUo prò iVkw , tiaXò prò 
**W»,etc. (i); o pure perche Filodemo ebbe in mente dì 
'^cre assieme il *9X\\^ifòt\fMf^ non allrimente che per can- 
^^ li cacofonia incontrasi negli scrittori greci per un 
^ lol vocabolo «'aXiXoyca «a^Xoysdo^ td altii simili. 



(0 Zainger. A. 



458 

luowam , naSe Wfog ^eAi» 

KfV irAH«IOIf TOVTOV TfltTTYlir 

TiejDf^ey * AAAay ii f^Yi T(0e- 

Pamorc lodeTole,n« gio- ino (a), neppure alPami 
va per le regolari amici- cizia questa attenere a 
BÌe ; se bene egli voles- parisce , sebbene con 

se questa Stoici V amicizia qua 

amore stabilirsi concedi 
Fenmu) (b), E noieg^ual 



{a) L* oy r>foc(ity xpvittfMTXMMonf fa spiegato ihveninw^^ 
cwtducere j e conducere posse depreAeruKmua^ nella •[ 
iiiione. 

Siccome a parer nostro doviebbe pralicaisi allro 
plemenlo, cos^ rappoptiamo il modo, come il passo in qui. 
siione vedesi nel volume e nel!' originale. Nel primo d^^i 
questi il verso principia (Uvov* » mancano una o do- "* 
ieìiereyt^f altro vóto di due o tre lettere, x» laguo^^ 
come r antecedente , (M , col rimanente nel verso interi<^^ 
re. Nell'altro leggesi (Uy^y» manca una lettera ^ p^V^ 
mezzo y 9 X « etc. 

Avendo però ritenuto Ayopfiov xP)mftfvooiMr ammetterne "* 
no aver detto Filedemo che la musica giovasse all'amor^^ 
illegittimo^ o sia all'amo/e reputato irregolare dagli Epi ^^ 
curei , e come tale riprovato (i). 

Sa tal punto per altro ci riserbiamo di esporre pili^ 
a lungo la idea dell' autore del papiro nella noU cbr 
segue. 

(b) L'ocxfidn ^poc/tpspgaÙM x^ty «r\v)«oy rotffou rftvnyir fu da 
noi altramente letto; percliè il papiro vedesi in guisa da 
non somministrare dati idonei per le sopra esposte voci- 



(») Vcd. aot» e a pag. 3a> 



459 

L'iociiione avverieu nel primo yerso principiante 

per AvoniCymaDca di cinque leilere , ^foa^tp , V epaiion è 

aocbe mancante , oOm \ e nel secondo manca della prima 

lettera , «y 9 r mancante del lato destro da supporsi pure 

^» laguna di cinque o sei lettere ^ vrovr^u , rosuia di una 

lettera , v- 

L' originale nel primo verso non diparlcsi dalla 
copiai e nel secondo comincia per x»t manca di uu 
^oia ^ gamma mancante della parte destra in guisa da 
f>otersi ritenere pure * % laguna di cinque Icllore , ira 
talmente uniti e sottilmente scritti da. leggersi a prima 
^irisla «^ «I in «r« eie. ^ ij r»vnr|v- 

Seguendo le ricordate osservazioni ritenemmo ocx^in» 
<«« 4rpoa^<p«a(l«i km 7^^ <«rMr<T) r«vn)y neque quid agii ad 
€Mmiciiiam aequam , eiiamsi quaerat Ulam , e/c 

Per non tralasciare veruno esame sarà bene a pro- 
posito il considerare le idee dell' accademico prima 
d'illustrare quelle, da cui deducemmo il mentovato sup« 
piemento. 

11 chiosatore corroborò le sue lezioni di due note, 
le quali son tosi concepite.*» ^f% ^pili^v ofx<(a>f «'pcMy^spcoibi) 
« Frac reliquia etiam hoc Musicae tribuebant vctiTcs , 
a ut amicitias conciliare valerci : itaque Àristìdes de 
) ea praedicat lib. 11. %9.p\tf r< ytvoorxsty <$ f^ùxxtf «xAaroy 
» «itV , «M xo:y»i «'f OS aXXi)>ou$ ovyayovafc : graliam ( Musi- 

> cat ) habendam jUipote quae amiciliam cinque secum; 

* communìierque cum alita conciliet xfy «'Xr.aiov xcmtn 

> I. r. X. ) Sic legi posse contextus suadet. Stoicus enim 

* cam satis se probasse ducerei ad amorem infiammane 
» dom Musicare con (erre , mox vero ex amoris cura ami- 

* citia adfinitate^quam subponebat, ad amiciliam quoque 

> conciliandam Musicam valere concludebat. Pbilodcmna 
^ > contri cum bilum ad amorem conferre negasset, ne ad 

. • amiciliam quidcm conciliandam quidquam valere coti* 
^1 > tendit y eti:im^i datctur ista amoris amiciliaequc adfl- 

I > niias : deinde hanc eliara diserte negai. Al vero liu* 
7 » jusmodi Inter amorem amicitiamque adfìnilas non 
( > Stoici mudo, sed alii quoque vcleres philosophi agno- 

* Kebant. Sic apud Plutarcnum in j4malorto Frologe- 
> ncs ait : apa>$ 7«f <v^vov$ , xai ><«$ 4^v)$ a4AM<>o$ «$ «fa- 
» n|y di« ^Xi«$ xèUytx^ : amor enim , udì generosam ado- 
a le9c%nUè €iliigii indolem f in virtulem per amicitiam 



» desinii ; et paulo post «^5 «'poflr5oxc«v ^cXiaf ««ola^oiy i 

» Co''* << K«p<oy "ni^arx oiicstay •($ fiXf«y km «^cn^v ovk <wro^8ap < 
» atv : r7/77or expectalione amicilicie aniissa non vuii per " 
» manere , neque colere format graiia id^ quod moieétum^ 
» simul , e/ pulchriim ali , m/*/ frac Inni consueUtdinu^ 
» proprlum ad amlciUatn ^el vlrtutem transftrai. El rursus^ 
» infra : nf »yfttf%oiro xùJ¥ tr\v A(ppodirv)v Xoi^opoTvrAiy , mi cp«rv-T 
31 irpo^O^iMW) HAI 4r«pov9« x(»Xv«i ^Xiav ^«vsaOdu : ecqtiia Jera^^ 
D eo5 , qui f^enerem maledlctla incessunl , quasi ttdjuncL^ 
» prohiheat , qno mlnus a mieli la ali ? El ino» ; «'occey ny^n^ 
» Sox«i Z<9(y svApXf) t )^ r»^di{cy ò «psx , Mr» X|}oy<]o H»r»gr yL ■ 
)) xju x»r»ip«0<(f rv)y fii^Moxskrr^y S(A0«9iy ««^s^x^ : prlncipic^m 
» ejffervescentiam quamdam ^ ei cohiui^taiionem ^mot^^ 
» efficere videlur , pauUo post suòsldens y et repurgatus^^ 
» stabilUslmam adjfectlonem glgnlt, Atc|ue liiiie disciiuu- - 
» quomodo explicanda sinl iila ejusdem Plularchi verfia ^ 
» qiiae a Slobaeo reciuntur Sermone LXll : O^Odos «yioi 
» iiogc <p(us ro fA«y apxof^ftyay <4riOu^«y ciyM * ro ST virtp^Xlior"^' 
» |iAy(»y* rode «yru^rpo^oy , ^tltay, h. e. recte allquiòus vi $ u — =■ 
» 65/ amor inillo esse cupldiiaiem : /ai excessu furorem^^ 
» In opposlio auiem stata , ( id est in ejus remissione 
» amlcitiam.'MsLÌe erco posti cma liaec verba Stobaei ìa^ 
» terpres reddit ; et simllem ei esse amlcliiam (1). 

Molte però soii le ragioni, per le quali non debbon^^ 
ritener»! le idee dall'illustratore manilestate nelle ripoi^ ^ 
late noie. 

Siccome FiloJemo si occupò della inffuenza dells^^ 
musica ncir amicizia, dopo aver ponderati i vantaggi ch^0 
quella producea negli amori , volendo 1' interpetre da^^ 
ragione di tale ordine, dis^e essersi l'Epicureo cos-^ 
comportato per seguire lo Stoico , il quale con forma ndosS 
a molti filosofi di quel tempa ritenca esservi poca diffe-^ 
renza tra Tundre e 1' amicizia » Cum in re amatoria , 
» aeqoe ac in conviviis summopere proficuam Musicata- 
» adseverusset Stoicus , consequenter etiam ad amicitias 
» conglutinandas plurimum valere concludebal *^ quippe 
>» cum amicitia brevi gradu ab amore distarci , eidemque 



(0 Iiilerpr. Schol. in Coi. XVII. v. 3f>, 4o , \f. 



46i 

» forct cognata; adhacc vero onìcusconviviorum finis csset 
» familiaritates , et benevolcntias conciliare (i) ». 

Per mostrare esservi molta affinità tra l'amore e 

l'amicìzia l'Accademico nella testé narrata nota produsse 

-molti passi di Plutarco , ne' quali quello scrittore non 

.cessa ai esser pedissequo della setta accademica da lui 

Alai sempre coltivata. 

Che se bene gli Stoici convenissero con gli Accademici 
«el ritenere che l'amicizia cominciasse con l'amore, ne- 
gavano però potersi ottenere amicizia dagli amori illeciti| 
o sìa da quelli non dichiarati «afi//: Stoici vero et sapiens 
fem amalurutn esse dicunl : et amorem ipsuni conatum 

4Mniiciiiae faciundae ex putchritudinis specie definiunt 

jvacaienim ornni liòidine(^a).E io slesso A'e amoresquidem 

mancios a sapiente alienos esse arbitrantur yimicitiam 

4iutem adhibendam esse censent , (juia sit ex eo genere , 

^quae prosuni , quamquam autem in amicitia alti dicani^ 

4uqu€ caram esse rationeni amici ac suam ; alii autem 

'mi cuique eariorem suam ; tamen hi quoque posterioies 

fatentur aiienum esse a ìuslìtiu , ad quam nati esse vi- 

dtamur , detrahere quid de aliqno , quod silfi adsumat : 

minime vero probatur huic discìplinne , de qua loquor^ 

<iut amici tianiy aut justitiam propter utilitates adscisci aui 

pnòari (J). 

Gli Epicurei non per tanto nel definire 1' amicizia 
manifestarono diverse opinioni. Taluni di essi dissero 
<he r amicizia fosse fondata su' piaceri prodotti dulia 
presenza dell' amico : uam cum soliludo , et vita sine 
•amici» , insidiarum et metus piena sit , ratio ipsa monet 
amicitias comparare: quiòus partis coufirmatur animus, 
«/ a spe pariendarum voluptatum sejungi non polest (^). 
Altri dubitando clic 1* amicizia fomentata dalla pro- 
pria voluttà non fosse idonea al sapiente ^ dichiararo- 
no esservi amicizia allorché per effetto della fami- 
liarità svanisce quel primitivo amore : cum autem 
uuié progrtdiens familiaritatem effecerit , tum amorem 
^torescere tantum , ut eliamsi nulla sit utilità» ex ami^ 

(i) Prolog, in cap. IX. Expos. 

(a) CiccroD. Tusc. quaest. IV. 34 e net. antcccdent. 
(3) Id. de finib. III. ao. ai. Scncc. Ep. IX. XXXVI. Lip». 
Maoodiict. So Sloic. lib. III. i5. 

(j) Lib. de liiiib. bòn. et M#I. i. 3o. 



otS* an ATT» (TUyygVYl «ì- 

NAl 9T^E(, OTA'EireCV , Xfltl tTVcP- 

FEiN ..•••••. eae oin 

• • . - • niente che gli altri ; 

. « . • . quali son di diyerso sen 

tiinento, ne dell'amor 

per alcun patto esser al 

. • ^ . • fine r amicizia naturai 
..... mente stimiamo,nè que-! 
lo seguiremo giovar pota 



en ipsi amici propUr seipsos amentar (mh 
mente senza darsi briga della cau»a \ •-" 
servi alleanza tale tra' sapienti da amare IM 
lo sé stesii^e da ritrarre per tale coacordia ^1 
cabile: sunt autem qui dicunlfoedua quodda -* 
tum j ut ne minus quidem amiron , quam 
.nt ; quod el fieri posee intelligimu» , e/ ase^ 
et perspicuum est, nihil adjucunde vivendm^ 
)se , quod conjunciione tali aii apliu9 (4). 
! l'amore era bea diverso dairaiuicìxia ; p» 
iieadosi in lecito ed illecito, il solo prìno 
a al dir de' mentovati filosofi produrre a 

parer nostro Filodemo serbò un ule or 
[uistiooi per seguire quello praticalo de 
naie per mostrare che fosse la musica ut 

disse pria che giovava all' amore , ed 
a ) come se avesse voluto indicare d 

per le buone e per le cattive cote* 
nto air o(«<cvyy poi da' Greci , per tal 
tto ciò, che conformasi alle leggi di M 



ib. 



463 

«• . . . flO , yo 

e re concediamo (a), //lo/- 



^uindi pel fc^^v 0fMt«y avrebbe acl intendersi T amicizia 
9 secooda delle leggi di natura e di morale (i). 

(a) L*alqui noa aeque ac alti, qui in diversam aùeuni 
^mnieniiamf ncque amori ulto paclo cognatam esse ami^ 
-mciiiam naiunMer aròilramur ^ neque eum sequi , vel ju- 
'ware posse concedimus furon lette in un luogo, in cui la 
1)oches£a degl' inditii è tale da non presentare dati va- 
levoli a determinate suppositioni. 

Bencbè ci conoscessimo insufficienti nel diciferare il 
fnsso che ci occupa , avvertiamo che le idee nel volume 
^on possano ritenersi ; perchè son desse poggiate sopra 
lettara differente dall' originale , e Contengono teoriche 
^el tatto contrarie a quelle j che Filodemo qual seguace 
^li Elpicuro dovea prò tessa re. 

Le parole ritenute dall' accademico son comprese 
^oaii in cinque versi e metzo del papiro > di cui non 
■"ioscirà nojoso darne minuta descrizione. 

11 Jae simile nel primo verso manca delle prime due 
^» Ire lettere , «» mancano sei o sette lettere , y $< fAi) nOc: 
"Kiel secondo leggesi yMf , mancano sei o sette lettere , o\m 
■iM^m» ; nel terzo vedesi % manca una lettera , % con 
Correzione di 9 al di sopra , * • mancano sei o sette let- 
tere ««tfiiyyiai i)S , nel quarto mancano le prime due let- 
tere ,9% mancano sei od al piii sette lettere di minor 
^randczsa , mezzo « « «tivxa , mancano due lettere , ve t 
liopo di cai non è da supporsi che un Jota con mol« 
U dificoltà; nel quinto mancano diece in undici let« 
tere, fM, mancano quattro o cinque lettere^ a«<; nel- 
fnlliiao finalmente mancano le prime dodici o tredici 
I lettere , ^ t laguna per due o tre lettere , i)o » manca una 
lettera , y che potrebbe pare leggersi ««>. 

L'origiuale poi è del tatto simile alla copia> da cai 



(i) Por r (Nasnpr voi. psg. 4 ^1* preieDle epcra. 



COLOISNA XVIII. 



fAOTxeiy AVTHV , ro Se f*o- 



tunque ammettes- ire poi ancorché essa 

che essa influisse musica de' conviti come 

ivi ti, pur tutta voi- vincolo (a) esser conce- 

enendo che lo sco- diamo (b), al cerio aN 



lloniana solo nel terzo de'menlovati versiydove leg- 
yr<vT)$ in luogo di on^yycwTiSy scritto cosi per emr 
sione , e nel quarto che ia vece del ^ presenta ^ 
nte del rimanente. 

h può credersi Filodemo aver manifestala la opi* 
detta dall' Accademico ; poiché gli Stoici eran aer- 
ante concordi con gli Epicurei su le teoriche dd- 
re. In fatti opponendosi entrambi all'uso dell' aoe- 
cito , ammclteano che fosse questo da coltivarli 

da' sapienti ; e si scissero soltanto nel nome A 
I cosi fatta passione mantenuta ne' limiti ; peroecU 

del portico la chiamarono santa e di amicisia fti 
odi senza assegnarle veruu nome la repalaiaar 
del sapiente (i). 

^r timor d'incorrere nell'anatema òìiemerisà òJÌ 
lann assegnato a coloro, che con franchesta iolf 
) qualsivoglia frammento: ìnientaiù plerUqum # 
r relictis , qnod sane melius trai , guam Nèm 
um temeriiaiem imitari (3) ; senza manifestare 
pplcmento , ritenemmo solo che la nltimm pa 
>res^nte colonna dovesse essere ats od fliff f»f 
ci avvedemmo che nella seguente colonna ace 
«cv costruito con l'accusativo tensa corritpon^ 
izionc. 



VeJ. not. e a pag. 399 e not. 5 a pag. 459. 
ScbocmiinQ. in Philod. de Viri, ci vii. pac. 36» 



4^ 

(«) V fNiffMttii» fu reso ptr cwigmenian e per pin* 
éulam esse. 

Pertaati che Filodemo qual censore delle opinioni 
▼anUggiose degli effetti della musica lun^i dall' ammet- 
tere esser questa assolutamente necessaria ne' banchetti 
(vinvoh) , senza esaltarla potea solo confessare esser que« 
Ita usata in simili rincontri ; abbiamo spiegalo collocare 
1' fy«pfM»rrf ly in quistione, consenlaneametMe al modo onde 
▼edesi usato in Plutarco: Aoii«f di fAoc piXriov ^tvai, rvWfi' 
wn XtifiétfXOL doa «ocyj |AyÌ noÒAfis ^iriV /vfii vovs ^anv , »lXd uà* 
wì0wi^ ««y i%yii Koc yy&V^(iar« div)7V,QrM»f , «^f raCra t«v 4{s* 
fa(offtÌ3«»v lnn^rov , i» iv»pii6trr^ « ri'Oi aOac ( i ) ; videtur au/em 
commodum fore , ai rudi Minerva delineemus , quae 
communiler nonpurae, aut ùenevolae, sed malignae nar^ 
miionis , quasi vestigia , et notae sint ; deinde singola 
forum f quae examinahimus eo colloca tu ri ^ quo pertinente 
io Dionigi d' Alicarnasso (2), ed in molti altri. 

(b) Siccome il presente inciso comincia per re, il 
quale vien dopo ad uno spazio lasciato dell* amanuense 
tra qaello e l'antecedente lettera^ cosi varie sono le ipotesi 
proposte dal volgarizzatore sa la cagione onde si lasciò 
foel vóto. 

£gli in ana nota cosi si esprime » Inter voces «vniv, 
B et f* cernimus a librario vacuum interstitinm luisse 
» relictom , quod alibi quidem designare vidctnr sen» 
B teoliae finem^ et nostri finalis puncti loco fuisse adhibi- 
B tara f ot infra in hac Co/, v.33 cernere est; heic lamea 
B sententiam non esse abrompendam contextus abunda 
B declarat , ati etiam in aliis locis e. g. Col. Vili. ▼. 11, 
s obi itera yacnom spatiolnm inlerponiiur. Vel ergoomni- 
s no otiosa hujusmodi interstitia dicemos , vel librarii 
a ipsios impentiae , qui sententias inter dictandum di- 
t sponere ignoraverit , ut interdum snpervacanea sin! 
a ioterjecta , aaepe etiam , ubi necesse erat interponi , mi* 
i vifiie adpareant , tribuemus. Sed de bis satis in Praeìi^ 
a minari diuertatione (3) ». £i però disse che Io spazia 
tri Tana parola e P altra crasi lasciato o ad indicare 



0) I^otarrii. de Harodot. aMlign. 1. 855. 
li) Dion* fialicam. ludic. Isocr. in orine. 
O) Schot in Col XyiU. ▼. a» 



466 



vo)f reXo^t «utov fcvac ^r- 



po de' banclietti non h lorchè queir altro non 
soltanto quello di prò- ammettiamo , solo cioè 

de' conviti il fine quel- 
lo essere I che la bene- 



esscrsì ivi compiuto il periodo ( punto finah ) o pa« 
le afTerinò dovcrbi ciò ripetere dalla scioccbezui del- 
l' amanuense y il quale si avvisò essere com pioto il 
periodo in luogo iu cui non era quello terminato % t 
quindi che non avesse a porsi mente a cosi fatti spaiiii 
i quali talvolta sono del tutto estranei per la intelli- 
genza del papiro. 

L' accademico citò forse la dissertauone laagogicOf 
dove fa supporre di aver tutto comprovato. Il disegno di 
questa opera può dirsi veramente importante, percbè ivi 
V autore imprese a dare minuta descrizione delle notìzie 
storiche non mono di Ercolano, che de' papiri, dello svol- 
gimento , e delle altre particolarità di que' vetusti librji 
ma sventuratamente la costui morte ne sospese la pubbli* 
cazione, allorché erasi già impressa la prima parte riguar- 
dante la storia geografica di £rcolaiio;e quindi igoorit- 
mo quali fossero le osservazioni dellMnterpelrc su gli 
eifetti dello spazio lasciato tra le parole nel papiro. 

Riserbandoci per altro in ristampa del Sagftio la h 
Somiografia di maggiormente discorrere e dilucidare mol* 
te cose I che la prima volta omettemmo , conchindiaffO 
che sia nel presente, sia in qualsivoglia altro luogo d^'P*! 
piri (in ora pubblicati tale spazio non sembra esser dc^ 
tuUo superfluo , ma che esso denoti quel segno che da' 
gT italiani dicesi punto e pir/^ola, per effetto di cui Mjp^'* 
mnsi le parli minori di un lungo periodo^ e ndla hU0^' 
ra alquanto soprassedesi {j). 



(') SA^gin SII la Scmlograt par« fi. cap. i. 



il«7 
Rre benevolenza, di-* Tolenza conciliino[(a)^ 



(a) Le voci fo Zt fioKov rtXoi «vr^v ciVftì ^Xo^poofWDV «v 
w$ vennero espresse nella sposizione prqfec/o cvnt 
i allerum non admiltamua , soìunt scil/cet convivio- 
\ finem eum esse ut benevolenliam conciìienij e nel 
^ine profecto cum iìlud non concedimuè , soium con* 
wum finem esse benevoìenfiae concilia iionem. 

Tralasciando di paragonare grammaticalmente le tra- 
kifii col testo^ nel quale non leggesi il profecto iUud 
rum. Togliamo inteitenerci alquanto su la nota ap« 
la a questo passo. 

Benché gli Scolii debbano servire alla dilucidatione 

fàMo cui vengono apposti , nel volume leggesi chiosa 
latale in vece di rischiarare il dir di Filodemo è con- 
ia del tutto alla idea da questo emergente. Affin- 

meglio possa ponderarsi rotale contraddizione , la 
teremo intera. È dessa cosi concepita n fAovov rsXef 
st»M ^Xo^f04Svvif)y ) Piaecipuum , si non unicnm 
lOovìvìorum finem esse animorum conciliationem docet 
Mtttarchus in exordio lib, IF, ionvi valium , ubi inter 
lia baec habet: <($ ^s 9U|ifroer(oy oc y% vow <xovr<$ a^ficvovy* 
■i KnyyofAsyoi ^iXous , ovx iirrov , i) rovs ovras sv^favovres ^ 
\m èapiunt in convivium veniunt non minus , ut si6i 
ttovós amicoa parent , quom ut veteres exhiìaìent ; et 
■ito é yoif tf\iyy<(«vo< ovK o^ou , vai oivou » xat rpa7Tj/iffr«y 

fcfiw wn $ sis «woiay r«>sur«}<7T}$ : quippe conviva non cpsonU 
Ètodo , et vini , et belìariorum pariicepa futurus veniip, 
Ut étiam éermonum , et lusus j et cvmilatis , guae in 
itfièPolentiam desiniti Docet autem heic fiXistv , ami^ 
citiam non stricte e$se adcipiendam , sed lato sensn # 
' ^t idem tit , ac fvvoia , benevolentia (/) a. 



(i) Sdiol. ìa Col. XVUI. t. 3. 



4M 

Molte ••«• \t MierraAioDÌ àm fprtfSecrii mi la eip#r 
tu Dota I poiché essa non è da ammettersi , 1. perchè 
contiene idee opposte a quelle di Filodemo : li. perchè 
i passi prodotti non rispondono alla tesi deirillustratore^ 
IH. e perchè non mai si ebbe in mente di confondere 
Vamicizia con la benevolenza. 

L' Epicureo , se ben considerasi il Greco , dir volle 
che il solo scopo de' conviti non era quello della bene- 
volenza; nel punto che nella chiosa imprendesi a mostrare 
che l'oggetto principale de' banchetti , presso gli antichi, 
era il conciliare gli animi eccitando all'amiciaia coloro 
che erano in disgusti. Non v'ha dubbio che io tela* 
ni casi davansi in Grecia de' banchetti per eccitare 
ali amicizia , e che in tali crapule ciascun convitato do- 
vea contribuire la sua parte ( s^avoc (i) ) ; ma tale do* 
tisia lungi di mostrare che i conviti si tenevano a tolo 
oggetto di conciliare i convitati , mostra che nelle gol» 
aoviglie l'animo dileticato rilasciasi in modo ,che essendo 
la mente inebbriata, mal regge a' portamenti sostenuti, eoo 
c^ui ciascuno tratta cou le persone a sé inimiche. Ne dai filo* 
soli si confusero le voci di amicÌMia e benevoknxa in onesto 
casojperchè lo siesso Plutarco mettendo differenza tra rami* 
cizia e la benevolenza ripete un tale ienomeno dalla ecces- 
siva gioja , che prova vasi da' convitati : éawgp^toxfìr 
yju àtìMiafixoi , «vvous fAiv «vr^S 4r«^«9iu>MlC«y ««avras « fi'Xeuf l' 
«rofffoOdu tovs «yaOovt ^li» ydip iv xe^ ^oXk^ tulì di' iftr^ 
*Xaj0i(A»y* «woiAv 9i , nai XfsiVf %*(' éyjXia^ %9lì «raidti «relp 
fiHAhf étif^pùf imiygxx\% ìuupòif Xo^ouff» «rsiOovf ^clay^poMfov mi 

xi^roi «rwspyóy 4ars dsiv fAi) ^^$pQ» «yaXiifv i 

KnQCTAaOfc xivoL xw cry)y%Atai,ìiMyJiw¥ mot wttffbtnwf tyhfw» èm»l0 

«ac^ ^tXoy òyà^ orìivdsfiryof » o^m &|«v wni eTyotf «ai tye* 

^r^ixùnf yAvov , éXkà Hai" Xòyasy iio(y«yòf i{k«i , «ju «aiMi f^ 
^iXQffo<nbn()f sc$ «vvoiay r«X<vr«j0v){ (a) quomodo Dicaear^^ 
vnumguemque cenaeòai ilare operam deben , ut om 
ienevo/eniiafn aiòi conciiìarei , amiciiiam attiem 



Sonia ìnireL Bienlm amicitia multo tempre » ei per e^ 
fié/em partUur : benevoUndam usua « coltoquium , «I /0^ 



(i) Hetiod. Op. e» Dier. t. Taa- ^- 

(n) Plularcìi. prol. in hi»; IV. SjoR». rid. el Maareki. lik. ^^ 
etji. 8 ti lib. VII, «ap. I. 



imo esser la musica ma molti di più altri ; 
a procacciar di* alla voluUà più tosto ^ 
che alla familiarità coor 



mlium worum aUicùmi , noeti iempons opporiunUa^ 

m adjulncem persucisìonis òenevolentiae ei gratia^ 

\ man ante sii diacedendum , quam una accumbenlium 

Ìe9tfus ienepolentiam, et amiciiiam fuerimus nacii 

ìtipp^ conviva non oisonti modo , vini , et òeHarioruntf. 
d ài eermonum joci , comilaiis in benevoleniiam desi* 
mtì» pariiceps futurue vtniL We pua dirsi cLe la mu- 
ca fosse adoperata per comporre in serielii gli animi 
li colare assisi a mensa , poiché ne' conviti badavasi' 
riMJpalmente a recar diletto in guisa , che in quelli nei* 
■ali ciascuno contribuiva la sua porzione , i poeti l 
mlaoti ed i buffoni vi venivano ammessi gratis ( ia^v^r^ 
lisi) a solo oggetto che essi dilettavano gli astanti (i)* 
L'Epicureo quindi ponderando gli effetti della era- 
ila conchiuse che qualora si ammettesse esser la musica- 
roficoa ne* conviti, ciò accadea non perchè valesse a. 
Niciliare le amicizie; ma perchè era essa utile a dilct- 
ire gli animi di coloro che stavano a' banchetti , rite- 
nido che ne' conviti principalmente si cercasse di di- 
sitare ^e che per tale ragione la musica fosse ivi ndo- 
irata : Ali «rcvsiy jaìv , ^ oatZpsi » xm* dyLoi ^av^ doxic , r# - 
1^ Ira 4 ofves mfè^nt td$ hx^ > rd$ yJif \^^ta% ^amsp 6n»ih' 
pp y jf as f9Ò$ Mpfìkewi , xocfii'Csi « xii U ^Xwp^wfinfom , éefts^ 
law fUysL , ^ysi^M (a). Enimvero , ait , o viri elians- 
atti vel maxime videiur esse bibendum. Nam revera 
^bmm , dum animos rigat , moerores quidem , perìnde 
^o- Mandragorae komines , sopii ; et kilarkatea fperind& 
ie fÀeum fiammam eccitai* 

U) AthcB. Kh. f Cip. 7 Xanoriient, Coutìt. 
P) ZcaopboBi* CODfitt pag, 876 tdit. 16^5^ 



ivjyyeff ènixrepov atyxi , roys 

adj^c, nj,i ro lAA^e ^ortf icn^cv 

letto né punto influire durre la musica con^ 
nella fumiliaritSt , e nel- fesseremo ^ e però nep- 
Y amicizia* pure airamicizia (a). Di 

la guisa che apparen- questi poi Tuuo e Taltro 
ti sembrano siSutti di^e evidente esser credoiCiot 
pensamenti ^ cioè che di certa giocondità (b) 
coloro 1 quali ascoltano essere affetti (e) , allor* 
sieno stuzzicati piacevo!- che la musica ascoltia* 
mente dalla musica, e mo (d)| e noi slessi eli* 
che le cose adoperate 
ne'bancUetti a commuo- 
vere i convitati in niun 
modo avessero da'carmi 
e da' ritmi , la facoltà 
di aguzzare T animo al- 
la benevolenza ed al- 
r^oiicizia. 



neaue 



(a) Se bea si considera IWr'ou^w^s fcXiaM rtsojperi^ 
'r^ue ad amicUiant aei niargioe e per aiqae ad» ^ 
€Ìa amiciUam quidern ; vedesì che Fitodemo e Plut*^ 
co (i)y ponendo differenza Ira amicìzia e heaerolensif 
(amiliariià , dòpo aver detto che la masica non è ^' 
\t a recare lainigliarità 9 conchiude che qaeiU non f^^ 
vasse per l'amicizia , la q^ale è consegueoza di qu^'^'^ 



{f) Ve((. BQiU al|tece4e^^ 



47< 

(bS Se bene 1' f«'fr«p«'d»s vada ordinariamente r^so 
cunae , al presenle pare che dovesse voltarsi voluptale^ 
reliè la musica al dir degli Epicurei reca voluttà 
foluptaa ) e non giocondità {jucundilas ). 

Costoro in fatti definirono la voluuà ne' piaceri che 
oovansi in qualunque azione o pensiero ; e siccome 
\ questi diletti dividonsi in leciti ed illeciti , prudenti 
1 imprudenti ctc. (i) , dissero esser lodevoli solamente 
lelli derivanti òHìd^ giocondità ^ osia da quella virtii che 
»D disgtungesi dall'onesto e dall'utile (s). Sul riflesso che 
ncaro considerava la voluttà come sommo hene , si 
rocberà in dubbio cotale nostro pensamento) perchè es- 
odo noverata la musica tra le voluttà ne emergerebbe 
•r questa da considerarsi come un bene ; il che è con- 
mo alle idee di Filodemo. Per dichiarare che non tut* 
fé voluttà vengono indicate col nome di bene farcnv 
Qfiderare la differenza^ che eravi tra Epicuro ed Ari- 

Di costoro il primo era di avviso doversi lodare sol- 
mio que' piaceri onesti, che moralmente sentonsi dal 
ipicote 9 e r altro approvò quelli che avvertonsi dai 
^ti : Eplcurtis summum bonum in voluptate animi ens% 
msei « j4ristippu8 in voluplate corporis (3). E qui sìeci 
cito di avvenire che Seneca^ perchè da Stoico esponea 

rinsamenti Epicurei ad oggetto di renderli ridicoli , 
volta confondendo le varie voluttà > prese a criticare 
sistema già enunciato f4). 

Filodemo quindi ebbe in mente di assegnare alla 
lasica la facoltà di recar voluttà o sia di dilettare ruui- 
IO senza indurvi alcun utile notevole giovamento. 

(e) L'interpetre lesse ^tatxitt^M , perchè nei /Ire s/- 
ìile si mostrò laguna tra 1' a ed il 6 ; ma non può ri- 
enersi il ri , perchè nel papiro con sufficiente certezza 
corgesi 9i»€riàs(SÙ*i, 

Su la inammessibililà di cotal verbo vi saranno al 
Berto degli aristarchi^ i quali diranno che nou sia que- 



CO Mixim. Tyr. 111. 3 pag. Sa. 

(a) Ciceron, Tuie. 111. aó de fin. Jl. M. Auguttin. de yìL 
^ Plutarch. Op. Mor. Ne jucund. viv. poM. secuod. Etne. 
(3) Laclant. I. IlL e. 7 et Quintilian. XII. 2. 
Vi) De tH. beat. osp. VI. et ser|<|. pass. 



{istralo oe' rocabularii ; perchè la orfografra Si ett^ 

esì a quella del radicale ( ^utoyM ) che è con un 

s di più ; e perchè uo lai verbo non è registrato 

icabolarii. 

r siccome il 9iA9fiòi9ÒM è scritto con chiarexu nel 

\ crediamo potersi il significato di esso raggiugnere 
i scorta di filologia greca. In sequela di tali pria- 
piegammo per jDe/^ci questo infinito; poiché è defl« 
iposto dalla preposizione 9(» , la quale al dir dei- 
Jano in composizione talvolta da maggiore ener« 

vocabolo ( interdum vehemeniiam dunUaxat ad* 

e dal verbo ««cOd» denotante ciò che i Latini 
► flecto. 

è merita considerazione il modo onde vedesi scrit* 
ohe spesso da' classici Irasandossi di segnare Vtipi^ 

nel radicale del verbo in quistione. 
curi però che non possa rivocarsi in dubbio il 
rOju lo volgemmo pelaci 'j ritenendo aver detto Fi* 
» che la musica stuzzicasse le orecchie coii diletiOi 
Irimcnli che gli aiiri sensi piacevolmente &i corn- 
ilo da talune sensazioni che loro offronsi. 
) In vece di i)fA«c «icfOdDfayouf leggemmo ìh** ^#o** 

poiché essendo tali voci comprese in due versi 
piro , di questi il primo presenta s9tx4^M , manca^ 
:iera , fA« > «* mancante della seconda asta perpen^ 
e^ r, mancante della porzione interiore del se«— 
Ao sinistro ofM • ed il secondo principia per »w i i^* 
;come il senso procede regolarmente , avvertiama 
» che se sì dica essersi scruto malamente 
luogo di «'tfOofMyovf , rimettiamo il leggitore alla 
lioni sopra ciò manifestate nella nota antecedente 



Boia. n. Aj aSg , %n^ , 107 « ^20. à S98 , ^1. B taf 
a6o » a47. S a8 , 48 , a8« , ao). I 119 , 167 , 4SS« 
790. H 109 , 468. N 369 « 720. M 190. O i56. P iS* 
373. ♦ 39*3. X io3 « 107. t 8a. Odjak A 370. B 8& 
: 347. H 178 , 4aS. I aa8. A SU. M aaa. B ai- T » 
S69. f 3o5. n 4^. 



rais ^uiee^XéyfAeN» au- 
T0($ Si»yoit\fÀOLT aXX» tou« 
yayrcoy ay^pe^Xnerfte ta 
3UTmouoftEyA xft6(|Ly£(- 



47» 



Ve* qnesti rilasciano 
•▼▼ivano le sentenze 
onisconsì, poiché nel 
Ilo che i mentova- 
canta nsi per rilascia- 
I 6 dilettare ; es- 
dicoiisi allorché gli 



serconscii ninno mai dai 
canti, e da ritmi impuU 
so dlla benevolenza, ed 
all'amicizia aver ricevu- 
ti. Kè indi vero è, che 
di tal fatta i cauri, ed 
i ritmi gli animi rilasci- 
no f le sentenze poi, fi- 
no a quanto ad essi son 
accoppiale, rallegrino(a) 
ma più tosto perciò gli 
animi rallegrarsi cre- 
do , perchè cantar so- 
gliono quelle cose ^ 
che conosciamo tocca- 
re gli uomini 9 i quali 



(a) Dando altro ordine alle parole del testo , diffe- 
tenMnie volgarizza romo le voci ovd* ayiv;tft ié ravxct «oc 
layai taZé wyL^tm^lgyyLtya «vrots ZtMtùtuutt» ^là parali a5aie 
mfye porro verum est f quod hujuunodi eaniuè ei 
(mi tmimoè relaxeni , senieniiae vero , quatetius iflé 
^pkxw umi f exhitarenl. 



474 






animi son già nello sta- 
to di rilasciatezza, e di 
allegria. 

£ però coloro che 
sommiaistrano le canzo- 
ni rilasciano e rallegrano 
non altricuenti di quelli 



fossero di rilasciato ani- 
mo , ed alla ilarità di- 
sposto(a).Ma(b)perc) po- 
ni la musica (e) e gli ani- 



Così faUa varietà si è prorloUa da che noi rileneodo 
accusativo quel x» (rjfAirtfirXfyfAfy» dc«yoi)fA«r«, ammesso pria 
qua! nominativo, ordinammo cosi il periodo: x»n» ìt 
o\)V «yitjGfi KM A9>iXftpoi rat, ItcnyoyiyAX» Avrocc ffUfMr««rÌLjy|ii>* 
neque haec relaxarU , et Jocosas efficiunt aenienlioM sAi 
adjunclas. 

(a) Nella versione dell' «y^i^Xinfai r« «jirmotfOfiii» 
naOtxvsiarOM ^wx»y AVfcfisvdBy hjk di»iisi(Acy<s»y fX»pdis ( wed pO- 
iius idcirco animos exhìlarari pitto , quia cani aolent tf^i 
quae novimus adfwere homines , qui remisso fuerini am- 
ino , ei ari hilarìfaiem disposilo ) 1* Accademico allonU- 
nossi alquanto dulie parole del testo. Affinchè possa già* 
dicarsi del passo in quistione brevemente cenoeremo il 
modo come abbia in reso ciascuno de' mentovati vocaboli* 

Tralasciando non per tanto quellii che non meritano 
attenta considerazione , diciamo che 1* viftiy^X^sxmL accoP' 
piato al f» da cui è seguito si è da noi volto quaedi' 
canfanfnr, qaaeftruntur od altro : il ««r«ii<wofai»ai " ^ '^ 
quat exatidiunlur^quae auscultala su ni ^q uà» audiunM^ 
altro-, il x«d(xys(oOai (u rapportato al rfty«fM>«<tM, e finalincs^ 
opinammo che pel ^aofxonf sa^yMW» luu ^xmunyMm» ùsfS^^ 
denotasse lo stato ed il tempo in cui acca dea ciò» di A^ 
rra discorso. E però leggemmo xa «arMoooisaMi sHWfsiWm 
»aAn(y«i«d«i ^tv^xw sLvsty^nwf nmt )kimif|aMD» i X if t qwm OV- 



XmOÌ^ TìtTiiV TS , RAI fipO^ 
Td)y^ X*#POAUmN ^ Mia ^lXlOL$ ^ 



47« 



ratansi offrire i di- mi rilasci, e ilari renda ^ 

lelPainore, de' cibi, come e del bere e (a) 

berCi ah produco- de' cibi, e della congiua- 

zione il diletto: che pe« 

rò (b)? neppure per que- 



ur ftruntur rtmittere cum jam omnes relaxati ei 
(ari/afe morentur, 

b^ Su r omicron di ov evvi un' asta a guisa di 
lo grave. Varie sarebbero le congbieUure da prati* 
per tale segno , cbe noi ci riserbiamo d'illustrare 
;ra opera, cbe abbiamo in mente di presentare do« 
, presente. 

e) 11 vocabolo musica non è nel pa] 'ro. Potrebbe 
r»i die i verbi *VfTj e «oji fossero retti dal «'oa^vftf 
esporremo nelle note seguenti. Sarebbe pure le- 
ileuerc che Filodemo trasandasse di scrivere il no« 
Lìto de' mentovati verbi per effetto del sistema, per 
lale gli Attici taceano talvolta il nominativo del 
lo. 

[a) In vece di A«o\AMcri$ «rorivy f% xac ppoxwf nf^poSr- 
rq leggemmo ««roXA^xny icoosvus , «pfv /3pora>y noi «rotaoy 
5. enimvero qui haec praeùent relaxunl et hilares 
mij aicut hi, qui praebeut voluptatem amandi, cibo* 

ei pofuum , eie. percbè de' due versi ne* quali con- 
osi queste voti il primo principia per Xokyxtty^ , man- 
ia lettera, ojy t«, mezzo sigma «f*, mozzo ^ì fipo, 

secondo xaoy %» mancano sei letu-re , fAtj. 
Potrebbe però credersi che il ^oósyxss »iroXfliiwy reg- 

1' intero periodo, altrimenti mancante di nominati- 
(presso. 

[b) 11 quid tum porro ? non solamente non è nel- 
ioale ; ma di più non può ai presente ritenersi cotale 
Milione interrogativa , per la quale separaci il co/ti- 
clic se|;ue da Ir antecedente cui è strettamente unito. 



4^6 

§Ly otOMseA . 0TA6 Tflcuni 

ao qualsiesi amtciiia e ito delPamicixia, e della 
•ODeordia. Laonde non concordia (a) causa es- 
ser potere reputiamo (b) 
Ne poi con questo pat- 
to le amicizie conciliarsi 
crediamo (e); che an- 



(a) Benché avessimo ritenuta la idea ammessa dal* 
l'Accademico , da costui ci allontanammo per lo supple- 
mento greco ', poitliè il papiro non è idoneo per le opi- 
nioni già manifestate. 

li verso contenente le parole oyLO^paawifi csr nel /oc 
simile comincia per mm ofA^ laguna di sette o al piti oUO 
lettere piccole , xav , etc. 

Ad oggetto pnò di non allontanarci dall' originalf 
ritenemmo mti ofAovoijis i^cy. Tanto più che pel «^ sembra 
più regolare l'andamento del senso espresso nel periodo; 
poiché per esso Filodemo dichiarò che la melodia noa 
giovi a veruna famigliaritày non esclusa 1' amicisia e Is 
concordia invisa e rigettata anche da' buoni (i). 

(b) Siccome in luogo d'ocofuO* il papiro presenUf 
piff , mancano tre lettere di cui 1' ultima è indisiata ad 
eia , fov , manca una lettera , epsi/on , etc. leggemmo fa* 
«i)n)f otfSs invi$ae negue » etc. Con ciò Filodemo dichiarar 
volle che la musica sia inefficace non pure ad eccitar» 
all'amicizia in generale, ma anche a stimolare all'ano' 
re illecito riprovato dagli Epicurei: ncque amiciUae0^ 
eoneordiae etiam invisae ( odiosae ) causa sani , etc. 

(e) 11 nec enim Aoc pacio amiciiias eoneHian diS" 
eimus non è nel papiro, ed è totalmente tuperfluo» pct^ 
che cotale idea fu già detta poco inuanii* 



(0 VtÀ, net. s^iuea't. 



4j? 

pn^ AIAA TOtK AflTtOy UX9 

rat fAa^0TY)TA:9 *n(À»s ptoi- 

I io persuadermi che zi (a) per la ilarità 

via dell'ilarità ren- spesso avvenir suole che 

i versatili auelli che le amicizie nostre si di- 
itabili ne* loro pen- 



[a) Difficili ton le indagini da praticarti per la in* 
fUMUL di questo passo ; in guisa che non convinti a 
> della stabilità delle ipotesi ammesse nel volume , 
i|aelle che or ora proporremo -, pregar vogliamo i 
lari ; che senza aver riguardo non meno alle nostro 
ri che a quelle del dici l'era tore , dietro la descrisio- 
bt De daremo si accingano a nuovi supplementi. 
La idea ammessa nel volume non può ritenersi e 
li adottandosi il rouy«ynoy ( e conira ) non ev- 
i il seguente ed il precedente inciso contraddizione 
leurità di senso y per la quale si richiedesse V infer 
^anupirare , e perchè il verso dove si lesse f^^ «XX* 
ma» «ara ricorgcsi in maniera differente da quella come 
ciao. W/ac simile comincia per fA , omicron alquanto 
p y» altro vóto di una lettera , fA, mancanza di quat- 
cttere , X , altro X roso al lato destro da poter t^W" 
g iit y la cui seconda linea perpendicolare è unita 
iella del sesuente kappa , come nella ortografia epi- 
ca f «utA. il papiro poi principia per f* « semicircole 
riore sinistro di epsilon omicron o iheia , f* mancano 
I qaaltro lettere ^ v{»ri»y x*r« , il cui y» è scritto co- 
sella copia (i). Seguendo quindi le mentovate orme 
MMio f»«M|sotf| cu(«rd»y i^ira» 



[t) Di ontstt ed altrettali vtrieti di serittora diseorrefCMO » 
rà p oss ibile , in u» opera paleograftea die abbiaou) ni pra* 



sieri. sciolgano 

CAPO X. 

CAe è da sentirai delle eia* 
rieite di Taleie, e di Ter- 
pandro ? 



La sola obbiezione che forse ci si presenterà rignarda 
la ioterpetrazione di questo •MiaLX»^ , non usato lino al 
presente da' classici scrittori. 

Persuasi , come spesse fiate abbiam detto , che pos* 
sano in libri di recento scoperti adottarsi neologismi «qua- 
lora sien questi concordi non meno alle regole di critica 
filologia, che al senso espresso nel luogo ove essi intro* 
duconsi y cri*deininr) ritenere a buon dritto riC«ran» quale 
composto d;ill.'i particella «v 6ene e C^raw participio con* 
tratto d:\ ÌNSITO», che signific:i al dir del S mia e didrEsi- 
chio ciò, r.lK> i Greci altrimenti dissero 9p«tf«, yppas j aii 
C«ifM«>'ym, ufroyoTjtfdu eie. (/) cogitare , furari , mulctare , tu* 
epicari eie. 

Per tali ragioni quindi avrebbe e^utv» a Toluni 
recte jiidìcans , recte opinane , reale co^ianSf riienendi^ 
che faci Irniente Filodemo parlando di sé in vece di usa* 
re del plurale si servisse dei singolare, sd oggetto di 
variare alquanto il modo di esprimersi. 

Che se poi non sembrasse cotale idea probabile M^ 
lettore archeologo , ricordiamo ciò che abbiamo aat ^^ 
cedentemente detto , pregando chichesia ad occupaiT^ 
nella dilucidazione del passo io disamina , reodendo p^^ 
ul mezzo pili chiara la idea» che per le rolne cai ai 
soggetto il volume intero , ieggesi mollo moncamente. 



(i) Yoe. {Af4Nr«. 



479 
di rad ùàiiyoUrots ov 

79S p òri Kfllt ittéoj^ri^TOV 

In niun modo poi ac- I Lacedemoni poi por* 

consentiamo ai Lacede- tentosi , ed ìncompren- 

moni ; i quali per ef- sibili (a) cose narrando 

fello di ragionamen- non riceviamo testimo- 

ti soprannaturali , at- ni , allorché dicono 86 

testano che avendo chia- dal Pitio Oracolo avvi* 
malo per comando del- 



k nostro giudizio nulla dimeno Filodemo, dopo avere 
etanrìto 1* esame della influenza della musica nell' ecci- 
tare all' amicizia ed all' amore , conchiude dichiarando 
in dìuq modo potere egli acconsentire che la melodia 
eceitaase a qualsiesi amicizia , rendendo col diletto ver* 
salili di volontà coloro^ che sono stabili e ponderati nelle 
loro idee. 

(a) L' interpetre mutò alquanto la (rase greca poi« 
che tradasse nel margine cum suis incomprehensibuibui 
e nella sposizione /Mirfe/s/oaa ei incompreheruibilia il rois 
•tes«i9foi« del testo. 

Per alterare il papiro al meno possibile ci siamo av 
viuti aversi il rocs Adfovoi^rois a rendere inltUectu incont* 
§mUmnMÌbUibu8 , ritenendo che per quello si denotasse la 
qnalità de' ragionamenti o delle pruove per effetto del- 
le quali i Lacedemoni lodavano le virth di Tal e te : 
Qittwfwi iferòa admiiturU dcUivum 9ign^antem insins* 
mmUum , aui eausaam , propier quam aiiguid fil , omU 
modum qMto aliquidfii > èie. (i). 



(i] SrIsct Inst Lhig. Or* Ub. II. cap. i4. 



48a 






lìtO. 



* la originali oemitur 6i)Xi)r«)^ coib ponoto y 



■ppo- 



i'Oracolo Talete, alP ar- 
rivo di costui cessaro- 
no le dissenzioni. AI- 



sati , che Talete chii* 
mas&ero , e quello arri- 
va ado subito dalla dis- 
aenzion degli animi il 
popolo aver cessalo (a). 



(a) Per prolisse note il volgariszitore dilocidò il pas- 
so di Filodemo , e siccome V esame delle idee in quella 
espresse è necessario non meno per la orlografia «he psff 
r intelligenza del papiro , crediamo ripeterle intere af« 
finché V archeologo cui manca la opportunità di osssff* 
vare il volume ercolanese possa esserne a pieno iatruitOi 

Dje son le note piii importanti all' og[getto , di Oli 
la prima leggesi: » 8«Xv|rju^) la Originali Imitar B%\ni^t 
a et puncto conSxum cerni tur N. Nos autem , Ganr'*cMS 
» guamvis invito^ retinuimos fX , et refipxinius ^ A% tth 
a JXuUi euim (labium, quin is , quem heic nooiìoaltf^ 
a ster, sit SxXns si ve 8«Xi|f«f Creieosis , tnm qaia M 
a ipaa , quae narratur ^ palam facit; tnm qaia in ai* 
Il quenti Golumna v 17 denuo legilur hoc nomea ^ ^ 
a l'cet pessumdatum , retinet umen integram sjliabaB 
a B». Praeterea cum Graeci in recto casa hoc noMsa 
» efferrent vei 8AXi)r«« , vel 6jiXi|f 9 norant lyrones Sdlia* 
Il liastes A.ristophauis in Nebulis act. 1 ac. 9 ^ aU|ae e 
a Scripiorum locis , quae mos recitabimas , abunde eoa- 
Il sut. Ineple ergo sciolus Conrector expanxit N , qaaii 
n non bene cffisrrì poasit in ^aarla casa ttaàinv, 4iqai 



4èt 

ntitarclios cutt d« h^ Tbaltl« Cr«UDti verLè luciti 
eam fere temper dlcit Bak^fM, et In qaario effeit usque 
Bmlttrmif in Lyeurgi Fita^ et in De Jiusicaf ut Yìdere" 
€«t in locis , qoae mox adlegabimas t contra Tcru cam 
de 8«Xi}riu» in JLycurgi Milesio loquilur , cum dicii 
6«Xv|s 9 et in c^narto 8«Xnt« et Saivp^ i ut plurìes in ejus 
Convivio Sapiénlum observabit. 

» Thales atttcm iste Crelensit ( fiTe ei Cnosio , sire 
ex Eljro , tive Cortyna Cretae urbibus , in boc enim 
diftcrepant antiqui ) iuit llMiirì^f Xvpiiusy ^ùMy , ut Più- 
tarchus in Lycurgi ì^iia , et Alusicoiuui modoiiim 
excellcns invcnior ; ut proinde jureMeursius apud Sui- 
dam , ubi legitur 6ilXi)fftf K^f flv^of ^ emendarli Xu^cNorr- 
quippe quia Suida» ipse illi tribueril t» fuXtj. Eunidem 
ut poetam i et Musicum exìmium laudat Kpborus apud 
Suab. lib. X^ et pluries t'Jutardiut in de Musica ^ et 
in Lfcurgi f^ita. Quid autem Lacaedemone egerit vide 
in adnotatioDe teqbenti f i) »: e la seconda a «rvOoxpn^toy) 
Yxk qaofnodo ^ Piutarcno teste , res Tulgo ierebatur i 
liaee enim in Dialogo de Musica rel'ert Sotericus : 
6lBli|ray ^< iw kpY)rft^am xar* ti ^to^vfftfìxw A«N<(a(fioyiovf 
itmftiycf^yjiiHnf di« lAOVcriKtis lAtfooOoi 9 a«r«XXa(m fi fotf asi^ 
CBOXairros Xoi|Aau n^v ^«'a^niv , iiaOft«fp fn^ Ilfftrcyaf 4 
TAa/e/e/ii auiem Creiensem , aìi//?/ , em Pyihii jipoUi^ 
nÌ9 otaculo adcitum , JLacedaefnoniis suo adveniu re^ 
mitdium per Musicam adtuUsse , ei pesiem Spariae 
grùstaniem sedasse , ut Praiinae scribiL Eadein de fn« 
gala ab eo peste narrant Pausanias in jiUic. cap, XJP^$ 
et Mariianns Capella De Nupt. Philolog. lib, IX. Ho- 
)Qtniodi aotem Spartae grassa ntem pestem , non alind 
quam cÌTÌlem seditiofiem fuisse docét idem Pluiarchoa 
in libello Ùe Conoenientissima Philosoph. cum Princip.^ 
FamUiariiate •* n np* A«c<daifAoyiàBy attuici «av4ty surf 2«oy i 
Tm «i^|sv#o^fuyo€ , m% 8aXi|f : vel Lacedaemoniorum 
sediiicnem pacare , ui Thales canendo » et horiando 
fedi; ti explicatius in Lycurgi Fifa retti narrai : ^y* 
!• UB» yofMS[ofMy«y fy KpY)ry) oo^y km aroXinMsy Xdipcn iìai f (- 
lif m%vte% ««saraiXiy ( %^k»¥ ) %%% m^ ^moL^xr^ SaXi^fty «'«"V^^ 

(1) Scbol. in Col. Xym. 37. 38. 

yol. I. 3a 



483 

» rofAfifov. Aoyoi yap v)tfcy M ^m «fos <^Mr<l06lfty noi òfMWMay 

» ayjix)^if)r:K(M dc« fisXoiv km p«>d(A4iv «l'oXv r< xoorfAioy f xo^rosv?,' km 

w KftrotfffltriKoy , (»y omfo^iuyw wblxì^^ol^vwxo X<Xi)0ofd9s r» i^Or, , 

» Kor( ovMDKScowro r<!9 (v)X« fdDV HAXosy fx fv|$ ««i'rxopta{ovcrv}s for< 

» «f ,30$ aXXv)Xo))s Kaxo(KifAra$ * a>tfr< rpcnrov nvA r^ Avxovpyq» ITpoo. 

» doifoifity fYjy 4i'ai$5u<Tiy aì>ra9y cxiivoy: unain qui Cretae in- 

)• /er sapienles , et arlium civilium periios numembalnr 

5> gratin y alqve amicitia suadens nomine Thalctetn Spar* 

» tam ( Soìon ) mi^s//. Ilabebatur ille /yricorum carminum 

)> poeta , e/ m specie m /tane artem profitcòatur , /« au- 

» /<?w wra praestantissiworum ìe^'slatorum imphUat mu- 

» /A//5. Carmina ejus orcttiones erant^ qnae od pàrendum» 

» et conscntienditm incita ìvnt ope modornm, atqut rh^ì- 

» momm , in rjuiòus multa incrnt gravitas , atque Mi- 

» nimentiim , quihus auditore» moriòus placidiores un- 

» 8Ìm reddehantnr , coaìesceòantque intcr se /wneaii ar- 

» dorè , intestina m , quae tum grassabatur , catuente» 

» simultateni : itaque ille viam quodammodo Licurgo 

M ad eos instituendos munivit. Ex liis aatem reciutis 

)» Plutarclii vcrbis Philodcino coramcntarìus belle iostrai- 

» tur. Ilabcs enim quomodo revera Solonis rogata Spir- 

V tam *rhalc5 advencrit , et canendo utilia ìnttillaTerìt 

« praecopta, et ad concordiam induxcrit. Vulgo auicm 

« rea mysteriosìui oarrabalur : Apollinii oracojum qoi« 

y dam obtrudebani; quidam ctiam sedilionem pettis nA- 

D mine obvelabant. Hinc non male Philodemat plenam 

» (Idem oraculo denegai » renique totam in dabiam a 

y^ narrationum varietale revocai , et mos CàL seq. >«fRf 

» ^o\uwi% ^ sermonibua mtionibusque ^ quae decnniann- 

D tur ^ non Musicis modis vim suadendi disfidenies aoi* 

)i mos tribuit ; et Col. XX v. t2 , i3 aliqoid hujasmodi 

u 8(dt>oy(uy K«r«0iuvMrjA«M»y «oni)tnMD( , /vr ruiiones po&iee 

)) adòmatas evenire tantum potuisse concedit (i) ». 

Dopo accorata storia , che nelle «poste note diede 

deir avvenimento di Taletc , l'Accademico opinò che nel 

papiro vi fossero errori commessi non meno dall'àma* 

nucnse , che da colui il quale rileggea il manoicrìtio. 

Colali mancanse a parer suo consistono netl* eaaersi a 

(i) IJ. aJ Y. 36. 



483 

f)riticip!o fctitto èia ciò cbt dot «a «fiere afpz i • otll' es- 
servi un ponto sul ni da farlo credere cassato : egli 
però stima doversi leggere daXT)ffty in luogo di 8v|Xv« » 
e ciò perchè Piatarco per distinguere Taitte Milcsio da 
Talete Cretese neli' indicare il primo usa la declinaiione 
coerente a' nomi terminati in tt|S^ 0«Xìtf ou, o #«Xt)$ Y^rof , 
e per Taluo adotta il tiominativo 8ftXv«( t il cui ac«* 
casati vo singolare In luogo di 8«Xi)ra è 6aXv|rAy. 

Considerando la qualità delle libertà giudicate er- 
rori nel volume ^ diciamo che facilmente si scrisse cod 
9ta ciò che dovea essere aifa per effetto dì quella co- 
stumanza I onde gli Attici usavano taltolta età per a/* 
fa (i)| né ciò a parer nostro è da imputarsi à fallo del* 
r amanuense e ai chi corresse il papiro. Molti pìice non 
per tanfo è la ortografia praticata per tal nome : alcuni 
però ritenendo 6ftXiif usarono del genitivo in tv» e tjaindi 
ftelP aecasativo scrissero 8aXTpp; altri ammettendo il no» 
minati vo credettero aver questo il genitivo in «|tos o^ 
r accusativo SaX^ta ; e finalmente vi fu chi opponen- 
dosi a* due mentovati sistemi sostenne doversi scrivere 
Oalvaf» otf, essendo mestieri adoperare in accusativa 
#aìi|t)i». Benché per tutte le mentovate opinioni vi fea« 
sero degli esempi (a) , la scarseaaa di ouelH ne* quali 
seorveai 6«Xi^«f av è tale da far ritenere abusiva pih toste 
colale leiione^ Delle altre due lezioni poi facilmente aT* 
verleai la differenaa, allorché vedesi avere il Meride dicbie* 
rato attico il primo di essi e comune il secondo ; 6aXff # 

la^, 'ArnaéM* 8iM)fos , 'EXXnynitf»^ (3) ; 8aXv[$ , eìrcuntflexum 
AMce : iariianum , Graece. Geniiivum B» ItrS jitiice. 
Moiie» Gmtce. In guisa che lo stesso Ai'istofane in pitt 
luoghi delle sde opere segui sempre quel sistèma dette 
AWco dà Meride (4) 

Vi sarà finalmente chi dirà e he se rosi fosse avrebbe 
PEpiearee dovuto scrivere é^iX^n» piti tosto che 6i}Xnf«ptr 



(0 "f^à. mòL 9 a ptg* 3o5. 

^) SÌHMoe in Chron. Caih. et PUttardi. et Masie* pass. 

(3) Mocrid. ìtx. Attic voc. 6«Xns 8aXo^. Ved. sopra di eièr 
tcrodot. I. 74* 75. PanMn 1. 14. X. a4. Bciker. anecd. i38a 
et £tjB. M»«B. 401 Lipt. Tuchnck. ad Str^b. X, 480 ( 279). 

(4) Kab. i8e t Av. 1009. 






* Io papiro Icgitor «. 



tra sola cosa poi se at- Attestano quelli (a) io 
testano vero ^ ma (b) solamente 



maggiormente conformarsi al dialetto da lui proftiialo ; 
ina comportosfti cosi Filodemo ^ a nostro già disio j per 
non trasgredire del tutto i priocipii atticii e per non espri- 
mersi nello stesso tempo con alquanta oscurità ; poiché 
ammettendosi aver costui scritto in eia il primo ojfisi 
declinando atticamente un tal nome non ovrebbo ser- 
bata quella facilità d' espressioncy per la.qjuJo lo opere 
di lui fossero comprese aa chichésia. 

(a) In vece ai m nel papiro conlbrmemento alla 
copia vcdesi su Né dal rimanente senso può yodersi 
quanto mal si apponesse il volgariixatore, il quale ia 
pie della sposinone appose nota in cui disse : In kac 
Col. XIX V. 46 , re meìitu perpetua ^ prò « t fmoi 
pnyalat , kgendum remar oc , ai^ue hoc pacio ùUerpe' 
trandum , e quanto la lezione già praticata si o pponga 
al testo, il quale sufficientemente mostra m non ai. 

(b) in luogo di tùXoL nel papiro leggoai «Uo Mgailo 
d.i laguna per una lettera \ ma siccome dal acnao non 
pilo scorgersi quanto fosse regolare la lesione tette espo- 
sta , crediamo soltanto affermare che jgiosta il aaano* 
scritto non è da ammettersi la opinióne dell' aixadcmico. 



48S 

xoi; ^ ^01 AE AyrtX«>ou- 

4ry , oT^fi cvft . . e 

X w oXà-* 

* Papjrtit laamt aiBcitur post «X. 

coloro che agli antichi 

favoleggiatori, ed a mu- 

• • • 8ici sono addetti » altri 

poi anche contraddico- 

no : ne (a) siamo in-' 

dotti « acciocché laje^ 

de a Talete stesso che 

di questo Jatto(Jb)Yiìa^ 

(a) L' ot «rXi|Aoy foif «641'XaKotty af%M0t9 , noe |iotftffxof$ » 
«Uii li «ytiXiyovoiy, ov8i gai veierióus faòulafonòus , MU" 
ucisaue addicii suni ; reliqui vero coniradicuni , ncque i 
e «ella tposisione qui veieriòus Jabulaioribus , ei musicis. 
nuU addtcH, alii veny eiiam coniradicuni nèque, uerite- 
idibe altro toppi emenlo 

Per teflMi ai non incorrere nella taccia assegnata a^ 
dd legge intero ciò che è molto roso (ì)^ ci limitiamo a. 
narrare solo i quattro versi del papiro , il quale in vece 
di confbrmani alle idee dell* interpetre^ se ne allontana 
di molto. Pe^ la interpetrazione conciata oltre de' quat* 
Irò Tersi ^ ne' qaali contengonsi le sopraesposte Toci, vi% 
smUie rimaso uno altro verso tralasciatOi perchè- dlastru* 
sa indacine. 

Amuidiè possa fermarsi iifea chiara descriveremo 
oaHamenl» non meno i luoghi, ne' quali trascurossi al* 
^Dto il testo j ma anche il verso del tutto trasandato. IL. 
seeoado di esst presenta «ooi , meuo iota , indiiio à* yp* 
Am measo eJU , f % altro messo iota » indizio di tau- 
• di sigma , altro indizio di a^a o di lambda mancanza 



(i) ^L^ffiBanmi in net. d pag. Ifi^ di sop«« 



ras ( iitrif «yeOv^iuy oùra>$ i- 

dicendo cose varie col tarasi nell^ offerto do- 
sostegQO della maledi- no (a) prestiaiqo ( se pu- 
;KÌone; se poi egli real* re vero è da qqesli aqa? 

tema eoa |* jscritìoae , 



di due lettere , h«i i^ovm : il terso principia per tqi% aX)f 
laguna di cinque o ai pia tei lettere «ynXiyov ; il quarto 
manca della prima lettera , %yo , manca altra lettera , 
9f messo epsuon od omicron , lacuna di sette in otco 
lettere, fMtf mancaosa di due lettere ^ i; ed il qainiQ 
finalmente manca di quindici lettere y^f rotara di quat- 
tro o cinque lettere. 

(b) rfon volle 1' accadeniico lasciare senza sapple* 
mento V ttitiofo verso della colonna decinpUava ^ per 
cui nella sposizione ritenne essersi ivi espressa idea cor* 
rispondente a4 i^ducimur uijìdem IVialeti ip^i semei dt 
àoc /acinora, e4 al prìn^o verso della tradnaiooe narp- 
naie della colonna che segue y( aj^gii|i)fe aa jfiiaJSf^icaaf 
che non leg^esi nel greco. 

Se bene cosi fatta idea npn emerge dall' origioa- 
le y ìntertenendqci alquaniq spora di essa , di£^l aembr^ 
che r Epicureo ciò potesse indicare e perchè le proprie 
lodi tornano per lo pivi a vitugerq di colai die le ma- 
l)ifesta(i); e perchè » giusta il passo 4' Plal^co citata) 
nella nota , TaleU avrebl^e dovuto gloriarsi pii| tostp 
de' ragionamenti che avea adoperati | e quindi avrebbe 
dovuto meritar la fede di Filodemo. 

(a) il volgariszatore diede al V t^tn^iifMt^ un aeasp 
differente da quello > in che fu usato dall' Epicureo. Ei. 
però disse che per errore dell' amanuense fu scritto con 
ipsilon ciò che dovea essere tia » ( ^* «fa^jMifoi ) De 
» hoc Terpandri Mf«06f*xri , cua|i addita inscriptioBe » in 

(i) Plattreh. qp. mor. Qua quii rat. seiof. ù. iavid. bpi. 
547. Vakr. Mas. lA. IV, c^ Yr "^ r-i- 



^7 

» qua d« sedalo tnmullu gloriaretur | nulla est apud 
a veteres ^ quod suam meiviio sallem eam nobis servasse! 
» Noster , ut procul dubio ah ad versarlo fuerat adlegata 1 
» interim aniniadverte scriptum esse avAOsfXA cum • prò 
» donano; iiisi velis et hoc libraril nostri ìmperitiae 
» tribucrc (i) ». 

Scoibra non per tanto che ben si regolasse 1' atna« 
noense scrivendo «vad^fui, poiché nel ^ìapiro discnrrcsi 
dei modo come Taletc persuadesse gli Spartani , e dicesi 
che costui nella sua aringa principalmente avesse loro 
mostrata la enormità de' delitti ^ che commetteano persi-* 
stendo nelle idee contro di cui esso scagliavasi. Me ciò- 
opponsì alle costumanze di que' popoli , i quali , ai 
dir di un filosofo recente , erano spinti meno dairamof 
della gloria che dalla esecuzione delle proprie leggi(a)- Lo 
scienziato Piacentino opponendosi a molti filosofi del suo 
tempo (5) , dichiara che raramente i Greci ed i Romani 
ofierarono prodigiì di valore ])er clfetlo di solo amor' 
proprio; egli su tal proposito rammenta i lucri e le esen- 
zioni di che godeva chi in Roma disti ngueasi in qualche 
ballagli»; aggiugnendo che in Sparta olire eguali ^)remii, 
én prescritto che il vile non polca ammogliarsi sotto 
gravissima pena d'infamia; che nelle pubbliche adu- 
Dance i vili erano esposti a gravi insulti , che costoro 
dovessero avere mezza barba rasa , che quegli il quale 
avendo mezza barba non compariva nelle assemblee fosse 
costretto ad errare per luoghi solitari j che questi fosse 
èsclnio da qualsivoglia impiego ; che gli Spartani in ri- 
icatlo de' prigionieri richiedcano :2oo dramme di£gina(/|), 
nel punto che i Greci in generale ne riccveano loo At- 
tiche meno pesanti delle prime : che , essendo a Sparta 
vietali i piaceri del teatro , della coltura delle scienze 
e dell' esercizio delle arti di lusso e del commercio^ gli 
abitanti di essa fin dall' infanzia di lolla va usi a combat- 
tere con gli orsi« co' leoni e con altre fiere esercitandosi 
in pace in quelle cose che abbisognavano nella guerra; 

(i) &chol. in Col. XIX. V. I. 

(a) Gioja merito e ricompense lib. If. eap. i* 

(3) Thomas Oeu?res toin. Ili. pag, 4» Mabljr. Rouiseau , Fk- 
lj0gim. 

(4) HeroOot. VI. 



J^99 



^i13f4h)M f ^c Olirci XéyoMiy ) 



ffieate si espresae co* che questi pro4ucoiiQ 
me essi dicono ^ in qiua essere stato pQbrlo (a) ; 
modo vi pestiaoi fedpf i^e (b) per v9r\Q abbili- 

^f finalmeote que^ legislatori profittando 4e]U fciopckcu^ 
de' tempi immagìoarooo che gii Qei fossero estrema piente 
portati per la guerra , ordinando che il soldato il quale 
era aiQmazxato rivolgendo le spalle al nemipo non o^e- 
rjusse V pnofe della ^epolmr^l # ^ fp^«e «li pMco{p f U^ 
belve. 

Dal fin qa( detto adunque chiaro raccctt[liesi cl^e per 
#iiAOfpMifa$ nei papiro indìco^si la censura , che T^lete per 
via di aringhe arn^oniose ^agli^ contro gli Spantani 
tenaci nella loro opinione o si% npllo spiritp di se- 
dizione ; e qui sieci lecito notare che cqu^steudo le poe* 
aie di Taleté in pure orazioni sai decqro e <u la decen- 
za (i) facilmente avrebbero proccurato rifletto che h^a- 
inavasiise que§^li aveqdo riguardo alleceunate leggi avesse 
per poco dichiarato che quei disturbi lungi daPoiostnr 
coraggio e divozione erano priioya di viltà e d' irreligione 
di coloro che li fomentavano. 

(a) L* Mtg ay<dv|Hty npnmt ttffeQrpa^^f t P9 qvfoi 3Li^woqni 
fu Volto nel margine si tamen vertun est iliud amaihe^ 
ma o6iulÌ8se ^ atque ui iati ajunt , ùu^ripsiase , e nellii 
sposizione ai modo veruna ealakpo anai/^ema (simps vir 
acn'piioné » qtiam isti proftnmi fufasiA qUaiun^. Per es- 
sere piU fedeli al testo > qel qpale npn ey vi 1' idea dt 
dono (a) ; né leggesi la parentesi apposta nel supplemento 
traducemmo 1' «mtyiw n/oriavil e T fvi7^«|Af efUgmn^ 
9Hata acrilgens : ai guiefem 0/?i^Svviii|/fMxla jum ècripaiaa^ 
ila expoauil ut ipai dicuni. 

(b) 11 X di a* ovdi non è nell' originale » il quale io 
vece presenta laguna per due lettere. £ faenchi la Ì}^X% 

(i) Plutaroh. in tit. Lyeorg. 
(^) Vìd. nota ame^draf. 



4^9 

pè però crediamo Ter- mo Terpandro (b) per 
pnaro per effetto di avviso dell* Oracolo a 
vatifcioio (a) essere stato 

folca scrìverti al di sotto e nop al cominciamenlo del 
verso cui uvea rapporto, pure abbiam riteDOto che da que- 
sto pomo cominciasse novello inciso leggendo ov^s nella 
^apposisione, a considerando ì\ v6to copie spazio atto a 
fl^patare pHnio e ^ 4iapo (i). 

(a) I^on v'ba dubbio ^ che Licurgo affinchè gli Spar- 
lanì avessero di buon gr^do ricevute le leggi che egli 
)oro imponeva , era solilo d' interrogare l'oracolo di Del- 
fo sa la regolarità di esse , ma non è men vero , che 
tale oracolo nofi era imparzialmente detto; poichèi al dir 
di Po}j^po ^ Licurgo per yia di danaro dato alla sacer- 
flotcssa fapéva si , cbe la risposta dell'oracolo fossetta- 
ta sempre ffivorevole allo sue idee (fi). 

(bj Per non tacere verdina cosa che giovar possa 
alla dilucidazione del papiio ^ è mestieri avvertire che 
l'Accadeiuico in ppa lunga not^ esponepdo i particolari 
di Terpandro $ avverte epe fosse esso in Lesbo nato da 
Pcrdepe di APtissa , che sedasse con la piusica un td- 
piulto in Sparta ; e che per avere aggiupto tre corde alla 
lira coiuposta pria di quattro , o secondo alcuni per avere 
idattata pp' altra coida alla ^^Iticorde , venisse punito 
«agli Èfori (9). 

AbbiafD creduto inutile illustrare maggiormente U 
ptsio crcolanese , poiché le indagini dei volgarizzatore 
•OQo , a parer nosti-p , tali da esser hastevoli per la di* 
)acidaaiope di quello, 

(i) Semiograf. Par. II. cap. i. 

(a) Poiyarn. ttrat i. i6. 

(3) Citàiui però |tfann. Ozoo. Arundtf . ep. 35. StraK Uh. 
Xlll, Atlicp. lib. XIV. i6. flqcli^. lutro^MCt.Harmon. Kicopuich, 
QrraBcó. Harm. H&n|ial. li|). Il, Boct. lib. i e. ao Aeli^n. Var» 
PUt. ia>. XII. Clcpieiit. Alfxandr. Sfr. i. Suid. in ^ist. Pon>b. 
in PlolciD. Fabrìc. BiU. lib. i. cap. 34* Mann. i. AiundcU. lip, 
So. Plmarrb. de Miiaif. Corsin. Fast. Àtt. 0ljniip« S4. Brf api. 



49^ 



efÀ^vkiov isroa^ew , ay hoc icft- 
yv TToXXot oftifA^dDy^orc itifi 
TovTou Ta?v ptouaoXTa-rrdDN , 
0UT05 Sg ojfgJoy jutoyo; Ey 



cbiamato a sedare la in- 
testina turbolenza , ed 
avere cantato nelle goz- 
zoviglie , poiché quan- 
tunque molti ammetta- 
no le ispirazioni ohe co- 
stui ebbe dalle muse , 
pure Diogene solo speci- 
ijcando tale teorica , di-* 
chiara che costui can- 
tasse nei conviti che 
praticava usi ad ottenere 



frenar la civil dissen* 
tiene essere stato chia- 
mato , ancorché in sif* 
fatta narrazione molti 
di coloro , i quali sono 
sorpresi da musico fu- 
rore (a) , convengano ; 
questi poi quasi uno 
quello nei Fìdizii (b) 



(a) Il «rspc rourov r<»> (iovtfoXv|«rf4)y fu volto eorum qui 
musico sani corrtpU furore. Siccome non iodicasi con 
chiarezza chi mai s'intenda ner tale proposizione , eo- 
struendo nliriijicnii la frase, leggemmo «'•^ twy fMMtSii* 
fTf^y rourov de atìflatis hujus a musia; ritenendo che ivi 
l'Epicureo assicurasse che il prodigio adoperato da Ter- 
pandro acca desso, perchè qoeali avea particolare itpiniiio* 
ne dalle Muse , non già per la Musica , la qaale di per 
tè stessa non sarebbe stata idonea a tali portenti. 

(b) Al vocabolo fiVcrsioif IMnterpetre accoppiò nota, 
nella quale mostrò esser nel papiro scritto ftUmnn 
con uno epsi/on di piii : » |Aoyof «y roif fiXirtcoif ) Espno- 
II genduiii duximus a voce fi^sifsrocf » quae ceroitur in 
n ^'^to^fa^ , priinuin < , qnod amauuensis errore bue ia- 



49^ 

W rtpsìt CoMUt tolm téribi pone fci^riia f funerea , et 
» iff^nai ita at « iiuoquam sit in altera tiyllaba. Scd 
I» cum Nosler prò ^ reposaerit X , itaque derivarit non a 
» ffi^ , sed a ^\os « ne in prima qnideoi syllaba ad- 
ii pingenda erat diphlongus f(. £t quidcm coiitroversum- 
a l'uisftc huiusce vocis eiyinon trnciit Plularchtis in f^ila 
a JLycurgi : tm 9s tfvcrtfitia Kpyiui i^i v «y^pic^ , ot Ajiiu9«cfto* 
I» MOf d< iptitn» «'^«ftyQpsvotf^y, «re dH 91X1»$ hai ^iXiK^^xwvyiis 
I» ««rn^ovr^DV, evn rpv X rp 9 X«(A/3ftyoyr<$ , siff «5 «rpos <yr<« 
f> Xfiftv lUM <|p<iS^ ^.i>eOt^pyr«>y * ovdfv d< x«>Xv^ rov €fp»xw tjg»^ 

I» fiMw yM «j^^Ddvjy ^s'/o^f y^y ; convivia Cretea jéndria , Z»a- 
a cedaemonii Phidìtict nominant ^ pel quod amicUiam 
a «/ bentvclentìam f^Qncilient , ( scilicet a voce ^(Xo« ) /?ro 
f J^ repon^nt&f more suo P « c;c/ 9</oc/ ac/ Jrugalilaiem 
a ctdsuftjaciant , et ad parsimoniam a voce tptt^m dedu- 
a. cernie^ : nihileliam velai dicere ^ primam liUeram /uisae 
9 •upera4dUani , ii/ aliqui volani , guippe f jScti» a& esii 
a wuiicei el convieiu adpellareni ; ^oyyus eoim heic noa 
|i CSI c^4p ut pqtavit J^ylander * sed litlera , ut vidit Ste- 
9 phanaa ia Tbesauro. Veriini 1 uescio, quomodo baec 
9 Plotarcfii verba Tir e), citct , ut probct ifdo^yoy prò vo^ 
a coi^' Uu^ra ^liqu^ndp snini , licet alibi etiam prò con- 
I sona adcipi fateatur \ in ^S^niDcs enim prima non est 
> atiqae vocalis. Atque baec de scriptura. De Phiditio- 
I mm autem adparatu , si lubet, ccnsule locupletissimum 
p Athenaei loci^m |ib. ly cap. 8 ubi Picaearc)ii fiuctorir 
f tatem recitat. 

» Quod autein ad Philodemi sententiam adtinei : Is 
» cum di^isset omnes ^lyvd^Xviirrpvf in enarranda Terpan- 

• dri hisloria convenire , subciit ipsum fere iimi/n Dio- 
» genem diversum ab aliis abiisse in eo , qqodTerpanr 

• dram in Phiditiis capentcpi fecerit ; alii enim id reti- 
a eoerant. Pnde autein piogfsnes id didicerit » piane ne* 

I » icimas \ attamen scspicio est ex iisdem Pindari carmi • 

I I nibus arguisse , quae Athcnaeus recitat Ub. XIV. cap. 9: 

1 9 Qt probet : «py Tsf «'«y^ppy «ytifOpyypy tnpsiy fv) f^«p« Avdocc 

*^ » «q^nSi r^fimfflixov: Terpandrum respondentem inveoisse 

f > Ljdiae pecddi baròUon. Sunt autem carmina : tpy pa 

^ P T<p««y9pos «rad* ò Atafiioi svps «l'paoros <y 9sc«ypftfi Avdrpy ^Xt 
» ^ ayrifdp^yoy t4v)Xfts ANpv«)y irv)xn$of , in quibus n|l)lm 



49^ 






amicizia. 

Nulla di manco per 
ben decidere su la ve- 
rità dì sifidtto racconto, 
era mestieri prima che 
quei Glosofi avesse- 
ro dimostrato come ì 



aver cantato aflTermi* Ed 
al certo dell'opera pre« 
gìo era , cbe i filosofi 
prima spiegassero , per 



p dubito f quin Icgendum sii Av^if» 4«W «ynfOoryo» i et 
» proìnde vertenda : quam ( fi»ffiin» ) Ttrpander oUm 
» Lesbius ùwenii primua tk Coeuu Lydio fidium caniui 
» respondenlem , c£i/7i acutam pectidem audiviaaei , 
D u|v}Xaf enim licic non aiMimis , ut Dalechampiut vertitf 
)» sed altnm aonum idcst acutuni reddentem , qualit erat 
» pectidis f ut apud Gregorium ^lasianzenum : ^Muni «1^ 
» Xorcpitesl f^o;p elation. in eam ncmpe suspìcioiiem noi 
I) traxit Philodcmus ìpsc , qui Columna aequcoti ci. 9^ 
» uescio quod Jlivdftpcioy , Pindcui Carmen , procul dabia 
» ab ad versarlo adiegatum commemorat. Vide j qaae ibi* 
n dem adnotabimus. Getenim et Suidas proverbio |Mf» 
w Avsf^ ^^ diserte tradìt Terpandrum a Lacedacmoniii 
» dissidenlibui adcilum in «iNrmtMNS eeoinisse (1) •• 

Dal modo in cui al presente osserTasi il papiro aem» 
bra che possa leggersi ^hutaii e fidinois , poicnè Vepnkm 
è cassata da un punto trascuratO| perchè quasi aiUccalo 
alla parte inferiore del cài del Terso saperiore. Beochi 

Iter altro fosse lecito ritenere ^Xairsioif perchè io Slnbona 
eggcsi fiX<c9Y){A«y e non fiXiaiifMM. 

Non pare all' incontro che mal 11 apponga Diogene « 
il quale , specificando le circostante del latto di Ter- 
pandro , disse aver quello cantato ne' banchelti popolari 



(1) Sohol. in Col. XIX* T| ii« u- 



fótm tf«Y«y qXoya piekti 



493 



Jean ti 6ferKÌÌt di razio- qual ragione discordia 
dnio pdl\Msero frenare ragionevole (a) potesse 
gli animi: ed indi sa- frenarsi per canti irra- 

gionCToH , e allora fi* 

{SfMsiiia vel Fiditia ); allorché avrerlesi non esservi 
presso gli aotichi occasione di parlare al popolo migliore 
di quella de' banchetti | ne'qoali solcasi perciò discor- 
rere delle cose piti importanti (1)^ e fare sfoggio di poe- 
sìa (a> 

(a) L' interpetre aggiunse illustrazione a qaesto passo^ 
per la quale ei ft sembiante di dar torto a Fìlodemo 
•eoMdo i principi! epicurei » wta fpo«oy ^wmm «r«M9 
» a^fji |mXi} XpyiKny 9i»fop«y \ Id quasi in confesso erat 
* apud omnes.Hinc Theopbilus apud Athenaeum Ub,TLVf 
a cip. 5 inter alia de Musica praedicat : r« ufiyi «r«antc, 
» mm 199S Oii|iosc9fft< « hai ras ywfias diofof ovs noLXMe^aviw : 

> morts format , ircicundoa , ei mentes discordes compe" 
s ÉciL At enim Philosophìci esse pensi ait Philodemus 
» iaquirere ^ quonam pacto Musici modi , qui sunt anid 
s inratìonaìe rationalium animorum discordiam sedare 
% raleant , atque tum demum persuaderi de hujusmodi 

> narrationum ventate. Adstruit ergo cum id impossibile 
1 esse I tum de eo inauirendo veteres Philosophos di- 
» stulìsse. Et qnidem Aristides Quintilianus De Musica 
% IbS. II cum ad explicandum adgreditur «^ocoi ^(mm 
» «m^asMOiwrt f » nfi ^otf««s «i'a(h)fA«ra ; quinam rhyimi na'- 

> iurae viiia èini emendaturi suòdii : X<gd» ^ r« |mv 
• «aliuoii nm¥ mf/jyMfok^ f« a< étuti vw oimniOsyr» , ovt^ «7*0- 
» «f tm^ tfvyypa^fdsv 1 ovrs ficumaongk * a XX a yop f « [mv ft»roc< 
a f» 9oyYptt^iuun natixoktuto ^ ra 9$ a^op^fitcup» tat% «'poi «X- 



(i) liacrab. Satorn. VIL 1. . 

(a) Piolarch. dt Mosìe. e net. a a pag 44r. 



494 

» trìkoyK o(mXia$ 9iiìM»Ciro : dicam aiUem quaedam veieribui 
» nonnullia dieta , quaedam ad hoc usque tempus si' 
» lenlio praetermtssa , nec mcriptorunt ignotanlia , nec 
» invidia .... eteri ini atta scriptis ipsi inserebanl , ab' 
» 9Ìrusiora vero fatniliariùus conloquiia reservabant. Plu- 
» ribus deincie eaia d i spula ti onem pro6eqiut|i|f i,>^er quae 
3» sic habct : oti {mv \,-j%y^ uLVfs.xcu 9^ii«^ v«ro rik, jN' opymwd^ 
» fM>u«xv>$ , dMTjtyrs; (iisy cie^ . . . • «k dpyuona fH i) 4'^'X^ «*■ 
» òpfAoviA dea f^yò'iMV , kji iji<y roc vai i] xfltr« fiOiMiKip' ap{AOM0 
V d(ft rdpy fturo^y 0:y»Xo^'!«»y ^weatóo^x^ «lyoufif y^^y ^ rwy ofMKsw^ 
»iLm TX ofAOfft «^^1 0i>7vr<(r«( : ncm Musica , quae in§trumen- 
Hi tis fit f naturaliter aniihum ntoveri omne» noruui, .... 
» quippe anima» est Aarmcnia ijucedam , et quidené 
» narmonia per rhilhmas rxsisiena; qiiae vero in musica 
» esi hannonia cum psr ecmicm proportiones constei , 
» moiis simililKi8f eliam simile» adJecUones simul ma- 
» ventar, Sed alitcr eara quocslionum absolvit Galcnus 
» lib, IX de Hippjcratis , et Plaionis Doji^maiis ; sgmtfpm 
» y»^ <n rovTo xo^}i ot^o rov Xì^^mr^^vv * àttym^ o iaduoikm ouX^ 
» ffMi «a^cvyiyofiavof «d^lovod ro 9pv;^oy ysaanoM hav ocMnifMiwf i 
» KM {uuiMLC tf.xxc. ^tr^^sLxxo[M,yorA «y«Xfi»9 »vlv|flrA f» topifr « oi 

» fon lo/TtfriKov yMX9^^9.9'.iwxai «'pos fdDv ffvXn(*ara»y » sXim X9 
» «raOYjriKoy ni$ 4-^*1$ , eXoyoy yf^xxpxw , é^f€y§tfO¥xat r« » mi 
» «'pAvyoyroi 8c« kcvimom» «Xoydoy* ro fav yjip aXoy^i 8ift raw «lo- 
» yw t)f< «^XctAy HAI iQ P^»Pn * «9» Xoym^ do òia sWìOtxngtfi ts 
» 1UU <v|A»dc«s ; /lam gi/a cfe causa effecium esi, eòsecro 
» ( ita enim Chrysippeos perconlabor ) , ut sifmul ae 
» Damon Musicus tibicinae , qua/s adoksceniibus qui'- 
» busdam iemulentis , insanaque agerUibus Phfygimm 
» canebai » mutare modum in Porium Jusaii ^ eontimfto 
ìk iUi a temerario impetu destiterini ? Non enisn rmtìo^ 
j> nalis facultatis opiniones dedoctre ^ ac mutam isoii* 
» (iìenis valemus ; sed affeciibus obnoxia anima» pang 
N cum sit inrationaiis , ipsa sane moiibua iinra/iQiMfiSii» 
» et excitari , et sedari potest. Ita enim naU^ru CVi- 
» paratum est , ut inrattonale ab innUionaUbus , miio* 
» naie a scientia , et inscitia vel uiitiiatem , vel dtiri'^ 
» mentum adipiscantur. Quae tane responsio » fi ob oca* 
» los IMiilodeinus habuìssct , sedere Epicoreo a)iqiia|eniit 
N poierat , titpoic qui »)lo709 animae parlea admilletew 






49S 



remmo convinti non so- nalmente credere , di 
lo sul modo come le Talete , e di Terpandro 
atìoni di Talele , e di pel canto essersi quie- 
Terpandro sedassero i tali i Laconi ; allrìraen' 
Lacedemoni ; ma anche 
trattandosi delia ere- 
densa da prestarsi agli 



• TracUtetìam hujusmodi quaesUonem Platarchas IrS. dSl 
» F'iriuie Morali ( 1 ) »• 

Laonde il diciferatore prestando fede alla proposi- 
Bone di Galeno , dichiara clie se Filo<[6mo avesse avver* 
tilt che la masica diletta quella parte irragionevole del« 
l'anima , la quale ^ soggetu alle passioni , sarebbe ri* 
Italo alquanto dalla sua opinione ( se pur ooai è da 
intendersi il aedere poterai Epicureo ). 

Per illoatrare vie maggiormente la idea di Filode» 

■o^ diciamo che Galeno lungi di opporsi 1 fu esattameata 

ia ciò aeguace delle teoriche di Epicuro. Questo filosofo 

dialinte in due parti l'anima ,0 sia nella irragionevole 

e nella ragionevole. La prima secondo lui era sparsa 

per r intero corpo e diriggea i sensi e le passioni finp 

ti panto » in cui esse non <di pèndono ds^ ragionamento o 

Al panaamento qualunque : la seconda poi ragionevole 

tisieìde in petto, e comprende tutte le qualitii morali (2),^ 

sia r aoimoy l' intelletto e la mente. Seguendo quindi 

UU .princìpii la dottrina di Galeno è perfettamente con- 

braK a quella di Fìlodemo , il quale ammettea che la 

■ttsica dilettasse Y anima , ma negava che coaunovesae 

la parla ragionevole di essa. 

(1) Sebo!, in Cok XIX. t. i4 , i5 , 16. 
(a) notwli. dt Pl«c. Pf>iloi. IT. 4. 



496 



T0( YsyscrdÀC revoca farft- 
IJLVfoicoiovs * K«c /xftXXoy s- 



oracoli presteremmo fé* 
de al comando dato da 
Apollo ai Sibariti , per 
lo quale costoro chiama- 
rono taluni cuochi , ed 
unguentari trasportati 
pel canto ne^ banchet- 
ti. Ma ancorché am- 



li ricever dovremmo aa« 
Cora de' Sibariti (a) li 
testimonianza , e crede- 
re di Apollo per coman* 
do (b) una volta essere 
stati chiamati da essi i 
cuochi^ e gli unguenta- 
rli : e per verità di co* 



(a) Al rny ^u/Sft^tirdsy si appose chiosa , in cui ti dine 
rapportarsi il rviv ai taciuto isropiay , e sì narrò l'arvani- 
mento cennato nel manoscrìUo » nff ^^i^inn» ) Supplt 
» itftopcoy. Hujasinodi autem historìa , quam salia obscnie 
» indicai Noster , eadcm , ni lallor , est , quam iradk 
» Athenaeus Hù. XIL cap. 3: o «dy« xw dso» Xfn^luH 9^ 
• wotpo^Mifsu ^»tai ( ^ifi*f€tr*9 ) mtf^rflM » km «oiMai Ct|Mi 
» virsp roy [ur^ •uXtXvfMMiy; : Dei oraculum incitasse omim 
» ( Sybariicts \ ad delicaie vivendum , et Uipns moimm 
» voluptate aissolutos. Huic enim oracuia ut parereoty 
» quid aliud facerent , qaam coqaos , et nnguenlariot 
» adcirc ? ( i ) »• 

Per maggiormente mostrare che il papiro aia cor» 
retto degli errori di scrittura avveniamo che 1' eiaerrf 
VepsHon nei vocabolo '^fis^tefi^ Athhe ascriversi ad cr» 
rore tipografico dei volume ^ non a fallo di coloro cht 
rileggeano il papiro , nei quale vedosi questo con posto 
al di sopra aa dichiararlo cassato. 

(b) L' hortamenlo dei margine , ed il /omw dcHi 



(i) Schol. in Col. XIX. aob 



497 

in TOW AN 4T19<T40](^yr«( 

T« ncoXk* , or T^i *(Xiven^. «X- 
^ ?vi ^ KAN aTA^iAtMoy irj>oor- 

2»aOfl€6A II£nAT3Uy«C 9 

mettessimo che il de- storo più tosto per ope- 
mone da Talete e da ra principalmente ami- 
Terpandro inrocato a- chevoli conviti agitansi, 
▼esse sedato quelle che pel canto (a). Ma 
torlwleiize , e che i benché il tumulto (b) 

esser quietato ammettia- 
mo (e), ed i Lacede- 



ipoiiuone corrispondono al iMXtvMirfo$ del sappkmenla 

Or ficcome iJ papiro offre ««>s\h> , manca una ietterà^ 
y f e ael verso posteriore taf s<^ito dalle altre lettere lette 
dal valgariziatore ; cosi non essendoci ricordati di roca- 
IwJo, il quale dopo «aXiv^ avesse altra lettera , cui veniva 
dietro 9tm9 , ablriam ritenuto che nel vMo vi foste una 
Icllerm inutile dal medesimo correttore cancellata con 
pasto f che ora per le lagune non vedeii. 

Dovrebbe però credersi che per J* v*© AfToXXdDvof s'in- 
dicasse la causa > per la quale usa? asi de' cuochi e degli 
ingnentarii 9 rapportando mXMvwnas al sottinteso ^r}fi»pntt$ e 
leggendo perciò ^y(3«pfr«s M><voyr«$ yLSta/tfy^wxwi ai» f mas nm 
n f9 mm99$ yȤo^ v^oAmoXXatyoi et credere Sybariias propter 
JpoUinem ( vel ^polUnUjuasu ) hortatoefuiue cogucs ei 
migueniarios ut venirent. 

(a) Poca è la fedeltà serbata non meno nel sapple- 
Mento, che nella traduzione delle voci «« pMYkw f«c roif 
» e^ memffln ^ m i t» «rplX* oo t^ fdsyfty^ le quali al margine 
ftrooo rese ei sane meiius per istoe epulae ut pfurimum 
fmU f fuam per cantue , e nella sposizione et quidem 
^ tte m m i poiius ope tU plurimum amica convivrà agi* 
tantur ,^ guam canta. 

I ricordati vocaboli comprendonsì in tre versi del 
aaDO>critlo. £ siccome di questi i primi due piesentano 

! Fcl. I. 33 

I 



49^ 

iodisii idonei al «uu imUdv mti f«f «y «\iwuaBX«i^nR y farem 
parola soltanto delle rimanenti tocì. 

U f» «roXX'ov t» ^mmp è da leggersi altramente; poi- 
ché il verso originale, come V incisione , comincia per ra 
«roUa , manca di cinattro o cinque lettere , «n^^n^ «^* 
Mossi però da cosi latte osservaiioni ritenemmo t» ««^ 
V spai 9«ysiy o sia ra «oU* s^ ^«vsir ( muiium canere eis- 
mèbctnl ); ammettendo aver concbiuso Filodemo che niuna 
credensa meritasKro i Sibariti , i quali oltre de' cuochi 
e degli ungnentari onorando molto i ceteristi nelle men- 
se y diceano cosi comportarsi per seguire il coniando di 
Apollo. Che se da' critici si dicesse non esservi alcun 
passo f dal quale emerga aver Apollo prescrilto a colo- 
ro i*aso della cetra, rammcnlcremo quel fatto, pel quale 
dicesi essere stata distrutta Sibari. Narra Éliano cbe 
essendo un giorno snrta sedizione a causa del ceterista, 
che ivi cantava in onor di Giunone, costui spinto da timo- 
re si rifuggi presso 1' ara di qoesla Dea , sperando cosi 
di essere illeso; ma fu deluso ne' suoi ragionamenti, poi* 
che dal popolo già furibondo fu inseguito fin là e pia* 
gato da mortai ferita. Or siccome dopo tale avvenimento 
Tedeasi anasi da fonte sgorgar del sangue in una parie del 
tempio di Giunone , mossi da questo portento i Sibariti» 
fecero interrogare l'oracolo di Delfo , dal quale si pie; 
saei la distruzione di Sibari, i cui abitanti erano o dio ii 
alle divinità; perchè aveano profanato il tempio e violala 
«n ministro delle Muse (i). Varie dì fistio al dir delS- 
culo furono le fasi , cui andò soggetta Sibari. Essa nel- 
l'anno IIL della Olimpiade 83 iu distrutta da qnc* 4" 
Croiona , e dopo essere slata per 58 anni deserta lis abi* 
tata da' Tessali , i quali dopo cinque anni ne furono H 
bel nuovo espulsi dfa' Crotoniati. l*3sendo però i Sibiriti 
ricorsi a' Greci per ajuto , tra costoro i LacedeoMmi ne- 
garonsi e gli Atenieù decretarono cbe dieci navi col cor- 
rispondente equipaggio sotto il comando di Lanpone f 
di Senocrate si fossero adoperate al soccorso é% qatlli^ 
e cosi poscia riedificossi nel Inogo dove cn Sibari W 
ciiià , cui fu dato il nome di Turio da un rivola dttia 
Tnria (a). Dopo aver premesse queste brevi i 

(i) Adìau. Tv. bist in. 43. 
(a) Diod* Siod. XII. 9. 99S. 



voc"^ ^ eu^efss 6<Tcy iccXv ire- 
Lacedemoni air arrivo moni subito dal loro ar- 
di costoro fossero dive* rivo concordi esser di- 
nuli di animo concorde; venuti, in pronto è mol- 
fiicile e molto probabile io più verisimile della 



mìaino nou essere improbabile che i Turiesi o sia i nuovi 
Sibariti temendo novello odio de' Numi rispettassero ol- 
tramroodo i ceteristi \ e però Filodemo reputando sciocca 
tale saperstiziosa opiuione , dicesse non aversi a pre- 
star fede a' Sibariti , i quali per effetto di religiose lalse 
cre^cnse nelle goszoviglie adoperando la cetra tributava- 
no grandi onori a' ceteristi. 

(b^ Lo axaataonw va differentemente Ietto ; poiché nel- 
l'originale in luogo di tft» vedesi C*« mancanza di tre 
lettere > w ^poi. 

Or siccome non ci è riuscito rintracciare ne' voca- 
bolarii una parola che cominciando per C» si adattasse 
il papiro, leggemmo C*/3oloy che per analogia (i) po- 
trebbe ritenersi in vece di dca/SoXov; ammettendo aver 
conchioso 1' Epicureo che Talete e Terpandro operarono 
prodigi non per la melodia di che servironsi , ma ot- 
tennero lo scopo perchè erano favoriti dal Nume ( C'^o- 
^ daemona \ , il quale dava T energia alle costoro ope- 
mioni f rendendole piii ef&caci di qualsivoglia altro 
laeisa f che in simile rincontro potesse praticarsi. 

(e) Nel supplemento Icggesi dsx^fAsO» in prima perso- 
L t^ plurale del presente dell' indicativo. £ perchè il sen» 
I *• richiede il verbo in soggiuntivo , e perchè nel papi- 
R ro evvi df(«>faO» in aorislo primo del soggiuntivo me- 
p ^9 conformandoci attesto , traducemmo dc/if^iiserrmi/s- 



(i) Sleph. lliet. Z^iiopos prò Aiaxo^ìk* 



5oo 



OoLif(3orsfoy » ro)f Mev icept- 

ac; ^fO»ifOvpLeyo9 , xot re- 
fe rctvToi ptaAl^TA xcXguoy- 
T0( 7(y6od9c , xAi Aea Xa^d^y 
a^oyLG9009 neeìSofJievov 
avrovs viceF xoy HoTy ^gorgs^ 



sembra che di questi 
il primo con la musi- 
ca distraesse gli animi: 
scìegliprido Tesame delle 
passioni , o delle ten- 
denze che moderar si 
volcano per soggetto 
delle sue composizio- 
ni ; i cui ragionamenti 
delti con armonia val- 
sero a rimuovere gli 



cosa la spiegazione (a), 
cioèTalete (b), avendo 
prima cominciato a di- 
strarre i loro animi coi 
diletti de' musici modi , 
ed avendo, acciocché 
a quelli grandemente 
attendessero, esortato, 
allora finalmente col 
soccorso delle ragioDi, 
che col cantare istillas- 
se, ad essi aver persuaso, 
che a più sana mente 



(a) 11 rei expUcaiio non h nel testo. 

(b) N< 



Nella tposizione il toi^ p<9 fa reso ThabMt' 
Siccóme di sopra T Epicoreo simalianeamente occopom 
di Talcte e di Terpandro , opinammo che ora Filoa^»^ 
giudicasse pariiuimente dì questi due matici e perchè U 
presente colonna i monca verso la fine da non v^ 
strare proora in contrario , e perchè nel comis' 
eia mento della segncnte pagina leggesi il none Tff 
««y^^ , in guisa da credere che nella lacuna dop^ 
il giuJiaio di Talcu ai icriTetie quello di Terpandro 






* in ppyro post ma desunt quatuor literae , (Asvori. 

** In lacuna dt'suut qu<nque literae. 

*** In originali versus iegitur «>$ d<«>^<:: .. . i) . « • . • y • 



5oi 



uditori dalie opinioni ritornassero (a) ; e tra 

che aveano di già con- il cantare come da di- 

cepite vino Nume preso ai La- 

• • • coni aver comandato y 

che per l'acquistata pul>> 

• • blica quiete dono (b) 



(a) Fino al «por^0ifry)<y<qrOM credemmo esser lecito con 
tlquaoU probabilità di manifestare congbietture. Per non 
iocorrere nell'anatema fulminata a' Napoletani da talua 
foraftiero archeologo non demmp supplemento alle pa- 
role che seguono. 

Benché diverse esser potessero le osservazioni tcn« 
denti a mostrare la libertà con cui si resero le voci 
componenti il presente periodo , per non dilungarci 
maggiormente y ostiamo che il leggi loie archeologo dietro 
esatti paragoni del testo con le versioni , ne scorga la 
enormità. 

(b) Quantunque nel papiro lungi di dono sia discorso 
£ anatema ; seguendo 1 Illustratore avvertiamo che 
poco avvedutamente cfuesti comportossi , allorché lesse 
*' » l l M i e lo tradusse donarìum , fomentando cosi 1' er- 
Yttreipel quale nel cominciamento della presente colonna, 

" d dir deirAccademico , si scrisse «yftOsfMifo^ per avaO/ìt 
■ N»« (i). 

^ (i) Vedi IO di ciò not. a a pag. 4^* 



So2 






T . « 



nar 

VT 



,** 



T«X« 



*Ay 



* L«gl pote«t etiam x ui papyro. 

*■* t Potest etiam «r retinerì pr^e lacuna. 

^^* Lcgcndum est a , X rei ^. 



« sospendessero: che quel- 

• * - li in rendimento di grv 

• • • xia aggiuntavi Fiscrir 

• . • zione aver compiuto di- 

• . . viene verosimile. E col* 
. . • lo stesso patto forse 
. . . aver fatto Terpandrc 

• • • prediamo { imperocché 

I • »sti<ie«i 
COLONNA X3(. 



Ci si diii^ che per rendere niii probtfajli { n^^i mp- 
plemeati era regolare che il volg^riisatore ritenetie nei 
vóti le parole con la stessa ortografia altrove praticai*} 
ma se nel primo verso della pEeseote colonna erronea'-^ 
n^nte si scrisse epsilon per eia ; cotale menda di scrit^^ 
tura non era da supporsi sem^pre, perchè g^U errori ie^ 
niun modo ton da sublii^arii a rcfgola. 



\ 



5o3 

tOTTOU^ Mi TON 9yww 

acy. aXXa //lay xac ro fA£y 
IMITA arYiac^o/oy ovx «x^c- 
BorH «yroPBiTAC rO AE «ivJft- 

a£yy oux oiSaiie^. et 2" ouy /- 

Terpandro li dilettò ne' quelli esso colla cetra 
certami; i predetti Lace- e col carme negli Ago- 
dcttoni avere ubbidito ni dilettava : i Lacede- 
alToracolo, e guidati re- mooi poi , ai quali niun 
polarmente da' ragiona- proposito era di obbi- 
JBe&ti esser cessati dal dire (a; , e col vaticinio, 
tumultuare. Questo fat* e anche forse dalle ra- 
to per altro poco accu- gioni spinti dalla sedi- 
ratameute narrasi da sione aver cessa to. E an- 
Stesicoro , e dal raccon- che quel primo di Ta- 
to di Pindaro non sap- lete da Stesicoro meno 
piamo se i litiganti fos- accuratamente narrasi ; 
sero stati persuasi del dalla testimonianza poi 
loro errore. Se dunque di Pindaro se in vero 

Terpandro componesse 
i litiganti , non perfet- 
tamente indaghiamo. Per 

(a) 11 guiÒUM dbediendi mUtum pfopoùium enti non 



^Hi papiro; ne dalle leslimonianic ^i alu-i scriuori < 

Ke ae i Laeedemoni avessero o no idea di ubbidire a 

lerpaadro. 






5o4 



xAr£arxeuft(Tpi£vay ^oin-' 

tri y «y ìutdiìiwro fiaXkoìf^ 
il Siet ir£^dDy oxstfMo^ • ou 
y»f QSiPTOMf (weifVi <po/3cs **' 



entrambe le avventure 
accaddero pe' raziocinii 
poeticamente ordinati , 
né è da ciedersi aver 
costoro per la musica 
rimessi gli animi ; più 
avrebbero oasi convinto 
se in luogo di rivestir 
poeticamente i loro ar- 
gomenti j V avessero e* 
apresstcon prosaico stile* 
IVè il timore della mal- 
vagita , e deir empiete 
^enò quelli come dice- 



altro se V una e Talira 
narravione e vera,ref- 
&tto ai certo non ad 
altra causa ascrivere aio, 
cbe all' energia delle 
ragioni poeticamente a- 
domate ; poiché il can- 
to in niun modo pote- 
va tanto distingaerst t 
e forse anche piii fa- 
cilmente ciò avrebbe- 
ro ottenuti , se quelli 
con orazione piana (a) 
avessero esortati. Quelli 
poi in niun modo attcp- 
riva il timore di tra- 
sgredire legge stabilita, 



(9) li ¥K^ fu reso per prona anUione. 
ineglio ponderar sia lecito la idea deli* Epicoreo , gio» 
va avvertire cbe i retori greci disiero |>edeiUe lo stila 
prosaico , forse perchè procede pili rcgolarmciite del poe» 
tico ; muUum erUm gupiu pntam ontiiottem , ei quam 
pfidesirem Graeoi vocani (t). 



(tj Qaii|liliAB. Just Otat. X. ^« I. 



SoS 

fjisvoy ^ufbBOuXETaavTA 

si di essersi comporta- come SoIone(a)9 il quale 
to Solone allorclièf fin^ ailoi che di ricevere Va- 
gendosi inebriato, dette lamine gli Ateniesi vo- 
io VjBfSÌ i consigli per leva esortare, ebbe bi- 
sogno d'infingersi pazzo; 
e per elegie ^ che cati 
tò ad essi dare il eoo- 

(a) Pier lo modo come si etpresie la proposizione 
da Filodemo due sono ]ejguise,in cui può quella iiilender- 
si. È però da ritenersi o che Talete e Terpandro anche 
^oDlro il divieto di aringa re al popolo a questo pero- 
rasicfo , essendo plii cornggiosi di Solone , il quale per 
eguale tema s' inCnse pazzo : o pure che non vi iiosse 
alcona legge , per la quale si proibisse a quelli di par- 
lare al popolo, ed allora inutile sarebbe stato il para- 
gone tra Tajiete e Solone , poiché quelli mostrarono co- 
raggio per non esserne impediti da legge e l' altro pe- 
rorò fingendosi pazzo per paura della pena di morte mi- 
nacciala a coloro ^ che parlavano su la gueira di Sala- 
mioa (i). 

Attenendoci alla priina delle mentovate ipotesi , 
àccome pon ci siam ricordati di alcuna legge particolare 
^' Lacedemoni emessa in tale rincontro « crediamo po- 
tersi conoscere }e leggi che baldanzosamente trascurarono 
i due cantanti , allorché considcransi talune costituzioni 
<ii Grecia. Diverte potrebbero essere le prescrizioui tra- 
fredite da quei poeti , poiché é ^ supporsi o che que^ 
^ori avessero mal venerato gli Efori (22) e quei de' Se 
BÌ9rì ( Genuia (<^} ) ^ o pure che pria di perorare non 

(1) Pkilareh. in Sol. vit. Diog. Laert i. IL IL ffi. 
(«) Xenopbout. Laoedaeni. Retp, 
(3) PauMB. Lacouic. IH. ii. 



il èkzyiiac. roil^s rdoy mt- 



ittaglia di Salamina; 
indosi ritenere ioef* 
e la musica a con- 
e o deprimere gli 
li , non allrimeati 
futili sono le lodi 
3ssa attribuite sul 
sso che pel canto 
gica fu la guerra de- 
epigoni , dichiarao- 
in ciò contrarii al 
ro Diogene, il quale 
ifestò opinioni pi^ 
edibili, € che meno 



sigilo . Le stesse co* 
se affatto bisogna dire 
de' portentosi effetti , i 
quali dal volgo ascri- 
vonsi ai carmi de* se- 
guenti musici (a) , né 
altra più improbabile , 
come questi spiegaxio- 
ne abbracciamo. 

CAPO XI. 

Se h muska sia da cùm- 
mendani con qumto nO' 
me che alla reUgum 
eerva? 



tto dair Eponimo (i) presa la corrispondente li' 
L I che in Atene davasi da* PrìtaDi dei concìlio de* 
uecento (a). 

[a) L' «ts x^ f «i^^ov^y y^Xos fu Tolto de mmquentìnm 
lem canta al margine , e de porientodé mkeiSlaij 
insequentìum Musicoram carminibue nella tpod- 
. Non pare che r^ccvoM^y fosse da rendersi inaeqam' 
aeiatum e perchè V Epicureo avrebbe dovuto par- 
lente confuUre que'CitU già ritenuti valevoli amo* 

PaosiB. ibid. 

t) Antiphon. de Oiortat. Poltoc oDom. VIA. UL ifi* D*^ 

• in Tiraocr. et alii. 



5o7 

Mrarc U eificaeit della nasica : e perchè non sembra 
ebe vi fosse unta looUùaoza di tempi tra 1' avveni* 
inento di Talete e Terpandro , e le avventure scarsa- 
mente ceooate nella nota dell' interpetre : » toSs §^ 
» tow ««riyovajy fuXos ) Eadein ncmpe responsione utenduqd 
» ait adversus ea , quae praedicarentiir de aliorum Mu- 
» sicomm miraculis siye in sedandis , sive in excilandis 
a animi motibps , qualia vel Damoni , yel Cliniae Pjr- 
» Uìagorico , vel Empcdocli , yel 4^uti(^eni vel Timo- 
a theo adscribebapiur (|) ». 

Ifella ipotesi c|ie Damone , CHnia , Empedocle , àq- 
Ugf ne e Timoteo ppn la musica operassero de' porlen* 
|j y per sostenere che di tali prodieii parlasse Fiiodemo, 
ei SI dirà forse che non avendo di taluni di essi par* 
|alo ne| res^ del papiro, regolare era che ne avesse latto 
parola al presente ^ pia per mostrare la insiissislenza dì 
essi maiainente si sarebbe regolato V alidore ^reco deno* 
Uadoli con si vaga maniera. 

Or aiccome , giusta le il||istraaioni dell' interpetre 
iMMipare 1' fircyqy^ usossi in un senso difierente da quel- 
lo ammesso ne' vocabolarii ; ma anche anale aggettivo 
«•rebbe sensa un sostantivo certo, cqsi per nostro giù- 
fiffio il vocabolo ip quisUone è da ritenersi qual nome 
pioprio de' discendenti da^sette dupi contro Tebe. 

Affinchè ben si possa comprendere il presente passo 
credianio nostro dovere ricordare a' leggitori le cause 
Moriclie della rovina di Tebe. Allorché («ajo re di quella 
menò in pioglie {ocasta od Epicasie figliuola di Creonte» 
per oracolo seppe che sarebbe slato col volger degli 
inni ucciso da un suo figlio. Spinto da tale tema quan- 
do Giocasta procrea» £dipo ^ lo consegni) ad un pa- 
ttare con ordine di ucciderlo e forargli i piedi^ ma a ca* 
Pae di varie affettuosi sentimenM il ragaazo ebbe soltan- 
i piedi traforati ; ed essenido stato poscia a]>bandonato 
|| luogo solitario fu preso da un guardian di arpienti , 
il quale lo diede a Polibo re di Corinto , da cui iu 
csnto negli strazii ricevuti^ e venne educalo fino al- 
keià adulta. Siccome al giovane già fatto adulto fu detto 
VjOD esser figlio di quel re , costui stabili di interrogare 
Inoracelo , ed aver cosi notizia de' suoi genitori. Essen- 
ti perciò un giorno incamminato verso Selfo nella Fo- 

(i) Scbol. in Col. XX. r. ai . aa. 



5oe 

cide tMncontrò in LaJ0| il quale recandosi da incognito 
nel medesimo luogo , per briga con lo sconosciuto figlio 
fu da costui ammazzato. Questo fatto rimase impunito in 
guisa che potette Edipo dar termi uè al suo viaggio e resti- 
tuirai in patria. 

Dopo aver prese Creonte le redini del governo dì 
Tebe , siccome la Sfinge pel suo enigma infestava quella 
contrada , il nuovo Re si obbligò con editto di dace in 
moglie la vedova regina a chi sviluppando 1' indovinello 
distruggesse quel mostro. Animato da nobili pensieri Edi- 
po soddisfece le brame di quel monarca in modo da me- 
ritare Giocasta in isposa, ed essere sovrano di Tebe. Po* 
sciachè costui ebbe con Giocasta procreati quattro figli 
tra' quali Eteocle e Polinice , avendo saputo che invo- 
lontariamente si era sposato con la madre , si cavò gli 
occhi y e si ritirò in una spelonca di Eumenide , dove 
assistito da Antigone sua figlia terminò i suoi giorni. 

Entrambi i figli maschi, Eteocle cioè e Polinicei avea* 
do diritto al trono di Tebe, stabilirono 'di regnare un an- 
no per ciascuno alternativamente. Ma siroil patto non ebbe 
esecuzione , poiché scorso il primo anno Eteocle lungi di 
rassegnare il trono al fratello p fece comprendere di non 
volere giammai eseguire la convenzione già secolui avuta. 
Irritato perciò Polinice andossene in Argo , dove sposò 
Argia figlia del re Adrasto , il anale | dopo un messag- 
gio dispregiato da Eteocle, risolvette di portar ^oerni 
a' Tebani e revindicare il trono al genero. Accanita h 
la zuffa tra le due armate , in guisa che essendo morti 
Eteocle Re di Tebe ed i duci Argivi PolinicCi Tideo. Aa* 
fiarao, Capaneo, Ippomedonte e Partenopea il solo Adrasto 
rimase illeso da tale strage. 

Questa vittoria non fu durevole pe' Tebani; poicbè gli 
Mpigoni o sia i figli degli Argivi là ammazzati spinti di 
amor proprio non che da sdegno per quella naaione|il cai 
re Creonte successore di Eteocle avea negata lepoltara s' 
cadaveri di que' combattenti , sotto la condotu di Ak« 
meone od Alcmane secondo Pindaro rinnovarono la cnef* 
ra ; per la ^uale i Tebani dopo una sconfitta abbandoni' 
rono i patrii lari lasciando la città in potere do' Dcaici i 



fu^oyfa^OT «AT€oy correy. 



5o9 



xu>modansi alla intel- Gi& poi della interpe- 
fgtnxtk del comico. trazione del comico è 

da dire (a). Sicché a 



le ne affidarono il regno a Tersandro figlio di Poli* 
ice (i). 

Parlando però di tal fallo Filodemo è facile che ri- 
:tea i' esito felice della uhima battaglia non dall' usa 
si canto giasta il sistema di quc' tempi invalso in en- 
inibe le armate (2); ma dal coraggio degli Epigoni, 1 
■ali per effeilo di grande virili morale energicamente 
MieoDero quella gnerra (3). 

Laonde l'Epicureo a meglio illustrare i fatti di Ta- 
Bit e di Terpandro li paragona alla guerra degli £pi« 
MI cn'Tebani, di coi i primi oltre della melodia erano 
«ni da nobili e forti sentimenti , ed i secondi limiu- 
|MÌ alla semplice armonia senza che vi fossero accop- 
tali robosti pensieri ; avendo forse in ciò riguarda 
le descrizioni che di tale fatto avea date Omero nel 
IO poema sugli Epigoni diviso in sette canti^ ed al pre- 
ste del tutto perduto (4). 

(a) Il to KM fcsra rvjs i^i99\yM9itìt% xw yusty^Zoyga^w ^»* 
m 99ttp guod etiam secundum comici poetae 9en9um di* 
tndum esi j e nella sposizione yam vero de comici in^ 
frp^eiaiiane dicendum est fu unito ora al periodo an- 
icedente ed ora al seguente : » «ai fisr» njs ««n^niiMiaf 
»a*r. X. ) Quo haec potissimum respiciant , divinare 
* Ben aademus. Mos ntique cum antccedentibus ea co« 

(t) Diod. Sfcal. IV. 186 et seq. Paosan. Boieot. IX. 5. Sciiof. 
IfdL I. 3o8L et II. 906 Sehol. Homer. ad Iliad. IV. mit- Sehol. 
làrip. PboentM. 169 Phot, in lex. Suid. toc. T«>fAvi<y(a. 

(3) ìla&im. Tjrr. dist. XXIII. 3. e not. ^ a pag. 143, 

(3) Pindar. Pyth. Vili. 6<r et teqq. 

(Ó Fabrìc. Bibl. Graec 11. e 9r Herod. IV. 33. Tzcti. ctc. 



5io 
Dì qui passando ad quelle cose , che scrive 



9 pulavimasy patantcs comici auctoritatem a Stoico adla- 
» Uni ìlluc pcrlincre : ìllud enim fMr» é^ai^yixctiais nego- 
» tìam i'acesdivit. Sod si illud far» interprcleris «<f( , 
» quod sane nusquam j quod iiorirous , ot!ciirril , vel 
n potius prò erroneo (*«rft substituns ««pi , omnia plana 
» nunt » et cum scqaen*ibus rito connectì qocuiii : ita ut 
» hinc iocipiat cap. XI , in cujus fine ìterum Comici fit 
ji raentio : atque sensus tum orli : iam vero de Comici 
» interpretatione dicendum est. Itaque gradum facienlu 
lè ad ea j guae de pletale scribU ^ eie u (/). 

Quel volgarizzatore però credendo che erroneamente 
fosse scritto f^sr» per «rspi , òenchè nel margine avesse ac- 
coppiato il comma in quislione all'antecedente propo« 
linone , correggendo se stesso disse doversi quello unire 
al seguente capo, dovendosi ritenere essersi per errore del* 
r amanuense scritto (Mr» in vece di «r«ff. 

Se bene , non essendovi errori non corretti nel papiro^ 
potesse aver Fiiodemo scritto fAsr» in luogo di «fs^ per 
effetto di qualche atticismo al presente sconosciuto i non 
è da ammettersi che le voci in questione facessero parte 
di novello periodo e perchè non son precedute da segoo 
indicante tale cosa (2) , e perchè il xo qual reiatipo ri* 
guarda proposizione antecedente e non seguente , e final- 
mente perchè del comico ( ii«(*»9oyp«fov ) rammentasi nel 
capo decimo non già ncU'undecimo « o sia di esso parlali 
ne' periodi che precedono, non in quelli che seguono la 
proposizione in disamina. £ siccome sul («iv dì ^ uXmfmf^ 
evvi l'obelo: nella idea che talvolta potessero tu'' ver- 
si scriversi i segni di punteggiatura ad essi attenenti ;ri' 
tenemmo che pel ro hai cominciasse il breve perìodo 1 
con cui Filodemo dichiara di dar termine alle osser* 
vasioni da lui fatte per la intelligenaa del comico. 



(1) Schol. in Col. XX. V. 95, 
(9) Sciniogr. Pari. II. cap. i. 



Sii 

esamiDare le teoriche sulla religione (a), inoì* 
manifestate in quanto trandoci ^ qneste ripor- 
alle azioni di pietà: aT- 



(a) L^accademico rese V^ocuflim nelle Temoni per re* 
Uffone^ e nelle note ^ pieiaU » tiat mf à ff»^ «c^ n)f 
» 99a9fittB§ ). Liberal iam Noster soam fidem , qaam Col* 
» XII' V. 16 ei seg. oblila verat, te mox responsione! 
» adlatorarn ad ea ^ qaae Stoicns de pietale dispuUive- 
» rat. Primuin igiior argamentam , quod per Muèicam 
» Aonai9 Diinniiatem plerique prosequaniur , rejicit , 
» cxcipiendo plarìmas esse artes, per qaas Dii bonoren* 
» far t qaas lamen tanti faciendas esse nemo anos €on* 
» teaderet » (1)1 

Se da grammatico ponderasi il periodo ^co Te* 
desi asalamente essersi confuse le toci di religione e di 
pklà y poicbè per religione ( rdigio ) inlendesi il timore 
che ti ba delrEnte Supremo ^ e per pietà {pietas ) vien 
designata la Tenerasione con la quale onorasi cbiunque 
lispeitaM (3) 9 in guisa che la religione ha bisogno della 
(ìetà ma la pietà^ allorché non rignarda i Numi è disgiun- 
tft dalla religione; Religio Deorum cuUu pio contine» 
tur (J). Tum maxime et pietas et religio versatur in 
emmia , eum rebus diuinis operam damus {4). 

Ciò posto siccome Filodemo intraprende l'esame della 
energia «ella musica adoperala nelle cerimonie praticate 
ìb Tcneraiione delle divinità , regolar sembra che facesse 
MTola della pietà {pietas ) non già della religione ( re* 



(1) Schei, in CcL XX. T, 94 , die ia realtà é il 37 deOa 
cofciiiia. 

(3) Tom. Klys. toc. Pim , MUligie. 
(S) Ciceran. et Nat. Deor. 1. 4^! 
(4> Id. Lcf. U. II. 



Bll 



fisv ^ dbj , et X*P*^ T^^ Tlll«. 
odxt ro Oeiov Sia mov^inw 
uro Tojy «roXXvn ^ oixsiay 
«yjtc rnv fcouJiKHw tu? év- 
Oè^eicts oir\(50fAed» , holi ia»- 
yeifiiKrw oiì\9oUEBA ^ 
KM ar£(^ftyoirouTiKuif , kai 



TertiaiDO che se si cre- 
desse esservi metodi ia a- 
naioga alla religione^per- 
che la Divinità onorasi 
per mezzo della musica^ 
dwrebbepure ammetter-^ 
riesser quella idonea alla 
cucina y alle cose a que- 
sta attenenti , alla koo- 
na riDscila nelle intra- 
prese di valore^ alla on- 



re possiamo (a)* Se (b) 
per quella causa » per- 
chè dalla mollit Udine 
degli nomini per la mu- 
sica onorìs» la divioitki 
essa mosrca faraiglrare 
alla religione , ed af- 
fine riputeremo ^ fuor 
di dubbio tali ancora 
saran da reputarsi da 
noi molte altre arti (e)» 
la cucina • (d) cioè 9 i 
quella de' lavoratori di 
serti (e) , e la nnguea- 



(a) II raponere haec po99umaB corrisponde al iff- 
eamu» della versione tecondo ooi , pel ^ uale 
io peniiere di rendere il Isym yu^ di r ilodcnK>. 

(b) Perchè l'Interpctre si avvisò che dopo il 
cominciaMe novello periodo , Irasandò il volgari» 
dell'US che avea rapporto col IsymyiMw^t lece supporre 
che Dcir originale vi foMe cielo del tutto iosiMNMeBtf 
in quello. 

(e) Oscm-a è la fntelligenza di qoesla frase , e uU 
difTicohà produce»! da che la parie integrale di C9f> 
couicfiea»! negli ultimi versi della preseute «oloisaa 9 



5i$ 

I forono ipiasi intenunente rainali per le fati imi. 
i. Riserbandocl In altra nota di esporre )e nostre 
^tttre diciamo che il procul dubio faies etiam re^ 
a# a nobis erunt plure» aUae aries non è nel 

) A mostiare cbe nel papiro sieno corrette Je men* 
crìttora , aTTerliamo che le tocì f*a7<ffiKV €ii|oof*«0« 

•crltle doe Tolte , e che però la seconda fiata 

rentesi indicarousi cassate. 

I Diversa inenle intendemmo Io óX9^9o^ontmafifj poi» 

9 opponesì non solo alle norme di filologia greca^ 

che al papiro. 

irnchè sembri nna tale voce rispondere esatta* 

al rimanente periodo , considerando questo pon« 

sente ^ avverlcsi I. che il «otr\my^ usossi o come 

koy o come aggettivo. 11. che nella prima ipoteai 

i|mti| iiitendesi ars poe/ica , ars facitndi carmina. 

m nella seconda supposizione T aggettivo «ron^fmof 

in senso di facUndi vim habens , per gttem ali^ 
li* IV. Che anche ripetendo dall' aggettivo il «w« 
del vocabolo in quistionc ^ potrebbe a questo at- 
ri il senso astratto e non l'applicato | o sia avrebbe 
ledersi della scienza di procurare allori , non ^à 
tt che a ciò conduce ; nel punto che nel papiro 
eri della influenza della melodia nel concreto : 
Baalmente che nn tal vocabolo non è in alcmi 
Micato ne' diiionarii. Bla tutte cosi fatte ragioni 
Bggiere vigore allorché vcdesi che il papiro in vece 
iisìi idonei alla voce in quistione presenta orsfaye» 
pna di iota , «i t mancanza di tre lettere , meiao 

lacuna» per una lettera e mezzo i «i ì e quindi è 
gersi cuftOHtwfomha» km. 

• aicGcme per T autorità di Polibio ci assicurammo 
o OTifJiyos talvolta adoperato in senso Ai premio 
sortasi in battaglia , palma , gloria , corona od 
■iile(i)> così ritrncmmo avei Filodtmo detto che la 

in ninn modo influisca a fare acquistare le va- 
terie ; affeimando con ciò aver Filodemo rammen- 

costume, pel quale veniva la melodia adottate 



Polyb. Ti. 3g, X. ii. XXXII. ii. XXII. 17. 

'd. I. 34 



/Kups-lixviy , xjte (fcroiroiHTi- 

SofftcxYiy 9 Ypa^txYiv , irA»- 
aTiKYiw roLs r*p texna< , d^^ns^ 

tarla, air agricoltu- taria , e la pistor 

irarchitettoiiica, al- a questi ancora (b) 

Itura, alla plastica. . coltura , V archii 

. ca , la pittura , 1 

lina ; imperocché 



iuochi di Grecia, e nelle guerre sostenute dal] 
parte delle nazioni a lui contemporanee. 

a) Il <fitoicotr\ma\y non è da annraeUersi e per 
gioni delle nelle antecedenti note non sarebl 

caso di usare il «'o(v)nxv)y , e perchè essendo 
ustione contenuta in due versi del papiro, n 
li essi leggesi orr « mancano due lettere me 
i di omicron , laguna di una lettera piccola 
eua y ed indi il chi co' punti illustralo i 
3 lavoro letterario (i). Dovendo però legge 
^{ per la spiegazione di esso ci aitenemmo i 

il quale osò del Arcnrocncof in senso di ad 
fnda y et conficienda perlinena ; ritenendo are 
\o V Epicureo che se la musica diceaù cap 
ire le divinila sul riflesso che era adoperali 

sacre , avrebbe dovuto pur dirsi che eati 

a procacciare vittoria ne giuochi e nelle i 
1 buon esito delle operazioni falle da cole 
> gli antichi aveano cura del vitto : le ^lU 
venivano accompa^fnate da melodia. 

b) Siccome sembra che in luogo di «fi in le 
? avrebbe dovuto l'autore usare del ««f eA, eoe 
imo essere slato V %n scritto io luogo dì 9m 
ì deir errore generalmente invalso preaso gì 

) Santo di Scaìogr. Part IL cap. 5. 






* In lacona poit « desont hotcA litfme, post y srpkm lìitc^ 
nt fappIcBCkie soot , et prò ymre in originali Iettar «oiro. 



li di fai fatta, eguaN 
mente che molle altre 
alla religione in alcun 
modo sonò familiari (a). 



cU librarli, i quali confondendo qnefte Toci seritcano 
Micie elle dcvea essere «vi (i); ritenendo con ciò es- 
seni àmMM a' differenti accnsatÌTi la corrispondente pre- 
poaifievie^ la quale atticamente non era stata collocata nel 
pvÌBCÌBio della frase. ^ 

(a) L' hujutmodi enim artes , aeque oc plurea aliae 

fel^fimni aliguatenua sunl famìù'ares risponde al ras y«^ 

ft]p«f «e«cp «oXXcs 9 e'Kfias «y fis y.^'octo. ]] supplemento 

praticalo a questa parte del papiro non può aaaltarsi e 

|eff la tiarle materiale^ e per la parte morale di esso. 

Gli mltimi quattro tersi della presente colonna an- 

èarono molto guasti per la eruzione vulcanica , di ^uisa 

ém soltanto i primi due di essi furono inteipretati , e 

|li alui d»e tennero trascurati perchè di difficilissimo 

ivpplevieota. 

• àiìncbè il leggitore possa formare concetto cbiaro 
£ tatto y atTertiftlno che di questi il primo verso ori* 
^ì lavile comincia per tf r , mancanza di una lettera , «q # 
jy^ ^eito y , ras ^ asta trasversale di gamma o di piccolo 

(0 PiersuB. io Ifofrid. Altie. Lex. vox, t*ofif r«vf# 



ì 



5i6 

fnu, meteo alfa mancante d^lla linea trasvertale ittleriore, 
luancanza di s^lte in otto iellerc , «> v manc|inEa di una 
lettera , tp : il secondo verso comincia per pi , mancaou 
di otto in nove lettere , > mancanza di sei o s^te lettere, 
pi che potrebbe ritenersi pure gamma poiché la seconda 
perpendicolare confondesi per libra di papiro , «ero ; il 
terto è senxa le prime diciassette o dieciolto lettere, Xmi: 
il quarto finalmente manca del numero delle lettere 
come sopra , ed indi <«sc , che può pu ranche ritenerci 
coUata a caso(i)) perchè vedcsi troppo a costo al supe- 
riore Xoao. £ benché la frase letta daU* iuterpetre noti 
si confacesse al niinicro delle lettere capace nelle lacune 
<lel papiro j qualora V archeologo seguitasse a prestar 
i'cdc alle idee nel volume , nuu siirà luuri proposito os- 
servare che altra dovrebbe essere la intelligenza dcirin- 
tcro perìodo , il quale giusta la interpretazione del yoÌ- 
f;arizzatore presenta dubbii , che ne rcndonò^ncerti del- 
la verità. * 

L'Accademico apponendo nota al «m pLAyst^xa^y opinò 
aver detto Filodemo : che se credeasi la musica accelU 
alle Divinità^ perchè adattavasi nelle cerìraoDÌe sacre; 
doveasi in pari guisa giudicare dell'arte della cacÌDa i 
cui cultori erano adoperati ne' sacrilicìi : i> «« iMiyi^^nt^) 
)» Nemo sane mirabitur , si Noster inler eas » qaae ti 
M pietatem fovendam aliquo pacto inserviuat , prtìiÉLm 
ih tribuat locum coquinariae. ScìIuiq est enim cfnsi 
» antiquitus , omnes sacrificiorum ritus , et ceremooisi 
ìt calluisse , qua de re non contemnendaia.^ sed digoi* 
» tatis , saactitatisque plenam artem profiteri ceosebin* 
M tur. Pluribus id docet A.thenaeus li6. XIV cap. ài f 
M ubi praeter ea^ quae ad Col, V. v. 116 (a) adlegavi- 
» mus , ait: on ^s Wfivov km i fA«y«tpntij, fMiOscy ««ny «a t0 
»> kòn'irp^ xfjpvH»y • wZé yap yLOLystpoDy usi /Sovrvw'dDy tmttxw t$l^ 
» venerandam esse coquomm artem liquei em Aikenùn* 
M slum praeconibus , qui ex ordine coquorum , ei vici' 
I» mariorum fuerunt ; et panilo infra mulu ÀDthemio- 
I» qìs carmina reciut , qui in SamothracibuB ocquo^ 



(1) Vedi tìol. a a pag. aijo. 

(a) Sopra di ciò redi la corrispondente nota nostra ft a pig. j 



5i7 

Bral de natura di$cc|juiiteui , quorum hoc €sl 

D : 

of wai^nMf «rXsior» «iJocTfiwiv&xO' óXo^ ' 

7e9tis omniòns ex arlibus coquinariam 

fd pietaiem omnino coièluUsae plurimutn ? 

^ide ìoleriin ^ (|uomodo lieic Librarius no^ler hai* 

lus bis exaraverit xai fi^ydipiXYp^ ofYi<jo(AsO« ; fraudi 

ipsi fueral vcrbuin Q^^'io^i^9, \\\ uno atque allcio 

ob Àuctore repctìtum ; quarc inox suurn ts^\^ 
dvertens uncis inlegrum versuin abradondum in- 
: quod ileruin CoL XXIX , ac tei lio Col. XXXVl 
lam ab indiJigenti hominc coru«s , ut miitime 
» I te ista HofifiATA uou a dictajitc , scd e scri£)ia 
Isse (il D. 

oaaDtunque il deciferatore arcsse mostrato crc- 
I tempi andati che influisse talvolta la cucina 
i di pietà y in nino modo può aiumeltcrsi avci; 
l'Epicureo rammentato; poiché avrebbe dovuto 
»llo dichiarare che I' unguentaria , la pisioria , la 

p V agrieoliura e le altre aiti connate nel uianO' 
renissero usate in quelle cerimonie. 
MI p^rò da cosi fatte ragioni' ritenemmo aver vo* 
r 1 autore greco di non aversi a cicdere che la 

di^per sé sola fosse idonea a pi od iure gli eiftlii 
hlle^cose cui essa era accoppiata \ non dovcndn^i 
m'esser dessa utile alla, cucina > alle opere di 
al conseguimento delle vittorie sin ne' giuochi 
e battaglie y air architettura , etc. dal perche al 
klaio tali rincoutri era ado[)crata. 



SchoL In Col. X\. ?. 34» 



5i8 

• • ♦iXoJo* 

*^ . . eitet 



COLONNA XXI, 



» • Inoltre a questo nostro 

• • . filosofo di tal fatta un 

. • • . • • • • argomento non soffra^ 

• • • ga ; ie pure per essf 

se voglia a se costai 

re (a) , niuao giammii 

ffè evvi citi onorasse gli degli Dei opori^si (b)r 



(a) U praeterea àuic nostro PAUqsop&o kufusimH 
t^gufnenlum minime Muffmgatur ; si ^tUdém per eam 
si sibi constare velit fu supposto negli ultinit due reni 
della coloaaa realesioia ael tif Uo trasandati oell' ialtf- 
petrazioiie | nà dal leggersi talifui vocaboli di essi Ì4 
carattere tondo dee credersi esser quelli nel n|anoscrittOf 
nel quale evvi il solo ««se reso per siquidem per eam» 

Se beue varie fossero le osservasioni che potrebbeff 

Sraticarsi sopra cotale proposisione | credianio riaetientf 
giudizio al sagace lettore ad oggetto di non interteae^ 
a lungo nell' esaoie di cose non èsistei|ti nul papiro. 

(b) In luogo di rcfi»r«( il papirp presenta ri|M , metf* 
Jota p kappci mancante delia punt« inferiore doUa lio^ 
perpendicolare > »(• Riteucinino però fifju «m q sia f^ 
1UU rapportando roi9< tu all' idea generica di chi chetici 
autinetieudo aver dolio Kilodeino che uiuua oner^ ^ 
Diviaità per mcuo deljia mugica. 



itou usar» ro\^ orooinovs oi'^ 
icoXkot Osots oyres e^OfOi^ 
IMI «yoYiToe rois oLM^iy^s 



Sig 



oichè secondo gli 
essendovi molti 
i i quali son coq- 
lle Divioilà, que- 
; sono spinti da- 
TÌ che tributan- 
rsonaggi illustri. 
i è da osserva rsiy 



Imperocché secondo i 
dogmi degli Stoici ^ es- 
sendo tutta la moltitu- 
dine degli uomini ne- 
mica degli Dei , e stol* 
ta (a) , i veri onori del- 
la eccellentissima natu- 
ra (b) neppure sogna- 
rono (e). Come anchC) 



Alle voci : Propterea quod secundtim Stotcorum 
f f cum universa hominum ninltiludo Diia sit 
ei stilila si assegnò nota che così Jeggesi; » x«t» 
fSMHOvs 01 «oXXoi 0<o($ ovris &xò^qì ) licruiii Sloico 
lur paradoxo , ul ^luicuiu coril'ulcl. (juid eiiiiu 
«t ) ali , quod Divinitas per Musìcam honorolur 
wy «roXXo^y, si seciiiidum Sloicos o« tfoXXoi suiit 
Let ^ et Diis inlensi : ci prolude^ de vcris suni- 
nalurae dcbitis Loiioribus ne somniaruol qui- 
f vide, quae jain adnotaviiuus ad CoL XL v. 
volga l'i zza lo re però crcdeltc aver Filodemo eoa- 
cIhs vani erano gli sforzi praticati da Diogene a 
e etser la musica profìcua nelle cerimonie sacre , 
al dir degli Stoici - la moltitudine era stolta e 

degli Dei \ soggiugnendo aver 1' Epicureo con 
lio al paradosso del portico, illustrato uella nota 
> 6 della colonna XI. 

siccome altrove mostrammo la intelligenza del 



S2Q 

ciuco apoiemma (i^; avveniamo che le idee .dell' iuler» 
petre tiuu sono da riieaersi e perchè da quull'aMioiua noQ 
dediiccsi eiscr la mollitudine nemica degli Dei t e perchè 
gli Slaici ritennero che le Divinità con {osterò ca|uici 
che di solo amore e di soie azioni giovevoli per gli UiHin • 
dì. Aia affinchè possano ponderatamente giudicarsi le idee 
nel Ispiro, crcdiam nostro dovere di rappuiliire 4iii|iiaate 
IBasiime stoiche su tal punto. 

Da taluni filosofi antichi si liconobbe la csidtcn/a 
di una itage immutabile ed eterna , per elTcìio dilla 
quale accada ciascun avvenimento della nalura (:ì). Cìil'9 
il vigore di questa h^gge aun* pensatori separarousi iu va- 
rie opiaioiii. Democrito^ Eraclito, Empedocle ed Aristotele 
éostennero che qualsieii evento umano foste a quella iu* 
mutabilmente iocgetto ; altri tra' quali Talete , AuauiiNau* 
dro , Timeo di L^cri , etc. dissero che essendo gli esseri 
animati capaci di moti volontari, per questi aou dipen* 
deano dal destino : Criiippo finalmente ad oggetto di 
conciliare tali pareri opposti tra loro riteaue che cani 
astone umana tosse prodotta da duplice cagione , e di- 
stioguendo queste in perfette e priucipaliyed in fomentanti 
e prossime, opinò che il lato soltanto influisse nelle secondi 
di esse. In guisa che secondo lui ciascuna asiane dipende 
dall' essere animato in quanto alle cause perfette e pria- 
cipali , dal destino circa quelle prossime e fomentanti: 
jéD miài quidem videUt^ , cutn duae senlea/ùre fiuMten^ 
ifeierum pàiiosopAorum , una eorum, qui censereni ointtif 
iia faio. fieri , ui id faium vim neceuilaiU afferret , «* 
qua Mtnientia DemocriUu , HeraelitU9 , Bmpedoeém i 
jériéloiele$ full : aUera eorum , quibue videreniur m0 
uUo fato eue animorum motat ooluntarii : Chrydppi^% 
iamquam arbiter honorariuM , medium ferire voùoi^' 
§ed applicai $e ad eoa poiiu9 , qui nectaeiiate mel0 

animo* liòeratoa voluni Ckryupf^*^ 

auiem et oum necessitaiem improòani , et nihU m/^ 
$ine praepoèUU causis evenire , cauaarum /genera J^ 
eiingtiil f ui ei necessìiaiem effuì^iai , ei reiineai fmiu^ 
Cauearum enim , inquii , aiiae siàui peifeciue g ei pf^' 

(i) Ved. xxoi d ^ p«2. 376. 

(i) liiOiiuS' dÌMcrt. XUi. iur li PbilMQ^b, StoioieaB* 



531 
/ aUoé odJuiHinieM » ei pix}mimae, Quamobrem cumit 
f ommia /" ^ ' 



/aio fieri causiti oniecedentìLus , non 
le- ùuMigi volumué ^ eausis peffectiè « el principaiiòus^ 
éeoMMéU iìdjuoanitòue ^anieteifentiòas , et prKtximie^t), 
£i però d^ni Iddìo ««sere imoMiUiley razionflU, per* 
Ite», iaielligente n^lla bcatiludiiu^ e k^oIo d«Jr tini ver - 
(3) ; per iM<Aini intese il molo lonCìnuo per Olezzo di 
li lùiie le ooie regolalametìte seibano ]'«iniofìÌ4i • c<'n 
li forono d« priocipio fif.nbilfle : Ìcxi ìii ^^i^c^, ^5 ^ 
r(f «i«9iyi^ ««fi 4Hf$fiuinwk ^ó^ov^ , ^orfXoua» f< «ai 

^ìèu» àften^lè^ {S)\Esi autem nalurae habiUta^ ex seìpso 
•IKMB aceipieru ,juxta seminaìes raiiones j effìciensque 
eoèUinene ^ quae ex ipsa constai , atatuiis definitisque 
mporibue , iafi'aque /aciens qualia sint ea ^ a qiubux 
mnki /uerii : per tato dichiaro Ja legge o Ja raus» pro- 
witriee dell* ordine di natura : «crn d«' iifioippivi) mt!m 

hf . «ttiSffiPt fatum connexa terum series ^ sive ratio per 
MÈI mtindu$ admini&truiur ; e finalmente dando al 
ìm irnofne di provvidenza di<6e che tutto nel mondo 
ffijfplaftse per efleUo di questa : J^ico igìtur providetiiia 
^eomm nmndum ei omnes mundi partes et initio con^ 
HuUmm eaae , et omni ternpoie administrari , eamque 
kpmiaiionem ire» in partes nostri feie dividunt ; qua - 
vm ptMTs prima esi quae ducilur ai) ea tatione ^ quae 
oeei esse deos : quo concesso , confilenduni est eontas 
msii ì o mundum administrari. Secuìuìa est auiem , quae 
bcel , ontnes res suhjectas esé^e natiinie sentienti , ab 
^que omnia pulcherrime gè ri ; quo censi ituto , segni tur 
h anitnantibus principi is eam esse genemtan?, 7eìiia» 
Me esi f qui ducitur ex ad mira t ione rerum coeieslinBS 
tiqus tmrrestrium (5). 

Laonde egli ritenne che Dìo fosse l'anima del mondo: 
die il oioodo era l'esleosione uni versale di <|uest' auioui* 



(0 CioeroN. fle di. XVII et XVIIL 
()) DtfMT. Lacrt. VII. 1. 72 et \kl- 
0) M. VII. 73. i4«. 



(4) Ib. 74. 140 

(9 Cifigmu & JU, Dt;or. li. 3o. 



Si2 

che Giove era la legge eterna , la Decessila (atale , la 
Ycrilà iiiiinutabilc di tutto le cose future ; che 1* anima 
del mondo fosse porzione di Dio : che tutte le aaioni 
umane non hanno altra causa che Dio stesso ; e quindi 
se bene ammettesse la esistenza di un ordine immutabile (i), 
confessava la esistenza del nume > prescriveva che do- 
vesse questi essere onorato (3) ed invocato in tutte le 
azioni umane (.3)^ che dovesse essere obbedito (4) t lo- 
dato e benedetto in ogni istante (5) » e finalmente disse 
aversi a ritenere che le azioni di questo fossero sempre 
le piii regolari , le più convenienti e le piii vantaggiose 
per gli uomini (6). 

Premesse tali cose nel papiro par che si raaimentasse 
di coloro, i quali credeano che Idaio non prendesse cura 
degli uoniinij dal perchè reputavano cattive le cose dis- 
piacevoli della vita. £ quindi in luogo di ritenersi cAs 
giusta gli Stoici taluni sono odiali da' Numi p sem« 
bra aversi da ammettere che secondo le massime di 
quella setta alcuni eran contrari! agli Dcij perchè giudica- 
vano erroneamente di essi ; ammettendosi con ciò , cbt 
per r ttàfot » s' intendesse la niroicizia degli uomini con 
gli Dei non degli Dei con gli uomini. 

(b) 11 xfJincTrsiy i'u reso praestaniissimae naiunm* 
&*ccome ninna analogia è tra il vocabolo Greco ed il 
volgarizzamento esposto ; attenendoci al testo lo spie^affliao 
forlissimorum , sottintendendo il sostantivo komtnumf 
e riserbandoci nejla seguente nota di presentare il seoso 
deli' intero periodo secondo le nostre idee. 

(e) Siccome nel papiro non è discorso di sonno ci 
accingemmo a dare altra interpetrazionc uìYwm^oiifua» 



(1) Thomas, ib. 

(3) Marc. Anton, lib. V. 5* 33. Scncc. Epiit- oS» 

(3) Marc. Anion. lib. VI. j- 7 et j. a3. 

C4)EpctGL £iich. cap. LXXVIl. et LXXVIIL et eip. <• 
ed. Mcibom. et in di^scrt. lib. II. caps a2 et cap. a6 lib. IV. api 
4. cap. 7 et eap. la. M. Anton, lib. IH. 5. 4 tih. IV. 5. a5aS4' 

(5) Epiitct. Disscrt. lib. 1 cip. 16 et 6 lib. IV. cap. 4 lib. 
II. cap. 16 et Marc. Anton. HI. 5. i3. 

(6) Epiclet. diesel l. iV. 7. IIL «4. Scuce . Epint CVU. at 
Plat. apolocr. Socrdt. Pag. 28 B. D. Toro. 1. ed. Stepb. ( Xk 
Ed. WecbJ Ficiu ). Cpict. Enchir. XXXVUI. 



523 

TovTO(« art iioL Ta> ^oniptà- 
tasv re M^tXXw yiy£T^ ti- 

le essendo i versi quel- prrcliè |iei poemi pia 
che coticitiino maggio- ìoslo dcquislusi oaore g 
gioliti ci €^\ieìlo iìtv Lul 



ì ieiio. Oltre del eomniaìv , 6omnium inierpretor , uihit' 
mmo essere siati atlribuili al verbo in quisiione i èi- 
ifiycad di decipio , eludo , metuo , che cuM'uiJibi posso- 
» adatiarsi al nostro Ijbro. 

Qaalofra si aiiiiiiettes«c il pripio di essi avrebbe * 
edcTiji f^yet delio Filodcpio poco essere coltivale le 
tiinoiiie s^cre , pcrcjiè essendovi chi rivocasse ìd dubbio 

scoestiva ^ont^ ed energia de' Kunii^ questi non avea 
ettieri dcirescppio degli croi per esser guidato ad illustri 
ieoL A. maggiorpìcnte rischiarare questo principio ere- 
MB ricordare al leggitore quella coslumanza^ onde presso 
i anlichi si disse che coloro, i qjuali si disliiigueano v ir- 
osamente nella loro vita, dopo ja morte diventavano croi 
porla odo in premio uno stato inolio piti decoroso ed 
ile ; e per tal piezzo ciascuno slipiolavasì agli cflercizi 
!glì alti virtuosi. A ciò alludendo Filodemo » giusta il 
ttenia Epicoreo , dichiara non esisìcrvi questa s|>ecie di 
imin erazione , affermando che era vi tra gli uomini chi 
00 fosse iltuao da tali massime, die egli repula\a false 

mal conùicenti alle teoriche dell' agglomerazione for- 
lita degli atomi. 

G>u la scorta di taluni classici scrittori sarebbe non 
«r tanto lecito di rendere fneiuarunt V #9y«c|)o«oXiix#<«y (i); 
(i allora avrebbe ad opinarsi aver conchiuso Filodeuio 
^ molti uoo lemcauo o sja uou erauo puuto commo^i 
agli esempii degU Eroi. 



(0 Atislid.. I. a3. Diod. 5ic« Wcjibaiiig. 11. 169. et 5^6. 



524 






adopransì , la melodia 
non fa che rendere per 
brefe tempo maggior- 
mente piacevoli i ricor- 
dati carmi. Eld in tale 
gnisa è da intendersi 
Pindaro allorché disse 
cbe mentre sacrificava 
fece menare il ditirambo. 
Laonde è da reputar- 



che pel canto , il qua- 
le pochissimo appena 
del poema aggiugne. E 
questa è da dirsi esse* 
re stata la mente di Pio- 
darò , allorché scrisse i 
dovendo esso sacrificare 
aver composto un diti- 
rambo (a) ; anzi anche 



(a) 11 &\xs»y itoii\(3$9ÒM M^poLy^w fu volto al mtrgiac 
se divino furore percilum scriplurum esse diihyrambum% 
e nella spo«izioae ae sacrificalurum composuiue dithj* 
rambum. 

Pare non per Unto cbe diversamente debba ioien- 
^ersi la idea di Filodemo , poìcbè dono il dvMW vedesi 
nel papiro un eia corretto a pi o sia aue pernendicoltn 
unite per una linea trasversale nella metà ea un'altia 
nella punta superiore di esse, ov), mancania di una letteli 
mezzo X > mezzo t/tela , mSiOu. £ però leggemmo tw** 
•'on** ixd» sacrificando , fecisse ducere thyrambum , ^ 
è improbabile così fatta lezione e perchè la lacuna do* 
ve leggemmo il onx ^ estendesi anche nello snauo sn- 
periore dell'un verso e deiraltro^ in guisa che delle mep- 
tovate lettere il ox son nel verso e 1' età può sopponi a 

3 nello aggiunto al di sopra , o perchè realmente Pia- 
aro onorava mollo i Numide coltivò iniinitamcuic il ^ 
lirambo. 



POUdt T(l>y /:AOti(T()KX)y. €( 

oQcu XM ^peicei)f iìwsroi^ 



S%5 



il poeta suindl- 
er mera finzione 
ì assegnasse car- 
cuUari a cadauna 
tè ; e pero fino a 
iogene con solidi 
amenti non mo« 
iscuna divinità do- 
lorare con me- 
di cui particolar- 
dilcttasi 9 e difie- 
da quelle adopera- 
gli akri numi; co- 
roposizioni posso- 
innadere soltanto 
» che sono smoda- 
te inebbriati per 



del comico (a) , allorcbè 
a ciascuno de^Dei singoli 
carmi assegnò* Che se 
altra di costoro fu U 
mente ^ di dare ad €t9Ì 
un addio (b) una co- 
gli altri musici die di- 
cono cose sciocche co- 
mandiamo. Sicché aou 
altro » che (e) Diogeae 
di ciò potette anche per- 
suadersi , altri degli 
Dei con altri canti di- 
lettarsi « e a ciascuno ì 



) Il MBf^mty fu reso comicum bel Vìaif;ine e Ca- 
tella sposizione. 

er rendere maggiormente chiaro il dir di Filodeme 
ano essersi scrìi lo in nome ciò che dovea essere 
verbio. aitici in m adverbia qualiialu in ^ fi* 



5a6 

ninnt (i); ammctCenJo CMcrsì JcClo nel papira che Pin- 
daro allribuì ciascun carme ciascun» divinila non per- 
chè COSI crcdea , ma per ornare d«i poeta le Mie com« 
posizioni. 

A maggiormente iiluslrare il papiro ti sari al eerlo 
chi imputerà ad errore di Filodcino l' avere indicato 
col nome di comico Pindaro , il t|uale non scrisse co« 
medie. 

Così fatta mancanza per altro svanisce allorché ponsi 
niente alia prima origine delle azioni teatrali. Esse in 
sulle prime iurono inventale prr cose sacre. Ed in tatto 
la liagedia (coiiiposla dalle voci f^iytK capro ed 4'^ can* 
lo ) era la canzona delta dal coro allorché s' immola v:t 
il capro al Dio Bacco (3) : la conieJia poi ( compnsui 
da «vn o da **W5 paese , rione , òanc/teito , rrnpuia , e 
da iiì^^ canto ) consisteva nelle canzoni dette da' pastori 
allorché dopo aver vinti gli Ateniesi celebrarono con 
lauto banchetto iesla ad \pollo Noniio : in guisa cbc 
presso gli amichi diceasi comedia qualunque cantata 
pastorale in occasione di giubilo (3). E però al dir del* 
l' Evanlhio delle stesse poesie d'Omero T Iliade fu conio 
posta a guisa di tragedia e V Odissea a simigliama di 
comedia (4)* Laonde Pindaro fu indicato comico , per- 
chè avea composto carmi in occasione di giubilo. 

(b) L' «y «rs^vs (K^xw^ kvm va soggetto • difiéreole 
fuppiemeuto. Le esposte voci compreudonsi in due verif 
del papiro , o sia per 1' «e termina la linea auperiorc $ 
e pel y sr«^4P$ «^rso>>s scv»! componesi T inferiore. 

Or siccome con chiarezza vedesi 1**9 il verso (b' 
a questo segue comincia per Bsc , indizii di o • > chepe' 
«ina fibra nella parte superiore a prima giunta seabn 
Yfnilou , (f*s «9sr , epsUon sollevala dal papiro da poterà 



(1) Corinth. de dialect. Attìc. 

(1) Polydar. Verg. do In ve ut. Rer. 

("S) Bulcii*;. de TiK-atr. 1. G. Scalig. Poct. f. 7. Gjféà,^^ ^ 
de poul. \ I. pat;. 339. C. Marcscott. de Fnrson. ci Larv. e- 3' j 
Ciiaiil. de Urh. ac linpcr. Koin. splcnd. part. ti* e. 7* ^ ? 

(4) Kvmili. de Trug. et Coi», in Terciilh. 1661 d Ari^ * \ 
aod. ci Plot Tbcadet. 



5^7 

n«der9 » caso ivi collocata (i), ^ i(v«i leffgemino «en 
R5«« Jt^ffttfvif «VM- Molte sarebbero le libertà adottate nelle 
parole in quistione , ed affinchè quelle possano ponde* 
■atamente oilaociarsi saranno da noi partilamente esa- 
nioate. 

L' n^t però fu da noi reso notum est nella suppo* 
ntiode che da Filodemo si scrivesse V attivo per lo pas* 
\\^Oy^ctivis prò pas8ivis saepe utuntur Aitici (^) , e che 
losse questo usato in senso dì cognoscere stastou 'ArroL^f ^ 
fMJosfM, TfMifw (3), •t'MXM Atticc yv^tstot commune; tanto 

fi ohe spesso in tal senso venne usato quel vocabolo (4). 
così aobiam creduto di potere rinvenire il verbo fìtiìto 
kirantecedente comma «U« 5»j xjm rov f« fi«Xn ^«farrorr» 

Considerammo poi V oiaxi quale participio dell' ao- 
riilo primo d' cx« reputo, puto, etc. Ci si dirà forse che 
tal verbo fosse usato in terminazione passiva e non ia 
iltÌTm ; ma sopra ciò non e' interierrcmo avendo a lungo 
àlttrove esaminata cosi fatta auistione (5). 

Per la intelligenza poi óeìV^^rtup^ , due cose hanno 
a considerarsi^ delle quali l' una riguarda la filologia^ e 
Palmi la ortocrafia. 

Se bene il vocabolo A9<rAM« non leggasi ne' dizio« 
Miii, può credersi che Filodemo di esso avesse usato ^ ed 
allora qiial composto di a«ro ( guod in compositione 
mUquanao repetitwnem denotai ut ««'o , ^t^^ya do , redm 
db 1 e da stmis argumentum, «f«r«(ns avrebbe a rendersi 
coihguium, responsimtj etc. £ finalmente dovrebbe rite- 
■Irsi aver Filodemo contratto «« per n consentaneamente 
al simile sistema attico (6). 

Né avremmo tali conghietture manifestato se non ci 
feinmo assicurati del papiro, il quale con chiaresza prc* 
Mta le lettere nel modo già descritto. 



(0 Vcd. not. a pag. 170. 

(a) 2>Hoger« ad Scap. Lea. 

W lioerid. lez» Atdc. 
• U) Diog. Lacrt. 1. a^. 34. SchoU Arat. pag, lai ed Ozon. 
'"■UÀh. ad Dion. Perieg. v. 394. Eudoc. p. 84« 

(S) Ved. not. a a pag. 34 a e seguente 
(^ Zmnger* ib. de dMlect. Attk. 



5i8 



tSioi, ncit rat in r aXk» Om^ 



la iDQsica. 



propni conrenire. 
CAPO XII. 

Se la musica agumurvi'- 
ieìleUo , ed aUia réla^ 
mione con le alite eciett^ 



Iodi è mestieri con- E ancbe (b) altre cCh 



(e) L' « fsn fu reso non aliuB tUique. Siccome fib 
ioterpetrazioDe alloDiaaasi non meao da' vocaboiarìi, cbe 
dal senso espresso da Filodemo, lo iroltammo per mit 
ritenendo aver V Epicureo concbiuso cbe siSktle r«gioBÌ 
a favor della musica polca no soltanto ammetterti da fi»* 
tori di essa, in guisa cbe Diogene per farle credete « 
arrebbe dovuto con ragiotiamenti mostrare dilettarli ia 
realtà i diversi numi di diSerenti canioni* 

(a) L'argomento apposto ai capo duodeeioM» gtofM 
la divisione del papiro dall' in terpetre praticala è: Ai^ 
musica intelleclum acuti , ei ad alias scteniiae webàuf 
nem habeai. 

Molte sono le osservazioni da (ani circa la ifo 
espressa nell' enunciato argomento , le quali per bea 
praticarsi fa mestieri cbe si riporti la introduiioiie vit^ 
messa nella sposizione del capo in disamina. Està ¥%* 
gcsi a Etiam hoc nomine commendandam Bf nsicam Dio*- 
)» gencs docuerat , quod ad inteiligentiam acaeodaai 
» plurimum conferret , et criticam apecalaadi Tim Hit 
» cultori bus insinuarci , utpote quae freqneotea dista* 
» tandi , et latentium investigandarom rationaoi 
>» Sfooes praeberet : pmeierea etiam neceasarias qoi 
a haberet ad alias scienlias relatiooe» , nt ad Poésii 
» ad Grammaticaia , ad Histrì oaicam ; Qnae 
» elevai Philodenos a. 



Laonde l'Accacleniico fu dì parere clic al presente 
Filodemo esaminasse la influenza della musica su le altre 
ieìenze; e tra queste noverò la Poesia , la Gruinatica e 
l'Istrionica, nel punto che molti filosofi antichi, tra' quali 
gli Epicurei ^ lungi di noverare queste tra le scienze le 
indicavano col nome di arte. 

La espressione non per tanto di alias scientìas non 
può adottarsi ; poiché esi>a fa supporre che antecedente- 
mente si l'osse discorso della influenza della musica sopra 
aoalche scienza ailine a quelle mentovate nelle colonne 
Ile ci occupano. Or siccome pria si è discorso delle cose 
religiose, cosi per ammettersi la idea dell' Accademico 
dovrebbe consiaerarsi la religione come scienza , il che 
è contrario alle teoriche di Epicuro* 

Laonde mal comportossi Tinterpotre nell'indicare come 
scienze quelle cose, le quali essendo ben distinte tra loro 
venivano dichiarate talune come arti, e taluna col nome 
lenerico di virtU (l); e quindi non avrebbe dovuto 
specificare l'argomento con V alias scienlias. 

(h) Al ^<M si aggiunse il seguente avvertimento » km 

• UN ilei ) Io «vroypftfd» est , ut vides , kac n 9<( , sed nullo 

• fine sensu. Quid enim sibì vellent haec verba ? J9/o- 

• genea id tam aàsunium siòi persuasit i Sed quid opus 

• Mii alia ejus monstra admirari^ etenim ad inteiligentiam 
T^ quoque acuendam valere Musicam ^ efc. Inepta piane 
a transitio. Sed si Irgas hm roi , aptissima crit. Ne am- 
ubigas igilur ab imperito Librario prò roi positum esse 
1 ti , atque bine dipbtongi cm picmunciationem satis adii- 
a nem tp t « non secus ac de «i alibi observavimus , 
■ licebit aestiroare (22) ». 

liella cennaia nota però si disse essersi erronea-- 
aeote scritto fi in luogo di toc ^ sul riflesso che il primo 
di essi mal combina col rimanente periodo. 

Or siccome siam persuasi che nel presente papiro 
^tialsiesi errore di scrittura fosse corretto con note librarie 
cii indicanti , osserviamo che il n non opponesi al senso 
del periodo qualora considerasi come supeifluo ed 
inotile alla intelligenia del testo : I>>omen : Quando 
Amdantìs significaiio aliena est penitus ab eo , quod 

(1) Diog. La«rrt. a^. i3a. 
(a) Scliol* i& Col. XXI. V. a3. 

Fol. I. 35 



sao 

Indi è mestieri con- se incredibili delle opi- 

fiitare altre idee di lui. nioni di lui (a) bisogna 

Questi aflferma che la che ammiriamo (b). Pe- 



dici deòei: ut si addata r ^ f t*« , feo« , y[ViKo$. Exempìi grcm 
tia apiid Lucianum , eie. ( i ). Ut enim rc$ dixi inteniu^^ 
supervacuuìn esse , i/a et hoc ri nonnunquam ex se^m 
peìvacuo addi aciendum est Graeci nimimni sermorwéi 
pioprietale ^ja). 

L' accademico non per tanto pe